Candida il progetto che ti sta a cuore, Aviva lo sosterrà

Aviva è uno dei principali gruppi assicurativi al mondo. Aviva Italia ha una capillare presenza sul territorio, grazie a oltre 500 agenzie plurimandatarie, consulenti finanziari e accordi con primari gruppi bancari italiani (come UBI Banca, Unicredit, Banca Popolare di Bari). Si tratta di un’azienda in crescita (utile operativo 2016 circa +10% vs.py), con oltre 550 dipendenti e riconosciuta tra le aziende “Top Employers Italia”. Aviva vuole ricambiare la fiducia accordatagli dagli oltre 2 milioni di Clienti italiani, investendo in attività no-profit in Italia.

Con il supporto di Fondazione Sodalitas, ha lanciato la terza edizione del Community Fund, un fondo benefico a favore delle organizzazioni nonprofit attive a livello delle comunità locali. L’iniziativa mette a disposizione 10 donazioni – 6 Premi categoria (fino a 15.000€) e 4 Premi speciali (5.000€ ciascuno) – per le organizzazioni operanti in tre aree di intervento: “sostegno alla salute”, “al fianco degli anziani” e “occupazione”.

Fino alle ore 18 del 15 febbraio, chiunque, accedendo al sito www.avivacommunityfund.it, può candidare il progetto sostenuto dall’organizzazione che gli sta a cuore, specificando l’entità del contributo economico necessario al suo sostegno.

Dal 1 marzo, invece, sarà possibile accedere al sito per votare i progetti preferiti. Le candidature con il maggior numero di voti accederanno alla fase finale: una giuria valuterà i progetti tenendo conto di diversi fattori, tra cui l’impatto sulla comunità, la sostenibilità e l’originalità. I vincitori saranno annunciati il 15 maggio.

Inquinamento atmosferico, Legambiente presenta Mal’Aria 2018

Emergenza smog sempre più cronica in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2017 da “codice rosso” a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili e dell’ozono. A fotografare la situazione è Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria. Un incontro, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia, e fortemente voluto dalla Commissiona Europea che in questi giorni ha lanciato anche un ultimatum al nostro paese, chiedendo al ministro dell’ambiente Galletti aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Dal report Mal’aria emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

Su 39 capoluoghi, ben cinque hanno addirittura oltrepassato la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di
inquinamento atmosferico illegali; Cremona (Fatebenefratelli) con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova (Mandria) con 102 e Pavia (Minerva) con 101 giorni. Ci sono andate molto vicina anche Asti (Baussano) con 98 giorni e Milano (Senato) con le sue 97 giornate oltre il limite. Seguono Venezia (Tagliamento) 94; Frosinone (Scalo) 93; Lodi (Vignati) e Vicenza (Italia) con 90.

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Promuovere legalità e volontariato nelle scuole, al via il bando del MIUR

Il Ministero dell’istruzione, università e ricerca – Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione ha emanato l’Avviso pubblico “Piano nazionale per la promozione della cultura della legalità” diretto a tutte le istituzioni scolastiche ed educative statali di ogni ordine e grado, singole o organizzate in reti di scuole, allo scopo di sostenere percorsi di educazione e formazione interdisciplinare su almeno una delle seguenti tematiche:

educazione alla cittadinanza attiva e al rispetto delle regole attraverso la costruzione di una rete di collaborazione tra la scuola ed enti pubblici e/o privati presenti sul territorio di riferimento che contemplino tra i propri scopi l’educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità;
– educazione al rispetto per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall’art. 3 della Costituzione;
educazione al volontariato, all’impegno sociale e alla cultura del dono e della solidarietà;
– educazione alla valorizzazione del territorio e del patrimonio artistico e culturale;
– educazione al rispetto ed alla cura degli spazi al servizio della collettività (la scuola, gli spazi messi a disposizione degli studenti, i luoghi collettivi del quartiere di riferimento come piazze, parchi, giardini, strade, piste ciclabili, etc.);
cittadinanza economica, con particolare attenzione alla normativa e alle procedure che contraddistinguono il sistema produttivo e d’impresa che opera nel rispetto della legalità, della trasparenza e dell’anticorruzione;
– educazione all’uso attento del linguaggio e al rispetto delle regole di convivenza civile, nei contesti di relazione linguistica scolastica (assemblee, dibattiti in classe, dialoghi anche attraverso social network, chat e whatsapp) ed extra-scolastica.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate alla Direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione esclusivamente attraverso il portale www.monitor440scuola.it seguendo la relativa procedura guidata, a partire dal 24 gennaio 2018 ed entro e non oltre le ore 12.00 del 23 febbraio 2018.

