08 Set, 2026 | Comunicare il sociale
“Una terapia già usata con successo contro alcuni tumori del sangue sta aprendo una strada innovativa per curare le malattie reumatologiche autoimmuni più gravi, che non rispondono alle terapie attuali. Si chiama terapia CAR-T, o Chimeric Antigen Receptor T cells, il suo bersaglio sono le cellule del sistema immunitario, in particolare i linfociti B, che attaccano il corpo del paziente per errore. Eliminandole, si dà la possibilità al sistema immunitario di “resettarsi” ed invece di arginare o bloccare gli effetti della malattia autoimmune si permette la ricostituzione di un equilibrio immunologico sano”. Queste le parole di Enrico Tirri, Direttore della Unità Operativa di Reumatologia dell’ Ospedale del Mare di Napoli, Delegato Regionale per la Campania della Società Italiana di Reumatologia (SIR), Consigliere Nazionale Fondazione Italiana Ricerca in Reumatologia (FIRA) in vista del Congresso della Società Italiana di Reumatologia (SIR) della CAMPANIA 2026 in programma il giorno 11 e 12 settembre a Napoli, di cui è Responsabile scientifico.
La rivoluzione delle terapie con Cellule CAR-T è al centro del Congresso di Napoli che affronterà anche altri temi molto interessanti come l’approccio multidisciplinare alle patologie reumatologiche – molte infatti sono sistemiche – l’interazione tra ospedale e territorio, la diffusione delle case di comunità sul territorio regionale, dove i pazienti possono recarsi per la cura delle malattie non in fase acuta. Tra gli ospiti del Congresso ci saranno il Presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) Andrea Doria e Paola Rogliani Presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) per un interessante confronto sull’’interessamento polmonare delle malattie reumatologiche.
COME FUNZIONA LA TERAPIA CAR-T SULL’ARTRITE REUMATOIDE GRAVE REFRATTARIA ALLE CURE ATTUALI
Nelle malattie autoimmuni il sistema di difesa del corpo, invece di proteggerci attacca per errore i nostri stessi organi e tessuti. L’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi sistemica e alcune forme di vasculite ne fanno parte. Le patologie reumatologiche in Italia colpiscono circa cinque milioni di persone, nei casi più gravi, possono danneggiare seriamente articolazioni, cuore, reni, polmoni, cute, ecc. Le cure attuali sia con i farmaci tradizionali (methotrexate, idrossiclorochina, salazopirina, leflunomide ecc) che con quelli più innovativi come i farmaci biotecnologici e le small molecules (JAKi) che, ad oggi, si sono dimostrati efficaci e sicuri nella maggior parte dei pazienti. Invece nell’artrite reumatoide grave un paziente su tre non risponde in modo adeguato alla terapia convenzionale: “La terapia CAR-T consiste – spiega Enrico Tirri – nel prelevare dal sangue del paziente le cellule del sistema immunitario e “istruirle” in laboratorio a riconoscere e colpire un bersaglio preciso. Le cellule vengono poi reinfuse nel paziente per andare a colpire e distruggere le cellule del sistema immunitario che attaccano il corpo erroneamente. Una volta distrutte queste ultime, il sistema immunitario è completamente “libero” dalle cellule responsabili dell’aggressione favorendo la remissione della patologia”.
LA PRIMA PAZIENTE ADULTA CURATA IN ITALIA CON LE CAR-T
Il 24 dicembre 2025 una paziente adulta con una grave forma di Sclerosi Sistemica, malattia rara reumatologica, è stata curata in Italia, per la prima volta, con questa terapia. È avvenuto nell’ambito dello studio Catarsis (1), condotto da Fondazione Policlinico Gemelli e Ospedale Bambino Gesù di Roma con il sostegno del Ministero della Salute, e prevede di trattare otto pazienti adulti con gravi malattie autoimmuni seguendoli per due anni. Gli stessi centri avevano già curato cinque bambini (2) con lupus eritematoso sistemico grave e dermatomiosite, oggi tutti in remissione senza più bisogno di farmaci immunosoppressori. Nel mondo sono una cinquantina i pazienti reumatologici trattati finora, soprattutto in Germania dal gruppo del Prof. Georg Schett (Università di Erlangen-Norimberga), che è stato il primo ad usare questa terapia i cui risultati sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali di grande prestigio: The Lancet, Nature Medicine e New England Journal of Medicine. Oggi il Prof. Schett coordina anche lo studio Castle (3), considerato il “gemello” del Catarsis italiano.
