23 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA – Oltre 280.000 nepalesi soccorsi e supportati dopo la catastrofe, grazie agli 1,4 milioni di euro donati dagli italiani. A un anno dai terremoti che colpirono il Nepal il 25 aprile e il 12 maggio 2015, causando la morte di quasi 9.000 persone e danneggiando o distruggendo oltre un milione di case, AGIRE scatta una fotografia degli aiuti forniti dalle 7 ONG della rete – ActionAid, CESVI, GVC, Intersos, Oxfam, SOS Villaggi dei Bambini, Terre des Hommes – che si sono attivate all’indomani del sisma.
Centinaia di operatori umanitari hanno garantito la distribuzione di cibo, acqua potabile, medicine, l’allestimento di ripari temporanei, il supporto psico-sociale per i soggetti più fragili (bambini, donne, anziani), la costruzione di centri scolastici temporanei, la realizzazione di progetti educativi per l’infanzia e di centri comunitari per le donne, di attività generatrici di reddito per la riabilitazione di sentieri, strade e rete idrica.
Numeri, trasparenza e efficacia di AGIRE. La generosità degli italiani in poco più di un mese ha permesso ad AGIRE di raccogliere oltre 1,4 milioni di euro per rispondere all’emergenza in Nepal con interventi immediati, ma anche con la consapevolezza di poter restare al fianco delle popolazioni e delle persone più colpite nei mesi successivi al sisma, contribuendo alla ricostruzione e al miglioramento delle condizioni di vita con progetti specifici in 10 dei distretti più danneggiati, in particolare nelle zone montane più remote e vicine all’epicentro. LE ONG di AGIRE si sono attivate in 5 settori di intervento: il 62% delle risorse sono state destinate alla prima emergenza e alle distribuzioni, il 14% ai ripari temporanei, l’11% ha permesso riabilitazioni e ricostruzioni, l’8% ha sostenuto progetti di educazione e protezione dell’infanzia e delle donne, il 5% interventi igienico-sanitari.
AGIRE ha garantito un utilizzo dei fondi della massima efficienza, assegnando ben il 91% dei fondi direttamente ai progetti, un 1% al monitoraggio e alla valutazione dell’impatto degli interventi sul campo e solo l’8% ai costi di supporto.
«Il Nepal ha rappresentato per noi una grande sfida: difficoltà logistiche di accesso alle aree montane e ai villaggi isolati più colpiti, stagione delle piogge immediatamente successiva al sisma, ritardi legati al blocco di rifornimenti di combustibile. Malgrado questo il paese è diventato per AGIRE un caso di successo riguardo l’efficacia e l’efficienza degli aiuti che le 7 ONG hanno portato nel corso di questo anno – spiega Alessandra Fantuzi, Coordinatrice di AGIRE. La capacità di reazione dei Nepalesi si è unita all’approccio di AGIRE che ha privilegiato il dialogo, l’ascolto delle comunità e delle loro necessità, la previsione delle criticità e la condivisione della programmazione con gli abitanti dei villaggi».
Oggi il 54% della popolazione sfollata vive ancora in ricoveri temporanei, spesso, vicino alle case crollate, il 43% è potuta rientrare nella proprie abitazioni, l’1% è ospitato da amici o parenti e solo l’1% vive nelle tende dei campi allestiti dopo terremoto. Percentuali positive se confrontate con il devastante terremoto di Haiti del 2010, dove a un anno di distanza su tre milioni di persone colpite, oltre un milione e mezzo viveva in tendopoli senza servizi e un’epidemia di colera imperversava tra gli sfollati.
La difficile ricostruzione, per ora solo le ONG attive. Nonostante questi dati ottimistici, in Nepal la ricostruzione non è ancora cominciata e finora sono state proprio le ONG locali e internazionali a dare il maggior contributo dopo il terremoto.
Malgrado i 4,1 miliardi di dollari per la riabilitazione di case e edifici stanziati dalla conferenza dei donatori lo scorso giugno, il governo nepalese non ha avviato la fase post emergenza perché bloccato da una crisi istituzionale e amministrativa scoppiata poco dopo il sisma. Il passaggio storico dell’approvazione della nuova Costituzione democratica, infatti, è stato accompagnato da scontri violenti delle minoranze indù, che hanno causato l’embargo di carburante e beni primari dalla vicina India con la chiusura delle frontiere e la crescita dell’inflazione. I prezzi delle derrate alimentari essenziali (olio per cucinare, riso, lenticchie, zucchero e sale) sono cresciuti del 50-60%.
