L’orto che cura: lavorare la terra per il bene delle persone e del territorio

Non è detto che la cura debba passare solo attraverso terapie e ambulatori. Spesso la cura passa innanzitutto attraverso l’attenzione, dal mettere la persona al centro di progetti e interventi. È quello che sta accadendo a Portici, all’interno delle mura della storica Villa Pagliano, dove quattrocento metri quadrati di terreno che il ristorante “Mihao” ha affidato alla comunità “Agricoltura sociale del Vesuvio” si sono trasformati in un’opportunità di riscatto senza precedenti attraverso un progetto di Slow Food Vesuvio.
All’interno dell’orto sociale di pertinenza del ristorante non si coltivano solo ortaggi ma si costruisce e si nutre l’autonomia di pazienti psichici che, tra un filare e l’altro, stanno imparando che il loro contributo è prezioso.
Il progetto appena partito tiene insieme la riabilitazione e la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni. Non è solo un orto sociale: è uno spazio costruito intorno alle persone, ai loro tempi e alle loro possibilità, dove il gesto semplice del coltivare diventa parte di un percorso più ampio.
Ogni giornata comincia con attività mirate: preparare il terreno, seminare, irrigare, raccogliere. Agostino è il protagonista, il destinatario, il referente dell’intero progetto, a testimonianza di quanto sia importante mettere le persone al centro di piani di recupero che fanno bene davvero a tutti. Agostino , seguito dal locale dipartimento di salute mentale, ha concluso il suo programma riabilitativo presso la cooperativa Litografi Vesuviani qualche tempo fa. Ma quello che per lui non si è concluso, grazie a questo progetto, è il processo di rinascita.

LA VOCE DI AGOSTINO
Il progetto è stato pensato proprio per lui. «L’inizio però non è stato facile», spiega. «Il primo giorno ero preoccupato, non conoscevo nessuno e non sapevo cosa aspettarmi». Introverso, timido, ha trovato poco alla volta un equilibrio proprio nella quotidianità del lavoro.
«La natura mi ha sempre attirato – racconta – qui sto in un ambiente tranquillo e riesco a comprendere meglio anche le mie difficoltà». Nel tempo, il cambiamento è passato anche dalle relazioni: il confronto con altri ragazzi ha fatto la differenza. «Insieme troviamo la forza di andare avanti», anche se non mancano i momenti difficili: «Ci sono giorni in cui vorrei mollare tutto, ma resta qualcosa che tiene insieme il percorso: il legame con la terra, con il gruppo. So bene che le mie paure non spariranno del tutto, ma oggi sono più consapevole e riesco a trovare una strada».

IL LAVORO CHE CURA
L’orto si estende per circa quattrocento metri quadrati e i prodotti vengono utilizzati nella cucina del ristorante che sostiene l’iniziativa. Un passaggio concreto: ciò che si coltiva ha una destinazione reale, riconoscibile.
Come sottolinea Mario Riccardi, presidente della Slow Food Vesuvio Spa «l’attività di cura dell’orto e del verde di pertinenza del ristorante è stata possibile anche grazie alla lungimiranza di questi imprenditori. È da qui che è nato il percorso dedicato ad Agostino, che ha terminato la riabilitazione nella cooperativa Litografi Vesuviani, individuando poi le condizioni per un possibile sbocco lavorativo.
La particolarità di questo orto è che, pur essendo sociale, si inserisce nella filosofia Slow Food del “buono, pulito e giusto”: è un orto di prossimità, all’interno di un’attività ristorativa, dove si coltivano varietà del paniere vesuviano per tutelare l’agrobiodiversità. Così, mentre aiutiamo Agostino a stare meglio, aiutiamo anche il territorio, attraverso pratiche sostenibili che escludono la sintesi chimica e rispettano la terra e le persone».

PERCHÉ L’AGRICOLTURA SOCIALE
Come spiega Roberta Pezone, case manager di Agostino, «l’agricoltura sociale ha un impatto che va oltre l’attività in sé. Il contatto con la natura contribuisce a ridurre stress e ansia, mentre i ritmi stagionali aiutano a dare struttura alle giornate.
Le attività – seminare, irrigare, raccogliere – offrono prevedibilità e rafforzano il senso di utilità. Vedere crescere qualcosa che si è curato ha un effetto diretto sull’autostima. A questo si aggiunge la dimensione relazionale: lavorare in gruppo favorisce inclusione e comunicazione, con miglioramenti progressivi dell’umore, della concentrazione e della stabilità emotiva».

UN PUNTO DI PARTENZA
Nell’orto di Villa Pagliano non ci sono soluzioni immediate, ma possibilità concrete. Giorno dopo giorno si costruisce un equilibrio fatto di piccoli passi e risultati tangibili.
Per Agostino, come per altri, è già un cambiamento reale. Non risolve tutto, ma apre uno spazio. E da lì, finalmente, si può ricominciare.

