30 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
Giunge alla sua terza edizione il progetto artistico “Urban Neapolis” che, con il supporto del Museo di Urban Art di Roma (MURo), anche quest’anno ha dato nuova forma e colore alle strade e ai muri dei quartieri di Napoli. Questa iniziativa nasce dall’idea di Davide “Diavù” Vecchiato, noto artista internazionale, e dell’ “Associazione Mattia Fagnoni Onlus” per sensibilizzare le persone e l’opinione comune alla realtà delle malattie infantili rare e incurabili. L’obiettivo è proprio quello di narrare, attraverso una rappresentazione visiva e di strada, le storie di persone comuni e di famiglie che abitano i quartieri della città e che, ogni giorno affrontano la realtà e la condizione della disabilità delle proprie figlie o figli. Una condizione a cui le istituzioni non riescono a rispondere nei termini di supporto alle difficoltà quotidiane: per questo Simona Marrazzo e Francesco Fagnoni hanno sentito la necessità di organizzarsi, per far in modo che l’esperienza della disabilità del figlio Mattia potesse essere patrimonio colletivo.
Attraverso l’arte, in poco tempo, son riusciti a dar vita a una realtà solidale internazionale che ogni anno disegna e riempe di colore le forme create con i pennelli, per trasformare di significato le mura della città di Napoli. Si vuole portare colore lì dove si percepisce solo la monocromia del grigio, “abbattendo” così le alte mura di cemento con le storie di vita e speranza di bambine e bambini che ogni giorno, insieme alle loro famiglie e a chi è mosso da una solidarietà e una volontà di far del bene, resistono e combattono la loro malattia. Gli artisti che dal 25 al 27 Ottobre hanno coinvolto Via Tarsia in questo progetto sono stati due urban artists italiani: Sardomuto e Ericailcane, che con vernice, pennelli, rulli ed elevatore hanno lasciato un segno per risignificare di solidarietà l’opprimente muro che costeggia la strada. Un grande uccello blu che, insieme a un gatto, sorreggono una boccia di vetro lesionata in più punti in cui nuota al sicuro un pesciolino rosso.
Così gli artisti hanno percepito e voluto rappresentare il mondo della disabilità infantile: una realtà che talvolta può essere troppo fragile e per questo bisognosa di protezione (anche da parte di chi non ce lo si aspetta) da quelle inevitabili crepe che il mondo esterno apre nella sensibilità di queste persone. Sardomuto e Ericailcane hanno sentito l’esigenza di prendere parte al progetto e di dare, così come hanno fatto gli artisti delle precedenti edizioni M-City e Diavù, un proprio contributo alla rappresentazione visuale del mondo della disabilità, volendone disegnare una narrazione e un significato differente.
Foto e testo di Emanuela Rescigno









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30 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
Cittadinanza attiva e terzo settore, saranno questi gli argomenti dell’incontro che si terrà oggi alle 15.30 in sala consiliare del Comune di Sorrento organizzato dal CSV Napoli, centro Servizio per il Volontariato di Napoli, e dal Tavolo di Concertazione del Piano Sociale di Zona, in partnership con avvocati e psicologi della Penisola Sorrentina. Quello di questo pomeriggio è il primo di una lunga serie di appuntamenti gratuiti, che fino alla fine di dicembre, coinvolgeranno tutti i comuni della Penisola Sorrentina. «E’ necessario il dialogo tra il mondo dell’associazionismo, della società civile e delle Istituzioni- spiega Nicola Caprio, presidente del CSV Napoli- solo così saremo in grado di cogliere e affrontare le sfide che la Riforma del Terzo Settore ha lanciato. Solo con il confronto e la cooperazione riusciremo a promuovere un modello di sviluppo solidale e sostenibile, partendo dalla formazione e dalla promozione dei veri valori del volontariato».
Al via del ciclo formativo, che rientra nelle attività delle Officine del Volontariato 2019, saranno presenti il sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, il consigliere delegato Federico Cuomo, il presidente del CDA dell’Azienda Consortile per i servizi alla persona Francesco Soldatini, il presidente del CSV di Napoli Nicola Caprio, il presidente del Forum Comunale dei Giovani Antonino Apreda, Giovanna De Rosa direttore del CSv Napoli e di Maurizio Grosso, esperto del Centro di Servizio per la consulenza.
Si comincia dalla cittadinanza attiva, declinata secondo le diverse sensibilità. «Vogliamo offrire uno spazio alle nuove organizzazioni nate sul territorio – dichiara Michele Vitiello presidente del tavolo di concertazione -ma anche creare uno stimolo di confronto grazie alle buone prassi di chi già opera per il sociale, sul territorio e non. Una contaminazione positiva, per diffondere i valori del volontariato e della cittadinanza attiva, ma anche per offrire le necessarie competenze normative». Il prossimo appuntamento del ciclo formativo è previsto per il 5 novembre alle 15.30 nella sala delle colonne della Santissima Trinità e Paradiso di Vico Equense.
