24 Ott, 2023 | In evidenza
“Riconoscere e valorizzare l’Istituto del Servizio Civile quale scuola di educazione civica e palestra di cittadinanza attiva delle nuove generazioni, destinando risorse se non maggiori quantomeno stabili e coerenti con gli investimenti degli anni precedenti” è quello che chiedono la Rappresentanza Nazionale degli Operatori Volontari (RNVSC), il Forum Nazionale Servizio Civile (FNSC), la Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC), il CSVnet – Associazione nazionale centri di servizio per il volontariato, con una lettera indirizzata al Governo.
Un accorato appello dei giovani e degli enti volto a richiamare l’attenzione sul futuro del Servizio Civile Universale in questi mesi in cui si sta lavorando alla legge di Bilancio 2024. “Dopo un triennio che ha visto il potenziamento del contingente, anche grazie ai fondi del PNRR, il servizio civile rischia di scivolare nuovamente in una situazione di precarietà e incertezza. Il bando che sarà emanato entro la fine del 2023, infatti, secondo quanto previsto dal Documento di Programmazione Finanziaria 2023 del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale, prevede l’avvio di appena 45.000 giovani, a fronte dei 71.000 dell’anno scorso, e di circa 80.000 posizioni messe a disposizione dagli enti in fase di progettazione. Ancora più preoccupante è la disponibilità finanziaria prevista dalla Legge di Bilancio per il prossimo anno che ammonta a soli 150 milioni di euro, sufficienti ad avviare appena 20.000 giovani. Numeri che ci allontanano dall’obiettivo di renderlo davvero universale e dalla possibilità di assicurare a tutti i giovani l’opportunità di servire pacificamente la Patria, impegnarsi per la propria comunità e il bene comune” scrivono gli enti.
I rappresentanti chiedono quindi al Governo e alle forze parlamentari “di utilizzare i risparmi dei mancati avvii del bando in corso, pari ad almeno 130 milioni, per potenziare il bando 2023 e di prevedere nella nuova Legge di bilancio almeno 280 milioni aggiuntivi per il 2024, che permetterebbero di avviare un contingente di 60.000 operatori volontari in Italia e 1.500 all’estero”.
“In una situazione di forte tensione sociale e di sfilacciamento delle nostre comunità, il Servizio Civile rappresenta un potente strumento di coesione e inclusione. È inoltre un’opportunità educativa unica, che fonda il processo di apprendimento sull’esperienza, e forma giovani cittadini capaci di assumersi responsabilità e di impegnarsi per le comunità, favorendo l’acquisizione di competenze civiche, sociali e professionali spendibili anche nei percorsi futuri, di vita e di lavoro” sottolineano RNVSC, FNSC, CNESC e CSVnet. “Un valore sociale ed educativo dimostrato in questi 50 anni, come più volte richiamato dallo stesso Ministro Abodi, che ha lavorato per un riconoscimento materiale e culturale dell’esperienza di servizio civile attraverso la previsione di una riserva di posti nei concorsi della PA per i giovani che lo hanno svolto”.
“Tutto il mondo del Servizio Civile seguirà con grande fiducia i lavori parlamentari dei prossimi giorni e ci rendiamo, sin da ora, disponibili a qualsiasi utile confronto” concludono i promotori dell’appello.
23 Ott, 2023 | Consulenza, In evidenza
Riproponiamo l’articolo di Lara Esposito per Cantiere Terzo Settore relativo alla nuova classificazione Ateco 2025 che interessa anche gli ETS
A partire dal 1° gennaio 2025, entrerà in vigore la nuova classificazione Ateco 2025, che identifica e codifica le attività economiche svolte dalle imprese e dagli altri operatori in Italia. C’è tempo fino al 31 ottobre 2023 per presentare istanze motivate e chiedere la modifica della classificazione attualmente vigente o la conferma di codici Ateco già esistenti. È in atto, infatti, un processo di revisione dei codici, alcuni dei quali possono interessare anche le organizzazioni non profit nella gestione delle proprie attività.
Le istanze possono essere inviate da utenti singoli, ossia non rappresentati da associazioni di categoria o di settore, istituzioni, organizzazioni ed enti (rappresentanze settoriali e ordini professionali, ministeri, enti locali, altri enti, eccetera). In ogni caso, gli utenti singoli sono invitati, quando possibile, a presentare proposte di modifica con il supporto delle specifiche associazioni di categoria o di settore, in quanto più strutturate a rappresentare gli interessi collettivi degli attori economici.
