“Santa Maria di Costantinopoli. La Cappella dei Marinai di Torre del Greco”. La presentazione del libro su uno dei luoghi di culto più antichi del Vesuviano

Il 14 giugno, alle ore 19.00, sarà presentato nella Basilica di Santa Croce di Torre del Greco il volume “Santa Maria di Costantinopoli. La cappella dei marinai di Torre del Greco”, di Giuseppe Maddaloni ed Ernesto Pinto, edito dalla “Dante & Descartes”. Il testo indaga e ricostruisce la storia di uno dei luoghi di culto più antichi e importanti della città, legato a doppio filo alle vicende della marineria torrese e in modo particolare al Pio Monte dei Marinai, istituzione di mutuo soccorso fondata nel 1615 che accorpava marinai, pescatori e armatori di feluche.

Un percorso storico, artistico e devozionale che attraverso molteplici fonti d’archivio, quasi tutte inedite, riscrive la storia di una delle presenze monumentali più significative della città sopravvissuta all’eruzione del Vesuvio del 1794. Fondata al principio del Cinquecento, posta sotto il patrocinio dei principi di Stigliano al principio del Seicento, ricostruita dopo la peste del 1656, Santa Maria di Costantinopoli divenne la chiesa più ricca della città sotto l’azione lungimirante dei marinai di Torre del Greco. La struttura si arricchì negli anni di stucchi, dorature, marmi commessi, preziose argenterie e raffinati parati sacri. Un patrimonio di tutto rispetto, in parte ancora conservato, che gli autori sono riusciti a ricostruire attraverso una pluralità di fonti esaltate anche grazie alle fotografie di Mimmo Torrese, professionista di lunga e riconosciuta esperienza.

Gli autori, profondi conoscitori della storia locale e già autori di alcune pubblicazioni riguardanti il patrimonio storico artistico di Torre del Greco, hanno consultato diverse fonti conservate tra l’Archivio di Stato di Napoli, l’Archivio Storico del Banco di Napoli, il diocesano e l’Archivio della Basilica di Santa Croce.

«Il nostro lavoro – spiegano gli autori – mette un punto fermo sulla storia di uno dei monumenti più importanti e significativi della città. Speriamo sia di sprono per il recupero completo della chiesa e di tutte le sue opere interne. Molto si sta facendo ma è ancora poco. Molti arredi della chiesa necessiterebbero di restauri urgenti e magari di una musealizzazione.

Pensiamo al patrimonio tessile pubblicato per la prima volta, agli argenti e alle opere lignee della chiesa – aggiungono Maddaloni e Pinto – un patrimonio che, grazie alla ricerca archivistica, riceve finalmente l’importanza che merita».

Durante la presentazione saranno riconsegnati alla collettività due dei quattro preziosi paliotti d’altare risalenti al XVII secolo trafugati dalla chiesa e ritrovati in Sicilia grazie all’azione dei carabinieri Tutela patrimonio artistico e culturale. Oltre agli autori interverranno don Giosuè Lombardo, parroco della Basilica di Santa Croce; Imma Ascione, già direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli; il Tenente Colonnello Gianluigi Marmora, comandante del nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Palermo; il Capitano Massimiliano Croce, comandante del nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Napoli; il Capitano Andrea Leacche, comandante della Compagnia carabinieri di Torre del Greco. Modererà Antonio Ferrara, giornalista del quotidiano la Repubblica.

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L’associazione “Shalom-Progetto Famiglia-odv” celebra i primi 25anni di attività

Si terrà il 17 giugno alle 16:30 presso il Teatro del Buon Consiglio in Torre del Greco, in via del Santuario, la celebrazione del 25° anniversario della fondazione di “Shalom Progetto Famiglia odv”, l’associazione nata come costola di alcune Caritas parrocchiali della periferia sud di Torre del Greco per offrire un avamposto di ascolto e accoglienza dei bisogni provenienti dal territorio.

 Nel corso dell’evento, la storia dell’associazione verrà ripercorsa dal racconto del presidente Pino Cutolo e attraverso le testimonianze di impegno dei tanti volontari, che in questi anni hanno permesso e arricchito l’operato di questa solida realtà.

