Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus

Mercoledì 18 marzo 2026, in occasione della “Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus”, la Diocesi di Aversa invita l’intera comunità cittadina a vivere un momento speciale di ricordo, riflessione e speranza.

Alle ore 18:30, la suggestiva Abbazia di San Lorenzo fuori le Mura accoglierà un incontro che intreccerà intensi momenti di preghiera, esecuzioni musicali e testimonianze per fare memoria di chi ha perso la vita durante la pandemia e per stringersi attorno alle famiglie colpite.

L’evento è frutto di una profonda sinergia territoriale ed è promosso dal Vicariato Urbano, dall’Ufficio Diocesano di Pastorale Sanitaria, dalla Confraternita San Rocco di Aversa e dal Liceo Classico-Musicale “D. Cirillo”.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare a questo momento di forte valore spirituale e umano, per non dimenticare e per continuare a camminare insieme.

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Dal Lussemburgo a Napoli per trovare una cura. Al Santobono guarita una bimba con una rarissima malattia

Dal Lussemburgo a Napoli per trovare una cura e la possibilità di aprire gli occhi senza dolore. È il viaggio della piccola Alessandra (nome di fantasia), una bambina di poco meno di due anni affetta da una rarissima forma di congiuntivite che le impediva persino di aprire gli occhi, arrivata all’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon dopo mesi di preoccupazioni e risposte incomplete sulla sua particolare patologia.

Il caso è giunto all’attenzione dei sanitari del Santobono a metà dicembre scorso, quando la mamma della piccola ha contattato l’Unità di Oculistica Pediatrica, diretta da Ciro Picardi, chiedendo un parere su una patologia rara che era stata diagnosticata in Belgio, dove la figlia era stata inviata dal Lussemburgo, dove la famiglia, di origini italiane, vive da tempo.

Gli occhi della piccola erano stati colpiti da una forma rarissima di congiuntivite chiamata congiuntivite lignea, così definita per la formazione di spesse pseudomembrane congiuntivali dall’aspetto duro, quasi “legnoso” che, senza un adeguato trattamento, possono progressivamente estendersi fino a coinvolgere l’intera superficie oculare e compromettere la funzione visiva.

Al consulto è seguito il viaggio fino a Napoli. Quando la bambina è arrivata al Santobono è stata immediatamente presa in carico da un’équipe multidisciplinare composta da Ciro Picardi, dalla direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria delle malattie croniche e multifattoriali, Claudia Mandato, da Michele Schiavulli, responsabile della UOSD centro regionale pediatrico di malattie della coagulazione, e Giovanna Margiotta, direttrice della Farmacia dell’Azienda ospedaliera pediatrica. Un lavoro di squadra necessario per affrontare una patologia così complessa e rara.

La congiuntivite lignea, infatti, rappresenta la manifestazione più frequente di una patologia ancora più rara, ossia il deficit congenito di plasminogeno, una malattia che può interessare diversi organi e apparati. Nel caso di Alessandra, la patologia è comparsa dopo un episodio di congiuntivite batterica, che ha agito come fattore scatenante facendo emergere – o “slatentizzando” – la malattia genetica fino a quel momento silente.

Il team, quindi, una volta effettuata la diagnosi, ha individuato il percorso terapeutico che prevede l’utilizzo di un farmaco orfano specifico per questa patologia. La piccola paziente è stata ricoverata e, in una prima fase, è stata impostata una terapia “ponte” con plasma fresco congelato, che ha determinato un significativo miglioramento del quadro clinico. Parallelamente, è stata avviata la complessa procedura per l’acquisizione di un farmaco orfano, il concentrato di plasminogeno, specifico per questa malattia. Una volta disponibile, ne è stata avviata la somministrazione che ha portato alla completa remissione della patologia.

Alessandra è stata dimessa con un attento percorso di continuità assistenziale con il territorio, per garantire la prosecuzione della terapia a domicilio con il farmaco specifico.

“La storia di Alessandra dimostra la crescente attrattività del nostro ospedale. Il Santobono Pausilipon è sempre più un punto di riferimento per la gestione di patologie pediatriche ad alta complessità grazie a competenze multidisciplinari e alla capacità di costruire percorsi terapeutici personalizzati”, è il commento di Rodolfo Conenna, direttore generale dell’AORN Santobono Pausilipon.

La piccola Alessandra continuerà ad essere seguita dagli specialisti del Santobono, centro di riferimento per questa patologia rara, con controlli periodici in regime di Day Hospital, assicurando monitoraggio clinico e continuità di cura.

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“Uno sguardo oltre”, la parità di genere raccontata con uno scatto

A Napoli, gli studenti delle scuole superiori hanno raccontato la parità di genere attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Si è concluso, infatti, il concorso “Uno sguardo oltre”, dedicato agli studenti e alle studentesse delle classi quarte della città metropolitana, che ha invitato i giovani a liberarsi dagli stereotipi in uno scatto.

