Bar Terzo Tempo: la prima impresa sociale in una scuola pubblica italiana

Il prossimo 19 maggio 2026, alle ore 11:00, verrà ufficialmente inaugurato il Bar Terzo Tempo, un progetto ambizioso promosso dall’associazione La Bottega dei Semplici Pensieri all’interno dell’Istituto Francesco Saverio Nitti di Napoli

Questa iniziativa non è solo l’apertura di un nuovo punto ristoro, ma rappresenta un traguardo storico: si tratta infatti della prima impresa sociale attiva all’interno di una scuola pubblica nel nostro Paese. Il progetto punta a creare un ponte reale tra il mondo della formazione e quello del lavoro, abbattendo le barriere dell’esclusione.

Chi è “La Bottega dei Semplici Pensieri”

L’Associazione di Volontariato La Bottega dei Semplici Pensieri è nata nel 2012 dall’iniziativa di un gruppo di genitori di ragazzi con sindrome di Down o lievi deficit intellettivi. Con sede a Quarto, in provincia di Napoli, l’organizzazione opera con l’obiettivo di individuare e valorizzare le capacità personali di questi giovani per formarli professionalmente e accompagnarli verso una reale inclusione lavorativa e sociale

Un caffè per l’inclusione

Il bar sarà gestito interamente dai ragazzi della Bottega, che avranno l’opportunità di confrontarsi quotidianamente con studenti e docenti in un ambiente lavorativo protetto ma dinamico. L’obiettivo è trasformare ogni caffè servito in un’esperienza di autonomia, responsabilità e crescita personale, favorendo l’integrazione sociale attraverso la pratica lavorativa.

L’inaugurazione si terrà presso la sede dell’Istituto in Viale John Fitzgerald Kennedy, 140/142, nel quartiere di Bagnoli Fuorigrotta. Dopo il taglio del nastro, è previsto un momento conviviale curato dalla Cooperativa La Quercia Rossa.

Il progetto, denominato “Un caffè per l’inclusione”, è stato reso possibile grazie al fondamentale sostegno finanziario della Fondazione Prosolidar, a testimonianza di quanto la sinergia tra istituzioni scolastiche, terzo settore e fondazioni possa generare modelli di welfare innovativi e replicabili.

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Chiamata alla solidarietà, si cercano volontari per la mensa dei poveri

Una chiamata alle armi, anzi, ai mestoli e pentoloni, per mettere la propria vita a servizio degli altri. Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra la Rete di Comunità Vesuviana, il Consorzio Co.re, Palazzo Pennese e altre realtà del territorio, unite dall’obiettivo di rafforzare una rete solidale capace di rispondere a nuove e sempre più stringenti fragilità sociali.
Al centro, la richiesta, semplice semplice, di donare il proprio tempo. Basta la disponibilità a mettersi in gioco, a condividere un pezzo della propria quotidianità con chi vive una condizione di difficoltà non sempre solo economica.

La mensa solidale, infatti, (ri)aperta nello stesso luogo dove stanno partendo una serie di servizi a contrasto della povertà, non è solo un luogo in cui si distribuiscono pasti, ma uno spazio di relazione, ascolto e accoglienza. Un presidio umano prima ancora che assistenziale, dove ogni gesto contribuisce a restituire dignità a chi l’ha smarrita.
L’incontro del 6 maggio rappresenterà un primo momento di conoscenza e orientamento per tutti gli aspiranti volontari. Sarà l’occasione per entrare nel cuore del progetto, per comprenderne le finalità e anche per conoscere da vicino le modalità di partecipazione.
Per chi deciderà di aderire, saranno previsti anche momenti di formazione prima dell’avvio del servizio. Un passaggio ritenuto fondamentale dagli organizzatori, per garantire un impegno consapevole e responsabile.

L’obiettivo è questo: non solo aiutare, ma “fare bene il bene”. Costruire un’azione solidale che sia efficace, rispettosa e capace di generare valore nel tempo.
Accanto all’impegno concreto, c’è anche un invito alla condivisione: diffondere il messaggio, coinvolgere altre persone, ampliare la rete. Perché la solidarietà, per essere davvero incisiva, ha bisogno di diventare contagiosa.

«La mensa solidale di Palazzo Pennese non è solo un servizio, ma un luogo di comunità. Con questa chiamata vogliamo aprire le porte a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, perché oggi più che mai c’è bisogno di persone che scelgano di esserci, di essere presenti» spiega Antonio Capece, referente di Rete di Comunità Vesuviana.

