Bando “Un domani possibile”: call per valutatori esterni dei progetti

L’impresa sociale Con i Bambini ricerca esperti per la valutazione dei progetti esecutivi, pervenuti in risposta al Bando “Un domani possibile 2020”.

Saranno prese in considerazione candidature di persone fisiche con esperienza in politiche e interventi di sostegno all’inclusione e all’autonomia dei minori e dei giovani migranti arrivati soli nel nostro paese e in nessun modo coinvolte nei progetti oggetto della valutazione e/o nelle organizzazioni che li propongono.

Nella valutazione delle candidature si terrà conto anche dei seguenti requisiti:

  • competenze ed esperienze pregresse di almeno 5 anni nella definizione, realizzazione e valutazione di progetti complessi, presentati a valere su fondi europei e/o nazionali, rivolti a minori e giovani migranti arrivati soli nel nostro paese e finalizzati alla loro inclusione sociale, abitativa e lavorativa, e in generale alla loro autonomia;
  • conoscenza consolidata delle politiche e delle migliori pratiche, nazionali ed europee, di accoglienza e inclusione socio-lavorativa dei minori stranieri.

L’incarico prevede l’analisi e la valutazione (su piattaforma Chàiros) delle proposte progettuali che perverranno in risposta al summenzionato Bando, indicativamente tra i mesi di novembre 2020 e febbraio 2021, tenendo conto dei criteri di valutazione forniti da Con i Bambini.

Per ogni progetto valutato è previsto un compenso di 80 € lordi.

Saranno parte integrante delle attività da svolgere nell’ambito dell’incarico:

  • la consegna delle valutazioni corredate da una relazione finale;
  • la partecipazione alle riunioni che saranno organizzate per approfondire con gli uffici gli esiti delle valutazioni.

Gli interessati possono inviare la propria candidatura all’indirizzo affarigenerali@conibambini.org, corredata della seguente documentazione:

  • Curriculum Vitae in formato europeo (massimo 5 pagine, comprensivo di autorizzazione al trattamento dei dati ai sensi del D. Lgs. 196/03);
  • Scheda sintetica delle competenze rilevanti ai fini della presente selezione (Allegato1);
  • Autodichiarazione di non coinvolgimento diretto in alcun progetto esecutivo (Allegato 2)
  • Fotocopia di un documento di identità in corso di validità.

Le candidature potranno essere inviate fino entro le ore 13:00 del 02 ottobre 2020.

Gli uffici di Con i Bambini contatteranno, entro e non oltre il 20 ottobre, esclusivamente i candidati ritenuti maggiormente in linea con il profilo ricercato.

Allegato 1

Allegato 2

L’unione fa la forza: nasce Rete Italiana Pace e Disarmo

È nata Rete Italiana Pace e Disarmo, una nuova Rete organizzata nella quale confluiscono la Rete della Pace (fondata nel 2014) e la Rete Italiana Disarmo (fondata nel 2004).

L’annuncio è arrivato ieri, 21 settembre, Giornata internazionale della Pace, istituita fin dal 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,  con un invito a tutti gli stati membri, organizzazioni regionali e non governative e ad ogni singolo individuo, a commemorare il giorno in maniera appropriata, attraverso l’educazione e la consapevolezza pubblica. La pace globale ha bisogno di nonviolenza e del cessate il fuoco rivolto a tutti i belligeranti nel mondo chiamati a deporre le armi e terminare la guerra. Il tema scelto dall’Onu per il 2020 è “Shaping Peace Together, creiamo insieme la pace”.

Proprio per questo si è scelto il 21 settembre 2020 per annunciare la nascita di Rete Italiana Pace e Disarmo. Un contributo specifico al messaggio dell’Onu, un’occasione per costruire insieme la pace a partire dall’unione delle forze, degli obiettivi comuni, per rafforzare e far crescere il lavoro collettivo per la pace ed il disarmo.

Sono davvero numerose le associazioni, grandi e piccole, del mondo pacifista, nonviolento, disarmista, della solidarietà, del servizio civile, della giustizia sociale, della cultura, dell’ambientalismo, che hanno deciso di unirsi in un’unica grande rete. Non è un processo di “fusione fredda” dall’alto, ma una tappa di un percorso di lavoro già fatto insieme nei territori, dal basso, partecipando a campagne comuni, che ora trova sbocco in una organizzazione unitaria. Finalmente un processo di aggregazione, non di separazione, nato dall0′esigenza di confronto tra diversi soggetti, culture e sensibilità, sulle scelte economiche del nostro Paese che da decenni hanno ripreso a privilegiare l’industria ed il commercio di armi, piuttosto che investire nell’economia di pace, nella sicurezza del territorio, nei servizi e nella difesa civile e nonviolenta.

