01 Lug, 2020 | In evidenza, News dalle odv
Colate di cemento illegale e consumo di suolo costiero che cancellano dune e inghiottono metri di sabbia, cattiva – e in molti casi assente – depurazione delle acque, pesca di frodo incontrollata.
I nemici del mare e delle coste italiane hanno sempre gli stessi nomi e normative inadeguate a cui appigliarsi, come raccontano i numeri e le storie di Mare Monstrum 2020: 23.623 i reati contestati nel 2019, con un incremento del 15,6% rispetto al 2018.
È quanto emerge dal dossier redatto dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente che vede oltre la metà delle infrazioni contestate (il 52,3%) concentrarsi tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Sono invece 6.486 i sequestri effettuati (con un incremento dell’11,2%), per un valore economico che ammonta a circa 520 milioni di euro.
Per qualche mese ci siamo illusi che qualcosa potesse cambiare, che nulla dovesse per forza tornare come prima. Abbiamo assistito a come la natura, senza la nostra invadente presenza, in molti casi si sia ripresa i suoi spazi, ci siamo commossi per la spavalda tranquillità degli animali selvaggi, per i torrenti improvvisamente cristallini come non li avevamo mai visti, per le dune che hanno rapidamente riconquistato le spiagge, il mare pulito. Con la pandemia da Covid-19 e il lungo periodo di lockdown abbiamo avuto la chiara dimostrazione di quanto incida negativamente la pressione antropica sull’ecosistema e, ancor più, di quanto sia devastante l’impatto delle attività illecite. In assenza di scarichi industriali, i fiumi si sono rapidamente ripuliti, salvo poi, pochi giorni dopo la ripartenza, tornare a subire l’avvelenamento da parte degli ecocriminali. Insomma, l’illusione, purtroppo, è svanita ben presto.
Scarica e consulta il dossier.
30 Giu, 2020 | In evidenza, News dal Csv
Insieme per promuovere lo sviluppo sostenibile e mettere volontari, cooperative e associazioni al centro delle sfide poste dall’Agenda 2030 dell’Onu. È questo il fulcro del protocollo d’intesa siglato il 23 giugno a Genova fra Altromercato e CSVnet, due reti consolidate che hanno fatto della presenza capillare sul territorio il tratto distintivo del loro agire: CSVnet, che associa tutti i 55 Centri di servizio per il volontariato, conta infatti più di 400 fra sedi e sportelli operativi; mentre 225 sono le Botteghe gestite dalle 94 cooperative e organizzazioni non profit socie di Altromercato.
Alla base dell’impegno di Altromercato c’è lo sviluppo del Commercio Equo e Solidale e la diffusione dei principi dell’economia sostenibile a livello nazionale e internazionale, grazie alla presenza dell’impresa sociale fra i soci di “Equo Garantito”. Tematiche che ben si integrano con la mission dei Csv, impegnati da più di vent’anni nel sensibilizzare i cittadini alla solidarietà e che, con la riforma del terzo settore, sono stati chiamati a rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari in tutti gli enti del terzo settore.
Una connessione, quella con la riforma, ripresa anche nell’accordo che cita gli articoli del Codice del terzo settore a cui si riferiscono le due organizzazioni, come l’art. 5 che cita il Commercio Equo fra le attività di “interesse generale” che qualificano gli Enti di terzo settore (Ets) oppure gli articoli 17 e 63 che riguardano il volontariato e l’accreditamento dei Csv.
Diverse le azioni in programma, illustrate nell’accordo che integra il protocollo d’intesa. Oltre allo sviluppo di sinergie fra i soggetti delle due reti che operano nei territori “concordando iniziative comuni, comunicazioni mirate e definendo periodici accordi applicativi”, le due organizzazioni hanno intenzione di pianificare un’indagine sul profilo dei volontari che operano nel circuito di Altromercato, grazie all’esperienza maturata nella ricerca sociale da CSVnet con alcuni studi importanti come il primo rapporto sugli empori solidali realizzato insieme a Caritas italiana e la recente indagine “Volontari Inattesi” sull’impegno delle persone di origine straniera nel volontariato.
Previsti inoltre interventi di tipo formativo, progettuale e consulenziale, con particolare riferimento ai temi dell’Agenda Onu, al fine di valorizzare le rispettive competenze ed il coinvolgimento nei rispettivi eventi istituzionali “di punta” come la Conferenza nazionale di CSVnet e la Giornata mondiale del Commercio Equo e Solidale, in programma ogni anno il secondo weekend di maggio.
