Il Sudan dimenticato: la guerra che nessuno vede

Sono trascorsi oltre 1.000 giorni dall’inizio del conflitto armato in Sudan, ma per milioni di persone la fine della guerra sembra ancora lontanissima. Dopo quasi tre anni di violenze, fame e sfollamenti forzati, il Paese resta intrappolato in una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, mentre l’attenzione internazionale continua ad affievolirsi.

Oggi oltre 21 milioni di sudanesi soffrono la fame ogni giorno. Due carestie sono già state dichiarate in meno di un anno e altre 20 località sono a rischio imminente, soprattutto nelle regioni del Darfur e del Kordofan. Secondo i dati umanitari, almeno 375.000 persone vivono in condizioni catastrofiche, affrontando fame estrema, malnutrizione acuta e un reale rischio di morte. In molte aree, le famiglie sono costrette a sopravvivere nutrendosi di foglie o mangimi per animali.

La storia di Amina (nome di fantasia per motivi di sicurezza) racconta più di qualsiasi statistica cosa significhi vivere questa emergenza. Sfollata all’interno del Paese, è arrivata con la sua famiglia nella comunità che oggi li ospita senza nulla. Fuggivano dalla violenza e ora sopravvivono grazie a piccoli lavori in un mercato locale. La scarsità di cibo e acqua è una costante e persino tornare a casa con gli aiuti umanitari ricevuti significa vivere nella paura che possano essere rubati lungo il tragitto. Il suo desiderio è semplice e urgente: sicurezza, dignità, la fine della guerra.

Oltre alla fame, il conflitto ha devastato i servizi essenziali. Tra il 70% e l’80% degli ospedali nelle aree colpite non è operativo, mentre più della metà dei servizi di acqua potabile non funziona. Il risultato è un sistema sanitario al collasso, aggravato da epidemie come il colera: alla fine del 2025 si contavano oltre 72.000 casi e più di 2.000 decessi.

Il Sudan sta vivendo anche la più grande crisi di sfollamento al mondo. Dall’inizio della guerra, 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, più della metà delle quali minorenni. Quasi 10 milioni vivono in campi per sfollati interni, mentre oltre 4 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, tra cui Ciad, Egitto e Sud Sudan. Le condizioni nei campi e nelle comunità ospitanti sono drammatiche: sovraffollamento, scarsità di risorse e un rischio crescente di violenze, soprattutto per donne e ragazze, oltre 12 milioni delle quali oggi sono esposte a stupri, abusi e sfruttamento.

Nonostante assedi, insicurezza e gravi limitazioni all’accesso umanitario, Azione Contro la Fame continua a operare sul campo grazie ai propri team locali. L’organizzazione fornisce cure contro la malnutrizione, assistenza sanitaria, acqua potabile, servizi igienico-sanitari, supporto alimentare e aiuti in denaro, anche attraverso cliniche mobili che raggiungono le comunità più isolate.

«Dall’inizio della guerra, assedi e combattimenti hanno gravemente ostacolato la consegna degli aiuti, privando milioni di persone di beni essenziali», spiega Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan. Eppure, a fronte di bisogni in continuo aumento, solo il 33% degli aiuti umanitari necessari è stato finora finanziato.

Mentre il Sudan supera la drammatica soglia dei mille giorni di guerra, l’appello alla comunità internazionale è chiaro e urgente: proteggere i civili e il personale umanitario, garantire un accesso sicuro agli aiuti e non lasciare che questa crisi resti una guerra invisibile. Come ha raccontato una madre allo staff umanitario: «Il mondo ci ha dimenticato. Abbiamo bisogno che la guerra finisca. Abbiamo bisogno di pace».

L’articolo Il Sudan dimenticato: la guerra che nessuno vede proviene da Comunicare il sociale.

Sorrento: urla e strattona la compagna. Carabinieri arrestano 26enne. Decisivo l’intervento dei cittadini

Questa notte a Sorrento, i carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale un 26enne di Meta.

I carabinieri stanno percorrendo Piazza Angelina Lauro, quando notano l’uomo verosimilmente ubriaco. Il 26enne urla e strattona con forza la propria compagna che di anni ne ha 18.
L’uomo vede i militari e fugge a piedi, ma viene poi raggiunto. Ne nasce una dura colluttazione con alcuni passanti che hanno aiutato i carabinieri a bloccare l’uomo che è stato arrestato. Per uno dei militari una prognosi di cinque giorni. La donna non ha voluto sporgere denuncia.

L’articolo Sorrento: urla e strattona la compagna. Carabinieri arrestano 26enne. Decisivo l’intervento dei cittadini proviene da Comunicare il sociale.

Curare la paralisi cerebrale è un diritto: la petizione di Domenico

Garantire ai bambini le migliori cure possibili, senza essere costretti a lasciare il proprio Paese. È la battaglia portata avanti da Domenico e dall’associazione Il sorriso di Gennaro ODV, impegnati nel sostegno ai bambini affetti da paralisi cerebrale.

Per offrire una speranza concreta a suo figlio, Domenico ha dovuto affrontare un viaggio fino in Messico per accedere al trattamento Cytotron, una tecnologia innovativa non ancora disponibile in Italia. Una situazione che evidenzia una profonda disuguaglianza: non tutte le famiglie possono permettersi cure all’estero.