L’Autorità Nazionale per la Ricostruzione, inaugurata solo il 16 gennaio scorso, non sarà in grado di finire – o anche solo iniziare – la costruzione di alloggi permanenti in molti distretti prima che arrivino le piogge. Centinaia di migliaia di persone si stanno quindi preparando alla loro seconda stagione dei monsoni in rifugi temporanei.
Agire: donne, eroine della ricostruzione. Povertà, insicurezza, rischio di abusi e violenze, mancanza di igiene e cure. Sono le condizioni che le donne nepalesi hanno dovuto affrontare subito dopo il terremoto.
Le donne, come avviene in ogni crisi umanitaria, sono state le più colpite dal sisma, proprio per questo gli interventi delle ONG di AGIRE hanno scelto di dare priorità alle donne, ascoltare le loro necessità e proposte, renderle protagoniste del ritorno alla vita del paese, mobilitando operatrici umanitarie e volontarie locali nei progetti. AGIRE, grazie alle donne e alla loro capacità di saper scegliere cosa è meglio per l’intera comunità, ha potuto costruire fiducia e ricostruire il tessuto sociale insieme ai nepalesi.
Come insegna Mina, che coordina per Actionaid la ricostruzione di case e scuole danneggiate nel suo villaggio a Sindupalchowk: «La cosa più importante è parlare con le comunità, capire quello di cui hanno bisogno e di conseguenza lavorare insieme. Credo che in ogni ambito, le donne dovrebbero essere parte della forza lavoro e avere gli stessi diritti degli uomini a prendere le decisioni riguardanti la loro vita. Quando le donne sono coinvolte nella ricostruzione, dimostrano la loro leadership».
22 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – L’integrazione tra pubblico e privato sociale per un modello sostenibile di assistenza socio-sanitaria. Per ridurre i costi, soprattutto per rispondere alle esigenze dei cittadini campani, che spesso sono costretti a rinunciare alle cure mediche. Alla Stazione Marittima di Napoli nei giorni scorsi il gruppo di imprese sociali Gesco ha organizzato un convegno, “L’universalismo diseguale e il caso Campania. I tagli alla spesa sanitaria territoriale e le soluzioni innovative per un sistema di servizi più efficace”. Nel corso dell’evento, che ha visto la partecipazione di Raffaele Topo, presidente della V Commissione Sanità e Sicurezza della Regione Campania, con l’introduzione di Sergio D’Angelo, direttore di Gesco, si è discusso dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale che sono fondati principalmente sull’indice di anzianità, che non tengono conto di altri importanti fattori, come l’inquinamento. E che comporta malattie, quindi ulteriori spese a carico del Servizio sanitario nazionale. Ma al convegno Gesco è stato ricordato anche il Rapporto del Crea Sanità 2015 dell’Università Tor Vergata, secondo cui quasi tre milioni di italiani hanno addirittura rinunciato a curarsi per motivi economici e che l’indice di equità per l’accesso alle prestazioni sanitarie mostra differenze abissali a livello regionale, con la Campania all’ultimo posto.
“I criteri per la ripartizione del fondo sanitario nazionali dovrebbero essere distribuiti non più in base all’età media dei propri abitanti, con la Campania che è la regione più giovane, ma sulla base di altri indici socio-sanitari, come il tasso di povertà, di disoccupazione, d’inquinamento dei terreni che portano molte malattie” ha detto il presidente di Gesco, Sergio D’Angelo, mentre per Raffaele Topo “il limite degli anni passati, anche per il commissariamento, sono stati gli inesistenti investimenti nella Sanità campana che hanno provocato il depotenziamento del sistema, ma da quest’ anno si investe nel capitale umano, si assume di nuovo, si incrementeranno i servizi pubblici, torneranno a casa tanti professionisti finiti in giro per l’Italia per il blocco delle assunzioni”.
di Nicola Sellitti
22 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Per qualche giorno il centro trasfusionale dell’ospedale “Maresca” di Torre del Greco ed il personale specializzato non hanno potuto effettuare le raccolte di sangue per mancanza di ristoro ai donatori.
