FALCHI DEL SUD ODV cerca nuovi volontari da formare per la salvaguardia del territorio

“La ricerca di volontari per noi è una costante. Servono volontari SEMPRE” afferma perentorio Emanuele Cervelli, referente del Centro Operativo di Protezione Civile “Falchi del Sud ODV” di Napoli. L’organizzazione di volontariato lavora da Napoli in tutta la Regione Campania dal 1996, proteggendo il territorio da incendi boschivi, problemi di natura idro-geologica, facendo formazione e informazione alla popolazione in caso di emergenze (nell’ultimo biennio l’impegno in questo campo è stato massiccio a causa dei numerosi eventi bradisismici).

L’associazione collabora con tutti gli enti locali, dal comune alla regione, passando per altri enti come la delegazione WWF che gestisce il Parco Naturale del Cratere degli Astroni per il quale fa sorveglianza anti incendio.

Tutte le persone impegnate nell’organizzazione di volontariato lo fanno a titolo volontaristico e la ricerca di nuove risorse è continua visto il costante aumento di richieste di attivazione di gruppi di Protezione Civile per sopperire a problemi ed emergenze territoriali.

Ciclicamente l’associazione organizza corsi di formazione per istruire nuovi volontari. I corsi, totalmente gratuiti, della durata di 6 mesi circa, si tengono nella sede de I Falchi del Sud al Vomero, quartiere collinare di Napoli, in Via Solimena 165.

Durante le lezioni, obbligatorie per poter poi andare sul campo a operare, si insegneranno nozioni di sicurezza sul lavoro e legge 81/2008, radio comunicazione, psicologia delle emergenze, prevenzione e lotta agli incendi boschivi e a danni da emergenze idrogeologiche, attività di gestione e segreteria da campo, primo soccorso.

Non sono richieste particolari competenze preliminari. Bisogna avere tra i 18 e i 75 anni.

Come da statuto, il volontario deve dedicare alle attività richieste dall’associazione almeno 100 ore all’anno.

Per poter chiedere informazioni il sito è falchidelsud.org

La mail a cui far riferimento anche per candidarsi è sede@falchidelsud.org




 

di Emanuela Nicoloro

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Radioterapia, fondi in ritardo: a rischio le cure di 10mila pazienti

Stop ai fondi regionali da oggi, 31 luglio, per la specialistica ambulatoriale di radiologia. A serio rischio le cure per oltre 10.000 soggetti. L’allarme è lanciato dal mondo dei centri accreditati e dai sindacati. Nonostante alcuni incontri a Palazzo Santa Lucia, l’ultimo nel pomeriggio di mercoledì con l’Ufficio di gabinetto del governatore Roberto Fico e dei vertici del comparto sanitario della Regione Campania, la situazione resta in stallo.

«La radioterapia soffre di un problema dell’applicazione dei nuovi Lea in Campania – afferma Iaccarino, segretario regionale sindacato nazionale Radiologi, nel corso di una conferenza stampa all’Hotel Ramada nella giornata di mercoledì – Questo ha prodotto la precoce esaurimento dei fondi già nel 2025. Mancano all’appello almeno 40 milioni di euro, sui 45 già erogati i centri hanno fatto un atto di buona volontà. Riconoscimento del 65% (40 milioni di euro) non ancora erogati. C’è una delibera in merito. Nel 2026 non c’è ancora alcuna delibera regionale».

La conseguenza è presto detta, se le coperture finanziarie non saranno trovate: dal 1 agosto chi potrà andrà a curarsi in altre regioni, chi invece non ha possibilità vede materializzarsi il rischio di interrompere i trattamenti con la radioterapia e non solo.

«Parliamo almeno di 11-12.000 soggetti in Campania. In teoria potrebbero aumentare, raggiungendo anche i 15.000 e oltre. Sarebbe necessario che la Regione Campania desse risposte concrete. Le ricadute sociali saranno alte per i fragili» aggiunge Iaccarino, raccogliendo la preoccupazione di una dozzina e oltre di strutture ospedaliere del territorio campano.

