Malavia, proiezione speciale al Modernissimo

Torna in sala per una proiezione speciale Malavia, il film di Nunzia De Stefano, storia intensa di crescita, musica e seconde possibilità, giovedì 7 maggio alle ore 21.00, al Multicinema Modernissimo (Via Cisterna dell’Olio, 49/59). La regista saluterà il pubblico insieme con il cantautore, rapper e attore, tra i protagonisti del film, Giuseppe “PeppOh” Sica, l’autore delle musiche Speaker Cenzou e le attrici protagoniste Daniela De Vita e Francesca Gentile.
Malavia, diretto da Nunzia De Stefano, che firma anche la sceneggiatura con Giorgio Caruso, è prodotto da Matteo Garrone, una produzione Archimede e Rai Cinema, distribuito da Fandango. Nel cast del film anche, il protagonista Mattia Francesco Cozzolino con Junior Rodriguez, Ciro Esposito, Artem e Nicola Siciliano.
Sasà è uno scugnizzo di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le giornate con i suoi due migliori amici, Cira e Nicolas, ascoltando musica rap. Cresciuto senza padre, vive da solo con la sua giovane madre Rusè. Tra i due c’è un legame molto profondo, che spesso sfocia in una sproporzionata gelosia da parte del 7iglio. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre una vita migliore. L’incontro con Yodi, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato a Rusè. Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada, costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni. Disilluso, cede alla criminalità̀ pur di aiutare economicamente la madre, ritrovandosi a spacciare nel cortile della scuola. Quando viene scoperto, rischia di perdere tutto. Divorato del senso di colpa, dal dolore provocato a Rusè e dalla possibilità̀ di essere portato in una casa-famiglia, Sasà sprofonda in una forte depressione dalla quale non sembra esserci via di uscita. Soltanto un nuovo incontro con Yodi riesce a far breccia nell’animo del ragazzino, facendogli ritrovare l’entusiasmo perduto con il quale affrontare il futuro, qualunque cosa accadrà.

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Con GIO.V.E. i giovani al centro del cambiamento: partecipazione, formazione e prime attività nel Rione Sanità

Nel Rione Sanità il progetto GIO.V.E., promosso da CSV Napoli e dall’istituto bancario UniCredit, entra nel vivo e, a pochi mesi dall’avvio, restituisce un primo quadro fatto di sperimentazione, adattamento e coinvolgimento crescente dei giovani. Il report di avanzamento racconta un processo ancora in divenire, ma già capace di attivare dinamiche significative sia sul piano individuale che comunitario.

Entrando nel merito, uno dei primi nodi affrontati riguarda l’organizzazione degli incontri. I tutor hanno lavorato insieme ai volontari per costruire un calendario condiviso, adattandolo alle esigenze reali del gruppo. Gli appuntamenti sono stati spostati nel tardo pomeriggio, con una certa flessibilità anche nei giorni. Accanto ai momenti formali, non sono mancati spazi informali — come una pizzata serale — che hanno contribuito a rafforzare il gruppo. Oggi il riferimento è il martedì pomeriggio, ma la gestione dei tempi resta una questione aperta.

Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del progetto: la difficoltà organizzativa diventa occasione educativa. La negoziazione di orari e impegni si trasforma in esercizio concreto di partecipazione e responsabilità. Nonostante gli impegni, i ragazzi continuano a esserci. Un segnale chiaro di coinvolgimento, anche se ancora in fase di consolidamento.

Sul territorio, intanto, si rafforza il lavoro di rete. La presenza costante dell’équipe nella Rete Educativa Sanità sta contribuendo a consolidare relazioni e a rendere più strutturata la proposta di volontariato giovanile nel quartiere.

Lo sguardo è ora rivolto ai prossimi appuntamenti. L’evento di primavera rappresenterà il primo vero banco di prova per i volontari e un momento pubblico per il progetto. Parallelamente continua l’attività di coinvolgimento di nuovi giovani, affidata soprattutto al passaparola e al racconto diretto tra pari. Una scelta precisa, che punta su dinamiche spontanee più che su canali formali, e che sta già dando i primi risultati.

