Riforma del Terzo settore, in discussione nuove semplificazioni per gli enti minori

Riproponiamo l’articolo di Lara Esposito per Cantiere Terzo Settore relativo alle risposte fornite dal direttore generale del Ministero del Lavoro Alessandro Lombardi sullo stato dell’arte della Riforma del Terzo settore in occasione di un evento formativo organizzato da CSVnet.

Dopo 6 anni dall’avvio della riforma del Terzo settore, è tempo di riflettere sul suo “stato di salute”, nonostante manchi ancora la certezza di un impianto fiscale in attesa dell’autorizzazione dell’Unione europea in merito. Le due giornate di formazione sulla fiscalità, con un focus sull’attuazione del registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), organizzate da CSVnet a Roma lo scorso 21 e 22 settembre, sono state una delle occasioni per condividere alcuni ragionamenti sull’attuazione normativa insieme al direttore generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Alessandro Lombardi. Davanti a una platea composta da referenti delle aree di consulenza giuridica dei centri di servizio per il volontariato di tutta Italia, Lombardi ha risposto ad alcune domande poste da Daniele Erler e Francesco Aurisicchio dell’area di consulenza di CSVnet, che hanno spaziato dai temi fiscali, alle semplificazioni per gli enti di minore dimensione, fino alle modifiche alla piattaforma del Runts.

Qual è lo “stato di salute” attuale della Riforma del Terzo settore e della sua implementazione normativa? Visti i diversi passaggi compiuti, quali possono essere le tempistiche ragionevoli per l’entrata in vigore del nuovo regime fiscale?

Siamo in una fase avanzata in quanto il Runts è ormai pienamente operativo, ed ospita circa 115 mila enti, di cui più di 20 mila neoiscritti (vale a dire enti che prima non facevano parte del Terzo settore e che hanno deciso di entrarvi). All’interno di questi 115 mila enti, vi sono anche quelli provenienti dalla trasmigrazione: si è trattato di un processo enorme, che ha fortemente impegnato gli uffici del Runts. A fronte di poco meno di 92mila posizioni trasmigrate, più di 70 mila sono state consolidate nel Runts; rimangono pendenti le verifiche di circa 3.650 posizioni. Poco meno di 18 mila sono le posizioni che non sono entrate nel Runts. Ciò è dipeso da due fattori: innanzitutto, per almeno la metà dei casi si trattava di “doppioni”, di Aps, cioè contemporaneamente iscritte tanto al registro nazionale delle Aps quanto a quello regionale; nella maggior parte degli altri casi, la trasmigrazione ha portato in evidenza situazioni preesistenti di inoperatività di fatto degli enti.

Sbaglierebbe fortemente chi volesse assimilare tout court il dato del Runts con quello derivante dalla rilevazione Istat, sul non profit, che ci parla di più di 363mila organizzazioni non profit presenti in Italia. I due concetti di non profit e di Terzo settore non sono tra loro sovrapponibili, essendo il primo, di natura statistica, più ampio rispetto al secondo, di natura giuridica.

Al di là del dato numerico, pur importante, uno degli effetti indotti della riforma è l’assunzione di centralità del Terzo settore nel dibattito pubblico, soprattutto nella fase di scrittura delle leggi (si pensi, tra i tanti esempi, al nuovo codice dei contratti pubblici). In questo senso deve essere letto anche il tema della fiscalità, dove l’attenzione è altissima: su input del Vice Ministro del lavoro e delle politiche sociali è stato costituito presso il Mef un gruppo di studio, che è impegnato, tra l’altro, sulla finalizzazione dei documenti da presentare alla Commissione Ue nell’ambito del processo di autorizzazione delle disposizioni del Codice del Terzo settore e del d.lgs. n.112/2017, sull’impresa sociale, sottoposte a tale regime.

In questa fase, inoltre, si sta lavorando a due decreti attuativi del Codice: uno sui controlli sugli Ets e l’altro sul riconoscimento delle competenze acquisite nel volontariato. Quello dei controlli, è un passaggio davvero importante. Le reti associative nazionali e i centri di servizio per il volontariato (Csv) che ne facciano richiesta, infatti, potranno essere autorizzati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a svolgere attività di controllo nei confronti degli enti del Terzo settore. È un passaggio delicato, che porterà a una forte responsabilizzazione delle reti nazionali e dei Csv autorizzati a effettuare i controlli e, sul quale si valuterà   la credibilità complessiva del sistema.

