Al via la nuova edizione del Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente

Il Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente, giunto ormai alla 17a edizione, è stato il primo riconoscimento nazionale rivolto all’innovazione d’impresa e autorità locali in campo ambientale, sfida nella quale si gioca la competitività, l’attrattività e il benessere di città e territori.

Duplice la finalità del concorso: creare un contesto favorevole alla ricerca e contribuire alla diffusione di buone pratiche orientate alla sostenibilità ambientale, valorizzando quelle realtà e quegli attori capaci di cogliere la sfida ecologica quale opportunità irrinunciabile di sviluppo economico e sociale.

Il bando, disponibile online, mira a intercettare iniziative, interventi, piani e progetti che si muovono verso questo paradigma, con riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) dell’Agenda ONU 2030.

Un premio destinato, dunque, a tutte quelle innovazioni di prodotto, processo o servizio di tipo tecnologico, gestionale o sociale che contribuiscano a una significativa riduzione degli impatti ambientali, al rafforzamento della resilienza agli effetti del cambiamento climatico e che si segnalino, al contempo, per originalità, replicabilità e potenzialità di sviluppo.

I primi classificati per ogni categoria riceveranno, oltre all’utilizzo del logo del Premio Innovazione 2021, un premio in denaro di 3000€. Per ogni categoria oltre al vincitore, potranno esserci delle segnalazioni.

C’è tempo per partecipare fino al 15 settembre 2021.

La partecipazione al premio è gratuita, riservata alle realtà che hanno per protagonisti i giovani e con sede legale in Italia. Costituisce titolo preferenziale la specifica anagrafica under 35. Queste le categorie per le quali è possibile concorrere: Agricoltura e Filiere Agro-alimentari; Mobilità Sostenibile; Digital green, comunità in rete, dai piccoli Comuni alle Smart Cities; Economia Circolare; Ecodesign; Transizione energetica. Nel bando, in corrispondenza di ciascuna categoria, sono indicati i riferimenti specifici ai rispettivi Sustainable Development Goals, in accordo con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e sono contenute le indicazioni per presentare domanda.

Per saperne di più  www.legambienteinnovazione.org

Dementia friendly, nasce il sito dedicato alle persone malate di Alzheimer e alle loro famiglie

Consentire a sempre più persone di conoscere la demenza e fornire un vero e proprio vademecum costantemente aggiornato con le informazioni e gli strumenti pratici per realizzare iniziative “Amiche delle Persone con Demenza”. È questo l’obiettivo del sito www.dementiafriendly.it realizzato dalla Federazione Alzheimer Italia, che aggiunge un ulteriore tassello al progetto delle “Comunità Amiche delle Persone con Demenza”. L’iniziativa, avviata in Italia nel 2016, è nata con l’obiettivo di creare una rete di cittadini consapevoli che sappiano rapportarsi alle persone con demenza e farle sentire a proprio agio nella propria comunità, ma anche avviare un processo di cambiamento sociale in cui le persone con demenza si sentano completamente accolte e incluse. In Italia si stima che la demenza colpisca 1.241.000 persone e sono già 32 i quartieri, i paesi e le città che hanno accolto l’invito della Federazione Alzheimer Italia.

Il nuovo sito intende essere un luogo dove le Comunità Amiche delle Persone con Demenza attive su tutto il territorio italiano possano dare il via ad uno scambio di esperienze, vissuti e buone pratiche che favorisca e incoraggi sempre più persone a mettersi in gioco e comprendere meglio cosa significa vivere con la demenza, per contribuire a costruire una società più inclusiva.

Collegandosi su www.dementiafriendly.it è possibile, innanzitutto, informarsi e aumentare la propria conoscenza della demenza: cos’è, quali sono i sintomi e le regole per tenere allenata la propria mente. Una sezione illustra il progetto “Comunità Amiche delle Persone con Demenza”: la nascita, il percorso necessario per aderire all’iniziativa, alcuni esempi e progetti internazionali e una mappa interattiva che mostra le 31 comunità sul territorio. Segue una parte che si occupa di fornire le informazioni e le indicazioni anche pratiche per creare una “Comunità Amica delle Persone con Demenza” e come coinvolgere la propria rete di conoscenze per dare il via a sempre più realtà e luoghi inclusivi per le persone con demenza. Una sezione è interamente dedicata a raccontare le storie delle Comunità attraverso le voci di tante persone, volontari, negozianti, rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine, insegnanti e studenti che, con passione e impegno, portano avanti iniziative e progetti di inclusione per le persone con demenza.