 I numerosi ed illustri ospiti daranno vita, poi, a un confronto tra operatori del Terzo Settore e Istituzioni sui temi sociali che più animano il dibattito pubblico.

 Tra gli interventi previsti, quello del vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania Loredana Raia, del neo eletto sindaco di Torre del Greco Luigi Mennella e del presidente di CSV Napoli Nicola Caprio.

 Per rendere indimenticabile la serata non mancheranno infine momenti di intrattenimento musicali e teatrali.

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Via a raccolta differenziata spinta nella VI Municipalità di Napoli

Raccolta differenziata porta a porta, grande attenzione all’umido degli appartamenti e degli esercizi commerciali, forte copertura del territorio per la selezione dei rifiuti in carta, plastica, vetro e metalli per fare un salto in avanti della differenziata a Napoli. E’ questo l’obiettivo che Asia mette in campo da oggi per la VI Municipalità di Napoli, la zona orientale della città che comprende i grandi quartieri di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, con quasi 118.000 abitanti.

   La nuova missione è stata preparata con cura dall’azienda del Comune di Napoli sulla pulizia della città, con settimane di preparazione da parte degli addetti che hanno portato i contenitori nei singoli condomini, parlando alla popolazione dell’importanza della differenziata e distribuendo nelle diverse strade il timing della raccolta. I passi avanti nella nuova politica della gestione dei rifiuti nella VI Municipalità saranno portati avanti in maniera parallela tra Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, per proseguire in maniera armonica. Asia ha già pronti i contenitori per la prima fase di attivazione che vede 7418 nuovi contenitori che sono stati collocati nelle aree della VI Municipalità per le differenti raccolte: 1383 per la carta, 487 per plastica e metalli (Mml), 1113 per materiale non riciclabile (Rur), 2375 per l’umido, 2060 per il vetro. “La raccolta differenziata è il nostro metodo di lavoro per massimizzare il recupero di materia ed energia  – spiega l’amministratore unico di Asia Domenico Ruggiero –  e garantire a tutti i cittadini  di poter conferire correttamente i rifiuti separati nelle proprie abitazioni o esercizi commerciali. La nostra capacità aziendale deve essere tale da realizzare un servizio capillare che tenga conto dei  tempi e volumi  di produzione dei rifiuti in modo da rendere operativo il progetto realizzato grazie alla collaborazione tra i nostri ingegneri e Conai. L’obiettivo ambizioso di questo progetto è dimostrare che non esiste un modello univoco per la raccolta differenziata dei rifiuti, ma un insieme di azioni che tenga conto  delle condizioni urbanistiche e antropiche che insistono su Napoli. Un sistema che poi estenderemo anche alle altre Municipalità”.

Un passo avanti importante del Comune di Napoli che attraverso Asia oggi serve con il “porta a porta” circa il 55% della popolazione del capoluogo campano, con la V Municipalità che è in testa, visto che tutti gli abitanti ne sono serviti. In alcune piccole zone della VI Municipalità c’è già la differenziata capillare che serve 20.000 persone, ma l’operazione al via oggi raggiungerà in totale altre 95.000 abitanti e vale il 9% dei cittadini di Napoli, portando quindi la percentuale complessiva al 64%. “Il dato della raccolta differenziata in città – spiega Vincenzo Santagada, assessore all’ambiente con delega all’igiene urbana del Comune di Napoli – è in una fase di progressiva crescita anche grazie alle iniziative di incremento della raccolta dell’umido concentrate soprattutto nella zona occidentale. Il progetto di raccolta differenziata della Municipalità VI inizia oggi e verrà esteso gradualmente su tutto il territorio della municipalità sino a fine anno con l’obiettivo di raggiungere il 64% di raccolta differenziata. Parallelamente al progetto della VI Municipalità si stanno sviluppando iniziative di comunicazione e di sviluppo della raccolta differenziata in tutte le altre zone della città. Con l’assunzione di nuovi 100 autisti, Asia potrà poi ulteriormente incrementare i servizi di raccolta differenziata delle campane stradali”.

