07 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
La stretta di mano di Michele, l’anziano che incontro quasi ogni mattina e che passa gran parte del suo tempo a godersi il sole di Napoli. Il sorriso del piccolo Gianluca, impegnato nel campo estivo e troppo concentrato sui giochi da fare per sentire il caldo asfissiante. Ma anche gli occhi di Emanuela, ragazza con disabilità che vive la città con le difficoltà di chi non può avere tutta la libertà che vorrebbe e meriterebbe. L’estate napoletana, ricca di appuntamenti, di cultura, spettacoli ed eventi importanti, non sarebbe completa se non contemplasse anche loro, i cittadini che affrontano la quotidianità e vivono questi mesi nella maniera più normale possibile, come è giusto e corretto che sia. Chi fa l’amministratore comunale deve tenere conto proprio (se non soprattutto) di queste realtà, senza dimenticare mai le fasce deboli, le persone più bisognose di cure ed attenzioni.
A Napoli lo stiamo facendo, provando ad erogare servizi nella città piena di turisti, ricordando sempre che la dignità della persona va rispettata anche dando aiuti concreti. Penso, innanzitutto, ai servizi di educativa territoriale per i minori. Si tratta di una risorsa territoriale che nasce per rispondere alle esigenze di ragazze e di ragazzi che necessitano di un forte sostegno educativo ed è caratterizzato da una pluralità di interventi che prevedono lo svolgimento di funzioni quali l’ascolto, il sostegno alla crescita, l’accompagnamento, l’orientamento. In questo modo offriamo possibilità di aggregazione finalizzata alla prevenzione primaria e secondaria di situazioni di disagio, attraverso proposte di socializzazione tra minori e di identificazione con figure adulte significative.
Ecco, dunque, che il servizio educativo territoriale ha una valenza socio-psico-pedagogica molto forte, in quanto affronta con un approccio relazionale i problemi del minore, coinvolgendo tutti gli individui per lui significativi, sia che si tratti di coetanei o di adulti, basandosi sull’assunto che il minore, la famiglia e l’ambiente esterno, costituiscano dei sistemi relazionali che si definiscono e interagiscono vicendevolmente tramite lo strumento della comunicazione. Per queste ragioni il servizio può connotarsi come strumento di prevenzione, di recupero oppure di sostegno. Sono tanti i laboratori orientati in tal senso e dureranno tutta l’estate, nella consapevolezza che è necessario offrire un ventaglio di opportunità alle nuove generazioni. Inoltre, a Napoli nel periodo estivo si offrono una serie di opportunità socio-educative, residenziali e per il tempo libero, destinate a ragazzi di età compresa tra i 6 ed i 16 anni con la realizzazione di 11 soggiorni estivi con gruppi di 50 ragazzi che svolgono attività sportive/marine, laboratoriali e gioco-sport in una settimana di vita collettiva anche presso il centro polifunzionale san Francesco d’Assisi.
Tutto questo non sarebbe possibile senza un dialogo proficuo e corretto con il mondo del volontariato. Un dialogo che è destinato ad aumentare in quantità e qualità, per portare avanti quel processo di cambiamento positivo che tutti dobbiamo contribuire ad attuare, ognuno per la propria parte. Del resto, le organizzazioni di volontariato oggi più che mai giocano un ruolo di primo piano in diversi ambiti della vita civile del nostro Paese: sociale, culturale, ambientale, educativo, sanitario, civico. Proprio per questo motivo, c’è bisogno di ragionare sulla reimpostazione e ridefinizione dei rapporti fra il volontariato e le istituzioni pubbliche, a partire da quelle locali.
Da tempo, al Comune di Napoli, sappiamo bene che i volontari non devono essere chiamati solo in caso di necessità, ignorando il loro valore nel definire le politiche territoriali di inclusione e sviluppo. Dobbiamo invece proseguire sulla strada del confronto, della collaborazione, della coprogettazione e coprogrammazione per dare sempre più risposte immediate ai nuovi bisogni. Abbiamo bisogno di essere sempre più presenti sui territori, fare in modo che non si accentuino le diseguaglianze e le discriminazioni, ridurre il divario nei sistemi educativi. Per fare questo c’è bisogno di nuove idee e nuove collaborazioni. Con il volontariato, per le comunità.
di Luca Trapanese – assessore alle politiche sociali Comune di Napoli
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07 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Con decreto Sindacale 63 del 01/08/2023, nasce ad Ercolano un organo consultivo con il compito di monitorare il territorio e contrastare le attività illegali e i fenomeni delinquenziali attraverso proposte dirette a tutte le fasce sociali e d’età. Nasce ad Ercolano l’Osservatorio permanente sulla legalità e la sicurezza, la lotta alla criminalità organizzata, al racket e la promozione della cultura della legalità.
