Legalità in Comune, il Villaggio dei Giovani al Centro Pertini»

Il Centro Giovanile Sandro Pertini di Secondigliano ha aperto le porte a un’idea semplice e ambiziosa: far sì che la legalità smettesse di essere un concetto astratto per prendere il volto, la voce e le storie di chi la pratica ogni giorno. E così si è svolta la giornata inaugurale di «Legalità in Comune – Il Villaggio dei Giovani al Centro Pertini», il progetto che intende restituire alle ragazze e ai ragazzi della VII Municipalità di Napoli un ruolo da protagonisti nella costruzione di una comunità più consapevole e coesa.

L’iniziativa è dedicata alla promozione della cultura della legalità, della cittadinanza attiva e del rapporto di fiducia tra giovani e istituzioni. È promossa dalla Cooperativa Sociale L’Uomo e il Legno, in qualità di capofila, insieme a L’Agorà Partenopea APS, partner del progetto. Attraverso laboratori, testimonianze, attività multimediali e momenti di dialogo con rappresentanti delle istituzioni e della società civile, il Centro Pertini si trasforma in uno spazio aperto di incontro, confronto e partecipazione.

Il pomeriggio ha coinciso con il primo appuntamento della rassegna «Istituzioni senza Paura», pensata per offrire ai partecipanti un’occasione di confronto diretto con protagonisti impegnati quotidianamente nella tutela della legalità e della comunità. Si è trattato del primo passo di un percorso articolato, che proseguirà nelle settimane successive con ulteriori incontri, laboratori e attività partecipative, dando ai giovani un ruolo attivo nella costruzione e nella diffusione di una narrazione positiva del proprio territorio.

Numerosi gli ospiti presenti. Hanno preso parte all’incontro il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi; Chiara Marciani, assessora alle Politiche giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli; Pasquale Esposito, presidente della Commissione Legalità del Comune di Napoli; Antonio Troiano, presidente della VII Municipalità. Accanto ai rappresentanti delle istituzioni, hanno portato la propria testimonianza Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani, e Marco Puglia, magistrato di sorveglianza impegnato in iniziative sociali ed educative sul territorio. Sono intervenuti inoltre Rita Caprio, in rappresentanza della Cooperativa Sociale L’Uomo e il Legno, e Manuel Fabozzo, presidente de L’Agorà Partenopea APS.

Per documentare l’avvio del percorso e contribuire alla diffusione delle sue finalità, era stata richiesta al CSV Napoli la disponibilità della propria troupe, chiamata a realizzare riprese e interviste ai protagonisti della giornata. Un servizio di documentazione e comunicazione pensato per raccontare, a partire dal suo primo passo, un progetto che guarda ai giovani come alla più preziosa risorsa del territorio.

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«Habitus», a Napoli l’abito diventa strumento di prevenzione: il 23 ottobre la tavola rotonda al Maschio Angioino

Venerdì 23 ottobre 2026 il Maschio Angioino di Napoli ospita una nuova tappa di «Habitus – L’abito come strumento di prevenzione», mostra itinerante e progetto nazionale dedicato alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Dalle 14.30 alle 18, nella Sala della Loggia e nella sala attigua, si tiene la tavola rotonda «Quando l’arte diventa cura», nona tappa di Habitus Lab e appuntamento inserito nelle iniziative per i quarant’anni di Anlaids.

I saluti e l’introduzione sono affidati a Gennaro Demetrio Paipais, consigliere del Comune di Napoli. Seguiranno tre interventi. Luca Butini, presidente di Anlaids, parlerà di «Vestire la prevenzione», il rapporto tra salute, consapevolezza e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Sebastiano Bazzichetto, curatore e ideatore di Habitus, affronterà il tema «Le Arti della Prevenzione», con uno sguardo su secoli di moda e creatività impiegati nella lotta alle malattie e allo stigma. Vincenzo De Falco, presidente di Anlaids Campania, interverrà sulla prevenzione sul territorio e sul valore della rete per la salute e la consapevolezza.

Le conclusioni spettano agli avvocati Alessandra Pinto e Luigi Migliaccio, che proporranno un’analisi del territorio dal punto di vista sociale e legale. A moderare l’incontro sarà Patrizia Ferri, segretario nazionale di Anlaids.

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AVO Napoli, 45 anni di volontariato negli ospedali: una storia di ascolto, vicinanza e cura

Quarantacinque anni di impegno, solidarietà e presenza accanto alle persone più fragili. L’AVO Napoli (Associazione volontari ospedalieri) ha celebrato ieri, 15 ottobre, nell’Aula Magna del padiglione monumentale dell’ospedale Cardarelli, un importante traguardo della propria storia, con un convegno dedicato al valore del volontariato in ambito sanitario e sociosanitario e alle prospettive future dell’associazione.

