30 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
È una Napoli diversa quella che ci aspetta dopo l’inaugurazione del nuovo percorso di visita guidata di “500 Cupole sui tetti del Duomo di Napoli” itinerario turistico culturale che porta cittadini e turisti fino a 40 metri d’altezza, lungo la sommità della Cattedrale, aprendo una vista a 360 gradi che abbraccia il centro storico, il Vesuvio e l’intero Golfo. Il percorso che si snoda sui tetti del Duomo di Napoli offre una prospettiva inattesa e suggestiva, svelando le stratificazioni artistiche e storiche della Cattedrale e dell’intera città.
Un’esperienza capace di unire meraviglia e racconto, fede e tradizione. Promossa dalla Fondazione Napoli C’entro, l’iniziativa si inserisce nel percorso del MUDD – Museo Diocesano Diffuso, grazie al modello innovativo di valorizzazione, promosso dall’Arcidiocesi di Napoli, che mira alla tutela del patrimonio artistico e religioso del territorio per offrirlo alla comunità come strumento di sviluppo e opportunità lavorativa per i giovani.
La conferenza per l’inaugurazione del nuovo percorso panoramico dei tetti del Duomo di Napoli, alla presenza del Cardinale don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli, del presidente della Regione Campania Roberto Fico e del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, è stata anche l’occasione per presentare il nuovo infopoint del MUDD, situato nel cortile della Cattedrale all’interno del Palazzo della Curia Arcivescovile. Si tratta di un tassello fondamentale per la fruizione e l’accoglienza: uno spazio funzionale dedicato all’orientamento di turisti e pellegrini, pensato per facilitare l’accesso all’intero patrimonio diocesano.
«Oggi la città di Napoli – sottolinea il Cardinale don Mimmo Battaglia- riceve un dono dai giovani del Museo Diocesano Diffuso, il MUDD: la possibilità di fruire della bellezza di Napoli da una prospettiva diversa, quella che è possibile vedere dai tetti del Duomo. Sarà un luogo di contemplazione che diventa un invito per quanti vi saliranno a ragionare dal tetto in su, perché le quasi 500 chiese del Centro Storico rappresentano il segno che a Napoli Dio è sempre un vicino di casa, uno che ti abita accanto. La città dall’alto si mostra come un luogo di ferite e speranze, sfide raccolte da enti ecclesiastici, istituzioni pubbliche, fondazioni ed enti del Terzo Settore che insieme costruiscono la rete del bene comune orientata dalla sua storia di fede».
I primi interventi di restauro finalizzati all’apertura di un percorso turistico sui tetti della Cattedrale risalgono al 2014/2015, furono realizzati nell’ambito del Grande Progetto “Centro Storico di Napoli, valorizzazione del sito UNESCO” e hanno interessato diverse aree del Duomo e le sue coperture. Oggi, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Napoli C’entro, che ha sostenuto i lavori di adeguamento con un sistema che garantisce una fruizione sicura, con salita in ascensore e uscita dedicata, il Capitolo Cattedrale e il Comune di Napoli, quel disegno trova piena fruizione pubblica, restituendo alla città una nuova prospettiva sul suo patrimonio culturale.
Un impulso decisivo al percorso del MUDD arriva dalla Regione Campania, che nell’aprile 2024 ha sottoscritto con l’Arcidiocesi di Napoli un accordo per la valorizzazione del patrimonio culturale e religioso, con l’obiettivo di restituire alla città nuovi spazi di fruizione e partecipazione. L’intesa ha unito interventi di restauro e riqualificazione a un investimento sulle competenze, attraverso un programma formativo rivolto a 60 giovani accompagnatori turistici, attualmente in fase di completamento. Questo impegno ha trovato ulteriore concretezza nel marzo 2025, con la delibera di un finanziamento pari a 9.433.000 euro destinato al potenziamento del Museo Diocesano Diffuso. Proprio nell’ambito di questo programma è previsto, entro il 2027, un ulteriore sviluppo del percorso di visita dei tetti del Duomo, in continuità con il Protocollo sottoscritto. Tra gli interventi principali, la realizzazione di una nuova scala di collegamento con la Cappella del Tesoro Vecchio, che renderà l’esperienza di visita ancora più fluida e integrata con gli spazi della Cattedrale.