A farsi portavoce delle preoccupazioni dei pazienti è, tra gli altri, Francesca Rando, referente di Donne in Rosa, Komen comitato Campania. «Le cure sono l’inizio di un percorso e la radioterapia serve per attenuare il pericolo per la salute dei cittadini che ne usufruiscono». La chiusura, prosegue Francesca, sarebbe «togliere una possibilità» di guarigione. «La richiesta è tantissima. Basti pensare all’oncologia, alla radioterapia. Le cure specifiche vanno garantite. Capisco la mancanza di fondi, però la gente non può aspettare. Chiudere dei centri, significa non rispettare le eccellenze che abbiamo qui».

L’interlocuzione tra sindacati e Regione Campania prosegue ma il tempo è scaduto e la preoccupazione tra pazienti e medici è palpabile.

di Antonio Sabbatino

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Cani e gatti in vacanza con le loro famiglie. Abbandono? No, grazie

Ferie e meritate vacanze per tutti in famiglia. E i nostri amici a quattro zampe? Le immagini di poveri cani abbandonati in autostrada o gatti lasciati in strada perché non si vuole limitare la propria libertà durante la stagione estiva sono fortunatamente solo un brutto ricordo. Spot pubblicitari strappalacrime lasciano finalmente il posto a messaggi promozionali di animali d’affezione al mare o in montagna coi propri cari padroni. 

Negli ultimi anni infatti è evidente un’inversione di tendenza. Secondo i dati segnalati dall’Osservatorio di Quattrozampeinfiera, l’evento fieristico che da oltre dieci anni fa tappa in varie città d’Italia, le migliaia di visitatori intervistati riportano la fotografia di un attaccamento del proprio amico peloso al resto della famiglia tale che addirittura l’89% porterà con sé il proprio pet ed i restanti lo lasceranno a parenti e amici o lo affideranno alle cure di asili e centri cinofili. 

La quasi totalità dei proprietari di animali domestici ormai è deciso ad organizzare le sue vacanze anche assecondando le esigenze di trasporto e di cura del cane o del gatto. Compagnie di volo, di navigazione e treni sono aperte al trasporto regolamentato di animali e le strutture ricettive sono ormai largamente pet friendly. 

Ma se tanto è stato fatto in termini di informazione e sensibilizzazione durante gli iter per le adozioni o gli acquisti di animali domestici, ancora c’è da fare affinché i numeri, seppur ridotti, diminuiscano ulteriormente. 

La “Collina di Argo”, il centro d’accoglienza del Comune di Napoli per i cani che non hanno casa, gestito dai servizi veterinari della ASL Napoli 1 Centro, si propone di portare avanti la cultura dell’animale, dove fare esperienze e conoscere il vero significato di una relazione con un animale, creando presupposti per un rapporto consapevole tra cane e adottante e scongiurare abbandoni.

Continuare a fare informazione e sensibilizzazione è anche ciò che sottolinea continuamente la Dottoressa Veterinaria Fabiana Tremante, che all’ombra del Vesuvio dà una costante mano nel salvare cani e gatti mal ridotti e vogliosi di entrare in qualche nuova famiglia. «Adottare un animale – ma anche acquistarne uno di razza – è un gesto meraviglioso, capace di stravolgere in meglio la nostra quotidianità, ma non può e non deve mai essere un impulso passeggero. Prima di compiere questo passo, è fondamentale fermarsi a riflettere perché un animale non è un accessorio, ma un essere vivente che dipenderà in tutto e per tutto da noi per tutta la sua vita. ​Un cane o un gatto possono vivere dai 12 ai 20 anni, bisogna chiedersi se si è pronti a garantire loro tempo, attenzioni e passeggiate quotidiane, oggi come tra dieci anni, indipendentemente dai cambi di lavoro o di stile di vita. L’abbandono non può essere una variabile da tenere in considerazione. Mai» afferma perentoria la veterinaria. 

Fortunatamente è davvero possibile poter dire che nell’ultima decade l’emergenza legata all’abbandono animale si è ridotta notevolmente ma è bene sempre ricordare che far entrare un animale nel proprio nucleo familiare significa far coincidere il nostro desiderio di compagnia con il reale benessere del quattro zampe; solo così la scelta diventa davvero consapevole e non implicherà mai la possibilità di abbandonare il proprio amico peloso. 