“È doloroso mettere in rilievo questo increscioso e grave problema che evidenzia come la cosa pubblica quotidianamente venga aggredita svilendola di un servizio fondamentale in gran parte offerto dalle Associazioni. È imperdonabile la vanificazione degli sforzi alla sensibilizzazione che le stesse applicano sul territorio. L’importanza della donazione viene costruita ogni giorno, tessendo rapporti interpersonali in cui si condivide il fine, facendo così fronte alla costante carenza in materia e quindi rappresentando un patrimonio morale di alto senso civico che non può in alcun modo essere negato per un mancato banale ristoro ostacolando l’obiettivo dell’autosufficienza”, spiegano i responsabili dell’associazione Fratres.
Ora questo inconveniente è rientrato ma Vittorio Percuoco, presidente provinciale del gruppo donatori Fratres spiega: “Inviamo un messaggio a tutti i donatori ed aspiranti a recarsi in ospedale a donare per aiutare chi soffre, compiendo così una propria rigenerazione dell’anima ed un atto di alta civiltà”.
22 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Condividono l’idea del do ut des finalizzato al riconoscimento e alla condivisione di cultura gli “Insegnanti senza frontiere” (Insef) e gli abitanti de l’Asilo. E’ per questo che, insieme ad altre realtà nate dal basso e ad alcuni privati, hanno pensato un laboratorio di cucina tenuto dagli studenti del corso di italiano e un ricettario “migrante” che verrà pubblicato dalla libreria popolare Iocisto.
Gli insegnanti senza frontiere da settembre 2015 impartiscono lezioni gratuite nell’ex Asilo Filangieri a migranti, spesso richiedenti asilo, che vogliono apprendere l’italiano e forse ancor di più hanno bisogno di incontrare un volto amico nel contesto spersonalizzante dell’accoglienza istituzionale.
“Ci siamo messi all’opera per creare delle sinergie tra studenti ed abitanti cercando di creare un legame che trascendesse la pura condivisione dello spazio- spiega Sara de l’Asilo-. Tra le iniziative che sono nate in concomitanza con lo svolgimento delle lezioni ci sono le colazioni sociali”.
Da giovedì 7 gennaio fino ai primi di marzo le colazioni si sono trasformate in un appuntamento fisso ( giovedì alle 10) che ha coinvolto non solo gli abitanti, gli studenti e gli insegnanti di Insef, ma anche attori, ballerini e frequentatori dei laboratori che si tengono all’Asilo, fino a persone esterne all’Asilo.
“Dall’abitudine di portare, durante le colazioni sociali, dolci preparati dalle stesse persone che vi partecipavano è nata l’idea di scrivere un ricettario di cucina migrante. Abbiamo pensato che lo scambio di ricette potesse essere un mezzo per conoscersi meglio, far fare pratica della lingua agli studenti e adottare un linguaggio semplice ed universale, come il cibo, per affrontare un tema complesso: la fiducia, l’apertura e la conoscenza verso e dell’altro”, spiegano gli abitanti de l’Asilo che partecipano al Tavolo Sociale, uno dei tavoli tematici che si riuniscono settimanalmente per affrontare temi e progetti cercando di mettere in connessione le diverse specificità che agiscono sul territorio, nell’ottica di un fare comune.
Il Tavolo Sociale si riunisce tutti i giovedì alle 19 e vi partecipano operatori del sociale, psicologi, formatori, educatori e semplici cittadini interessati alle questioni dell’integrazione, della vicinanza coi ragazzi del quartiere e del supporto ai progetti dal basso volti al miglioramento del benessere psico/culturale di tutta l’utenza che attraversa in vari modi e tempi gli spazi liberati della città come: Asilo, Zero81,Opg, Scugnizzo Libertato, Mensa Occupata ecc.
