Ricordiamo ai candidati al progetto Open Year che a breve riceveranno una mail di conferma per il giorno e l’ora previsti per il colloquio, la corrispondenza servirà anche a verificare la correttezza dei dati anagrafici e per la segnalazione di eventuali problematiche.
Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a serviziocivile@csvnapoli.it
Referente. Mariamichela Acampora
NAPOLI – Giovani tra i 17 e i 24 anni che, accompagnati da tutor facilitatori ed esperti del mondo del volontariato, si sono messi in gioco prestando la loro opera e donando il proprio tempo alle associazioni della Penisola Sorrentina. Questo il senso del Campo Estivo di Orientamento al Volontariato del Csv Napoli, che si è tenuto presso il camping Sant’Antonio di Seiano. Le associazioni “Genitori del 2000” , “Generazione Futura”, “AISM”, “Centro di cultura e Storia di Gragnano e Monti lattari Alfonso Maria di Nola” hanno accolto i giovani aspiranti volontari nelle loro organizzazioni per farli vivere l’impegno volontario e spiegare il perché delle loro attività.
Ambiente, minori, diversità e turismo accessibile, sviluppo sostenibile sono stati gli argomenti della formazione dei giovani. Di seguito, il video con l’esperienza presso la Valle dei Mulini di Gragnano
NAPOLI – Sono 17 i giovani tra i 17 e i 24 anni che, accompagnati da tutor facilitatori ed esperti del mondo del volontariato, si metteranno in gioco prestando la loro opera e donando il proprio tempo alle associazioni della Penisola Sorrentina. Torna, infatti, il Campo Estivo di Formazione al Volontariato del Csv Napoli, che si terrà dal 17 al 23 luglio 2017 presso il camping Sant’Antonio di Seiano
Le associazioni “Genitori del 2000” , “Generazione Futura”, “AISM”, “Centro di cultura e Storia di Gragnano e Monti lattari Alfonso Maria di Nola” accoglieranno i giovanni aspiranti volontari nelle loro organizzazioni per farli vivere l’impegno volontario e spiegare il perché delle loro attività.
Ambiente, minori, diversità e turismo accessibile, sviluppo sostenibile saranno gli argomenti della formazione dei giovani, che attraverso un ventaglio di proposte sceglieranno come proseguire la loro attività nel mondo di volontariato.
RIMINI – Riparte “Non me la racconti giusta”, il progetto di arte urbana all’interno delle carceri italiane a cura di ziguline, magazine di arte e cultura contemporanea, degli artisti Collettivo Fx e Nemo’s e del fotografo e videomaker Antonio Sena.
Dopo le intense esperienze dello scorso novembre nella Casa circondariale di Ariano Irpino e nella Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi, il gruppo prosegue il proprio percorso fisico ed interiore nelle carceri italiane, come sempre con l’obiettivo di accendere una discussione sul tema della reclusione e sul ruolo del carcere oggi. Così attraverso l’arte “Non me la racconti giusta” vuole attirare l’attenzione su una problematica che ci riguarda tutti ma che viene percepita come scomoda per la nostra società e spesso trascurata dalle istituzioni.
Il prossimo appuntamento si svolge dal 25 giugno al 01 luglio nella Casa di reclusione di Rimini e questa volta il progetto si avvale di nuove e interessanti collaborazioni. Innanzitutto, con l’artista riminese Filippo Mozone attivo dagli anni ’90 con uno stile molto personale che mescola writing, illustrazione, grafica e fotografia, il quale sarà al fianco di Nemo’s e Collettivo Fx nella gestione del laboratorio che vedrà protagonisti i detenuti.
L’associazione Il Palloncino Rosso, che ha creduto nel progetto e nella possibilità di dare una nuova visione al tema del carcere e di conseguenza, ha permesso di portarlo a Rimini, contribuendo alla creazione di una rete di sostenitori e operatori.
E ultimo ma non meno importante, Antonio Libutti, docente e regista, autore del documentario “Con gli occhia al muro” un film del 2016 che nasce dall’esigenza di restituire una panoramica sulla street art in Italia negli ultimi 10 anni, il quale ha supportato il progetto lavorando come mediatore tra l’istituto penitenziario e “Non me la racconti giusta”.
Con questo rinnovato team, “Non me la racconti giusta” varcherà la soglia della Casa circondariale di Rimini sempre con lo stesso proposito, ovvero, aprire una finestra sul carcere per far conoscere questa realtà all’esterno e contemporaneamente mettere a disposizione dei detenuti un progetto culturale che culminerà nella realizzazione di un intervento pittorico collaborativo e che permetterà agli stessi detenuti di gestire l’intero processo creativo, dalla determinazione dei contenuti, all’ideazione del soggetto, fino alla realizzazione materiale dell’opera.
Il modus operandi resta lo stesso, ovvero creare un tavolo di lavoro sul quale gli artisti pongono una serie di temi da sviluppare e, successivamente, la realizzazione di un intervento di arte pubblica in una specifica area del carcere individuata attraverso la collaborazione con la direzione e il brain storming in aula con i detenuti.
SASSARI – Uno studio del Cnr condotto anche grazie alla collaborazione di migranti sbarcati negli ultimi mesi in Italia. Succede in Sardegna, dove trenta richiedenti asilo del Centro di Prima Accoglienza di Castelsardo stanno collaborando con l’Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo per attività di studio delle piante officinali autoctone dell’ecosistema sardo. In un terreno messo a disposizione dalla cooperativa Ecoservice che gestisce il Centro di Accoglienza di Baia Sunajola, l’Ispaam-Cnr ha avviato campi sperimentali per lo studio di specie naturali autoctone di lavanda, elicriso e rosmarino. Trenta migranti provenienti da Senegal, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Nigeria e Bangladesh, sono coinvolti nelle attività di coltivazione e prima trasformazione delle specie officinali utilizzate per l’estrazione di oli essenziali.
«Si tratta di un’iniziativa grazie alla quale si riescono a coniugare ricerca e accoglienza con una immediata ricaduta sociale del nostro lavoro che non può che farci piacere – dice Andrea Scaloni, direttore dell’Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo che ha a Napoli il suo quartier generale – Questa collaborazione, inoltre, costituisce una preziosa occasione di approfondimento tecnico scientifico e di confronto nel reciproco interesse della conoscenza della coltivazione e per la valorizzazione di specie autoctone di interesse officinale».
«Il progetto è mirato allo studio delle caratteristiche morfo-fenologiche e produttive e delle tecniche di coltivazione più idonee ai fini della produzione di oli essenziali – dicono Giovanni Re e Simonetta Bullitta, i ricercatori della sede Ispaam di Sassari che coordinano la sperimentazione – Tutti i ragazzi stanno mettendo il massimo impegno in questa attività ed i risultati sono molto buoni».
Dalla Sardegna, dunque, giunge un esempio di ricerca e integrazione: «Le varie fasi di questo progetto riescono a sviluppare le abilità dei ragazzi in maniera positiva – conferma Pasquale Brau, presidente della cooperativa Ecoservice – Uno dei nostri obiettivi è promuovere lo sviluppo di attività che possano favorire l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei migranti ospitati nella struttura di accoglienza. In futuro alcuni di loro potrebbero arrivare a gestire in autonomia attività di produzione di piante officinali: sarebbe uno straordinario risultato».