“La finalità è quella di mettere in campo idee e progetti per contrastare ogni forma di illegalità. Un osservatorio che coinvolge le associazioni di categoria, le scuole, le forze dell’ordine, le istituzioni. Una rete che condivida, collabori, dialoghi per creare percorsi e soluzioni condivise in grado di intercettare fenomeni di devianza, ma soprattutto che sappia coinvolgere i giovani su queste tematiche. Vorremmo intercettare ogni singolo minore che possa intraprendere scelte di vita malavitose” – dichiara Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano e vicepresidente nazionale dell’Anci, che presiederà l’osservatorio.
Sono stati nominati, per adesso, membri dell’osservatorio: Pasquale Del Prete, presidente associazione FAI antiracket; Gioacchino Acampora, associazione Confesercenti provinciale di Napoli; prof.ssa Eugenia Scarpa, scuola primaria dell’I.C. Ercolano 5 – Iovino Scotellaro; prof.ssa Valeria Perna, scuola secondaria dell’I.C. Ercolano 5 – Iovino Scotellaro; i consiglieri comunali Loredana Scarcella, Aniello Iacomino e Piero Sabbarese; e Nicola Vanacore comandante Polizia Municipale Ercolano.
Sono membri di diritto il Dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Portici-Ercolano; il Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Portici-Ercolano, il Comandante della Tenenza dell’Arma dei Carabinieri di Ercolano.
L’osservatorio avrà il compito di studiare e analizzare i fenomeni illegali e criminali, individuare i settori di attività presenti sul territorio a maggior rischio di infiltrazioni criminali; promuovere una diretta collaborazione tra Amministrazione, forze dell’ordine e cittadini; favorire la prevenzione, il controllo e l’intervento sui più diffusi fenomeni criminali, garantendo l’implementazione e la messa in rete dei flussi informativi.
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07 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Il contenzioso climatico sembrerebbe rappresentare un’efficace soluzione di frontiera per cambiare le dinamiche della lotta al cambiamento climatico. Lo dice il “Global Climate Litigation Report: 2023 Status Review”, che mostra come le persone si rivolgano sempre più frequentemente alla protezione della legge per far fronte agli effetti della crisi climatica. Solo nel dicembre 2022, sono stati depositati 2180 casi relativi al clima in 65 diverse giurisdizioni, in tribunali internazionali e regionali. Nel corso degli anni, si è verificato un costante aumento del numero delle richieste di assistenza legale per casi riguardanti il clima: da 884 casi nel 2017 a 1.550 casi nel 2020. Proprio grazie a questi contenziosi, bambini, ragazzi e donne, spesso appartenenti a comunità rurali e popolazioni indigene, stanno assumendo un ruolo di primo piano nel guidare la riforma della governance del cambiamento climatico, in numerosi Paesi del mondo.
Questo report, che aggiorna i precedenti rapporti del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, pubblicati nel 2017 e nel 2020, fornisce una panoramica dello stato attuale, e delle tendenze globali, delle controversie sui cambiamenti climatici in tutto il mondo. Fornisce, non solo alla comunità internazionale, ma anche a imprese, ONG, come a giudici, avvocati, responsabili politici, ricercatori, attivisti per il clima, per l’ambiente e per i diritti umani, una risorsa essenziale per comprendere lo stato attuale del contenzioso climatico globale e per approfondire nel dettaglio le principali questioni che i tribunali hanno dovuto affrontare nel corso dei casi relativi alla crisi climatica. Nel rapporto viene dimostrata chiaramente l’importanza di uno stato di diritto ambientale nella lotta alla triplice crisi planetaria (cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento), che possa garantire il benessere del singolo e della comunità, per questa e per le generazioni a venire.
