Istat: il volontariato fa bene

ROMA- Chi vive meglio fa più volontariato. E chi fa volontariato vive meglio. La doppia relazione tra il benessere personale e lo svolgimento di attività gratuite di solidarietà era già nota agli studiosi, ma il 26° rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del paese aggiunge due nuovi elementi: più il volontariato è svolto in età avanzata e più si è soddisfatti della propria vita; e più si è in difficoltà, più intense sono le sue ricadute positive. Il rapporto, presentato ieri, è incentrato quest’anno sulle “reti e le relazioni sociali” e analizza in particolare la popolazione alla luce della sua presenza in reti di sostegno (formali e informali), di amicizia, di lavoro, di cultura ecc. Ed uno dei fattori che determina la “situazione” degli italiani all’interno di queste reti, il loro livello di partecipazione e perfino di ottimismo, è appunto l’appartenere o meno a quel 13,2 per cento di persone oltre i 14 anni che hanno svolto (dato 2016) un’attività gratuita negli ultimi 12 mesi.

Nel capitolo su “Associazionismo e benessere” (pag. 227-234), l’Istat riporta anzitutto gli studi in base ai quali chi si trova in condizioni migliori di vita decide di impegnarsi nel volontariato più frequentemente di chi sta in condizioni meno soddisfacenti; e riporta, da queste attività, un appagamento dei propri bisogni soggettivi e una crescita del benessere, soprattutto perché l’appartenere a gruppi e strutture associative arricchisce la “rete di relazioni interpersonali e gli scambi sociali” e soddisfa il bisogno di socialità.

Nello specifico, “la percentuale di volontari che si dichiara molto soddisfatta per le relazioni familiari è del 40,1 per cento contro il 32,7 di chi non svolge attività gratuite; analogamente per le relazioni con gli amici il miglioramento è di 10,3 punti percentuali (32,8 contro 22,5), mentre scarti rilevanti si registrano per il proprio tempo libero (20,7 contro 13,8 per cento) e anche per la salute (22,3 contro 16,8 per cento). Analizzando il giudizio per la vita nel complesso, la differenza tra i punteggi espressi dai volontari rispetto ai non volontari è netta: tra i primi oltre la metà esprime un punteggio alto (tra 8 e 10), mentre la quota è del 40 per cento tra chi non svolge attività di volontariato”.

È a questo punto che emerge come la soddisfazione per la propria vita – quando è legata all’attività associativa – cresca al crescere dell’età. Infatti, se tra i ventenni l’impegno non influisce sul grado di tale soddisfazione (che rimane sul 55 per cento in entrambi i casi), lo scarto nel benessere percepito tra chi fa o non fa volontariato arriva a quasi il 21 per cento tra gli ultrasettantenni: 56 contro 35 per cento. L’Istat sottolinea come il fatto di attribuire un valore crescente all’associazionismo con l’avanzare dell’età sia confermato da diversi studi, secondo cui l’impegno a favore degli altri è in grado di contrastare la percezione di solitudine, riduce i sintomi depressivi, migliora le prestazioni cognitive e incrementi il benessere mentale. In altre parole, impegnarsi nel volontariato promuove quello che viene definito “invecchiamento attivo”, contribuendo a “migliorare la qualità della vita una volta che vengano a mancare dimensioni importanti della propria identità, come il ruolo genitoriale (indipendenza dei figli) o quello professionale (pensionamento)”.

Dal rapporto emerge infine un ulteriore aspetto delle proprietà “benefiche” del volontariato, il quale tra l’altro viene posto da tutta la popolazione italiana in testa alle attività più “piacevoli” della giornata (battendo anche il tempo libero in una classifica in cui agli ultimi posti vi sono lo studio e il lavoro…). Da una parte si conferma come tra i fattori che più incidono sulla partecipazione ad associazioni vi siano il titolo di studio (il 5,1 per cento di chi ha una licenza elementare o nessun titolo svolge attività gratuite, contro il 23,3 per cento dei laureati), l’essere già coinvolti in altri contesti di socializzazione, come la scuola o l’ambiente di lavoro, e il reddito personale o familiare. Dall’altra l’Istat fa però notare che gli effetti maggiori dello svolgere attività solidali siano dichiarati soprattutto “dalle persone con risorse economiche scarse o insufficienti, dalle casalinghe, dalle persone in cerca di lavoro o con un basso titolo di studio, confermando come fare volontariato abbia ricadute positive soprattutto nelle persone a rischio di marginalità”.

di Stefano Trasatti, da CSVnet

L’articolo Istat: il volontariato fa bene sembra essere il primo su Comunicare il sociale.