L’evento si è svolto nel Salone delle Colonne del Complesso Monumentale della Real Casa Santa dell’Annunziata, in via Annunziata 34, e ha visto la partecipazione di autorità e esperti del settore. Tra i promotori del concorso, CSV Napoli, che ha contribuito a organizzare e sostenere l’iniziativa. Ai nostri microfoni Umberto Cristadoro Presidente CSV Napoli. Tra gli ospiti Mariangela Perito, Coordinatrice Donne Acli Nazionali, e Renata Ottavia Piro del Centro Antiviolenza Il Veliero APS.
L’incontro, coordinato dall’avvocato Delia Rocco, ha unito riflessione e creatività, offrendo ai giovani l’opportunità di esprimersi sull’importanza della parità di genere attraverso la fotografia.

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IN LIBRERIA “OSTINATA SPERANZA“, IL NUOVO LIBRO DEL CARDINALE DON MIMMO BATTAGLIA

Pagine che ospitano lettere, omelie, interventi dell’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, per tutti don Mimmo. Righe con il “respiro di poesia”, annodate tra loro, quasi fossero sorelle, da un timbro comune, prezioso: la voce. La voce del racconto. Racconti, che nascono dall’ascolto della vita: don Mimmo coglie il brusio di Dio nel brusio della terra. Parole che toccano la terra, prive di magniloquenza, ma vere nella loro autenticità. Parole e gesti che toccano la carne, come la toccavano parole e gesti di Gesù. Storie di uomini e donne che, come sentinelle, costruiscono quotidianamente il mondo sul coraggio di una speranza che sorge ogni giorno con il sole. Una visione che don Mimmo ha il coraggio di proporre con franchezza e fiducia, come traccia di un cammino, per i laici ma soprattutto per i presbiteri, per i tanti chiamati ad elaborare un pensiero teologico che sia seme credibile, perché ospitale: “grembo che accoglie la complessità del reale”. Non sarà questa la strada per il futuro della Chiesa?

“Ci sono Pastori nella Chiesa che profumano di popolo – afferma Elvira Zaccagnino, direttrice di edizioni la meridiana – Da anni seguo l’impegno di don Mimmo Battaglia. Cerco i suoi discorsi, quello che fa: un ossigeno per l’anima. E la coscienza. Non nascondo l’emozione per la pubblicazione di un libro che – continua Zaccagnino – in questa Quaresima fatta di intermezzi festaioli e di conflitti omicidi che poco sanno di invito alla conversione. Questo libro è l’ annuncio, pagina dopo pagina, di una Speranza che sorge ogni giorno con il sole; di mense in cui la Speranza “si mescola al sugo”, di vita il cui le persone sono nomi e non numeri”.

DON MIMMO BATTAGLIA è nato a Satriano, in provincia di Catanzaro, il 20 gennaio 1963. È stato ordinato presbitero il 6 febbraio 1988. Il 24 giugno del 2016, Papa Francesco, lo ha nominato vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti; il 12 dicembre 2020 Arcivescovo Metropolita di Napoli e nel dicembre del 2024 è stato creato cardinale. Il suo programma pastorale, come tutta la sua missione, è rivolto all’annuncio del Vangelo e alla cura dell’altro, in particolare dei fragili, degli emarginati, dei non veduti, di quanti vivono ai margini della strada. Nei diversi luoghi che ha abitato e nelle diverse responsabilità che gli sono state affidate, ha avviato progetti di accoglienza, riscatto, accompagnamento, come conseguenze dirette della sequela di Cristo e dell’annuncio del Vangelo. Numerose sono le sue pubblicazioni a carattere sociale e spirituale.

 

 

 

 

 

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La stracittadina di solidarietà di SOS Villaggi dei Bambini

Sabato 21 marzo torna la Stracittadina di Roma, la corsa/camminata non competitiva di circa 5 km aperta a tutti, che unisce sport, festa e solidarietà nel cuore della Capitale. Anche quest’anno SOS Villaggi dei Bambini invita famiglie, amici, bambini e amici a quattro zampe a correre o camminare insieme per sostenere i bambini e i ragazzi accolti nei Programmi e Villaggi SOS.

Con partenza dai Fori Imperiali e arrivo al Circo Massimo, la Stracittadina è un’occasione speciale per vivere una giornata all’aria aperta all’insegna dell’inclusione e della condivisione. Il passo è libero: si può correre o camminare, l’importante è partecipare. Ogni iscrizione rappresenta un gesto concreto a sostegno dei bambini e dei giovani che non possono contare su adeguate cure genitoriali e che, grazie a SOS Villaggi dei Bambini, ricevono accoglienza, protezione e opportunità per costruire un futuro autonomo.

La partecipazione prevede una donazione minima di:

  • 20 euro a persona
  • 10 euro per bambini da 0 a 8 anni
  • 6 euro per i cani

La donazione include il pacco gara con t-shirt, pettorale, medaglia e gym bag.

“Più siamo, più bambini e ragazzi possiamo aiutare”: ogni passo compiuto durante la Stracittadina contribuirà a rafforzare i programmi di sostegno familiare, accoglienza e accompagnamento all’autonomia promossi dall’Organizzazione in Italia. Gli attivisti di SOS Villaggi dei Bambini saranno presenti con uno stand informativo al Villaggio Charity del Circo Massimo.