Verso un’armonizzazione con le indicazioni europee
La revisione mira a predisporre la nuova classificazione Ateco 2025, la quale dovrà essere in linea con quanto stabilito nel Regolamento delegato (Ue) 2023/137 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) n. 1893/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio.
Sarà il Comitato Ateco a supportare lo svolgimento del processo di valutazione e predisposizione della nuova versione della classificazione Ateco. Il Comitato è stato istituito già nel 2020 dal Presidente dell’Istat ed è composto da esperti statistici, rappresentanti delle principali istituzioni, enti amministrativi e delle organizzazioni imprenditoriali, e da una rete di utenti della classificazione che a vario titolo sono entrati in contatto con il Comitato.
Le caratteristiche dell’istanza
Per presentare un’istanza è importante ricordarsi di inserire gli elementi utili per la corretta identificazione del proponente: nome e cognome, recapito telefonico e indirizzo e-mail; occorre inoltre, specificare a che titolo l’utente presenta la proposta (ad esempio, eventuale associazione di settore di appartenenza).
Inoltre, le modifiche presentate devono contenere:
- il tipo di modifica richiesta: integrazione delle sole note esplicative o cambiamento strutturale a livello di categoria (V cifra) o sotto-categoria (VI cifra);
- una descrizione completa delle modifiche richieste;
- qualsiasi elemento utile per la valutazione delle modifiche richieste come ad esempio le motivazioni che le giustificano e la rilevanza del settore coinvolto (stima del numero di imprese e peso economico).
Tutte le istanze presentate saranno valutate nel merito.
L’esito di tale processo (accettazione o rigetto delle proposte di modifica) sarà comunicato via e-mail agli utenti proponenti.
Le istanze già presentate al Comitato Ateco nei mesi scorsi sono attualmente in fase di valutazione e non sarà necessario presentarle nuovamente.
17 Ott, 2023 | In evidenza
Riproponiamo l’articolo di Giulio Sensi per CSVnet relativo alla presentazione dei dati aggiornati sul Censimento permanente del non profit.
Il terzo settore cresce, i volontari calano, ma non così tanto come si pensa.
Dopo aver diffuso nel maggio scorso i dati ricavati dalla nuova rilevazione campionaria del Censimento delle Istituzioni non profit, l’Istat ha prodotto nuove elaborazioni relative al decennio 2011 – 2021.
Se il numero di istituzioni non profit è cresciuto del 20% e anche i dipendenti sono aumentati considerevolmente (erano 680.811 nel 2011 sono 870.163 nel 2020), quello dei volontari dentro alle organizzazioni è calato nel decennio del 2% (da 4,758 milioni nel 2011 a 4,661 nel 2021, passando dai 5,528 emersi nel 2015). Il numero dei volontari in Italia non è dunque crollato se si prende a riferimento l’ultimo decennio.
I dati sono stati diffusi nel corso della ventitreesima edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile il 13 ottobre a Bertinoro (FC). Il titolo delle Giornate 2023 è “Oltre la forma. Risignificare le organizzazioni per generare cambiamento”.
Al centro delle tematiche il tema della “sostanza” delle organizzazioni, “ossia la necessità di recuperare quella diversità che rende questo mondo utile e trasformativo” come ha ricordato il presidente di Aiccon Stefano Granata con la sfida di “affrontare una sfida cruciale: risignificare le organizzazioni del Terzo Settore, spesso intrappolate in processi, procedure e modelli organizzativi che ne minano la vitalità e l’impatto sociale”.
E sulle dinamiche trasformative del non profit si è concentrata anche la relazione di Massimo Lori, responsabile del Registro Statistico delle Istituzioni Non Profit di Istat. “La rilevazione campionaria – ha detto Lori – ci consente di fare un confronto per connotare le organizzazioni in cui il volontariato è cresciuto e dove è calato. Emerge chiaramente che non c’è effetto sostituzione, ovvero che il volontariato cresce di più dove ci sono anche dipendenti”.
In più della metà delle organizzazioni senza persone retribuite (54,3%) i volontari sono diminuiti, mentre sono rimasti stabili o assenti nel 13,1% di esse e aumentati nel 32,1%. La crescita è più considerevole invece nelle istituzioni non profit che hanno persone retribuite: nel 35,6% dei casi i volontari sono saliti, diminuiti nel 32,7% e rimasti stabili o assenti nel 31,7%. Il settore dove la crescita dei volontari è stata più sostenuta è l’istruzione e la ricerca (36,4%), mentre la diminuzione più consistente riguarda la cooperazione internazionale (59,6% di organizzazioni).
