28 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Franz Cerami indaga il quartiere Pianura a Napoli coinvolgendo i più giovani. Al via il laboratorio di digital storytelling guidato dall’artista partenopeo di fama internazionale. Ragazze e ragazzi accompagnano Cerami nel percorso tra arte contemporanea e territorio che si fonderanno nelle opere audiovisive che il grande artista realizzerà nel quartiere di Napoli Ovest.
L’occasione è parte di “Città – Ritratto – Comunità. Per una narrazione visiva dei territori”, progetto dell’associazione CTG Turmed, tra i sette progetti espositivi della seconda edizione di “Visioni contemporanee” promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026. Dopo un primo appuntamento dedicato alla formazione dei giovani e un secondo momento in cui sono stati realizzati ritratti a diverse donne di Pianura si prosegue con altri incontri per esplorare la zona occidentale di Napoli focalizzando l’attenzione su alcuni angoli che ispireranno gli adolescenti e l’artista che porterà, per la prima volta, la sua arte nel popoloso quartiere. Si parte, dunque, dall’ascolto dei residenti con il laboratorio con l’obiettivo di realizzare un ritratto di Pianura partendo dal basso. Da metà maggio 2026 i materiali audiovisivi realizzati dai giovani e dal team di Franz Cerami saranno presentati al pubblico animando il centro giovanile comunale “Pio Maimone – Casa della Cultura” così da creare un confronto tra la ricerca artistica e gli sguardi emersi dal lavoro sul territorio.
A seguire nel quartiere arriverà anche una selezione di opere audiovisive e videoinstallazioni di Franz Cerami che conta esposizioni in tutto il Mondo. Il pubblico sarà accompagnato in un percorso che attraversa i temi centrali della ricerca dell’artista attraverso le opere T2 Portraits, Ritratto di Maratea, Mussu, Denzolu, Face It, Limen Portraits, Remix Portraits e Pink City.
Il progetto è curato dall’associazione CTG Turmed in sinergia con la cooperativa sociale Adesia, con la direzione artistica di Paolo Modugno. L’iniziativa è promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026.
Franz Cerami si divide tra Rio de Janeiro e Napoli, dove è nato nel 1963. Nel 2023 è stato nominato per la terza volta Ambasciatore del Design Italiano nel mondo dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Insegna Retorica e Storytelling Digitale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Cerami ha prodotto ed esposto le sue opere nelle città di Napoli, Roma, Palermo, Parigi, San Pietroburgo, Lisbona, Rio de Janeiro, Milano, Jerevan, Tirana, San Paolo, Marrakech, Sarajevo, Kuala Lumpur.
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27 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
In occasione del 44esimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre, ispiratore della Legge che ha previsto per la prima volta nell’ordinamento italiano il reato di associazione mafiosa e la confisca dei patrimoni illeciti, il giorno 30 aprile 2026, alle ore 15:30 presso Casa Glo – La Gloriette, in via Petrarca, 50, Napoli, bene confiscato alla camorra, si terrà la presentazione del volume: “Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Da maltolto a bene comune. Analisi comparativa della legislazione vigente in Italia e in Europa“.
L’opera analizza la normativa italiana ed europea, nonché la normativa di alcuni Paesi europei, in materia di sequestro, confisca e riuso sociale dei beni sottratti alle mafie ed è stato realizzato grazie al contributo di notevoli studiosi provenienti da ogni parte d’Europa. Hanno contribuito alla stesura del volume la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il già procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, le studiose, gli studiosi, le esperte e gli esperti Mariagisa Landolfi, Jesús Palomo, Luis Vallés, Riccardo Falcone, Tatiana Giannone, Francesco Menditto, Carla Pansini, Carlo Magri, Roberta Rocco, Emilia Wesolowska, Eugenia Grecu, Nicolae Radu, Caroline Peloso ed Enrico Tedesco.
La giornata sarà dedicata alla riflessione in merito al buon riuso dei beni confiscati in un luogo, La Gloriette, dove la cooperativa sociale “L’Orsa Maggiore” porta avanti percorsi di autonomia dedicati alle giovani e ai giovani con disabilità e si concluderà con un breve aperitivo a cura della stessa cooperativa.
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27 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Debutta in prima nazionale giovedì 30 aprile alle ore 21, al Ridotto del Mercadante, lo spettacolo La Noia, scritto e diretto da Manuel Di Martino, in scena con repliche fino a domenica 10 maggio, nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
“Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo, quale sceglieresti? […] Io ti sto chiedendo il momento più forte. Quello più intenso. Come se la vita all’improvviso ti avesse dato un morso.”
È questo l’incipit che introduce lo spettatore nel cuore della narrazione. Un’opera intensa e provocatoria che interroga il pubblico sul senso dell’esperienza, del limite e della responsabilità individuale attraverso il racconto di una generazione sospesa tra la ricerca di emozioni estreme e la perdita di significato.
