17 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Una serata intensa, attraversata dall’emozione, dalla memoria e dall’impegno per la pace. La serata di ieri, 16 giugno, la Chiesa di San Giovanni Maggiore ha accolto la consegna del Premio Internazionale Pellegrini di Pace alla regista tunisina Kaouther Ben Hania, tra le più autorevoli voci del cinema civile contemporaneo.L’iniziativa, promossa dall’Arcidiocesi di Napoli ETS nell’ambito del percorso del Premio fortemente voluto dal Cardinale don Mimmo Battaglia, si è aperta con la proiezione del film “La voce di Hind Rajab”, opera che racconta la tragica vicenda della bambina palestinese uccisa a Gaza e che si configura come un potente atto di denuncia contro il genocidio e l’indifferenza.Particolarmente toccante il momento della consegna del riconoscimento. A premiare Kaouther Ben Hania è stata Salma, una bambina palestinese che frequentava la stessa scuola di Hind Rajab e che, grazie a un corridoio umanitario, è arrivata nei mesi scorsi a Napoli insieme alla sua famiglia, trovando accoglienza e sostegno nella comunità palestinese napoletana. Un gesto simbolico che ha commosso profondamente il pubblico presente.
Dopo la proiezione si è svolto un dialogo aperto sui temi della pace, della memoria e del ruolo dell’arte nei processi di giustizia e riconciliazione. A confrontarsi con la regista sono stati Nino Daniele, direttore del Comitato Scientifico del Premio Pellegrini di Pace, e Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. Un confronto intenso che ha ripercorso il valore del cinema come strumento di testimonianza civile e di resistenza umana di fronte alle violazioni dei diritti fondamentali. Momenti di particolare commozione si sono registrati durante la proiezione del film e nel successivo confronto con la regista, più volte interrotto dagli applausi dei presenti. Ben Hania ha ribadito la responsabilità del cinema nel dare voce a chi rischia di essere dimenticato, raccontando le ferite dei conflitti attraverso le storie delle persone.Il Premio Pellegrini di Pace consegnato alla regista è una scultura originale realizzata dall’artista napoletano Lello Esposito, simbolo del cammino di dialogo, giustizia e fraternità che il riconoscimento intende promuovere. Nel corso della serata è stato ricordato il percorso artistico e civile di Kaouther Ben Hania, autrice di opere che affrontano temi come i diritti umani, le migrazioni, la condizione femminile, la radicalizzazione e le conseguenze dei conflitti sulle persone più vulnerabili. Con i film “L’uomo che vendette la sua pelle” e “Four Daughters”, la regista ha ottenuto due candidature agli Oscar, affermandosi come una delle figure più significative del panorama cinematografico internazionale.
Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a mons. Gennaro Matino, provicario dell’Arcidiocesi di Napoli, che ha richiamato il significato profondo del Premio Pellegrini di Pace come strumento di costruzione di ponti tra popoli, culture e religioni, sottolineando la necessità di continuare a dare voce alle vittime innocenti dei conflitti e di educare le nuove generazioni alla cultura dell’incontro e della pace.
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17 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
San Giorgio a Cremano si prepara ad accogliere un nuovo importante punto di riferimento per il dialogo tra cittadini e istituzioni europee.
Venerdì 19 giugno 2026, presso Villa Bruno, sarà inaugurato ufficialmente EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani, il nuovo centro di informazione e partecipazione europea che entra a far parte della rete europea EUROPE DIRECT 2026–2030, coordinata dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia.
L’iniziativa rappresenta un passaggio strategico per il territorio vesuviano: un presidio stabile dedicato a informazione, orientamento, opportunità europee e cittadinanza attiva, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità locali e Unione Europea.
La giornata inaugurale prenderà il via alle 15:30 con una visita guidata agli spazi di Villa Bruno, dal Museo Civico alla Biblioteca, fino alla Sala degli Specchi, per poi proseguire con i saluti istituzionali e un momento di confronto sul ruolo dell’innovazione sociale e delle politiche europee per lo sviluppo dell’area vesuviana.
Tra gli interventi previsti:
- Giorgio Zinno, Consigliere della Regione Campania
- Michele Carbone, Sindaco di San Giorgio a Cremano
- Michele Maria Ippolito, Dirigente del Settore Politiche Sociali, Scuola, Cultura e Comunicazione del Comune di San Giorgio a Cremano
- Luca Coppola, ED Manager
- Manuela Sessa, Rappresentanza della Commissione europea in Italia
- Francesco Pirone, Coordinatore del Corso di laurea magistrale in Innovazione sociale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II
- Sofia Lobakina, Community Manager di EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani
- Federica Nestola, Presidente di Europiamo ETS
Particolare attenzione sarà dedicata al tema “Unione europea e innovazione sociale: prospettive per l’area vesuviana”, un focus che mette al centro il potenziale del territorio nell’accesso a programmi europei, opportunità per giovani, imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni.