Human Rights Film Tour, da Napoli un messaggio di pace e uguaglianza

NAPOLI- «Quanto hanno pagato per te i tuoi?». «Dodici mila dollari o forse tremila, se non hai la dote». Il dialogo tra amiche sullo schermo getta luce su una realtà agghiacciante, quella dei matrimoni forzati, raccontata dalla regista iraniana Rokhsareh Game Magham nel film «Sonita», scelto come spunto di dibattito per la tappa napoletana dello Human Rights Film Tour, organizzato dal ministero degli Affari Esteri della Confederazione Elvetica, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Ginevra e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. La proiezione nella Sala del Capitolo del complesso di San Domenico Maggiore ha calamitato l’attenzione del pubblico nel tratteggiare la storia (vera) della protagonista, che simboleggia il totale asservimento all’uomo della figura femminile nei Paesi islamici, finanche laddove Sonita, ripresa dalla cineasta nel suo letto mentre sta per addormentarsi le intima: «spegni la telecamera, devo togliere il velo per andare a letto». Una storia che è stata proiettata all’interno del festival itinerante, partito il 10 dicembre scorso in Pakistan e che terminerà il prossimo 10 dicembre, giorno del settantesimo anniversario dalla firma della Carta dei Diritti Umani, dopo avere attraversato oltre 40 Paesi.
 
«Sonita», storia della rapper iraniana riuscita a salvarsi da un matrimonio combinato grazie alle sue canzoni, è stato riprodotto in entrambe le sessioni della giornata, sia la mattina nella facoltà di Giurisprudenza della Federico II che nel pomeriggio a San Domenico Maggiore. «Il tema – ha spiegato la regista – è legato alla carenza di opportunità delle donne: non sono educate, non sono istruite, c’è mancanza di lavoro e povertà. Alla base di tutto c’è la disuguaglianza economica, oltre a tradizioni antiche sbagliate e non più adatte oggi. I Paesi del mondo occidentale stigmatizzano questi comportamenti, ma a loro volta alimentano un capitalismo sfrenato che è causa di diseguaglianze». «È difficile – ha aggiunto – essere registi in un Paese come l’Iran, ma c’è anche da dire che il 25% dei cineasti iraniani sono donne». Il festival, aperto dai saluti del sindaco Luigi de Magistris, ha visto tra gli interventi quello di Paolo Rozera, direttore generale Unicef Italia: «Dopo 70 anni i diritti nel mondo sono continuamente violati. In particolare quelli delle donne. Ad oggi ci sono 650mila donne che si sono sposate prima di compiere i 18 anni e più della metà prima dei 15». Secondo il coordinatore del festival Maurizio Del Bufalo, «organizzare questa giornata è sembrato il modo migliore per ricordare che da 70 anni esiste la Carta dei Diritti Umani. Ma la guerra in Medio Oriente, alle porte di casa, è l’effetto della dimenticanza di questo documento».
 
di Giuliana Covella

L’articolo Human Rights Film Tour, da Napoli un messaggio di pace e uguaglianza sembra essere il primo su Comunicare il sociale.

Ti ribalto, un racconto sulla disabilità fuori dagli schemi

MILANO- Raccontare la disabilità fuori dagli stereotipi. È la scommessa di Ti Ribalto, il Festival delle arti in programma dall’8 al 10 giugno presso il nuovo Teatro Bruno Munari di Milano, per la prima volta sede della rassegna ideata e curata dalla Piccola Accademia della Cooperativa sociale Cascina Biblioteca. Più di 80 attori disabili e 40 volontari, tra operatori, educatori e semplici cittadini, sono i protagonisti dei 10 spettacoli in cartellone, che quest’anno arricchisce il suo ventaglio di proposte con una serie di attività pomeridiane pensate per coinvolgere maggiormente il pubblico: proiezioni, laboratori, lezioni aperte e una tavola rotonda organizzata in collaborazione con il Teatro del Buratto. Ti ribalto – il nome lo suggerisce – racconta la disabilità senza retorica, perché mette in luce abilità e normalità delle persone più fragili grazie all’esperienza teatrale e alla sinergia tra discipline diverse: teatro, danza e musica. Sono loro, i linguaggi universali per il palcoscenico, il filo conduttore di questa quarta edizione che, attraverso l’utilizzo di differenti espressioni artistiche, punta a migliorare la qualità della vita di persone con disabilità fisica o intellettiva. Il Festival della Piccola Accademia, infatti, si propone come un punto di riferimento e d’incontro per tutte quelle realtà e quei progetti che promuovono l’arte come potente strumento di emancipazione e inclusione. Nato per presentare il lavoro fatto nei corsi e nei laboratori della Piccola Accademia, Ti Ribalto è diventato in pochi anni una manifestazione culturale tout court conquistando l’attenzione della stampa specializzata e di altre compagnie italiane impegnate nel sociale. A quest’edizione partecipano in qualità di compagnie ospiti ben quattro associazioni: ATIR – Teatro Ringhiera, L’Impronta Associazione onlus, il CRAMS – Centro Ricerca Arte Musica e Spettacolo di Lecco e il Gruppo Teatrale ACCUA del Centro Socio Educativo “Francesca” di Urbino. Entro il 2020 – spiegano gli organizzatori – «vogliamo realizzare un festival internazionale, capace di coinvolgere anche realtà provenienti dall’estero. Il nostro obiettivo è di aprirci per rendere la rassegna sempre più interattiva e partecipata, anche da parte del pubblico».

