Tour italiano per Mentoring USA-Italia, onlus internazionale che si occupa di anti bullismo

 

NAPOLI- Un tour nelle principali città italiane per promuovere l’attività educativa contro bullismo, cyberbullismo e dispersione scolastica. Ovvero la mission di Mentoring USA-Italia onlus, presieduta da Sergio Cuomo, che con la sua opera quotidiana ha portato, in 20 anni di attività, al reinserimento sociale di oltre 10 mila ragazzi. Dal 25 maggio al 1 giugno sarà in Italia Matilda Cuomo, fondatrice e presidente onorario di Mentoring USA-Italia oltre che moglie dell’ex Governatore dello Stato di New York, Mario, e madre dell’attuale Governatore dello Stato di New York, Andrew. Tra le tappe in agenda (previste alcune ospitate televisive in RAI) incontri con Vertici Istituzionali a Roma, Napoli, Torino e Salerno. E sempre a Salerno, il 26 maggio, nella sede della Camera di Commercio, avrà luogo la cerimonia per la consegna dell’ “International Award Mario Cuomo 2017”, onorificenza istituita in memoria dell’ex Governatore dello Stato di New York, Mario, e quest’anno assegnata al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Gli eventi sono promossi e organizzati da Mentoring USA – Italia in stretta collaborazione con il Comitato Europeo pro Andrew Cuomo, presieduto da Sergio Cuomo e Alfonso Ruffo. Prevista durante la visita di Matilda Cuomo anche la terza edizione di “The Person Who Changed My life”, appuntamento che ospiterà esponenti della politica (tra cui il Governatore della Campania Vincenzo De Luca), cultura, impresa (Susanna Moccia, Andrea Prete, Paolo Scudieri, Bruno Venturini) che racconteranno l’incontro con la Persona che ha cambiato la loro vita, contribuendo al loro successo umano e professionale. L’evento è ispirato all’omonimo libro scritto dalla stessa Matilda Cuomo, con prefazione dell’ex Segretario di Stato statunitense e candidato alla Casa Bianca per i Democratici, Hillary Clinton.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Online la graduatoria dell’Avviso Pubblico “Le città solidali”

Si comunicano gli esiti della valutazione dei progetti presentati per la partecipazione all’Avviso Pubblico “Le città solidali”.
Per i progetti approvati le organizzazioni proponenti saranno convocate al CSV Napoli per la firma della convenzione e la consegna della documentazione necessaria all’avvio delle attività.
Per i progetti non ammessi o esclusi in sede di istruttoria formale, le organizzazioni proponenti potranno inviare una mail a monitoraggio@csvnapoli.it per chiarimenti e per conoscere i dettagli sui motivi di non ammissione o esclusione.

Scarica la graduatoria “Le Città Solidali”

Bambini usati in attacchi suicidi. Il rapporto choc di Unicef sul conflitto centro africano

ROMA – Secondo il rapporto dell’Unicef pubblicato oggi, “Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis”, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso. Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017. Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.
“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno; questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto – ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, direttore regionale Unicef per l’Africa Centrale e Occidentale -. Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo e’ riprovevole”.Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.
Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.
Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia. Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

L’Unicef chiede alle parti in conflitto di impegnarsi nelle seguenti azioni per proteggere i bambini nella regione: porre fine alle gravi violazioni di Boko Haram contro i bambini, compreso il reclutamento e l’utilizzo di bambini in conflitti armati con attacchi suicidi; trasferire i bambini da contesti militari a civili prima possibile. I bambini presi in custodia esclusivamente per il loro presunto o effettivo collegamento a gruppi armati dovrebbero essere immediatamente consegnati alle autorita’ civili per il loro reintegro e supporto. Questa procedura dovrebbe essere attuata in ognuno dei 4 paesi per i bambini che vengono ritrovati durante operazioni militari. Inoltre, garantire cure e protezione ai bambini separati e non accompagnati. Tutti i bambini colpiti dalla crisi hanno bisogno di ricevere supporto psicosociale e spazi sicuri per riprendersi.
Nel 2016, l’Unicef ha raggiunto oltre 312.000 bambini fornendo sostengo psicosociale in Nigeria, Ciad, Camerun e Niger, e oltre 800 bambini sono stati riuniti alle loro famiglie. L’Unicef sta lavorando con le comunità e le famiglie per combattere lo stigma verso i sopravvissuti a violenze sessuali e per costruire ambienti sicuri per le persone che erano state rapite.
In una crisi in cui oltre 1,3 milioni di bambini sono stati sfollati, l’Unicef supporta anche le autorità locali per garantire acqua sicura e servizi sanitari salva vita; ridare accesso all’istruzione creando spazi temporanei per l’apprendimento e distribuire alimenti terapeutici per curare i bambini malnutriti. La risposta alla crisi è ancora ampiamente sotto finanziata. L’anno scorso, l’appello dell’Unicef per il bacino del lago Ciad, di 154 milioni di dollari, è stato finanziato solo per il 40%.

Fonte dire.it

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Pena di morte nel mondo il rapporto di Amnesty

ROMA- Nel 2016, il nuovo Rapporto sulla pena di morte registra almeno 1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi. La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta in Cina, Iran, Arabia Saudita, Iran e Pakistan – in questo ordine. La Cina rimane il maggior esecutore mondiale, ma la reale entità dell’uso della pena di morte in Cina è sconosciuto, perché i dati sono classificati come segreto di stato.

  • 1.032 persone sono state messe a morte in 23 paesi (in calo rispetto al 2015);
  • Escludendo la Cina, 87% di tutte le esecuzioni sono avvenute soli in 4 paesi: Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan;
  • Sono state compiute 20 esecuzioni negli Stati Uniti, il minor numero dal 1991;
  • Durante il 2016, 23 paesi, circa un paese su otto, hanno compiuto delle esecuzioni;
  • 142 paesi nel mondo, più di due terzi, sono abolizionisti nella pratica o per legge.
  • In totale, 104 paesi l’hanno abolita, la maggior parte degli stati del mondo. Solo 64 paesi erano completamente abolizionisti nel 1997.
  • 3.117 pene di morte in 55 paesi nel 2016, un significativo aumento sul dato del 2015 (1.998 in 61 paesi)
  • Almeno 18.848 persone si trovavano nel braccio della morte alla fine del 2016.

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Lotta ai tumori, un gesto concreto per sostenere ANT

ROMA- Un’assistenza attenta anche agli aspetti psicologici della malattia oncologica, sia per il paziente sia per i familiari che gli sono accanto: Fondazione ANT Italia Onlus lancia una raccolta fondi per finanziare 1.000 giornate in più di attività dei propri psicologi, già presenti in 10 regioni italiane con 20 équipe medico sanitarie per portare cure mediche specialistiche e sostegno psicologico a 10.000 malati di tumore ogni anno – anche attraverso le più moderne tecnologie, come ad esempio la realtà virtuale e immersiva.

Dal 10 al 21 aprile 2017 si potrà contribuire a questo progetto donando al numero solidale 45546. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare personale Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali. Sarà di 5 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone, TWT e Convergenze, e di 2/5 euro per ciascuna chiamata fatta sempre al 45546 da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali. Fondazione ANT sarà inoltre fino a Pasqua in tutte le piazze italiane con uova e colombe a sostegno dell’iniziativa solidale.

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