“Per poter costruire un futuro più equo per tutti, – afferma Cristiano Calvi, vicepresidente e amministratore delegato di Altromercato, – è indispensabile concorrere alle sfide culturali che caratterizzano il nostro tempo. Grazie all’accordo con CSVnet vogliamo valorizzare sempre più i volontari presenti nella nostra rete, incrementarne il numero e qualificarne il ruolo. Il protocollo d’intesa e l’accordo con CSVnet sono l’inizio di un percorso che vedrà in numerosi ambiti una collaborazione per la promozione del volontariato, tassello fondamentale in questo momento storico, in cui assieme dobbiamo agire per ricostruire un’economia più giusta”.
“Questo accordo giunge in un momento particolarmente complesso non solo per il mondo del non profit, ma per tutta la società, – dichiara il presidente di CSVnet Stefano Tabò – e rientra in una logica di adesione concreta all’Agenda 2030 che tutta la rete dei centri di servizio sta perseguendo, attraverso l’integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le attività e favorendo la diffusione di comportamenti e pratiche sostenibili all’interno e fuori dai centri stessi. Le azioni messe in atto ci consentiranno di capire meglio il fenomeno del volontariato in questo ambito e di definire obiettivi strategici che orientino anche la nostra azione”.
Per saperne di più: www.altromercato.it – www.csvnet.it
30 Giu, 2020 | Appelli e raccolte fondi, In evidenza, News dalle odv
Al via oggi #CambiaMODA!, iniziativa promossa da Istituto Oikos, Mani Tese e Fair per mobilitare i cittadini e fare pressione su aziende e decisori politici. La richiesta: favorire un’industria dell’abbigliamento trasparente, che rispetti l’ambiente e le persone.
L’industria tessile è una delle più inquinanti al mondo: produce 1,2 miliardi di tonnellate l’anno di gas serra, più dei trasporti aerei e marittimi internazionali messi insieme (Ellen MacArthur Foundation 2017). Questo settore ha impatti enormi anche sul consumo dell’acqua: basti pensare che per produrre una sola t-shirt ne occorrono circa 3.900 litri, quanta ne beve in media una persona in 5 anni (Friends of the Earth 2015). Secondo i dati della Campagna Abiti Puliti, coalizione italiana della Clean Clothes Campaign, si stima che 60 milioni di lavoratori alimentino l’industria globale dell’abbigliamento, generando miliardi di profitti. La maggior parte lavora per un numero di ore disumano e fa più di un lavoro per far quadrare i conti. Circa l’80% di questa forza lavoro è composta da donne e non percepisce un reddito dignitoso.
Oggi, complice la pandemia che ha colpito il pianeta, questa industria sta affrontando una crisi economica e sociale senza precedenti e a pagarne il prezzo più alto sono i milioni di lavoratori e lavoratrici impiegati nel settore. Il coronavirus ha reso ancora più evidenti i limiti di un sistema globale fondato sulle disuguaglianze, che annulla le tutele ed espone tutti a un futuro incerto. I marchi hanno fatto perdere all’industria dell’abbigliamento miliardi di dollari cancellando gli ordini indebitamente e facendo fallire molte fabbriche, con conseguenze devastanti sui lavoratori. Rifiutando di pagare prezzi che consentano ai lavoratori di percepire un salario dignitoso, i marchi committenti lasciano le persone che producono i loro vestiti senza alcun mezzo di sostentamento. Milioni di lavoratori vivono a rischio di precarietà abitativa e di sussistenza e molte fabbriche sono al collasso economico.
Per questo motivo Istituto Oikos, Mani Tese e Fair lanciano la nuova piattaforma #CambiaMODA! (www.cambiamoda.it): l’obiettivo ambizioso è contribuire a cambiare il sistema moda in Italia.
Nella forte convinzione che una comunità abbia più forza e più potere del singolo, l’invito è rivolto soprattutto ai giovani. Per incoraggiarli ad aderire all’iniziativa e chiedere a gran voce: adeguati ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore colpiti dall’attuale crisi; misure sanitarie e di sicurezza efficaci ed eque condizioni di lavoro per tutti e tutte; una riduzione drastica di rifiuti, inquinamento ed emissioni di CO2 da parte dei grandi marchi; verità e trasparenza su come vengono prodotti i vestiti che compriamo.
Entrare a far parte della comunità #CambiaMODA! è molto semplice: basta registrarsi sul sito www.cambiamoda.it. Sono molti i modi in cui contribuire: da una semplice azione sui social a una più attiva partecipazione agli eventi e iniziative promossi nell’ambito della campagna di sensibilizzazione, fino alla scelta di unirsi al team di ambassadors che ha già deciso di abbracciare la causa. Tra queste, molte persone che hanno fatto della passione per moda e lifestyle il proprio lavoro, come la fashion design blogger Marinella Rauso, la youtuber Sofia Viscardi, la travel blogger Francesca Barbieri.
Un cambio di rotta decisivo, che favorisca filiere trasparenti, responsabili ed eque, è quindi estremamente urgente: per proteggere l’ambiente, la salute e i diritti di tutte le persone coinvolte nella filiera, in Italia e nel mondo.