L’accesso alla giustizia consente, quindi, di avvalersi della protezione del diritto ambientale e, più in generale, dei diritti umani, e promuovere la responsabilità decisionale delle istituzioni pubbliche, richiamate al loro naturale ruolo di garanti della salute e del benessere pubblico. Poiché la maggior parte dei casi portati dinanzi ai tribunali dimostra nessi inequivocabili tra diritti umani e cambiamento climatico, si è deciso di pubblicare il nuovo rapporto proprio in concomitanza dell’anniversario della risoluzione UNGA “The human right to a clean, healthy and sustainable environment”, adottata da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nell’estate del 2022. La risoluzione UNGA, che riconosce che gli impatti del cambiamento climatico hanno implicazioni negative sul godimento di tutti i diritti umani, guiderà, probabilmente, in un prossimo futuro, ulteriori e sempre più importanti decisioni politiche sulla lotta al cambiamento climatico, che possano arginare una crisi, ambiente e umanitaria, che tenderà pericolosamente ad aggravarsi nei decenni a venire.
di Valerio Orfeo
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07 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Attendere le stelle cadenti sul vulcano, un momento irripetibile reso possibile da “Vesuvio ‘e notte”, manifestazione che ha ottenuto negli anni un enorme riscontro di pubblico e si prepara a una settimana di Ferragosto tra miti, trekking, natura ed enogastronomia «made in Vesuviano». Dal 10 al 16 agosto tornano le passeggiate (a numero chiuso e con prenotazione obbligatoria) sul Sentiero 1 in compagnia di Umberto Saetta e delle guide vulcanologiche dell’associazione “I Vesuviani”. L’itinerario tra terra e cielo prevede un’escursione nel Parco del Vesuvio, i panorami della Valle dell’Inferno, caldera del Somma-Vesuvio, la passeggiata a pochi passi dal cratere con vista su Pompei e sulla Costiera Sorrentina. L’esperienza di tre ore, organizzata con il supporto di Zeus abbigliamento sportivo e Azienda vitivinicola Sorrentino, culmina al crepuscolo quando con gli occhi all’insù si potranno cercare le luci delle stelle cadenti, nelle notti di San Lorenzo, ai piedi del gigante dormiente. Caldamente consigliato, per gli escursionisti, portare con sé un bicchiere che gli organizzatori provvederanno a riempire di vino locale Docg e ad abbinare a un tarallo vesuviano. I partecipanti dovranno rispettare poche ma importanti regole: felpa, scarpe da trekking o ginnastica, colazione a sacco, k-way, torcia, borraccia, telo per sedersi a terra.
Info utili:
appuntamento alle 18:45 presso il Rifugio Imbò di via Vesuvio Ercolano (Piazzale di Quota 1000). Sono previste due partenze, alle 19;00 e alle 19.15
durata: circa 3 ore (andata e ritorno)
costo: 20 € maggiorenni e 10 € minorenni
Numeri utili (Mobile e Whatsapp):
Umberto: 335 584 2706
Angelo: 392 175 7658
Gennaro: 393 242 0995
Come raggiungerci:
Rifugio Imbò di via Vesuvio Ercolano,80056 NA (Piazzale di Quota 1000 del Gran Cono)
https://goo.gl/maps/csgaTV4eTkUM8WZr7
40.829220, 14.430188
Ercolano,80056 NA
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07 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Il dolore è quello che il corpo umano usa per dire che qualcosa non va. Tutti, prima o poi, provano dolore. Nell’infanzia il ‘farsi male’ insegna anche quali sono i limiti del nostro corpo, fin dove ci possiamo spingere e cosa succede se lo danneggiamo. Crescendo, il dolore può giungere senza che noi riusciamo a capire il perché. “Ci sono dolori che hanno perduto la memoria e non ricordano perché sono dolori”, diceva lo scrittore italoargentino Antonio Porchia. Ci sono dolori che da semplici ‘segnale di pericolo’ diventano cronici, persistenti, andando a ledere la qualità della vita. Ed è in questo contesto che in Italia esistono i centri per la terapia del dolore, dove si analizza il dolore, cercando di capire l’origine e come porvi rimedio: “Se dobbiamo definire cosa si intende per terapia del dolore, è la disciplina della medicina che si occupa della diagnosi e trattamento del paziente affetto da sintomatologia dolorosa acuta/cronica benigna/maligna”, spiega la dottoressa Milena Racagni (ASST Santi Paolo Carlo, Presidio San Carlo Milano; Terapia Intensiva Neurochirurgica, Terapia del Dolore), che tratterà il tema anche in occasione del 62esimo Congresso Nazionale della SNO (Scienze Neurologiche Ospedaliere), in programma a Firenze dal 27 al 30 settembre.
