19 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
NAAPOLI- Il Comune di Ottaviano, insieme a quello di Barletta, Bagheria (Palermo) e Lanusei (provincia dell’Ogliastra) sarà il protagonista degli Stati generali del Sud per la raccolta differenziata di carta e cartone. L’evento, organizzato da Comieco e Regione Campania, si terrà venerdì 21 e sabato 22 ottobre al teatro San Carlo di Napoli. Si tratta di due giorni dedicati ad amministratori, istituzioni e operatori del settore per fare il punto sulla raccolta di carta e cartone nel Sud Italia. Verranno analizzati casi di successo ed elaborate nuove strategie, per incrementare i dati di raccolta della carta e del cartone nel Meridione. Tra i casi di successo, ci sarà il Comune di Ottaviano: il sindaco Luca Capasso interverrà venerdì 21 (con inizio alle 15), insieme a Pasquale Cascella, sindaco di Barletta, Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria, Davide Ferreli, sindaco di Lanusei. La giornata sarà introdotta dall’intervento di Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Spiega il sindaco Luca Capasso: “E’ un motivo di grande soddisfazione essere stati coinvolti in questa iniziativa. In questo anno la percentuale di differenziata è rimasta tra il 78 e l’80 per cento, mantenendosi sempre costante nel corso dei mesi. La percentuale di carta e cartone fino a settembre ha superato il 35 per cento e puntiamo con serenità al 40 per cento entro la fine dell’anno, surclassando di gran lunga la media nazionale. Un risultato raggiunto grazie all’impegno del personale del Comune, della ditta che gestisce il servizio, del consigliere delegato Giorgio Marigliano e soprattutto di tutti i cittadini”.
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19 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Un ambiente sicuro e protetto in cui divertirsi, stringere amicizie, avvicinarsi a valori come il rispetto reciproco e la condivisione. Tutto questo era, per i piccoli di Forcella, la Ludoteca “Annalisa Durante”. Situata al piano terra dell’omonima scuola dell’infanzia, dal 2006 al 2011 ha accolto centinaia di bambini, che qui trascorrevano i pomeriggi tra compiti, giochi, teatro. Ora l’Associazione “Annalisa Durante” lancia un appello per riaprirla e ridare ai ragazzini del quartiere uno spazio in cui crescere lontano dai pericoli della strada. «La Ludoteca è stata una delle prime iniziative importanti dell’Associazione “Annalisa Durante” – spiega a Comunicare il Sociale il Presidente Giuseppe Perna –, realizzata con il sostegno della Fondazione Cannavaro-Ferrara. Occupava tre locali all’ingresso della scuola, proprio di fronte a “Piazza Forcella” – lo spazio comunale dedicato alla memoria della ragazza uccisa dalla camorra nel 2004, che oggi ospita una sala teatro, un grande open space e una biblioteca gestita dell’Associazione, ndr –. Dopo l’inaugurazione, a cui parteciparono i calciatori Fabio Cannavaro e Ciro Ferrara, per cinque anni è rimasta aperta tutti i pomeriggi, dalle 16 alle 19. I bambini erano talmente numerosi che fummo costretti a organizzare dei turni. Con loro mettemmo in scena anche uno spettacolo teatrale al vicino Trianon».
L’APPELLO – Questa bella realtà ha chiuso i battenti nel 2011, soprattutto per la mancanza di supporto da parte del Comune e l’impossibilità di acquistare materiali e pagare gli operatori. «Nel frattempo abbiamo aperto la biblioteca all’interno di “Piazza Forcella”, attorno alla quale si è creata una fitta rete di associazioni: da qui è emersa l’esigenza di riaprire quello spazio ludico, un luogo in cui i bimbi possano non solo imparare ma anche divertirsi», continua Perna. Il Comune di Napoli e la Onlus “I Maestri di Strada” si sono attivati per rimettere in sesto i locali abbandonati della ludoteca, mentre Assogioca, l’Associazione Gioventù Cattolica, ha già messo a disposizione i volontari del Servizio Civile per l’attività di doposcuola; Giuseppe Perna e il papà di Annalisa, Giannino Durante, insieme all’Associazione di promozione culturale “Venti di Speranza”, si rivolgono ai privati lanciando una campagna di solidarietà in cui ciascuno può donare giocattoli, arredi, materiale di consumo oppure “tempo”, per assicurare la riattivazione di un primo, stabile servizio pomeridiano.
