Autismo, anche in Campania associazioni in rivolta contro le nuove linee guida dell’Istituto superiore della Sanità

«Nulla su di noi senza di noi» recita la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006 (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009). Un principio fondamentale per le famiglie che chiedono di essere sempre coinvolte nei processi istituzionali che coinvolgono le esistenze dei loro cari con disabilità. Principio disatteso, secondo famiglie di persone con disturbi dello spettro autistico e associazioni, dall’Istituto superiore della Sanità nella redazione delle modifiche alle Linee Guida n.21. Lo ribadisce Sabatino De Blasio, presidente dell’associazione campana Autismo Sociale Aps: «Ancora una volta, i diretti interessati non sono stati interpellati. L’Istituto superiore della Sanità li ha completamente ignorati».

Ma facciamo un passo indietro. L’Iss nel 2017 ha iniziato il percorso di aggiornamento delle Linee guida numero 21 “Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” risalente al 2011, col compito di integrarla con linee guida dedicate agli adulti, sinora non esistenti. «Il risultato dopo 5 anni – dice De Blasio – è che per gli adulti non è stato ancora fatto nulla, mentre per bambini e adolescenti gli esiti, per la maggior parte delle associazioni, sono critici».

Nell’occhio del ciclone è finito il Cnec (Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica) dell’Iss, cui le modifiche erano demandate e che, con una spesa di un milione euro, con cinque anni di tempo e un panel che le associazioni ritengono non legittimo, ha prodotto un adeguamento contestatissimo peraltro senza ascoltare, come imporrebbe la Convenzione Onu, i rappresentanti delle associazioni.

Ma quali sono le criticità contestate? Prima di tutto, il fatto che le nuove Linee Guida ‘spingano’ sull’utilizzo dei farmaci come antipsicotici per bambini e adolescenti con autismo; raccomandazione contro la quale, già nel 2021, è stato presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. «Si raccomanda l’utilizzo di farmaci – spiega De Blasio -e si lascia al palo la terapia Aba, importantissima per i nostri ragazzi. Si procede lungo binari che non tengono conto dei grandi progressi fatti negli Stati Uniti, laddove anche molti italiani hanno potuto constatare il livello di avanguardia nei trattamenti, e si ignorano le Linee Guida europee Escap».

Inoltre, manca l’auspicato aggiornamento per gli autistici adulti. Dopo i 18 anni, chi ha il disturbo dello spettro autistico non esiste, diventa di fatto un paziente psichiatrico, le famiglie vengono abbandonate a loro stesse.

Le proteste di gran parte delle associazioni e società scientifiche italiane riguardano i destini dei ragazzi ed ex ragazzi che convivono con lo speciale mondo dell’autismo; una battaglia di civiltà, che nell’ultima campagna elettorale ha portato alla sottoscrizione di una lettera aperta ai candidati. Le speranze sono ora riposte nel nuovo Governo.

«Bisogna intervenire – conclude De Blasio – l’appello arriva anche dalla Campania, dove siamo già alle prese con la legge 131 della regione Campania. Non si può imbottire di farmaci questi ragazzi e non si devono abbandonare i più grandi. L’Italia, una volta tanto, guardi ai Paesi che hanno fatto più progressi».

di Bianca Bianco

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Tra sanità e assistenza sociale: il ruolo del Terzo Settore. Il rapporto Euricse fotografa una filiera da ricomporre

Di fronte alla necessità di una medicina territoriale che ha bisogno, prima di tutto, di progetto e di visione, qual è il ruolo attivo del Terzo settore nei servizi sanitari e socioassistenziali in Italia? A questa domanda cerca di rispondere il Rapporto appena pubblicato da Euricse, che restituisce una fotografia del comparto in termini quantitativi e di comparazione tra le diverse regioni d’Italia ed altri Stati europei, con riferimento alla spesa ed all’offerta di servizi, allargando il campo alla sanità, all’assistenza, e alla protezione sociale. I dati presentati rappresentano il valore aggiunto dato da tutti gli enti di Terzo Settore nei diversi sistemi locali, e la capacità di queste organizzazioni di raccordare interventi di natura sanitaria con interventi di natura sociale. È infatti dalla collaborazione di tutti gli attori coinvolti che può derivare il rafforzamento di entrambi i sistemi (sanitario e socioassistenziale), favorendo un effetto traino nell’attivazione della domanda e nella soddisfazione dei bisogni emergenti.

