14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
Si è svolto l’evento conclusivo del concorso “Valori in Corso”, dedicato quest’anno a un tema quanto mai attuale: il rapporto tra giovani, social network e solitudine emotiva. L’iniziativa dal titolo “Like o solitudine? Il vero volto dei social” ha riunito studenti, docenti, educatori ed esperti in un momento di confronto e riflessione sui rischi e le opportunità dell’universo digitale.
Nel corso della mattinata, i ragazzi protagonisti del progetto hanno presentato elaborati, testimonianze e contenuti creativi nati da un percorso di approfondimento sviluppato durante l’anno scolastico. Al centro del dibattito il peso che i social media esercitano nella costruzione delle relazioni, dell’identità personale e della percezione di sé, soprattutto tra gli adolescenti.
L’evento ha rappresentato anche l’occasione per rilanciare l’importanza dell’educazione digitale e dell’ascolto delle nuove generazioni, spesso immerse in una connessione continua che, però, non sempre coincide con relazioni autentiche. Tra gli interventi emersi durante l’incontro, particolare attenzione è stata dedicata ai fenomeni dell’isolamento sociale, della dipendenza da approvazione virtuale e del cyberbullismo, ma anche alle potenzialità positive dei social come strumenti di espressione, partecipazione e condivisione.
Il concorso “Valori in Corso” si conferma così uno spazio educativo capace di stimolare consapevolezza e senso critico, mettendo al centro i giovani e il loro modo di vivere il presente. Un percorso che ha saputo trasformare la scuola in luogo di dialogo e cittadinanza attiva, coinvolgendo studenti e comunità educante in una riflessione collettiva sulle sfide della contemporaneità.
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14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
La Bottega dei Semplici Pensieri, associazione nata a Quarto (NA) nel 2012 e attiva nella formazione professionale di giovani con sindrome di Down e lievi deficit cognitivi, inaugura il 19 maggio alle ore 11.00 il primo bar gestito da persone con disabilità all’interno di una scuola pubblica italiana. Si chiama Terzo Tempo e nasce all’interno dell’Istituto di Istruzione Superiore “Francesco Saverio Nitti”, in viale John Fitzgerald Kennedy, nel quartiere Fuorigrotta di Napoli.
È il terzo capitolo di un percorso che la Bottega porta avanti da quasi quindici anni, con un metodo costante: trasformare la formazione in lavoro reale, e il lavoro in autonomia. Attualmente l’associazione accompagna oltre 30 giovani in contesti professionali autentici – cucina, agricoltura sociale, servizio bar, accoglienza, produzione artigianale – e ha sede a Casa Mehari, bene confiscato alla criminalità organizzata a Quarto, diventato presidio di legalità, lavoro e inclusione.
Dal Kè Bar a Terzo Tempo: dieci anni dietro al bancone
Terzo Tempo è il punto di arrivo di un percorso costruito un pezzo alla volta dalla Bottega.
Il primo passo è del 2016, con la nascita del Kè Bar all’interno della Multicenter School di Pozzuoli: la prima aula di formazione permanente in cui i giovani dell’associazione imparano il mestiere – preparazione delle bevande, gestione del banco, relazione con il cliente, lavoro di squadra. È qui che la formazione della Bottega incontra per la prima volta la realtà quotidiana di un servizio bar.
Dall’esperienza del Kè Bar nasce Brindisi Solidale, il primo street bar itinerante d’Italia gestito da persone con disabilità. Un’ApeCar attrezzata che porta il servizio della Bottega fuori dai luoghi protetti – eventi pubblici, cerimonie, manifestazioni – e mette il lavoro alla prova del territorio.
Con Terzo Tempo, la Bottega compie il terzo passo: dalla formazione al servizio sul territorio, fino all’impresa sociale stabile dentro una scuola pubblica. Il nome richiama il terzo tempo del rugby – il momento dopo la partita in cui le due squadre si siedono allo stesso tavolo – ma è anche, letteralmente, il terzo capitolo di una storia di lavoro. Una formula come questa, un’impresa sociale autonoma, condotta da lavoratori adulti con disabilità, dentro una scuola pubblica, non risulta attiva altrove in Italia.
