Divertirsi a casa al tempo del coronavirus: con Unicef si gioca a fare gli indiani!

In questo momento di pausa dai giochi all’aperto, Unicef propone a genitori e bambini di dedicare un po’ del proprio tempo per conoscere meglio alcune culture che vivono un po’ lontano da noi e, naturalmente, divertirsi insieme.

3 sono le attività proposte per scoprire chi sono gli Indiani e quali sono le caratteristiche di questi popoli tuttora esistenti che vivono in alcune zone del Nord America.

Creiamo un acchiappasogni

Destinatari: 5-12 anni
Materiali: piattini di carta, fili di lana, perline, bottoni, tappi, carta colorata, colla e forbici.
Avete mai sentito parlare degli “acchiappasogni”? Gli acchiappasogni hanno radici lontane nel tempo e nello spazio; infatti sono stati inventati da alcune tribù indiane del Nord America per mandare via i sogni cattivi e garantire a tutti, grandi e piccoli un riposo tranquillo. Farne uno con materiale di riciclo è semplicissimo!
Prendiamo il piatto di carta e tagliamo al centro in modo che resti solo un piccolo contorno che sarà la base del nostro acchiappasogni.
Con carta colorata e colla ricopriamo tutto il cerchietto di carta per renderlo più allegro. Con i fili di lana iniziamo a creare degli intrecci; fissiamo un filo facendo un nodo intorno al cerchietto, poi intrecciamolo creando un reticolato all’interno di tutto il nostro acchiappasogni.
Se utilizzeremo più fili di colore diverso avremo un acchiappasogni ancora più bello! Quando avremo creato una sorta di “ ragnatela” all’interno del nostro cerchietto, leghiamo altri fili di lana ( 3- 4) facendo dei nodi, infiliamo perline, bottoni, piume, tappini, e facciamoli scendere “ penzolando” dal nostro acchiappasogni … appendiamolo vicino al letto e lasciamo che la sua magia ci faccia fare dei bellissimi sogni.

A ciascuno il suo totem!

Destinatari: 5-12anni
Materiale: rotoli di carta igienica finita; scotch, colla, colori, carta e cartoncino
Come sapete, le tribù indiane hanno da sempre sviluppato un legame molto forte con la natura; ritenevano che in essa fossero presenti contemporaneamente grande forza, estrema saggezza e grande conoscenza.
Oltre a questa amavano molto tutti gli animali, ai quali riconoscevano caratteristiche eccezionali; è per questo che ogni individuo sceglieva il suo Totem animale, ovvero un animale che avesse una caratteristica a lui simile e dal quale imparare a vivere in armonia con il mondo.
Avete mai pensato a quale animale vi rappresenta meglio?
La furba volpe, o il coraggioso leone, la zebra attenta o la veloce gazzella?
Pensate a quale potrebbe essere il vostro totem animale e poi provate a realizzarlo.
Utilizzate il rotolino di cartone come corpo dell’animale ; poi con la carta e il cartoncino che avete a disposizione provate a creare occhi, orecchie, fauci, piume, ali … attaccandole e facendole così spuntare ai lati del cilindro di carta.
Coloratelo in base al colore dell’animale che avete scelto e, se siete davvero creativi, provate a inserire nel vostro totem qualcosa che ricordi voi ( es. occhiali da vista; capelli biondi; lentiggini;) in questo modo sembrerà ancora di più il vostro animale totem.

I suoni della natura

Età : 5-12 anni
Materiali: un tubo per spedizioni o un cartoncino, scotch, tempere, spago, perline
Come già detto, tutte le tribù indiane avevano un rapporto speciale con la natura e quindi anche con i suoi 4 elementi: acqua, terra, fuoco e aria.
Spesso durante le loro feste religiose suonavano degli strumenti che emettevano un suono proprio simile a quello del vento, della tempesta, dello scorrere dell’acqua…
Proviamo a costruirne insieme il “ bastone della pioggia”!
Prendete il tubo o arrotolate bene il cartoncino per creare un cilindro lungo e fermatelo in vari punti con lo scotch; dipingetelo con le tempere dei colori che più vi piacciono e lasciate che si asciughi.
Quando sarà pronto con lo scotch chiudete completamente un’estremità del bastone e riempitelo con i piccoli oggetti sonori che avete trovato ( sassi, tappi, fagioli).
Chiudete con lo scotch anche l’altra estremità in modo da non far cadere il contenuto. Decorate adesso con spago e perline tutto quello che volete il vostro strumento.
Adesso basterà inclinarlo da una parte all’altra per poter ascoltare il rumore della pioggia come dei piccoli indiani!

