CSVnet e Legambiente insieme per promuovere il volontariato giovanile e la cittadinanza attiva

Per far fronte alle grandi sfide che interessano il Pianeta – dalla crisi climatica alla costruzione di comunità sempre più sostenibili e coese – occorre mobilitare cittadine e cittadini attivi e responsabili, che abbiano gli strumenti giusti per incidere sulle politiche e far sentire la propria voce all’interno del dibattito pubblico.
Con questo proposito CSVnet, l’associazione dei 49 centri di servizio per il volontariato (Csv) italiani, e Legambiente hanno siglato un accordo che punta a favorire la cultura del volontariato, la collaborazione fra organizzazioni e istituzioni pubbliche e private – anche a livello europeo – e attività di formazione, ricerca e aggiornamento, rivolte in modo particolare ai giovani.
Una parte importante della collaborazione riguarda il supporto del sistema dei Csv alle attività formative organizzate da Legambiente nell’ambito del percorso Youth4Planet, che prevede il coinvolgimento di giovani attivisti sulle tematiche ambientali attraverso percorsi di facilitazione e formazione, anche informali, campagne di sensibilizzazione e attività di volontariato in aree protette e naturalistiche.

“Per il sistema dei Csv la tutela dell’ambiente non è un semplice slogan – dichiara Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – ma un impegno costante finalizzato a supportare e sostenere migliaia di volontarie e volontari protagonisti di tante azioni cruciali per il futuro dei territori in cui vivono. Questa nuova collaborazione con Legambiente ci offre l’opportunità di rafforzare il lavoro su questi temi, forti dell’esperienza maturata dai Csv in oltre 20 anni di attività, in modo particolare nella formazione e promozione del volontariato fra i giovani e nelle scuole”.

“Cittadinanza attiva e volontariato ambientale insieme al grande impegno scientifico sono il cuore pulsante della nostra associazione da oltre 40 anni – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Un impegno che si concretizza con numerose attività sul territorio: dai campi di volontariato alle campagne di impegno civico, come Puliamo il Mondo o Spiagge e fondali puliti, per arrivare alle tante attività di formazione scientifica, come ad esempio lo Youth Climate meeting che abbiamo organizzato in questi anni e che ha visto la partecipazione di centinaia di giovani, sempre più attenti e sensibili alle tematiche ambientali grazie anche all’effetto “Fridays For Future”. Con questo spirito e forti di questo background, siamo ben lieti di rafforzare quanto CSVnet già fa nel suo ruolo di sostegno allo sviluppo del volontariato e siamo convinti che insieme possiamo coinvolgere sempre più giovani verso i temi della sostenibilità ambientale”.

Tra le altre attività concordate con il protocollo d’intesa, che avrà la durata di un anno, c’è l’avvio di una cabina di regia per l’analisi dei bisogni e la progettazione di eventuali azioni per supportare le organizzazioni dei rispettivi enti, oltre a favorire ulteriori intese fra i propri associati a livello locale.

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Da Roma a Pietrarsa alla scoperta delle ferrovie per oltre cento bambini provenienti da case-famiglia

Per i più piccoli il treno è da sempre sinonimo di avventura e divertimento. Per questo motivo il Gruppo FS ha organizzato una giornata speciale a bordo di un treno storico per oltre cento bambini ospiti di diverse case-famiglia e strutture dedicate all’accoglienza di famiglie che hanno alle spalle situazioni di particolare complessità.

 “Il Treno dei Bambini”, è questo il nome dell’iniziativa. Una giornata speciale che, a bordo di uno dei treni storici della Fondazione FS, ha preso il via da Roma Termini per arrivare a Pietrarsa e, da lì, raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario.

Il convoglio storico è partito alle 9:50 dalla stazione di Roma Termini con a bordo circa duecento fra accompagnatori, genitori, bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni. Durante il viaggio un macchinista, un capotreno, un capostazione e il personale del Gruppo FS e di Fondazione FS hanno accompagnato i piccoli ospiti raccontando i loro mestieri e rispondendo alle loro domande per far conoscere più da vicino il mondo delle ferrovie.