Analizzando invece la ripartizione geografica, le differenze fra le zone del nostro Paese sono esistenti, ma contenute: il record sia di crescita sia di diminuzione è al nord est (segno positivo nel 33,6% del campione, negativo nel 50%).
Più significativo il trend di cambiamento se si va ad osservare la classe di volontari. Secondo i dati diffusi da Istat, a soffrire di più la diminuzione dei volontari sono le organizzazioni più gradi: quelle con più di 30 volontari hanno visto nell’80,5% dei casi un calo, mentre le piccole realtà (quelle con meno di 5 volontari hanno addirittura un trend di crescita maggiore di quello di diminuzione (segno negativo nel 22,8% di esse e segno positivo nel 47,3%).
Il calo dei volontari, secondo i dati Istat è proporzionale al numero dei volontari esistenti e dunque anche alle dimensioni delle organizzazioni. “Perdono maggiormente i volontari – ha sottolineato Lori – le realtà più grandi e meno quelle più piccole”.
12 Ott, 2023 | Bandi e opportunità, Consulenza, In evidenza
Aperta la quarta edizione di “Iniziative in cofinanziamento” promossa da Con i Bambini per sostenere interventi di contrasto della povertà educativa minorile insieme ad altri enti erogatori privati che condividono lo spirito e gli obiettivi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Anche questo nuovo bando, come i precedenti tre, intende perseguire due principali obiettivi: da un lato, attrarre risorse supplementari coerenti con le finalità del Fondo; dall’altro, favorire un positivo confronto con le esperienze di altre organizzazioni, arricchendo reciprocamente la conoscenza, le pratiche e le esperienze sui temi relativi alla povertà educativa minorile.
Oltre a perseguire un effetto leva delle risorse finanziarie a disposizione delle organizzazioni di terzo settore, il bando intende anche sperimentare forme di innovazione, sia negli ambiti di intervento, sia nelle modalità operative o metodologiche scelte, nel contrasto delle forme di povertà educativa minorile.
Con il lancio della quarta edizione dell’iniziativa, Con i Bambini dedica ulteriori risorse finanziarie, fino a un massimo di 10 milioni di euro, al cofinanziamento di progetti che intendono intervenire su ambiti analoghi a quelli su cui si concentrano le azioni del Fondo. Una quota non inferiore al 50% di tali risorse sarà destinata a progetti multiregionali che intervengono in almeno due aree del Paese tra Nord, Centro, Sud e Isole.
L’iniziativa è rivolta a soggetti giuridici privati che intendono, insieme a Con i Bambini, promuovere e sostenere la realizzazione di interventi congiunti di contrasto della povertà educativa minorile su tutto il territorio nazionale.
A tal fine, Con i Bambini mette a disposizione dei progetti approvati fino a un massimo del 50% delle risorse finanziarie complessivamente necessarie per la realizzazione degli interventi, con un contributo minimo di 200.000 euro e fino a un massimo di 1.500.000 euro.
Le iniziative possono essere originate e svolte nelle seguenti differenti modalità:
- progetti proposti direttamente da enti del terzo settore e sostenuti, almeno al 50%, da uno o più cofinanziatori, fino a un massimo di cinque;
- progetti o bandi a evidenza pubblica promossi congiuntamente, attraverso percorsi di progettazione partecipata/condivisione, da Con i Bambini con uno o più cofinanziatori in funzione di enti erogatori privati (fino a un massimo di 3).
Il processo di selezione è articolato in due fasi: presentazione dell’idea progettuale e successiva progettazione esecutiva.
Con i Bambini esaminerà tutte le idee progettuali inviate entro, e non oltre, le ore 13:00 del 31 dicembre 2024.
12 Ott, 2023 | In evidenza
Riproponiamo l’articolo di Lara Esposito per Cantiere Terzo Settore relativo alle risposte fornite dal direttore generale del Ministero del Lavoro Alessandro Lombardi sullo stato dell’arte della Riforma del Terzo settore in occasione di un evento formativo organizzato da CSVnet.
Dopo 6 anni dall’avvio della riforma del Terzo settore, è tempo di riflettere sul suo “stato di salute”, nonostante manchi ancora la certezza di un impianto fiscale in attesa dell’autorizzazione dell’Unione europea in merito. Le due giornate di formazione sulla fiscalità, con un focus sull’attuazione del registro unico nazionale del Terzo settore (Runts), organizzate da CSVnet a Roma lo scorso 21 e 22 settembre, sono state una delle occasioni per condividere alcuni ragionamenti sull’attuazione normativa insieme al direttore generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Alessandro Lombardi. Davanti a una platea composta da referenti delle aree di consulenza giuridica dei centri di servizio per il volontariato di tutta Italia, Lombardi ha risposto ad alcune domande poste da Daniele Erler e Francesco Aurisicchio dell’area di consulenza di CSVnet, che hanno spaziato dai temi fiscali, alle semplificazioni per gli enti di minore dimensione, fino alle modifiche alla piattaforma del Runts.