PER AIUTARE – Per offrire giocattoli o arredi è possibile contattare “Venti di Speranza” al numero 393/9773909. Chiunque volesse dedicare, invece, un po’ del proprio tempo libero a questa iniziativa può inviare un’e-mail all’indirizzo bibliotecadurante@gmail.com.
di Paola Ciaramella
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
I governi dell’America centrale stanno alimentando un’acuta crisi dei rifugiati evitando di contrastare la violenza rampante e gli elevatissimi tassi di omicidio che costringono centinaia di migliaia di persone alla fuga da El Salvador, Guatemala e Honduras. È quanto ha dichiarato Amnesty International, in un rapporto intitolato “Casa dolce casa? Il ruolo di El Salvador, Guatemala e Honduras nel peggioramento della crisi dei rifugiati”. Il rapporto analizza come questi tre paesi non solo non proteggano le persone dalla violenza ma non riescano neanche a sviluppare un programma di protezione per coloro che vengono respinti da Messico e Usa in situazioni in cui si rischia la vita.
“El Salvador, Guatemala e Honduras sono diventate zone di guerra, dove le vite sembrano sacrificabili e milioni di persone vivono nel costante terrore di cosa i gruppi criminali o le forze di sicurezza possano fare a loro o ai loro cari. Questi milioni sono ora i protagonisti di una delle meno visibili crisi dei rifugiati del mondo” – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “Anche se è vero che paesi come Messico e Usa vengono clamorosamente meno al dovere di proteggere i richiedenti asilo e i rifugiati del Centroamerica, sono El Salvador, Guatemala e Honduras che dovrebbero assumere un ruolo in questa crisi e prendere misure per affrontare i problemi che costringono queste persone a lasciare le loro case” – ha aggiunto Shetty.
“Milioni di persone sono dimenticate, vittime di paesi che non assumono la responsabilità di dar loro la protezione internazionale di cui necessitano nonché dei loro stessi governi, incapaci e non disposti a tenerle al riparo dalla fine più tragica” – ha proseguito Shetty. In El Salvador, negli ultimi tre anni, i tassi di omicidio sono saliti alle stelle a causa di scontri tra bande rivali per il controllo del territorio. Anche quelli di Guatemala e Honduras sono tra i più elevati al mondo. Le Nazioni Unite classificano El Salvador come uno dei paesi più mortali al mondo in cui non vi sia una guerra: nel 2015 vi sono stati 108 omicidi ogni 100.000 abitanti. In Honduras e Guatemala, i tassi di omicidio sono stati rispettivamente di 63,75 e 34,99 omicidi ogni 100.000 abitanti. I giovani sono spesso anche costretti con la forza ad aderire ai gruppi criminali mentre le bambine sono obbligate a diventare “le donne dei capi” e non poche volte subiscono violenza sessuale.
I negozianti e gli autisti di mezzi pubblici subiscono regolarmente estorsioni e sono costretti a pagare “tasse” alle gang che controllano la loro zona. Chi non segue queste regole non scritte subisce violenza o viene ucciso. Molti bambini hanno detto ad Amnesty International di aver abbandonato la scuola a causa della violenza dei gruppi criminali e di essere costretti a trascorrere tutta la giornata a casa. Il ministro dell’Istruzione salvadoregno ha reso noto che nel 2015 39.000 alunni hanno lasciato la scuola a causa delle vessazioni o delle minacce della criminalità, una cifra tre volte superiore a quella del 2014 (13.000). Il sindacato degli insegnanti sostiene che il numero reale potrebbe essere di oltre 100.000 abbandoni. In alcuni casi, sono le forze di sicurezza a perseguitare e attaccare i bambini, accusandoli di far parte delle gang.
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – La Fiera dei Beni Comuni torna ad animare la città di Napoli con un calendario di appuntamenti che coinvolgeranno il mondo del terzo settore, l’associazionismo, i giovani e la cittadinanza tutta.
Nei giorni 11 e 12 Novembre il Complesso di San Domenico Maggiore ospiterà tavole rotonde, workshop, seminari e laboratori che punteranno i riflettori sul tema della sostenibilità, nella sua componente ambientale, sociale ed economica. Due giornate di condivisione per riflettere sul rispetto dei beni comuni e sulla fattibilità di una loro gestione condivisa, per ripensare in modo critico gli stili di vita, per diffondere buone prassi e sensibilizzare all’adozione di comportamenti consapevoli. La Fiera rappresenta, inoltre, un luogo privilegiato di confronto con esponenti istituzionali e rappresentanti del mondo del non profit sulle sfide e gli impegni che attendono le associazioni di volontariato e il futuro sistema dei Centri di Servizio.
Prendersi cura di ciò che ci circonda, dell’aria, dell’acqua, del cibo, della cultura significa rafforzare i legami di una comunità e contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutti.