All’arrivo a Pietrarsa i volontari e il personale FS impegnati nell’iniziativa hanno guidato i piccoli in visita al Museo Nazionale Ferroviario, una location unica dove è protagonista la storia ferroviaria italiana. Qui hanno anche potuto partecipare a giochi e incontri pensati appositamente per loro.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione fra il Gruppo FS Italiane e le tante associazioni con le quali quotidianamente collabora. La solidarietà è da sempre un valore fondamentale per il Gruppo, guidato da Luigi Ferraris, in coerenza con l’adesione alla Carta Europea della Solidarietà, documento ispirato dal Trattato di Lisbona, sottoscritto dalle imprese operanti nel settore della mobilità con associazioni e istituzioni.

 

 

 

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Il grido di Napoli: «Tacciano le armi, pace in Ucraina e nel mondo» LE FOTO

Si ponga fine al conflitto in Ucraina, cominciato esattamente un anno fa dopo l’invasione dell’esercito russo, e nelle altre zone di guerra troppo spesso dimenticate. Da Napoli parte un grido forte per la pace, urlato da circa 5000 persone tra studenti delle scuole del territorio, mondo dello spettacolo e della società civile, delle associazioni, della chiesa, dagli attivisti, dai cittadini ucraini presenti nell’area metropolitana. A organizzare la manifestazione di questa mattina, che cade in concomitanza con lo scoppio della guerra su larga scala in Ucraina il 24 febbraio 2022, partita a piazza Dante e terminata in piazza Municipio, la Comunità di Sant’Egidio insieme al Comune e alla Chiesa di Napoli con l’intento di coinvolgere soprattutto i giovani in nome della pace.

Il messaggio  – «La pace è possibile e siamo felici che tanti giovani abbiano accolto l’appello» si ritiene soddisfatta Paola Cortellessa, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio convinta che la «pace assicura il futuro dei giovani di tutto il mondo. La guerra è solo distruzione e dove c’è guerra non c’è futuro. Purtroppo la guerra sta diventando il mezzo per la risoluzione dei problemi invece la pace va ricercata». A condividere il messaggio il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi il quale sottolinea «la vicinanza» della città «al popolo ucraino, alla resistenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina» chiedendo al contempo «un percorso di pace perché i tempi ormai sono maturi per trovare finalmente una via d’uscita a un conflitto che sta costando tantissime vite umane». Manfredi ricorda come Napoli sia stata la «città che ha accolto più ucraini di tutti, questo è un luogo dove le tante diaspore del mondo hanno trovato sempre accoglienza. Ora la voce delle armi deve però essere sostituita dalla voce del dialogo perchè mai nessuna guerra si è conclusa con le armi». Gaetano Castello, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Napoli, ammonisce: «La pace non si può ottenere guardando allo scempio, il rischio è che quelle immagini di distruzione e morte diventino un’abitudine mentre tutto questo deve suscitare sdegno. I giovani – il vescovo Castello – devono occuparsi di una pace che non è frutto di una politica delle armi, bisogna fare in modo che non si creino squilibri tali da fare scoppiare i conflitti. Tutti siamo con il popolo ucraino che porta nel cuore ferite e dispiace veder due popoli che pensano oggi di risolvere con il potere delle armi».