Per questo è stata lanciata una petizione ufficiale rivolta al Ministero della Salute, con l’obiettivo di portare il Cytotron anche in Italia e garantire il diritto alla cura a tutti i bambini, senza discriminazioni.

qui il link per firmare e condividere la petizione


https://www.change.org/p/cytotron-in-italia-e-nel-mondo-curare-la-paralisi-cerebrale-%C3%A8-un-diritto-di-tutti

L’articolo Curare la paralisi cerebrale è un diritto: la petizione di Domenico proviene da Comunicare il sociale.

“Lilium” di We Can: il giglio d’arte contemporanea a Nola

L’associazione We Can, che dal 2012 opera nel territorio del nolano, persegue obiettivi sociali legati a tematiche ambientali e di sostenibilità, di salvaguardia e valorizzazione del territorio con progetti di cittadinanza attiva e riqualificazione urbana.

Ultimo importantissimo progetto portato a termine lo scorso dicembre dopo due intensi anni di progettazione e lavorazione è stata l’istallazione di un’imponente opera scultorea d’arte contemporanea donata alla città di Nola. “Lilium” è un’opera istallata in piena città, in Piazza Marconi, e rappresenta il perfetto connubio tra la contemporaneità e la storicità della tradizione religiosa e popolare che da sempre connota Nola ovvero la devozione per San Paolino e la festa dei Gigli, ormai consacrata anche dall’Unesco come patrimonio immateriale. L’opera sintetizza, con forme geometriche pulite e ottimi materiali, la forma del Giglio e i simboli del patrono. «L’idea nasce per dare valore a un’area con un’opera che duri nel tempo. In città ci sono tanti monumenti antichi e l’arte sembra ferma nel tempo per cui abbiamo voluto con Lilium creare un ponte con i nostri tempi dando all’arte cittadina nuove forme e nuovi colori» afferma Daniele Siciliano, associato di We Can e designer dell’opera. La figura ricorda la forma di un campanile svettante verso l’alto a rappresentare l’“alzata” del giglio ma anche l’innalzamento spirituale. L’opera è alta 5 metri e ha una base di oltre 2 metri; è composta da varie forme geometriche, triangolari e trapezoidali, che in un sapiente gioco di pieni e vuoti crea movimento e leggerezza.

«Siamo riusciti a progettare e realizzare l’opera grazie alle donazioni del 5 per mille. Con un lavoro di squadra che ha visto impiegati anche ingegneri presenti in associazione abbiamo potuto fare questo splendido regalo di Natale a Nola e i suoi cittadini» sottolinea Siciliano.

Sono presenti nella parte alta la mitra e il pastorale, simboli del Santo, mentre alla base è posizionata una barca che evoca il ritorno di San Paolino e la sua redenzione. Ammirando lateralmente la scultura si nota in alto un riquadro nel quale si vede la figura del Santo e un trapezio che richiama la forma di una campana, il cui uso nelle chiese si dice sia proprio opera del santo di Nola. Sempre lateralmente, all’altezza della barca, sono posizionate le iniziali delle corporazioni che alzano il giglio ovvero nell’ordine Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto. Anche l’uso dei colori è specifico: c’è il rosso che richiama l’amore per il divino, il giallo per la santità, l’oro che è il colore della trasfigurazione e i toni del legno del corpo principale della statua che riprendono i colori delle strutture dei gigli. Il materiale impiegato per la costruzione è acciaio corten, materiale pronto a resistere agli agenti atmosferici e perfetto per l’istallazione en plein air. Un’opera elegante anche nel nome che in città è piaciuta a tutti.

 

di Emanuela Nicoloro

L’articolo “Lilium” di We Can: il giglio d’arte contemporanea a Nola proviene da Comunicare il sociale.

Progetto “Res Publica 2.0”: prorogati i termini per la presentazione delle domande

Il Comune di San Gennaro Vesuviano informa che sono stati prorogati i termini per la presentazione delle istanze di partecipazione al progetto di formazione politica, etica e civica “Res Publica 2.0”, promosso dall’Ente e rivolto ai giovani del territorio.
La proroga, disposta con apposita determinazione del Servizio Welfare e Pari Opportunità, è finalizzata a garantire una più ampia partecipazione all’iniziativa e il pieno raggiungimento delle finalità del progetto, che punta a rafforzare l’educazione civica, la cittadinanza attiva e la crescita personale e sociale dei giovani partecipanti.

Il nuovo termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato al 30 gennaio 2026. Restano valide tutte le altre disposizioni contenute nell’Avviso Pubblico, così come le candidature già presentate entro la precedente scadenza del 9 gennaio 2026, che si intendono regolarmente acquisite agli atti.

Il progetto “Res Publica 2.0” si conferma un’importante opportunità formativa per favorire consapevolezza civica, partecipazione e dialogo tra giovani, istituzioni e comunità locale.
Per ulteriori informazioni e per consultare l’Avviso aggiornato, è possibile visitare il sito istituzionale del Comune.

L’articolo Progetto “Res Publica 2.0”: prorogati i termini per la presentazione delle domande proviene da Comunicare il sociale.