Un primo momento è stato dedicato ieri agli aspiranti volontari, pensato per raccontare il progetto e condividere il senso di questo impegno. «Diventare volontari – aggiunge Capece – significa contribuire concretamente a contrastare le nuove povertà, ma significa anche costruire relazioni, generare fiducia e restituire dignità. È un gesto semplice, che però può avere un impatto profondo sulla vita di tanti. Come Rete di Comunità Vesuviana crediamo che il cambiamento passi proprio da qui: dalla partecipazione delle persone. Palazzo Pennese sarà uno spazio vivo, aperto, dove ciascuno potrà fare la propria parte».

di Nadia Labriola

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Valorizzazione dei mestieri antichi e territoro, un summit per la tutela delle risorse marine

Tracciabilità, tutela delle risorse marine, valorizzazione dei mestieri antichi. Tre cardini attorno a cui si sta andando a costruire la nuova sfida della filiera dei materiali organici preziosi di origine marina legando la tradizione e l’innovazione alla sostenibilità e alla competitività.
È su queste basi che nasce il Precious Sea Summit, promosso da Assocoral e Italian Exhibition Group (Ieg), con la collaborazione del Consorzio Corallo e Cammeo Torrese, l’evento in programma il 21 maggio all’auditorium della Banca di Credito Popolare a Torre del Greco.

L’idea è quella di dare il via ad un tavolo permanente di confronto destinato a diventare appuntamento annuale per mettere in rete tutti gli attori della filiera: artigiani, imprese, designer, centri di ricerca e istituzioni.
La sfida principale è quella della sostenibilità, a partire dalla tracciabilità dei materiali e dalla tutela degli ecosistemi marini. Accanto a questo, la necessità di salvaguardare competenze antiche, spesso tramandate di generazione in generazione.
Il summit si inserisce nel percorso di Italian Exhibition Group nel collegare i distretti produttivi alle piattaforme fieristiche internazionali con l’intento di rafforzare la presenza delle eccellenze italiane sui mercati globali.

E la città di Torre del Greco diventa così il centro simbolico di questo confronto, in cardine vero e proprio poiché anche da un punto di vista geografico il territorio unisce mare e Vesuvio, e socialmente custodisce una tradizione artigianale riconosciuta nel mondo.
Il summit previsto per la seconda metà di maggio ha lo scopo proprio di valorizzare questa identità, trasformandola in leva, unendo la memoria al futuro, la tradizione alla prospettiva economica e culturale.

Grande attenzione sarà dedicata anche al ruolo delle nuove generazioni. La trasmissione del sapere artigiano sarà infatti un tema centrale per la continuità del settore. Il Precious Sea Summit si propone così come piattaforma di dialogo internazionale. Uno spazio in cui sostenibilità, cultura del lavoro e innovazione potranno incontrarsi. Davvero.

di Nadia Labriola

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Babysitter, a Castellammare il percorso della Fondazione Oiermo

Un percorso per imparare a prendersi cura dei bambini con metodo e consapevolezza. La Fondazione Oiermo apre le iscrizioni al “Percorso Baby-Sitter Professionale” che parte il prossimo 15 maggio.

Sono trenta ore tra teoria e pratica per capire davvero cosa significa lavorare con i più piccoli. Niente lezioni astratte. Si comincia dalla psicologia: le tappe di sviluppo da 0 a 6 anni, la gestione del distacco al momento del saluto, come comunicare con i genitori e definire confini chiari. Durante il primo laboratorio si simula il colloquio e si costruisce una scheda conoscitiva da usare con le famiglie.

Poi si entra metaforicamente in casa, ad altezza bambino. Con i principi Montessori si impara a progettare spazi per l’autonomia, a trasformare oggetti comuni come scolapasta e mollette in giochi educativi, e a mettere in sicurezza l’ambiente senza vietare l’esplorazione.

Durante il terzo incontro le mani saranno protagoniste: pasta modellabile profumata alle spezie, sabbia edibile, pannelli sensoriali portatili con cerniere e velcro. Materiali atossici e low-cost da usare come alternativa a tv e tablet.

Si prosegue alleandosi con la voce. Tecniche di lettura ad alta voce, teatro delle ombre con scatole di cereali, burattini fatti con calzini. Ogni partecipante prepara la sua “Valigetta del Narratore”.

Gli ultimi incontri sono dedicati alla cura e alla sicurezza. Si prova il cambio pannolino relazionale, le tecniche di addormentamento, a disposizione un set pappa per l’autonomia, allestito per la lezione. Con i manichini pediatrici si praticano le manovre di disostruzione e si simula la chiamata al 112. Infine, si impara a calcolare una tariffa, scrivere un accordo chiaro e preparare un portfolio delle attività da presentare alle famiglie.

I posti sono limitati per seguire tutti da vicino. Chi frequenta almeno 26 ore su 30 riceve un attestato di partecipazione. La Fondazione Oiermo precisa che non si tratta di una certificazione professionale né di un titolo abilitante: è un percorso informativo per dare strumenti validi a chi vuole avvicinarsi al mondo dei più piccoli. Il progetto rientra tra gli obiettivi dell’ Ambito27, di cui il comune di Castellammare è capofila, attivo per il potenziamento del centro per le famiglie e per il rafforzamento della rete di sostegno a minori e genitori.