 

Per iscrizioni e informazioni: https://dona.sositalia.it/stracittadina-di-roma/

 

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Le mani sul Cristo Velato: alla Cappella Sansevero un percorso tattile per non vedenti e ipovedenti

Prende forma alla Cappella Sansevero di Napoli il progetto “La meraviglia a portata di mano”, un percorso di visita pensato per persone non vedenti e ipovedenti. L’iniziativa, che nasce dalla collaborazione tra il Museo Cappella Sansevero e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sezione di Napoli, ha l’obiettivo di offrire anche a chi non può affidarsi alla vista la possibilità di entrare in contatto con alcune delle opere più rappresentative custodite nella cappella, dal celebre Cristo Velato ai bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno, attraverso un’esperienza guidata che unisce racconto e percezione tattile.

Il progetto, articolato in due momenti, ha previsto una prima fase di anteprima, svoltasi il 10 marzo, durante la quale sono state illustrate le varie fasi di realizzazione del progetto: dalla progettazione dei contenuti alla fase di valutazione, fino alla formazione delle guide e del personale del museo. Un percorso che ha preceduto l’apertura straordinaria prevista per martedì 17 marzo, quando la visita sarà riservata ai visitatori non vedenti e ipovedenti.
Dietro l’iniziativa c’è un lavoro durato diversi mesi che ha coinvolto specialisti dell’accessibilità, guide turistiche e il personale dei servizi educativi del museo. Un percorso costruito passo dopo passo, come ha spiegato la presidente del Museo Cappella Sansevero, Maria Alessandra Masucci: «Quella di oggi è la tappa finale di un progetto che abbiamo avviato diversi mesi fa. Non è soltanto una giornata di formazione, ma anche un momento di verifica di un modello che abbiamo costruito con grande cura. Insieme alla dottoressa Roberta Meomartini, esperta di percorsi tattili e accessibilità, e al nostro staff educativo abbiamo analizzato le esigenze dei visitatori non vedenti per definire contenuti, metodo e modalità della visita». Per accompagnare l’esperienza sono stati realizzati anche materiali di supporto dedicati. «Abbiamo preparato strumenti pensati appositamente per i visitatori, tra cui una brochure in braille», ha aggiunto Masucci. «Per noi l’accessibilità è un metodo che presuppone una mentalità, un modo di pensare: quello secondo cui gli individui sono tutti diversi e ognuno ha le proprie necessità. Mettiamo quindi a disposizione quelli che possono essere gli strumenti interpretativi adeguati alle esigenze di ciascuno

».











Alla base del progetto c’è un metodo di visita preciso, pensato per aiutare i partecipanti a costruire mentalmente l’immagine delle opere. A raccontarlo è Roberta Meomartini, guida turistica esperta in percorsi tattili, che ha collaborato alla progettazione del programma: 
«La diversità esiste ed è importante partire da questo presupposto: non fingere che siamo tutti uguali. Tutti uguali sono i diritti che abbiamo, e proprio per fare in modo che la godibilità di un tale capolavoro si estendesse in questo caso a persone non vedenti e ipovedenti, abbiamo pensato a questo programma».

«Si parte sempre da un momento di orientamento nello spazio, per capire dove ci si trova e come è collocata l’opera», spiega Meomartini. «Poi si passa all’esplorazione tattile, con una o entrambe le mani. Il racconto della guida diventa fondamentale perché aiuta a costruire nella mente l’immagine di ciò che si sta toccando».

Presente all’incontro anche Giuseppe Ambrosino,  presidente della sezione territoriale di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: «Avere una percezione tridimensionale attraverso il tatto è qualcosa di estremamente importante. Sentiamo sempre parlare del Cristo Velato e poter toccare quest’opera ci rende felici. Spero che iniziative come questa possano essere riproposte sempre più spesso».

Nel corso della giornata di prova alcuni visitatori non vedenti hanno già avuto modo di sperimentare il percorso. Tra loro Cinzia, che ha raccontato l’emozione provata: «È difficile spiegare cosa sento. Può sembrare una frase fatta, ma è davvero qualcosa di speciale. L’atmosfera della cappella è già molto intensa, ma poter toccare una scultura come il Cristo Velato, che tutti vorrebbero sfiorare, anche chi vede, è straordinario». Il contatto con il marmo, racconta, restituisce sensazioni inaspettate. «Anche attraverso i guanti si percepisce il materiale come se fosse vivo. È come se la scultura parlasse. Si riescono a sentire dettagli piccolissimi e si capisce davvero la grandezza dello scultore. Toccare quest’opera fa comprendere il genio che c’è dietro. Anche le guide sono state bravissime: ci hanno accompagnato con naturalezza, quasi condividendo la nostra stessa percezione».

L’appuntamento è quindi per il 17 marzo, quando il percorso sarà aperto ufficialmente ai visitatori non vedenti e ipovedenti con una giornata dedicata. Un passo ulteriore nel percorso di inclusione avviato negli ultimi anni dalla Cappella Sansevero, con l’idea che il patrimonio artistico non sia soltanto qualcosa da guardare, ma un’esperienza che può essere scoperta anche attraverso altri sensi.

di Carmela Cassese

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