Sui territori si riscontrano diverse difficoltà da parte delle piccole organizzazioni, soprattutto quelle di volontariato, nel seguire gli adempimenti del Runts. Sappiamo che è in corso uno sforzo di semplificazione in questo senso, ma per le piccole organizzazioni è prevista una revisione normativa più importante?

Per rispondere a questa domanda, è importante fare una premessa: le norme non vanno lette singolarmente, ma è importante analizzarle come facenti parte di un sistema organico.

L’attuale sistema di registrazione è ontologicamente diverso rispetto ai precedenti, derivanti dalla legge 266/1991 e dalla legge 383/2000, i quali erano basati sulla concezione di un rapporto bilaterale tra l’ente e l’amministrazione che deteneva il registro. Il Runts ci chiama a una concezione diversa di queste disposizioni. Ora il rapporto non è più soltanto tra la P.A. e l’ente, ma involge, attraverso la libera accessibilità al Runts, la generalità dei cittadini, che sono in tal modo posti in condizione di conoscere cosa fa quell’ente, chi sono i suoi amministratori, come utilizza le risorse che ha a disposizione, ecc.

In tale prospettiva, nelle prossime settimane i dati del Runts, grazie all’incessante lavoro della Direzione generale per l’innovazione tecnologica del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, saranno resi visibili a tutti: anche questo sarà un passaggio che cambierà notevolmente la percezione del Terzo settore da parte dei cittadini, nell’auspicata direzione del consolidamento del rapporto fiduciaria tra le comunità di riferimento e gli Ets.

Su queste basi, allora, trovano la loro ragione giustificativa gli adempimenti riguardanti il deposito telematico nel Runts degli aggiornamenti di documenti e notizie, ai quali sono chiamati gli Ets.

In questa fase il carico è sembrato particolarmente pesante perché il cambiamento rispetto al passato è notevole e si è scontato l’effetto del primo ingresso nel Runts. A regime, la situazione sarà diversa perché gli aggiornamenti si faranno tendenzialmente una volta l’anno. Ai fini di una compiuta valutazione circa la sostenibilità degli oneri amministrativi, bisogna anche distinguere tra le difficoltà soggettive, tra cui ad esempio la ridotta dimestichezza dei singoli con gli strumenti informatici, da quelle oggettive. In ogni caso, il Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ha voluto avviare una riflessione, demandata ad un apposito gruppo di lavoro, sulle possibili soluzioni di semplificazione soprattutto per gli enti di piccole dimensioni, in particolare sul bilancio e gli aggiornamenti di dati e informazioni all’interno del Runts. Su tali riflessioni è stato acquisito il parere del Consiglio nazionale del Terzo settore. Alcune delle modifiche proposte richiederanno solo aggiornamenti evolutivi della piattaforma informatica, per altre bisognerà mettere mano al D.M. 106/2020, attuativo del Runts, altre ancora richiederanno un intervento legislativo.

I centri di servizio per il volontariato hanno un ruolo fondamentale per accompagnare gli enti, soprattutto quelli di piccola dimensione. Per quanto riguarda il Runts, quali potrebbero essere le agevolazioni per favorire il loro lavoro?

Siamo tutti consapevoli della rilevanza del ruolo dei CSV, sia per la loro prossimità territoriale agli enti, che per la capacità di intercettare gli enti di minori dimensioni, così come riconosciuto dal codice del Terzo settore. Questa centralità emerge chiaramente nel facilitare l’interfaccia col RUNTS. I CSV possono essere dei punti specializzati, sia per superare il “digital divide” di diversi dirigenti delle organizzazioni, o, più semplicemente per alleggerire gli oneri gestionali degli enti, sia per tutto il lavoro di informazione e sensibilizzazione sull’accesso alle misure di sostegno presenti sul territorio.

Nei mesi scorsi abbiamo avviato, in sinergia con i nostri partner istituzionali UunionCamere e Infocamere, un confronto con CSVnet e il Forum Nazionale del Terzo settore per trovare soluzioni per sgravare di alcuni oneri le diverse realtà del Terzo settore. Una soluzione su cui si è ragionato è quella della delega.

In questo senso, la delega si può configurare in due diversi modi. Nel primo caso, il legale rappresentante delega un diverso soggetto alla compilazione ed invio della pratica, ma la firma digitale della distinta rimane in capo al primo. La seconda possibilità è quella di una delega piena, in cui il delegato segue tutto il ciclo, compresa la firma digitale.

Entrambe le soluzioni prevedono alcune modifiche sia al D.M. n. 106/2020 sia alla piattaforma informatica.