Tra gli snodi centrali di questa fase c’è anche l’avvio dell’Hub del Volontariato. Il lavoro di coordinamento con la rete territoriale permette di intercettare bisogni concreti e di orientare meglio le attività dei volontari. Un meccanismo che, passo dopo passo, si sta affinando e che rappresenta uno degli elementi più innovativi del progetto.

Dopo i primi tre mesi, il quadro che emerge è articolato. Da un lato, cresce l’interesse dei giovani coinvolti, sempre più curiosi rispetto al proprio ruolo nel quartiere. Dall’altro, resta la difficoltà di garantire una partecipazione costante: scuola, università e lavoro incidono sulla continuità. La gestione del tempo si conferma quindi una delle principali sfide operative.

Sul fronte delle attività, sono partiti i percorsi di formazione e le azioni legate all’Hub. La formazione generale è quasi conclusa e ha offerto un primo spazio di confronto sui temi del volontariato e della partecipazione. Intanto è già iniziata quella specifica, legata all’evento di primavera in programma a inizio maggio, che vedrà i giovani impegnati insieme agli enti del territorio.

L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio dedicato ai diritti dei bambini. Al centro, questa volta, il tema degli spazi verdi: nel Rione Sanità il Parco San Gennaro è chiuso da anni. Da qui la scelta di lavorare su un’opera d’arte collettiva, strumento capace di trasformare un bisogno del territorio in un messaggio visibile e condiviso.

Infine, i numeri. Al 31 marzo sono 20 i giovani coinvolti, tra i 16 e i 25 anni. Un risultato in linea con gli obiettivi annuali e un primo segnale concreto: il gruppo prende forma e, gradualmente, cresce anche la consapevolezza del proprio ruolo.

 

di Adriano Affinito

 

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“Like o solitudine? Il vero volto dei social”. Evento conclusivo del concorso “Valori in corso”

Si terrà mercoledì 13 maggio 2026 alle ore 09:00, presso la Chiesa San Vincenzo Ferreri, la manifestazione conclusiva del concorso “Valori in corso”, giunto a una nuova edizione e dedicato al
tema: “Like o solitudine? Il vero volto dei social”.

L’iniziativa, promossa dal Centro Ozanam ODV, ha coinvolto studenti e giovani partecipanti in un percorso di riflessione sull’impatto dei social media nella vita quotidiana. Attraverso elaborati
creativi e contenuti originali, i ragazzi sono stati invitati a interrogarsi sul significato autentico delle relazioni nell’era digitale, mettendo in discussione il valore apparente dei “like” rispetto alla qualità dei legami reali.

Durante la mattinata si terrà la premiazione dei migliori elaborati, selezionati per originalità, profondità e capacità comunicativa. L’evento rappresenterà un importante momento di incontro tra
scuola, famiglia e territorio, con l’obiettivo di promuovere un uso più consapevole e responsabile delle tecnologie digitali.

La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Sant’Antimo e del CSV Napoli, a testimonianza dell’importanza sociale e educativa del progetto.

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A Bacoli apre la Casa di Matteo: accoglierà 14 bambini e ragazzi con disabilità

Quando nacque a Napoli, circa 10 anni fa, era la prima struttura del Sud ad accogliere bambini e neonati malati in affido o adozione. “La Casa di Matteo”, il progetto nato da un’idea dell’allora presidente della Fondazione A Ruota libera Luca Trapanese, dopo una lunga esperienza in città, si sdoppia, sbarcando a Bacoli. La struttura flegrea sarà inaugurata giovedì 30 aprile 2026 (ore 10,30, via Campi Elisi 1) e si presenta come la “gemella” di quella del Vomero, avendo la stessa vocazione della prima: prendersi cura, con amore, di bambini con gravi o gravissime disabilità, che spesso richiedono assistenza 24 ore su 24.