Un anniversario che ha rappresentato non soltanto un momento di memoria e riconoscimento del percorso compiuto, ma anche un’occasione di riflessione sul ruolo dei volontari all’interno delle strutture sanitarie e sull’importanza di promuovere una cultura della cura capace di andare oltre la dimensione strettamente clinica. Accanto alle terapie e alle competenze mediche, infatti, il malato ha bisogno di attenzione, ascolto, empatia e vicinanza umana, soprattutto nei momenti in cui la malattia e il ricovero possono alimentare preoccupazione e solitudine.

A guidare l’incontro è stata Assunta Cusano, presidente dell’AVO Napoli, che ha ripercorso le tappe più significative dei 45 anni di attività, sottolineando il valore di una presenza costruita quotidianamente attraverso la gratuità del servizio e la relazione con i pazienti. Una rete di circa 450 volontari, donne e uomini che scelgono di dedicare parte del proprio tempo agli altri, offrendo sostegno, ascolto e compagnia a chi affronta la malattia, contribuendo a rendere più umano il tempo trascorso in ospedale.

Tra gli interventi della giornata anche quello di Umberto Cristadoro, presidente del CSV Napoli, che ha richiamato l’attenzione sul valore del volontariato come espressione concreta di solidarietà e partecipazione civica, sottolineando il contributo fondamentale offerto dalle associazioni alla costruzione di comunità più attente ai bisogni delle persone.

«I 45 anni dell’AVO Napoli raccontano una storia importante di solidarietà organizzata, ma soprattutto di relazioni umane costruite giorno dopo giorno accanto alle persone più fragili. Il volontariato ospedaliero ci ricorda che prendersi cura significa anche esserci, ascoltare e riconoscere la dignità di ogni persona. Come CSV Napoli, crediamo nel valore di queste esperienze e nell’importanza di sostenere chi sceglie di mettere il proprio tempo e le proprie energie al servizio degli altri. In una sanità chiamata a rispondere a bisogni sempre più complessi, il volontariato continua a svolgere una funzione preziosa: affiancare la cura con l’umanità, trasformando l’ascolto e la vicinanza in gesti concreti di solidarietà», ha dichiarato il presidente Cristadoro.

Il confronto istituzionale ha visto la partecipazione anche di Antonio d’Amore, direttore generale dell’ospedale Cardarelli; don Giuseppe Carmelo, vicario episcopale della Zona Ovest della Diocesi, in rappresentanza del cardinale don Mimmo Battaglia; e Chiara Marciani, assessora alle Politiche sociali, Lavoro e Giovani del Comune di Napoli.

Spazio anche alla riflessione culturale con la lettura magistrale dello scrittore Maurizio De Giovanni, dal titolo “Il valore del volontariato e l’importanza dell’ascolto, della dignità e della vicinanza”. Un contributo dedicato al significato più profondo della presenza volontaria, intesa come capacità di riconoscere nell’altro una persona, con la propria storia, le proprie paure e il proprio bisogno di essere accolto.

Il programma è proseguito con gli interventi di Assunta Amelio, presidente dell’AVO Regionale e portavoce della Conferenza delle Regioni, e di Francesco Colombo, presidente nazionale Federavo, in un dialogo che ha messo al centro le sfide del volontariato ospedaliero, il ricambio generazionale, la valorizzazione delle competenze relazionali e la necessità di continuare a coinvolgere nuove persone in un impegno che richiede sensibilità, formazione e costanza.

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Endometriosi: istituzioni, mondo medico e Terzo settore a confronto per tutelare i diritti delle donne

Ricerca scientifica, innovazione sanitaria, tutela dei diritti e attenzione ai bisogni delle donne. Sono questi i temi al centro della presentazione ufficiale dell’Intergruppo regionale “Vivere con l’Endometriosi – Ricerca, innovazione e tutela dei diritti delle donne affette da malattie croniche invisibili”, in programma martedì 20 ottobre 2026, alle ore 11, presso la Sala Nassiriya del Consiglio Regionale della Campania, al Centro direzionale di Napoli, Isola F13, piano 21.

La nascita dell’organismo si inserisce nell’esigenza di promuovere un confronto strutturato e trasversale tra istituzioni, professionisti della sanità, ricercatori e associazioni, con l’obiettivo di affrontare in maniera coordinata le criticità che interessano le donne affette da endometriosi e, più in generale, le persone che convivono con malattie croniche spesso poco visibili e non sempre adeguatamente riconosciute.

L’endometriosi, patologia che può incidere profondamente sulla qualità della vita, sul benessere psicologico, sulle relazioni personali e sulla quotidianità lavorativa, rappresenta una sfida sanitaria e sociale che richiede risposte integrate. Il ritardo diagnostico, la necessità di percorsi assistenziali appropriati e la complessità dei bisogni delle pazienti rendono indispensabile un’azione capace di mettere in rete competenze cliniche, strumenti di ricerca, politiche pubbliche e conoscenza diretta delle esperienze di chi vive la malattia.