Coronavirus, Scampia: da Chi rom e chi no l’appello per sostenere chi vive ai margini

L’emergenza per il Coronavirus ha generato un cambiamento senza precedenti. I rischi per la salute e i relativi decreti hanno bloccato il Paese. A tutti è stato rivolto l’appello #iorestoacasa. Su questa pur indispensabile esigenza, che rischia di diventare però anche una retorica, si pongono alcune domande per chi vive in territori di periferia come Scampia, della provincia, dei quartieri popolari del centro storico: cosa accade a chi una casa non ce l’ha? E per chi la casa è un luogo di sofferenza per la presenza di nuclei familiari numerosi in pochi metri quadrati o per la presenza di persone fragili, disabili o non autosufficienti? E se la casa rappresenta un rischio per le donne e i bambini vittime di violenza di genere? Questa crisi rischia di creare nuove disuguaglianze e far crescere isolamento, depressione e rabbia nelle persone, come ha denunciato tra gli altri il Forum Disuguaglianze Diversità. A queste domande bisogna fornire una risposta. Oltre alla questione abitativa c’è il dramma del reddito. In un quartiere come Scampia (ma certamente ce ne sono tantissimi) con il 40% del tasso di disoccupazione ci sono intere famiglie che basano il proprio reddito su lavori informali, saltuari e a nero, di ogni tipo: ambulanti, garzoni, pulizie a domicilio. Come faranno queste fasce popolari? E ancora la questione istruzione. Le scuole si attrezzano con lezioni on line. Come faranno quelle famiglie più vulnerabili e fragili che non hanno un pc o in quelle aree dove non arriva la copertura del WI-FI come un campo rom? Tutti quelli che non riescono ad accedere al sistema di istruzione a distanza saranno tagliati fuori? «Come associazione Chi rom e…chi no e Centro Chikù – dichiarano Barbara Pierro, Biagio Di Bennardo ed Emma Ferulano – in relazione da sempre con le fasce più precarie della popolazione, in particolare le comunità rom residenti nei campi e in case della città metropolitana, vittime di sistematiche discriminazioni e violazioni dei diritti umani, e comunità italiane residenti nei rioni popolari, specialmente bambini, giovani e donne, colpiti da una cronica disoccupazione e normalmente esclusi dai circuiti lavorativi e sociali, denunciamo quanto con i nostri occhi e orecchie sentiamo, vediamo e raccontiamo accadere sulla pelle di tanti, troppi, sempre gli stessi esclusi e, contemporaneamente insieme alle realtà con cui da sempre ci confrontiamo e operiamo, facciamo un richiamo alla responsabilità collettiva e istituzionale per allargare sempre di più e consolidare in questo momento di particolare crisi, una rete di solidarietà per sostenere chi vive ai margini, in baracca, in luoghi remoti e fuori dall’orbita di azione delle amministrazioni, soprattutto durante un’emergenza mai vista prima, che esaspera isolamento e povertà».  «Come cittadini e attivisti – aggiungono – richiamiamo l’attenzione in primis della politica affinché si faccia carico di chi vive forme di esclusione sociale e le sensibilità di tutti, di ciascuno e ciascuna per sostenere in questo momento preciso quanti vivono sulla soglia della sopravvivenza e rischiano di non farcela. È giunto il momento, ora più che mai, di sovvertire, piantare semi di solidarietà per essere più forti e pretendere maggiore uguaglianza e giustizia sociale nel futuro». A Scampia un’ampia comunità si sta organizzando per fornire le prime risposte resilienti. «Abbiamo lanciato un crowdfunding su buonacausa.org insieme a tutta le rete sociale e i fondi verranno usati per l’acquisto di beni di prima necessità per garantire la sopravvivenza di almeno un mese per le comunità del territorio metropolitano a partire dai rom ma senza escludere nessuno, almeno 800 persone, con una altissima percentuale di minori e giovani. Servono risposte immediate e universali, noi vogliamo attivare forme di organizzazioni dal basso, ma è necessaria la risposta delle istituzioni a ogni livello. Nessuno deve essere lasciato solo».

#restiamoacasa ma non ci dimentichiamo di chi è più fragile. I volontari della mensa di Porta Capuana lanciano un appello

E’ un appello alla solidarietà quello lanciato dai volontari della mensa di Porta Capuana a Napoli. Un impegno costante il loro che resiste e continua a fornire pranzi da asporto per i più bisognosi.

La finalità è  soddisfare il bisogno primario dell’alimentazione di chi si trova in una situazione di difficoltà, ma anche essere luogo di accoglienza, di ascolto, di conoscenza dell’altro, della sua storia, della sua condizione, per sostenerlo e soprattutto per promuovere la costruzione di un percorso per uscire dallo stato di disagio. 