Nata anche per rispondere alle numerose richieste del territorio, La Casa di Matteo di Bacoli aprirà i battenti in via Campi Elisi 1, all’interno di un edificio del Settecento, con ampi spazi e terrazzi panoramici sul mare, dato in comodato d’uso gratuito dal Pio Monte della Misericordia: un luogo incantevole, pensato per accogliere bambini che hanno bisogno non solo di amore, ma anche di bellezza.

Nello specifico, saranno accolti in due diverse unità abitative, complessivamente, 14 bambini e ragazzi, gravemente malati in stato di affido o di adozione. I minori saranno quindi suddivisi in due “comunità”: una dedicata alla fascia di età che va dai 3 ai 12 anni e l’altra, che accoglierà adolescenti tra i 12 e i 15 anni. Per tutti loro, ci sarà anche una bellissima ludoteca, concepita come uno spazio educativo, relazionale e di gioco.

L’obiettivo, alla base dell’iniziativa ideata da Trapanese, oggi vicepresidente del Consiglio regionale della Campania, resta immutato ora come allora: creare luoghi capaci di garantire accoglienza, cura, dignità e speranza per il futuro ai bambini più fragili. Anche La Casa di Matteo di Bacoli vuole onorare la memoria di Matteo, un bambino adottato da due coraggiosi genitori, Rosa e Luigi, che lo accolsero come figlio pur sapendo che l’amore che avrebbero potuto donargli avrebbe avuto una scadenza.

Una storia molto cara allo stesso Trapanese, dolcissimo papà di Alba, una bellissima bambina affetta dalla sindrome di down che lui ha adottato da single e omosessuale, in un momento in cui la vita politica non era nemmeno in programma.

Oggi questo progetto, non senza ostacoli, prende vita, lì dove fino a pochi mesi fa – su iniziativa dell’assessorato al Welfare del Comune di Napoli, guidato ancora da Luca Trapanese – erano ospiti mamme e bambini ucraini scappati dalla guerra. A gestire la seconda casa saranno due enti: l’associazione di promozione sociale di Napoli Casa di Matteo, presieduta da Marco Caramanna, e la cooperativa sociale In Contatto di Bacoli, presieduta da Vincenzo Patella.

All’inaugurazione, in programma a Bacoli giovedì 30 aprile alle 10,30, parteciperanno il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione, il vicepresidente del Consiglio regionale della Campania Luca Fella Trapanese, insieme a rappresentanti delle istituzioni, educatori, volontari, operatori sociali e cittadini. Sarà, inoltre, presente il governatore del Pio Monte della Misericordia Fabrizia Paternò, storico ente benefico napoletano che ha reso possibile la realizzazione del progetto, concedendo in comodato d’uso gratuito a tempo illimitato la struttura di Bacoli.

 di Maria Nocerino

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Antenne territoriali contro la violenza di genere, a Sant’Anastasia corner itineranti nei luoghi cittadini

Un supporto itinerante per fare rete e per contrastare la violenza di genere. Perché il supporto passa per l’ascolto, e l’ascolto ha bisogno di luoghi che accolgano e custodiscano le richieste di aiuto. Prendono dunque il via le “antenne territoriali”, i nuovi corner di ascolto per prevenire e contrastare la violenza sulle donne, attraverso una rete organizzata e resa fruibile ai cittadini presso le farmacie del territorio. Nel corso dell’anno, questi spazi ospiteranno anche incontri, seminari e momenti di approfondimento curati dall’équipe del Centro Antiviolenza Estìa, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto e della prevenzione.

Il progetto nasce con l’intento di cambiare il modo in cui una comunità affronta la violenza di genere, vale a dire non aspettando che il problema emerga, ma rendendo quell’aiuto visibile, accessibile e quotidiano, e che questo sia reale, concreto, a portata di mano, prima ancora che ne nasca il bisogno.
Dopo la presentazione avvenuta qualche tempo fa, il progetto “CAV in Tour” entra nella sua fase operativa con l’attivazione di nuovi punti di prossimità distribuiti sul territorio.

La modalità è semplice ed efficace: si tratterà di portare informazione e orientamento nei luoghi frequentati ogni giorno, come le farmacie del proprio territorio, trasformando questi spazi in corner riconoscibili dove potersi avvicinare senza timore in caso di necessità. In questi “angoli territoriali” sarà possibile trovare materiali utili, ma soprattutto instaurare un primo contatto, spesso decisivo per rompere il silenzio.