La marcia – La richiesta di stop alle ostilità in Ucraina e negli altri teatri bellici arriva non solo da piazza Dante dove si aprono gli interventi dal palco ma anche nel corteo che attraversando via Toledo e via Medina arriva sino in piazza Municipio dove i giovani, una musicale di ragazzi cingalesi, gli interventi di attori come Patrizio Rispo e scrittori come Maurizio De Giovanni animano la seconda parte della giornata. Tanta le bandiere gialle e blu dell’Ucraina sventolate dai cittadini del Paese ora in Italia, i cartelloni per veicolare parole di pace (“No war’’), la condanna dell’invasione del Cremlino. Ad aprire la marcia un grosso striscione con su scritto “Napoli città di pace’’ a cui si aggiungono le bandiere arcobaleno. «Più mandiamo armi, più le fabbrichiamo e più facciamo guerre. La nostra Costituzione, che è tra le più belle del mondo, dice che l’Italia ripudia la guerra», afferma padre Alex Zanotelli che alle parole del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin contro i costumi e le tradizioni dell’Occidente, anche dal punto di vista dei rapporti privati risponde così: «Parte tutto dal suprematismo bianco-ortodosso, loro si sentono portatori dei valori tradizionali dicendo che l’Occidente fa schifo e basta. Ma anche noi rifiutiamo l’altro, il nero: è la stessa logica della Russia che ora però la sta difendendo con le armi. Le unità dei vertici della chiesa ortodossa è chiara (basti pensare al patriarca Kirill, molto vicino al Cremlino ndr.) ma anche noi l’abbiamo fatto. È un processo da cui venir fuori, l’umanità o diventa plurale o siamo destinati a sbranarsi vicendevolmente. Le chiese dovrebbero prendere in mano questo discorso». Marina Saviano, docente di sostegno dell’Istituto Isabella d’Este Caracciolo, ricorda «come già prima che scoppiasse effettivamente il conflitto i ragazzi vivevano la situazione internazionale con profonda angoscia ed ecco perché abbiamo cercato di coinvolgere soprattutto i ragazzi delle Prime e delle Seconde. Un anno fa i ragazzi erano terrorizzati che ci fosse una guerra in un posto vicino ma non troppo, ora purtroppo sembrano assuefatti ma è necessario ricordare loro che mentre noi continuiamo con la nostra routine c’è chi muore sotto le bombe». «C’è stato un contraddittorio sull’argomento, abbiamo insegnato loro a confrontarsi anche con dialoghi serrati – si inserisce Carmen Aiello insegnante di italiano e storia della Isabella d’Este – Non c’è stato un pensiero unico, potrebbero ragionare di più anche scegliendo bene le fonti per capire bene le ragioni politiche, storiche, geografiche. Prima della guerra pochi studenti sapevano chi fosse Putin, ora lo sanno e anche Zelensky, il presidente ucraino, non sapeva chi fosse. E in verità nemmeno molti altri».  Manuela, 17 anni, è una studentessa del Liceo Statale Comenio dei Colli Aminei. Su quanto sta accadendo sente di dire che «anche se è passato un anno dall’invasione dell’Ucraina e ci sono altre guerre in piccole forme, non ci si può fare l’abitudine ma non ho un’idea precisa su quanto accaduto perché ci sono troppe questioni economiche e politiche aperte. Putin lo conoscevamo anche noi poco, ora di più e credo sia egoista e siamo impaurite che il conflitto possa allargarsi». Irma, studentessa di 18 anni del Fonseca invece già conosceva il nuovo Zar del Cremlino: «Sapevamo già prima della guerra che fosse un dittatore ma ci siamo comunque stupiti dell’invasione dell’Ucraina, non ce l’aspettavamo». In ogni caso, aggiunge la sua amica di scuole Alessandra, «la colpa di questa situazione non è soltanto sua. Gli Stati Uniti da questa situazione credo ne stiano dando vantaggio e anche la Nato che fa finta di difendere ha interessi politici ed economici, stessa cosa l’Unione Europea. Non c’è al giorno d’oggi un leader internazionale capace di fare gli interessi di tutti, anche la visita a Kiev di Joe Biden è stata una messinscena. Ma odio anche il comportamento di Zelensky, che si fa i selfie e le foto nel suo salottino mentre il suo popolo muore ed è entrato anche in Italia parlando a Sanremo». Alessandra è comunque pronta a dire, immedesimandosi nel popolo ucraino, come sia «facile fare la guerra a chi è più debole senza potersi difendere». Irma chiosa con una frase che può mettere i brividi per una sorta di rassegnazione. «Più che paura c’è consapevolezza che il conflitto possa estendersi, è brutto vivere a 18 anni sapendo quanto possa accadere in futuro a causa della guerra, del cambiamento climatico per decisioni di potenti che non fanno mai l’interesse della gente».

