23 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Don Peppe Diana è stato raccontato molte volte. Il prete anticamorra, il simbolo, il martire civile, il volto pulito di una terra ferita. Eppure, proprio attorno alla sua figura, negli anni si è consumato quasi un paradosso: più cresceva il mito, più rischiava di scomparire l’uomo. “Il casalese di Dio” di Antonio Mattone prova a rompere proprio questo meccanismo. E lo fa scegliendo una strada difficile: togliere don Peppe dalla retorica per riportarlo dentro la vita vera.
A oltre trent’anni dal suo assassinio, e dopo un processo che ha ormai fissato responsabilità e verità giudiziaria, Mattone torna a Casal di Principe con una domanda semplice solo in apparenza: perché don Peppe Diana è stato ucciso? È da qui che nasce il libro, proprio mentre prende forma anche il percorso ecclesiastico verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote.
Ma il merito dell’autore è soprattutto quello di non fermarsi alla ricostruzione processuale. Mattone entra nelle case, nelle chiese, nelle strade e perfino nelle carceri. Incontra amici, familiari, sacerdoti, cittadini, persone che hanno condiviso con don Peppe pezzi di vita e, in alcuni casi, anche figure coinvolte a vario titolo nel delitto. A tutti pone domande vecchie e nuove, cercando di scavare non solo nei fatti, ma nelle coscienze.
Ne esce un racconto profondamente umano. Don Diana non appare mai come un santino immobile o un eroe costruito a tavolino. Al contrario, emerge tutta la complessità di un sacerdote che aveva paure, dubbi, inquietudini, ma che allo stesso tempo aveva capito che il suo ruolo non poteva limitarsi all’altare o all’omelia della domenica. La sua battaglia non era soltanto contro la camorra come organizzazione criminale. Era contro un sistema culturale fondato sulla rassegnazione, sulla paura e sull’idea che nulla potesse cambiare.
Ed è probabilmente questo il punto più forte del libro. Mattone riesce a spiegare come don Peppe fosse diventato pericoloso non perché brandisse parole roboanti, ma perché stava lentamente rimettendo in movimento una comunità. Restituiva dignità ai giovani, costruiva relazioni, organizzava percorsi educativi, chiedeva alla Chiesa di sporcarsi le mani dentro le ferite del territorio. In altre parole, rompeva un equilibrio.
La scrittura è asciutta, misurata, mai compiaciuta. Non c’è alcuna ricerca dell’effetto facile o della commozione forzata. E proprio per questo alcuni passaggi colpiscono ancora di più. Mattone conosce bene quelle terre e si vede: evita sia la retorica dell’eroe sia quella, ormai quasi automatica, della “terra di Gomorra”. Nel libro esiste anche un’altra Casal di Principe: quella fatta di scout, volontari, famiglie, educatori, cittadini normali che hanno provato a reagire e che spesso restano ai margini del racconto pubblico.
“Il casalese di Dio” diventa allora una riflessione sulla memoria e sul rischio di trasformare certe figure in monumenti lontani dalla realtà. Mattone compie invece un’operazione opposta: restituisce carne, voce e fragilità a don Peppe Diana.
di Francesco Gravetti
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23 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La Fondazione Amesci mette a disposizione di tutti gli enti di Servizio Civile Universale ATLAS, l’assistente intelligente dedicato alla nuova sperimentazione nazionale sulla valorizzazione e messa in trasparenza delle competenze. Lo strumento sarà accessibile gratuitamente dal 25 giugno 2026 sul sito www.amesci.org.
Il lancio si inserisce nella fase di attuazione delle novità introdotte nell’Avviso di progettazione 2026 del Servizio Civile Universale e approfondite nel webinar promosso dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, che ha coinvolto circa 600 enti.
La sperimentazione prevede la possibilità di collegare le attività progettuali alle Aree di Attività (ADA) e ai Risultati Attesi (RA) dell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, rendendo più leggibili e riconoscibili gli apprendimenti acquisiti dagli operatori volontari durante il servizio.
