I dati degli ultimi anni parlano di una nuova migrazione sommersa. Oltre al costante aumento dei trasferimenti di giovane manodopera e di laureati dalle regioni del meridione verso il centro-nord d’Italia, negli ultimi vent’anni si nota un considerevole aumento di trasferimenti di over 75 dalle proprie regioni verso il settentrione della penisola.
I dati raccolti nella nuova ricerca SVIMEZ in collaborazione con Save The Children “Un Paese, due emigrazioni” parlano di 350mila giovani che lasciano le proprie regioni d’origine, ovvero quote triplicate nell’ultimo ventennio, con indicazione del fatto che i giovani studenti scelgono già Università lontane dalla propria residenza con aumento percentuale di donne laureate e di scelta di destinazioni all’estero.
“Le crescenti migrazioni giovanili generano un effetto di impoverimento complessivo che cambia gli equilibri e le proporzioni della società, ridefinendo l’intera piramide sociale. Con le partenze della parte più giovane e dinamica, le aree di svuotano di dinamismo, innovazione, idee, futuro, progettualità, aspirazioni. Perché un effetto progressivo di spopolamento si riversa anche sui progetti dei giovanissimi, che crescono maturando sin da piccoli una disaffezione “innaturale” verso il proprio luogo di nascita. Già in età adolescenziale sono consapevoli che per potersi realizzare dovranno emigrare. Quasi il 40% degli adolescenti del Mezzogiorno immagina un futuro lontano da casa” spiega la dottoressa Serenella Caravella dello SVIMEZ.
Questi spostamenti trascinano anche la migrazione di una nuova categoria di italiani: i cittadini over 75.
I numeri parlano chiaro: dal 2002 al 2024 si è passati da 96 mila spostamenti a 184 mila. Si tratta di trasferimenti non ufficiali perché questi “nonni con la valigia” non modificano la loro residenza ma si trasferiscono di fatto e per lunghi periodi al centro-nord. Aumento che è raddoppiato nel corso degli ultimi venti anni, fatta eccezione evidentemente solo nel periodo delle restrizioni negli spostamenti per il Covid.
I motivi del fenomeno, lo SVIMEZ, li riscontra non solo nei tentativi di ricongiungimento familiare con i figli emigrati ma soprattutto perché le regioni del nord sono percepite dagli anziani come più efficienti per ricevere assistenza sanitaria.

“Un giovane laureato su quattro, tra coloro che da Sud emigrano al Nord, porta con sé almeno un genitore. Li abbiamo quindi chiamati “nonni” per evidenziare, da un lato quanto il loro sostegno sia una forma di “welfare” familiare che consente ai propri figli, diventati a loro volta genitori, di bilanciare vita lavorativa e familiare. Da un’altra prospettiva, questa forma di ricongiungimento familiare consente agli anziani di avere a loro volta supporto dai figli per fare fronte alle difficoltà fisiologiche che affiorano con l’avanzare degli anni, un supporto che sarebbe loro negato se fossero rimasti a vivere in solitudine nel Mezzogiorno. Spostandosi, questi nonni possono beneficiare di un’offerta di servizi sanitari qualitativamente migliore di quella che avrebbero ricevuto al Sud, dove i sistemi sanitari continuano a soffrire di una carenza strutturale di risorse, finanziarie e umane. Ma ci sono anche altri tipi di servizi, ricreativi e culturali, verde pubblico, di cui i nonni del Sud riescono a godere migrando al Centro-Nord. Sono condizioni che fanno la differenza nella qualità della vita degli anziani” sottolinea ancora la dottoressa Caravella.
Essendo trasferimenti di fatto che però non si traducono in cambi di residenza, lo SVIMEZ, ha potuto dare contezza del volume di tali emigrazioni grazie ai dati del Servizio Sanitario Nazionale relativi alle cosiddette compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e considerando spesa pro capite per farmaci della popolazione anziana. Si conoscono infatti le cifre che le regioni da cui si parte devono pagare alle regioni in cui si arriva per ricoveri, operazioni, degenze e farmaci.
Dall’ultima rilevazione, le regioni meridionali hanno dovuto rimborsare prestazioni e servizi per quasi 1 miliardo di euro e la Campania che ha accumulato nello specifico un disavanzo verso le altre regioni di 281 milioni di euro si posiziona tra le regioni più debitrici, oltre che la regione del Mezzogiorno dalla quale parte il maggior numero di anziani.
di Emanuela Nicoloro
Vedi anche: Accordo tra CSVnet e Rete Associativa ADA
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