NAPOLI – Con l’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli, i progetti per l’estate non si fermano: dal 7 agosto all’8 settembre parte il progetto “Tutti i colori a Marechiaro”, cinque settimane di soggiorni estivi interculturali presso il Centro Polifunzionale S. Francesco.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’Assessore Roberta Gaeta, prevede che ogni settimana un gruppo di ragazzi napoletani incontrerà i loro coetanei arrivati dal sud del mondo, partecipando insieme ad attività ricreative, sportive e laboratoriali, con serate di musica, balli e divertimento.
Possono partecipare ai soggiorni tutti i ragazzi napoletani dai 13 ai 18 anni, iscrivendosi presso il Centro Servizi Sociali Territoriali della propria Municipalità.
La partecipazione è gratuita.
ROMA – Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è in vigore il Codice del Terzo settore. Si tratta del decreto legislativo più corposo (104 articoli) tra i cinque emanati dopo la legge delega per la riforma del Terzo settore (106/2016). E avrà bisogno a sua volta, entro il prossimo anno, di ben 20 decreti ministeriali perché funzioni, nella pratica, tutto quanto previsto.
La parola riordino, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice. Tre esempi sono sufficienti a farne comprendere la portata.
PRIMO: vengono abrogate diverse normative, tra cui due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97).
SECONDO: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets). Ecco le sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte; enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).
Restano dunque fuori dal nuovo universo degli Ets, tra gli altri: le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro. Mentre per gli enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale di cui all’esempio successivo.
Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (già denominato Runts…), che farà quindi pulizia dei vari elenchi oggi esistenti. Il Registro avrà sede presso il ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale. Viene infine costituito, presso lo stesso ministero, il Consiglio nazionale del Terzo settore, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.
TERZO: vengono definite in un unico elenco riportato all’articolo 5 le “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitati dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, dichiaratamente aggiornabile, che “riordina” appunto le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.).
Gli Ets, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili.
Ma potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”.
Senza contare che diventano per la prima volta esplicite in una legge alcune indicazioni alle pubbliche amministrazioni: come cedere senza oneri alle associazioni beni mobili o immobili per manifestazioni, o in comodato gratuito come sedi o a canone agevolato per la riqualificazione; o incentivare la cultura del volontariato (soprattutto nelle scuole): o infine coinvolgere gli Ets sia nella programmazione che nella gestione di servizi sociali, nel caso di Odv e Aps, “se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato”.
Una parte consistente del Codice (sei articoli, dal 61 al 66, pari al 14% dell’estensione del testo) è dedicata ai Centri di servizio per il volontariato (CSV), interessati da una profonda revisione in chiave evolutiva che ne riconosce le funzioni svolte nei primi 20 anni della loro esistenza e le adegua al nuovo scenario. A cominciare dall’allargamento della platea a cui i CSV dovranno prestare servizi, che coinciderà con tutti i “volontari negli Enti del Terzo settore”, e non più solo con quelli delle organizzazioni di volontariato definite dalla legge 266/91 (anche se in realtà era già cospicua la quota di realtà del terzo settore “servite” in questi anni).
I Centri – che dovranno essere di nuovo accreditati – verranno governati da un inedito Organismo nazionale di controllo (Onc) e dalle sue articolazioni territoriali (Otc), le cui maggioranze saranno detenute dalle fondazioni di origine bancaria. Sarà inoltre ridotto il numero complessivo dei Centri in riferimento ad alcuni parametri territoriali. Nella governance dei CSV potranno entrare tutti gli Ets (secondo il cosiddetto principio delle “porte aperte”), lasciando però al volontariato la maggioranza nelle assemblee. Saranno previsti nuovi criteri di incompatibilità tra la carica di presidente di un CSV e altre cariche, ad esempio ministro, parlamentare, assessore o consigliere regionale o di comuni oltre i 15 mila abitanti. I CSV, insieme alle Reti associative nazionali, potranno essere autorizzati dal ministero delle Politiche sociali all’“autocontrollo degli Enti del Terzo settore”. Viene infine centralizzato e ripartito a livello nazionale il fondo per il funzionamento dei CSV, che continuerà ad essere alimentato da una parte degli utili delle fondazioni di origine bancaria e da un credito di imposta fino a 10 milioni, a regime, che queste ultime si vedranno riconoscere ogni anno.