Il nome ATLAS richiama direttamente l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, riferimento metodologico centrale della sperimentazione, e l’idea di uno strumento capace di orientare enti e progettisti in un territorio metodologico spesso nuovo.
Attraverso un percorso guidato, ATLAS supporta il progettista nell’analisi delle attività, nell’individuazione delle ADA, dei Risultati Attesi e delle competenze trasversali più coerenti con il progetto. La sua impostazione metodologica nasce dall’integrazione tra una consolidata conoscenza della progettazione del Servizio Civile Universale e la logica classificatoria dell’Atlante del Lavoro. Particolare attenzione è stata dedicata alla costruzione della base di conoscenza dello strumento, alimentata sia dai riferimenti ufficiali della sperimentazione sia dai progetti progressivamente caricati dagli enti. Un’impostazione che consente di coniugare rigore metodologico e apprendimento progressivo, favorendo nel tempo una maggiore uniformità del linguaggio progettuale e una più ampia diffusione delle metodologie connesse alla valorizzazione degli apprendimenti.
ATLAS non sostituisce il giudizio professionale del progettista, ma rende accessibili conoscenze specialistiche e favorisce una maggiore padronanza delle logiche che orientano la valorizzazione degli apprendimenti.
L’iniziativa si inserisce nell’impegno che da oltre vent’anni Amesci dedica alla promozione, al sostegno e all’attuazione del Servizio Civile Universale come esperienza di partecipazione, cittadinanza e crescita delle giovani generazioni.
“Quando una politica pubblica introduce nuovi strumenti e nuove responsabilità, il suo successo dipende dalla capacità di renderli realmente accessibili”, dichiara Enrico Maria Borrelli, Presidente della Fondazione Amesci. “ATLAS nasce per trasformare una richiesta metodologica in un’opportunità di crescita per l’intero sistema.”
“Non si tratta semplicemente di facilitare un nuovo adempimento progettuale”, continua Borrelli. “La messa in trasparenza delle competenze rappresenta un’opportunità per rendere maggiormente riconoscibile il valore educativo del Servizio Civile Universale e il patrimonio di apprendimenti che migliaia di giovani maturano ogni anno attraverso il servizio. Accompagnare questo processo significa contribuire a rafforzare una delle più importanti politiche pubbliche dedicate alle giovani generazioni del nostro Paese.”
Amesci ha scelto di rendere lo strumento gratuito e aperto a tutti gli enti, nella convinzione che il successo della sperimentazione dipenda non solo dalla qualità delle regole, ma dalla capacità del sistema di supportare chi è chiamato ad applicarle.
Le competenze maturate durante il servizio — organizzative, relazionali, digitali, civiche — esistono già. La sfida consiste nel renderle maggiormente leggibili e riconoscibili, affinché il valore educativo del Servizio Civile Universale possa emergere con ancora maggiore evidenza a beneficio dei giovani, degli enti e delle comunità.
ATLAS sarà disponibile dalle ore 12.00 di giovedì 25 giugno 2026 sul sito www.amesci.org
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23 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Nuovo appuntamento con l’ultimo saggio di Paolo Siani, la prossima presentazione del libro “Benessere digitale” si terrà martedì 30 giugno alle ore 19 presso Interno Cafè, Galleria Commerciale Falco via Risorgimento, Striano. Il saggio è pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi. L’opera ha la prefazione di Armando Cozzuto e il contributo di Isabella Continisio, Gilda Crispino, Virginia Mirra e Margherita Rosa. Dopo i saluti di Aristide Rendina segretario cittadino del Partito Democratico, dialoga con l’autore Francesco Gravetti giornalista de Il Mattino.