Il Rapporto di ricerca “Tra sanità ed assistenza: una filiera da ricomporre. Evoluzione e ruolo del Terzo Settore in Italia”, curato dal dott. Eddi Fontanari nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Euricse e la Provincia autonoma di Trento, si inserisce in un contesto di ripensamento e riqualificazione della filiera dei servizi sanitari e socioassistenziali in Italia e segue un filone di ricerca di cui Euricse si è occupato fin dalla comparsa della pandemia, portando avanti diverse riflessioni sul tema.

Dall’emergenza sanitaria è emerso con forza che le dimensioni di cura e salute, di sanità e benessere sociale devono necessariamente condurre nel nostro Paese ad una riorganizzazione e ad una valorizzazione della medicina territoriale che tenga insieme aspetti sociali e sanitari, facendo perno sulla persona e sui diritti dei cittadini. Le risorse stanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresentano, in tal senso, un’occasione unica per cercare di riprogrammare e riprogettare l’intera filiera. Non senza però inquadrare correttamente il ruolo di tutti gli attori coinvolti e operanti sul lato dell’offerta, tra cui gli Enti di Terzo Settore incluse le cooperative sociali, che operano nel settore sanitario e socio-assistenziale. Questi attori rappresentano un bacino produttivo ed occupazionale estremamente importante.

Guardando ai dati, la maggior parte delle organizzazioni del Terzo Settore nella sanità e assistenza si trova nelle province di Bolzano e di Trento, nella Val d’Aosta, Molise e Basilicata rispettivamente con 13,3, 12,9, 12,7 11,9 e 11,2 organizzazioni ogni 10mila abitanti rispetto a una media nazionale di 8,0. Considerando invece il numero di dipendenti operanti in queste organizzazioni, la provincia di Trento con 121,9 lavoratori ogni 10mila abitanti si posiziona al primo posto precedendo la Lombardia (118,6), l’Emilia-Romagna (115,0), il Piemonte (109,8) e il Lazio (106,1), con una densità di quasi 40 dipendenti in più della media nazionale (anno 2019, elaborazioni proprie su dati ISTAT Censimento Permanente delle Istituzioni non Profit).

All’interno dell’intero macrosettore (sanità e assistenza), le attività socioassistenziali risultano quelle più sviluppate in un rapporto di 2 Euro ogni 3 generati dal non profit e con un conseguente minor peso della sanità, salvo alcune eccezioni come per esempio la Lombardia, il Lazio e la Puglia.

Questa differente rilevanza delle due attività è ben evidenziata a livello occupazionale, con il non profit che impiega in Italia più di 7 lavoratori dei 10 espressi dall’intero settore dell’assistenza sociale (e con un ruolo quindi fondamentale nell’offerta di tali servizi), a fronte di quasi 1 lavoratore ogni 10 nella sanità (5,2 sono garantiti dal pubblico).

Ragionando sul modello di business, i dati evidenziano come il modello cooperativo internalizzi maggiormente le attività destinando al fattore lavoro (dipendente) – indipendentemente dalle attività svolte – una quota nettamente maggiore del valore aggiunto prodotto (sottoforma di redditi da lavoro), valorizzando quindi maggiormente la componente del capitale umano. Diversamente, le imprese for profit sembrano configurarsi più come hub a sostegno di specialisti che operano in libera professione.

Tra gli obiettivi principali della ricerca realizzata da Euricse vi è infatti quello di concentrarsi sui mix produttivi dei sistemi sanitari e di welfare regionali, guardando in particolare alla presenza del privato rispetto al pubblico, soprattutto in un’ottica comparata tra for profit e Terzo Settore. Dalla lettura degli indicatori territoriali emerge la preferenza per una combinazione di offerta di servizi più bilanciata tra il pubblico e il privato non profit, che potrà essere sicuramente potenziata nei prossimi anni grazie al ricorso agli strumenti della coprogrammazione e coprogettazione – come previsto dall’art. 55 del Codice del Terzo Settore – nella regolazione dei rapporti tra pubblica amministrazione e Terzo Settore nell’erogazione di servizi di interesse generale.

Dalle evidenze emerse nel Rapporto, sarebbe questo un orientamento auspicabile per favorire la corretta integrazione tra le attività sanitarie e quelle socio-assistenziali in modo da creare un raccordo tra i due ambiti di intervento, potenziando di conseguenza la medicina territoriale e promuovendo così una vera e propria politica della salute.

Il Rapporto è suddiviso in tre capitoli. Il primo ricostruisce il quadro economico delle risorse destinate dall’Italia alla protezione sociale, mettendo a confronto sia i sistemi regionali sia quelli di altri Paesi europei rispetto ai comparti della sanità e dell’assistenza.