In scena Giampiero De Concilio (Renato), Marcello Manzella (Thomas), Francesco Roccasecca (Daniel) e Caterina Tieghi (Lara) danno vita ai quattro giovani protagonisti. Le scene sono firmate da Luigi Ferrigno, i costumi da Giuseppe Avallone, le luci da Desideria Angeloni. Le musiche sono di Gianluigi Montagnaro autore e interprete, insieme a Igor “I FLY” Tonso, anche del brano In the dark di prossima uscita su Spotify.
Quando ci sentiamo realmente vivi? È a partire da questa domanda esistenziale che si intrecciano le vite dei personaggi de La Noia.
Ogni settimana, a mezzanotte, i quattro giovani si incontrano in un appartamento privato, chiamato Il Tempio, dove, tra risate e tempo perso, si raccontano gli attimi di vita rubati e rivissuti nei giorni precedenti. Il gioco è semplice e ha regole ben precise e piuttosto rigide. Ciascuno deve far confessare ad un estraneo quale sia stato l’attimo più significativo della sua esistenza, e riviverlo il più rapidamente possibile.
Tutto sembra funzionare, è divertente, ha una qualche sua filosofia. Finché, uno dei partecipanti del gruppo, in cerca di attimi sempre più estremi, supera il limite. Confessa, infatti, di aver dato fuoco all’auto in cui dormiva un senzatetto e di averlo guardato morire.
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27 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Dal concentrato di pomodoro alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi legati alla guerra in Iran. È l’allarme lanciato dagli agricoltori della Campania, giunti al Brennero per unirsi ai colleghi di tutta Italia. A dare man forte al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo si sono uniti il presidente regionale Ettore Bellelli e il vice presidente nazionale il beneventano Gennarino Masiello.
“Con il Brennero – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato”.
La difesa del lavoro delle imprese agricole passa in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”.
Un prodotto simbolo sono le cagliate. “Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”, intrufolati nei banchi al fianco di quelli originali. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro” afferma il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.
“Un altro prodotto della Campania minacciato dalle importazioni selvagge è il pomodoro. Quello trasformato (256mila tonnellate) consente di realizzare sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane” aggiunge.
Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali.
Ma il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. “Dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce” aggiunge il vice presidente Gennarino Masiello.
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27 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
Si è svolto presso l’Auditorium Porta del Parco di Napoli l’incontro “Donare è amare”, iniziativa promossa dall’organizzazione di volontariato “Gli Unicorni di Diana”, che ha coinvolto studenti della X Municipalità in una intensa mattinata dedicata alla cultura della solidarietà e della donazione. L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, professionisti della salute, volontari e giovani, con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sul valore del dono come gesto concreto di amore e responsabilità verso il prossimo.
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali di Rossella Prezioso e dell’avvocato Michele Bisceglia, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione “Gli Unicorni di Diana”, insieme ai rappresentanti del territorio e del mondo sociale. Tra gli interventi anche quelli di Carmine Sangiovanni, presidente della X Municipalità, di Flavia Matrisciano, direttrice della Fondazione Santobono Pausilipon, e del dottor Antonio Gialanella della Fondazione per i Diritti Fondamentali. A moderare la giornata è stata la professoressa Maria Vittoria Bramante.
Particolarmente significativo il contributo scientifico della dottoressa Antonietta Incarnato, direttore medico di Immunoematologia, che ha illustrato agli studenti l’importanza della donazione e il valore che un semplice gesto può avere nella vita di chi affronta gravi patologie. Grande emozione hanno suscitato anche le testimonianze dirette dei protagonisti dell’incontro: il dottor Francesco Sazio ha raccontato la propria esperienza come donatore di midollo osseo, mentre David Simonelli e Paola De Blasio, vicepresidente della Fondazione Domenico Cirillo, hanno condiviso storie di impegno civile, speranza e vicinanza alle persone più fragili.
L’iniziativa ha coinvolto attivamente gli studenti, che hanno partecipato con attenzione e sensibilità ai momenti di dialogo e riflessione. Attraverso il confronto con esperti e testimonianze autentiche, i ragazzi hanno potuto comprendere quanto la solidarietà possa trasformarsi in uno strumento concreto di aiuto e cambiamento sociale.
L’evento si è concluso con un forte messaggio rivolto ai giovani: costruire una società più umana e inclusiva significa partire dall’educazione al dono, all’empatia e alla responsabilità collettiva. Un appuntamento che ha confermato il valore della collaborazione tra scuola, associazionismo e istituzioni nella diffusione di una cultura della solidarietà capace di lasciare un segno profondo nelle nuove generazioni.