NAPOLI – Si inizia con «Stop invasione», passando per frasi come «io caccerei pure i napoletani oltre che i neri», oppure «quando arrivano facciamoci trovare anche noi e cacciamoli via». Sono solo alcuni commenti a sfondo razziale che imperversano da alcuni giorni sui gruppi Facebook dedicati ai cittadini di Somma Vesuviana. Il tutto è partito da un post scritto il 29 luglio dal neo sindaco Salvatore Di Sarno che documentava un incontro avuto il giorno prima con il prefetto, alla quale hanno partecipato diversi amministratori dell’area vesuviana: «Oggi, con altri sindaci, – scriveva Di Sarno – abbiamo incontrato il prefetto per discutere di sicurezza del territorio e del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Non potremo rifiutarci di ospitare circa 110 cittadini stranieri, 3 persone ogni mille abitanti, che rispondono ai requisiti previsti dalla legge. Faremo del nostro meglio in tal senso e so che i miei concittadini sapranno essere accoglienti e ospitali con chi scappa da guerre e persecuzioni».
Parole che potrebbero sembrare di buon senso, ma che in realtà sono state fraintese da molti, che hanno ipotizzato un arrivo imminente di un centinaio di migranti e che hanno scatenato una serie di discussioni molto animate tra chi si dichiara favorevole all’accoglienza e chi invece è profondamente contrario. Tra le due fazioni i commenti si sono fatti sempre più aspri, a colpi di insulti e segnalazioni. Una escalation che continua ancora in queste ore e alla quale il sindaco Di Sarno ha provato a mettere fine con un nuovo post: «Un’amministrazione seria – scrive il neo sindaco – si pone il problema ed informa la cittadinanza su ogni questione rilevante. Troveremo la giusta soluzione che sarà sempre presa a tutela dei cittadini sommesi ed insieme a tutti i consiglieri comunali. Per la precisione e per togliere qualsiasi dubbio: I Comuni non potrebbero esimersi dall’obbligo di ospitare i rifugiati se hanno strutture idonee e, da un primo controllo, noi non abbiamo strutture adatte ad ospitare rifugiati. Il Prefetto autonomamente li può inviare su un territorio facendo delle convenzioni con privati (CAS). Nella nostra città insiste già un CAS che ospita diversi rifugiati».
Infine il primo cittadino di Somma Vesuviana cerca di fugare ogni dubbio specificando che «al momento non è previsto nessun ulteriore arrivo di rifugiati sul nostro territorio, ma se dovesse arrivare una richiesta da parte della prefettura la valuteremo insieme a tutti i consiglieri comunali e alla cittadinanza». In più, come Di Sarno ha ricordato, sono anni che il territorio ospita alcuni migranti: si tratta degli ospiti della cooperativa Mediterraneo Sociale, che ormai da 30 anni opera in diversi ambiti del terzo settore, tra cui quello dell’accoglienza ai migranti. All’interno del Parco Mediterraneo di Somma Vesuviana, sono ospitati 14 migranti, divisi tra donne e bambini.
«In linea generale – spiega il presidente della Rete Mediterraneo Sociale Salvatore Esposito – non esiste un territorio che non è in grado di ospitare cento migranti. Il problema è soprattutto organizzativo: se nello stesso luogo vengono portate un centinaio di persone è chiaro che si crea un impatto negativo sul quartiere, perché si determina una saturazione. Noi facciamo accoglienza da ormai 35 anni e siamo del parere che gruppi piccoli, ben accolti, in strutture idonee, seguiti da associazioni ben integrate sul territorio, non determinano alcun problema. Il punto quindi non è quante persone può tollerare una cittadina come Somma Vesuviana, ma il modello organizzativo che si sceglie, è quello che determina il successo dell’accoglienza. Noi proponiamo, qualora si dovesse palesare la possibilità concreta di accoglienza di un gruppo di migranti, un tavolo operativo con tutti gli enti, le associazioni e i servizi sociali coinvolti, così da sviluppare un piano dell’accoglienza integrato e funzionale».
Ricordiamo ai candidati al progetto Open Year che a breve riceveranno una mail di conferma per il giorno e l’ora previsti per il colloquio, la corrispondenza servirà anche a verificare la correttezza dei dati anagrafici e per la segnalazione di eventuali problematiche.
Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a serviziocivile@csvnapoli.it
Referente. Mariamichela Acampora
NAPOLI – Giovani tra i 17 e i 24 anni che, accompagnati da tutor facilitatori ed esperti del mondo del volontariato, si sono messi in gioco prestando la loro opera e donando il proprio tempo alle associazioni della Penisola Sorrentina. Questo il senso del Campo Estivo di Orientamento al Volontariato del Csv Napoli, che si è tenuto presso il camping Sant’Antonio di Seiano. Le associazioni “Genitori del 2000” , “Generazione Futura”, “AISM”, “Centro di cultura e Storia di Gragnano e Monti lattari Alfonso Maria di Nola” hanno accolto i giovani aspiranti volontari nelle loro organizzazioni per farli vivere l’impegno volontario e spiegare il perché delle loro attività.
Ambiente, minori, diversità e turismo accessibile, sviluppo sostenibile sono stati gli argomenti della formazione dei giovani. Di seguito, il video con l’esperienza presso la Valle dei Mulini di Gragnano