Gli ucraini  – Alla marcia tanti gli ucraini presenti, che intonano l’inno del proprio Paese come monito per la vittoria contro l’invasore russo. Lara Levchun, mediatrice culturale, è responsabile nazionale del sindacato Labor. Da quando nel suo Paese d’origine parlano le armi, ha cercato di dare sostegno e manforte ai suoi connazionali giunti a Napoli e in Campania, oltre 20.000 secondo dati ufficiali. «I napoletani sono stati accoglienti dando cibo, mettendo a disposizione case ai rifugiati. Inserire qui delle persone fuggite dalla guerra resta però difficile. Sarebbe bene avere un canale ben chiaro sulle procedure di sostegno con la Questura e con la Prefettura per costruirsi un futuro. Oggi – si rammarica Levchun – questo canale non c’è più e molti cittadini abitano nei posti più piccoli della regione perché costa meno un affitto, pagato di tasca propria insieme all’acquisto del cibo e accudire i figli». Anastasìa, 16 anni, è tra i giovani del coro esibitesi dal palco con una canzone ucraina perfetta per l’occasione che tradotta in italiano significa “Il nostro cielo’’ che dovrebbe essere protetto dagli attacchi russi. «Cerco di parlare con gli altri ragazzi per quanto sta accadendo ma non tutti hanno capito cosa significhi la guerra. Io ho parenti ancora lì, non lontano da Kiev, ci dicono che i russi cercano di bombardare le varie centrali però tentano di rassicurare sul loro stato di salute». Kathrin è un’adolescente ucraina di 15 anni, è in Italia dal marzo 2022 ospite dell’Officina delle Culture Gelsomina Verde di Scampia, dove studia al Liceo Elsa Morante, dopo essere scappata da Kiev con la mamma. «Sono arrivata in treno qui passando per la Polonia. Il viaggio è durato 3 giorni, quasi senza acqua e cibo. Quando ci hanno rifocillato, non sapevo nemmeno in quale Paese fossimo». Kathrin teme che la guerra possa durare ancora tanto e spiega perché. «Mio fratello è rimasto lì a combattere e mi dice che la situazione è complicata, almeno per buona parte del 2023 le ostilità non si fermeranno. Lui è un po’ stanco psicologicamente dai continui combattimenti, dorme per terra con uno zaino di 40 kg non è facile. Io però voglio tornare a casa mia in Ucraina, stare con i miei amici e rivedere mia nonna che non è potuta venire in Italia perché si è rotta la schiena e poi perché non vuole lasciare la sua casa». La 15enne poi racconta: «Avevo un amico russo, più grande di me. Ora però ho interrotto i rapporti perché dice che la Crimea è russa ma quella per noi è l’Ucraina, non possiamo accettare invasori sulla nostra terra». «E’ trascorso un anno e nulla è cambiato. Oggi non avrei voluto essere qui per commemorare un anno di guerra ma avrei voluto salire su questo palco per festeggiare la pace. Spero che un giorno l’amore possa farci vivere in un mondo di pace in cui la guerra non esista», aggiunge Karina Samoylenko, ballerina del Teatro San Carlo con madre ucraina e padre russo.

La giovane afghana – Nella giornata napoletana spazio anche per il dramma dell’Afghanistan, dal 2021 di nuovo in mano ai talebani. Fatima Mahdiyar, 22 anni in Italia da un anno e mezzo, dopo aver parlato dal palco di piazza Municipio, ci dice: «Sulla situazione del nostro Paese è calato il silenzio ma è terribile quanto accade: i talebani non permettono di fare nulla come mi racconta la mia famiglia che è ancora lì. Le donne non possono più studiare all’università e non c’è libertà. Sono a Napoli per studiare medicina ma non vorrei che il mondo non si dimenticasse di noi perché la nostra condizione è terribile, le persone sono da sole».

di Antonio Sabbatino

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I vent’anni di “Fratelli La Bufala” tra diffusione del brand ed impegno etico ed ecosostenibile

Fratelli La Bufala compie vent’anni e per l’occasione il brand capace di diffondere l’eccellenza della pizza napoletana in giro per il mondo, nato dal genio visionario di Geppy Marotta, coniuga profitto e sociale.

Dopo la prematura scomparsa del suo ideatore, il marchio è stato ben condotto dalla moglie Lelia Castellano, architetto e designer di ogni sede del gruppo e dalle sue figlie, diventando non solo una società di prestigio del settore enogastronomico, ma anche un punto di riferimento di un’economia “diversa”.