L’articolo Ti ribalto, un racconto sulla disabilità fuori dagli schemi sembra essere il primo su Comunicare il sociale.

Risparmio e sostenibilità, Doxa: cresce l’economia dell’usato

ROMA – Cresce il mercato dell’usato, trainato dall’online. E incontra consumatori che hanno un approccio innovativo ai consumi, sono alla ricerca dell’affare – il risparmio è il pre-requisito per chi compra – e cercano di liberarsi del superfluo quando vendono, consapevoli che la possibilità di risparmiare, di dare una seconda vita agli oggetti e di favorire la sostenibilità ambientale attraverso il riuso sono una scelta sempre più intelligente. Il valore dell’economia dell’usato, o second hand economy , è stata nel 2017 di 21 miliardi di euro, pari all’1,2% del Pil italiano.I dati vengono dall’Osservatorio Second Hand Economy condotto da DOXA per Subito. Negli ultimi tre anni il volume d’affari di questo settore è aumentato in modo costante grazie al traino della compravendita online, aumentata del 72% dal 2014. Quali dunque le dimensioni dell’economia dell’usato?
Primo punto: il ruolo del digitale. Spiega l’Osservatorio Doxa: “L’online è il driver che guida la crescita del mercato della compravendita dell’usato e da solo pesa € 9,3 miliardi, ovvero il 31% in più rispetto all’anno precedente. Infatti, tra coloro che nel 2017 hanno acquistato e venduto oggetti usati, il 42% ha utilizzato l’online come canale privilegiato per farlo, in particolare per la sua velocità e semplicità, riconosciuta dal 72% del campione”. Il digitale è la risposta ideale soprattutto per comprare e vendere determinati prodotti. “Analizzando infatti cosa viene effettivamente comprato e venduto in Italia attraverso l’online, si comprano soprattutto arredamento e casalinghi, seguiti da auto e libri. Si vendono invece auto, attrezzature sportive e telefonia. Il digitale è un alleato perché permette di guadagnare un tesoretto dai propri beni che non servono più, da reinvestire nelle proprie esigenze, passioni e desideri. Mediamente infatti facendo second hand online si guadagnano € 1.030 dalla vendita (+22%, € 843 nel 2016)”.
Il secondo aspetto da analizzare è relativo alle scelte che orientano l’usato. Il 48% degli italiani dichiara di avere comprato o venduto usato nel 2017, al quarto posto dei comportamenti sostenibili più diffusi, subito dopo la raccolta differenziata, l’acquisto di lampadine a LED e i prodotti a km 0. L’orizzonte di valori che sta dietro all’economia dell’usato è decisiva e unisce la ricerca di risparmio all’affermazione di una libertà di scelta, insieme alla consapevolezza del valore ambientale del riuso.
Spiega l’Osservatorio Doxa: “L’aspetto valoriale ha infatti un ruolo centrale nella decisione di compravendere beni usati, dimostrando che il consumatore oggi vuole fare scelte consapevoli e coerenti con i principi che guidano il proprio stile di vita. In questo contesto, indubbiamente la capacità di poter acquistare facendo un buon affare in termini economici, garantendo un risparmio rilevante, è la prima motivazione per il 70%, affiancata dalla scelta distintiva di trovare pezzi unici, d’antiquariato o non più in commercio (35%) che permettono di rendere unico il quotidiano, e seguita dall’opportunità di conquistare l’oggetto dei desideri perfetto per le proprie necessità e passioni (10%)”. Chi vende lo fa prima di tutto per liberarsi del superfluo (55%), per comprare altri oggetti nuovi o usati (21%) e per guadagnare (19%). “Da queste tendenze – sostiene Doxa – emerge un cittadino italiano molto attento alla sostenibilità ambientale che cerca di favorire attraverso il riutilizzo (66%), legato affettivamente agli oggetti a cui attribuisce la possibilità di una seconda vita (60%) e che non rinuncia ad acquistare oggetti altrimenti costosi a un prezzo conveniente (58%)”. Si tratta di un atteggiamento, fra l’altro, molto più marcato per i millennials.
La mappa dell’usato in Italia svela che ci sono alcune regioni più attive dove fare second hand è all’ordine del giorno come in Lombardia, prima regione assoluta con € 3,4 miliardi di valore generato, seguita dalla Toscana con € 2,8 mld. Terza l’Emilia Romagna con € 2,3 mld e al quarto posto la Sicilia, prima regione del Sud, con 1,5 miliardi. Il podio cambia se si considera il guadagno medio pro capite per i venditori: prima la Toscana con € 1.802, seconda la Lombardia con € 1.289, terza la Sicilia con € 1.090.
E le prospettive future? Sono previste in crescita: l’economia dell’usato per il 75% è destinata ad aumentare ancora nei prossimi 5 anni. Anche perché fra i consumatori c’è la percezione che l’economia dell’usato possa essere un driver di risparmio (49%), in secondo luogo una scelta sempre più ecologica e sostenibile (45%), ma anche distintiva e smart (29%), oltre a rendere i consumi accessibili a più persone (21%) e trasformarsi in un canale di acquisto tra gli altri, normalizzando completamente questa modalità (16%).