Il sito ha anche l’obiettivo di essere anche un vero e proprio percorso formativo che, affrontando i principali temi medici e comportamentali, spiega come tutti possano diventare “Amici delle Persone con Demenza” e dimostrare come anche la conoscenza e la vicinanza possano concretamente dare un aiuto a coloro che affrontano la malattia. Cliccando su “Partecipa” l’utente viene poi accompagnato a scoprire quali sono i passi concreti per intraprendere questo percorso: si parte con l’informazione su cosa significa essere “Amico delle Persone con Demenza” e chi può diventarlo. Attraverso un quiz con 10 domande è possibile mettere alla prova la propria conoscenza della demenza e ricevere un vero e proprio attestato che certifica il proprio impegno.

“Le Comunità Amiche delle Persone con Demenza sono luoghi dove ascolto, comprensione e inclusione sono le parole all’ordine di ogni giorno. Noi della Federazione Alzheimer Italia ci impegniamo perché sempre più persone conoscano la demenza per cancellare lo stigma nei confronti dei malati e dei loro familiari. Il motto “Working to become” ci dice che si tratta di un percorso in continua evoluzione e senza la parola “fine”: l’obiettivo del sito è quindi quello di fornire alle persone e alle comunità gli strumenti di conoscenza ma anche pratici perché siano sempre più consapevoli e attente ai diritti delle persone con demenza.”, commenta Gabriella Salvini Porro, presidente di Federazione Alzheimer Italia.

Carenza di sangue, l’appello di AVIS: «Doniamo adesso»

«Uno sforzo per assicurare terapie salvavita ai pazienti acuti e cronici. Prima di partire per le vacanze, prenotiamo la nostra donazione». È l’appello lanciato dal presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, alla luce dei dati che, sull’intero territorio italiano, stanno mostrando una massiccia flessione nella raccolta sia di globuli rossi che di plasma.

Le associazioni di pazienti talassemici, nel corso delle ultime settimane, hanno segnalato al Centro nazionale sangue una carenza diffusa di sacche di sangue in diverse regioni. Proprio per questo motivo, dopo aver promosso la campagna #Donaindoppio, AVIS sta chiedendo un ulteriore sforzo a tutti i donatori veicolando un messaggio tanto semplice, quanto diretto ed essenziale attraverso i propri canali di comunicazione: “C’è bisogno di sangue. C’è bisogno di te. Vieni a donare”.

La richiesta di sangue ed emocomponenti non va mai in vacanza e proprio in questo periodo dell’anno, complici le partenze e i viaggi, si registra un incremento degli incidenti stradali. Ecco perché, se già quotidianamente circa 1800 pazienti hanno bisogno di una trasfusione, durante l’estate questo numero rischia di aumentare vertiginosamente. Nell’ultimo report pubblicato dal CNS, quello relativo al mese di giugno, il calo nella raccolta dei globuli rossi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è stato del 10%, nonostante il 2020 fosse l’anno in cui era esplosa la pandemia.

Che si parta o si trascorra l’estate in città, prenotare la donazione è necessario: «I numeri dell’ultimo mese non possono farci restare inermi – conclude Briola – perché con l’estate ormai in corso rischiamo di mettere a repentaglio la ripresa delle regolari attività ospedaliere a partire da settembre. Per questo il nostro invito, il nostro appello, è quello di contattare la sede Avis più vicina, prenotare la propria donazione e compiere questo gesto straordinario per potersi godere con serenità le meritate vacanze e permettere, a tanti pazienti che ne hanno bisogno, di vedersi assicurate le terapie salvavita».

Riforma della Giustizia. Appello di Legambiente, Libera, WWF e Greenpeace al Governo Draghi: “Nessuna scadenza per il disastro ambientale”

“La storia del nostro Paese è segnata da disastri ambientali che soltanto dopo l’introduzione nel Codice penale del delitto 452 quater sono oggi al centro di processi come quello sull’ex Ilva o sulla discarica Resit in Campania, che consentono alle popolazioni colpite di avere fiducia nella giustizia. O ancora, di tanti procedimenti ambientali aperti, a partire da quello sui Pfas in Veneto, ritrovati nel sangue dei bambini che vivono in quei territori. Per queste ragioni e per la complessità delle inchieste necessarie ad accertare la verità, chiediamo al governo Draghi e alle forze politiche che lo sostengono di inserire il disastro ambientale tra i reati per cui non sono previsti termini che ne determinino l’improcedibilità. Sarebbe una scelta di civiltà, fatta con la consapevolezza che ad essere in gioco sono l’ambiente in cui viviamo, la salute delle persone e la credibilità stessa della giustizia”.