Dieci anni fa circa, infatti, dall’incontro tra Marotta e Antonio Franco, nacque “Finché c’è pizza… c’è speranza”, il progetto di formazione per pizzaioli, che ha sede nel carcere minorile di Nisida.

Successivamente, è stata la volta di “Pizzeria dell’Impossibile”, locale preso in gestione a Napoli nel quartiere Tribunali, dove non solo vengono tenuti corsi da 200 ore per 15 giovani provenienti da realtà poco felici, ma è stata istituita anche una mensa per clochard e cittadini in difficoltà.

Attenzione, però, l’impegno dell’azienda, non si sviluppa solo in campo etico, ma anche ecosostenibile, tramutandosi in riflettore sul territorio e sull’ambiente.

Nello scorso ottobre Francesco Miccoli, project civil engineer di “Fratelli La Bufala”, ha messo a punto il primo forno sostenibile, il “Leaf Oven”, un forno a legna Eco-compatibile che consente di cuocere la pizza a Basso Impatto Ambientale (BIA), senza l’esistenza di una canna fumaria e non producendo fuliggine, dimezzando i consumi della legna nel rispetto delle tempistiche imposte dalla tradizione napoletana.

Inoltre, in una zona come la Terra dei Fuochi, Fratelli La Bufala, ha confermato il suo impegno e sostegno verso un’azienda che coltiva basilico napoletano in idroponica e acquaponica. L’utilizzo di questa tecnica agricola, basata sulla sinergia e combinazione simbiotica di acquacoltura e idroponica, garantisce non solo un risparmio idrico del 95% rispetto all’agricoltura tradizionale, ma anche un minor sfruttamento del suolo.

di Annatina Franzese

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“Illuminiamo lo Scoglio di Rovigliano”. Il progetto del Rotary Club Torre Annunziata Oplonti.

Un sistema di illuminazione per rilanciare l’antico Scoglio di Rovigliano, situato nelle acque tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. E’ il progetto al quale sta lavorando il Rotary Club Torre Annunziata Oplonti che nei giorni scorsi ha messo l’idea nero su bianco, inviandola ai diversi enti competenti in materia.

“Oggi lo Scoglio di Rovigliano è completamente abbandonato e dimenticato – afferma Gaspare Coppola, presidente del Rotary Club Torre Annunziata Oplonti – eppure rappresenta uno dei simboli della nostra costa e del nostro paesaggio. E’ un elemento caratterizzante e valorizzarlo significa dare lustro all’intera fascia di costa. Per questo motivo ci siamo fatti promotori di una proposta che abbiamo inoltrato non solo alla Regione Campania ma anche ai comuni, alle capitanerie di porto, alla Sovrintendenza e agli uffici del Grande Progetto Pompei. L’idea è quella di realizzare un moderno sistema di illuminazione che consenta la visibilità e quindi la fruizione del monumento e dell’intero isolotto anche nelle ore notturne. D’altronde – continua il presidente Coppola – uno dei motivi per i quali si illuminano le facciate dei palazzi storici o dei monumenti è proprio per preservali, valorizzarli e evitare che vadano dimenticati”.
Attualmente l’edificio situato sullo Scoglio è di proprietà privata. La storia infatti della “Petra Herculis” è molto travagliata e porta ai giorni nostri, con gli eredi delle famiglie Brigante e Malafronte,  attuali proprietari. “Abbiamo avuto un confronto con gli eredi delle due famiglie – spiega Gaspare Coppola – e hanno apprezzato il nostro impegno e la nostra proposta”.