La VI Municipalità è pronta a dare il proprio contributo e dopo lo studio dei tecnici di Asia è stata divisa in tre aree di distinte strategie, adattandosi alla costituzione variegata del territorio. Il Modello A è quello delle isole condominiali, in cui in supercondomini (i cosiddetti parchi privati) di abitazioni o piccoli rioni ci sarà l’allocazione di postazioni centralizzate con grandi contenitori. Questo sistema di raccolta differenziata che coprirà circa il 26% della popolazione della VI Municipalità. Il Modello B sarà invece applicato alle zone al più complicate da raggiungere e di alta densità abitativa, settori che comprendono l’8% della popolazione della Municipalità e che saranno raggiunti in giorni e orari prestabiliti da mezzi dell’Asia a cui gli utenti potranno portare la propria raccolta differenziata. Il modello più diffuso è invece il “porta a porta” che al 66% della popolazione della VI Municipalità porta la raccolta domiciliare con contenitori per umido e vetro e a sacco per le altre frazioni. “Questo programma di raccolta differenziata capillare, spinta e articolata in lotti – spiega Alessandro Fucito, presidente della VI Municipalità di Napoli – è fortemente richiesto dalla Municipalità, dove sarà localizzato il primo impianto di compostaggio della città di Napoli. Sono passi che costituiscono un grande risultato e al tempo stesso l’avvio di una nuova fase. Confidiamo possa accompagnare una vera e propria rigenerazione del territorio, rimuovendo tutte quelle criticità che sorgono laddove cassonetti e campane stradali troppo spesso sono divenuti anche per l’utilizzo improprio, fonte di degrado”.

Di seguito le attrezzature, divise per quartiere, che saranno utilizzate in questo primo lotto di attivazione.

Quartiere                    Carta         MML          RUR           Umido        Vetro

Barra                          222           131           195           375           266

Ponticelli                     865           195           602           1488         1361

S.Giovanni Teduccio     296           161           316           512           433

Totale                         1383         487           1113         2375         2060

Fondamentale il lavoro di Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, che ha supportato Asia per il progetto insieme a COMIECO, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, e di COREVE, il Consorzio Recupero Vetro. “Siamo felici di veder partire questo nuovo progetto di differenziata – afferma Fabio Costarella, responsabile CONAI per il Centro-Sud – in una città bellissima e complessa come Napoli, che ha saputo superare i problemi legati ai rifiuti con determinazione, anche grazie a una forte volontà politica. La vicinanza del Consorzio alle realtà territoriali è da sempre molto forte, soprattutto in quelle aree del Mezzogiorno che hanno bisogno di potenziare il coordinamento e la gestione dei servizi di raccolta. Gli obiettivi di raccolta e riciclo che ci troviamo di fronte, del resto, sono sempre più sfidanti. L’impegno per raggiungerli deve essere condiviso da tutti: l’Italia è già campione di riciclo in Europa e, se anche le realtà più problematiche faranno dei passi avanti, i risultati nazionali non potranno che consolidare questa posizione di leadership. Sono certo che progetti come quello che presentiamo oggi con Asia si riveleranno molto utili anche in quest’ottica”.

Nella VI Municipalità continuano a giocare un ruolo di primo piano anche le isole ecologiche di via Mastellone e via Emilio Salgari, dove ci sono i centri di raccolta di Asia, ulteriori strumenti per liberarsi di ingombranti, mobili, apparecchi elettronici, rifiuti particolari, indumenti, olio esausto. Dalla pila dell’orologio alla credenza, tutto trova qui la propria differenziata. La nuova raccolta nella VI Municipalità di Napoli per Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania: “costituisce – sottolinea – un passo avanti importante per superare il  ritardo storico di Napoli sulla differenziata. Per lavorare veloce verso un ciclo ottimale dei rifiuti a partire da una raccolta differenziata di qualità c’è bisogno di  grande protagonismo dal basso dei cittadini. Questa Municipalità è un laboratorio di innovazione sociale grazie alla radicata rete del terzo settore che anche in questo caso può dare un grande contributo per diffondere la consapevolezza sull’importanza di una gestione sostenibile degli scarti urbani. Come Legambiente siamo pronti a dare il nostro sostegno a partire da campagne di informazione e comunicazione presso gli istituti scolastici del territorio per mettere in atto percorsi di costruzione di una comunità educante sostenibile”.