“La terapia del dolore si rivolge a popolazione mista sia giovane sia anziana- prosegue- e trova una collazione particolare nell’ambito del cosiddetto ‘dolore nuropatico’, ovvero dolore derivante da anomala sollecitazione del sistema nervoso sia centrale che periferico. ll dolore cronico è oggi una patologia a cui si riserva poca attenzione in ambito sanitario e sociale, benché ne soffrano circa 13 milioni di italiani e 150 milioni di cittadini europei. La popolazione italiana presenta una prevalenza di dolore cronico del 21,7%. Esiste inoltre una importante disparità tra le regioni, sia per l’accesso alle cure sia come uso dei trattamenti. È fondamentale che il sintomo del dolore venga approcciato correttamente sia dal punto di vista della diagnosi che della terapia, in quanto premessa fondamentale per contenerne la cronicizzazione. Negli ultimi anni si sono sviluppati diversi Centri specializzati per la Terapia del Dolore ai quali si accede tramite richiesta del medico di medicina generale o di altro specialista, con la dicitura ‘Prima visita Terapia del Dolore’”.
Ma come si può riconoscere il dolore? È possibile imparare a conviverci? Chi prova dolore a volte non riesce a identificarne la causa, con una serie di conseguenze nella propria quotidianità. Senza dimenticare che l’invecchiamento del corpo può portare con sé una serie di dolori che vanno a impattare sulla qualità della vita. “Per il paziente è molto faticoso passare da un’idea di dolore acuto, di cui ha fatto solitamente esperienza nella vita, a una di dolore cronico- spiega la dottoressa Racagni- Questo pone un primo ostacolo alla possibilità di aderire a piani terapeutici molto lunghi o addirittura che durano tutta la vita. Ricordiamo che la definizione di dolore cronico è un dolore persistente, continuo o ricorrente, che dura da più di 3 mesi. Diversamente dal dolore acuto, che è provocato da una specifica malattia o lesione, il dolore cronico diventa esso stesso malattia se non viene correttamente gestito. La terapia prevede un approccio multidimensionale e deve essere guidata dagli specialisti, evitando il ‘self-management’ che spesso porta a ritardi nella corretta diagnosi ed inficia sui risultati terapeutici. È quindi importante che i pazienti affetti da Dolore Cronico si affidino alle cure dei medici terapisti del dolore, che hanno a disposizione un’ampia gamma di farmaci come i FANS, neuro modulatori ed oppioidi. Questi ultimi giocano un ruolo importante nel trattamento del dolore severo sia oncologico che benigno, anche se i pazienti sono spesso reticenti ad utilizzarli”.
La possibilità di fare psicoeducazione e fare paragoni con altre terapie permette ai pazienti di cominciare a contemplare la possibilità che il dolore sia cronico, ma trattabile, e quindi che ci si possa convivere mantenendo una buona qualità di vita. “La ricerca scientifica, inoltre, compie perennemente passi in avanti- spiega ancora l’esperta- per aiutarci a capire meglio il dolore e come porvi rimedio. Per esempio, all’interno dei tessuti ci sono dei recettori nervosi periferici che se stimolati ripetutamente da una noxa innescano meccanismi di tipo infiammatorio che abbassano la soglia di risposta dei recettori stessi, provocando delle scariche spontanee e aumentando in modo anomalo la risposta agli stimoli. Questo meccanismo è detto ‘sensibilizzazione periferica’ e si manifesta clinicamente come iperalgesia, ovvero aumentata risposta agli stimoli dolorosi, e allodinia, sensazione dolorosa evocata da uno stimolo che in condizioni normali non provoca dolore. Questo processo può portare modificazioni irreversibili a carico del sistema nervoso che si traduce in persistenza cronica del dolore (neuropatico) anche quando venga meno lo stimolo nocicettivo”.
