10 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
Fedele alla sua missione di intervenire prontamente e concretamente in situazioni di emergenza, OTB Foundation, la fondazione del gruppo OTB di Renzo Rosso, è già al lavoro per aiutare le popolazioni turche e siriane colpite dal terremoto, e ha scelto di farlo tramite un partner come UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, con cui collabora già da diversi anni e su diversi fronti.
A pochi giorni dal devastante sisma che ha scosso Turchia e Siria causando, ad oggi, 15.000 vittime accertate, in condizioni meteorologiche particolarmente rigide, UNHCR ha già mobilizzato le sue operazioni sul campo per venire in soccorso in particolare ai rifugiati e ai campi profughi nei due Paesi. In Siria, infatti, sono già in distribuzione kit con beni di emergenza che includono coperte termiche, materassi, set da cucina, teloni di plastica, taniche per l’acqua, abbigliamento invernale e altri beni di prima necessità, destinati alle aree di Aleppo, Homs e Tartous, tra le zone più colpite. Allo stesso tempo è in corso un’operazione di approvvigionamento di materiali aggiuntivi per far affluire stock ulteriore.
Grazie all’aiuto di OTB Foundation, UNHCR assicurerà tende-alloggio sicure e la distribuzione di kit di beni di emergenza, per rispondere concretamente al bisogno urgente delle famiglie che necessitano di soccorso e riparo, bisogno reso ancora più imminente dalle avverse condizioni metereologiche di queste ultime ore.
Così Arianna Alessi, vicepresidente di OTB Foundation: “La nostra Fondazione ha dimostrato più volte come in situazioni di emergenza l’immediatezza e la circoscrizione dell’intervento siano fondamentali per aiutare concretamente rispondendo ai bisogni primari. I terremoti ci hanno visti più volte attivi, sia in Italia (nel 2012 in Emilia Romagna e nel 2016 ad Amatrice) sia all’estero (nel 2008 in Cina nello Sichuan e nel 2010 ad Haiti). Da anni lavoriamo con UNHCR che aiuta i rifugiati, popolazione già provata da situazioni di fuga e guerra, realizzando progetti mirati in Niger, Mozambico, Afghanistan e Ucraina”.
Per contribuire a donare:
www.otbfoundation.org
IBAN: IT80 L030 6909 6061 0000 0139 761 intestato a Only The Brave Foundation
Causale: emergenza terremoto Turchia e Siria
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10 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
Un divario infrastrutturale e quindi sociale, con una differenza notevole di opportunità tra le aree del Paese: il Centro-Nord più tutelato e il Sud sempre più in difficoltà a causa anche dei tagli dei decenni passati che hanno inciso di più. È quanto rilevato dallo Svimez, l’associazione privata senza fini di lucro che si occupa di studiare le condizioni socio-economiche del Mezzogiorno, approfondito nell’ambito dell’incontro denominato “Un Paese, due scuole’’ tenutosi nella sede della Casa di Vetro di via delle Zite a Forcella. La scelta della location non è un caso: il quartiere Forcella, nel cuore di Napoli, è infatti l’emblema di un territorio pieno di risorse umane e professionali troppo spesso inespresse che lascia in ghiacciaia la speranza di migliorare. La Casa di Vetro, creata grazie al decisivo contributo de l’Altra Napoli Onlus e fondi privati, va invece nella direzione della concretezza in favore dei giovani del posto. A parteciparvi oltre al direttore dello Svimez Luca Bianchi e al presidente Antonio Giannola, il vicepresidente de l’Altra Napoli Onlus Antonio Lucidi, la preside dell’Istituto Statale Ristori Stefania Colicelli e il vicesindaco di Napoli Laura Lieto.
