NAPOLI- Fervono i preparativi a Scampia, il corteo di carnevale è alle porte: per il 34° anno consecutivo la domenica di carnevale sarà caratterizzata da un’invasione di musica e colori, di carri e maschere prodotti con materiali di risulta e riciclati e su un tema di attualità, contrastando il concetto delle “più belle mascherine” (con vestiti acquistati), ma rivalutando il senso del carnevale come occasione di festa, sì, ma di denuncia delle storture della nostra società. Il tema suggerito quest’anno per il 34° Corteo di Carnevale di Scampia è «CONTINENTI E CONTENUTI ovverossia LA DERIVA DEGLI INCONTINENTI … ASPETTANDO LA PANGEA», in riferimento ai contrasti e alle guerre tra stati, croniche o nascenti che siano, e alle tante “soluzioni” e analisi sciorinate senza alcun nesso con la realtà e con le persone, ai contenuti spesso ignorati (volutamente o meno) e calpestati, ma anche al contenimento, spesso e volentieri con forme repressive, di ogni tentativo di resilienza e riappropriazione di spazi e diritti. La Pangea è il supercontinente primordiale, verso cui ri-tendiamo, o ci piacerebbe tendere, per non avere più distanze né barriere fisiche e mentali. Il corteo partirà domenica 7 febbraio 2016 alle 10:30 dalla sede del GRIDAS a Scampia.
ROMA – In Italia si stima ci siano 15mila persone che non hanno la possibilità di studiare, di sposarsi, di lavorare, di avere dei documenti, dei diritti. In Europa sono 600.000 a vivere in questo limbo. Persone che hanno perso o non hanno mai avuto la cittadinanza del loro Paese di origine. Apolidi. Una condizione che può diventare una condanna in un paese come l’Italia, dove il riconoscimento del loro status è praticamente impossibile: a causa di procedure inaccessibili, infatti, solo 606 persone hanno uno status di apolidia riconosciuto nel nostro Paese. Gli altri sono totalmente invisibili.
Il progetto Listening to the sun, realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) con il sostegno della Open Society Foundations in Italia, ha l’obiettivo di realizzare una campagna di sensibilizzazione sulle difficoltà che incontrano le persone apolidi nella vita quotidiana, causate dall’impossibilità pratica di accedere a un riconoscimento legale della propria condizione.
La campagna #NonEsisto (www.nonesisto.org) attraverso i video e le foto di Denis Bosnic ci racconta le storie di Nyima, Sandokan, Elena e Ramadan. Filo conduttore è l’idea di esistenza negata agli apolidi, laddove la loro condizione non viene riconosciuta e con essa tutti i loro diritti e le loro opportunità. Per dirlo con le parole del Signor Halilovic “Sono apolide, anzi neanche apolide. Sono invisibile, perché ancora non ho il riconoscimento dello stato di apolidia…..Valgo zero”.
Una condizione che purtroppo si tramanda per generazioni e a pagare le conseguenze dell’apolidia sono spesso proprio i bambini. Molti figli nati nel nostro Paese da famiglie sfollate dalla ex Jugoslavia hanno ereditato la condizione di apolidia dai loro genitori o si sono ritrovati con una nazionalità incerta. Rappresentano la seconda o terza generazione e, per varie cause, non hanno avuto accesso a uno status riconosciuto. A causa di questa condizione di sostanziale irregolarità non possono neanche ottenere la cittadinanza italiana: la loro esclusione dai diritti di cittadinanza è un dramma sociale e un problema giuridico rilevantissimo, su cui abbiamo la possibilità e il dovere di intervenire.
Un rischio che potrebbero correre anche i rifugiati che stanno arrivando in Italia e in Europa e che ci pone di fronte alla sfida di individuare e prevenire possibili situazioni di apolidia tra i bambini che non hanno potuto ottenere la cittadinanza dei propri genitori o del proprio paese di provenienza. Questo può succedere ad esempio nel caso dei figli nati da madri siriane rimaste sole, che non possono trasmettere la cittadinanza ai loro figli a causa della legge siriana che lo permette solamente ai padri.
“L’apolidia è in sé una condizione estremamente complessa e dolorosa, perché presuppone l’inesistenza, la negazione del legame più importante che unisce un individuo al suo Stato: la cittadinanza. Ma questa condizione può divenire addirittura drammatica se non riconosciamo a queste persone identità e diritti. Tutti gli esseri umani hanno diritto ad avere una nazionalità, e coloro che ne sono sprovvisti hanno comunque diritto ad una protezione adeguata. Per questo motivo, con questa campagna vogliamo creare una sensibilità sul tema che possa favorire in Italia l’introduzione della legge sull’Apolidia, uno strumento normativo che possa garantire una procedura chiara, facilmente accessibile e fruibile per tutti coloro che hanno diritto a chiedere il riconoscimento di apolidia, e che includa una regolamentazione dei diritti della persona, durante l’iter e dopo l’eventuale riconoscimento” dichiara Fiorella Rathaus, direttrice del CIR.