Come sempre CSV Napoli, prevede nell’ambito della Fiera dei Beni Comuni, uno spazio espositivo che permetterà alle associazioni di volontariato di Napoli e provincia ed agli enti di Terzo Settore di promuovere la propria attività e condividere con la cittadinanza l’impegno per lo sviluppo e la valorizzazione del nostro territorio.
Per partecipare alla Fiera dei Beni Comuni è necessario compilare l’apposita scheda di adesione ed inviarla all’indirizzo e-mail logistica@csvnapoli.it entro e non oltre lunedì 24 ottobre p.v.
Le richieste saranno accolte in ordine di arrivo fino ad esaurimento degli spazi disponibili.
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA – Cala il numero di utenti ai Centri di ascolto Caritas dal 2015 al 2016 (anche se aumentano rispetto al 2014), diminuisce l’incidenza degli italiani mentre è in crescita il peso degli uomini e delle persone sole. In forte aumento i giovani adulti nell’età compresa tra i 18 e i 34 anni, contro un calo registrato per anziani e pensionati. Infine diminuisce il peso della grave marginalità e dei senza fissa dimora. Queste le tendenze registrate nell’ultimo triennio tra quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas. I dati, raccolti nel Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia “Vasi comunicanti” pubblicato oggi da Caritas italiana, provengono dai 1.649 centri di ascolto dislocati su 173 diocesi (pari al 79,3 per cento del totale) con una distribuzione piuttosto equa tra Nord, Sud e Centro. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini di nazionalità marocchina (17,4 per cento) e romena (15,4 per cento), questi ultimi in diminuzione rispetto ad un anno fa, a fronte di una stabilità mantenuta a livello nazionale in termini generali di presenze. Tra le prime dieci nazionalità risultano anche: Albania, Ucraina, Nigeria, Tunisia, Senegal, Perù, Pakistan e Ecuador. Tra gli stranieri, inoltre, si conferma alta la percentuale di chi è in una situazione di regolarità giuridica, o perché in possesso di un permesso di soggiorno (76 per cento) o perché cittadino dell’Unione Europea. È invece contenuta la percentuale di chi è privo di un permesso di soggiorno (sono uno su dieci) o di chi non ha adempiuto alla formalità dell’iscrizione anagrafica (1,4 per cento). Nel corso del 2015 i profughi e i richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas sono stati 7.770. Si tratta in più di nove casi su dieci di uomini e di età compresa tra i 18 e i 34 anni (79 per cento), provenienti soprattutto da stati africani e dell’Asia centro-meridionale. In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica, coincidenti soprattutto con la povertà estrema o con la mancanza totale di un reddito. Alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati.Sebbene gli ultimi trend riguardino il primo semestre del 2016, i dati più dettagliati sono quelli del 2015. Un anno in cui 190.465 persone si sono rivolte ai centri, di cui più di quattro su dieci nelle regioni del Nord, più di 3 su dieci nel Centro Italia e circa due su dieci nelle strutture del Mezzogiorno, con uno sbilanciamento dovuto più ad una maggiore ricettività e dimensioni dei centri presenti al Nord e una più alta percentuale di presenze straniere che nel Settentrione hanno fatto riferimento alle Caritas diocesane (dove rappresentano il 64,5 per cento delle persone ascoltate, contro il 57 per cento di media nazionale). Tuttavia, spiega il rapporto, emergono quindi due diversi profili di povertà. “Un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri – si legge nel testo – e un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani”.
Un’ulteriore cambio di tendenza riguarda il genere. I dati del 2015, infatti, mostrano una “parità di presenze tra uomini e donne a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. Tale situazione, tuttavia, non è omogenea da Nord a Sud; nelle aree del Mezzogiorno infatti la presenza delle donne risulta ancora maggioritaria”. Un trend, quest’ultimo, che secondo quanto riferiscono alcune Caritas diocesane è dovuto al problema lavoro. “Gli uomini dal 2007 ad oggi risultano i più penalizzati in tema di occupazione – spiega il rapporto -: per loro cala vistosamente il tasso di occupazione, dal 70,5 al 65,5 per cento (a fronte di un aumento di quello femminile, dal 46,6 al 47,1 per cento); sale vistosamente il tasso di disoccupazione, che passa dal 4,8 del 2007 all’11,3 per cento del 2015. E i rischi di esclusione sociale per gli uomini che non possono contare su un impiego sono davvero molto alti”. E la fragilità occupazionale delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto, spiega la Caritas, “è un dato consolidato, stabile e in un certo qual modo prevedibile. I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8 per cento del totale”.