Ecco che L’Asilo, Mensa Occupata e alcuni privati, coinvolti in progetti sociali, come la Taverna Santa Chiara, la cui proprietaria collabora con Iocisto, hanno pensato di dare seguito alle colazioni sociali organizzando un vero e proprio laboratorio di cucina migrante che si svolgerà tra la Mensa Occupata e la Taverna Santa Chiara un giorno a settimana (sono in via di definizione modalità e tempi) aperto a chiunque voglia partecipare, attraverso la donazione di una quota non vincolante, e di scrivere con gli studenti un libro di ricette che sarà pubblicato dalla libreria popolare Iocisto.
“Il ricettario migrante è il primo passo per iniziare un processo che coinvolga attivamente i migranti di seconda accoglienza – spiegano a l’Asilo -, dandogli la dignità ed il riconoscimento che, come sappiamo, non gli sono affatto attribuiti. Lo scopo è proprio di trasformare gli studenti in docenti o, per meglio dire, di dargli la possibilità di condividere con tutti la loro esperienza e la loro cultura. Primo compito di chi fa cultura è quello di generare concatenamenti anche inediti, di sperimentare nuove collaborazioni e l’interazione tra diversi campi e saperi”.
di Alessandra del Giudice
18 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA- È “migrazione” la parola chiave della settima edizione di “Una nave di libri a Barcellona”, iniziativa che ha per protagonista “il libro” lungo un viaggio di andata e ritorno che parte da Civitavecchia e attracca al porto del capoluogo catalano, nella settimana dal 20 al 24 Aprile. Presentazioni, reading, spettacoli, film e, soprattutto, la “Giornata Mondiale del Libro” il 23 Aprile in occasione della festa di San Jordi, col tradizionale scambio di regali sotto forma di libri e rose. La celebrazione in onore del santo ha origini antichissime, ed è legata al culto del giovane cavaliere (divenuto poi San Giorgio) che, guidato da Dio, uccise il drago che da tempo flagellava il Paese con la sua fame di esseri viventi. Liberò, così, anche la successiva vittima sacrificale: la giovane figlia del re di Silene. Dal sangue dell’orrido mostro nacque una rosa, che il prode regalò alla principessa. E da questa antica favola sbocciò l’odierna usanza di regalare, nel giorno della festa, una rosa alle donne, e agli uomini un libro. Gli incontri, quindi, oltre che a bordo proseguiranno anche in città, dove uno spettacolo davvero speciale accoglierà gli ospiti della nave, dato che Barcellona sin dalla mattina viene letteralmente invasa di libri e di rose, e una gran folla di persone si riversa sulla Rambla e nelle piazze, tra i profumi dei fiori e le numerose iniziative culturali organizzate dalle librerie.
Promossa da Leggere:tutti in collaborazione con Grimaldi Lines, l’Istituto Italiano di Barcellona, e la Casa degli Italiani a Barcellona, l’iniziativa Una nave di libri vuole mostrare ai tanti viaggiatori come intorno al libro si possano creare emozioni attraverso la partecipazione a un evento che, quest’anno, per la prima volta, si pone tra gli obiettivi quello di lanciare un messaggio sociale fondamentale: immaginare il Mediterraneo non solo come luogo del dolore, di sventura per milioni di migranti; ma anche come culla di una cultura grazie alla quale la tolleranza e l’integrazione salpano per restare a galla, l’una accanto all’altra. Saranno autori di grande richiamo quelli che lungo il viaggio animeranno le sale della Cruise Barcelona (la Sala Cervantes e la Sala Shakespeare) con un fitto calendario di presentazioni, performance teatrali, reading letterari, degustazioni. Fra i tanti, per il filone Voci della letteratura migrante, parteciperanno: Anilda Ibrahimi (con L’amore e gli stralci del tempo, Einaudi), nata a Valona nel 1972, e trasferitasi prima in Svizzera e poi, nel 1997, in Italia; Uba Cristina Ali Farah (con Il comandante del fiume, 66than2nd editore), scrittrice e poetessa di padre somalo e madre italiana, nata a Verona ma vissuta a Mogadiscio dai tre anni fino al 1991 quando, con lo scoppio della guerra civile in Somalia si è trasferita prima in Ungheria e poi in Italia; Leyla Khalil (con Piani di fuga, Ensemble), italo-libanese, classe ’91, scrittrice e mediatrice culturale. Hanno accolto con entusiasmo l’invito a salire a bordo anche: Emanuela Ersilia Abbadessa, lo chef Renato Bernardi, Diego De Silva, Roberto Ippolito, Lorenzo Marone, Sara Rattaro, Roberto Riccardi, Gaetano Savatterie il regista Mimmo Calopresti. E ancora, Maria Laura Antonini, Anna Appolloni, Donatella Barazzetti, Antonella Cammarota, Fiorella Cappelli, Mario Bernardi Guardi, Vittorio Russo, Maurizio D’Agostino e Francesco Foti del collettivo “Voci nel deserto” e lo staff della libreria Iocisto, la prima in Italia ad azionariato popolare. In ultimo, l’attore Gino Manfredi, che con il suo reading L’uomo migrante. Letture e riflessioni sulla migrazione, abbraccia l’iniziativa per il quarto anno consecutivo, e affronta la tematica sociale in oggetto con suggestioni antologiche, attraverso le testimonianze dirette di chi ha lasciato, in tempi e per motivi diversi, la propria terra.