Questo l’appello lanciato oggi da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, Donatella Bianchi, presidente del WWF e Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, al Governo Draghi e alla guardasigilli Marta Cartabia, a poche ore dall’intesa raggiunta in Consiglio dei ministri sulla tanto discussa riforma della Giustizia che domenica 1° agosto approderà in aula alla Camera.

All’appello sull’assoluta necessità di includere (alla pari dei reati per mafia, terrorismo, violenza sessuale e traffico di stupefacenti) il disastro ambientale tra quelli per cui non scatta la mannaia dell’improcedibilità, è possibile aderire scrivendo alla mail segreteria@legambiente.it.

Tratta e sfruttamento minorile: Save the Children diffonde l’XI edizione del rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili

Più di una vittima di tratta su 3 nel mondo risulta essere minorenne e prevalentemente di genere femminile. Numeri che rappresentano il 34% del totale e che, riguardando solo i casi giudiziari accertati, lasciano credere che sia in realtà un fenomeno ben più vasto.

Tra le regioni del mondo il numero più alto di casi accertati con vittime minorenni è l’Europa occidentale e meridionale per un totale di 4.168 vittime in maggioranza maschi (il 59%).

In vista della Giornata Internazionale Contro la Tratta di Esseri Umani, celebrata il 30 luglio di ogni anno, Save the Children diffonde l’XI edizione del rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili – Fuori dall’ombra: le vite sospese dei figli delle vittime di sfruttamento”.  

Il rapporto analizza le condizioni di bambine, bambini, adolescenti e giovani vittime o potenziali vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese, anche alla luce dell’impatto della pandemia che le rende ancora più vulnerabili. Emerge in questo approfondimento anche il dramma dei minori figli delle donne vittime, nati e cresciuti in un contesto di isolamento e sfruttamento e con il grave rischio di vedere compromesso il loro futuro.

Tratta e sfruttamento degli esseri umani, in particolare dei minori, sono fenomeni che difficilmente riescono ad emergere, a causa degli enormi interessi dei trafficanti – in un mercato che si trasforma ma non accenna a diminuire – e dell’insufficiente impegno dei governi nel monitoraggio e nell’azione di prevenzione e contrasto.

Già prima della pandemia, si era raggiunto il numero di 50.000 vittime accertate nel mondo. Con le conseguenze della pandemia, che ha spinto in povertà nel 2020 ben 142 milioni di bambini e adolescenti in più, la situazione è destinata a peggiorare. Ben 10 milioni di bambini potrebbero non tornare più a scuola, esponendosi così al rischio di sfruttamento, abusi, grvidanze e matrimoni precoci. Secondo le stime, il solo sfruttamento lavorativo potrebbe inghiottire entro la fine del 2022 altri 8,9 milioni di bambini e adolescenti, per più della metà sotto gli 11 anni.

La tratta e lo sfruttamento sono fenomeni che non risparmiano neanche l’Italia, dove le vittime prese in carico dal sistema nazionale anti-tratta nel 2020 erano 2.040, tra cui 716 nuovi casi emersi e presi in carico nel corso dell’anno. Sono soprattutto donne e ragazze (81,8%), mentre 1 vittima su 20 è minore (105).

Tra i paesi d’origine delle vittime prevale la Nigeria (72,3%), seguita da Costa d’Avorio, Pakistan, Gambia e Marocco, mentre la forma di sfruttamento più rilevata è quella sessuale (78,4%), seguita da quella lavorativa (13,8%), l’1% delle vittime è stato coinvolto in economie illegali e lo 0,6% nell’accattonaggio.

I minori vittime di sfruttamento lavorativo intercettati dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nel 2020 sono 127, sia stranieri che italiani, con una leggera prevalenza femminile (57,7%). Gli illeciti riguardano in gran parte il settore terziario (88%), seguito da industria (4,7%), edilizia (3,9%) e agricoltura (2,4%).  Un dato che deve far riflettere sulla necessità di indagini mirate a far emergere un fenomeno ancora per lo più sommerso.