“EUROPE DIRECT Paesi Vesuviani nasce per costruire un ponte concreto tra l’Europa e i cittadini, rendendo più accessibili informazioni, opportunità e strumenti di partecipazione democratica”, spiegano gli organizzatori.
L’inaugurazione si concluderà con un momento di networking e convivialità, accompagnato dal rinfresco della Panetteria Sociale della Cooperativa Shannara e da musica live.
Con questo nuovo centro, il territorio vesuviano entra pienamente nella nuova generazione della rete EUROPE DIRECT, uno degli strumenti principali attraverso cui l’Unione Europea promuove informazione, ascolto e partecipazione civica nei territori.
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16 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
«Stiamo commettendo un errore di metodo nel dibattito pubblico: lasciamo che un pregiudizio sull’educazione sessuale dei nostri ragazzi (legittimo o meno che sia) finisca per condizionare una scelta di buon senso come quella sull’educazione emotiva e comportamentale nelle scuole. Sono due piani diversi, e tenerli distinti non è un cavillo: è la condizione perché il discorso sui sentimenti e sulle relazioni non venga travolto dallo stigma che accompagna il discorso sul sesso». Così Vittoria Marmorini, dottoressa in riabilitazione psichiatrica e psicosociale, psico-educatrice, counselor ed esperta in psicoeducazione familiare, interviene sul dibattito acceso dalla recente approvazione del disegno di legge sul consenso informato per l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole secondarie.
«Chi lavora ogni giorno con le famiglie – spiega Marmorini, co-founder del Centro Noesis di Napoli – conosce bene il legame tra educazione sessuo-affettiva ed educazione emotiva. Proprio per questo lanciamo un allarme: se nelle scelte politiche e scolastiche colleghiamo i due ambiti, c’è il rischio concreto che il primo, con tutto il carico di tabù che si porta dietro, finisca per bloccare anche il secondo. La domanda da porsi è onesta: abbiamo difficoltà a parlare di sesso ai nostri ragazzi e/o abbiamo timore che qualcun altro ne parli? Supponiamo che sia comprensibile. Ma rispondendo a quella paura nel modo sbagliato rischiamo di inficiare un lavoro ben diverso e più ampio, che è l’educazione ai sentimenti».
Al centro dell’intervento c’è la richiesta di riportare la discussione su un terreno scientifico. «Il problema – osserva la specialista – è sempre lo stesso: invece di ragionare a partire da conoscenze scientifiche, e quindi neutrali, si lascia entrare l’aspetto ideologico, quello moralistico e moralizzante, a discapito del benessere e della salute delle persone. Noi abbiamo il dovere di restare aderenti alle evidenze e, su quelle, costruire strategie di intervento scientificamente basate, non costruirle sulle paure».
E le evidenze, sottolinea Marmorini, parlano chiaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 10-20% di bambini e adolescenti nel mondo soffra di disturbi mentali, che la metà di tutte le patologie psichiche insorga entro i 14 anni e tre quarti entro i 25. «Sono numeri che dovrebbero togliere ogni dubbio sul quando intervenire: presto, prestissimo, nel luogo dove i ragazzi passano gran parte del loro tempo, cioè la scuola. È la stessa OMS a indicare che la prevenzione passa dalla costruzione, fin da piccoli, di quelle ‘abilità di vita’ (life skills) che permettono di riconoscere e gestire le proprie emozioni, di affrontare i problemi e di entrare in relazione con gli altri».
Su questo terreno, ricorda la professionista, esiste una mole di ricerca che pochi conoscono. «Quando parliamo di educazione emotiva e comportamentale non parliamo di un’opinione, ma di programmi strutturati, come il cosiddetto Social and Emotional Learning, studiati da decenni con strumenti rigorosi. La più nota di queste analisi ha messo insieme 213 programmi scolastici e oltre 270.000 studenti, dalla materna alle superiori, rilevando nei partecipanti un miglioramento significativo non solo delle competenze emotive e dei comportamenti, ma anche del rendimento scolastico, con un guadagno equivalente a 11 punti percentili. Diciamolo: l’educazione alle emozioni non toglie tempo allo studio, lo potenzia».