La sproporzione sulla mensa – Base di partenza per giustificare il titolo “Un Paese Due Scuole’’, la sproporzione delle ore passate a scuola da due alunni di quinta elementare di due aree diverse del Paese nati nel 2012: Carla che studia a Firenze e Fabio che studia a Napoli. In un video realizzato dalla Svimez con il contributo del giornalista Antonio Fraschilla viene mostrata tutta la differenza tra i due casi. Carla a Firenze ha avuto la possibilità di frequentare in un anno 1226 ore a scuola, 200 ore in meno quelle garantite a Fabio nella città di Napoli. Motivo? La possibilità per Carla di poter usufruire di un servizio mensa garantito per tutto l’arco dell’anno scolastico, fare sport all’interno di una palestra e seguire 1200 ore di formazione. Al contrario, a Napoli, Fabio è stato molto spesso costretto a portarsi il cibo da casa senza poter andare in palestra semplicemente perché il suo edificio scolastico ne è sprovvisto. Meno strutture, meno servizi significa troppo spesso meno opportunità future e anche la possibilità, nel caso di Fabio, di sviluppare l’obesità. D’altronde, i dati raccolti e diffusi dalla Svimez anche stamattina sono inequivocabili. Al Sud circa 650.000 studenti delle scuole primarie statali non beneficiano del servizio mensa, per una percentuale pari al 79% a fronte del 18% di chi vi accede rispetto al 48% del Centro-Nord. Nella sola Campania se ne contano 200.000 (l’87%), in Sicilia la percentuale è dell’88%, in Calabria dell’80%, in Puglia del 65%. Per fare un raffronto con le altre zone del Paese: gli alunni senza mensa in Toscana non superano il 15%, il 18% in Piemonte. In termini generali il divario è il seguente: Mezzogiorno 78,82%, Centro-Nord 46,53%.
Il divario anche sulle palestre Rimanendo al video incipit dell’incontro “Un Paese, due dcuole’’, il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord si nota anche sulla dotazione delle palestre negli edifici scolastici. Al Sud circa 550.000 allievi, pari al 66% frequentano scuole senza palestre (in Campania 170.000 e cioè il 73% del totale, l’81% in Sicilia e l’83% in Calabria). Al Centro-Nord la mancanza di palestre a scuola si ferma al 54%. Conseguenze anche qui tangibili: nel Meridione quasi un minore su tre nella fascia tra i 6 e i 17 anni è in sovrappeso, un ragazzo su cinque nel Centro Nord.
La perdita di alunni e i tagli agli investimenti Sempre secondo i dati Svimez, tra il 2008 e il 2020, la spesa complessiva in termini reali si è ridotta del 19,5% al Sud, oltre 8 punti percentuali in più del Centro-Nord. La spesa per gli investimenti è calata al Sud di un terzo, il 23% totale nel Centro-Nord. La spesa pro capite per gli alunni del Sud è di 100 euro inferiore rispetto a Nord e a al Centro: 5080 contro 5185 e quella per gli investimenti per ogni alunno è 34,6 al Sud contro 51 del Centro-Nord. Questi numeri ci portano a quelli, oltremodo pesanti, della perdita degli studenti in classe dalla materna alle superiori nel periodo preso in esame 2015-2020. Il Sud ha perso 250.00 unità, il Centro-Nord 75.000.