NAPOLI – Nasce da un’operazione di riqualificazione urbana nella periferia orientale e aspira ad avere un grande impatto sociale il nuovo polo enogastronomico Il Poggio, che il gruppo di imprese sociali Gesco apre il prossimo 11 febbraio a Napoli. Il Poggio è ristorante, bar, pasticceria, laboratorio di produzione, market del cucinato e Scuola di formazione ed è aperto anche di notte, accessibile ai bambini e alle persone con disabilità. Realizzato su un’area di circa mille e 500 metri quadri, con giardino annesso, occupa gli spazi di un ex opificio, riqualificati e restituiti alla città come punto di ritrovo per giovani e famiglie, oltre che di ristorazione. Può accogliere mostre, presentazioni di libri, convegni, concerti e ospiterà gratuitamente alle serate musicali dei giovani emergenti. Impiega nelle sue attività circa 60 persone, di cui 50 ragazzi e giovani, alcuni dei quali provenienti da situazioni di disagio. Tutti seguiranno i corsi della Scuola di formazione Gesco, per specializzarsi nelle professioni della cucina e dell’enogastronomia. Tra le figure che saranno formate quelle di pasticcere, sommelier, operatore del servizio bar, màitre. L’iniziativa è co-finanziata da Fondazione Vodafone e Fondazione Con il Sud. L’apertura al pubblico è per giovedì 11 febbraio 2016 alle ore 15.
NAPOLI – Il fenomeno della violenza sulle donne è una questione che rimane drammaticamente centrale nonostante i mutamenti sociali, i diritti acquisiti e le leggi varate negli ultimi decenni. Quando si parla di abusi nei confronti del gentil sesso ci si riferisce a quelli di tipo sessuale, a maltrattamenti fisici come percosse, lesioni, sino ad epiloghi estremi come l’omicidio e non solo. Anche la violenza psicologica e verbale, infatti, frutto di ricatti, minacce e denigrazioni, nonché la violenza economica (dove a farla da padrona è la privazione di risorse, dei beni per la sopravvivenza) rientrano in quella cerchia di comportamenti distorti che spingono molte donne a credersi assoggettate dal proprio aguzzino. Le analisi degli ultimi anni mostrano che sono 6 milioni e 743 mila le donne che dai 16 ai 70 anni subiscono, dentro e fuori la famiglia, da partner o ex tali, violenza fisica o sessuale; nel 96% dei casi le molestie non vengono denunciate. Al drammatico quadro nazionale si aggiunge un dato particolarmente allarmante, quello campano: solo il 5,7% sul 29,8% della popolazione femminile di questa regione sceglie di mettere fine a un vita da incubo recandosi alla caserma più vicina per chiedere aiuto.
Qualcosa è stato fatto, per fortuna, all’interno dell’Ambito 26: spazio territoriale che abbraccia i comuni di San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Palma Campania, Striano, Terzigno, Poggiomarino e San Gennaro Vesuviano. Lo scorso 25 Novembre, infatti, alla presenza di tutti gli amministratori dell’Ambito, è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra le associazioni dei Centri Antiviolenza Lilith e la Camera del Lavoro di Napoli (Cgil). Il protocollo ha voluto tracciare un percorso di formazione ed accompagnamento all’inserimento lavorativo delle utenti: percorso che fonda la sua azione sulla consapevolezza che le donne vittime di violenza non sono soggetti “deboli”, da proteggere, ma soggetti da sostenere e guidare in un cammino di autodeterminazione e, soprattutto, nella ricerca di un reddito stabile. Secondo una stima approssimativa, sarebbero almeno 15mila le donne che, in tutto l’ambito, potrebbero aver bisogno dell’assistenza fornita dallo sportello. “Aprire, oltre al Centro Antiviolenza principale di Ottaviano, anche altri sportelli in tutti i comuni dell’ambito è una sfida importante che, grazie all’attenzione degli amministratori locali, ci permetterà di offrire un servizio più vicino a tutte le donne che hanno bisogno di supporto – ha dichiarato il coordinatore dei Centri Antiviolenza Lilith Giovanni Russo – L’obbiettivo principale delle nostre attività – continua Russo – è combattere la violenza di genere al fianco delle donne. Un progetto che intendiamo sviluppare e che vorremmo diventasse un punto cardine del nostro intervento, è quello dell’accesso al lavoro delle utenti. Gli sportelli, da soli, non sono sufficienti a contrastare ed eliminare il fenomeno della violenza”.