Le tecniche di neuromodulazione sono le procedure interventistiche che vanno ad interferire, per mezzo di campi elettromagnetici, con i meccanismi responsabili della genesi, dell’insorgenza e del mantenimento del dolore neuropatico. Esempi sono: Percutaneous Electrical Nerve Stimulation (PENS) o Radiofrequenze Pulsate (PRF). Durante la seduta di neuromodulazione viene utilizzata una sonda speciale ad ago, introdotta attraverso sistemi di neuroimaging radiologico a livello dei rami nervosi sensitivi interessati. Successivamente viene trasportata attraverso l’apice della sonda, una determinata quantità di energia, causando un blocco antalgico della branca sensitiva. Con un quadro di invecchiamento della popolazione sempre maggiore, in Italia diventa sempre più necessario tenere conto della qualità della vita. Qualità della vita che è posta al centro anche dinanzi gli avvenimenti dell’era moderna, che comportano stress, ansia, sedentarietà, ecc., componenti che possono facilitare una crescita di elementi avversi tra cui il dolore. “Lo stress e l’isolamento sociale che hanno caratterizzato in particolare il periodo della pandemia Covid hanno sicuramente giocato un ruolo determinante sulla modalità di approccio al dolore- fa sapere la dottoressa Racagni- L’impossibilità e la difficoltà all’accesso alle cure, oltre al vissuto personale sono da considerarsi fra le possibili concause della malattia dolore. Parallelamente, grazie ai progressi della medicina e al miglioramento dei supporti sociali, l’età media della popolazione si è notevolmente elevata; questo comporta una aumentata richiesta da parte di soggetti anziani e grandi anziani, che pertanto richiedono nella realizzazione del percorso di presa in carico (cura) il coinvolgimento della famiglia e/o dei caregiver”.
Non è in questi casi sufficiente la “classica prescrizione terapeutica- sottolinea l’esperta- ma il processo va ampliato cercando di creare empatia e collaborazione con le figure che ruotano attorno al paziente stesso, unica garanzia di successo del progetto terapeutico. Quindi, all’intero del concetto di terapia del dolore, ‘curare’ acquista il suo significato più vero di ‘prendersi cura della persona’ nell’ambito di una umanizzazione delle cure”. Nei centri di Terapia del dolore sono varie le patologie che possono essere trattate. Esempi di dolore trattato sono le patologie a carico del rachide, esiti di interventi correttivi sulla colonna vertebrale, nevralgie, dolore neuropatico, dolore neoplastico cronico, dolori in osteoporosi, sindrome fibromialgia, gli esiti di interventi chirurgici, esiti di terapie radianti e esiti di trauma e patologie del connettivo. “La terapia del dolore si avvale sia di trattamenti farmacologici che trattamenti invasivi. È una disciplina che privilegia il lavoro in team con specialisti diversificati in funzione della diagnosi, ad esempio fisiatra, fisioterapista, neuroradiologo, reumatologo, ortopedico, neurochirurgo ecc. Questo- prosegue anxora Racagni- permette di creare un team coordinato da un medico specializzato in terapia del dolore, ovvero l’anestesista”.
Nell’ambito della presa in carico del paziente si deve tenere conto anche dell’impatto biopsicosociale del dolore; in questa ottica è “fondamentale” la collaborazione stretta con la figura dello psicologo clinico. “A Milano è nata RED, la rete dei centri di Terapia del dolore, che riunisce tutte le strutture metropolitane che si occupano di sindromi dolorose- spiega la dottoressa Racagni- Una prima risposta alle esigenze di cura e intervento sul dolore dovrebbe venire dai medici di medicina generale. Pazienti che necessitano di approfondimenti più specialistici devono, invece, essere indirizzati verso i centri di cura del dolore specializzati, organizzati a Milano nella rete assistenziale – RED. Tale rete rappresenta un riferimento per il medico di medicina generale- conclude l’esperta- e ha l’obiettivo di rendere più accessibile la cura del dolore al paziente adulto e pediatrico”.