Gli interventi Per Antonio Lucidi, vicepresidente de l’Altra Napoli Onlus parlare di “Un Paese, due scuole’’ significa parlare di una scuola al Sud «carente di strutture rispetto al resto d’Italia, della capacità di attrarre i giovani, perché ha maglie larghe e troppo spesso non riesce a contrastarne l’abbandono degli studi, ed ancora perché la scuola non riesce a trovare sbocchi, una volta terminati i percorsi, nel mercato del lavoro». La soluzione, aggiunge Lucidi, «è la sinergia tra il mondo del terzo settore, la scuola, le famiglie. Nel caso di Forcella è capitato grazie all’opera della preside della Ristori Colicelli e grazie al nostro impegno. Il buco c’è e va colmato per permettere alle menti più brillanti di poter incidere. Mi viene in mente in questo senso – dice ancora il vicepresidente de L’altra Napoli Onlus – dell’opera di restauro della chiesa della Compagnia della Disciplina della Santa Croce che ha coinvolto gli studenti della nostra università con quelli olandesi. La sinergia lì ha funzionato». Dal canto suo Luca Bianchi, direttore di Svimez, afferma: «Per contrastare queste dinamiche occorre invertire il trend di spesa e rafforzare le finalità di coesione delle politiche pubbliche nazionali in tema di istruzione. Il PNRR è l’occasione per colmare i divari infrastrutturali. La priorità oggi è rafforzare il sistema di istruzione soprattutto nelle aree più marginali, sia del Sud che del Nord. Garantendo asili nido, tempo pieno, palestre, rafforzando l’offerta formativa dove più alto è il rischio di abbandono» conclude Bianchi. Sul campo, in trincea tutti i giorni ci sono dirigenti scolastici come Stefania Colicelli della Ristori di Forcella. «Non è giusto – le parole tra le altre pronunciate nel suo intervento prima delle testimonianze di due mamme del quartiere che da anni hanno scoperto la magia del teatro grazie all’impegno dell’insegnante e operatrice teatrale Marina Rippa – che al Sud un bambino di 3 6 o 7 anni impari a mangiare al banco e non al tavolo perché mancano i refettori qui. Ha senso che condivida quel momento con la maestra e gli amici in un luogo idoneo e non che lo faccia in altro modo. La Ristori ce l’ha il refettorio nella scuola dell’infanzia ma poi gli alunni subiscono lo shock al passaggio alla scuola elementare perché lì mangiano in aula, subendo un fenomeno che si chiama regressione anziché progredire». Secondo la preside, il nocciolo della questione riguarda «l’edilizia scolastica a Napoli, in Campania, al Sud. Ci sono i soldi del Pnrr ma mancano i progettisti, siamo a febbraio e non si è fatto nulla per contrastare la dispersione scolastica». A mancare, chiosa la Colicelli, sono invece i fondi del funzionamento amministrativo. Sapete quanto abbiamo ogni anno? 20.000 euro e senza la nostra creatività non potremmo fare alcun progetto, da quello della robotica a quelli in sinergia con varie realtà di Napoli. È ora di far sentire pesantemente la nostra voce, partendo dai dati rilevati dallo Svimez».
di Antonio Sabbatino
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10 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
E’ in programma per il pomeriggio di lunedì 13 febbraio a Napoli, l’incontro “Progetto di vita. Un percorso da costruire insieme“, organizzato dalla sezione AIPD per presentare i dati della ricerca AIPD-Censis “La presa in carico delle persone con sindrome di Down per il perseguimento del miglior stato di salute e la loro piena integrazione sociale”.
L’indagine è stata condotta nell’ambito del progetto AIPD “Non uno di meno”, finanziato dal Ministero del Lavoro ai sensi dell’avviso 2/2020 e dell’art. 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i., e i risultati (disponibili su questo sito) sono stati presentati lo scorso 9 novembre 2022 in un convegno svolto presso il CNEL a Roma.
AIPD Napoli è tra le sezioni AIPD che stanno partecipando al progetto con un lavoro finalizzato alla promozione del networking delle sedi locali AIPD con il territorio di appartenenza e l’empowerment dei familiari delle persone con sindrome di Down.
L’appuntamento è per lunedì 13 febbraio, dalle ore 15 alle ore 18, presso il Centro Asterix in Via Atripaldi 52.
Oltre ai referenti di AIPD Napoli, interverranno all’incontro: per il Comune di Napoli Luca Trapanese Assessore alle politiche sociali, Chiara Marciani, Assessore al lavoro e alle politiche giovanili, Massimo Cilenti, presidente Commissione Politiche sociali. Previsti interventi di Nicola Tagliani per AIPD Nazionale, Paolo Grosso per le esperienze di inserimento lavorativo presso il McDonald’s, Giovanni Chianelli giornalista de “Il Mattino” e Daniele Romano presidente FISH Campania.