Un approccio più recente punta non ad eliminare le cellule immunitarie ma a “rieducarle”, usando le cellule regolatorie (CAR-Treg) , il cui ruolo — ricerca scientifica premiata con il Nobel per la Medicina nel 2025 — è proprio quello di modulare le reazioni immunitarie fuori controllo spegnendo i segnali infiammatori, favorendo la risoluzione dell’infiammazione e ristabilendo una condizione immunologica di tolleranza. Un recente studio (Trial COMPARE) condotto su 6 pazienti con artrite reumatoide grave mostra risultati incoraggianti: il 67% ha ridotto di almeno metà le articolazioni infiammate, e l’83% ha mostrato miglioramenti clinici già dopo poche settimane e dopo 12 mesi di follow-up 3 pazienti hanno raggiunto la remissione completa di malattia, libera da farmaci. “I risultati – conclude Tirri – dovranno essere confermati su un numero più ampio di pazienti e in un periodo di osservazione più lungo, noi specialisti invitiamo alla prudenza anche perché il tempo di osservazione è breve, i costi sono elevati e la terapia richiede ospedali altamente specializzati. Ma per i pazienti più gravi, che oggi non hanno alternative terapeutiche efficaci, rappresenta una speranza concreta, aprendo nuove frontiere nella cura delle malattie reumatologiche autoimmuni gravi”.
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08 Set, 2026 | Comunicare il sociale
Si è conclusa la quinta edizione di “Falchetti” MiniVolontari di Protezione Civile, il campo estivo ideato dalla Protezione Civile Falco e inserito nel programma VolCamp 2026 del CSV Napoli. Per sei giorni l’ex Istituto Comprensivo Vespucci di Monte di Procida ha ospitato un gruppo di giovani aspiranti volontari impegnati in un’esperienza di residenzialità immersiva, vissuta interamente in tende di Protezione Civile.
La scelta metodologica, che ha visto i ragazzi coabitare H24, ha permesso di sperimentare concretamente il lavoro di squadra: dai turni in mensa alla cura degli spazi comuni, passando per la condivisione delle piccole responsabilità quotidiane che scandiscono la vita di un campo. Non semplice cornice organizzativa, dunque, ma vero terreno di apprendimento della solidarietà e del mutuo aiuto.
Il programma formativo ha toccato i principali rischi del territorio, con un focus specifico sul bradisismo nei Campi Flegrei, oltre a moduli su antincendio boschivo e tutela ambientale. Ampio spazio anche alla parte pratica, con esercitazioni di primo soccorso e comunicazioni radio che hanno reso i partecipanti protagonisti attivi, mai semplici spettatori, delle attività indoor e outdoor proposte.
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07 Set, 2026 | Comunicare il sociale
Fare il punto sui dati ambientali disponibili, verificare le possibili ricadute sulle attività agricole e individuare iniziative condivise a tutela delle aziende e delle produzioni del territorio.
È questo l’obiettivo dell’incontro convocato dall’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, per mercoledì 9 settembre, alle ore 17.00, presso l’Aula Consiliare del Comune di Moiano, a seguito dell’incendio che ha interessato un deposito di rifiuti stoccati all’interno dell’area industriale di Airola, in provincia di Benevento.
All’incontro sono stati invitati i rappresentanti delle istituzioni e degli enti competenti, i sindaci dei territori interessati e le organizzazioni professionali agricole delle province di interesse.
«Stiamo seguendo con grande attenzione l’evolversi della situazione e le preoccupazioni che arrivano dal mondo agricolo», dichiara l’assessora Serluca. «Ora è necessario partire dai dati disponibili e mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, enti competenti e rappresentanti degli agricoltori, per avere un quadro il più possibile chiaro delle eventuali conseguenze sul comparto».
«La priorità – prosegue Serluca – è tutelare le nostre aziende agricole e le nostre produzioni, intervenendo sulle eventuali criticità ma anche salvaguardando il valore economico e reputazionale dei prodotti della Valle Caudina. In situazioni come questa è fondamentale agire con tempestività, sulla base di dati oggettivi e attraverso un confronto costante con il territorio».
L’incontro del 9 settembre servirà quindi ad approfondire le problematiche segnalate dagli operatori e a valutare, sulla base delle informazioni disponibili, le iniziative da mettere in campo a sostegno del sistema agricolo locale.
«Intendo ascoltare direttamente gli agricoltori e i territori – conclude Serluca – e costruire insieme le risposte necessarie. La Regione sarà al fianco delle imprese agricole e delle comunità coinvolte».
