Lavorare e innovare nel Terzo Settore: al via il master in Europrogettazione – BEEurope

MILANO -Sono aperte le iscrizioni per il “Master in Europrogettazione – BEEurope”, una delle prime azioni del progetto “BEEurope: Bet on European Energies” promosso da Fondazione Triulza in partnership con Fondazione Cariplo per favorire l’internazionalizzazione del Terzo Settore. Il progetto prevede un percorso di capacity building per rafforzare le competenze e il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore anche attraverso la partecipazione alle principali call europee: sviluppando partnership efficaci e costruendo progetti sociali quanto più innovativi capaci di affrontare le nuove e crescenti richieste sociali e di reperire finanziamenti internazionali.

Il master – organizzato da Fondazione Triulza e Progetto Innovo – si svolgerà in Cascina Triulza e ha l’obiettivo di formare figure professionali specializzate in materia di progettazione comunitaria e ricerca di finanziamenti dedicate al Terzo Settore e all’Economia Civile. Un’esigenza che interessa in modo particolare le realtà della società civile impegnate nell’affrontare nuove e crescenti richieste sociali con fondi pubblici e locali ormai insufficienti. Le candidature devono pervenire entro il 13 ottobre 2017.

Il “Master in Europrogettazione – BEEurope” si rivolge a:
· Neo laureati e Laureati triennalisti, interessati ad acquisire competenze in europrogettazione, direttamente spendibili nel mercato del lavoro.
· Giovani professionisti, intenzionati ad operare nel campo della consulenza a favore di organizzazioni della società civile nel settore dell’europrogettazione.
· Operatori in possesso di laurea triennale o specialistica, già inseriti nel mondo del lavoro, che vogliano migliorare le proprie competenze.
· Enti pubblici o privati interessati a far acquisire alle proprie risorse, competenze in europrogettazione.
Il percorso formativo prevede una fase di “Learning By Doing” orientato alla scrittura di progetti reali con la possibilità di ricevere un rimborso a fronte dei progetti presentati.

I partecipanti non inseriti all’interno di organizzazioni, potranno trovare sbocchi professionali nell’ambito della consulenza e dell’autoimprenditorialità; all’interno di realtà del Terzo Settore e dell’Economia Civile; nell’ambito del team di europrogettisti di Fondazione Triulza per offrire alle organizzazioni del Terzo Settore servizi di accompagnamento in tutte le fasi dell’europrogettazione.

Fondazione Triulza ha già aperto una prima Call rivolta alle organizzazioni del Terzo Settore che vogliano presentare idee e proposte di progettazione per individuare strumenti di finanziamento internazionali per la loro realizzazione.

Il team di esperti formati nel master, dopo un primo orientamento per la ricerca dei migliori strumenti di finanziamento della proposta, accompagnerà dai primi mesi del 2018 le organizzazioni del Terzo Settore nella scrittura, l’individuazione dei partner anche internazionali e la presentazione del progetto.

Per informazioni sul master contattare Fondazione Triulza (marketing@fondazionetriulza.org, Tel. 02 39297777). Pe iscriversi, inviare il proprio curriculum via mail a: segreteria@fondazionetriulza.org
Informazioni: http://www.fondazionetriulza.org/it/

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City Angels: Ferragosto solidale con i clochard e i migranti

MILANO – Un Ferragosto solidale, insieme con i senzatetto e i migranti ospiti nel loro principale centro d’accoglienza, l’Oasi del Clochard, che accoglie 150 clochard e 25 immigrati: lo organizzano i City Angels, e invitano i milanesi a partecipare.

“Invitiamo i milanesi a vivere un Ferragosto speciale, in cui conoscere un mondo che a volte ignoriamo e a volte ci fa paura” dice Mario Furlan, fondatore dei City Angels. “Chiunque può venire, indossare la pettorina dei City Angels, servire a tavola clochard e migranti e poi mangiare insieme con loro”.
I milanesi potranno venire dopo essersi prenotati attraverso la pagina Facebook dell’Associazione https://www.facebook.com/CityAngelsItalia. Viene loro richiesto di portare, in segno di condivisione, qualcosa da mangiare, oppure qualcosa da bere (ma niente alcolici).

Arriveranno con la pettorina dei City Angels, in veste di camerieri, anche il sindaco di Milano Beppe Sala e l’assessore ai Servizi sociali Pierfrancesco Majorino. Con loro, in segno di unione e fratellanza, i rappresentanti delle tre principali religioni monoteiste, che porteranno la loro benedizione: Mons. Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana; l’Imam Khaled Elhediny; e Milo Hasbani, Presidente della Comunità ebraica di Milano.
Saranno presenti anche Daniela Javarone, madrina dei City Angels, i musicisti e attori Maurizio Colombi e Luca Jurman e il cantautore Folco Orselli, che canterà alcuni dei suo brani con la chitarra.
L’appuntamento è dunque per mezzogiorno di lunedì 15 agosto in via Cesare Lombroso 99, presso l’Oasi del Clochard, a 100 metri da Piazzale Ovidio e a 200 da Viale Corsica.