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10 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
Mercoledì 15 febbraio dalle ore 9.30 alle 13.00 a Napoli, presso il Pio Monte della Misericordia (via dei Tribunali 253), si terrà La Napoli che Cura. Terzo Settore all’Opera tra sistema sanitario e sociale, convegno promosso da Opera 5, progetto sociosanitario realizzato con il sostegno della Fondazione Con il Sud.
A partire dai risultati e i dati del primo anno di progetto, l’incontro vuole porre una serie di riflessioni sul tema sanitario e sociale: ponendo l’accento sulle emergenze vecchie, rilevando quelle nuove e proponendo soluzioni.
In questa occasione verranno anche presentati al pubblico due nuovi servizi del progetto Opera 5:
il nuovo presidio sanitario polispecialistico “Ambulatorio Purgatorio ad Arco” gestito dalla Fondazione Massimo Leone onlus, e il nuovo progetto del Pio Monte della Misericordia di supporto alla genitorialità, il “Centro per le Famiglie”.
Di seguito programma della giornata:
9.30 – WELCOME COFFEE: registrazione partecipanti, consegna materiali
9.45 – Saluti Istituzionali – Soprintendente del Pio Monte della Misericordia FABRIZIA PATERNÒ
10.00 Proiezione Video “OPERA 5, PROGETTO SOCIOSANITARIO DELL’AREA METROPOLITANA DI NAPOLI”
10.05 Intervento responsabile del progetto RAFFAELA AURIEMMA e responsabile del monitoraggio MATTIA RUSSO : OPERA 5 DATI E SERVIZI
10.15 Intervento di ANNA MARINO Coordinatrice Attività Istituzionali Fondazione Con il Sud
10.40 Intervento di DANILO TUCCILLO, Professore Associato Facoltà di Economia presso Università Luigi Vanvitelli e membro dell’International Society for Third-Sector Research
11.00 Intervento di LUCA TRAPANESE Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli
11.20 CLAUDIA NOVIELLO, coordinatrice Associazione onlus La Scintilla servizio di supporto all’autonomia e alla vita indipendente per persone con disabilità
11.30 MODESTINO CASO, presidente Associazione Sisto Riario Sforza, ambulatorio gratuito di oculistica ed ecografia per poveri e poverissimi
11.40 LUCIA FORTUNATO psicologa del Centro Per Le Famiglie, spazio di ascolto e supporto alla genitorialità
11.50 AURORA CALIENDO coordinatrice Fondazione Massimo Leone Onlus, assistenza sanitaria gratuita per i più fragili. Presentazione “Ambulatorio Purgatorio ad Arco”.
12.05 VALENTINA ANNUNZIATA presidente Cooperativa Raggio Di Sole, supporto alle famiglie con ragazzi o bambini disabili, servizi integrati di assistenza ed orientamento.
12.15 MARCO CARAMANNA presidente associazione La Casa di Matteo, residenza di accoglienza e servizio di orientamento per famiglie con bambini disabili.
12.25 LUCA MARCIANI Direttore Generale Fondazione Grimaldi onlus
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09 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
Una delegazione della FISH, guidata dal vicepresidente Roberto Speziale, è stata audita ieri in commissione Sanità del Senato sul disegno di legge n. 506, ovvero deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane. I principali obiettivi del ddl mirano a semplificare le attuali politiche e promuovere un’assistenza personalizzata, favorendo la promozione delle condizioni di vita, di cura e di assistenza delle persone anziane, mediante interventi idonei a soddisfare i loro bisogni. Nel complesso valutiamo positivamente il testo, ma ne evidenzia alcune criticità emerse dal costante confronto con le associazioni.