 

di Nadia Labriola

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Servizio Civile, CSVnet alla Camera:”Renderlo davvero universale”

Rendere il Servizio Civile Universale un’esperienza realmente accessibile a tutti, trasformandolo da opportunità “formale” a pilastro concreto per la crescita dei giovani e dei territori. È questa la sintesi della posizione espressa da Chiara Tommasini, presidente di CSVnet (l’associazione dei Centri di Servizio per il Volontariato), durante l’audizione dello scorso 15 aprile presso la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.

L’occasione è stata l’esame del disegno di legge riguardante le disposizioni in materia di giovani e il riordino del Servizio Civile. Secondo CSVnet, il sistema attuale è solido ma necessita di un salto di qualità per rispondere alle sfide del futuro.

Il concetto chiave emerso dall’intervento di Tommasini è la necessità di passare a una “universalità concreta”. Questo obiettivo richiede, secondo l’associazione, una programmazione stabile, risorse adeguate e, soprattutto, la capacità di accogliere l’aumento costante delle candidature dei giovani. Il Servizio Civile non deve essere solo un bando annuale, ma un’infrastruttura sociale permanente.

Il ruolo dei territori e dei CSV

I numeri presentati confermano il peso dei Centri di Servizio per il Volontariato nel sistema: negli ultimi dieci anni, circa la metà dei CSV italiani ha offerto oltre 22.500 posizioni, coinvolgendo più di 1.600 enti partner.

“Gli enti non sono semplici attuatori di progetti – ha sottolineato la presidente Tommasini – ma soggetti attivi che costruiscono politiche sociali”. Il radicamento territoriale è visto come il presupposto indispensabile affinché il Servizio Civile non rimanga un esercizio burocratico, ma diventi uno strumento di impatto sociale reale.

Qualità e semplificazione

Un altro punto cardine della memoria presentata alla Camera riguarda la qualità delle esperienze. CSVnet chiede di investire maggiormente sulla progettazione e sull’accompagnamento dei volontari. L’idea è quella di valorizzare le competenze acquisite durante i mesi di servizio, rendendole spendibili nel mondo del lavoro, e di rafforzare il ruolo educativo degli operatori locali.

In merito alla semplificazione burocratica, la linea proposta è netta: sì allo snellimento delle procedure, a patto che questo non si traduca in una riduzione della qualità o in un indebolimento del ruolo dei singoli territori.

Pace e partecipazione

L’intervento ha toccato anche i temi dell’Agenda 2030, inquadrando il Servizio Civile come uno spazio fondamentale per l’educazione alla pace e alla convivenza non violenta. In conclusione, CSVnet ha ribadito l’importanza di un metodo di lavoro aperto e plurale: solo una collaborazione stretta tra istituzioni e Terzo settore può rendere il Servizio Civile una risorsa davvero efficace per le nuove generazioni e per l’intero Paese.

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Rapina in banca a Napoli, banditi barricati nella filiale

Momenti di altissima tensione in piazza Medaglie d’Oro, dove un commando di rapinatori è rimasto bloccato all’interno della filiale Crédit Agricole. L’area è stata completamente isolata dai Carabinieri.

Mattinata di paura nel quartiere Vomero. Una rapina alla filiale della banca Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro si è trasformata in un vero e proprio assedio. Un gruppo di malviventi, sorpreso dall’arrivo delle forze dell’ordine, si è barricato all’interno dei locali dell’istituto di credito, prendendo di fatto in ostaggio i dipendenti e i clienti presenti al momento dell’irruzione.

La dinamica e l’intervento dei reparti speciali

L’allarme è scattato intorno alle prime ore del pomeriggio. Secondo le prime ricostruzioni, i rapinatori potrebbero essere penetrati nella banca attraverso il sistema fognario (la cosiddetta “banda del buco”) o forzando l’ingresso principale, ma il tempestivo intervento dei Carabinieri ha impedito loro la fuga.

Sul posto è scattato immediatamente il protocollo di emergenza: l’intera piazza Medaglie d’Oro è stata transennata e interdetta al traffico, mentre numerose pattuglie hanno circondato l’edificio. Per gestire la delicata situazione sono stati mobilitati anche i militari del GIS (Gruppo Intervento Speciale), esperti in negoziazioni e operazioni ad alto rischio.

Malori tra i presenti

La tensione all’interno della filiale è altissima. Stando alle informazioni trapelate finora, almeno tre persone tra quelle bloccate all’interno avrebbero accusato dei malori a causa del forte stress e dello spavento. All’esterno della banca, i militari hanno individuato un’auto sospetta, un’Alfa Romeo nera con targa contraffatta, che si presume fosse destinata alla fuga del commando.

Situazione in evoluzione

Al momento non si registrano feriti da armi da fuoco, ma l’area resta blindata e presidiata da tiratori scelti e unità speciali. I negozianti della zona hanno abbassato le saracinesche e ai residenti è stato consigliato di non scendere in strada. Le trattative per convincere i rapinatori alla resa sono tuttora in corso. Sul posto anche il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri.