Lavoratori, non tirocinanti
La scelta della Bottega per Terzo Tempo è precisa: dietro il bancone ci saranno ragazze e ragazzi con disabilità formati, contrattualizzati e regolarmente retribuiti. Non tirocinanti, non volontari. Lavoratori, con un contratto e una busta paga. È il salto che l’associazione ha sempre indicato come obiettivo del proprio metodo: passare dalla formazione al lavoro vero, dalla protezione all’autonomia.
Il progetto nasce da un protocollo d’intesa siglato tra la Bottega dei Semplici Pensieri, l’Istituto Nitti e la Città Metropolitana di Napoli, ed è realizzato con il contributo di Fondazione Prosolidar – ETS.
Mariolina Trapanese, presidente della Bottega dei Semplici Pensieri, commenta così l’apertura:
“Terzo Tempo è il punto di arrivo di un percorso lungo quasi quindici anni e il punto di partenza di qualcosa di nuovo. Non lo apriamo per dimostrare che si può fare: lo apriamo perché si deve fare. I nostri ragazzi non saranno lì come simbolo, e neanche come tirocinanti: saranno baristi, con un contratto e una busta paga. Una scuola pubblica è esattamente il posto in cui l’inclusione smette di essere un’eccezione e diventa quotidianità. Non è stato semplice, ma non abbiamo mai smesso di crederci. E con noi, tanti amici e sostenitori: da soli non si va mai da nessuna parte“.
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14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
Grande partecipazione per la seconda edizione dell’Open Day promossa dalla FISDIR Campania, tenutasi presso lo storico Centro Ester di Barra. L’evento, che rappresenta uno dei momenti più significativi per il movimento paralimpico regionale, si prefigge l’obiettivo di promuovere l’attività sportiva e valorizzare il talento sportivo di atleti con disabilità intellettivo-relazionale.
Una giornata di sport autentico, partecipazione e condivisione, capace di trasformare il campo di gara in uno spazio di incontro e crescita collettiva. Il 2° Open Day della FISDIR Campania, ha confermato ancora una volta il valore dello sport come strumento concreto di inclusione sociale e valorizzazione delle persone con disabilità intellettivo-relazionali.
L’evento, inserito nel percorso che accompagnerà la città verso “Napoli Capitale Europea dello Sport 2026”, ha richiamato atleti, famiglie, tecnici e associazioni da tutta la regione, regalando una giornata intensa sotto il segno dell’entusiasmo e della partecipazione.
Per tutta la durata della manifestazione, il Centro Ester si è trasformato in un grande villaggio dello sport inclusivo. I partecipanti hanno potuto sperimentare numerose discipline grazie al lavoro di tecnici federali e istruttori qualificati: atletica leggera, calcio, ginnastica ritmica e artistica, nuoto, canottaggio ed equitazione, disciplina realizzata con il prezioso supporto del Comitato Regionale FISE.
Grande attenzione anche ai progetti dedicati all’autonomia e alla mobilità. Tra i momenti più apprezzati, l’iniziativa “Pedalando insieme a te”, promossa dalla Palestra delle Autonomie APS, che ha permesso ai ragazzi di vivere l’esperienza del ciclismo attraverso le Hugbike, speciali tandem inclusivi progettati per garantire sicurezza, partecipazione e libertà di movimento anche a persone con ridotta autonomia motoria.
Sul piano agonistico, il momento clou della giornata è stato il Triangolare Interregionale di Pallacanestro FISDIR riservato ad atleti con sindrome di Down (categoria II2). A conquistare il gradino più alto del podio è stato il Basket4ever Formia, protagonista di un percorso impeccabile con due vittorie in altrettanti incontri. Secondo posto per i Red Foxes Acilia Basket, mentre il Don Orione Sport ha chiuso la competizione al terzo posto.
L’iniziativa, moderata dalla responsabile safeguarding del Centro Ester, Ivana Petrone, ha visto la partecipazione di diverse autorità istituzionali, tra cui l’assessora regionale alle Politiche Giovanili e allo Sport, Fiorella Zabatta, che ha dichiarato: “L’inclusione non si realizza con la semplice benevolenza, ma attraverso opportunità concrete, spazi adeguati e percorsi di crescita. Il vero limite nasce quando manca la possibilità di mettersi in gioco”.