«Questo percorso – spiega Vincenzo Porzio, direttore della Fondazione Napoli C’entro- nasce dalla volontà di continuare a prendersi cura dei luoghi per prendersi cura delle persone, come già avvenuto al Rione Sanità. Oltre alla valorizzazione del Duomo di Napoli, in questo primo anno abbiamo riaperto spazi che rischiavano la chiusura, come il complesso di San Giovanni a Carbonara e la Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, restituendoli alla città e trasformandoli in luoghi vivi, capaci di generare nuove possibilità. In poco più di un anno oltre 135mila persone hanno attraversato questi spazi, contribuendo con circa 200mila euro in donazioni volontarie: un segno concreto di fiducia che sostiene un modello fondato sulla partecipazione e sulla corresponsabilità. Ma soprattutto – conclude Porzio – abbiamo generato lavoro e opportunità: 20 giovani sono stati già assunti con contratti stabili e altri 15 stanno per ampliare l’organico per la gestione del percorso dei tetti del Duomo. Abbiamo accompagnato 40 giovani under 30 in un percorso formativo dedicato ai beni culturali ecclesiastici e altri 20 hanno appena iniziato il loro cammino». Un percorso che mette al centro i giovani, protagonisti delle attività di accoglienza e accompagnamento attraverso la Cooperativa di comunità La Sorte, in un’esperienza concreta in cui il patrimonio diventa occasione di formazione, lavoro e dignità.
Il MUDD è sostenuto da una pluralità di istituzioni pubbliche e private grazie alle quali è stato possibile realizzare azioni straordinarie di recupero e tutela, valorizzazione e formazione: Fondazione CON IL SUD, Fondazione di Comunità San Gennaro EF, Fondazione Peppino Vismara, Fondazione Alberto e Franca Riva, Fondazione Grimaldi, con il supporto di Comune di Napoli, Regione Campania, Capitolo Metropolitano, Galleria d’Italia, Intesa Sanpaolo, Reale Foundation, Unione Industriali Napoli Gruppo Giovani Imprenditori.
A partire da domani – 31 marzo 2026 – la visita sarà disponibile ogni giorno, dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00, su prenotazione attraverso i siti ufficiali duomonapoli.it e muddnapoli.it
Il costo del ticket è Intero – 10,00 € / Studenti – 8,00 € / Under 16 – 6,00 € / Under 6 – 0 €.
I residenti nel Comune di Napoli potranno accedere gratuitamente prenotando sul sito del MUDD la tariffa dedicata, fino ad esaurimento posti. Sarà infatti riservata una percentuale dei posti della giornata all’accesso gratuito.
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30 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Ci sono luoghi che conservano il passato e altri che provano a ridefinire il modo in cui quel passato viene vissuto. Il 2 aprile il Parco Archeologico di Ercolano sceglierà la seconda strada, proponendo un’esperienza di visita costruita attorno alle persone: in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, torna sotto al Vesuvio “Cultura senza barriere”, progetto rivolto in particolare a ragazzi con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico. L’impostazione e l’ambizione dell’intero progetto sono chiare: non si tratta di adattare in corsa, ma ripensare l’esperienza dall’inizio, cucendola, appunto, addosso alle esigenze dei ragazzi che visiteranno il Parco Archeologico per l’occasione. Questo, in sintesi, significa procedere con le visite a gruppi ridotti, con tempi distesi, linguaggi accessibili e con un’attenzione concreta agli stimoli sensoriali, spesso trascurati nei contesti tradizionali.
Più che un evento, il 2 aprile sarà dunque un autentico banco di prova per dimostrare che l’accessibilità non è un’aggiunta ma una precisa scelta progettuale. E la dimostrazione che rendere la cultura davvero aperta significa, prima di tutto, cambiare prospettiva.