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07 Set, 2026 | Comunicare il sociale
Sarà la monumentale Villa delle Ginestre, luogo del cuore e della memoria leopardiana alle pendici del Vesuvio, a ospitare lunedì 14 settembre 2026, a partire dalle ore 19:00, la cerimonia di consegna della diciannovesima edizione del Premio “La Ginestra”, prestigioso riconoscimento che nasce dalla collaborazione tra il Rotary Club Torre del Greco e Comuni Vesuviani, la Fondazione Ente Ville Vesuviane e l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Il premio letterario leopardiano, ormai punto di riferimento nel panorama culturale nazionale, è stato quest’anno assegnato all’unanimità al Centro Nazionale di Studi Leopardiani (CNSL) di Recanati. A ritirare il premio sarà la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta recanatese e vicepresidente del CNSL.
La cerimonia di premiazione a Villa delle Ginestre – dimora vesuviana che accolse Leopardi e che conserva intatta l’ispirazione della celebre ode – si preannuncia come un evento di altissimo profilo culturale e artistico.
La serata, condotta dalla giornalista e critica letteraria Donatella Trotta, sarà impreziosita da momenti di grande intensità scenica e musicale. Le letture di Fabio Cocifoglia dialogheranno con le musiche di Gioachino Rossini, eseguite dal quartetto d’archi e contrabbasso composto dai violini di Riccardo Zamuner e Alberto Marano, dal violoncello di Raffaele Rigliari e dal contrabbasso di Gianluigi Pennino. L’introduzione all’ascolto e la consulenza artistica saranno curate dal maestro Giovanni Oliva.
Costituto nel 1937, in occasione del primo centenario della scomparsa del poeta, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani nacque con un mandato programmatico e ambizioso: promuovere e favorire gli studi e le ricerche sulla vita e sulle opere di Giacomo Leopardi, nonché sui movimenti culturali e sull’ambiente storico a esso connessi. A distanza di quasi novant’anni, il bilancio di questa straordinaria avventura intellettuale è decisamente positivo. Il CNSL ha saputo farsi custode e propulsore di un’indagine globale sull’universo umano e intellettuale leopardiano, unendo cultura e società, passato e futuro, l’Italia e il mondo.
Nel corso dei decenni, l’istituzione recanatese – guidata dal 2008 dal presidente Fabio Corvatta – ha dato vita a innumerevoli convegni internazionali, ha favorito la diffusione di traduzioni in ogni angolo del globo e ha visto fiorire cattedre leopardiane nei principali atenei italiani ed europei.
Tra i traguardi più recenti e innovativi spicca la realizzazione della Biblioteca Digitale Leopardiana, avviata in sinergia con l’ICCU, la Biblioteca Nazionale di Napoli e l’Università di Macerata: una piattaforma monumentale che rende accessibile l’intera autografia del poeta, i postillati, gli studi e l’iconografia, spalancando una finestra inedita sul laboratorio creativo dello scrittore. Sul piano territoriale e materiale, il CNSL ha inoltre promosso interventi di restauro conservativo, restituendo all’antica e incantata fisionomia persino il celebre colle dell’Infinito.
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07 Set, 2026 | Comunicare il sociale
A Gaza, ancora una volta, sono stati i più piccoli a pagare il prezzo più alto. Sabato sono stati sepolti 106 corpi recuperati dalle macerie di un edificio residenziale nel sud-est di Gaza City, distrutto più di due anni fa in un attacco aereo israeliano. Tra le vittime, 73 erano bambini. È la seconda volta nel giro di un solo mese che la città celebra un funerale di massa di queste proporzioni. Una circostanza che, secondo quanto riferito dall’Unicef, restituisce l’immagine di una guerra che continua a colpire l’infanzia palestinese anche a distanza di anni dagli attacchi, quando corpi ancora sepolti sotto le rovine vengono progressivamente riportati alla luce.
«Nel giro di un mese abbiamo assistito due volte alla stessa scena straziante a Gaza: bambini che depongono fiori e accendono candele sui corpi di altri bambini durante un funerale di massa» ha dichiarato Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale. «Queste vite spezzate sono la testimonianza del costo brutale che questa guerra sta imponendo ai più piccoli. Tutto questo non può diventare normale, come purtroppo è accaduto con tante altre tragedie a Gaza».
Per l’organizzazione, l’accumularsi di questi episodi non può essere accettato come un fatto ordinario. «Queste immagini devono indignarci» ha proseguito Alhendawi. «L’umanità non può accettare che i funerali di massa di bambini palestinesi diventino una realtà quotidiana. Non possiamo restare a guardare mentre tutto questo continua». Il riferimento è anche al tempo trascorso dall’accordo che avrebbe dovuto fermare le ostilità: «Sono trascorsi 332 giorni dalla firma del piano di cessate il fuoco, eppure da allora sono stati uccisi più di 300 bambini — ha aggiunto il direttore regionale di Save the Children —. Le forze israeliane devono smettere di uccidere, sfollare e ferire i bambini». Dall’inizio del conflitto, secondo i dati citati dall’organizzazione, sono morti oltre 21.000 minori.