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Intrecci di Comunità: il progetto per la nascita della Nuova Libbaneria Mediterranea, impresa sociale al femminile.

Si chiama “INTRECCI DI COMUNITÀ” il progetto sostenuto da Fondazione con il
Sud e Enel Cuore, la Onlus del Gruppo Enel, nell’ambito del bando Nel cuore
del sud – unico finanziato in Basilicata – presentato sabato 10 giugno a Maratea.
Sono intervenuti alla presentazione il Sindaco di Maratea Daniele Stoppelli,
Antonio Nicoletti (direttore di APT Basilicata) Saverio Primavera (Asset
Basilicata), l’Assessore Valentina Trotta del Comune di Maratea, e gli ideatori del
progetto Ilaria d’Auria (InMateria APS), Marialuisa Firpo (Liberi Libri) e Angelo
Licasale (InMateria APS).

Un progetto ambizioso, il cui obiettivo è la nascita a Maratea della Nuova
Libbaneria Mediterranea come impresa sociale di comunità al femminile, per
sviluppare una filiera produttiva di artigianato ecosostenibile, di design
contemporaneo e turismo esperienziale a partire dal recupero della lavorazione dei
“libbani”, le corde vegetali prodotte a Maratea fino alla fine degli anni ‘70.
Un partenariato ampio e articolato – che si snoda lungo tutto il territorio nazionale
dalla Calabria al Piemonte – è l’ossatura su cui si basa il progetto, con il CIF-Centro
Italiano Femminile di Lauria come capofila e Auser Lauria, Auser Rivello, Asset –
Azienda speciale della Camera di Commercio della Basilicata, Cittadellarte-
Fondazione Pistoletto, Comune di Maratea, Fabbrica Tessile Bossio, Fondazione
Francesco Saverio Nitti, Forum delle Associazioni di Maratea, InMateria, Liberi
Libri, Mov Lauria.
Il progetto è entrato nel vivo nel mese di marzo con la selezione delle donne
beneficiarie. Un gruppo di 20 donne di Maratea, Lauria, Trecchina e donne
ospiti dello SPRAR e del SAI di Lauria – di età diverse e con storie differenti – che
con grande entusiasmo ha iniziato a seguire i laboratori di ceramica, di storytelling
e di tecnica tradizionale di produzione (prime azioni del progetto). Acquisiscono
così conoscenze storiche, culturali e ambientali, capacità comunicative e
relazionali, manualità, creatività, abilità a lavorare in squadra e a gestire conflitti.

Sta avvenendo già dal primo giorno senza bisogno di parlare la stessa lingua. “Se
dobbiamo diventare una cooperativa, iniziamo a cooperare da subito” ha detto una
di loro di fronte a un problema logistico, costruendo di fatto una squadra. Durante
l’incontro di sabato, affiancate dalle formatrici, Beatrice Avigliano, Rosa Brando,
Maria Laura Galiano e Angelina Tortorella, si sono rese protagoniste mostrando al
pubblico come si intrecciano i fili di “tagliamani”, in gergo la pianta con cui si
producono le corde.
“Per il CIF è un orgoglio poter essere capofila in un programma di inclusione
sociale e lavorativa le cui destinatarie sono donne di questa terra e con una
vocazione per le tradizioni locali.” Sono le parole di Antonella Viceconti presidente
del CIF Centro Italiano Femminile Regionale Basilicata.
La storia dei libbani affonda le radici in un passato storico che appartiene alla
memoria di tutta la comunità locale. Una microeconomia che storicamente ha
permesso la sopravvivenza di molte famiglie e che oggi riacquista valore attraverso
la sua rivalutazione.