Si tratta di uno strumento fondamentale per sgravare gli impegni degli enti ma è importante ricordare che è anche un delicato processo di responsabilizzazione nell’individuazione del soggetto delegato.

È possibile ipotizzare una modifica all’attuale sistema che preveda come unico strumento per operare nel Runts quello dello Spid o della Cie (Carta di identità elettronica), non rendendo più obbligatoria la firma digitale delle istanze, che ad oggi sta creando delle difficoltà agli enti?

Nel Dm 106 del 2020 il Runts è definito espressamente come un sistema in evoluzione, così come è stato per il registro delle imprese. La piattaforma è in continuo aggiornamento.

Il tema del superamento della firma digitale è stato già portato all’attenzione dell’ente gestore, in quanto per accedere al Runts all’utente sono richiesti necessariamente lo Spid o la Cie, che consentono l’identificazione certa della persona. È necessario considerare tutti   gli aspetti tecnici nella loro complessità, ma si sta lavorando con impegno e costanza su questo tema.

** Le considerazioni espresse nella presente intervista sono frutto esclusivo del pensiero dell’intervistato e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Nuovo bando CrescerAI: 2 milioni di euro per sostenere il Made in Italy

Si chiama  “crescerAI”, il nuovo bando pubblicato dall’impresa sociale Fondo per la Repubblica Digitale e sostenuto da Google.org, che punta a finanziare progetti scalabili, capaci di generare un beneficio funzionale alle esigenze del tessuto produttivo delle piccole e medie imprese oltre che delle imprese sociali italiane attive in contesti svantaggiati come aree a basso reddito o caratterizzate da un alto tasso di vulnerabilità imprenditoriale, nonché in contesti emarginati e caratterizzati da una minore disponibilità di risorse.

“Dopo solo un anno di operatività, l’Impresa sociale Fondo per la Repubblica Digitale è supportata da un player mondiale nell’innovazione digitale come Google, con un grant che ha l’obiettivo di individuare soluzioni di AI a beneficio della crescita delle piccole e medie imprese. Questo vuol dire dare la possibilità a tutte le aziende di stare al passo e non rimanere indietro” così Giovanni Fosti, Presidente dell’Impresa sociale Fondo per la Repubblica Digitale. 

Per Melissa Ferretti Peretti, VP e Country Manager di Google Italia: “Da anni Google supporta l’economia italiana attraverso investimenti in infrastrutture, fondi per l’innovazione e programmi di formazione sul digitale. Oggi l’intelligenza artificiale rappresenta una nuova leva di crescita che richiede un approccio audace e responsabile. Sappiamo che molte imprese italiane sono interessate a questa trasformazione, ma non sempre hanno gli strumenti o la preparazione per affrontarla al meglio. Come parte del nostro impegno per il Paese, vogliamo aiutare queste realtà non solo a conoscere il valore dell’intelligenza artificiale, ma anche a capire come applicarle al meglio nel proprio settore e continuare a crescere”.

Le proposte progettuali devono prevedere azioni puntuali, funzionali allo sviluppo e all’implementazione di una soluzione basata su tecnologie di Intelligenza Artificiale, la cui adozione dovrà interessare le PMI con un ruolo chiave nella promozione del “Made in Italy”. Grazie all’applicazione della soluzione di IA sviluppata, si prevede che i beneficiari finali dei progetti finanziati possano riscontrare vantaggi concreti quali, a titolo esemplificativo: abbattimento di tempi e costi di operazione nel proprio business, ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi, maggior resilienza finanziaria e minor impatto ambientale.

Possono partecipare soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro – come per esempio università, istituti e centri di ricerca, e centri di trasferimento tecnologico – potranno partecipare presentando proposte progettuali entro il 31 gennaio 2024 attraverso il portale Re@dy.

Il bando mette a disposizione in totale 2.200.000 euro.

I progetti valutati idonei verranno sostenuti in tutte le fasi per creare, promuovere, applicare e scalare soluzioni innovative di AI: le proposte potranno includere fasi preliminari di ricerca e sviluppo, test e applicazione sperimentale, implementazione e scale-up della soluzione proposta, prevedendo anche il coinvolgimento di imprese per l’apporto di know how specifico nel campo dell’AI.

I progetti finalisti verranno valutati anche da un panel di esperti che include il  Prof. Vincenzo Ambriola (Direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa), la Prof.ssa Raffaella Cagliano (Direttrice del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano), Eleonora Faina (Direttrice Generale di Anitec-Assinform), Mario Nobile (Direttore Generale di AgID), Agostino Santoni (Vice Presidente di Confindustria con delega al Digitale).