Non è un caso, infatti, che molte donne, madri e figlie, si sentano costrette a sopportare per anni soprusi di ogni genere perché prive di un lavoro che possa loro offrire indipendenza economica e sociale. Scelte come quella di rimanere vittime del proprio carceriere, anziché trasformarsi in artefici del proprio destino sono dettate dalla paura di dover ricominciare da zero, senza una speranza a cui aggrapparsi, una concreta possibilità di crescita personale, di impiego. Lo scopo del centro antiviolenza di Ottaviano è proprio quello di sopperire a queste mancanze tramite l’attivazione di servizi come quello di Prima Accoglienza, volto all’analisi della domanda, del difficile contesto in cui la donna avverte, suo malgrado, di essere immessa. Ad esso seguiranno attività di sostegno e consulenza attraverso cui le donne potranno ricevere supporto e indicazioni specifiche – psicologiche e legali – e di orientamento al lavoro. È fondamentale, infatti, fornire alle vittime una maggiore conoscenza dei propri diritti e dell’effettiva portata giuridica della situazione che vivono, nonché un’adeguata consulenza psicologica individuale, o, di gruppo, laddove sia ritenuto necessario. Previsto, inoltre, anche un supporto sanitario in accordo con il Distretto competente, il numero 50, e la divulgazione delle iniziative in cantiere riguardo temi inerenti la violenza, per sensibilizzare la cittadinanza e favorire una sempre maggiore consapevolezza delle potenzialità femminili, del fatto che nessuna donna è sola, e che nessuna di esse deve rimanere indietro.
Il Centro antiviolenza “Lilith: uscire dal silenzio” è attivo ad Ottaviano, in via San Michele 16, il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12 e il martedì e giovedì dalle 15 alle 18. Per informazioni sugli altri sportelli dell’Ambito 26 (il Comune capofila San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Striano, San Gennaro Vesuviano e Palma Campania) è possibile chiamare il telefono rosa (800960209) o collegarsi al sito www.sportellolilith.it
NAPOLI- Si celebra oggi il “Giorno della Memoria” per ricordare il 27 gennaio 1945, giorno in cui l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, scoprendone e rivelandone al mondo l’orrore. Viene celebrato per ricordare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico. Sono previste iniziative in tutto il mondo. “Ricordo i viaggi ad Auschwitz con Nedo e gli studenti. MAI più! #giornatadellamemoria”: lo ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel giorno della memoria. Il premier rivolge un pensiero particolare a Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz. Anche a Napoli un calendario ricco di eventi per onorare la giornata della memoria e non dimenticare gli orrori del passato.
NAPOLI- “Quando tu ridi cambi e quando cambi tutto il mondo cambia”, Madan Kataria, ideatore e papà dello Yoga della Risata, ha concentrato tutto in un sorriso. Quando nel 1995 ha iniziato a ridere per migliorare il suo stato fisico e mentale, forse non pensava che 20 anni dopo avrebbe avuto migliaia di seguaci in tutto il mondo. Lo Yoga della Risata oggi è diventato un fenomeno mondiale con Club in oltre 90 paesi. Lo si pratica nelle aziende, nelle case di riposo, nelle scuole, nelle università, nelle palestre, nelle comunità di vario tipo, in carcere, in ospedale, negli istituti per disabili e nei gruppi di auto-aiuto. E’ riconosciuto come una delle più efficaci alternative di supporto terapeutico per il completo benessere psicofisico. Lo Yoga della Risata fu ideato nel 1995 in India, come luogo di aggregazione sociale. Madan Kataria si basò su un dato scientifico per cui il corpo non sa distinguere tra una risata indotta e una naturale. Entrambe sono in grado di produrre la stessa “chimica della felicità”. Lo Yoga della Risata è un’idea unica per ridere senza bisogno della razionalità, senza dover necessariamente basarsi sulla comicità, le barzellette, le battute di spirito.
IL MEETING- Napoli diventa ombelico della risata nazionale, si terrà domenica 31 gennaio, al complesso di san Domenico Maggiore, il meeting dell’associazione nazionale Yoga della Risata 2016, un appuntamento per incontrarsi, scambiare esperienze e ridere insieme. Centinaia tra leader, teacher e tutti quelli che hanno incontrato il metodo dello Yoga della Risata, si incontrano per creare condivisione, gioia, benessere nello spirito della pace e dell’armonia globale, certi e convinti che il benessere individuale è anche benessere sociale. Il Meeting è un appuntamento di conoscenza e di approfondimento, ed è anche l’occasione per confrontarsi con la crescita dell’associazione nazionale, infatti a margine dell’evento, si terrà anche l’assemblea straordinaria dell’associazione per approvare il nuovo statuto e i nuovi organismi dirigenti.