Benessere digitale
L’uso sempre più precoce e incontrollato degli smartphone sta modificando profondamente la vita quotidiana di bambine, bambini e adolescenti, incidendo sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. Benessere digitale affronta il tema senza demonizzare la tecnologia, ma proponendo un approccio equilibrato e consapevole, fondato sulle più recenti evidenze scientifiche e sulle raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria. Attraverso dati, studi internazionali e osservazioni cliniche, il libro mostra come l’esposizione precoce ai device aumenti il rischio di dipendenze digitali, disturbi del sonno, difficoltà attentive, problemi emotivi e relazionali. Allo stesso tempo, indica strade con- crete per ridurre gli eccessi: ritardare l’uso dello smartphone personale, limitare il tempo di schermo, favorire attività alternative e costruire alleanze educative tra famiglia, scuola e territorio. La “dieta digitale” non è una rinuncia punitiva, ma una scelta di cura: sot- trarre tempo allo schermo per restituirlo alle relazioni, all’ascolto e alla presenza, a beneficio non solo dei più piccoli, ma anche degli adulti chiamati a essere modelli credibili.
Paolo Siani
è pediatra e già primario all’Ospedale Santobono di Napoli. È stato parlamentare e vicepresidente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. Già presidente dell’Associazione Culturale Pediatri, si occupa da anni di tutela dei minori, salute pubblica ed educazione digitale. Nella collana Sorsi ha pubblicato Cyberbullismo.
TITOLO: BENESSERE DIGITALE
AUTORE: PAOLO SIANI
EDITORE: GIANNINI EDITORE
COLLANA: SORSI
PAGINE: 120
PREZZO: 6,00 €
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23 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
La Polizia Metropolitana di Napoli, su coordinamento della Comandante Lucia Rea, ha portato a termine un’operazione di controllo ambientale nei confronti di una società attiva nella produzione e commercializzazione di liquidi da inalazione per sigarette elettroniche nel territorio di Casalnuovo, in provincia di Napoli.
L’attività ispettiva ha permesso di accertare diverse irregolarità nella gestione del ciclo produttivo e nello smaltimento dei rifiuti connessi alla lavorazione.
Nel corso del controllo sono stati sottoposti a sequestro un locale terraneo di circa 150 metri quadrati, adibito a laboratorio per la miscelazione delle materie prime liquide, e un adiacente deposito di circa 50 metri quadrati. All’interno dei locali erano presenti i macchinari utilizzati nelle diverse fasi della filiera produttiva: dalla miscelazione degli ingredienti, all’imbottigliamento, fino all’etichettatura e al confezionamento dei prodotti finiti. Sono stati inoltre sequestrati rifiuti stoccati in un’area adiacente, risultati riconducibili alla stessa attività produttiva.
Le verifiche condotte hanno fatto emergere tre distinte violazioni del Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), per le quali la legale rappresentante della società è stata deferita all’autorità giudiziaria: una difformità tra i sistemi di captazione delle emissioni effettivamente installati e quanto dichiarato nelle planimetrie depositate presso le autorità competenti, insieme a una manutenzione non corretta degli impianti filtranti (in violazione dell’art. 279, comma 1); lo scarico non autorizzato in pubblica fognatura di reflui industriali, costituiti dalle acque di dilavamento del piazzale utilizzato come deposito di rifiuti e materiali (in violazione dell’art. 137, comma 1) e lo stoccaggio non autorizzato di rifiuti (in violazione dell’art. 256).
L’operazione si inserisce nell’attività di controllo che la Polizia Metropolitana di Napoli svolge costantemente sul territorio a tutela della legalità ambientale, anche nei confronti di settori produttivi di più recente affermazione, nell’ambito di un’azione di controllo del territorio coordinata nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Napoli Michele di Bari.