Un elemento particolarmente allarmante e poco considerato riguarda le donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale con figli minori, spesso anch’essi nelle mani di sfruttatori e trafficanti: i casi di ex-vittime o vittime con figli individuati sono quasi raddoppiati tra il 2016 e il 2020, passando dal 6% all’11,6% sul totale dei casi presi in carico dal sistema anti-tratta, con ulteriore aumento nei primi sei mesi del 2021 (+0,4%).

Attualmente il sistema anti-tratta assiste 190 nuclei vulnerabili che comprendono 226 minori. Anche nell’ambito dello sfruttamento lavorativo nel settore agricolo, in particolare nel sud, sono emersi casi di donne che vivono sole con i figli, principalmente originarie dell’Est Europa, e che subiscono ricatti, violenze e abusi, costrette in un circuito di isolamento di fatto che riguarda anche i figli, compromettendone irrimediabilmente il futuro.

Questi bambini e bambine, generalmente molto piccoli, sono nati a volte proprio dagli abusi subiti dalle giovani madri, che non solo assistono alle violenze perpetrate sulle loro madri, ma che rischiano di subire loro stessi violenza per mano di sfruttatori e trafficanti o essere oggetto di ricatto per tenere soggiogate le loro mamme.

Per approfondimenti e per leggere il rapporto https://www.savethechildren.it

A Napoli Est un progetto per dare lavoro alle donne

Da oggi le mamme della Fondazione Famiglia di Maria produrranno confetture con le albicocche del Vesuvio. Il progetto “Assembramento Femminile Plurale“, all’insegna dell’empowerment femminile del lavoro e della solidarietà sociale, prevede questa ed altre attività produttive finanziate dalla Fondazione Banco di Napoli. Le donne si organizzeranno per lavorare e a turno badare ai bambini con spirito di unione e mutuo soccorso. 

“Abbiamo voluto mettere in campo questa iniziativa a Napoli est dove spesso la donna è il punto di riferimento della società e delle famiglie. Questo progetto, di natura circolare, nell’era post covid nasce dall’evidenza che i soggetti più colpiti dalla condizione di isolamento sociale, sono le donne e in particolare le madri e i giovanissimi. Speriamo di poter realizzare una produzione che duri nel tempo grazie all’acquisto di macchinari che resteranno a disposizione delle donne del quartiere“, spiega Rossella Paliotto, presidente della Fondazione Banco di Napoli.

A San Giovanni a Teduccio dove spesso la figura paterna è assente (molti lavorano fuori regione e molti si trovano in carcere), è la donna ad avere sulle spalle tutto il carico di responsabilità. “Una divisione asimmetrica del lavoro familiare e modelli di genere troppo rigidi rischiano, con la presenza dei figli a casa, di costringere le donne a rinunciare a spazi da dedicare a sé stesse o al lavoro – dice Anna Riccardi, presidente della fondazione Famiglia di Maria – In varie fasi, le partecipanti organizzeranno la produzione e la distribuzione di prodotti tipici del territorio partendo da materie prime di produzione dop e igp, come conserve di pomodori e confetture. Un altro gruppo di donne provvederà al babysitting dei figli di chi parteciperà alle attività del progetto“. 

Alcune iniziative verranno svolte in sinergia con i ragazzi e i bambini della comunità: una di queste riguarda la riqualificazione attraverso la pulizia e il decoro del piccolo anfiteatro lasciato al degrado che si trova davanti all’ingresso della Fondazione e potrebbe ospitare il saggio dell’iniziativa che riguarda la pratica artistica: la creazione di un coro con un repertorio di canzoni classiche napoletane, laboratorio a cura della cantautrice Assia Fiorillo. Anche l’aspetto della comunicazione avrà una funzione fondamentale e sarà in parte affidata alla comunità. Accanto al lavoro specifico dei professionisti del settore ci sarà la possibilità per mamme e ragazzi di produrre contenuti per delle pagine web e social dedicate al progetto con l’elaborazione di testi, immagini, filmati e podcast radiofonici. A chi parteciperà al progetto sarà affiancato un sostegno facoltativo di una psicologa. Per quanto riguarda l’innovazione tecnologica legata alla necessità di creare un habitat confortevole per lo svolgimento delle attività, si promuoverà l’utilizzo di sistemi di areazione e refrigerazione diversi dai condizionatori fissi e centralizzati e l’uso di lampade a raggi ultravioletti che sono utili anche per sanificare l’aria.