Il risultato delle scelte politiche degli ultimi decenni è sotto gli occhi di tutti:

  • è in corso la più forte corsa agli armamenti a cui si sia mai assistito, una imponente crescita quantitativa e qualitativa degli arsenali che sottrae enormi risorse alla lotta contro la povertà;
  • il crollo del diritto internazionale, le grandi organizzazioni sovranazionali, dall’Europa all’Onu, sono in crisi profonda di legittimità e credibilità;
  • tornano a diffondersi ideologie nazionaliste, razziste e fondamentaliste;
  • la crisi economica globale, ulteriormente aggravata dalla pandemia, tende ad esasperare la conflittualità, anche all’interno dell’Europa;
  • l’insostenibilità del modello di sviluppo che sta distruggendo il pianeta, provocando le variazioni climatiche, e produce sempre maggiori diseguaglianze;
  • la criminalizzazione della solidarietà e la chiusura delle frontiere di fronte alle richieste di protezione e di accoglienza da parte di migranti e richiedenti asilo.

Ci sono purtroppo tutte le condizioni perché la guerra, sdoganata come strumento di politica internazionale alla fine del secolo scorso, torni ad essere la protagonista dei rapporti internazionali e possa portare ad un nuovo conflitto globale.

Sono queste le preoccupazioni e le ragioni che spingono le due realtà a proseguire il percorso di dialogo e di confronto tra le diverse sensibilità dell’arcipelago associativo impegnato quotidianamente ad affermare che un’altra politica è urgente, possibile e necessaria, producendo informazione corretta, elaborando dati e proposte concrete per modificare in meglio le leggi e agendo sia nelle politiche locali, dei singoli territori, sia per modificare le grandi scelte politiche e strategiche, anche internazionali.

“Prenditi cura dell’Italia con noi”: il Touring Club Italiano lancia una campagna per prendersi cura del Paese come bene comune

Dal 1894 Touring Club Italiano si impegna per prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente. Lo fa anche grazie ai suoi soci volontari che, collaborando al progetto “Aperti per Voi”, garantiscono costantemente, tutto l’anno, l’accessibilità di siti culturali (musei, aree archeologiche, palazzi storici, chiese) altrimenti chiusi al pubblico. Donne e uomini che donano parte del proprio tempo libero per presidiare i luoghi, accogliere i visitatori, occuparsi dell’attività informativa e di orientamento.

Un impegno che, dopo i difficili mesi dell’emergenza sanitaria e del lockdown, è ancora più prezioso: oggi più che mai, infatti, prendersi cura delle bellezze del nostro Paese significa dare un contributo importante alla sua ripartenza. Per questo motivo Touring Club Italiano lancia una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con numero solidale 45590 a sostegno del progetto “Aperti per Voi”, attiva fino al 27 settembre 2020.

Dalla Casa Museo Boschi Di Stefano a Milano alla Chiesa di Santa Maria in Cortina a Piacenza; dalla Cappella Manin di Udine alla Chiesa di San Raimondo al Refugio, a cavallo tra due contrade di Siena; dalla Chiesa di San Bernardino in Pignolo a Bergamo, con la magnifica pala di Lorenzo Lotto, alla cripta del Monumento al Marinaio d’Italia a Brindisi. I luoghi Aperti per Voi sono 84, sparsi in 34 città di 13 regioni. Dal 2005, anno di avvio dell’iniziativa, sono stati oltre 18.500.000 i visitatori, accolti da più di 2.200 volontari.

Grazie alla campagna di sostegno, il Touring Club Italiano potrà rendere di nuovo protagonisti e restituire a cittadini e turisti luoghi altrimenti destinati a essere dimenticati. Come? Coinvolgendo e formando nuovi volontari, collaborando continuativamente con gli enti proprietari, la cui partecipazione al progetto è fondamentale per garantire ogni giorno l’apertura in sicurezza di siti altrimenti inaccessibili. Inoltre organizzando concerti, visite guidate, mostre, incontri e letture, in una più ampia ottica di valorizzazione e conoscenza dei siti “adottati”.

Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali. Sarà di 5 e 10 euro per le chiamate da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali e di 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile.