Da qui l’appello, che è anche una proposta. «Chiediamo che l’educazione emotiva e comportamentale, l’educazione ai sentimenti e alle relazioni a trecentosessanta gradi, entri stabilmente nelle scuole italiane come parte ordinaria dei percorsi formativi, e non come iniziativa occasionale legata all’emergenza di turno. In Italia esistono già esperienze in questa direzione: lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha sviluppato programmi di promozione della salute mentale a scuola fondati proprio sulle life skills dell’OMS e sull’intelligenza emotiva. La cornice scientifica c’è, gli strumenti ci sono. Quello che manca è la decisione di non lasciare che una battaglia ideologica su un tema affine ne blocchi un altro che con quella battaglia c’entra solo collateralmente».
Una direzione su cui il Centro Noesis lavora da anni sul territorio. Attraverso il progetto “Health Point”, il centro ha promosso le “Scuole Territoriali della Salute Emotiva e Comportamentale”, appuntamenti divulgativi pensati per condividere con i cittadini le idee e le buone prassi del benessere psichico. «La nostra esperienza sul campo – osserva Marmorini – ci dice una cosa semplice: quando si offre alle persone un linguaggio per leggere le proprie emozioni e quelle di chi hanno accanto, i pregiudizi si sgretolano da soli. È esattamente ciò che dovrebbe accadere, su scala molto più ampia, dentro le scuole».
«È una questione spinosa, lo so. Ma se riusciamo a chiarire questi termini e a fare informazione corretta, separando ciò che va separato, facciamo un buon servizio ai ragazzi e alle famiglie. L’educazione emotiva e comportamentale non può diventare il danno collaterale e la vittima sacrificale di un’altra discussione», conclude Marmorini.
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16 Giu, 2026 | Comunicare il sociale, Terza di Copertina
Cambiare il presente attraverso il “coraggio del noi”. La visita del Papa a Napoli, Pompei e Acerra, la straordinaria esperienza di “Scuola e Volontariato”, ma anche tante storie e testimonianze di resistenza, riscatto e solidarietà: è il numero di giugno di Comunicare il Sociale, la rivista edita da CSV Napoli.
La rivista è disponibile nella versione sfogliabile a questo link:
qui invece la versione in pdf:
16 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Un bene confiscato alla criminalità organizzata restituito al territorio e trasformato in uno spazio di accoglienza per minori in affido. Si terrà venerdì 19 giugno, alle ore 10, in via Magellano a San Marcellino, l’inaugurazione del nuovo Centro di accoglienza per minori in affido, realizzato nell’immobile confiscato a Giovanni Garofalo.
L’intervento rappresenta un nuovo tassello nel percorso di recupero sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità, con un progetto destinato a coniugare legalità, inclusione e sostegno ai minori più fragili.
Il progetto di recupero e valorizzazione del bene confiscato è stato finanziato dalla Regione Campania con un importo di 150mila euro. I lavori di riqualificazione sono stati completati dal Comune di San Marcellino, mentre Agrorinasce ha curato l’iter pubblico per individuare il soggetto gestore della struttura, poi affidata alla cooperativa sociale Hermes.
La struttura, già operativa, è accreditata presso l’Ufficio di Piano e iscritta nell’elenco delle strutture riconosciute dalla Procura del Tribunale per i Minorenni di Napoli. Attualmente è impegnata nell’attuazione del progetto di start up “Comunità alloggio 4.0”, rivolto ai minori ospiti e finalizzato a costruire percorsi educativi e di accompagnamento all’autonomia attraverso attività di educazione digitale e formazione, utili ad accrescere il bagaglio di competenze digitali e aumentare le loro opportunità di integrazione sociale e lavorativa.
Alla cerimonia inaugurale prenderanno parte il sindaco di San Marcellino e presidente della Provincia di Caserta, Anacleto Colombiano, il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Michele Del Prete, il prefetto di Caserta, Lucia Volpe, la procuratrice della Repubblica Tribunale Napoli Nord, Annamaria Lucchetta, la dirigente della filiale di Napoli dell’ANBSC, Daniela Lombardi, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura e alle autorità civili, politiche ed ecclesiali.
Antonietta Troncone, presidente Agrorinasce: “L’apertura del centro riveste un forte valore simbolico, non solo perché un immobile sottratto alla criminalità organizzata viene restituito alla collettività con una finalità sociale, ma anche perché la sinergia tra l’Ente comunale e un’associazione del terzo settore consente di rispondere concretamente al bisogno di destinare il bene a un luogo di accoglienza e tutela per minori in condizioni di fragilità”.