Per maggiori informazioni visitare la pagina “CrescerAI”.

Per saperne di più su come partecipare al bando sono stati organizzati due webinar gratuiti e aperti a tutti

Iscritti tardivi 5×1000, aggiornato l’elenco delle Onlus ritardatarie

È online l’elenco aggiornato al 2 ottobre delle Onlus che hanno chiesto di accedere al beneficio una volta scaduto il tempo massimo a disposizione per chiedere l’iscrizione al 5 per mille per l’anno finanziario 2023 e, quindi, dopo l’11 aprile 2023, a meno che, naturalmente non risultino nell’elenco permanente dei beneficiari.

Le organizzazioni che avevano saltato la scadenza ordinaria ricordiamo, infatti, potevano recuperare la possibilità di accedere al contributo inviando, entro il 2 ottobre (articolo 2, comma 2 Dl n. 16/2012), la domanda telematica di accreditamento versando un importo pari a 250 euro tramite il modello “F24 Elide” con codice tributo “8115”.

L’elenco dei “ritardatari” ammessi al beneficio è aggiornato periodicamente all’Agenzia delle entrate.

Lotta al digital divide, presto i corsi gratuiti di alfabetizzazione informatica.

Proseguono le attività del programma di Lotta al Digital Divide promosso da CSV Napoli in collaborazione con Fondazione STMicroelectronics.

Nel mese di ottobre partirà la formazione dei primi volontari che, in qualità di docenti e tutor, gestiranno i percorsi gratuiti di alfabetizzazione informatica che seguiranno nei mesi successivi e che si svolgeranno nelle sedi delle associazioni che hanno aderito al programma:

– Auser San Giorgio a Cremano ODV (c/o Forum delle associazioni di San Giorgio a Cremano in Via Mazzini)
– Restiamo Umani ODV (c/o le sedi di Scisciano in Corso Umberto I, 51 e Marigliano in Via Bonazzi 6)

I corsi di alfabetizzazione informatica saranno rivolti a gruppi di studenti adulti in condizione di fragilità con lo scopo di ridurre le disuguaglianze e facilitare l’inclusione sociale.

Il programma di Lotta al Digital Divide è, infatti, un’opportunità per contrastare l’analfabetismo digitale con una particolare attenzione ai soggetti svantaggiati, creando un percorso di formazione alla pari in modo da garantire l’acquisizione di competenze in maniera capillare e sostenibile nel tempo.

Per saperne di più sul programma e per aderire…clicca qui

Nuovi criteri 2023-2025 per l’erogazione di contributi al volontariato organizzato di protezione civile

La concessione di contributi per il finanziamento di progetti presentati dalle organizzazioni di volontariato di protezione civile ha l’obiettivo di favorire la crescita qualitativa del volontariato, così come previsto dall’art. 37 Decreto Lgs n. 1 del 2018, che tutela e promuove la partecipazione delle organizzazioni di volontariato a tutte le attività di protezione civile.

In particolare il Dipartimento della Protezione Civile può concedere alle organizzazioni di volontariato, iscritte all’elenco nazionale, contributi per progetti finalizzati:

  • al potenziamento di attrezzature e mezzi
  • al miglioramento della preparazione tecnica dei volontari
  • alla diffusione della cultura della protezione civile
  • al coinvolgimento del volontariato organizzato di protezione civile nelle attività di pianificazione di protezione civile dei Comuni (misura sperimentale)

I contributi sono concessi nei limiti degli stanziamenti annuali destinati a questo scopo.

Le modalità per la presentazione dei progetti, la loro valutazione e la concessione dei relativi contributi sono stabilite da criteri con validità triennale, definiti dal Dipartimento della protezione civile.

In particolare, il Decreto del Capo del Dipartimento n. 1472 del 30 maggio 2023 stabilisce i criteri per la concessione dei contributi alle organizzazioni di volontariato per il triennio 2023-2025.