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Solidarietà, dialogo e protagonismo giovanile: aperte le candidature per il Premio Internazionale “Francesco costruttore di pace”

Era il 15 agosto 1222 quando, in una Piazza Maggiore gremita, Francesco d’Assisi pronunciò parole capaci di generare onde di cambiamento profondo. Tommaso da Spalato, testimone oculare di quel discorso, scrisse nelle sue Cronache che tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace.

A distanza di oltre otto secoli, quella stessa piazza continua a farsi teatro di una spiritualità che non si chiude nelle chiese e nei conventi, ma scende in strada per dialogare con il presente e interrogare il futuro. È proprio in questo solco che il Mofraeventi Emilia Romagna, Ente del Terzo Settore e anima organizzativa del Festival Francescano (giunto alla sua diciottesima edizione), ha annunciato l’istituzione del Premio internazionale “Francesco costruttore di pace”, un’iniziativa realizzata grazie al sostegno del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi e inserita nelle celebrazioni nazionali per l’ottavo centenario della morte del Santo Patrono d’Italia.

L’iniziativa intende riconoscere e sostenere persone, associazioni o gruppi informali che si distinguano per un impegno concreto nella costruzione della pace, secondo i valori francescani di fraternità, minorità, dialogo e sostegno agli ultimi. Il riconoscimento, che verrà assegnato negli anni 2026 e 2027, nasce infatti con l’intento di valorizzare l’opera di chi oggi incarna la minorità francescana, quell’attitudine a farsi piccoli e ad agire nelle periferie geografiche, esistenziali o culturali per ricucire strappi sociali apparentemente insanabili. Il Festival Francescano si conferma come il luogo d’elezione per questa iniziativa, in quanto punto di riferimento per la divulgazione culturale e spirituale grazie alla sua capacità di far dialogare i grandi temi della tradizione con le personalità della società civile. L’ispirazione del premio trova radici anche nelle parole che Papa Leone XIV ha rivolto alla Famiglia Francescana, ricordando come il saluto augurale del Santo (Pace e Bene) non sia un semplice cerimoniale, ma la consegna di uno stupore interiore. La pace viene definita dal Pontefice come la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto ma che, allo stesso tempo, richiede di essere un dono attivo, da accogliere e vivere quotidianamente attraverso l’impegno umano.

Il bando si rivolge a una platea ampia e variegata, consapevole che il bene spesso germoglia nel silenzio delle organizzazioni senza scopo di lucro, ma anche nell’azione di singoli individui o gruppi informali legati a percorsi di cittadinanza attiva. Un requisito fondamentale e identitario risiede nel coinvolgimento delle nuove generazioni, poiché le attività devono vedere i giovani under 35 come soggetti attivi e protagonisti, motori del cambiamento piuttosto che beneficiari passivi. Per garantire la solidità delle proposte, i progetti devono risultare attivi da almeno dodici mesi, dimostrando una continuità d’intenti che superi l’entusiasmo momentaneo. Gli ambiti di intervento spaziano dal dialogo in situazioni di conflitto alla cooperazione fraterna tra i popoli, includendo il fondamentale pilastro del dialogo interreligioso e la promozione della solidarietà come rifiuto della guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Il valore del premio ammonta a 20.000 euro, una risorsa destinata a dare respiro a progetti di frontiera che spesso faticano a trovare canali di finanziamento ordinari.

La partecipazione al premio può avvenire sia tramite autocandidatura sia attraverso la segnalazione di progetti di terzi, un meccanismo pensato per dare voce a chi opera con umiltà e riservatezza nelle pieghe della società. La procedura richiede la compilazione di un apposito formulario, da sottoscrivere e caricare nel form dedicato al link https://www.festivalfrancescano.it/premio-francesco-costruttore-di-pace/ entro il 20 maggio 2026. Per ogni necessità di approfondimento o chiarimento tecnico, l’organizzazione ha predisposto un canale di comunicazione diretto attraverso l’indirizzo e-mail premiopace@festivalfrancescano.it.

La cerimonia di premiazione rappresenterà uno dei momenti culminanti del Festival Francescano 2026, previsto dal 24 al 27 settembre, trasformando nuovamente Piazza Maggiore a Bologna nel centro di una riflessione internazionale sulla pace. In un’epoca segnata da frammentazione e da nuovi conflitti globali, questa iniziativa si pone come un segno di speranza concreto, invitando a non rassegnarsi e a cercare nuovi patti di pace anche tra le inimicizie della contemporaneità.

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