Giovanni Allucci, amministratore delegato Agrorinasce: “Questo progetto interpreta pienamente la missione di Agrorinasce, impegnata nel recupero e nella valorizzazione dei beni confiscati affinché vengano restituiti alla comunità civile attraverso funzioni socialmente utili e capaci di generare valore per il territorio. Allo stesso tempo assumere l’impegno di investire sul benessere e sul futuro delle nuove generazioni, accompagnando percorsi di tutela e crescita per minori in condizioni di vulnerabilità, costituisce inoltre un motivo di particolare soddisfazione: perché il riscatto di un territorio passa anche dalla capacità di offrire ai più giovani contesti sani, sicuri e ricchi di opportunità”.
Anacleto Colombiano, sindaco di San Marcellino e presidente della Provincia di Caserta: “Da simbolo del potere criminale, l’immobile diventa oggi un presidio di inclusione, educazione e tutela, confermando come i beni confiscati possano generare opportunità e rafforzare il tessuto sociale del territorio. In questo percorso si inserisce anche il progetto del nuovo Centro Sportivo Polivalente nell’ex Euromilk, ulteriore esempio di restituzione sociale di patrimoni sottratti alla criminalità. La Comunità Alloggio rappresenta una risposta concreta ai bisogni del territorio e un investimento sulle nuove generazioni: dove prima c’era illegalità, oggi nasce uno spazio di crescita e futuro. La vera vittoria dello Stato non è solo confiscare un bene, ma restituirlo alla comunità con una funzione sociale”.
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16 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Domani il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, vota una normativa che riguarda direttamente il modo in cui produciamo cibo. Al centro della discussione ci sono le Nuove Tecniche Genomiche, conosciute anche come nuovi Ogm, e la possibilità che vengano sottratte alla legislazione vigente sugli organismi geneticamente modificati.
Se le proposte attualmente sul tavolo venissero approvate, semi e piante derivati da queste tecniche non sarebbero più soggetti a valutazioni di rischio complete, né ai requisiti di tracciabilità e responsabilità, né all’obbligo di etichettatura per i consumatori.
Slow Food Italia ha lanciato un appello affinché il Parlamento voti contro la deregolamentazione. La presidente Barbara Nappini sottolinea che il modello agricolo vigente ha già condotto a un collasso ambientale, climatico e sociale, e che servirebbe invece tutelare la fertilità del suolo, la biodiversità e la complessità dei paesaggi agrari, insieme alle comunità che li abitano. Per Nappini i nuovi Ogm rappresentano una forma di resistenza all’agroecologia, che resta secondo Slow Food la via da seguire per il futuro dell’agricoltura.
Il vicepresidente e agronomo Francesco Sottile avverte che la deregolamentazione apre la strada a monocolture su vasta scala, con un uso sproporzionato di suolo e acqua e una dipendenza crescente da sostanze chimiche sintetiche. Le conseguenze, spiega, peserebbero sull’erosione della biodiversità agricola e sulla resilienza dei sistemi alimentari.
Al cuore della vicenda c’è anche il principio di precauzione, che impone alle istituzioni di agire con responsabilità ogni volta che esiste un rischio di danno, anche quando la certezza scientifica non è completa. Slow Food denuncia che questo principio viene progressivamente accantonato, mentre gli interessi economici e la corsa alle nuove tecnologie prendono il sopravvento sulla protezione degli ecosistemi e delle comunità.
Le Nuove Tecniche Genomiche sono inoltre tra le cause dell’aumento dei brevetti sui semi: la maggior parte delle domande presentate nel 2025 riguarda varianti genetiche già presenti in natura, trattate come invenzioni tecniche. Una tendenza che solleva interrogativi sul controllo delle risorse genetiche vegetali e sui diritti di produttori di sementi, agricoltori e consumatori.
A sostenere la posizione di Slow Food arriva anche un sondaggio commissionato dalla coalizione No Patents on Seeds!, condotto su mille persone maggiorenni in ciascuno di cinque paesi europei, tra cui l’Italia. I dati mostrano un consenso ampio: oltre nove intervistati su dieci ritengono la diversità nel miglioramento genetico delle piante essenziale per l’agricoltura e l’approvvigionamento alimentare; più di otto su dieci giudicano eticamente scorretto brevettare organismi viventi come piante e animali; tre quarti del campione si dicono contrari alla brevettabilità di tratti vegetali presenti in natura o insorti casualmente, e altrettanti chiedono che la tutela della salute umana e dell’ambiente diventi prioritaria nell’approvazione delle piante geneticamente modificate e nel rilascio dei brevetti.
Per Slow Food l’innovazione vera nasce nelle comunità locali che praticano l’agroecologia, capaci di nutrire la popolazione senza compromettere l’ecosistema. L’organizzazione chiede dunque ai parlamentari europei di respingere la deregolamentazione e di mantenere regole di sicurezza rigorose, etichettatura obbligatoria e piena responsabilità delle aziende coinvolte.
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