 

di Emanuela Nicoloro

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Contrabbando di tabacco ed e-cig, presentato a Napoli il progetto M.A.C.I.S.T.E., promosso dalla Fondazione Osservatorio Agromafie

In 38 paesi dell’area europea sono state consumate oltre 55 miliardi di sigarette illegali, per una perdita fiscale di 22,4 miliardi di euro. Si aggiunge l’espansione delle cosiddette white illicit provenienti dall’Est Europa e una crescente infiltrazione nelle piattaforme e-commerce e nei canali criptati, che consentono transazioni rapide, anonime e difficilmente tracciabili.
È quanto emerso, nell’incontro “M.A.C.I.S.T.E. – Il modello italiano nella lotta al commercio illecito nel settore tabacchi ed e-cig” che si è tenuto oggi nella sede della Camera di Commercio di Napoli a Napoli, con il contributo di istituzioni locali, tra cui Massimiliano Manfredi, Presidente del Consiglio Regionale Campania, Maria Carmela Serluca, Assessore All’agricoltura della Regione Campania, organi di controllo, Fondazione Osservatorio Agromafie, Coldiretti e Philip Morris Italia.
Nel corso della mattinata è stato presentato il progetto “M.A.C.I.S.T.E.”, acronimo di Monitoraggio Agromafie Contrasto Illecito Settori Tabacchi ed E-Cig, coordinato dalla Fondazione Osservatorio Agromafie. È stata anche presentata da Stefano Liberti, ricercatore della Fondazione Osservatorio Agromafie la ricerca “Il fumo nell’ombra: viaggio nel contrabbando e nell’illegalità dei prodotti del tabacco in Europa e in Italia”. Secondo lo studio, la “nuova illegalità” non passa più soltanto per le sigarette tradizionali, ma coinvolge anche sigarette elettroniche, vedendo emergere una nuova frontiera fatta di fabbriche clandestine e di acquisti non più soltanto agli angoli delle strade ma anche attraverso lo smercio online.
“Contrastare l’illegalità nel settore del tabacco significa difendere un patrimonio economico, sociale e produttivo strategico per il Paese” – ha dichiarato Gennarino Masiello, Vicepresidente nazionale di Coldiretti, Presidente dell’Organizzazione nazionale tabacco Italia e Presidente di Unitab Europa, che ha aggiunto – “Il fenomeno del contrabbando sottrae risorse all’erario, alimenta circuiti criminali e colpisce una filiera che rappresenta un presidio di legalità fondamentale per molte aree rurali italiane. Proprio per questo assume un valore ancora più rilevante il modello integrato costruito attraverso l’accordo di filiera tra Coldiretti e Philip Morris, che ha dato vita ad un percorso basato su trasparenza e tracciabilità, offrendo alle imprese agricole maggiore certezza e programmazione pluriennale. Un sistema che valorizza la produzione italiana di qualità favorisce la sostenibilità ambientale e sociale, garantisce un’equa remunerazione ai produttori e sostiene investimenti e innovazione. Iniziative come quella di M.A.C.I.S.T.E. vanno sostenute con forza non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo proprio per garantire questo sistema virtuoso”.
L’appuntamento fa parte di un ciclo di approfondimenti organizzato dalla Fondazione Osservatorio Agromafie il cui Comitato scientifico è presieduto dal Procuratore Gian Carlo Caselli. Proprio allo stesso Caselli è anche “intitolata” la nuova legge contro le agromafie e le agropiraterie approvata dal Parlamento dopo anni di discussione; legge cui ha lavorato alacremente proprio lo stesso Osservatorio e che oggi rappresenta uno strumento in più per combattere l’illegalità a difesa degli agricoltori e dei consumatori italiani.
La Legge Caselli è anche al centro dell’intervento del presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli: “Queste norme arrivano dopo 11 anni di attesa. Un grande risultato per l’agroalimentare. Nel Codice Penale entra un nuovo capo sui delitti agroalimentari e il reato di agropirateria per colpire le frodi organizzate. Rafforzate le sanzioni su etichette e origine, nuove regole su tracciabilità bufala e pesca. È un passo decisivo per legalità, trasparenza e tutela del Made in Italy e delle imprese oneste campane”.
In apertura dei lavori il saluto della presidente di Coldiretti Napoli Valentina Stinga. Hanno partecipato all’evento rappresentanti degli Organi di controllo, Col. T.St Paolo Consiglio, Comandante Nucleo Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, Roberto De Vita, Commissario Capo Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, Fabio De Guglielmo, Direzione Centrale Accise Agenzia delle Dogane e Monopoli, che hanno rispettivamente presentato risultati e azioni di contrasto messe in atto a livello nazionale e locale; Carlo Nocerino Procuratore della repubblica di Busto Arsizio, che ha dato uno spaccato dell’attività investigativa che le procure svolgono rispetto al tema del contrabbando di tabacco e sigarette e delle sinergie con l’attività svolta a livello europeo, e Piergiorgio Marini, Senior Manager Corporate Affairs di Philip Morris Italia che ha dato il punto di vista del settore privato in termini di collaborazione con le autorità e le istituzioni per sviluppare strategie efficaci nella lotta contro il commercio illecito.

