19 Feb, 2016 | News dalle odv
Il Camper Prosud, che porta in giro la prevenzione gratuita del tumore della prostata, il 20 febbraio è a Piazza Vanvitelli a Napoli. Gli urologi della Fondazione presieduta dal Prof. Vincenzo Mirone sono a disposizione del pubblico dalle 10 alle 14 per visite urologiche gratuite. Non occorre prenotare; basterà dare il nominativo alle hostess ed attendere il proprio turno. Inoltre, per essere aggiornati sulle prossime tappe basta consultare il sito: www.fondazioneprosud.it o scrivere a info@fondazioneprosud.it
16 Feb, 2016 | News dalle odv
Venerdì 19 febbraio 2016 alle ore 16,30 presso la Chiesa di San Bonaventura in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, 14 – Napoli, ci sarà la presentazione del documentario che svela i segreti dell’industria più distruttiva del pianeta e indaga sul perché le principali organizzazioni ambientaliste del mondo hanno troppa paura di parlarne. A moderare il dibattito Maura Esposito.
Locandina COWSPIRACY
12 Feb, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – E’ stata presentata dalle Acli provinciali di Napoli e Coordinamento campano contro le camorre l’iniziativa “Le due facce del gioco”, che prevede la realizzazione di un concorso, aperto agli studenti delle scuole medie dell’area metropolitana di Napoli, per sensibilizzarli sul tema del gioco d’azzardo.
I ragazzi potranno proporre entro il 13 maggio elaborati artistici realizzate secondo ogni registro artistico: i partecipanti potranno realizzare video, testi letterari, pitture, manufatti o anche canzoni inedite. Le “facce” del gioco sono due, scrivono gli organizzatori: “Accanto ad una faccia, quella del divertimento e della socialità, esiste l’altra faccia del gioco, che è rappresentata dal gioco patologico, una vera e propria dipendenza legata alla natura compulsiva dell’azione ed associata all’incapacità di smettere”.
Quella del contrasto ai costi sociali del gioco d’azzardo è una tematica quanto mai d’attualità, anche nei confronti degli adolescenti. “Abbiamo scoperto con sgomento – ha dichiarato Gianvincenzo Nicodemo, presidente delle Acli partenopee – che diverse ricerche riportano come la percentuale di adolescenti che hanno giocato d’azzardo sia in Campania elevatissima, la più alta d’Italia. Ci è parso necessario, in questo quadro, realizzare una proposta rivolta ai ragazzi che vanno a scuola, che più degli adulti vanno tutelati dai rischi del gioco d’azzardo”. Nicodemo sottolinea come la regolamentazione, comunale sia centrale nella limitazione dei danni sociali connessi con il gioco d’azzardo patologico: “abbiamo apprezzato il regente regolamento sulle sale da gioco, proposto dall’amministrazione De Magistris e ci opporremo con tutte le nostre forze dai tentativi di modificarlo. In questi giorni stiamo incontrando tutti i candidati sindaco di Napoli e ad ognuno di loro chiederemo un impegno a non modificare le regole di apertura di nuove sale slot a Napoli”.
di Danila Navarra
12 Feb, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA – «Una delle pagine più buie per i diritti del malato e una grande beffa per le vittime di errori sanitari, che saranno ancora più penalizzati», così Tonino Aceti , coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva, commenta l’ approvazione alla Camera della legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario. «Se fino ad oggi – spiega Aceti – il paziente vittima di un presunto errore sanitario doveva solo dimostrare di aver subito il danno, con l’ approvazione di questa legge dovrà anche provare in cosa il personale ha sbagliato o cosa ha omesso. Un’ impresa complicatissima, quasi impossibile, che il paziente e chi lo tutela dovrà compiere sulla base di una cartella clinica spesso incompleta, incomprensibile, scritta da chi potrebbe aver cagionato il danno e suscettibile di alterazioni». Inoltre, prosegue Aceti, «il Ddl non prevede garanzie per i cittadini di avere accesso alla liquidazione del risarcimento quando la struttura sanitaria non paga. E il famoso Fondo di garanzia non copre nemmeno la cosiddetta `alea terapeutica´ come nel caso di infezioni ospedaliere, oltre a non prevedere alcuna garanzia nei casi di strutture sanitarie con fondi per l’ auto-assicurazione scoperti. Quindi – conclude Aceti – non è vero che la legge tutela i cittadini e ci impegneremo per far modificare il testo al Senato e studiare nuovi strumenti di tutela per coloro che hanno subito un danno da malpractice e che con questa nuova legge saranno più soli di prima nel tentativo di ottenere giustizia».
