ANTINCENDIO BOSCHIVO, SCADE IL 14 MAGGIO IL BANDO DI SELEZIONE PER 48 UNITÀ
L’articolo ANTINCENDIO BOSCHIVO, SCADE IL 14 MAGGIO IL BANDO DI SELEZIONE PER 48 UNITÀ proviene da Comunicare il sociale.
L’articolo ANTINCENDIO BOSCHIVO, SCADE IL 14 MAGGIO IL BANDO DI SELEZIONE PER 48 UNITÀ proviene da Comunicare il sociale.
Si è chiusa tra gli applausi la prima edizione del “Premio Antonio Carbone”, il concorso gastronomico istituito per onorare il ricordo del celebre maestro pasticciere di Marigliano, venuto a mancare prematuramente. La cornice storica del Chiostro del Santuario della Madonna della Speranza ha fatto da sfondo a una sfida che ha coinvolto 8 Istituti Alberghieri campani, trasformando il dolore per la perdita in un’opportunità di crescita per le nuove leve.
Il gradino più alto del podio lo ha conquistato il team “Primavera Mariglianese” dell’ IS “Manlio Rossi Doria”. Gli studenti hanno convinto i giudici con “Aurora Vesuviana”, una creazione complessa che richiama i colori dell’alba sul Vesuvio vista da Marigliano. Un roll di croissant dalla sfogliatura millimetrica, arricchito da ricotta di bufala, caffè e albicocche del territorio.
Nota di merito e premio speciale alla squadra “Dolcetti Ristretti” dell’Istituto “Enrico Caruso”, operante all’interno del carcere di Secondigliano. Con il loro dessert “Nuvola di primavera”, i ragazzi hanno dimostrato che l’arte bianca può essere una via concreta di reinserimento e libertà creativa.
Il tavolo tecnico, composto da Angelo Carbone, pasticciere figlio del compianto Antonio, Carmen Vecchione, nota pasticciera irpina e Tiziana D’Angola Federico, food blogger, ha sottolineato lo spessore umano della kermesse, mettendo in luce l’importanza della manifestazione come opportunità di crescita e confronto per le giovani generazioni.
L’evento, destinato a diventare un pilastro annuale per la pasticceria regionale, ha confermato Marigliano come centro di eccellenza e cuore pulsante della tradizione artigiana campana.
di Annatina Franzese
L’articolo Il premio Antonio Carbone trasforma il talento dei giovani in futuro proviene da Comunicare il sociale.
L’Università Federico II ha celebrato la Festa della Mamma con un appuntamento speciale dedicato al tema della prematurità. Nell’Aula Magna del CESTEV, già sede di Biotecnologie, si sono ritrovati medici, volontari, istituzioni e tante famiglie per una giornata all’insegna della condivisione, del sostegno e della speranza. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus insieme alla Neonatologia e alla Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, con l’obiettivo di celebrare i piccoli nati prematuri e accompagnare le famiglie che affrontano questo delicato percorso.
L’evento ha rappresentato anche un momento di incontro particolarmente emozionante tra il personale sanitario e molti ex prematuri che oggi sono diventati bambini e ragazzi. Presenti il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, la dottoressa Elvira Bianco, il professor Francesco Raimondi, Ordinario di Pediatria e Direttore dell’Unità Operativa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, oltre che presidente dell’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus, e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Accanto a loro anche numerosi rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e del volontariato, uniti per ribadire l’importanza di una rete di sostegno concreta per i neonati prematuri e le loro famiglie.
Alla manifestazione hanno partecipato inoltre la consigliera comunale Alessandra Clemente, il professor Giovanni Esposito, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II, il professor Giuseppe Bifulco, direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’AOU Federico II, Vincenzo Ferrara della Fondazione Cannavaro-Ferrara, Amedeo Manzo, presidente della BCC Napoli, Nico della pizzeria Palato della famiglia Balato, la dottoressa Giuseppina Mansi e Ida Padolecchia dell’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus. La mattinata è stata accompagnata dalla musica di Luciano Martucci, Lilia Iodice, Daniela Schioppa e Caterina Musella, che hanno contribuito a creare un clima di festa e partecipazione. Grande coinvolgimento anche grazie all’agenzia di animazione “Lacci sciolti” e all’associazione “SuperEroi in corsia”, che hanno regalato sorrisi e momenti di svago ai più piccoli e alle loro famiglie.