I City Angels, volontari di strada d’emergenza, sono stati fondati a Milano nel 1994 da Mario Furlan, giornalista e docente universitario di Motivazione e Crescita Personale. Oggi sono presenti in 19 città italiane e a Lugano, in Svizzera, con oltre 500 volontari, di cui il 50,3% sono donne.

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“Tutti i colori a Marechiaro”, soggiorni estivi interculturali

NAPOLI – Con l’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli, i progetti per l’estate non si fermano: dal 7 agosto all’8 settembre parte il progetto “Tutti i colori a Marechiaro”, cinque settimane di soggiorni estivi interculturali presso il Centro Polifunzionale S. Francesco.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’Assessore Roberta Gaeta, prevede che ogni settimana un gruppo di ragazzi napoletani incontrerà i loro coetanei arrivati dal sud del mondo, partecipando insieme ad attività ricreative, sportive e laboratoriali, con serate di musica, balli e divertimento.
Possono partecipare ai soggiorni tutti i ragazzi napoletani dai 13 ai 18 anni, iscrivendosi presso il Centro Servizi Sociali Territoriali della propria Municipalità.
La partecipazione è gratuita.

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Il Codice del Terzo settore è legge. Cosa cambia con il grande “riordino”

ROMA – Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è in vigore il Codice del Terzo settore. Si tratta del decreto legislativo più corposo (104 articoli) tra i cinque emanati dopo la legge delega per la riforma del Terzo settore (106/2016). E avrà bisogno a sua volta, entro il prossimo anno, di ben 20 decreti ministeriali perché funzioni, nella pratica, tutto quanto previsto.

La parola riordino, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice. Tre esempi sono sufficienti a farne comprendere la portata.

PRIMO: vengono abrogate diverse normative, tra cui due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97).

SECONDO: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets). Ecco le sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte; enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

Restano dunque fuori dal nuovo universo degli Ets, tra gli altri: le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro. Mentre per gli enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale di cui all’esempio successivo.

Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (già denominato Runts…), che farà quindi pulizia dei vari elenchi oggi esistenti. Il Registro avrà sede presso il ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale. Viene infine costituito, presso lo stesso ministero, il Consiglio nazionale del Terzo settore, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.

TERZO: vengono definite in un unico elenco riportato all’articolo 5 le “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitati dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, dichiaratamente aggiornabile, che “riordina” appunto le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.).

Gli Ets, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili.

Ma potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”.

Senza contare che diventano per la prima volta esplicite in una legge alcune indicazioni alle pubbliche amministrazioni: come cedere senza oneri alle associazioni beni mobili o immobili per manifestazioni, o in comodato gratuito come sedi o a canone agevolato per la riqualificazione; o incentivare la cultura del volontariato (soprattutto nelle scuole): o infine coinvolgere gli Ets sia nella programmazione che nella gestione di servizi sociali, nel caso di Odv e Aps, “se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato”.

Una parte consistente del Codice (sei articoli, dal 61 al 66, pari al 14% dell’estensione del testo) è dedicata ai Centri di servizio per il volontariato (CSV), interessati da una profonda revisione in chiave evolutiva che ne riconosce le funzioni svolte nei primi 20 anni della loro esistenza e le adegua al nuovo scenario. A cominciare dall’allargamento della platea a cui i CSV dovranno prestare servizi, che coinciderà con tutti i “volontari negli Enti del Terzo settore”, e non più solo con quelli delle organizzazioni di volontariato definite dalla legge 266/91 (anche se in realtà era già cospicua la quota di realtà del terzo settore “servite” in questi anni).

I Centri – che dovranno essere di nuovo accreditati – verranno governati da un inedito Organismo nazionale di controllo (Onc) e dalle sue articolazioni territoriali (Otc), le cui maggioranze saranno detenute dalle fondazioni di origine bancaria. Sarà inoltre ridotto il numero complessivo dei Centri in riferimento ad alcuni parametri territoriali. Nella governance dei CSV potranno entrare tutti gli Ets (secondo il cosiddetto principio delle “porte aperte”), lasciando però al volontariato la maggioranza nelle assemblee. Saranno previsti nuovi criteri di incompatibilità tra la carica di presidente di un CSV e altre cariche, ad esempio ministro, parlamentare, assessore o consigliere regionale o di comuni oltre i 15 mila abitanti. I CSV, insieme alle Reti associative nazionali, potranno essere autorizzati dal ministero delle Politiche sociali all’“autocontrollo degli Enti del Terzo settore”. Viene infine centralizzato e ripartito a livello nazionale il fondo per il funzionamento dei CSV, che continuerà ad essere alimentato da una parte degli utili delle fondazioni di origine bancaria e da un credito di imposta fino a 10 milioni, a regime, che queste ultime si vedranno riconoscere ogni anno.