Come dice la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, la disabilità è una condizione. Il ddl non fa differenza tra persone non autosufficiente e persone che abbiano maturato disabilità in età avanzata. Anche sulla non autosufficienza sarebbe il caso di fare riferimento a ciò che dice la Convenzione. La federazione chiede inoltre di tener conto di disabilità pregressa nelle persone anziane, in modo coerente e rispettoso del progetto di vita indipendente, attraverso il rispetto del PAI, strumento vitale per garantire alla persona che ne beneficia il soddisfacimento dei bisogni e desideri effettivi. La nostra associazione ha inoltre proposto di prevedere percorsi e attività di potenziamento dell’autonomia delle persone con disabilità. In questo senso si inserisce anche la proposta di garantire il diritto della persona con disabilità a vivere dove si vuole e con chi si vuole, mentre il ddl comprime questo diritto attraverso delle proposte di co-housing.
FISH, nella sua memoria, ha inoltre chiesto ai senatori di stralciare le proposte inerenti la figura del caregiver, in quanto non è presente nel nostro ordinamento una normativa generale sulla figura. Sulla coperture finanziarie la federazione reputa che i fondi per la realizzazione delle proposte contenute del ddl non debbano essere prese dal fondo non autosufficienza, né da altri fondi istituiti per rispondere a quanto predisposta da altre norme. L’associazione ha infine chiesto un maggiore coinvolgimento degli enti del terzo settore nella discussione delle politiche in favore delle persone con disabilità e non autosufficienti.
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09 Feb, 2023 | Comunicare il sociale
Poco incoraggianti i dati dei monitoraggi effettuati nel Mediterraneo nel corso del progetto Common: su oltre 90mila oggetti raccolti sulle spiagge mediterranee e analizzati, 17mila (circa il 20%) sono mozziconi di sigaretta, 6mila sono cotton-fioc. Un pesce su tre e oltre la metà delle tartarughe analizzate ha ingerito plastica.
Sebbene il Mar Mediterraneo sia più piccolo degli oceani Atlantico e Pacifico, è uno degli hotspot di biodiversità più importanti al mondo, ma purtroppo anche uno dei maggior sei, nel mondo, per quanto riguarda la concentrazione di plastiche in mare. Uno dei maggiori ostacoli al contrasto di questo fenomeno è rappresentato dalla presenza di legislazioni e regole nazionali troppo complesse e poco uniformi tra loro.
Per questo, con il progetto COMMON, Legambiente ha promosso l’adozione di politiche comuni tra i paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo, perché, è importante ribadirlo, il problema del marine litter va affrontato agendo a livello internazionale, con un’azione congiunta e coordinata dei singoli stati.
Bilancio finale del progetto COMMON– Avviato a fine 2019, il progetto COMMON ha sviluppato decine di azioni e coinvolto migliaia di persone con un obiettivo: affrontare il problema dei rifiuti in mare in aree pilota nel Mediterraneo con un approccio integrato e modelli di governance efficaci.
La plastica rappresenta l’80% dei rifiuti dispersi nell’ambiente marino e costiero: su oltre 90mila oggetti raccolti sulle spiagge e analizzati mediante protocolli scientifici armonizzati tra i diversi partner del progetto, 17mila (circa il 20%) è rappresentato da mozziconi di sigaretta, 6mila sono cotton-fioc. Su oltre 700 individui analizzati, riconducibili a 6 specie ittiche, è risultato che un pesce su tre ha ingerito plastica, in più della metà delle tartarughe analizzate sono stati ritrovati rifiuti. Segnale di un impatto fortemente negativo per tutta la biodiversità marina. Questo non solo a causa dei problemi dovuti all’ingestione dei rifiuti, ma anche ai possibili effetti tossici legati agli additivi aggiunti ai materiali plastici.
È questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dai monitoraggi del progetto finanziato dall’Unione Europea tramite il programma ENI CBC MED con 2.2 milioni di euro, che ha visto coinvolti Legambiente, l’Università di Siena e il CIHEAM Bari, l’Istituto Nazionale di Scienze e Tecnologie del Mare di Tunisi e l’Università di Sousse per la Tunisia e l’ONG libanese Amwaj of the Environment e la riserva naturale di Tyre, per il Libano. È in questi tre paesi che si sono concentrate le attività del progetto i cui risultati sono stati presentati nel corso della conferenza che si conclude oggi 8 febbraio 2023 presso il Carthage Hotel di Tunisi.