Ogni anno in Italia nascono circa 28mila bambini prematuri, cioè prima della trentasettesima settimana di gestazione; di questi, circa 3mila sono in Campania. Si tratta di neonati particolarmente fragili, che necessitano di cure specialistiche, tecnologie avanzate e assistenza continua. Il percorso non termina con la dimissione dalla Terapia Intensiva Neonatale: il monitoraggio della crescita e dello sviluppo neurologico dei piccoli resta infatti fondamentale nei primi anni di vita.
A sottolinearlo è stato il professor Francesco Raimondi, che ha evidenziato l’importanza del follow-up dedicato ai bambini prematuri. “Il periodo successivo alla dimissione è essenziale per monitorare lo sviluppo neuro-evolutivo dei piccoli pazienti. È necessario garantire percorsi personalizzati e controlli mirati per individuare tempestivamente eventuali difficoltà e intervenire precocemente”, ha spiegato. Il programma di follow-up della Federico II segue i bambini dai tre mesi fino ai sei anni di età e coinvolge in particolare i nati sotto le 32 settimane di gestazione, i neonati con peso inferiore ai 1500 grammi e quelli che hanno subito asfissia perinatale trattata con ipotermia terapeutica. Il percorso è strutturato secondo le linee guida della Società Italiana di Neonatologia.
Il professor Raimondi ha poi ricordato che circa 400 neonati ogni anno necessitano del ricovero presso la Terapia Intensiva Neonatale della Federico II. Una piccola percentuale di questi bambini può sviluppare problematiche importanti, come paralisi cerebrale, gravi ritardi psicomotori, sordità o deficit visivi. In molti altri casi possono manifestarsi difficoltà più lievi, legate allo sviluppo motorio, al linguaggio, alla comunicazione o alla relazione. Da qui la necessità di una rete territoriale sempre più efficiente e coordinata, capace di garantire interventi rapidi e percorsi di supporto adeguati alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie.
Anche il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, Elvira Bianco, ha ribadito il valore dell’iniziativa, definendo la cura del neonato prematuro una delle sfide più complesse e delicate della medicina moderna. “La Terapia Intensiva Neonatale della Federico II rappresenta un punto di riferimento non solo durante il ricovero, ma anche nel percorso di accompagnamento successivo delle famiglie. Occasioni come questa dimostrano quanto sia importante la collaborazione tra ospedali, associazioni e istituzioni per offrire ai bambini le migliori possibilità di crescita”, ha dichiarato.
Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha evidenziato l’eccellenza rappresentata dal reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Federico II e il ruolo fondamentale dell’Associazione Soccorso Rosa Azzurro. Il primo cittadino ha sottolineato come la professionalità del personale sanitario e la collaborazione con il mondo del volontariato rappresentino un esempio concreto di impegno al servizio delle famiglie e dei più piccoli.
Il professor Giovanni Esposito ha invece posto l’attenzione sull’importanza della multidisciplinarietà nel campo della neonatologia. Secondo il presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II, la formazione delle diverse figure professionali coinvolte nell’assistenza ai neonati prematuri costituisce un elemento essenziale per garantire cure sempre più efficaci e specializzate.
Nel corso della giornata è stato inoltre celebrato il lungo lavoro svolto dall’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus, da oltre vent’anni al fianco dei neonati ricoverati presso la Federico II e delle loro famiglie. Grazie al sostegno di donatori e realtà vicine alla causa della prematurità, il reparto ha potuto dotarsi di nuove attrezzature fondamentali per l’assistenza dei piccoli pazienti.
Tra le donazioni più recenti figurano le sedie dedicate alla Kangaroo Therapy, donate da Mariano Balato, strumenti pensati per favorire il contatto pelle a pelle tra genitori e neonati e sostenere l’allattamento. La Fondazione Cannavaro-Ferrara ha invece contribuito con un’isola neonatale completa di sistemi avanzati per la rianimazione neonatale. A queste si aggiungono due sonde ecografiche di ultima generazione, acquistate grazie a raccolte fondi promosse rispettivamente da Raffaele Lanzetta e Marioluigi Rambone e dall’associazione Noi Donne di Teverola.
Negli ultimi vent’anni l’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus ha sostenuto concretamente la Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II attraverso la donazione di ambulanze, apparecchiature elettromedicali e numerosi servizi destinati ai piccoli ricoverati e ai loro familiari. Fondamentale anche il contributo del 5×1000, che ha permesso di migliorare le tecnologie del reparto, rafforzare i servizi di accoglienza per i genitori e investire nella formazione del personale sanitario.