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30 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Un progetto di riscatto sociale e culturale a favore del quartiere di Scampia che rischia di naufragare per peripezie burocratiche. Sono mesi difficili per l’Officina delle Culture Gelsomina Verde, che porta il nome di una vittima innocente di camorra e gestita dalla cooperativa (R)esistenza e alla quale era stato concesso il comodato d’uso che nei fatti ora non vale più dopo il cambio di proprietà della struttura rivendicata ora dalla società di rifiuti Asìa. Molti degli spazi dell’edificio di via Arcangelo Ghisleri – un tempo rifugio per tossicodipendenti e deposito di armi dei clan che imperavano a Scampia prima di essere recuperato divenendo un centro vivo dove si alimenta ogni giorno il riscatto del quartiere coinvolgendo giovani, meno giovani ed ex detenuti – sono attualmente interdette con diverse attività dedicate ai giovani del territorio bloccate. Ad oggi la biblioteca dove si teneva un laboratorio di lettura creativa, il centro multimediale, la comunità di alloggio sono chiuse, depotenziando altamente la resa dell’esperimento della cooperativa (R)esistenza. L’edificio, dopo una delibera di giunta, è entrato nella disponibilità di Asìa divenuta titolare del cespite ora rientrante nel suo capitale sociale e dal Comune di Napoli fanno sapere che il comodato d’uso di 6 anni precedentemente concesso a (R)esistenza sempre grazie una delibera di giunta non può più stare in piedi. Intanto, però, mentre ci si perde nei meandri burocratici, afferma Ciro Corona, coordinatore di (R)esistenza, «abbiamo dovuto licenziare 7 operatori del territorio, i 25 ragazzi che usufruivano della biblioteca qui non ci vengono più e tutto il lavoro fatto rischia di svanire definitivamente. A Scampia la camorra sta rialzando la testa e non possiamo permettere che si ritorni ai tempi bui in cui il quartiere era una piazza di spaccio a cielo aperto». Secondo Corona i controlli della Polizia municipale sarebbero stati «troppi in pochissimo tempo. Noi è 2 anni che chiediamo i permessi al Comune per regolarizzare la nostra posizione, ma nulla». Dunque la cooperativa (R)esistenza andrà via dall’Officina delle Culture? «Non c’è questa intenzione – risponde Corona – faremo le nostre attività nel giardino della struttura. Il Comune non può lasciarci alla deriva, deve trovare una soluzione». Ecco appunto le soluzioni. Quali possono essere? A risponderci è il capogruppo comunale demA Rosario Andreozzi. «Il sindaco de Magistris, l’assessore alla Polizia municipale Alessandra Clemente, tutta l’amministrazione comunale sono attenti alla questione e vuole risolverla. Si sta lavorando per trovare un altro spazio di analogo valore, effettuando uno scambio con la struttura ora richiesta da Asìa». Le lungaggini, spiega Andreozzi, riguardano anzitutto «la quantizzazione degli spazi di via Arcangelo Ghisleri non ad oggi, dopo i lavori di riqualificazione a seguito dell’ingresso di (R)esistenza, ma quando la struttura stessa le fu consegnata e che aveva all’epoca un valore minimo».
di Antonio Sabbatino
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28 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
Nella storica sede del “Gruppi di volontariato vincenziano – AIC Italia – Campania” a via Andrea d’Isernia 11, Napoli accoglie la presentazione del libro “Maestre Montessori in Rwanda”, che espone i risultati del progetto “Diventare grandi in Rwanda” ricco di rigorose citazioni da “La scoperta del bambino” di Maria Montessori e di foto scattate nella scuola dell’infanzia. L’appuntamento è per domani, 29 ottobre, alle 16. La Società di San Vincenzo de Paoli è una associazione cattolica, ma laica, che opera in genere nelle parrocchie con lo scopo principale di aiutare le persone più sfortunate sia dal punto di vista materiale-finanziario che da quello morale-culturale. Non si occupa quindi solo di pagare bollette e fornire pacchi alimentari, ma cerca di capire le cause delle povertà e di combatterle, aiutando le persone a venirne fuori. Ha accettato di presentare questo libro, che parla dei risultati del metodo Montessori in una realtà di grande disagio psichico e sociale per i bambini come quella del Rwanda, perché è affine alla loro missione, contraddistinta da un forte impegno che promuova la giustizia, la fratellanza e la pace per una cittadinanza responsabile e da un impegno ad ascoltare e accogliere le domande dei meno abbienti, dando la possibilità di crescere e migliorare l’esistenza a chi non ha voce.
Il metodo Montessori si rivolge a chi si prende cura dei piccoli e degli adolescenti affinché possano aiutarli a diventare adulti consapevoli costruendo da sé la propria psiche grazie agli stimoli che ricevono dall’ambiente che li circonda.