Per consultare l’avviso pubblico…clicca qui

Gesco, in partenza il corso di mediatore familiare

Il gruppo di imprese sociali Gesco propone un percorso orientato a formare operatori per la comprensione sul piano psicologico del conflitto coniugale familiare.

I destinatari del corso di formazione sono:

– Diplomati di scuola media superiore
– Laureati in psicologia, sociologia, giurisprudenza, neuropsichiatria infantile, psichiatria, scienza dell’educazione e della formazione, scienza del servizio sociale.

Alla conclusione del corso che prevede 500 ore (300 ore di teoria e 200 ore destinate al tirocinio) i partecipanti dovranno sostenere un esame il cui superamento comporta il rilascio dell’Attestato di mediatore familiare riconosciuto dalla Regione Campania.

Verranno riconosciuti 45 crediti formativi per gli assistenti sociali ed è in atto il procedimento per il riconoscimento di crediti formativi all’ordine degli avvocati.

Gli interessati sono pregati di trasmettere entro il 10 febbraio 2018 richiesta di partecipazione, corredata dei propri dati anagrafici e recapiti telefonici, all’indirizzo di posta elettronica: formazione@gescosociale.it.

Per eventuali informazione rivolgersi alla Scuola di formazione Gesco: 081/7872037

Inaugurata, in un bene confiscato, la prima casa rifugio per per lgbt in situazioni di disagio o vittime di discriminazione e violenza

Questa casa non è un albergo”. E’ scritto così, a caratteri cubitali, sulla porta d’ingresso di un appartamento di via Genovesi, nei presi di piazza Carlo III. La nuova realtà, inaugurata questa mattina alla presenza, tra gli altri, del ministro delle politiche sociali Giuliano Poletti, è una casa rifugio sorta in un bene confiscato alle mafie e offre prima accoglienza per Lgbt in situazioni di disagio o vittime di discriminazione e violenza. La struttura, gestita dall’associazione I-Ken onlus, è il primo rifugio di questo genere realizzato in un immobile confiscato, in questo caso al clan camorristico dei Mallardo. La struttura è stata in parte finanziata dallo Stato, attraverso il dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile della Presidenza del Consiglio. I beni confiscati sono beni comuni in Comune. È da questo concetto che parte la rivoluzione sulla gestione dei beni sottratti alla criminalità.

Seguendo la procedura burocratica di affidamento è nata la realtà di “Questa casa non è un albergo”, un progetto innovativo, unico sul territorio nazionale. La “Casa” realizza interventi di accoglienza temporanea e percorsi di formazione rivolti ai giovani LGBT e ai giovani della Campania tra i 14 e i 35 anni in condizioni di difficoltà in contesto familiare e sociale violento e discriminante. La “casa” di via Genovesi di Napoli, è stata completamente ristrutturata attraverso il progetto finanziato dal PAC. Un Cofinanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. “Questa casa non è un albergo” sarà, infatti, non solo “casa rifugio” per il mutuo soccorso e per il contrasto all’omofobia, alla transfobia ed ogni forma di ingiustizia sociale, ma un incubatore di idee dal comune denominatore: sensibilizzare sull’importanza politica, civile, economica e sociale di una cultura delle differenze basata sulla parità e l’uguaglianza. Un servizio che avrà la consulenza psicologica e legale di esperti e professionisti, ma che vedrà anche eventi culturali specifici realizzati in itinere. Si svolgeranno incontri e tavole rotonde su aree tematiche, workshop e seminari in cui relazionare le attività del progetto con la realtà sociale del territorio di riferimento.