Le visite si svolgeranno dalle 9 alle 13 e saranno articolate su quattro turni per garantire un clima più raccolto e gestibile. Ogni percorso avrà la durata di circa un’ora e mezza puntando a rendere la scoperta delle domus un’esperienza sostenibile, senza fretta e senza sovraccarichi. Un dettaglio che fa la differenza perché i percorsi non saranno semplificati o ridotti, ma creati in modo che tutti – ma proprio tutti – possano davvero accedervi.
L’iniziativa è pensata per scuole primarie e secondarie di primo grado, famiglie e, più in generale, per chi cerca modalità di fruizione più inclusive. Le attività sono gratuite; resta solo il costo del biglietto di ingresso, con le consuete riduzioni o gratuità previste.
Per partecipare è necessaria la prenotazione tramite il sito di CoopCulture o scrivendo a edu@coopculture.it.
di Nadia Labriola
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30 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
L’accesso al mondo del lavoro per le persone con disabilità continua a essere una delle sfide più complesse in Italia. Nonostante le norme esistenti, gli incentivi e i programmi mirati pensati per favorire l’inclusione, il tasso di occupazione rimane sorprendentemente basso.
La Legge 68/1999 e le successive misure introdotte hanno segnato tappe significative sul piano giuridico, rafforzando il principio del collocamento mirato e prevedendo strumenti di incentivazione per le imprese. Tuttavia, tra l’impianto normativo e la sua concreta applicazione persiste un divario evidente: le disposizioni esistono, ma la loro attuazione resta spesso disomogenea. In altre parole, il diritto all’inclusione è riconosciuto, ma non sempre si traduce in opportunità professionali concrete.
Proprio da questa frattura è nata l’inchiesta di Andrea Desideri, cronista con disabilità e oltre quindici anni di esperienza nel giornalismo, deciso a indagare sulla reale presenza di professionisti con disabilità nelle redazioni italiane. Tutto è iniziato da un’esperienza personale: nel 2024, dopo la chiusura delle società editoriali con cui collaborava, si è ritrovato improvvisamente senza lavoro.
Nonostante le numerose candidature inviate, non ha ricevuto alcuna risposta. Un silenzio che lo ha spinto a guardare oltre la sua esperienza individuale e a esplorare il problema su scala più ampia.
«C’ è stata una verifica nei registri del collocamento mirato e quel che è emerso mi ha sorpreso. Non c’era traccia di giornalisti con disabilità: una figura che sembrava completamente assente, quasi astratta. Quando ho capito che non si trattava solo di un mio problema, ma di una questione sistemica, ho deciso di fare ciò che so fare meglio: il cronista», racconta Desideri. Da qui è nato il dossier “Giornalismo e disabilità: un binomio possibile”, poi sviluppato in collaborazione con l’Associazione Stampa Romana.
I dati raccolti confermano la gravità della situazione. “Il tasso di occupazione delle persone con disabilità si attesta al 35,8%, mentre il 64,2% resta escluso dal mercato del lavoro. Il divario è ancora più marcato tra le donne: l’occupazione scende al 26,7% e crolla al 17% tra le under 40. Se una giovane donna con disabilità si laurea oggi, il suo futuro professionale è incerto, quando non del tutto precluso”, osserva.
Partendo da questi numeri, Desideri si è interrogato sul giornalismo: perché non è considerato un ambito facilmente accessibile alle persone con disabilità? Perché nei registri non compaiono professionisti del settore?. «La risposta è chiara per me: molte redazioni italiane sono inaccessibili. Alcune rispettano le normative, ma la maggior parte resta lontana da una reale inclusione».
Oltre agli ostacoli strutturali, l’inchiesta mette in luce un problema culturale collegato al mondo del lavoro in generale: «La disabilità viene ancora percepita come elemento problematico, più che come parte ordinaria della pluralità sociale. Questo atteggiamento influenza le scelte organizzative e le opportunità di accesso, creando selezioni che raramente si basano sul merito. Il tema dell’inclusione non è considerato un’urgenza, e la pressione sociale resta debole».