Ciascuna organizzazione può presentare, per ogni annualità, una sola richiesta di contributo per un progetto finalizzato alle seguenti misure:

  • MISURA 1 – potenziamento attrezzature e mezzi, sia mediante l’acquisizione di nuove attrezzature e mezzi sia mediante potenziamento ed ampliamento delle capacità tecniche di mezzi già in possesso:
    • MISURA 1/A – potenziamento della capacità operativa e di intervento degli ETS iscritti nell’Elenco Centrale del Dipartimento della protezione civile.
    • MISURA 1/B – potenziamento della capacità operativa e di intervento delle colonne mobili del volontariato delle Regioni e Province autonome.
    • MISURA 1/C – potenziamento della capacità operativa e di intervento degli ETS iscritti negli elenchi territoriali del volontariato di protezione civile istituiti presso le Regioni e le Province autonome (che non presentano progetti nell’ambito delle misure 1/A e 1/B).
  • MISURA 2 – miglioramento della preparazione tecnica mediante lo svolgimento delle pratiche di addestramento e di ogni altra attività, anche a carattere formativo, diretta a conseguire una maggiore efficacia dell’attività espletata dagli enti del Terzo settore. Tale attività formativa può essere rivolta, oltre che ai volontari aderenti al soggetto proponente, anche ai volontari appartenenti ad altri soggetti.
  • MISURA 3 – diffusione della cultura della protezione civile mediante la formazione e l’informazione alla popolazione in materia di previsione e prevenzione dei rischi e in materia di protezione civile, anche volti a favorire l’avvicinamento dei giovani alle attività del volontariato, sul territorio e in rapporto con le istituzioni locali; ogni altra attività finalizzata a favorire lo sviluppo della resilienza delle comunità e misure utili a ridurre i rischi del territorio e ad attenuarne le conseguenze.
  • MISURA MISTA (2-3) – misura sperimentale – progetti finalizzati al coinvolgimento del volontariato organizzato di protezione civile nelle attività di pianificazione di protezione civile dei Comuni, anche associati. Le attività possono riguardare una singola misura, tra quelle previste 2 e 3 ovvero essere articolate trasversalmente su più misure.

Possono presentare domanda di contributo:

  • gli enti ETS iscritti nell’elenco centrale del volontariato di protezione civile istituito presso il Dipartimento della protezione civile;
  • gli ETS, ivi compresi i Gruppi comunali, iscritti negli elenchi territoriali del volontariato di protezione civile istituiti presso le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

Le risorse finanziarie che risulteranno disponibili per finanziare i progetti relativi al triennio 2023-2025, saranno ripartite tra le varie misure.

I progetti relativi alla misura 1 sono finanziabili nella misura massima del 75%.

I progetti relativi alle misure 2 e 3 sono finanziabili nella misura massima del 95%.

La domanda di contributo va trasmessa utilizzando il modulo speditivo che deve essere compilato – relativamente alla quota per cui si presenta il progetto  – in ogni sua parte, a pena di esclusione, entro il 31 dicembre 2023.

Dono: la ripresa c’è ma va incoraggiata

Gli italiani hanno ripreso a donare: se il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia ha generato una reazione solidale degli italiani e il 2021 ha registrato difficoltà sia sul fronte dell’impegno economico che di quello del volontariato, nel 2022 si avvertono i primi segnali di ripresa in tutte le dimensioni del dono, anche se i livelli pre-pandemia sono ancora lontani.

È la prima fotografia del sesto rapporto “Noi doniamo”, curato dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con CSVnet e presentato on line il 2 ottobre, in vista del 4 ottobre, Giorno del Dono.

Il rapporto indaga le tre principali tipologie di dono: economica, di capacità e tempo (volontariato) e quella biologica (sangue, organi etc.). Per ciascuna, misura le pratiche e la propensione al dono delle persone residenti in Italia, con dati generali accompagnati da approfondimenti tematici.

L’analisi del comportamento donativo ha utilizzato diverse fonti, tra cui l’Indagine sulle Raccolte Fondi dell’Istituto Italiano della Donazione – che traccia una fotografia approfondita sulle raccolte fondi del non profit – le ricerche BVA Doxa “Italiani solidali” su un campione di 2000 individui attraverso interviste in profondità, l’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” condotta da Istat su un campione di 25.000 italiani residenti in 800 comuni.