Il secondo capitolo del Rapporto si occupa di individuare le caratteristiche e la rilevanza delle organizzazioni non profit in ambito sanitario e assistenziale, rispetto all’intero Terzo Settore e all’economia privata.

Infine, il terzo capitolo del Rapporto approfondisce i sistemi sanitari e di welfare locali nella tripartizione pubblico-privato for-profit-privato non profit cercando di catturarne i differenti esiti per i territori dal punto di vista della quantità e qualità dei servizi offerti.

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Geologi, botanici, docenti universitari, direttori di musei e parchi archeologici a confronto per lanciare nuovi progetti di sostenibilità

Prende il via venerdì 25 novembre (ore 9.30), nel Castello Aragonese di Baia, a Bacoli (Na), il progetto “Coltivare il futuro – Come il clima cambia il giardino, come il giardino cambia il clima”, programmato e finanziato dalla Regione Campania, prodotto dalla Scabec in collaborazione con l’Associazione Federalberghi di Ischia e Procida e con il coordinamento scientifico della Dott.ssa Mariangela Catuogno, nell’ambito del programma di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.

Attraverso una serie di convegni tenuti da esperti geologi, botanici, docenti universitari e direttori di musei e parchi archeologici, il progetto “Coltivare il futuro – Come il clima cambia il giardino, come il giardino cambia il clima”propone un’attenta riflessione, basata su un approccio multidisciplinare, sulle possibili strategie da mettere in campo per costruire/coltivare il futuro alla luce delle nuove necessità. Questo attraverso le varie esperienze di gestione del verde, partendo da realtà come i giardini botanici e le aree verdi che insistono in luoghi di cultura come aree archeologiche o museali, che rappresentano luoghi di sperimentazione e di valorizzazione della cultura, in cui è possibile collegare il patrimonio naturale a quello culturale e convogliare un’attenta promozione turistica. Il verbo “coltivare”, in italiano, eredita infatti tutte le accezioni semantiche del verbo latino “colere”: nella lingua antica, accanto al significato di coltivare la terra vi è insito quello di abitare un territorio e di rispettarne i luoghi.

Il 25 novembre al Castello di Baia, dopo i saluti di Felice Casucci, Assessore al Turismo e alla Semplificazione amministrativa, Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, Roberto Laringe, Presidente Federalberghi dei Campi Flegrei, la convention entrerà nel vivo con gli interventi di Sylvain Bellenger, Direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, su “Il modello Capodimonte”, Fabio Pagano, Direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, su “Il Parco conserva. Una strategia in equilibrio tra un verbo e un sostantivo”, e Riccardo Motti, Professore di Botanica sistematica presso la Facoltà di Agraria dell’Università Federico II, su “La gestione della flora biodeteriogena dei siti archeologici in ottica dei cambiamenti climatici”. Modererà la Dott.ssa Mariangela Catuogno, Responsabile scientifico “Coltivare il Futuro”. A seguire, si terrà una visita al Parco Borbonico del Fusaro a cura del Dott. Claudio Carrara e del professore Guido Villani, ricercatore CNR.

Il secondo appuntamento del Convegno “Coltivare il futuro” è in programma l’8 dicembre a Ischia, dove sono previste, al mattino, le visite ai Giardini Botanici Ravino e La Mortella, cui seguirà la visita al Parco di Villa Arbusto e al Museo Archeologico di Pithecusae. Nel pomeriggio a Villa Gingerò, presso Villa Arbusto, avrà luogo il Convegno.

Infine, il 9 dicembre a Procida, al mattino, si terrà una visita alla Riserva Naturale di Vivara a cura del Dott. Michele Scotto di Cesare, e nel pomeriggio è in programma terzo e ultimo appuntamento di
“Coltivare il futuro”.

L’entità del cambiamento climatico e dei rischi associati ad esso per il pianeta dipendono fortemente dalle azioni di adattamento che si riusciranno a introdurre ora, nel breve termine, per ridurre il danno e minimizzare i costi futuri. I piani di adattamento non sono però solo una “difesa”, ma rappresentano una straordinaria occasione per crescere, costruire società e habitat resilienti, progetti di sostenibilità per il nostro futuro.