Dal 2019 è iniziata l’avventura del recupero della lavorazione dei libbani
nell’ambito di Matera Capitale Europea della Cultura grazie al progetto Ri-
Corda, che già proiettava i libbani verso il futuro in chiave contemporanea e la
visione della Nuova Libbaneria Mediterranea.
Grazie al sostegno di Fondazione con il Sud e Enel Cuore Onlus la Nuova
Libbaneria Mediterranea diventa concreta con la creazione di un’impresa
sociale, con sede a Maratea, per la produzione di artigianato tradizionale, di
design contemporaneo e turismo esperienziale.
Sabato mattina – dopo i saluti di Daniele Stoppelli Sindaco di Maratea – si è
discusso di filantropia, comunità, futuro, territorio, lavoro, passioni. Sono
queste le parole chiave intorno a cui si sviluppa tutto il progetto.
Un racconto a più voci, per approfondire i diversi aspetti, tutti raccolti in un grande
cerchio, nessuna platea. Sono intervenuti Ilaria d’Auria (InMateria APS),
Marialuisa Firpo (Liberi Libri) e Angelo Licasale (InMateria APS) per raccontare
la storia e il futuro di questo processo, l’Assessore Valentina Trotta del Comune
di Maratea sul valore e la ricaduta che un progetto del genere ha sul territorio e
sulla comunità locale. Saverio Primavera di Asset Basilicata ha spiegato le chiavi
del successo di un’impresa sociale e quanto sia importante investire in imprese che
hanno come obiettivo l’inclusione sociale e lavorativa, affiancandole per diventare
autosufficienti.

Antonio Nicoletti direttore di APT Basilicata, da sempre sensibile all’artigianato
e che oggi porta avanti – tra gli altri – il “turismo delle passioni” ha scelto Maratea
come uno dei luoghi in Basilicata dove presentare questa nuova prospettiva di
sviluppo turistica e a tal proposito si è parlato della Nuova Libbareria Mediterranea.
Anche la Fondazione Matera Basilicata 2019, affianca il progetto con Rita Orlando,
Manager di Open Design School, per lo sviluppo del design contemporaneo. Inoltre
la Nuova Libbaneria Mediterranea è oggetto di studi nell’ambito dei tirocini formativi
del Corso di Design per la Comunità (CoDe) del DIARC dell’Università Federico II
di Napoli coordinati dalla professoressa Carla Langella. Nuove partnership, oltre il partenariato, che dimostrano il valore forte di questo percorso e che ne ampliano gli
orizzonti.
“Oggi è stato un grande esercizio di comunità: abbiamo toccato con mano
interesse dei cittadini, delle associazioni, dei partner, dei giornalisti che hanno
viaggiato per raggiungere Maratea e ascoltare il nostro racconto- dice Ilaria d’Auria
– coordinatrice del progetto – al termine dell’incontro. Un’atmosfera di partecipazione ha effettivamente caratterizzato l’incontro facendo sentire ciascuno, anche e soprattutto le donne beneficiarie, parte di questa storia”.

Il percorso- Il progetto durerà 30 mesi e avrà diverse fasi di formazione volte ad acquisire
tecniche di produzione e competenze gestionali.
I laboratori di produzione e design che vedranno alcune residenze di designer e
innovatori per lo sviluppo di prototipi di oggetti artigianali, di design contemporaneo
e di esperienze turistiche trasformative legate alla produzione dei libbani.
In seguito la formazione continuerà con i tirocini formativi presso la Fabbrica Tessile
Bossio di Calopezzati (CS) specializzata nella tessitura di fibre naturali, dove si
sperimenterà il lavoro in fabbrica e lo sviluppo di nuovi utilizzi del materiale.
ASSET Basilicata affronterà la formazione gestionale sviluppando il progetto
imprenditoriale e seguendo il lancio dei prodotti. L’ultima fase del progetto si
focalizza sul perfezionamento, posizionamento e commercializzazione della nuova
linea di prodotti artigianali e turistici.
Le donne al termine del processo sapranno produrre, narrare, e vendere prodotti
tangibili e intangibili sia online che al dettaglio circondate da reti relazionali
consolidate, andando a costruire un’offerta di artigianato locale e turismo
esperienziale capace di incidere sulla stagionalità e sul territorio.
Questo è il primo passo di un lungo e articolato percorso. “Intrecci di comunità” è
un progetto complesso che – attraverso lo sviluppo della Nuova Libbaneria
Mediterranea – punta a valorizzare il patrimonio culturale locale rendendolo
materia viva, opportunità di lavoro e di sviluppo del territorio.