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23 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Oltre sessanta donne visitate in una sola giornata, con prestazioni che vanno dalla visita ginecologica e senologica all’elettrocardiogramma, dalla pletismografia vascolare alla valutazione del rischio cardiologico, fino al prelievo ematologico completo e alla visita odontoiatrica. È il bilancio della Giornata di prevenzione ginecologica organizzata al Poliambulatorio «Bernardo Giovino» dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, in piazza Santa Maria la Nova a Napoli, guidata dal primicerio Gianni Cacace.
La struttura, aperta dal 1987 sotto la direzione sanitaria del professore Arcangelo Menna, eroga non meno di trentamila visite l’anno a fronte di un ticket ridotto, destinato esclusivamente alle spese di gestione e al personale non medico. I medici operano come volontari. Una quota di utenti, segnalati dalla Curia per condizioni economiche disagiate, è esonerata anche da quel contributo: un polo che intercetta chi resta fuori dalle maglie del pubblico senza potersi permettere il privato.
Le pazienti visitate venerdì saranno richiamate all’arrivo degli esiti di analisi e pap test, per gli eventuali approfondimenti terapeutici.
A dare un ulteriore spessore scientifico all’iniziativa è la ricerca condotta dalla ginecologa Gelsomina Lombardo e dall’odontoiatra Gaetano Marciano sulle possibili correlazioni tra infezioni dentarie e del cavo orale e fertilità femminile. «Molto importante parlare con le donne, farle aprire, spazzare via tensione e paure», spiega la dottoressa Lombardo: «far capire con parole semplici e dolci che la prevenzione è fondamentale». Il dottor Marciano allarga la prospettiva: «Le cure dentali si stanno dimostrando sempre più strategiche anche per affrontare l’infertilità, un ambito decisivo se si vuole contrastare la crisi delle nascite».
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22 Giu, 2026 | Comunicare il sociale
Come da Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2024 dalla Cyber Security Foundation con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Camera penale di Roma ha preso il via, nella casa circondariale di Rebibbia, il percorso formativo della durata complessiva di 200 ore che consentirà ai partecipanti di conseguire una certificazione internazionale di cyber security spendibile nel mondo del lavoro. L’iniziativa ha visto la Cyber Security Foundation donare 15 computer e mettere a disposizione le proprie competenze per promuovere la cultura cibernetica, le conoscenze digitali e l’introduzione alle professionalità informatiche negli istituti penitenziari.
“‘L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo‘. Le parole di Nelson Mandela assumono oggi un significato ancora più profondo mentre inauguriamo questo percorso di formazione presso l’istituto romano di Rebibbia- ha detto il presidente della Cyber Security Foundation, Marco Gabriele Proietti- Crediamo che la conoscenza rappresenti non solo uno strumento di crescita professionale, ma soprattutto un’opportunità di riscatto personale e di inclusione sociale. In un mondo sempre più digitale, l’accesso alle competenze tecnologiche e alla cultura della sicurezza informatica può aprire nuove prospettive, restituendo fiducia, dignità e possibilità concrete per il futuro”.
La certificazione che richiede l’esame organizzato con il test center ‘Person value’ è la Fcf (Fortinet Certified Professional in Network Security), mentre tutti i partecipanti riceveranno, a valle di un on-line self-placed test anche la Fortinet Certified Foundation e la Fortinet Certified Associate.
“Portare la formazione in un istituto penitenziario significa investire nella persona, nella sua capacità di cambiamento e nel valore del reinserimento sociale- ha sottolineato ancora Proietti- Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa e rivolgo ai partecipanti il mio incoraggiamento più sincero: ogni competenza acquisita, ogni traguardo raggiunto, sarà un passo verso nuove opportunità e verso un futuro da protagonisti del cambiamento”.
“E’ con grande piacere che ho partecipato all’inaugurazione del corso sulla cybersicurezza nel carcere di Rebibbia. Una convenzione voluta dal presidente Proietti e dalla Camera penale di Roma di cui all’epoca ero presidente – ha aggiunto Gaetano Scalise – che permette ai detenuti di intraprendere un percorso che li porterà poi a introdursi nel mondo del lavoro”.
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