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03 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
La buona notizia come quella di nuove assunzioni nella sanità campana, con l’Asl Napoli 1 Centro alla ricerca di nuove figure professionali nell’ambito dei servizi socio sanitari e socio assistenziali attraverso lo scorrimento delle graduatorie aperte nel mese di giugno 2023, rischia di trasformarsi in una beffa ai danni di coloro i quali nello stesso ambito già operano da decenni, per i quali potrebbe profilarsi addirittura la perdita del proprio lavoro. La preoccupazione di un ribaltone ai loro danni, sta pervadendo decine e decine di professionisti dei vari centri diurni dei diversi distretti capoluogo partenopeo per cui è competente l’azienda sanitaria locale Napoli 1 Centro. Le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Napoli e Campania, in una nota congiunta parlano di “messa in mobilità di 20 educatori’’ cosa che “rischia di diventare un dramma occupazionale con conseguenze su centinaia di lavoratrici e lavoratori, impiegati nei servizi in appalto nelle aziende sanitarie locali e ospedali’’. La paura per il futuro lavorativo serpeggia ad esempio in una realtà come Gatta Blu, primo centro di riabilitazione psichiatrico e psicosociale in Campania attivo a Scampia, nel distretto sanitario 28 dell’Asl Napoli 1 Centro, fondato dal professor Sergio Piro a fine anni ’80. A svolgere attualmente le varie mansioni nell’ambito psicosociale e psichiatrico al centro diurno Gatta Blu sul territorio del quartiere a Nord di Napoli sono gli operatori della cooperativa sociale Era, nata nel 2012 su iniziativa di quattro cooperative sociali storiche legate al gruppo di imprese sociali Gesco, il Calderone, Alisei, Alser e L’Aquilone. Tutte loro gestiscono in strutture pubbliche e private servizi residenziali e semiresidenziali, tra cui Servizi intermedi residenziali e Centri diurni riabilitativi nell’area psichiatrica, nell’area delle dipendenze, comunità di accoglienza e centri diurni per anziani.
La preoccupazione degli operatori di Gatta Blu – Al centro diurno Gatta Blu di via Oliviero Zuccarini a Scampia, attivo dalle 9 alle 17, ci sono 12 operatori, tra educatori e responsabili della riabilitazione, sono arrivati a essere presi in carico anche una quarantina di persone a cui dare supporto è necessario. Tra i professionisti c’è l’educatrice socio-sanitaria Letizia Alfano, che afferma: «La Legge Basaglia (la numero 180/1978) oltre a decretare la chiusura dei manicomi ha messo al centro la rete territoriale ed educativa delle varie comunità. Quest’obiettivo – aggiunge la Alfano – ha fatto sì che i professionisti sviluppassero un metodo di lavoro volto alla salvaguardia di chi usufruisce dei servizi del centro diurno. Noi non siamo contro la graduatoria dell’Asl Napoli 1 Centro per l’assunzione di nuovo personale, ma stando a quanto abbiamo, con partenza 1 agosto, sarebbe stato deciso un assottigliamento di 720 ore settimanali su tutti i servizi dell’Asl Napoli 1 Centro, compresi quelli garantire i servizi di Gatta Blu’. Tutto ciò, secondo la convinzione dell’educatrice Letizia Alfano, presupporrebbe, almeno per una parte anche dei 12 lavoratori di Gatta Blu, «il rischio di professionisti come noi di perdere il lavoro.Se ciò dovesse accadere a qualcuno di noi o magari a tutti davvero, quale sarebbe il nuovo metodo adottato dall’Asl per garantire i servizi? In quale direzione si vorrebbe andare? Si ricomincerebbe da capo con nuovi operatori e si vanificherebbe quanto fatto in decenni di lavoro fatto con professionalità, aggiornamenti e appunto la costruzione di un metodo in favore della persona». Alfano ribadisce: «La riduzione va estesa a tutti i servizi non solo quelli di cui ci occupiamo noi». A Gatta Blu lavora da 30 anni Giovanni Chianese, uno dei veterani. «Il discorso non va posto su un piano di competizione rispetto a chi è più bravo, ma riguarda l’esperienza maturata in trent’anni e il metodo adottato. Forse il nostro lavoro non è ben visto dall’Asl, che magari non riesce fino a fondo a riconoscerlo? Il nostro è un lavoro difficile, dove non deve mancare l’empatia. Chi già entrato ha avuto comunque bisogno delle indicazioni da chi lavorava da più tempo».