Presente anche il consigliere regionale Carlo Ceparano, il quale ha aggiunto: “Vedere questi ragazzi protagonisti, con la loro forza e il loro entusiasmo, è motivo di grande emozione e orgoglio per tutta la Regione Campania. Qui non si celebrano solo attività sportive, ma valori profondi: partecipazione, rispetto, comunità e inclusione”.
Soddisfatto il Presidente nazionale FISDIR, Francesco Ambrosio, che al termine della manifestazione ha rilanciato l’idea di istituire una Giornata Nazionale dell’Open Day FISDIR, con l’obiettivo di esportare in tutta Italia il modello organizzativo e sociale sperimentato con successo in Campania.
A fare gli onori di casa il patron del Centro Ester, Pasquale Corvino, che ha confermato la volontà della struttura di continuare a essere un punto di riferimento per lo sport paralimpico e inclusivo sul territorio, “Sono orgoglioso ed emozionato per questo secondo Open Day FISDIR al Centro Ester. Vedere l’entusiasmo e i sorrisi di questi ragazzi è la conferma che lo sport può davvero essere inclusione e crescita per tutti”, ha dichiarato.
La giornata si è conclusa tra applausi, sorrisi e la consapevolezza di aver costruito qualcosa che va oltre il semplice evento sportivo: un’esperienza capace di abbattere barriere culturali e sociali, mettendo al centro il diritto di tutti a vivere lo sport come occasione di crescita, autonomia e dignità.
La FISDIR Campania ha infine rivolto un sentito ringraziamento alle società affiliate, alle associazioni partecipanti, ai tecnici, ai volontari e agli sponsor che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione.
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14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
Rafforzare la partecipazione dei giovani alla vita democratica, costruire reti internazionali e trasformare le idee delle nuove generazioni in azioni concrete per le comunità locali. Sono gli obiettivi di “Youth Impact: Engaging politics, building communities”, il nuovo progetto europeo sostenuto dal programma Erasmus+ che coinvolge otto organizzazioni di diversi Paesi europei.
L’iniziativa nasce per rispondere ad alcune delle principali sfide che riguardano i giovani in Europa: bassa partecipazione politica, polarizzazione sociale, disoccupazione giovanile, difficoltà di accesso alle risorse e divario di competenze, nonostante la crescente diffusione degli strumenti digitali.
Il progetto punta a sviluppare nuove forme di cooperazione tra organizzazioni giovanili, promuovere attività formative online e offline, sostenere youth workers e volontari e favorire la costruzione di comunità attraverso scambi internazionali, festival e attività partecipative.
Tra le attività previste ci sono un kick-off meeting internazionale, programmi di formazione per attivatori di comunità, webinar tematici, scambi giovanili europei e iniziative di advocacy politica con la realizzazione di position papers dedicati alle politiche giovanili.
Secondo il cronoprogramma, Youth Impact punta a coinvolgere direttamente oltre 1.100 giovani, formare 32 youth workers e youth leaders, organizzare 8 webinar e raggiungere circa 2.800 cittadini attraverso eventi e festival dedicati alla partecipazione civica.
Il progetto riunisce partner provenienti da diversi Paesi europei, tra cui ETS TwoPlusTwo, Teatro Metaphora, Rural Youth Europe e altre realtà impegnate nel lavoro con i giovani e nello sviluppo di comunità partecipative.
“Ogni generazione ha la propria voce”, si legge nei materiali del progetto. “Youth Impact mira a garantire che i giovani in tutta Europa abbiano l’opportunità, le competenze e gli strumenti per far sì che quella voce venga ascoltata e si traduca in un cambiamento positivo”.
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14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
Il contatto pelle a pelle tra genitori e neonato non è solo un gesto d’amore, ma una vera pratica terapeutica riconosciuta a livello internazionale. In occasione della Giornata Mondiale della Kangaroo Care del 15 maggio 2026, la Società Italiana di Neonatologia e Vivere Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia ETS rilanciano l’importanza della cosiddetta “marsupioterapia”, pratica che favorisce il benessere del neonato ma anche quello emotivo dei genitori.