Tra le soluzioni proposte, Desideri indica la divulgazione come leva fondamentale. «Un corso per editori potrebbe fornire strumenti concreti per assumere colleghi con disabilità. Non si tratta solo di ignoranza o pregiudizio. Molti non conoscono le norme, gli sgravi fiscali, ma se le comprendessero davvero, sarebbero più incentivati a investire sull’inclusione, riconoscendo i vantaggi di redazioni diversificate».
Pur essendo solo un primo passo, l’inchiesta rappresenta un invito alla riflessione collettiva. «Non possiamo continuare a trattare i lavoratori con disabilità come un’eccezione», conclude. «Non è un problema, ma una condizione da rispettare. L’inclusione non è un diritto speciale. Il punto è creare una rete, aumentare la consapevolezza e collaborare con le istituzioni, affinché dalle parole si passi ai fatti. Quello che oggi riguarda me, domani può riguardare chiunque».
di Carmela Cassese
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27 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Intervista a Chiara Marciani, assessora alle Politiche Giovanili, Lavoro e Politiche Sociali del Comune di Napoli
Da un lato l’energia spontanea di una città che non smette di mobilitarsi, dall’altro la necessità di trasformare slanci solidali in reti stabili e coordinate. È qui che si gioca la sfida di Napoli, candidata a Capitale Italiana del Volontariato 2027. L’assessora traccia il quadro di un impegno diffuso ma ancora poco strutturato, soprattutto tra i giovani, e indica la rotta: più co-progettazione con il Terzo settore, servizi sociali rafforzati, tavoli permanenti e un’alleanza solida tra istituzioni e associazioni. Perché il volontariato diventi non solo risposta all’emergenza, ma leva stabile di crescita e inclusione per l’intera comunità.
Assessora, che fotografia fa oggi del volontariato napoletano?
«È un tema su cui stiamo lavorando molto. Dal punto di vista giovanile c’è una carenza organizzativa: esistono tante attività spontanee, ma non sempre strutturate come volontariato vero e proprio. Per questo è importante la sinergia tra politiche giovanili e sociali. Abbiamo anche siglato un accordo con Marsiglia sul volontariato giovanile e stiamo lavorando per rafforzare questo percorso nella nostra città».
Quanto pesa oggi il volontariato nel welfare cittadino?
«Sono tante le attività svolte, ma spesso spontanee. Il ruolo della pubblica amministrazione è renderle sinergiche e organizzate. Iniziative come il ‘giocattolo sospeso’ sono esempi di un impegno diffuso che, se coordinato meglio, può diventare un vero valore aggiunto».
Come state rendendo stabile l’alleanza con il Terzo settore?
«La co-progettazione è lo strumento principe. Si costruisce attraverso tavoli di confronto che permettono di programmare insieme le attività. Non lavoriamo da soli, ma con organizzazioni del terzo settore, Caritas e altri enti, per dare continuità agli interventi».
Come rendere il volontariato uno strumento di crescita per i giovani?
«Stiamo lavorando con le scuole attraverso i percorsi di Formazione Scuola Lavoro Aperto. Abbiamo aperto l’amministrazione ai ragazzi per avvicinarli alle istituzioni e trasmettere messaggi importanti, come la sicurezza sul lavoro e l’attenzione alla solidarietà. L’obiettivo è coinvolgerli direttamente in progetti concreti».
Inclusione e contrasto alla povertà: come coinvolgete le reti di volontariato?
«Le politiche sociali prevedono molti interventi, dai centri diurni ai progetti per le famiglie. Stiamo cercando di diversificare l’offerta in base alle esigenze delle diverse municipalità, perché ogni territorio ha caratteristiche specifiche».
Disabilità e pari opportunità: qual è la vostra strategia?