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28 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
Giunge alla sua quarta edizione il progetto educativo “Amici di scuola”, organizzato dalla Rete educativa Rione Sanità, una realtà in cui si incontrano e confrontano le scuole e i centri educativi del territorio per costruire una comunità educante radicandola lì dove è assente.
L’iniziativa ha interessato le scuole e i centri territoriali coinvolgendo altre realtà educative cittadine per augurare alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi del Rione Sanità l’inizio di un buon anno scolastico. Un momento da considerare fondamentale soprattutto stando ai dati riguardanti la povertà educativa in Italia resi noti, in questi giorni, da Save the children con la pubblicazione della decima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio: oltre un milione e 260mila bambini in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta.










Dato, afferma Save the children, che negli ultimi dieci anni si è triplicato passando dal 3,7% nel 2008 al 12,5% nel 2018. Sono aumentate le diseguaglianze sociali, economiche e formative tra bambini del Sud, del Centro e del Nord, tra bambini e bambine delle aree centrali e delle periferie, tra chi ha la cittadinanza e chi no, tra chi frequenta le scuole “bene” e chi le scuole “ghetto”. Una povertà economica e materiale che diversifica geograficamente le possibilità delle bambine e dei bambini di accedere al proprio futuro e che alimenta una povertà ancor più insidiosa, quella educativa. Mancanza di servizi per la prima infanzia, dispersione scolastica, assenza di opportunità formative e lavorative, di strutture sportive e piazze di socialità costituiscono un limite oggettivo per le bambine e i bambini, ragazze e ragazzi che abitano in quegli spazi urbani dove si produce la marginalità, la mancanza di opportunità e il disinvestimento nel capitale culturale della comunità.
Il Rione Sanità è uno di questi spazi urbani presenti nel centro di Napoli, in cui il processo di urbanizzazione e le politiche sociali non hanno tenuto conto dei percorsi educativi e culturali delle bambine e i bambini che lo abitano. Ed è qui che, nell’ambito della campagna promossa da Save the children “illuminiamo il futuro”, il Punto Luce Sanità durante la manifestazione di Venerdì 25 Ottobre “Amici di scuola”, insieme con gli altri centri territoriali coinvolti, ha dato vita ad un momento di condivisione ed appropriazione da parte dei bambini e delle bambine del rione di uno spazio il più delle volte “ostile” al loro percorso di crescita e formazione. Laboratori di manipolazione e creatività, giochi collettivi, arte, giardinaggio, musica e balli hanno illuminato le alte, decadenti e grigie mura del Giardino dei Miracoli: al centro del prato, alcune bambine e bambini hanno scritto e legato i propri desideri ad un albero, altre e altri donavano bigliettini su cui avevano trascritto le proprie speranze per il nuovo anno scolastico. Una mattinata in cui tutte e tutti hanno giocato, ballato, disegnato, corso, gioito e condiviso tra loro le proprie energie, diventando le protagoniste e i protagonisti di un quartiere non sempre pensato per loro e per il loro futuro.
Testo e foto: © Emanuela Rescigno
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23 Ott, 2019 | Comunicare il sociale
Alla burgeria D’Ausilio di Napoli arriva il “Capitano Raf”, un nuovo panino con cui raccogliere fondi per l’acquisto di strumenti musicali da donare a La Scalzabanda, l’orchestra giovanile del quartiere popolare di Montesanto che ha come mission l’integrazione sociale attraverso la pratica musicale collettiva. Il panino Capitano Raf, che si ispira al nome d’arte di Raffaele D’Ausilio, quarta generazione di una famiglia di macellai e patron dell’omonima macelleria e burgeria di via Tarsia, sarà disponibile dal 23 ottobre al 31 marzo. Per ogni panino venduto verranno raccolti 3 euro con cui, in primavera, si andranno ad acquistare gli strumenti musicali da donare all’orchestra. L’idea è nata come segno di riconoscenza nei confronti del quartiere che dal 2005 ha accolto D’Ausilio, presente a Montesanto inizialmente solo con la macelleria e da 3 anni anche con l’adiacente burgeria che si avvale della collaborazione del griller Venerando Valastro. Capitano Raf, un bun contenente un burger di sashi beef, la pregiata carne di vacca finlandese rinomata per la sua elevata marezzatura, rappresenta il fiore all’occhiello del nuovo menu che al suo interno annovera anche numerose altre chicche come le bombette pugliesi o diversi tagli di carne pregiate.
La ScalzaBanda è la banda musicale dei ragazzi e dei bambini del quartiere napoletano di Montesanto. Il progetto ha avuto inizio nel mese di febbraio 2012 e coinvolge attualmente circa 75 giovani musicisti, a partire dai 5 anni, provenienti da contesti socioeconomici molto eterogenei. Il progetto apre le porte anche a ragazzi extracomunitari, con problematiche sociali di diverso tipo o diversamente abili. Il reclutamento degli allievi avviene attraverso la collaborazione di alcune scuole e mediante un lavoro d’informazione e coinvolgimento diretto degli abitanti del quartiere.
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