Il tema scelto per l’edizione 2026 è “La tranquillità è forza”, un messaggio che mette al centro il valore del contatto pelle a pelle nei primi momenti di vita del bambino. Quando mamma o papà tengono il neonato sul proprio petto, spiegano gli esperti, si riducono stress e dolore, migliora la stabilità cardiorespiratoria del piccolo e si rafforza il legame affettivo.
La Kangaroo Care è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come standard assistenziale per i neonati prematuri o di basso peso, ma i benefici riguardano anche i bambini nati a termine. La pratica integra contatto pelle a pelle prolungato, sostegno all’allattamento e coinvolgimento attivo dei genitori, creando un ambiente considerato fondamentale per il neurosviluppo del neonato.
Secondo il professor Massimo Agosti, la Kangaroo Care contribuisce non solo alla salute del bambino, ma anche al benessere psicologico delle famiglie. “Favorisce una relazione positiva genitori-figlio anche in situazioni di fragilità e ricovero in Terapia Intensiva Neonatale”, spiega.
Importanti anche i risultati di un recente studio condotto in Svezia e Norvegia, che ha evidenziato come il contatto pelle a pelle immediato dopo la nascita riduca significativamente sintomi di ansia e depressione sia nelle madri che nei padri, migliorando inoltre la risposta allo stress nei neonati nei mesi successivi.
Per le associazioni che operano nel settore resta però ancora aperta la questione dell’accesso dei genitori alle Terapie Intensive Neonatali. Nonostante molti reparti siano oggi aperti h24, in diverse strutture mamma e papà vengono ancora considerati semplici visitatori.
“La Kangaroo Care è una questione di equità e diritto alla salute”, sottolineano da Vivere ETS. “Ogni famiglia deve poter restare accanto al proprio neonato, perché la vicinanza dei genitori è parte integrante della cura”.
di Giovanna De Rosa
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14 Mag, 2026 | Comunicare il sociale
Torna anche quest’anno “Caretta in Vista”, il progetto dedicato al monitoraggio e alla tutela delle tartarughe marine Caretta caretta lungo le coste campane. Dal 1° giugno prende ufficialmente il via la sesta stagione dell’iniziativa che coinvolge volontari, associazioni, enti di ricerca e istituzioni nella protezione dei nidi e nella salvaguardia di una delle specie simbolo del Mediterraneo.
Negli ultimi anni le nidificazioni di Caretta caretta in Campania sono aumentate in maniera significativa, trasformando il litorale regionale in una delle aree più importanti per la riproduzione della specie. Solo nella scorsa stagione sono stati monitorati oltre cento nidi tra le province di Napoli, Caserta e Salerno grazie al lavoro della rete Caretta in Vista coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn.
Il progetto punta sul pattugliamento quotidiano delle spiagge all’alba per individuare le tracce lasciate dalle tartarughe, mettere in sicurezza i nidi e seguire le schiuse fino all’ingresso in mare dei piccoli esemplari. Un lavoro che coinvolge decine di volontari impegnati anche nelle attività di sensibilizzazione rivolte a cittadini e turisti.
Le attività rientrano anche nel progetto europeo Life Turtlenest, nato per proteggere i nuovi siti di nidificazione nel Mediterraneo e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’impatto umano sugli habitat costieri.
Tra le azioni promosse ci sono la riduzione delle luci artificiali sulle spiagge, la pulizia manuale dei litorali, il contrasto al transito di mezzi sulla sabbia e la diffusione di comportamenti corretti durante il periodo di nidificazione. Piccoli gesti che possono fare la differenza per la sopravvivenza delle tartarughe marine.
Anche per l’estate 2026 Caretta in Vista cerca nuovi volontari pronti a vivere un’esperienza immersi nella natura, tra monitoraggi, tutela ambientale e lavoro di squadra. Un impegno concreto che negli anni ha contribuito a rendere la Campania uno dei territori più attivi nella protezione della biodiversità marina
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