«Ci sono associazioni che realizzano progetti molto validi, ma spesso hanno durata limitata. L’obiettivo è garantire maggiore continuità attraverso una programmazione finanziaria più stabile, perché interrompere un servizio crea aspettative che poi restano deluse»
Qual è il ruolo delle associazioni nella tutela dei minori?
«È fondamentale. Abbiamo rafforzato le educative territoriali, aggiungendone quattro nelle aree con più minori, e stiamo immaginando educative di strada per intercettare i ragazzi nei luoghi di aggregazione e nei contesti più fragili»
Immigrazione e integrazione: quali azioni concrete?
«La consulta funziona bene. Stiamo lavorando alla sburocratizzazione, soprattutto su anagrafe e documenti, per garantire un accesso più semplice ai servizi. Abbiamo attivato tavoli dedicati a scuola e lavoro per portare avanti azioni concrete a sostegno dei migranti»
Come superare la logica emergenziale?
«L’emergenza è difficile da programmare, ma la flessibilità del volontariato è un aiuto importante. Stiamo rafforzando i servizi con nuove assunzioni di assistenti sociali, perché una struttura più solida permette di rispondere meglio anche alle emergenze».
Che valore ha la candidatura di Napoli a Capitale Italiana del Volontariato 2027?
«È un’occasione per valorizzare le realtà del territorio e rafforzare la co-programmazione. Stiamo mettendo un focus importante sui giovani per rendere il volontariato sempre più presente nelle nuove generazioni».
Se arrivasse il riconoscimento, quali azioni mettereste in campo?
«Vogliamo creare un tavolo permanente, non legato solo alla candidatura, per studiare e programmare progetti nel tempo. L’idea è costruire un calendario annuale di iniziative che renda il volontariato meno episodico e più strutturato».
Qual è la sfida più urgente?
«È difficile parlare di un’unica sfida. L’obiettivo è dare risposte concrete alle situazioni di difficoltà, creando progetti stabili a supporto delle famiglie. E mi piacerebbe dialogare di più con i giovani volontari, perché possono indicarci con chiarezza la strada da prendere».
di Adriano Affinito
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27 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Nel cuore della Penisola Sorrentina nasce “Aequa Spont Art”, un progetto ambizioso che celebra l’arte spontanea e il valore dell’imperfezione come risposta alla standardizzazione digitale. Presentata lo scorso 21 marzo presso il Cinema Teatro Aequa di Vico Equense, l’iniziativa punta a creare un ponte tra tradizione manuale e nuove frontiere tecnologiche.
Supportato da istituzioni e accademici del calibro di Derrick de Kerkhove, il progetto sfida gli algoritmi estetici moderni per riscoprire l’autenticità umana. Il programma si articola in tre momenti chiave: una “Chiamata alle Arti” per scovare talenti nascosti, un’area museale digitale con certificazioni NFT e un festival finale ispirato al New Bauhaus Europeo. Coordinato dall’Associazione Opera aps, l’evento invita artisti e creativi a valorizzare l’errore non come limite, ma come nuova opportunità di dialogo e crescita territoriale.
In un’epoca dominata da immagini filtrate e canoni estetici dettati dai social, Vico Equense diventa il laboratorio di una controtendenza culturale. Con il progetto “Aequa Spont Art”, l’imperfezione non è più un difetto da correggere, ma un linguaggio creativo potente e necessario.
Durante la conferenza stampa, figure di rilievo come il Sindaco Giuseppe Aiello e il sociologo Derrick de Kerkhove hanno sottolineato come la vera creatività risieda proprio in ciò che sfugge al controllo delle macchine. L’iniziativa si propone di censire la “spontaneità” artistica del territorio attraverso una call aperta a tutte le discipline (dalla poesia alla glitch art), integrando poi queste espressioni in un ecosistema digitale d’avanguardia. Tra musica folk (con il gruppo La Terza Classe) e tecnologie NFT, il progetto dimostra che l’innovazione può – e deve – nutrirsi di radici umane e istintive per generare inclusione e valore sociale.
di Annatina Franzese
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