In questo scenario, l’Intergruppo regionale intende favorire il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti, contribuendo a individuare strategie e iniziative per migliorare i percorsi di cura, potenziare la ricerca e ridurre i tempi necessari per arrivare a una diagnosi. Un approccio che punta a superare la frammentazione degli interventi e a promuovere una maggiore attenzione alla continuità assistenziale, all’informazione e al riconoscimento dei diritti delle pazienti.

Accanto alle istituzioni e al mondo medico-scientifico, un ruolo centrale è quello del Terzo settore. Le associazioni che operano nell’ambito della salute, del sostegno alle pazienti e della tutela dei diritti rappresentano un presidio fondamentale di ascolto, informazione e accompagnamento. Attraverso le attività quotidiane, raccolgono esperienze, intercettano bisogni spesso poco rappresentati e contribuiscono a rendere visibili difficoltà che rischiano di rimanere confinate nella dimensione individuale.

La partecipazione del Terzo settore non dovrebbe limitarsi alla testimonianza o alla sensibilizzazione pubblica, ma diventare una componente stabile dei processi di confronto e programmazione. Il coinvolgimento delle associazioni può infatti favorire una lettura più completa dei bisogni delle pazienti, aiutare a individuare le criticità dei servizi e contribuire alla costruzione di risposte maggiormente aderenti alla realtà.

La presentazione dell’Intergruppo regionale “Vivere con l’Endometriosi” si propone dunque un’opportunità per rafforzare la collaborazione tra i diversi attori del sistema regionale. Un dialogo efficace richiede ascolto reciproco, condivisione delle competenze e attenzione alla partecipazione delle persone direttamente interessate, affinché le politiche e gli interventi non siano definiti soltanto a partire dai servizi disponibili, ma anche dai bisogni reali delle comunità.

 

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Lo sport come casa comune: a Napoli al via il corso di alta formazione che mette le comunità al centro

Palestre di quartiere con le luci accese fino a sera, il campetto stretto tra i palazzi, la piazza dove un pallone diventa il pretesto per incontrarsi. È da qui, dalla vita quotidiana dei territori, che muove il corso di alta formazione «Management dello Sport, Inclusione Sociale e Sviluppo di Comunità», avviato dal CONI Campania nell’ambito della Scuola Regionale dello Sport, in collaborazione con il CSV Napoli.

Il percorso nasce dalla volontà di valorizzare lo sport non soltanto come pratica motoria o agonistica, ma come infrastruttura educativa, sociale e comunitaria, capace di generare benessere, inclusione, legalità, partecipazione e sviluppo territoriale. Impianti sportivi, palestre, piazze, parchi e beni comuni possono così diventare presìdi di prossimità e laboratori di comunità, luoghi nei quali costruire relazioni, contrastare le disuguaglianze, favorire l’integrazione e promuovere la rigenerazione sociale dei territori.

I lavori sono stati aperti da Antonino Chieffo, direttore scientifico della Scuola Regionale dello Sport del CONI Campania, da Giovanna De Rosa, direttrice del CSV Napoli, e da Enzo Marra, coordinatori scientifici del corso insieme a Chieffo, e da Francesco Cacciapuoti, referente di ANCI Campania.

Dalla giornata inaugurale è emerso un principio che attraversa l’intero percorso formativo: «Non vogliamo semplicemente accettare le diversità, vogliamo esaltarle, perché rappresentano una ricchezza per l’intera comunità». In questa prospettiva l’inclusione non coincide soltanto con l’accesso alla pratica sportiva, ma implica la capacità di ripensare spazi, regole e modelli organizzativi affinché ciascuno possa partecipare ed esprimere le proprie potenzialità, una visione di particolare rilievo anche per lo sport adattivo.

Le attività formative sono state avviate da Anna Lecora, Segretaria generale del Comune di Portici e coordinatrice del primo modulo, dedicato a «Pubbliche amministrazioni e amministrazione condivisa». Sono seguiti gli interventi di Renato Briganti, professore di Diritto pubblico dell’Università Federico II di Napoli, di Corrado Cuccurullo, professore di Economia aziendale, con affiliazioni alla Federico II e all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, e di Marco Catalano, magistrato della Corte dei conti.

Al centro della prima giornata è stata posta l’amministrazione condivisa, intesa come opportunità per costruire nuove forme di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sportive, Terzo settore e comunità locali, valorizzandone il ruolo nella lettura dei bisogni, nella progettazione degli interventi e nella cura e rigenerazione dei beni comuni.

Il corso intende offrire a dirigenti, tecnici, operatori e volontari strumenti concreti per progettare, gestire e valutare interventi capaci di produrre valore sociale. Investire nelle competenze di chi opera nello sport significa, infatti, investire nella capacità delle comunità di diventare più inclusive, solidali e partecipative.

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