I DATI

Nel 2022 il numero di cittadini che affermano di aver donato almeno una volta denaro ad un’associazione è salito al 12,8% della popolazione con età maggiore di 14 anni (+ 0,8 %): una tendenza che ha ricominciato a crescere dopo l’arresto del 2021 quando era stato registrato un calo di 2,3 punti percentuali, arrivando a toccare quota 12% dopo il lieve aumento (dal 13,4% al 14,3%) del 2020 (Istat). Il sostegno alle associazioni rimane stabile tra gli uomini mentre aumenta tra le donne (+1,0 punto percentuale) e tra la popolazione di 35-44 anni (+2,1 punti percentuali). La crescita si concentra nelle regioni del Sud (+1,2 punti percentuali) e nei Comuni fino a 2 mila abitanti (+2,5 punti percentuali). Dare contributi in denaro alle associazioni continua ad essere un’attività poco diffusa tra i giovani (meno del 6% tra i giovani di 14-24 anni) e raggiunge il massimo tra le persone di 45-74 anni (tra il 14% e il 17%).
Anche la donazione media sembra essere aumentata passando da 61 euro a 69 euro annuali (dati BVA Doxa).

Il monitoraggio dell’IID – che misura dal 2008 la situazione delle organizzazioni che migliorano, peggiorano o mantengono stabili le proprie entrate totali e, in particolare, la raccolta fondi – conferma una situazione di prevalente stabilità, ma con la prosecuzione di un graduale miglioramento in linea con il 2021.

I dati sono stati raccolti tra giugno e luglio 2023 in collaborazione con CSVnet, e provengono da un campione non rappresentativo, pari a 331 Organizzazioni Non Profit (ONP).

Le entrate da raccolta fondi (individui, aziende, fondazioni) sono aumentate per il 47% delle organizzazioni (46% nel 2021) e rimaste sostanzialmente invariate per il 28% (13% nel 2021). Rilevante notare che le organizzazioni che hanno dichiarato un calo della raccolta sono passate, rispetto all’anno precedente, dal 41% del 2021 al 25% del 2022.
Restringendo il focus sulle donazioni da individui, si convalida il sostanziale equilibrio con segnali di timido miglioramento. Le entrate da raccolta fondi da individui risultano infatti aumentate per il 40% del campione (34% nel 2021), diminuite per il 23% (37% nel 2021) e rimaste sostanzialmente invariate per il 37% (29% e 2021).

I dati rilevati da BVA Doxa mostrano poi un netto aumento delle donazioni informali (quelle che non transitano dalle organizzazioni non profit): un italiano su due ha fatto almeno una donazione informale nel 2022. Aumenta infatti di 14 punti percentuali la quota di coloro che nei 12 mesi precedenti l’intervista hanno effettuato almeno una donazione di questo tipo, passando dal 36 al 50%.

Il rapporto si sofferma poi su altri aspetti quali le cause sostenute dalle donazioni, il 5 per mille, i “non donatori” o donatori “inconsapevoli”, le motivazioni per le quali si dona, le donazioni biologiche.

Viene registrata poi una crescita dei volontari, con un marcato aumento tra le fasce di giovani e giovanissimi. Nel 2022 la tendenza degli anni precedenti di calo del numero di cittadini impegnati in attività di volontariato ha iniziato ad invertirsi, guadagnando un punto percentuale: l’8,3% dei cittadini afferma di svolgere attività gratuite in associazioni di volontariato. Cresce anche la quota di coloro che dichiarano di svolgere tali attività al di fuori delle associazioni, passando dal 2,1% del 2021 al 2,7% del 2022.

“Ciò nonostante, i dati Istat, presentati nel capitolo dedicato, rilevano comunque che il volontariato continua a dare segnali di sofferenza, sicuramente anche a causa della pandemia. – spiegano i ricercatori – Il fenomeno merita di essere indagato con grande attenzione negli anni successivi alla raccolta dei dati del censimento, i cui risultati completi saranno presentati entro dicembre 2023”.

La ripresa della pratica volontaria nelle associazioni di volontariato riguarda tutte le fasce di età, ma per alcune assume una crescita più accentuata. La fascia dei giovanissimi (14 – 17 anni) fa un balzo in avanti di 2,5 punti percentuali (dal 3,9 al 6,4%), quella dei 18 e 19enni passa dall’8,9 al 9,4%, la fascia 20 – 24 anni dall’8,9 al 9,2%.

In merito alla distribuzione per area geografica, le regioni del nord si confermano quelle con maggiore propensione all’impegno gratuito nelle associazioni (10,2%). Al Nord-Ovest e Nord-Est la percentuale è infatti del 10,2%, al Centro dell’8%, mentre al Sud del 6% e nelle Isole del 5,4%. La probabilità di impegno sale al diminuire della densità abitativa: è nei piccoli Comuni fino a 2.000 abitanti che si incontra la maggiore propensione ad impegnarsi nelle associazioni (10,4%) mentre nelle più grandi aree metropolitane la quota è meno significativa (7,6%).

Il rapporto completo è disponibile qui.