Qual è lo “stato di salute” attuale della Riforma del Terzo settore e della sua implementazione normativa? Visti i diversi passaggi compiuti, quali possono essere le tempistiche ragionevoli per l’entrata in vigore del nuovo regime fiscale?
Siamo in una fase avanzata in quanto il Runts è ormai pienamente operativo, ed ospita circa 115 mila enti, di cui più di 20 mila neoiscritti (vale a dire enti che prima non facevano parte del Terzo settore e che hanno deciso di entrarvi). All’interno di questi 115 mila enti, vi sono anche quelli provenienti dalla trasmigrazione: si è trattato di un processo enorme, che ha fortemente impegnato gli uffici del Runts. A fronte di poco meno di 92mila posizioni trasmigrate, più di 70 mila sono state consolidate nel Runts; rimangono pendenti le verifiche di circa 3.650 posizioni. Poco meno di 18 mila sono le posizioni che non sono entrate nel Runts. Ciò è dipeso da due fattori: innanzitutto, per almeno la metà dei casi si trattava di “doppioni”, di Aps, cioè contemporaneamente iscritte tanto al registro nazionale delle Aps quanto a quello regionale; nella maggior parte degli altri casi, la trasmigrazione ha portato in evidenza situazioni preesistenti di inoperatività di fatto degli enti.
Sbaglierebbe fortemente chi volesse assimilare tout court il dato del Runts con quello derivante dalla rilevazione Istat, sul non profit, che ci parla di più di 363mila organizzazioni non profit presenti in Italia. I due concetti di non profit e di Terzo settore non sono tra loro sovrapponibili, essendo il primo, di natura statistica, più ampio rispetto al secondo, di natura giuridica.
Al di là del dato numerico, pur importante, uno degli effetti indotti della riforma è l’assunzione di centralità del Terzo settore nel dibattito pubblico, soprattutto nella fase di scrittura delle leggi (si pensi, tra i tanti esempi, al nuovo codice dei contratti pubblici). In questo senso deve essere letto anche il tema della fiscalità, dove l’attenzione è altissima: su input del Vice Ministro del lavoro e delle politiche sociali è stato costituito presso il Mef un gruppo di studio, che è impegnato, tra l’altro, sulla finalizzazione dei documenti da presentare alla Commissione Ue nell’ambito del processo di autorizzazione delle disposizioni del Codice del Terzo settore e del d.lgs. n.112/2017, sull’impresa sociale, sottoposte a tale regime.
In questa fase, inoltre, si sta lavorando a due decreti attuativi del Codice: uno sui controlli sugli Ets e l’altro sul riconoscimento delle competenze acquisite nel volontariato. Quello dei controlli, è un passaggio davvero importante. Le reti associative nazionali e i centri di servizio per il volontariato (Csv) che ne facciano richiesta, infatti, potranno essere autorizzati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a svolgere attività di controllo nei confronti degli enti del Terzo settore. È un passaggio delicato, che porterà a una forte responsabilizzazione delle reti nazionali e dei Csv autorizzati a effettuare i controlli e, sul quale si valuterà la credibilità complessiva del sistema.
Sui territori si riscontrano diverse difficoltà da parte delle piccole organizzazioni, soprattutto quelle di volontariato, nel seguire gli adempimenti del Runts. Sappiamo che è in corso uno sforzo di semplificazione in questo senso, ma per le piccole organizzazioni è prevista una revisione normativa più importante?
Per rispondere a questa domanda, è importante fare una premessa: le norme non vanno lette singolarmente, ma è importante analizzarle come facenti parte di un sistema organico.
L’attuale sistema di registrazione è ontologicamente diverso rispetto ai precedenti, derivanti dalla legge 266/1991 e dalla legge 383/2000, i quali erano basati sulla concezione di un rapporto bilaterale tra l’ente e l’amministrazione che deteneva il registro. Il Runts ci chiama a una concezione diversa di queste disposizioni. Ora il rapporto non è più soltanto tra la P.A. e l’ente, ma involge, attraverso la libera accessibilità al Runts, la generalità dei cittadini, che sono in tal modo posti in condizione di conoscere cosa fa quell’ente, chi sono i suoi amministratori, come utilizza le risorse che ha a disposizione, ecc.