Nonostante l’emergenza Covid-19 la Mensa San Vincenzo continua a garantire circa 80 cestini a senza fissa dimora e a persone in difficoltà. I pochi volontari resistono, raddoppiando i loro sforzi per non far mancare tutto il necessario a chi una casa non ce l’ha.

«Tutti i nostri gruppi – si legge in un appello lanciato tramite social- stanno provando a supportare con offerte economiche, di alimenti, materiali di consumo.

Per chiunque ne avesse voglia, occorre un aiuto economico per continuare a comprare alimenti come pasta, pelati, legumi ed olio otre che vaschette in alluminio, posate monouso e tovaglioli di carta. Sicuramente sono poi necessarie braccia di volontari per la distribuzione.

Per offrire la propria disponibilità come volontari è possibile scrivere all’indirizzo sanvincenzonapoli@gmail.com mentre si può donare attraverso la piattaforma GoFundMe

EMERGENZA COVID-19: L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE di POLLENA TROCCHIA attiva nuovi servizi per rispondere ai bisogni del territorio

Sono due le misure messe in campo dall’amministrazione comunale di Pollena Trocchia in collaborazione con realtà di Terzo settore del territorio per rispondere ai bisogni della cittadinanza nell’ambito dell’emergenza coronavirus. Si tratta del trasporto socio-sanitario per malati gravi e del servizio di supporto psicologico telefonico. 

Il primo servizio è rivolto a malati gravi residenti nel comune di Pollena Trocchia e impossibilitati e raggiungere le strutture di assistenza sanitaria, che dunque necessitino di trasporto per terapie o visite mediche indifferibili. Il servizio, svolto con la collaborazione dell’Associazione Misericordia Croce San Giovanni ODV, è attivo su prenotazione al numero 388.6252154.

Il supporto psicologico telefonico gratuito sarà invece svolto grazie alla collaborazione con alcune professioniste del territorio, la dottoressa Azzurra Viscione e la dottoressa Sara Cocozza. I cittadini che vorranno usufruire del servizio, svolto nel rispetto della normativa vigente sulla privacy, potranno telefonare in anonimato tutti i giorni dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00 ai seguenti numeri 081.19503372 (dr.ssa Viscione) e 081.19503385 (dr.ssa Cocozza).

«Nell’ambito dei servizi sociali, fin dall’inizio di questa fase emergenziale, abbiamo assunto misure e attivato servizi per fornire alla cittadinanza assistenza nella maniera più completa possibile. Agli iniziali servizi di spesa e commissioni a domicilio e allo stop al pagamento delle rette dell’asilo nido comunale affianchiamo ora il trasporto per i malati gravi e, visto il prolungarsi e l’aggravarsi della crisi e dell’obbligo di permanenza a casa, anche il supporto psicologico gratuito via telefono» ha spiegato l’assessore alle politiche sociali e vicesindaco Pasquale Fiorillo. «In questi giorni stiamo lavorando senza sosta su due fronti. Da una parte le misure di sostegno alla popolazione, nelle quali si inquadrano questi ultimi due provvedimenti, dall’altra le attività volte al contenimento della diffusione del covid-19, che ci hanno portato a disciplinare gli accessi o a chiudere del tutto attività e luoghi non essenziali nonché alla sanificazione dell’intero territorio comunale» ha sottolineato il sindaco di Pollena Trocchia Carlo Esposito.

Coronavirus, Save the Children: Subito un fondo speciale a disposizione dei Comuni per raggiungere i bambini “invisibili”

In Campania il 37,5% dei minori, seconda percentuale più alta nel Paese, vive in condizioni di povertà relativa e rischia di veder peggiorare la propria condizione a causa delle conseguenze socio economiche del Coronavirus. Per questo Save the Children chiede che sia istituito un fondo speciale a disposizione dei Comuni da investire – in collaborazione con le associazioni attive sul territorio – per la fornitura di beni di prima necessità e di beni educativi per i bambini e i ragazzi in condizione di maggiore fragilità.

È questa la richiesta che avanza Save the Children – l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e tutelarne il futuro – per rispondere, nell’immediato, ai bisogni crescenti che arrivano dal territorio. Il fondo, con un iniziale stanziamento di 100 milioni, suggerisce l’Organizzazione, potrebbe essere previsto nell’ambito delle misure attualmente allo studio del governo o con la rimodulazione di risorse provenienti dai Fondi Europei che l’Italia non è ancora riuscita ad impegnare.