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Caretta caretta nel Mediterraneo: tra nuovi record di nidificazione e le minacce del clima che cambia

La tartaruga marina comune, Caretta caretta, è al centro di una storia profondamente contraddittoria. Le coste italiane registrano numeri di nidificazione mai visti prima — secondo i dati del progetto Life Turtlenest coordinato da Legambiente, si è passati da 443 nidi censiti due stagioni fa a oltre 700 nell’ultima rilevazione — ma le stesse condizioni ambientali che spingono la specie verso nord ne mettono a rischio la sopravvivenza a lungo termine.

Il Mediterraneo è uno dei bacini che si riscaldano più velocemente sul pianeta. Secondo il rapporto Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean, pubblicato su Nature Climate Change, le sue acque guadagnano circa 0,4 °C ogni dieci anni, con proiezioni al 2100 tra +1,8 e +3,5 °C rispetto ai valori del periodo 1961-1990. Per la Caretta caretta, questo significa spiagge di nidificazione sempre più calde — e questo è esattamente il problema.

La determinazione del sesso dipende dalla temperatura di incubazione delle uova: in un intervallo ottimale tra 24 e 34 °C, documentato dal monitoraggio di Life Turtlenest, temperature più alte favoriscono la nascita di femmine, valori più bassi producono maschi. Con il riscaldamento progressivo delle spiagge, la bilancia si sposta verso un eccesso di femmine, alterando la struttura demografica delle popolazioni. Temperature troppo elevate durante lo sviluppo embrionale possono inoltre compromettere la morfologia dei neonati e il successo di schiusa, come evidenziato dalla ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, partner scientifico del progetto. A questo si aggiunge l’innalzamento del livello del mare, fenomeno in accelerazione documentato dallo stesso rapporto su Nature Climate Change. La Caretta caretta è filopatrica: torna a deporre le uova negli stessi luoghi in cui è nata. Se quelle spiagge scompaiono per erosione, le femmine continuano a tornare trovando ambienti ormai inadatti.

Eppure il riscaldamento sta aprendo nuovi fronti riproduttivi. Secondo i dati di Life Turtlenest, alle tradizionali regioni di nidificazione — Sicilia, Calabria, Campania, Puglia — si aggiungono le coste tirreniche centrali e persino la Liguria. Un’espansione straordinaria, ma che porta le tartarughe a scontrarsi con ambienti ad alta pressione turistica. Le ruspe per la pulizia meccanica delle spiagge distruggono in pochi minuti nidi deposti a pochi decimetri di profondità, invisibili a occhio nudo. L’inquinamento luminoso scoraggia le femmine dal nidificare e disorientano i piccoli appena nati, attratti dalle luci verso l’entroterra anziché verso il mare, dove muoiono per disidratazione o predazione. Per questo Legambiente ha elaborato linee guida specifiche rivolte alle amministrazioni pubbliche e ai titolari di concessioni balneari. 

A fronteggiare questo scenario è Life Turtlenest, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE, attivo in Italia, Francia e Spagna con monitoraggio, protezione dei nidi e ricerca scientifica. Tra i risultati più innovativi, la prima applicazione italiana di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari, realizzata dalla Stazione Anton Dohrn, per seguire i neonati nelle prime settimane di vita marina.

«Ogni nido conta, ogni schiusa è una vittoria collettiva- spiega Stefano Di Marco, responsabile di Life Turtlenest per Legambiente –  La sopravvivenza della Caretta caretta nel Mediterraneo dipende tanto dalla ricerca quanto dalle scelte quotidiane di amministratori, operatori balneari e cittadini».