In tale prospettiva, nelle prossime settimane i dati del Runts, grazie all’incessante lavoro della Direzione generale per l’innovazione tecnologica del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, saranno resi visibili a tutti: anche questo sarà un passaggio che cambierà notevolmente la percezione del Terzo settore da parte dei cittadini, nell’auspicata direzione del consolidamento del rapporto fiduciaria tra le comunità di riferimento e gli Ets.
Su queste basi, allora, trovano la loro ragione giustificativa gli adempimenti riguardanti il deposito telematico nel Runts degli aggiornamenti di documenti e notizie, ai quali sono chiamati gli Ets.
In questa fase il carico è sembrato particolarmente pesante perché il cambiamento rispetto al passato è notevole e si è scontato l’effetto del primo ingresso nel Runts. A regime, la situazione sarà diversa perché gli aggiornamenti si faranno tendenzialmente una volta l’anno. Ai fini di una compiuta valutazione circa la sostenibilità degli oneri amministrativi, bisogna anche distinguere tra le difficoltà soggettive, tra cui ad esempio la ridotta dimestichezza dei singoli con gli strumenti informatici, da quelle oggettive. In ogni caso, il Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ha voluto avviare una riflessione, demandata ad un apposito gruppo di lavoro, sulle possibili soluzioni di semplificazione soprattutto per gli enti di piccole dimensioni, in particolare sul bilancio e gli aggiornamenti di dati e informazioni all’interno del Runts. Su tali riflessioni è stato acquisito il parere del Consiglio nazionale del Terzo settore. Alcune delle modifiche proposte richiederanno solo aggiornamenti evolutivi della piattaforma informatica, per altre bisognerà mettere mano al D.M. 106/2020, attuativo del Runts, altre ancora richiederanno un intervento legislativo.
I centri di servizio per il volontariato hanno un ruolo fondamentale per accompagnare gli enti, soprattutto quelli di piccola dimensione. Per quanto riguarda il Runts, quali potrebbero essere le agevolazioni per favorire il loro lavoro?
Siamo tutti consapevoli della rilevanza del ruolo dei CSV, sia per la loro prossimità territoriale agli enti, che per la capacità di intercettare gli enti di minori dimensioni, così come riconosciuto dal codice del Terzo settore. Questa centralità emerge chiaramente nel facilitare l’interfaccia col RUNTS. I CSV possono essere dei punti specializzati, sia per superare il “digital divide” di diversi dirigenti delle organizzazioni, o, più semplicemente per alleggerire gli oneri gestionali degli enti, sia per tutto il lavoro di informazione e sensibilizzazione sull’accesso alle misure di sostegno presenti sul territorio.
Nei mesi scorsi abbiamo avviato, in sinergia con i nostri partner istituzionali UunionCamere e Infocamere, un confronto con CSVnet e il Forum Nazionale del Terzo settore per trovare soluzioni per sgravare di alcuni oneri le diverse realtà del Terzo settore. Una soluzione su cui si è ragionato è quella della delega.
In questo senso, la delega si può configurare in due diversi modi. Nel primo caso, il legale rappresentante delega un diverso soggetto alla compilazione ed invio della pratica, ma la firma digitale della distinta rimane in capo al primo. La seconda possibilità è quella di una delega piena, in cui il delegato segue tutto il ciclo, compresa la firma digitale.
Entrambe le soluzioni prevedono alcune modifiche sia al D.M. n. 106/2020 sia alla piattaforma informatica.
Si tratta di uno strumento fondamentale per sgravare gli impegni degli enti ma è importante ricordare che è anche un delicato processo di responsabilizzazione nell’individuazione del soggetto delegato.
È possibile ipotizzare una modifica all’attuale sistema che preveda come unico strumento per operare nel Runts quello dello Spid o della Cie (Carta di identità elettronica), non rendendo più obbligatoria la firma digitale delle istanze, che ad oggi sta creando delle difficoltà agli enti?
Nel Dm 106 del 2020 il Runts è definito espressamente come un sistema in evoluzione, così come è stato per il registro delle imprese. La piattaforma è in continuo aggiornamento.
Il tema del superamento della firma digitale è stato già portato all’attenzione dell’ente gestore, in quanto per accedere al Runts all’utente sono richiesti necessariamente lo Spid o la Cie, che consentono l’identificazione certa della persona. È necessario considerare tutti gli aspetti tecnici nella loro complessità, ma si sta lavorando con impegno e costanza su questo tema.
** Le considerazioni espresse nella presente intervista sono frutto esclusivo del pensiero dell’intervistato e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.