Questi spazi ospiteranno anche incontri, seminari e momenti di approfondimento, curati dall’équipe del Centro Antiviolenza Estìa, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto e della prevenzione. Progetto organizzato da Comune di Sant’Anastasia e dell’Ambito Territoriale N25, in collaborazione con la cooperativa sociale Proodos e gli altri partner impegnati sul tema.

E in effetti il valore sociale dell’iniziativa sta proprio nella sua capacità di accorciare le distanze. Per molte donne, chiedere aiuto non è solo una questione di servizi disponibili, ma di condizioni emotive, culturali e meramente pratiche, che spesso involontariamente si trasformano in vere e proprie barriere. L’obiettivo finale è costruire una consapevolezza generale che possa coinvolgere non solo le potenziali vittime, ma l’intera comunità. Parlare di prevenzione, in questo contesto, significa lavorare sulle relazioni, sui comportamenti e sulla capacità collettiva di riconoscere e contrastare i segnali di violenza.

di Nadia Labriola

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Il lavoro è dignità: don Mimmo Battaglia celebra la festa dei lavoratori tra le stoffe e gli artigiani di Kitoni

Le macchine da cucire si sono fermate, lasciando spazio al silenzio e alla riflessione. Stamattina, nei laboratori della Kiton ad Arzano, la Chiesa di Napoli ha scelto di anticipare la celebrazione di San Giuseppe Lavoratore portando l’altare laddove nasce l’eccellenza del “fatto a mano”. Circa 400 lavoratori si sono ritrovati fianco a fianco tra le navate di tessuti pregiati per la Santa Messa presieduta dal Cardinale don Mimmo Battaglia.

L’iniziativa, coordinata dal Servizio diocesano di pastorale sociale e del lavoro insieme alla parrocchia dello Spirito Santo, ha trasformato uno dei simboli del riscatto industriale del territorio in un tempio della dignità umana. Ad accogliere il Cardinale sono stati i vertici dell’azienda – Maria Giovanna, Raffaella e Silverio Paone – custodi dell’eredità del fondatore Ciro Paone, l’uomo che nel 1968 scommise sulla sapienza sartoriale napoletana per conquistare il mondo.

Durante la celebrazione, don Mimmo Battaglia ha rivolto parole cariche di significato ai presenti, sottolineando come il lavoro debba essere sempre sinonimo di riscatto e mai di oppressione:

“Il lavoro non è una merce, ma è il prolungamento dell’opera creatrice di Dio e il fondamento della dignità umana. Celebrare qui, tra questi banchi dove l’ingegno e le mani si incontrano, significa ricordare che non può esserci vera economia senza la centralità della persona. Non rassegnatevi mai a un lavoro che toglie il respiro o la speranza: la Chiesa vi è vicina perché il diritto a un’occupazione giusta, sicura e dignitosa sia la priorità di ogni società che voglia dirsi civile. Ogni vostra creazione è un pezzo di bellezza che vince il degrado”.

La mattinata ha vissuto un secondo momento con la cerimonia ufficiale di intitolazione di Viale Ciro Paone (già Viale delle Industrie). Questa scelta non è arrivata dall’alto, ma è nata da una petizione spontanea degli stessi dipendenti della Kiton per onorare l’imprenditore che nel 1991 scelse Arzano come quartier generale, radicando l’azienda nel tessuto sociale locale e garantendo sviluppo a intere generazioni.

Presenti alla celebrazione anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e del mondo delle cooperative, a testimonianza di un dialogo necessario tra fede e vita quotidiana. In un territorio complesso come quello dell’hinterland napoletano, la giornata odierna ha rappresentato un segnale chiaro: la qualità del prodotto non può prescindere dalla qualità della vita di chi lo realizza. Kiton, con i suoi 800 dipendenti e la sua vocazione artigianale, resta l’esempio di una Napoli che non smette di ricucire con orgoglio il proprio futuro.

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