Associazione Codici: «Si salvi chi può» «Il ddl #salvamedici è stato approvato dai parlamentari. La frittata è fatta: si salvi chi può. I medici avranno la licenza di uccidere e ne usciranno immacolati». Così Ivano Giacomelli , segretario nazionale dell’ associazione Codici, commenta l’ approvazione in prima lettura alla Camera della legge sulla responsabilita’ professionale del personale sanitario. «Traducendo le parole pronunciate dal ministro Lorenzin- prosegue- il medico non sarà più responsabile penalmente… E chi stabilisce le linee guida da lui osservate? Altri medici come lui che, in caso di errore, cercheranno comunque di dare una versione dell’ accadimento univoca e irreprensibile? Inversione dell’ onere della prova?».Secondo Giacomelli, questo significa che «l’ errore medico va provato dal paziente che l’ ha subito, cosa di per sé già non facile. E in caso di decesso? I parenti come potrebbero provarlo? Tentativo di conciliazione? Cioè portare un paziente magari ad accettare per disperazione un compenso irrisorio rispetto a lesioni gravissime, piuttosto che aspettare anni per il “giusto”? Questi sono una parte dei risultati che deriveranno da questa mostruosità. Vogliamo svegliare le coscienze dei cittadini, allora, incitandoli a dire la loro sull’ hastag #lorenzinSfanclub- conclude il segretario nazionale dell’ associazione Codici- e ad aderire alla petizione contro il ddl #salvamedici».
di Danila Navarra
12 Feb, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Alcuni dei ragazzi che frequentano il civico 111 di via Ferrante Imparato nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio vivono abbandonati a sé stessi. «Magari il padre è in galera e la madre lavora tutto il giorno. Nella migliore delle ipotesi», racconta la fondatrice dell’associazione Figli in Famiglia, Carmela Manco. Entrando dalla porta della sede dell’associazione risaltano alla vista tavoli da pranzo, una scrivania, una libreria, un divano. Una living room da fare invia alle migliori case della Napoli bene. È l’ingresso di Figli in famiglia. Un biglietto da visita di tutto rispetto per quella che, come dice il nome stesso, è un posto dove chiunque si sente come a casa propria, in famiglia appunto.
L’ASSOCIAZIONE – Figli in famiglia lavora sul territorio di San Giovanni a Teduccio da oltre trent’anni. Già nell’83, ancor prima di creare l’associazione, alcuni giovani del quartiere di Napoli est si davano da fare per togliere dalla strada i ragazzini che vivevano in situazioni difficili. In un primo momento facendo attività in parrocchia. Poi spostandosi di fronte la chiesa di via Ferrante Imparato, in quella che poi sarebbe diventata da sede dell’associazione. Una strada lungo e difficile. Dalle sfide del quotidiano a quelle legate alle spese importanti, come il pagamento del mutuo.
CARMELA MANCO – Decine e decine di persone di ogni età ed estrazione sociale frequentano le stanze gestite dai volontari che aiutano Carmela Manco. Per lo più di pomeriggio quando si svolgono molte attività. Dalle ripetizioni al karate. Dal teatro al canto. Ogni giorno ruotano pressappoco cento bambini. In alcuni periodi anche molti di più. La scorsa estate il progetto Scuola aperta ha visto partecipare 273 bambini.
di Ciro Oliviero