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Autismo e Neurosviluppo: al via la proposta di legge popolare per un nuovo patto di cittadinanza in Campania

E’ stata presentata ufficialmente la proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per i bisogni delle persone con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico”. L’iniziativa, nata dalla spinta della FP CGIL Campania, ha riunito intorno a un tavolo istituzioni, esperti della salute, ma soprattutto le famiglie e le associazioni che ogni giorno vivono le sfide legate a queste condizioni.

Mettere la persona al centro, oltre la diagnosi

L’obiettivo del testo non è meramente normativo, ma profondamente umano: colmare quel vuoto che troppo spesso lascia le famiglie campane in un isolamento forzato. La proposta intende superare una gestione frammentata delle cure per costruire un sistema basato sulla piena inclusione sociale e sulla qualità della vita.

Il cuore del progetto risiede in una visione ampia che abbraccia l’intero spettro del neurosviluppo (inclusi ADHD e disturbi del linguaggio), spostando il focus dalla semplice diagnosi clinica al funzionamento della persona nel suo ambiente di vita. Si vuole garantire che ogni individuo possa esprimere il proprio potenziale all’interno della comunità.

Una rete di sostegno per le famiglie

Per trasformare i bisogni in diritti, la proposta introduce strumenti operativi pensati per semplificare la vita dei cittadini:

  • Il Case Manager: una figura di riferimento che accompagni i nuclei familiari nel complesso labirinto dei servizi.

  • Integrazione totale: un dialogo costante tra sanità, scuola e servizi sociali per evitare che il percorso di crescita si interrompa bruscamente.

  • Continuità per la vita: particolare attenzione al delicato passaggio all’età adulta, garantendo che il sostegno non svanisca dopo il ciclo scolastico.

  • Inclusione lavorativa: percorsi dedicati per trasformare l’integrazione in una reale opportunità di autonomia.

Un patto di civiltà collettivo

Le testimonianze raccolte durante l’incontro hanno dato voce alle criticità quotidiane, trasformando il dibattito in un momento di forte partecipazione emotiva e civile. Come sottolineato dai promotori, questa legge rappresenta un vero e proprio “patto di civiltà” proposto alla Regione Campania: un impegno collettivo affinché il supporto alle fragilità diventi un pilastro solido della nostra società e non una gestione dell’emergenza. L’incontro con le istituzioni regionali segna l’inizio di un confronto che punta a portare queste istanze nel cuore delle politiche regionali, per far sì che nessuno sia più lasciato solo nel percorso verso l’autonomia e la dignità.

L'aereoporto amico dell'autismo

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Autismo e Neurosviluppo: al via la proposta di legge popolare per un nuovo patto di cittadinanza in Campania

E’ stata presentata ufficialmente la proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per i bisogni delle persone con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico”. L’iniziativa, nata dalla spinta della FP CGIL Campania, ha riunito intorno a un tavolo istituzioni, esperti della salute, ma soprattutto le famiglie e le associazioni che ogni giorno vivono le sfide legate a queste condizioni.

Mettere la persona al centro, oltre la diagnosi

L’obiettivo del testo non è meramente normativo, ma profondamente umano: colmare quel vuoto che troppo spesso lascia le famiglie campane in un isolamento forzato. La proposta intende superare una gestione frammentata delle cure per costruire un sistema basato sulla piena inclusione sociale e sulla qualità della vita.

Il cuore del progetto risiede in una visione ampia che abbraccia l’intero spettro del neurosviluppo (inclusi ADHD e disturbi del linguaggio), spostando il focus dalla semplice diagnosi clinica al funzionamento della persona nel suo ambiente di vita. Si vuole garantire che ogni individuo possa esprimere il proprio potenziale all’interno della comunità.

Una rete di sostegno per le famiglie

Per trasformare i bisogni in diritti, la proposta introduce strumenti operativi pensati per semplificare la vita dei cittadini:

  • Il Case Manager: una figura di riferimento che accompagni i nuclei familiari nel complesso labirinto dei servizi.

  • Integrazione totale: un dialogo costante tra sanità, scuola e servizi sociali per evitare che il percorso di crescita si interrompa bruscamente.

  • Continuità per la vita: particolare attenzione al delicato passaggio all’età adulta, garantendo che il sostegno non svanisca dopo il ciclo scolastico.

  • Inclusione lavorativa: percorsi dedicati per trasformare l’integrazione in una reale opportunità di autonomia.

Un patto di civiltà collettivo

Le testimonianze raccolte durante l’incontro hanno dato voce alle criticità quotidiane, trasformando il dibattito in un momento di forte partecipazione emotiva e civile. Come sottolineato dai promotori, questa legge rappresenta un vero e proprio “patto di civiltà” proposto alla Regione Campania: un impegno collettivo affinché il supporto alle fragilità diventi un pilastro solido della nostra società e non una gestione dell’emergenza. L’incontro con le istituzioni regionali segna l’inizio di un confronto che punta a portare queste istanze nel cuore delle politiche regionali, per far sì che nessuno sia più lasciato solo nel percorso verso l’autonomia e la dignità.

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