di Danila Navarra

L’articolo Risparmio e sostenibilità, Doxa: cresce l’economia dell’usato sembra essere il primo su Comunicare il sociale.

Silenzio, torna il Napoli Strit Festival

NAPOLI – Oltre cinquanta artisti di strada, un percorso sonoro che trasformerà le vie del centro storico tra Piazza del Gesù e Piazza San Domenico in un’esperienza acustica coinvolgente, ma anche reading di poesie e favole, il tutto declinato sul tema del silenzio come scelta per rigenerare la parola. Riparte il Napoli Strit Festival (dall’8 e il 9 giugno) grazie alla partnership con il Napoli teatro Festival Italia, con la sua decima edizione, dopo 11 anni di assenza. “Portavamo in strada – spiega l’organizzatore della rassegna, Ettore De Lorenzo – la magia, il chiasso e i colori delle arti di strada, ora ripartiamo lanciando una sfida a Napoli e al mondo per rigenerare il senso delle parole in un tempo in cui si buttano, sono private di significato. Avremo artisti di strada che useranno solo la gestualità per comunicare la loro arte e la musica che sarà comunque ispirata al silenzio. Attorno al tema abbiamo costruito un cartellone particolare, sperando che la città recepisca questa sfida che parte da una delle città più caotica d’Europa”. Tutti gli eventi sono gratuiti, dalle 17 a tarda sera.

 

 

L’articolo Silenzio, torna il Napoli Strit Festival sembra essere il primo su Comunicare il sociale.

Minori migranti, Parlamento UE: no a detenzione in attesa dello status

ROMA – Tutti i bambini migranti e le famiglie con bambini dovrebbero essere ospitati in strutture non detentive durante la verifica del loro status giuridico. Lo hanno chiesto i deputati europei in una risoluzione non legislativa approvata oggi per alzata di mano. Secondo le stime, sono 5,4 milioni i bambini migranti che vivono in Europa, rileva la risoluzione. Si tratta di 1 bambino migrante su 6 nel mondo (dati UNICEF). Quasi la metà di coloro che sono arrivati negli ultimi anni erano bambini non accompagnati o separati dalla propria famiglia. I deputati sottolineano che la mancanza di informazioni affidabili e la lunghezza del ricongiungimento familiare e delle procedure di nomina dei tutori, nonché il timore di essere detenuti, rinviati o trasferiti, si traducono molto spesso nella fuga dei bambini, che vengono così esposti alla tratta, alla violenza e allo sfruttamento.
Il Parlamento dunque esorta le autorità nazionali ad accelerare le procedure per la nomina di tutori per i minori non accompagnati, i quali dovrebbero essere poi ospitati in strutture separate da quelle degli adulti, al fine di evitare qualsiasi rischio di violenza e abuso sessuale. I deputati si dicono infatti particolarmente preoccupati per lo sfruttamento delle ragazze a fini di prostituzione e chiedono agli Stati membri di intensificare gli sforzi e la cooperazione transfrontaliera per identificare i minori vittime di tratta, abuso e ogni altra forma di sfruttamento.
Nella risoluzione si sottolinea poi l’importanza di istituire un solido sistema di identificazione e registrazione per garantire che i minori entrino in sistemi di protezione nazionali. Richiede inoltre una maggiore cooperazione tra le autorità preposte all’applicazione delle norme e alla tutela dei minori per individuare e proteggere i bambini scomparsi.
Per quanto riguarda le procedure di verifica dell’età, la risoluzione sottolinea che le visite mediche dei bambini dovrebbero sempre essere effettuate “in modo non invadente e nel rispetto della loro dignità”, escludendo categoricamente l’uso della coercizione per l’acquisizione di dati biometrici dei bambini.

di Danila Navarra

L’articolo Minori migranti, Parlamento UE: no a detenzione in attesa dello status sembra essere il primo su Comunicare il sociale.