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“Vola via” la campagna di sensibilizzazione la consapevolezza sul tema della violenza in ogni sua forma

Anche quest’anno il mese dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne vedrà protagonista l’iniziativa “VOLA VIA by Winx Club” firmata Rainbow, progetto che nasce dalla collaborazione tra la content company fondata da Iginio Straffi, fiore all’occhiello del “Made in Italy”, CBRE, leader al mondo nella consulenza immobiliare e Fondazione Libellula, insieme con l’obiettivo di promuovere una campagna di sensibilizzazione sul tema della violenza in ogni sua forma.

Testimonial ufficiali del progetto saranno le fate più amate di sempre, le iconiche Winx. Ambasciatrici di valori come l’amicizia, il sostegno reciproco e il girl empowerment, le protagoniste della saga creata da Iginio Straffi sono l’esempio perfetto di donne che hanno spiccato il volo seguendo i propri sogni, superando le proprie difficoltà insieme, lottando quotidianamente per il bene.

Con questa straordinaria campagna le Winx diffonderanno messaggi di incoraggiamento, invitando le donne a vincere le proprie paure per tornare a splendere e realizzarsi, uscendo da situazioni difficili grazie alla rete del sostegno, superando gli stereotipi che minano i rapporti tra i generi e mettendo in campo le proprie risorse, ognuna con la sua storia personale, così come fanno le magiche fatine, sempre unite per un mondo migliore. Hashtag esclusivo dell’iniziativa: #uniteinunbattitodiali!

Anche quest’anno il programma prevederà numerose iniziative, che saranno ospitate all’interno dei centri commerciali gestiti da CBRE in tutta Italia: da installazioni magiche a corner dedicati al bodypainting o ai tattoo tematizzati. Sarà possibile scattarsi una foto con le ali Winx, condividerla e ricevere un gadget Winx Vola Via o altre rewards scelte da ciascun Centro Commerciale. A guidare il progetto sarà ancora una volta la scelta di un linguaggio immediato, non convenzionale e immediatamente comprensibile al target principale di questa iniziativa, la GenZ, ovvero il pubblico delle e dei giovanissimi. Oltre alle attività digital, tra cui un set di stickers a tema scaricabili su Instagram, saranno realizzati due flash mob che coinvolgeranno centinaia di partecipanti nella riproduzione della scritta Vola Via visibile dall’alto.

I centri commerciali coinvolti doneranno il loro contributo a “Fai volare una libellula”, il progetto con cui Fondazione Libellula supporta economicamente le donne che hanno subito violenza sostenendo le spese che devono affrontare nella quotidianità: affitto, utenze e beni di prima necessità per i/le figli/e, spese per il benessere psicologico o di sostegno alla formazione.

Fondazione Libellula è la fondazione di Zeta Service nata con lo scopo di agire su un piano culturale per prevenire e contrastare la violenza sulle donne e la discriminazione di genere. Attraverso il Network Libellula – che oggi conta oltre 70 aziende, tra cui Barilla, Furla, Montenegro, Randstad, Zurich – agisce nelle aziende con attività dedicate a collaboratori e collaboratrici su stereotipi, molestie, empowerment e linguaggio inclusivo. Realizza inoltre progetti di cura per supportare economicamente le donne che escono da situazioni di violenza, promuovere il loro reinserimento lavorativo, aiutare il personale degli ospedali a riconoscere i segni della violenza domestica.

In 18 anni di avventure, le fatine nate dal genio visionario di Iginio Straffi sono cresciute insieme ai loro fan, che continuano a seguire le eroine della loro infanzia anche sulle piattaforme social. Le Winx sono oggi un fenomeno globale evergreen, capace di affrontare temi sempre attuali e interpretare i sogni e i bisogni del pubblico, abbracciando valori quali la diversità e l’inclusività e superando ogni confine culturale. Amicizia, coraggio, impegno, generosità e positività: questo è il mix esplosivo ed essenziale di cui le magiche eroine create da Rainbow sono ambasciatrici fin da quando Winx Club entrò nelle case italiane per la prima volta, il 28 gennaio 2004. Da allora, le Winx hanno saputo reinventarsi e stare al passo con i tempi, se non perfino anticiparli: dai primi disegni a mano realizzati da Iginio Straffi fino all’animazione in 3D con effetti speciali di elevatissima qualità realizzati negli studi Rainbow CGI, Bloom, Stella, Flora, Aisha, Musa e Tecna sono oggi anche delle fate in carne e ossa grazie alla serie live action originale Netflix “Fate: The Winx Saga” prodotta in collaborazione con Rainbow.

