Una chiamata alle armi, anzi, ai mestoli e pentoloni, per mettere la propria vita a servizio degli altri. Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra la Rete di Comunità Vesuviana, il Consorzio Co.re, Palazzo Pennese e altre realtà del territorio, unite dall’obiettivo di rafforzare una rete solidale capace di rispondere a nuove e sempre più stringenti fragilità sociali.
Al centro, la richiesta, semplice semplice, di donare il proprio tempo. Basta la disponibilità a mettersi in gioco, a condividere un pezzo della propria quotidianità con chi vive una condizione di difficoltà non sempre solo economica.
La mensa solidale, infatti, (ri)aperta nello stesso luogo dove stanno partendo una serie di servizi a contrasto della povertà, non è solo un luogo in cui si distribuiscono pasti, ma uno spazio di relazione, ascolto e accoglienza. Un presidio umano prima ancora che assistenziale, dove ogni gesto contribuisce a restituire dignità a chi l’ha smarrita.
L’incontro del 6 maggio rappresenterà un primo momento di conoscenza e orientamento per tutti gli aspiranti volontari. Sarà l’occasione per entrare nel cuore del progetto, per comprenderne le finalità e anche per conoscere da vicino le modalità di partecipazione.
Per chi deciderà di aderire, saranno previsti anche momenti di formazione prima dell’avvio del servizio. Un passaggio ritenuto fondamentale dagli organizzatori, per garantire un impegno consapevole e responsabile.
L’obiettivo è questo: non solo aiutare, ma “fare bene il bene”. Costruire un’azione solidale che sia efficace, rispettosa e capace di generare valore nel tempo.
Accanto all’impegno concreto, c’è anche un invito alla condivisione: diffondere il messaggio, coinvolgere altre persone, ampliare la rete. Perché la solidarietà, per essere davvero incisiva, ha bisogno di diventare contagiosa.
«La mensa solidale di Palazzo Pennese non è solo un servizio, ma un luogo di comunità. Con questa chiamata vogliamo aprire le porte a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, perché oggi più che mai c’è bisogno di persone che scelgano di esserci, di essere presenti» spiega Antonio Capece, referente di Rete di Comunità Vesuviana.
Un primo momento è stato dedicato ieri agli aspiranti volontari, pensato per raccontare il progetto e condividere il senso di questo impegno. «Diventare volontari – aggiunge Capece – significa contribuire concretamente a contrastare le nuove povertà, ma significa anche costruire relazioni, generare fiducia e restituire dignità. È un gesto semplice, che però può avere un impatto profondo sulla vita di tanti. Come Rete di Comunità Vesuviana crediamo che il cambiamento passi proprio da qui: dalla partecipazione delle persone. Palazzo Pennese sarà uno spazio vivo, aperto, dove ciascuno potrà fare la propria parte».
di Nadia Labriola
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