Il Rotary Club Torre Annunziata Oplonti sin dalla sua fondazione si è caratterizzato per la promozione dei beni culturali del nostro territorio, attraverso manifestazioni e attività progettuali che, nel corso degli anni, hanno coinvolto enti, associazioni e scuole della città di Torre Annunziata e dei comuni vesuviani.
Coerentemente con un’attività di service, che caratterizza la Rotary International da ben 118 anni (oggi ricorre l’anniversario della nascita avvenuta il 23 febbraio 1905), il Rotary Club Torre Annunziata Oplonti, operativo sul territorio dal 2019, intende realizzare un’azione di rilancio del sito monumentale denominato “Petra Herculis”, comunemente conosciuto come “Scoglio di Rovigliano”, simbolo della città e elemento caratterizzante del paesaggio.
“Abbiamo inviato un’istanza formale ai vari enti non solo illustrando l’idea, ma chiedendo la convocazione di un tavolo inter istituzionale per stabilire un percorso comune. La nostra proposta, che naturalmente riteniamo rappresenti una base di partenza di un confronto più ampio, consiste nella realizzazione di un impianto di illuminazione stabile, completamente green, attraverso l’installazione di fari a led e pannelli solari con sistema di accumulo. I fari, posizionati sui diversi lati dello Scoglio, consentirebbero un’adeguata visibilità del monumento da qualsiasi angolazione. Questo intervento – conclude Coppola – riteniamo possa rafforzare il fascino di un panorama unico al mondo”.

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SEMINARI RIFORMA DEL TERZO SETTORE: RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI

Proseguono gli appuntamenti organizzati da CSV Napoli in collaborazione con il Comune di Napoli e l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, sulle trasformazioni in corso nel welfare territoriale che  richiedono aggiornamenti continui per lo sviluppo di competenze utili alla gestione degli Enti di Terzo settore. Il ciclo di seminari, caratterizzati da una struttura agile e orientata all’operatività, è organizzato ad avere uno sguardo prospettico sulla Riforma del Terzo settore e per cogliere le opportunità derivanti dalla transizione digitale per la semplificazione e la capacitazione gestionale degli Enti di Terzo settore. Un’occasione di approfondimento e confronto per far crescere il volontariato partenopeo in tutte le sue espressioni.

L’appuntamento di ieri, 22 febbraio:
RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI ALLA LUCE DEL CODICE DEL TERZO SETTORE
– L’amministrazione condivisa: co-programmazione, co-progettazione e accreditamento
– Le Convenzioni
Intervengono
Luca Gori Ricercatore in diritto costituzionale Università di Pisa
Paolo Pezzana Ricercatore e Project Manager Università Cattolica

ECCO I PROSSIMI APPUNTAMENTI:

Martedì 14 marzo 2023 | h. 14.30 / 17.30 – al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli – Via dei Mille, 60
IL SISTEMA DI FINANZIAMENTO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE
– La disciplina delle raccolte di fondi negli ETS dopo le nuove linee guida
– 5×1000 le nuove regole dal 2023
– Crowdnet piattaforma digitale CSV Napoli
– I nuovi strumenti di sostegno e finanziamento per il non profit
Intervengono
Sara Petricciuolo Fundraiser
Giovanna De Rosa Direttore CSV Napoli
Marco Musella Professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Istituti Bancari
Filomena Villano Direttore Filiale Napoli e Provincia Terzo Settore Intesa Sanpaolo
Gabriella Perrone Direttore Filiale di Napoli Banca Etica
Amedeo Manzo Presidente Banca di Credito Cooperativo di Napoli

Martedì 18 Aprile 2023 | h. 14.30 / 17.30 al ODCEC – Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili – Piazza dei Martiri, 30 – Napoli
REGIME FISCALE E SISTEMA CONTABILE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE
– Il regime fiscale transitorio
– I nuovi regimi fiscali
– I nuovi schemi bilanci per gli ETS
– Piattaforma digitale Verifico-Gestionale ETS
Intervengono
Marco D’Isanto Consulente alle imprese e agli Enti non Profit
Antonella La Porta Consigliere delegato Commissione di Studio ETS e Aziende non profit ODCEC Napoli
Paolo Esposito Professore associato di Economia Aziendale, Università degli Studi del Sannio
Giovanna Minichiello Consulente CSV Napoli

Gli incontri sono gratuiti. Per partecipare compilare l’apposito form online accedendo direttamente all’Area Riservata, registrando la propria anagrafica e quella del proprio ente (se non già censiti). Ad accoglienza della candidatura verrà inviata la scheda d’ingresso, la cui compilazione ha valenza di conferma di partecipazione.
Sono ammessi i volontari degli ETS della città di Napoli, gli esperti e gli operatori di settore.

Per la partecipazione ai seminari verrà richiesto il riconoscimento dei crediti formativi all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

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