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NTS porta i testi di Eduardo De Flippo nei bassi del Rione Sanità

Dal 16 al 18 giugno, va in scena nei bassi del rione Sanità, il progetto site specific Tur de Vasc, in una speciale edizione dedicata a Eduardo De Filippo. Il format, ideato e diretto da Carlo Geltrude, con la consulenza drammaturgica di Mario Gelardi, è prodotto dal Nuovo Teatro Sanità e realizzato con il patrocinio e il sostegno della Fondazione Eduardo De Filippo. In scena tre testi: Filumena Marturano, interpretato da Lalla Esposito e Ivan Castiglione; Il contratto, con Imma Villa, Luca Saccoia, Ciro Burzo, Anna De Stefano; Questi fantasmi, che vede in scena Agostino Chiummariello, Gennaro Maresca, Roberta Astuti. In chiusura, uno speciale omaggio a Luca De Filippo, sulle parole di De Pretore Vincenzo, trasformate in rap dall’artista Gheto Soffittaman. Spettacoli gratuiti per soli 25 spettatori a replica: è necessaria la prenotazione scrivendo a info@nuovoteatrosanita.it oppure chiamando al 3396666426. Repliche 16 e 17 giugno ore 20.00 e 20.45; 18 giugno ore 19.00 e 19.45.

Si parte da via Vergini, qui il Rione assume una forma biforcuta. Da un lato le luci scintillanti della “turistificazione”, dall’altra il buio di via Cristallini. Il pubblico, scorato dagli AccompagnaTur (Mario Ascione, Marco Badolati, Raffaele Marfella, Macki Montella, Salvatore Nicolella, Francesco Gentile) proseguirà in una discesa nel ventre più oscuro del quartiere. A fare luce, i figli del Rione con le loro mamme (Stefania Balato, Elena Barra, Iolanda Cardamone, Claudia Comparone, Paola Esposito, Concetta Girone, Lucia Girone, Giulia Maisto), che aiuteranno il pubblico a giungere a destinazione.

Il format vuole portare il teatro tra le persone che a teatro non sono mai andate, creando un meccanismo di vasi comunicanti tra chi si esibisce, crea, recita, e la sua fonte d’ispirazione primaria: l’umanità. «È il teatro che nutre lo sguardo non solo dello spettatore, ma anche dell’attore e di chi per caso si affaccia dal balcone o guarda dalla finestra incuriosito, ritrovandoselo davanti ai propri occhi – spiega Carlo Geltrude. Sarà un teatro non richiesto, un teatro senza biglietto. Un teatro nel quale si può inciampare restandone folgorato. Almeno questo è quello che ci auguriamo».

Gli spettatori attraverseranno il quartiere, vivendo un’esperienza incredibile, in cui realtà e finzione si mescolano, entrando l’una nell’altra, quasi inseguendosi velocemente, come gli scooter che sfrecciano a tutta velocità nel quartiere. E quando la realtà non basta e necessita di bellezza, ecco il teatro andargli in aiuto, sgusciando da antri oscuri, e viceversa, quando l’arte avrà bisogno di più carne, di più sangue, di un palpito nuovo, il quartiere risponderà in maniera incredibile a questa esigenza.

Punto di arrivo di tutto il percorso sarà il teatro di Eduardo, il suo modo incredibile di racconta l’umanità in maniera trasversale, attraversando il tempo. «Scegliere un’opera di Eduardo invece di un’altra, è stata la vera difficoltà di questo lavoro – continua Geltrude -, ogni storia sembrava perfetta, attuale, profonda. In questa versione speciale volevo che si raccontasse l’umanità e la disumanità dei personaggi che, nonostante siano nati negli anni ‘40 o negli anni ‘60, sembrano davvero contemporanei. Non si fa fatica a trovare o a immaginare un Pasquale Lojacono, una Filumena Marturano, nei vasci del rione o di qualsiasi altro quartiere popolare di Napoli. E allora via con la magia! Le persone potranno spiare ed essere a pochi centimetri da quei personaggi, calati in una Napoli più “vascia”, dove si entra ancora di più nelle viscere del disagio; dove i profumi e le puzze sono più concentrati, dove i suoni e le parole si confondono con quelle del traffico che è fuori la porta, trasformandosi in vita. Il Maestro diceva che Napoli è un teatro a cielo aperto e io ho cercato di restituire il senso delle sue parole: Eduardo è tornato a casa sua, nel Rione Sanità».