Il progetto L’obiettivo di COMMON è contrastare la diffusione dei rifiuti marini nel Mar Mediterraneo utilizzando i principi della Gestione Integrata delle Zone Costiere (ICZM) mediante un approccio partecipativo per coinvolgere le parti interessate e le comunità locali, con l’obiettivo di testare un modello potenzialmente trasferibile a tutto il bacino mediterraneo. Cinque le aree pilota in cui si sono svolte le attività del progetto: due in Italia (Maremma e Salento), due in Tunisia (Isole Kuriate e Monastir) e una in Libano (riserva naturale di Tyre). Oltre ai workshop e agli incontri con gli stakeholder, e alle campagne di sensibilizzazione, sono stati sviluppati e applicati protocolli di monitoraggio comuni per valutare l’impatto del marine litter nelle aree pilota coinvolte, un aspetto importante questo, per definire azioni di mitigazione mirate e sicuramente più efficaci. Cooperazione e condivisione devono essere introdotte anche per i monitoraggi e la raccolta di dati scientifici, uniformando i protocolli di campionamenti e analisi in accordo con i pilastri di governance a livello mediterraneo come la Convenzione di Barcellona e la Direttiva Quadro della Strategia Marina Europea.
I risultati dei monitoraggi -Le attività di monitoraggio scientifico del progetto hanno riguardato l’analisi di macro e microrifiuti presenti sulle spiagge, sulla superficie del mare e ingerite sia da mitili, da specie ittiche di interesse commerciale e con alto valore ecologico che tartarughe marine. Dalle indagini condotte sulle undici spiagge delle aree pilota emerge come il materiale più presente sia la plastica: dei 90mila oggetti raccolti e analizzati, 17mila (circa il 20%) sono mozziconi di sigaretta, seguiti da pezzi di plastica con dimensione tra i 2,5 e i 50 centimetri (9%) risultato della frammentazione di oggetti in plastica più grandi, e 6mila (circa il 7%) cotton-fioc. Più della metà dei rifiuti (53%) rinvenuti è monouso o usa e getta. Da dove provengono questi rifiuti? I ricercatori identificano il turismo e le attività ricreative sulla costa come le sorgenti principali del problema nelle aree analizzate. Per quanto riguarda le indagini sulle microplastiche nella colonna d’acqua, 130 campioni sono stati raccolti nei tre paesi e cinque aree diverse con il retino manta. L’area più contaminata risulta essere la Riserva di Tyre in Libano, in particolar modo durante la stagione delle piogge, a dimostrazione della forte influenza che hanno gli apporti dall’entroterra tramite il run-off dei fiumi sulla quantità dei rifiuti in mare.