 

di Walter Medolla

 

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Cinema e diritti umani: dieci film e documentari patrocinati da Amnesty Italia da vedere

Il patrocinio di Amnesty International rappresenta una garanzia sulla rigorosità documentale e sull’impatto civile di un’opera visiva. Lontani dai canoni della fiction e dell’intrattenimento, i dieci titoli selezionati dalla lista ufficiale dell’organizzazione analizzano contesti di crisi internazionale, repressioni politiche ed errori giudiziari, fornendo una mappatura accurata delle principali violazioni dei diritti umani nel mondo contemporaneo.

La selezione si apre con No Other Land (2025), opera firmata dal collettivo bilingue palestinese e israeliano composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor. Il film documenta le demolizioni sistematiche a Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, registrando in tempo reale la distruzione di abitazioni, scuole e infrastrutture idriche da parte dell’esercito israeliano per testimoniare i meccanismi dello spostamento forzato della popolazione.

Sempre sul fronte delle tensioni geopolitiche internazionali e della risposta delle piazze, The Encampments (2026), per la regia di Kei Pritsker e Michael T. Workman, ricostruisce la nascita e il successivo sgombero forzato dei campeggi di protesta all’interno dei campus universitari americani, tra cui Columbia e UCLA, analizzando la risposta delle forze dell’ordine al dissenso politico giovanile.

L’impatto dei conflitti e dei regimi autoritari sulla popolazione femminile è invece al centro di A War on Women (2026) di Raha Shirazi. L’indagine mappa l’uso della violenza di genere come strategia di guerra e strumento di controllo sociale in diverse aree geografiche attraverso le testimonianze dirette delle sopravvissute.

Le criticità legate alle migrazioni e alla tutela delle donne proseguono con Shayda (2025) di Noora Niasari, che segue la vicenda di una donna iraniana richiedente asilo in Australia, accolta con la figlia in una casa rifugio a indirizzo segreto. L’opera evidenzia le falle nei sistemi di protezione per le vittime di violenza domestica e la persistenza delle intimidazioni legate al diritto di famiglia nei contesti migratori.

Sul fronte dell’Iran contemporaneo, La bambina segreta (2024) di Ali Asgari documenta il quadro normativo e burocratico che criminalizza la maternità al di fuori del matrimonio. Ambientato a Teheran, il lavoro segue una studentessa costretta a nascondere la propria figlia neonata per evitare sanzioni legali e sociali, privando le giovani donne della propria autonomia.

Spostando lo sguardo sui confini europei, Trieste è bella di notte (2023), diretto da Andrea Segre, Stefano Collizzolli e Matteo Calore, propone un’indagine sul campo relativa alla rotta balcanica e alle prassi di “riammissione informale” attuate al confine italo-sloveno, ricostruendo attraverso le deposizioni dei migranti la catena dei respingimenti coatti verso la Bosnia ed Erzegovina.

I nodi legati agli abusi di Stato e ai sistemi giudiziari vengono affrontati da Nel nome di Gerry Conlon (2023) di Lorenzo Moscia, che analizza il caso dei “Quattro di Guildford”, uno dei più gravi errori giudiziari della storia britannica. Attraverso la figura di Conlon, incarcerato per quindici anni sulla base di confessioni estorte sotto tortura, l’opera documenta le derive repressive dei sistemi di sicurezza nazionale.

In ambito nazionale, Se fate i bravi (2022) di Stefano Collizzolli ripercorre le responsabilità delle istituzioni italiane durante il G8 di Genova del 2001, incrociando i nastri audio originali della centrale operativa della polizia con i verbali delle vittime delle violenze della scuola Diaz e del carcere di Bolzaneto.

A chiudere la rassegna sono due lavori dedicati alle discriminazioni e al controllo politico negli Stati Uniti. Martin Luther King vs FBI (2022) di Sam Pollard analizza, sulla base delle carte governative statunitensi desecretate tramite il Freedom of Information Act, le operazioni di sorveglianza di massa e dossieraggio condotte dall’FBI di J. Edgar Hoover ai danni del leader dei diritti civili tra il 1955 e il 1968.

Infine, I Am Not Your Negro (2017) di Raoul Peck, costruito sul manoscritto inedito di James Baldwin Remember This House, ripercorre la storia del razzismo sistemico americano attraverso le biografie di tre figure simbolo del movimento per i diritti civili assassinati: Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King Jr.

di Carmela Cassese

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