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Abbandona scarti tessili in aperta campagna, i Carabinieri individuano e denunciano un imprenditore

Un’attività volta alla sicurezza ambientale per i Carabinieri di Qualiano che hanno denunciato per abbandono e smaltimento illecito di rifiuti il titolare di una ditta di trasporti di Frignano.
Lo scorso ottobre i militari hanno rinvenuto e sequestrato 10 metri cubi di scarti tessili abbandonati in località Pozzonuovo. Analizzate le immagini dei sistemi di video-sorveglianza presenti sul posto, i Carabinieri hanno individuato il furgone utilizzato per lo sversamento illecito individuando così il proprietario. I rifiuti sono stati affidati a una ditta autorizzata per il successivo smaltimento.

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Il presepe napoletano come opportunità, ecco la scuola di arte presepiale per i giovani della città

Una scuola di formazione per la realizzazione del presepe napoletano con protagonisti sia i giovani in difficoltà della città di Napoli che chi – da altre zone d’Italia e anche dall’estero – è ammaliato da quest’arte famosa in tutto il mondo. A lanciare l’idea, che inizierà il suo percorso di concretizzazione subito dopo le feste natalizie, è il presidente dell’associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno Vincenzo Capuano con la stretta collaborazione de l’Altra Napoli Onlus.

Le parole del maestro Capuano – «La scuola – spiega Capuano maestro dell’arte del presepe napoletano – sorgerà o all’interno di un palazzo di proprietà privata proprio a San Gregorio Armeno da recuperare o in uno di via del Grande Archivio di pertinenza del Demanio, luogo di un asilo nido fatiscente. In questo secondo caso la concessione potrebbe essere più facile. Con l’Altra Napoli Onlus abbiamo già presentato una bozza al Comune, alla Camera di commercio e alla Regione, tra pochi giorni presenteremo il progetto definitivo». L’auspicio è di dare vita alla scuola nel corso del 2023 e, chissà, avere già dal prossimo Natale delle statuette e sculture realizzate da coloro i quali frequenteranno la scuola di formazione. Al di là della sede del centro ancora da individuare, è importante la ratio alla base di questo progetto: dare un’opportunità lavorativa ai giovani napoletani, spesso in difficoltà a vivere la propria quotidianità perché sul territorio le prospettive sono quasi azzerate, permettendo al contempo a chi ammira il presepe napoletano, al di là della provenienza geografica, di immergersi in quest’arte che i maestri bottegai peraltro sperano possa presto diventare patrimonio immateriale dell’Unesco. Capuano insiste su un punto: «Vogliamo dare un’opportunità ai ragazzi di Napoli. Ho tante richieste da Comuni italiani che vorrebbero che si organizzassero delle fiere. Avendo dei ragazzi formati li indirizzeremo anche al lavoro». Secondo la visione del presidente delle associazioni delle Botteghe di San Gregorio Armeno e degli altri artisti del settore, «il maestro presepiale dev’essere scultore, scenografo, pittore. Poi si apre il mondo della miniatura con la cera e il legno e poi c’è il mondo vasto della sartoria, con i costumi di fine ‘700. La scuola avrà quindi quattro o cinque indirizzi».

Il ruolo del Terzo Settore – Entusiasta è Antonio Lucidi, vicepresidente de l’Altra Napoli Onlus che ha sposato in pieno il progetto. «Abbiamo immediatamente apprezzato l’idea del maestro Vincenzo Capuano di creare un centro d’eccellenza per il recupero del territorio rivolgersi ai giovani della Napoli disagiata» afferma Lucidi allarmato dai dati dell’ultimo rapporto Caritas sulla diffusione, in aumento, della povertà assoluta e relativa a Napoli e in Campania. «Siamo preoccupati – afferma Lucidi – La crescita della povertà assoluta e relativa in una città come Napoli, già attanagliata dalla crisi economica, può creare ulteriori problemi. Con la collaborazione con le istituzioni può però nascere qualcosa di positivo». Sulla scuola di formazione il vicepresidente de l’Altra Napoli Onlus dice ancora: «Ci sono due parti ulteriori di questo lavoro: che il Comune adotti una delibera, su impulso della Soprintendenza con la quale c’è un ottimo rapporto, per far sì che le botteghe siano vincolate. L’altra, di più lungo respiro, è che l’arte presepiale diventi patrimonio Immateriale dell’Unesco. Vogliamo far incontrare le persone di diverse realtà con questa scuola di formazione, creare sinergie anche attraverso la riunificazione delle sigle delle botteghe e delle bancarelle di San Gregorio Armeno come il maestro Vincenzo Capuano vuole fare» conclude Antonio Lucidi.

di Antonio Sabbatino

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