Alhendawi ha inoltre richiamato la comunità internazionale ai propri obblighi previsti dal diritto internazionale, chiedendo che i responsabili dei danni inflitti ai bambini palestinesi siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Save the Children ha inoltre sollecitato le autorità israeliane a consentire l’accesso alle squadre di ricerca e recupero e l’ingresso di mezzi pesanti, attrezzature specialistiche e risorse forensi necessarie per estrarre le persone ancora sepolte sotto le macerie, ricordando il diritto delle famiglie a recuperare, identificare e piangere i propri figli.
Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che Gaza si trova a celebrare esequie di questa portata: lo scorso agosto centinaia di persone si erano riunite a Deir al-Balah per un funerale di massa dedicato a 112 vittime — tra cui 40 bambini — di un raid israeliano del novembre 2023 che aveva raso al suolo un intero isolato residenziale. Il ripetersi di episodi analoghi, a distanza di poche settimane, testimonia quanto le operazioni di recupero delle vittime dalle macerie restino, a Gaza, un processo lungo e ancora lontano dal concludersi. Per Save the Children la strada resta una sola: un cessate il fuoco permanente, la ricostruzione e l’avvio di un percorso di ripresa per la popolazione della Striscia.
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07 Set, 2026 | Comunicare il sociale
I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale vedono un collegamento ideale tra quanto accaduto ad Airola, quanto accaduto a Sparanise e la vicenda del grande sito di stoccaggio dei rifiuti di Giugliano. Non è nostra intenzione stabilire, responsabilità riconducibili a vicende del passato né sovrapporre situazioni che hanno caratteristiche e storie differenti – si legge in una nota inoltrata agli organi di stampa – è però difficile non cogliere, nella successione di questi episodi, il ripetersi di una dinamica che la storia ambientale della Campania ci ha già mostrato troppe volte. Cambiano i luoghi, cambiano gli impianti, cambiano gli uomini e le stagioni della politica, ma resta una costante: enormi quantità di rifiuti rimangono per anni a dormire nei territori e, prima o poi, qualcosa accade. Ad Airola come a Sparanise, il fuoco ha restituito improvvisamente alla collettività ciò che la quotidianità aveva finito per rendere quasi invisibile. Quei rifiuti che per anni sembrano immobili, dimenticati, finiscono per tornare protagonisti nel modo peggiore: attraverso il fumo, l’odore acre della combustione, l’allarme della popolazione e la necessità di verificare cosa sia stato immesso nell’ambiente. È una storia che si ripete perché quei siti, a differenza della memoria politica, non hanno memoria breve. Rimangono lì, continuano a contenere ciò che contenevano e continuano a rappresentare una potenziale fonte di rischio. Ed è per questo che Giugliano non può essere considerata una questione archiviata soltanto perché, in questo momento, non occupa le prime pagine dei giornali. La politica, nel frattempo, sembra spesso vivere una stagione nella quale la rappresentazione prevale sulla realtà, impegnata più a raccontarsi che a governare ciò che resta sul territorio. I cittadini, invece, fanno quello che possono: provano a vivere, a lavorare, a guardare avanti e, talvolta, anche a dimenticare. Ma i grandi accumuli di rifiuti non dimenticano e non scompaiono. Restano come una presenza silenziosa, quasi estranea al tempo della politica, fino a quando un nuovo incendio non riporta tutti al punto di partenza.
È questo il vero elemento che deve preoccuparci, fanno sapere dai Circoli: l’orologio dell’emergenza che continua a tornare indietro. Ogni volta si ricomincia dalle stesse domande, dagli stessi monitoraggi, dalle stesse paure e dalle stesse promesse di maggiore attenzione. Una sorta di Chernobyl che, nella percezione collettiva, rivive ogni volta uguale: non per le dimensioni dell’evento, naturalmente, ma perché ogni emergenza sembra consumarsi secondo lo stesso copione, per poi lasciare nuovamente sul territorio ciò che c’era prima. Ci ricordano che la questione dei rifiuti non finisce quando il rifiuto viene stoccato e che un sito apparentemente fermo può continuare ad avere una propria, inquietante vita. Per questo riteniamo che Giugliano debba essere osservata con attenzione. Perché il problema non è soltanto ciò che brucia oggi. Il problema è ciò che, domani, potrebbe tornare a bruciare. E sarebbe imperdonabile dover attendere ancora una volta una colonna di fumo per ricordarci che quei problemi non erano mai scomparsi.
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