Con “Aperti per Voi” il Touring Club Italiano vuole sensibilizzare all’esperienza di cittadinanza attiva, diffondendo la consapevolezza che il patrimonio storico e artistico del nostro Paese sia un bene comune e sia quindi compito di tutti prendersene cura.

I Csv, il volontariato e la pandemia: “ecco cosa abbiamo imparato”

Hanno chiuso le sedi al pubblico, ma in poche ore hanno riorganizzato il personale a distanza e non hanno mai smesso di fornire i servizi: quelli tradizionali e quelli richiesti dalla nuova situazione.

Per via digitale o per telefono hanno erogato un’infinità di consulenze su come fare volontariato in sicurezza.

Hanno mobilitato decine di migliaia di volontari, in gran parte giovani e alla prima esperienza di impegno gratuito.

Sono diventati delle “centrali” di smistamento di informazioni e di storie, ma anche di richieste d’aiuto da persone in difficoltà, svolgendo con lo spirito di un “pronto soccorso” una funzione cruciale di raccordo tra associazioni, cittadini e istituzioni.

Hanno osservato come una buona fetta del non profit abbia saputo reagire con flessibilità e straordinaria creatività (e anche con una sorprendente “conversione” al digitale) ai nuovi bisogni generati dall’emergenza sanitaria. Ma anche come il volontariato, e non solo quello “di base”, continui generalmente a essere trattato dalle pubbliche amministrazioni in modo “improprio e residuale: una manovalanza veloce e a costo zero, buona per tappare i buchi”.

E soprattutto hanno capito cosa bisogna fare nell’immediato futuro e quali errori non si devono ripetere: non solo per rispondere a eventi improvvisi e straordinari, ma per svolgere con più efficacia il ruolo loro assegnato.

Una grande intervista collettiva

La pandemia da coronavirus non è stata la prima emergenza affrontata in questi anni dai Centri di servizio per il volontariato (Csv), ma è stata certamente quella che per la prima volta ha interessato tutta la rete nazionale. Una prova difficile, ma anche una sfida esaltante per verificarne le capacità di tenuta, e per riflettere in profondità su quanto avvenuto nei primi mesi del 2020. È ciò che si è tentato di fare con “Il volontariato e la pandemia. Pratiche, idee, propositi dei Centri di servizio a partire dalle lezioni apprese durante l’emergenza Covid-19”, il report realizzato da CSVnet dopo la “consultazione” di tutti i Csv svolta a giugno 2020.

Un questionario on line sulla fase 1, contributi scritti, otto sessioni di ascolto (oltre 20 ore in totale), le voci di oltre 150 dirigenti e operatori interpellati su quattro blocchi di domande: “cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo imparato, cosa dovremmo fare (ed evitare) col senno di poi, cosa ci aspettiamo da CSVnet”. Il report è la sintesi questa “grande intervista collettiva”, scritta utilizzando centinaia di citazioni virgolettate e letta anche, nel capitolo finale, alla luce della teoria della “generatività sociale”.

Nonostante tutto

Benché si tratti di una riflessione ancora “provvisoria” – e a epidemia non conclusa – l’analisi e le prime conclusioni dei Csv appaiono già piuttosto definite, sia riguardo allo stato del non profit sul territorio che all’individuazione degli insegnamenti lasciati dall’emergenza.

Nel primo caso, gli Ets (enti del terzo settore, sigla dettata dalla riforma e usata nel report) sono stati a loro volta consultati dalla maggioranza dei Csv, con sondaggi strutturati sulle attività svolte e i problemi incontrati durante e dopo il lockdown: un lavoro di scavo che ha orientato quasi in tempo reale i Csv a rimodulare i servizi sulle reali esigenze degli interessati. I risultati, richiamati in parte nel report, parlano di una quota oscillante tra il 50 e l’80% di associazioni che nonostante tutto hanno continuato a operare, sia nei loro ambiti tradizionali che reinventandosi rapidamente – in presenza o on line – sui bisogni emergenti (consegna cibo e farmaci, assistenza telefonica, lezioni su web ecc.). Ma parlano anche di una difficoltà tuttora diffusa in alcune zone a lavorare in rete e di una quota non irrilevante di associazioni fragili o dall’età media dei volontari molto elevata, che probabilmente dovranno chiudere o fare comunque i conti con la ben nota questione del “ricambio generazionale”.