di Francesca Coppola
18 Apr, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Colmata, porto, parco. Termini finiti nel vocabolario napoletano sull’area industriale di Bagnoli e la sua riqualificazione, tra rabbia e una sensazione di quiescenza per 25 anni vissuti tra propositi, progetti svaniti e ostacoli, complici tutti gli attori istituzionali che hanno affossato ogni idea di rilancio della zona. Comune, Regione, Governo. Anzi, gli anni passati sono quasi 26, l’ultima colata d’acciaio è avvenuta il 20 novembre 1990. Da lì, silenzio negli altiforni industriali. Cementir, Eternit, Italsider, l’ultima a chiudere, 24 anni fa. E due anni dopo partiva l’iter per la bonifica, 400 miliardi delle vecchie lire nelle mani dell’Ilva, poi la Bagnoli s.p.a., la bonifica realizzata al 30%, gli studi che mostravano l’inquinamento del sottosuolo, tra metalli pesanti e acque con ferro e idrocarburi in eccedenza. Si poneva la questione della colmata, la piattaforma di cemento armato al lato del pontile nord, poi mai risolta, un rebus che attanaglia anche i residenti di Bagnoli e Legambiente, dubbiosi sulle soluzioni previste dal piano Renzi – Nastasi. Entrava in gioco il Comune di Napoli acquistando le ex aree Italsider ed Eternit (Cementir era del Gruppo Caltagirone), Bagnolifutura per portare a compimento la bonifica e realizzare il piano urbanistico. Poi, il Piano Bagnoli – Coroglio, il Piano Urbano nel 2006, arriviamo agli ultimi anni, il Polo tecnologico dell’ambiente per aziende specializzate nella produzione di servizi eco-friendly. Fino ai sequestri della Procura di Napoli per disastro ambientale, dalle ex aree industriali al pontile nord, il mese successivo alla fiamme che consumavano Città della Scienza. E due anni fa falliva anche Bagnolifutura. Ora si discute sul piano Nastasi – Renzi, presentato dal premier qualche giorno fa in Prefetturatra slide, indicazioni dei costi, promesse di progetto compiuto entro il 2019. Lo stesso premier ha ricordato che l’area è ancora sotto sequestro per volere della Magistratura. Ed è arrivata anche l’adesione al progetto da parte del Comune di Napoli, dopo il rifiuto del sindaco de Magistris a prender parte alla cabina di regia su Bagnoli e il ricorso al Tar respinto sul commissariamento affidato a Salvo Nastasi. Quindi, la colmata che va rimossa e piazzata in mare, via l’edilizia residenziale, eccetto il complesso di case nuove per gli abitanti del borgo di Coroglio, al posto di quelle da abbattere), ecco gli alberghi sul mare, gli insediamenti produttivi, spazio anche per il Parco Urbano. Con Città della Scienza che arretra, per lasciare spazio alla spiaggia. E tutti soddisfatti della Bagnoli revolution, pare. Resta la questione espropri dei residenti, circa 200, che dovranno cambiar casa (rischiano di essere deportati, secondo il sindaco Luigi de Magistris, che ne ha incontrato una delegazione) spaventati dagli effetti dell’impatto ambientale del piano Nastasi, in una zona segnata dalle stragi, dalle morti e dalle sofferenze d’amianto.
di Nicola Sellitti