Gli impatti del marine litter sulla fauna marina sono numerosi, anche a causa delle diverse forme e dimensioni del rifiuto: se da una parte riguardano l’intrappolamento degli esemplari principalmente in reti da pesca e oggetti galleggianti, dall’altra l’ingestione dei rifiuti può portare a malnutrizione, morte per soffocamento, ostruzione del tratto intestinale, inedia. Inoltre, l’ingestione di plastica e microplastica può provocare alterazioni a vie metaboliche e sistemi endocrini dovuti al rilascio di sostanze tossiche contenute o assorbite dalla plastica (ftalati, composti organoclorurati e altre sostanze tossiche) una volta all’interno degli organismi. Nel corso del progetto COMMON sono stati poi analizzati i tratti gastrointestinali di oltre 700 esemplari di 6 specie ittiche di interesse commerciale: Engraulis encrasicolus (anchovy), Sardina pilchardus (sardine), Sardinella aurita (alaccia), Boops boops (boga), Mullus barbatus (red mullet), Lythognathus mormirus (Momora). Mediamente, un terzo degli esemplari analizzati aveva ingerito microplastica. L’aspetto significativo e innovativo delle analisi risiede nel fatto che alcune delle specie considerate dal progetto (Mullus barbatus e Sardina pilchardus) sono state analizzate in tutte le aree pilota, permettendo di utilizzare questi organismi sentinella come indicatori dello stato di salute dell’ambiente indagato consentendo una corretta comparazione dei dati. Anche la Caretta caretta è stata utilizzata come indicatore dello stato di salute del bacino, in accordo con quanto stabilito nel programma IMAP (Integrated Monitoring and Assessment Programme of the Mediterranean Sea and Coast) è ha rivelato che in oltre 140 esemplari provenienti da, Tunisia, Libano e Maremma (Italia), i livelli di ingestione variano tra il 40 e il 70%; gli individui provenienti dall’area maremmana, sono quelli in cui è stata riscontrata la frequenza maggiore di ingestione.
«Il progetto COMMON- spiega Maria Cristina Fossi, docente dell’Università di Siena, e partner del progetto COMMON e Plastic Busters CAP- si propone come un esempio unico, a livello Mediterraneo, di capitalizzazione delle metodologie di monitoraggio sviluppate in iniziative precedenti (per esempio il progetto Interreg-Med Plastic Busters MPAs) e una loro implementazione attraverso azioni mirate di diagnosi e mitigazione, sinergicamente attuate nelle due sponde del Mediterraneo, come auspicato dall’Unione del Mediterraneo attraverso l’iniziativa Plastic Busters».
Azioni di sensibilizzazione -Durante gli anni di progetto, per promuovere l’impegno dei cittadini e degli “utenti del mare”, sono stati organizzati un centinaio di eventi di sensibilizzazione per varie categorie interessate: pescatori, stabilimenti e operatori economico-turistici della costa, amministratori di città costiere, studenti, società civile, e altre organizzazioni.
I pescatori incontrati nelle aree pilota, circa 268 tra singoli e cooperative, sono stati coinvolti in workshop e seminari incentrati sugli impatti del marine litter sulla loro attività, e sul problema, molto sentito, della gestione dei rifiuti accidentalmente raccolti durante la pesca. Gli operatori turistici, circa 80, sono stati coinvolti in workshop e nella campagna estiva di sensibilizzazione BEach CLEAN, un’iniziativa volta a promuovere una migliore gestione dei rifiuti negli stabilimenti balneari di località del Mediterraneo ad alto afflusso turistico. La campagna ha visto il coinvolgimento di 230 stabilimenti per la sensibilizzazione dei turisti e dei frequentatori delle spiagge. Inoltre, il progetto ha promosso Clean Up The Med, una grande iniziativa di volontariato ambientale giunta ormai alla sua trentesima edizione, che nel corso di COMMON ha visto oltre 2mila volontari provenienti da 20 paesi del Mediterraneo prendere parte alle attività di pulizia delle spiagge, rimuovendo 10 tonnellate di spazzatura marina in quasi 24mila km di costa.
Network– Per affrontare la necessità, tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, di adottare politiche comuni per la gestione dei rifiuti, l’attività di COMMON si è concentrata in primo luogo sulle aree urbane costiere, creando occasioni e luoghi di incontro e confronto tra amministrazioni locali, attività produttive e turistiche. Nelle attività dei Local Working Groups sono stati coinvolti diversi stakeholder e policy maker con l’obiettivo di formare i professionisti e gli addetti del settore per gestire al meglio i rifiuti nelle aree costiere e prevenire la loro dispersione nell’ambiente. Gli incontri sono stati utilizzati anche per creare un Network delle città costiere, favorendo lo scambio e il racconto di buone pratiche, che sono state raccolte nella piattaforma COMMON e sono a disposizione per essere di ispirazione e replicate.
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