“La nostra rete di centri territoriali presente nelle zone più svantaggiate, dai Punti Luce ai Centri Fuoriclasse, dai centri Civico Zero agli Spazi Mamme, sta facendo fronte al forte aumento di richieste da parte di famiglie che hanno già perso in questo periodo l’unica fonte di sostentamento – legata a lavori precari e saltuari nel campo della ristorazione, del turismo, del commercio, delle pulizie – e si trova in una situazione di necessità immediata.”, afferma Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children.

L’Organizzazione sottolinea come oggi in Italia oltre 1,2 milioni di bambini vivano in povertà assoluta, e 1 famiglia con minori su 10 (l’11,3%) vive in povertà assoluta, così come il 17% delle famiglie con un solo genitore e il 31% di quelle in cui entrambi i genitori sono stranieri. Secondo gli ultimi dati Ocse diffusi, inoltre il 14% della popolazione italiana vive in una situazione di relativa povertà e il 27%, rischia invece di finire in povertà se dovesse perdere tre mesi consecutivi di stipendio, scenario che in questa situazione rischia di diventare a breve una triste realtà.

“Per questo motivo chiediamo che, accanto agli interventi proposti dal Governo che richiederanno un necessario tempo di attivazione, si attivi un fondo speciale, a favore dei Comuni, che possa essere utilizzato nell’immediato per rispondere a bisogni essenziali, come spesa, farmaci, prodotti per la prima infanzia. Tra i beni essenziali è fondamentale che siano considerati i beni educativi, per evitare che i bambini tagliati fuori dall’utilizzo della rete, privi di pc, di cellulare e di connessione, restino di fatto “invisibili” al circuito educativo. Stiamo collaborando in questi giorni con diverse scuole proprio per raggiungere questi bambini e bambine che rischierebbero altrimenti di uscire definitivamente dal radar delle scuole perché né loro né i loro genitori sono connessi”.

L’Organizzazione inoltre chiede un intervento anche a favore dei minori stranieri soli che, con grande fatica, sono riusciti in questi mesi ad avviare dei percorsi di tirocinio professionale, percorsi che in questo periodo di crisi sono stati, in molti casi, bruscamente interrotti. Oltre a dover affrontare il problema della perdita del lavoro, per questi minori è a rischio anche la permanenza regolare in Italia al raggiungimento della maggiore età.  Per loro Save the Children chiede un provvedimento che consenta la proroga o il rinnovo temporaneo del titolo di soggiorno, per proseguire il percorso di integrazione e avere il tempo necessario per riprendere una attività lavorativa o di formazione professionale.

“Auspichiamo che gli interventi annunciati oggi dal governo rappresentino solo un primo passo per la definizione di un piano straordinario di sostegno ai bambini e alle loro famiglie che dovrà prevedere un sostegno di lungo periodo per fronteggiare la povertà materiale e la povertà educativa legata alla chiusura delle scuole e di tutti i centri di aggregazione, risorse fondamentali soprattutto nelle zone più svantaggiate dal punto di vista economico e sociale”, conclude Raffaela Milano.

Tutti i centri di Save the Children nella regione Campania in questi giorni restano attivi, attraverso contatti telefonici e online, limitando al minimo e solo in caso di eccezionale necessità e urgenza i contatti diretti, nel rispetto delle normative e delle regole di prevenzione.

Per ulteriori informazioni:

Tel. 06-48070023/63/81/82
ufficiostampa@savethechildren.org
www.savethechildren.it

#lontanimavicini: il telefono amico che aiuta a combattere la solitudine

In tempi di Coronavirus le restrizioni della socializzazione, della libertà di movimento e dell’isolamento creano notevoli disagi psicologici, ma bisogna stare calmi e pensare che si tratta di un periodo limitato.

La preoccupazione per la propria salute e quella delle persone care, l’incertezza del dopo emergenza, la lontananza forzata da genitori anziani, da nonni, i cambiamenti delle abitudini quotidiane e lavorative, rappresentano fattori di stress che stanno mettendo a dura prova la “tenuta” di molti.

Stare chiusi in casa da soli o in convivenza forzata con parenti “scomodi” provoca un’ingestibile sensazione di ansia e di angoscia.

?a Cooperativa Sociale L’???????? ha raccolto questo appello silenzioso e ha attivato lo sportello territoriale telefonico #lontanimavicini.

Psicologi, educatori, assistenti sociali faranno in modo che all’emergenza sanitaria non si aggiunga un disagio emotivo.

Si tratta di un ???????? ???????? ??? ???????? ???????? ???????????, ?????–?????????, ???????????? ? ???????? ????? ?? ???? ?????????? ?????? ????????? ????????? ??? ??????? ?? ????? ?? ?????????? ?????????? ?? ????????.

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