L’età media delle persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas è 44 anni anche se gli italiani sono mediamente meno giovani degli stranieri. Tra le storie intercettate, inoltre, prevalgono le persone coniugate (quasi la metà), seguite dai celibi o nubili (27 per cento circa). Infine separati e divorziati che insieme rappresentano il 15,7 per cento del totale. “Tra i maschi l’incidenza delle persone sole (celibi) risulta molto più alta della media – spiega il rapporto -. Al contrario sono più elevati tra le donne i casi di vulnerabilità familiare (vedove, separate legalmente e divorziate)”. Dai dati raccolti dalla Caritas, inoltre, il 65 per cento circa dichiara di avere figli. Centri di ascolto, quindi, che non sono frequentati solo da senza dimora, come qualcuno potrebbe pensare. E i dati confermano. “Il peso di questi ultimi risulta decisamente contenuto poiché rappresentano solo il 16,6 per cento delle persone ascoltate – spiega la Caritas -. In termini assoluti si tratta di circa 24mila individui (incontrati nel 2015), per lo più stranieri. Chiara anche in questo caso la difformità tra Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno la percentuale di chi è privo di un domicilio scende all’8,7 per cento, arriva invece al 23,9 nelle regioni del Nord”.
Dai dati raccolti nel 2015 spiccano i casi di povertà economica (76,9 per cento) e di disagio occupazionale (57,2 per cento), seguiti dai problemi abitativi. Tra chi manifesta un disagio economico prevalgono le persone con reddito insufficiente o prive di qualsiasi forma di sostentamento, meno frequenti invece le situazioni di povertà estrema (6,2 per cento) o di sovra-indebitamento (4,2 per cento). Ai problemi di ordine materiale seguono, comunque, altre forme di vulnerabilità, in particolare i problemi familiari, quelli legati alla salute o ai processi di migratori. “Anche nel 2015 le domande più frequenti, indistintamente da italiani e stranieri, sono quelle relative a beni e servizi materiali (56,3 per cento) – spiega il rapporto -. All’interno di tale categoria prevalgono le richieste legate per lo più ai bisogni primari: viveri, vestiario, accesso alla mensa, servizi di igiene personale. Al secondo posto figurano le domande di sussidi economici, da impiegare soprattutto per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto o spese sanitarie e richiesti in maniera più marcata da cittadini italiani. Seguono poi le richieste riguardanti il lavoro, formulate soprattutto da stranieri, le domande di alloggio e quelle inerenti prestazioni o l’assistenza sanitaria”.
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
SALERNO – Martedì 18 ottobre 2016 convegno conclusivo per il corso di cittadinanza “La Piana del Sele e le sue potenzialità turistiche”. Una mattinata dedicata ai risultati e alle proposte progettuali elaborate durante il percorso didattico. Le attività avranno inizio alle ore 10.30, presso la sala conferenze del DISPAC – Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale – Università degli Studi di Salerno. Un percorso formativo incentrato su “La Piana del Sele e le sue potenzialità turistiche” che ha visto la partecipazione di 36 studenti di Archeologia e Beni Culturali e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. L’iniziativa è stata realizzata dal circolo di Legambiente Vento in Faccia di Bellizzi – Battipaglia, il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno. A sostenere il percorso Sodalis CSV Salerno nell’ambito dell’azione “Volontariato e giovani”.
Durante la mattinata sarà proiettato il video che ripercorre le tappe fondamentali del corso. Lezioni didattiche, visite in loco e strumenti di lavoro per valorizzare i contesti culturali. Gli stessi studenti hanno poi partecipato alla redazione della proposta progettuale “Ecomuseo del paesaggio agrario della Piana del Sele” che sarà presentata in mattinata. Un progetto, quello dell’Ecomuseo, che intende illustrare l’importanza degli elementi geologici del territorio. Un documento che intende promuovere il riconoscimento e la valorizzazione dei geositi (siti di interesse geologico) presenti tra Pontecagnano e Capaccio- Paestum. Beni poco conosciuti, come la paleofalesia di porta Marina, piattaforma di travertino su cui è stata l’antica città di Paestum, le sorgenti di Capo di Fiume e di San Benedetto e le paleodune che compongono il paesaggio costiero.
All’incontro saranno presenti Agostino Braca, presidente di Sodalis CSV Salerno, Alfredo Napoli, presidente di Legambiente Battipaglia- Bellizzi, Mariagiovanna Riitano, direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno. Seguiranno gli interventi di Fausto Longo, professore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, Amedeo Rossi, MIUR, Vincenzo Amato, geologo, Valentina Del Pizzo, Legambiente Campania.
In chiusura gli interventi di Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania, Vanessa Pallucchi, presidente nazionale Legambiente Scuola e Formazione. Modera Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania.
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