«Eduardo il Rione Sanità lo conosceva bene – racconta Tommaso De Filippo. Il suo Sindaco ne raccontava le sfumature, le tradizioni ed i delicati equilibri che ne formavano il proprio modello di giustizia sociale. Quest’oggi Eduardo rivive in quel quartiere ma in una veste diversa. In questa edizione del Tur de Vasc, il suo teatro torna in quei vicoli per raccontarne la vita quotidiana. Le sue commedie rinascono in quegli stessi bassi per toccare le corde più intime di chi li abita, fatte di gioie e di dolori di luci ed ombre. Se, come racconta Eduardo, chi “teneva il quartiere in ordine” erano personaggi come Antonio Barracano, grazie a questa iniziativa, ideata dal NTS diretto da Mario Gelardi, capitanata da Carlo Geltrude ed appoggiata dalla Fondazione Eduardo De Filippo, ci si riappropria del diritto di ribilanciare l’ordine verso la cultura e si traccia qualche metro in più verso quell’ indispensabile strada che porta alla formazione delle nuove generazioni verso la tradizione teatrale Napoletana.»

In questi anni, il Nuovo Teatro Sanità ha provato a essere un teatro di comunità, un teatro che appartenesse al suo quartiere, che fosse vissuto, visto e realizzato dai suoi stessi abitanti. Con Tur de Vasc tenta di far evolvere quest’idea verso quella di un “teatro partecipativo”, in cui non è più il teatro che apre le porte alla comunità ma la comunità che apre le porte al teatro. Sono circa cento le persone coinvolte, tra proprietari dei bassi, mamme e i giovani del quartiere, musicisti dell’Orchestra giovanile Sanitansamble; ma anche gli attori partecipanti al Social Theatre Lab diretto da Carlo Geltrude; giovani fotografi del Social Shot Art Lab, guidato da Ciro Battiloro; i musicisti, che hanno partecipato al Sound Art Experience Lab, a cura del Maestro Maurizio Baratta.; e gli street artists del Social Street Art Lab, condotto da Trisha Palma.
I laboratori e gli spettacoli di Tur de Vasc rientrano nell’ambito del progetto di rigenerazione urbana, RigeneraTur, vincitore dell’avviso pubblico “Creative Living Lab – IV edizione” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, realizzato dal Nuovo Teatro Sanità, Apogeo, Fondazione Eduardo De Filippo, Associazione Sanitansamble E.F., Associazione AZTeCA, Idee Fuori Scena.

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Il videoclip ’O BBÌ di UAH, un messaggio contro la violenza sulle donne

’O BBÌ è la traccia finale del primo disco di UAH, un brano sulla violenza psicologica vista da un punto di osservazione non comune. Nel testo del cantautore emergente «lui non la picchia», non le dà le chiavi di casa, «la vuole sola», tutte manifestazioni ossessive di un amore tossico.
Quando la violenza psicologica è lo strumento utilizzato dagli uomini in una relazione sentimentale, la donna che la subisce si ritrova a vivere una vita piatta, in uno stato di totale abbandono, di sconforto, l’oggi e il domani diventano un unico monotono binario («Oggi e dimane unu binario, / unu binario r’ ’o tram / Cu’ l’autovelox r’ ’a felicità»).
Perché la violenza psicologica si manifesta in forma subdola, viaggia sottotraccia e a chi la subisce bastano un paio di occhiali da sole per nasconderla («E stanno a rregnere ll’ore, aret’ ê llente p’ ’o sole / E ll’alba è comm’ ’o tramonto / se fanno sulo zanzare»), occhiali che potrebbero non bastare quando la violenza è fisica.
In situazioni del genere l’amore può fare davvero molto male («’O bbì, fa male ’ammore»), perché diventa altro, puro desiderio di possesso, e tre parole – «Leave me alone» – diventano l’unica soluzione possibile…

Il videoclip è disponibile sul canale YouTube di UAH, mentre su Instagram e TikTok verranno pubblicati i contributi di tre influencer napoletane, tre donne che si sono fatte testimonial del messaggio di UAH.

Première del videoclip:

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