Dal digitale non si torna indietro

Quanto agli insegnamenti, in primo luogo i responsabili dei Centri di servizio hanno preso atto di come le emergenze funzionino da “acceleratori di processi già in corso” e di come, di converso non diano mai modo di improvvisare: si raccoglie insomma “ciò che si è seminato”, per citare uno dei concetti più ricorrenti.

Il processo più visibile è senz’altro quello della digitalizzazione, accolta in modo sorprendente dal volontariato (ma non tutto) e dagli stessi Csv, e dalla quale “non si deve tornare indietro”. Una piccola rivoluzione per un associazionismo che ha sempre esaltato la socialità e la relazione fisica con le persone, e che invece si è accorto di come il web permetta di attuare forme di aiuto a persone in difficoltà in modo talvolta perfino più efficace che “dal vivo”; per non parlare dei vari tipi di incontri trasferibili on line: associativi, di formazione, di consulenza ecc. Certo occorrerà trovare un equilibrio tra modalità in presenza e a distanza: in sintesi, sostengono tutti i Csv, “il futuro è misto”.

Dalla “questua” alla pari dignità

Una delle questioni più delicate riguarda poi i rapporti del volontariato con le istituzioni, con i comuni in particolare. Un rapporto che durante la pandemia ha mostrato in modo eclatante i suoi limiti. Salvo alcuni territori in cui è più avanzata la cultura del fare rete e della pari dignità tra pubblico e privato, gran parte dei Centri di servizio convengono nel giudicare strumentale e regressivo l’atteggiamento delle istituzioni locali verso i volontari, considerati spesso come “utili idioti” o “questuanti inopportuni”. Per arrivare a una reale collaborazione, nella quale si riconoscano anche le idee e le competenze del volontariato, i Csv ritengono urgente consolidare le connessioni con gli enti pubblici e privati, la co-progettazione delle politiche, rafforzando però la consuetudine a lavorare in rete anche all’interno dello stesso terzo settore. Un lavoro a media-lunga scadenza che consiste nel “riempire gli spazi vuoti” e che deve partire subito.

L’onda emotiva

La terza questione urgente è come fare tesoro di quella “onda emotiva” di migliaia di cittadini che hanno mostrato la disponibilità a fare volontariato durante la pandemia; come tenerla viva? Come raccogliere e gestire quell’alto numero di volontari potenziali di cui spesso si parla, ma che si riesce ad attrarre solo raramente?

Un’agenda ambiziosa

Il report mette insomma sul tavolo un’agenda “ambiziosa, ma realistica”, dice il presidente di CSVnet Stefano Tabò nella prefazione, e il modo stesso in cui è stata costruita è un “investimento che risulterebbe sprecato se non ne derivassero puntuali conseguenze operative”, già a partire dalla prossima Programmazione annuale dei Csv.

Ma quell’agenda avrà bisogno di un adeguato sostegno sul livello nazionale da parte di CSVnet. Per questo un intero capitolo contiene le forti sollecitazioni della rete dei Csv all’associazione che la coordina, sia sul piano della formazione e del supporto tecnico, sia su quello dell’interazione con i soggetti di riferimento: dal governo nazionale all’Anci, dalle imprese alle associazioni di categoria, dalla Protezione civile alle Regioni, dal Forum del terzo settore all’Organismo nazionale di controllo degli stessi Csv.

Scarica il rapporto.

Valorizzare il patrimonio culturale attraverso la fotografia in rete. Partecipa all’incontro online

Wiki loves monuments è più grande concorso fotografico del mondo che coinvolge attivamente i cittadini nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano attraverso uno scatto condiviso con licenza libera su Wikimedia Commons.

Wikimedia Italia promuove la IX edizione di Wiki loves Monuments con il convegno online “Valorizzare il patrimonio culturale attraverso la fotografia in rete“. 

Conosceremo da vicino le potenzialità di questo concorso fotografico per la promozione turistica degli innumerevoli borghi storici italiani. La fotografia diventa uno strumento per indagare tematiche cruciali relative ai diritti digitali quali la libertà di panorama e il libero riuso dell’immagine del bene culturale pubblico. Le licenze libere rappresentano la chiave di sviluppo della conoscenza nell’era del web e del digitale.

L’appuntamento è online per venerdì 25 settembre dalle 10.00 alle 12.30.

E’ possibile partecipare inviando una mail a segreteria@wikimedia.it inserendo in oggetto: Convegno 25 settembre e nel testo della mail nome cognome, telefono e email.

Per maggiori info contattare il numero: 02 56561506