La raccolta firme in favore degli operatori – A favore degli attuali 12 operatori di Gatta Blu c’è da segnalarsi la mobilitazione dell’Ottava Municipalità e del distretto sanitario 28, che oltre a Scampia comprende anche i quartieri di Chiaiano, Piscinola e Marianella, con una raccolta firme promosse da varie realtà territoriali. Chiunque lo volesse, può inviare la propria adesione all’indirizzo mail med.antirazzista.napoli@gmail.com “Oggi – si legge tra le altre cose nell’appello a sostegno di Gatta Blu – c’è la necessità di riscrivere un nuovo patto sociale. Rivendichiamo il riconoscimento di un patrimonio di esperienza e conoscenza, la necessità di implementare ulteriori servizi che rispondano ai nuovi bisogni rilevati, il mantenimento dei livelli occupazionali e lo sviluppo di un modello di Sanità campana più vicino ai territori’’. A “difesa del C.D.R. Gatta Blu’’, a “sostegno dei diritti’’ delle lavoratrici e dei lavoratori e del “mantenimento del patrimonio professionale e culturale costruito negli anni sui territori’’ è l’aggiunta, “si costituisce un’organizzazione di base insieme al coordinamento della rete territoriale di Scampia, ai sindacati, alle associazioni di categoria, alla cooperazione sociale, alla Ottava Municipalità’’. Ad aver già firmato l’appello ad oggi sono: i ragazzi e le ragazze del Gatta Blu, la Rete del Mediterraneo Antirazzista Scampia, BandaBaleno Murga Di Napoli, Associazione Dream Team – donne in rete. E ancora: Presidio Territoriale Libera Scampia “Antonio Landieri” ArciScampia Gridas Grupporisvegliodalsonno Progetto Pangea – Scampia Chi rom e chi no Circolo La Gru Comunità del Cassano Scuola Clopin Asd. “L’esperienza e il know-how di ogni operatore – viene ulteriormente ribadito nell’appello – hanno creato e realizzato percorsi sperimentali sviluppando buone pratiche nella cura e nella qualità della vita quotidiana delle persone. Comunità competenti, colte, resilienti, operativamente flessibili, informate delle risorse che hanno a disposizione sui territori e legate ad essi per sviluppare percorsi di inclusione, autonomia, inserimento lavorativo’’. Il rischio ravvisato in relazione alle nuove assunzioni tramite graduatoria Asl è riassunto dai promotori della raccolta firme in quattro punti. 1) “Licenziare operatori e operatrici socio sanitarie della cooperazione sociale attivi sui territori da oltre trent’anni, sostituendoli con nuove figure’’. 2) “Procurare un danno agli utenti e ai loro familiari, un vuoto nei riferimenti, scaricare sulle famiglie, dalle quali molte volte proviene il disagio, ulteriori problematiche’’. 3) “Privare il territorio di una risorsa e di un legame comunitario che produce cura e salute sociale’’. 4) “Smantellare un metodo, un patrimonio di esperienza, un’impalcatura sociale cardine della legge Basaglia, alimentare l’isolamento sociale e lo stigma che accompagna la salute mentale’’.
La nota dei sindacati –Nella nota congiunta le segreterie regionali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Napoli e Campania, annunciano dopo la pausa estiva una “mobilitazione, finalizzata a determinare condizioni che tengano conto dell’esperienza e del contributo che questi lavoratori hanno fornito nel funzionamento dei servizi anche nel corso della pandemia’’. Le funzioni pubbliche campane dei tre sindacati confederali affermano dicono aggiungono: “Nel condividere il processo di internalizzazione dei servizi in appalto in atto ritengono altresì doveroso che tale processo abbia la giusta attenzioni verso chi nel corso degli anni (in alcuni casi anche 20) ha contribuito all’apertura e al funzionamento di innumerevoli servizi Socio-sanitari. È possibile – sono convinti Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Napoli e Campania – un impiego di questa forza lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, fermo restando i requisiti di accesso, garantendo la riserva dei posti prevista dalla normativa, sia nell’apertura di nuovi servizi che di quelli già operativi, utilizzando le professionalità acquisite che è garanzia di qualità dei servizi’’.
di Antonio Sabbatino
L’articolo Servizi socio sanitari, scorre la graduatoria. La preoccupazione dei lavoratori del Terzo Settore: “Monte ore diminuito, noi rischiamo di perdere il lavoro” proviene da Comunicare il sociale.