Per maggiori info: www.cambiamoda.it – info@cambiamoda.it
30 Giu, 2020 | Bandi e opportunità, In evidenza, News dalle odv
È online il bando per selezionare singoli professionisti o società con cui sviluppare un’installazione dedicata ai temi della sostenibilità e delle migrazioni nell’ambito del progetto educativo “Start the Change!” di cui Amnesty International Italia è partner.
L’installazione ha lo scopo di accrescere la consapevolezza e contribuire alla sensibilizzazione di comunità locali in Italia sulle tematiche del progetto, durante gli European Coordinated Events, eventi coordinati finali del progetto che si svolgeranno il 3, il 9 e 10 ottobre 2020.
L’installazione dovrà avere le seguenti caratteristiche:
- risultare attinente alle tematiche del progetto educativo “Start the Change” descritte nel bando;
- interpretare e valorizzare gli obiettivi e le finalità del progetto “Start the Change”;
- la proposta di installazione dovrà tenere in considerazione l’impatto ambientale prodotto dalla stessa e per questo prevedere di essere sostenibile ed eco – friendly riducendo al minimo l’utilizzo di materiali usa e getta, prevedendo di utilizzare ove possibile materiale riciclabile e riutilizzabile.
- l’installazione dovrà includere la possibilità di accedere ai contenuti anche online (ad esempio utilizzando App per dispositivi mobili, un portale Web o codici QR).
- l’installazione per accrescere la consapevolezza dovrà essere replicabile e adattabile all’uso da parte dei partner italiani del progetto Start the Change! (Amnesty International Italia, ProgettoMondo Mlal, CISV e Amici dei Popoli) in occasione dei 5 eventi coordinati a livello nazionale che ciascun partner organizzerà in una località del territorio nazionale nelle date del 3, 9 e 10 ottobre 2020.
- L’installazione dovrà tener conto dell’eventualità che gli eventi coordinati a livello nazionale si possano svolgere solo online a causa di eventuali misure restrittive di controllo della pandemia.
Il bando è aperto a tutti i cittadini degli Stati Membri dell’Unione Europea, dei Paesi beneficiari stabiliti nell’Annex I dello Strumento di Pre-Adesione (Albania, Bosnia Herzegovina, Kosovo, Montenegro ,Serbia, Turchia, Repubblica di Macedonia) e dei Paesi EFTA (Islanda, Liechtenstein e Norvegia).
Per conoscere termini, tempi e modalità di partecipazione al bando, clicca qui.
30 Giu, 2020 | In evidenza, News dalle odv
Deforestazione, inquinamento, commercio di armi e allevamenti intensivi: il nostro Pianeta era già gravemente malato prima dell’arrivo della pandemia.
La ripartenza dopo il Covid-19 è un’occasione storica per rifiutare un sistema economico basato su attività inquinanti e distruttive che avvelenano l’ambiente e minacciano la salute delle persone.
In questi mesi abbiamo capito a nostre spese che non c’è salute in un Pianeta malato e che non possiamo più ripetere gli errori commessi in passato! Non dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo ricominciare da zero: costruire un mondo più verde, sicuro e pacifico.
Non sprechiamo quest’occasione! Firma la petizione promossa da Greenpeace e garantisci una ripartenza che metta la salute del Pianeta e delle persone al centro.
Il Governo italiano spende in media 18 miliardi l’anno in attività dannose per l’ambiente, che avvelenano l’aria che respiriamo e accelerano le conseguenze dei cambiamenti climatici. Nel 2019, ha speso 6 miliardi per acquistare nuove armi. Ma l’arrivo del virus ha mostrato che avevamo più bisogno di infermieri, insegnanti, operatori sociali e infrastrutture per garantire a tutti di vivere in sicurezza. Per città più sicure non servono armi, ma investimenti per le persone: welfare, salute, mobilità pubblica, riqualificazione delle periferie, spazi verdi e modelli di produzione ecologici. Per ricostruire il Paese dobbiamo pensare al futuro dell’intero Pianeta!
La crisi che stiamo vivendo ha rivelato i paradossi di un sistema economico che costringe a scegliere tra lavoro e salute, crescita economica e tutela dell’ambiente. È bastato un virus a distruggerlo e a mostrarne le fragilità.
Ora è tempo di ripartire e di scegliere il futuro che vogliamo: non possiamo più ripetere gli errori del passato! In un momento così importante e di grande cambiamento, chiediamo al Governo Italiano di riscrivere il sistema di assegnazione dei fondi pubblici, sostituire le sovvenzioni a armamenti ed attività dannose con investimenti in welfare e salute, promuovere le imprese che producono in modo sano ed ecologico, adottare un piano di riconversione energetica nazionale e di rigenerazione delle nostre città: mettiamo la salute delle persone e del Pianeta prima del profitto!
Firma ora…clicca qui