(da www.csvnet.it)

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Migranti, ipotesi arrivo in provincia. Ed è subito polemica

NAPOLI –  Si inizia con «Stop invasione», passando per frasi come «io caccerei pure i napoletani oltre che i neri», oppure «quando arrivano facciamoci trovare anche noi e cacciamoli via». Sono solo alcuni commenti a sfondo razziale che imperversano da alcuni giorni sui gruppi Facebook dedicati ai cittadini di Somma Vesuviana. Il tutto è partito da un post scritto il 29 luglio dal neo sindaco Salvatore Di Sarno che documentava un incontro avuto il giorno prima con il prefetto, alla quale hanno partecipato diversi amministratori dell’area vesuviana: «Oggi, con altri sindaci, – scriveva Di Sarno – abbiamo incontrato il prefetto per discutere di sicurezza del territorio e del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Non potremo rifiutarci di ospitare circa 110 cittadini stranieri, 3 persone ogni mille abitanti, che rispondono ai requisiti previsti dalla legge. Faremo del nostro meglio in tal senso e so che i miei concittadini sapranno essere accoglienti e ospitali con chi scappa da guerre e persecuzioni».
Parole che potrebbero sembrare di buon senso, ma che in realtà sono state fraintese da molti, che hanno ipotizzato un arrivo imminente di un centinaio di migranti e che hanno scatenato una serie di discussioni molto animate tra chi si dichiara favorevole all’accoglienza e chi invece è profondamente contrario. Tra le due fazioni i commenti si sono fatti sempre più aspri, a colpi di insulti e segnalazioni. Una escalation che continua ancora in queste ore e alla quale il sindaco Di Sarno ha provato a mettere fine con un nuovo post: «Un’amministrazione seria – scrive il neo sindaco – si pone il problema ed informa la cittadinanza su ogni questione rilevante. Troveremo la giusta soluzione che sarà sempre presa a tutela dei cittadini sommesi ed insieme a tutti i consiglieri comunali. Per la precisione e per togliere qualsiasi dubbio: I Comuni non potrebbero esimersi dall’obbligo di ospitare i rifugiati se hanno strutture idonee e, da un primo controllo, noi non abbiamo strutture adatte ad ospitare rifugiati. Il Prefetto autonomamente li può inviare su un territorio facendo delle convenzioni con privati (CAS). Nella nostra città insiste già un CAS che ospita diversi rifugiati».
Infine il primo cittadino di Somma Vesuviana cerca di fugare ogni dubbio specificando che «al momento non è previsto nessun ulteriore arrivo di rifugiati sul nostro territorio, ma se dovesse arrivare una richiesta da parte della prefettura la valuteremo insieme a tutti i consiglieri comunali e alla cittadinanza». In più, come Di Sarno ha ricordato, sono anni che il territorio ospita alcuni migranti: si tratta degli ospiti della cooperativa Mediterraneo Sociale, che ormai da 30 anni opera in diversi ambiti del terzo settore, tra cui quello dell’accoglienza ai migranti. All’interno del Parco Mediterraneo di Somma Vesuviana, sono ospitati 14 migranti, divisi tra donne e bambini.
«In linea generale – spiega il presidente della Rete Mediterraneo Sociale Salvatore Esposito – non esiste un territorio che non è in grado di ospitare cento migranti. Il problema è soprattutto organizzativo: se nello stesso luogo vengono portate un centinaio di persone è chiaro che si crea un impatto negativo sul quartiere, perché si determina una saturazione. Noi facciamo accoglienza da ormai 35 anni e siamo del parere che gruppi piccoli, ben accolti, in strutture idonee, seguiti da associazioni ben integrate sul territorio, non determinano alcun problema. Il punto quindi non è quante persone può tollerare una cittadina come Somma Vesuviana, ma il modello organizzativo che si sceglie, è quello che determina il successo dell’accoglienza. Noi proponiamo, qualora si dovesse palesare la possibilità concreta di accoglienza di un gruppo di migranti, un tavolo operativo con tutti gli enti, le associazioni e i servizi sociali coinvolti, così da sviluppare un piano dell’accoglienza integrato e funzionale».

di Daniele De Somma

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