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24 Apr, 2026 | Comunicare il sociale
I dati degli ultimi anni parlano di una nuova migrazione sommersa. Oltre al costante aumento dei trasferimenti di giovane manodopera e di laureati dalle regioni del meridione verso il centro-nord d’Italia, negli ultimi vent’anni si nota un considerevole aumento di trasferimenti di over 75 dalle proprie regioni verso il settentrione della penisola.
I dati raccolti nella nuova ricerca SVIMEZ in collaborazione con Save The Children “Un Paese, due emigrazioni” parlano di 350mila giovani che lasciano le proprie regioni d’origine, ovvero quote triplicate nell’ultimo ventennio, con indicazione del fatto che i giovani studenti scelgono già Università lontane dalla propria residenza con aumento percentuale di donne laureate e di scelta di destinazioni all’estero.
“Le crescenti migrazioni giovanili generano un effetto di impoverimento complessivo che cambia gli equilibri e le proporzioni della società, ridefinendo l’intera piramide sociale. Con le partenze della parte più giovane e dinamica, le aree di svuotano di dinamismo, innovazione, idee, futuro, progettualità, aspirazioni. Perché un effetto progressivo di spopolamento si riversa anche sui progetti dei giovanissimi, che crescono maturando sin da piccoli una disaffezione “innaturale” verso il proprio luogo di nascita. Già in età adolescenziale sono consapevoli che per potersi realizzare dovranno emigrare. Quasi il 40% degli adolescenti del Mezzogiorno immagina un futuro lontano da casa” spiega la dottoressa Serenella Caravella dello SVIMEZ.
Questi spostamenti trascinano anche la migrazione di una nuova categoria di italiani: i cittadini over 75.
I numeri parlano chiaro: dal 2002 al 2024 si è passati da 96 mila spostamenti a 184 mila. Si tratta di trasferimenti non ufficiali perché questi “nonni con la valigia” non modificano la loro residenza ma si trasferiscono di fatto e per lunghi periodi al centro-nord. Aumento che è raddoppiato nel corso degli ultimi venti anni, fatta eccezione evidentemente solo nel periodo delle restrizioni negli spostamenti per il Covid.
I motivi del fenomeno, lo SVIMEZ, li riscontra non solo nei tentativi di ricongiungimento familiare con i figli emigrati ma soprattutto perché le regioni del nord sono percepite dagli anziani come più efficienti per ricevere assistenza sanitaria.

“Un giovane laureato su quattro, tra coloro che da Sud emigrano al Nord, porta con sé almeno un genitore. Li abbiamo quindi chiamati “nonni” per evidenziare, da un lato quanto il loro sostegno sia una forma di “welfare” familiare che consente ai propri figli, diventati a loro volta genitori, di bilanciare vita lavorativa e familiare. Da un’altra prospettiva, questa forma di ricongiungimento familiare consente agli anziani di avere a loro volta supporto dai figli per fare fronte alle difficoltà fisiologiche che affiorano con l’avanzare degli anni, un supporto che sarebbe loro negato se fossero rimasti a vivere in solitudine nel Mezzogiorno. Spostandosi, questi nonni possono beneficiare di un’offerta di servizi sanitari qualitativamente migliore di quella che avrebbero ricevuto al Sud, dove i sistemi sanitari continuano a soffrire di una carenza strutturale di risorse, finanziarie e umane. Ma ci sono anche altri tipi di servizi, ricreativi e culturali, verde pubblico, di cui i nonni del Sud riescono a godere migrando al Centro-Nord. Sono condizioni che fanno la differenza nella qualità della vita degli anziani” sottolinea ancora la dottoressa Caravella.
Essendo trasferimenti di fatto che però non si traducono in cambi di residenza, lo SVIMEZ, ha potuto dare contezza del volume di tali emigrazioni grazie ai dati del Servizio Sanitario Nazionale relativi alle cosiddette compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e considerando spesa pro capite per farmaci della popolazione anziana. Si conoscono infatti le cifre che le regioni da cui si parte devono pagare alle regioni in cui si arriva per ricoveri, operazioni, degenze e farmaci.
Dall’ultima rilevazione, le regioni meridionali hanno dovuto rimborsare prestazioni e servizi per quasi 1 miliardo di euro e la Campania che ha accumulato nello specifico un disavanzo verso le altre regioni di 281 milioni di euro si posiziona tra le regioni più debitrici, oltre che la regione del Mezzogiorno dalla quale parte il maggior numero di anziani.
di Emanuela Nicoloro
Vedi anche: Accordo tra CSVnet e Rete Associativa ADA
Volontariato, longevità attiva ed intergenerazionalità: accordo tra CSVnet e la Rete Associativa ADA per rafforzare le iniziative di settore per le persone anziane
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