La giornata si è conclusa con un nuovo impegno condiviso tra associazioni, istituzioni e sostenitori della Federico II: continuare a investire nel futuro della Terapia Intensiva Neonatale, a partire dal progetto di ristrutturazione e ampliamento del reparto annunciato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria. Un segnale importante per garantire ai neonati prematuri cure sempre più efficaci e un’assistenza capace di accompagnare le famiglie lungo tutto il percorso di crescita dei loro bambini.
di Adriano Affinito
L’articolo Alla Federico II la carezza della cura per i nati prematuri proviene da Comunicare il sociale.
Una giornata che resterà scolpita nel cuore di Napoli. Papa Leone XIV ha attraversato la città in un crescendo di emozioni, partendo questa mattina da Pompei, per poi raggiungere il Duomo di Napoli e infine piazza del Plebiscito.
Al suo arrivo in via Duomo, Leone XIV è stato accolto da un’esplosione di colori e musica: i bambini dell’associazione San Camillo di San Biagio dei Librai, con cappellini e bandierine gialle, hanno fatto festa al passaggio della papamobile, mentre la banda del progetto “Canta, suona e cammina” intonava le note di ’O sole mio.
Il Papa ha salutato le centinaia di persone in strada e quelle affacciate ai balconi prima di entrare in Cattedrale. “Ciao Napoli!”, il suo saluto appena varcata la soglia, accolto da un applauso interminabile. Ad attenderlo sul sagrato l’Arcivescovo don Mimmo Battaglia, insieme ai vescovi ausiliari e ai membri del Capitolo metropolitano.
Dopo la preghiera privata nella Real Cappella del Tesoro e il momento solenne all’altare maggiore — dove il Papa ha baciato l’ampolla del Sangue di San Gennaro già sciolto tra le grida del coro “Papa Leone” — si è tenuto il tradizionale scambio di doni.
Il presule ha donato la scultura “Cor a(d) Cor” dell’artista Djmitri Cacace. Il Santo Padre, invece, ha regalato a Battaglia un calice. Un gesto di reciproca stima tra il Successore di Pietro e la Chiesa partenopea, simbolo di un legame che si rinnova. All’uscita, come da programma, la banda ha salutato il Pontefice con la melodia di ’O surdato ’nnammurato.
La seconda parte della giornata è in Piazza del Plebiscito. Dopo un saluto alla comunità dei Minimi in Basilica e alle autorità, il Papa incontra la città.
Sul palco, le voci guida di Chiara del Gaudio e Andrea Sarubbi con racconti e testimonianze di vita vissuta, accompagnati dal Coro del maestro Carlo Morelli e dall’entusiasmo dei giovani della Pastorale giovanile.
Dopo il discorso del Santo Padre, la piazza si raccoglierà in un silenzio orante per l’Atto di affidamento alla Vergine Maria davanti all’immagine dell’Immacolata di don Placido Baccher, portata in piazza per celebrare il secondo centenario dell’Incoronazione.
La visita termina con la benedizione apostolica e il trasferimento finale verso la Rotonda Diaz. Qui, tra gli ultimi saluti dei fedeli, Leone XIV poi risalirà sull’elicottero per fare ritorno in Vaticano.
In mattinata Papa Leone XIV aveva fatto tappa anche a Pompei, dove migliaia di fedeli hanno accolto il Pontefice nel Santuario mariano simbolo universale di fede e speranza. Nel suo intervento il Papa ha richiamato con forza il valore della pace, della fraternità tra i popoli e della vicinanza verso chi vive condizioni di fragilità sociale ed economica. Un messaggio che ha attraversato l’intera giornata campana del Pontefice, tra spiritualità, partecipazione popolare e attenzione agli ultimi.
di Adriano Affinito
L’articolo Fratellanza, pace e speranza: l’abbraccio di Napoli a Papa Leone <font color=”red”> VIDEO e FOTO </font> proviene da Comunicare il sociale.
Tea ha otto anni e mezzo ed è un sorriso tra i tantissimi che illuminano una giornata di sole e speranza. Si alza e legge la sua lettera. «Qui, in questo chioschetto, c’è il nostro futuro che vogliamo costruire insieme a voi grandi. Lasciatecelo vivere». Non parla solo di musica o di gioco, ma di possibilità: il futuro, per lei e per tanti altri bambini prende forma nel MaMeMiMò Park, il primo parco sonoro della Campania dedicato a minori vittime innocenti della criminalità, inaugurato a Cercola qualche giorno fa.
Qui la memoria cambia natura: non è più silenzio da contemplare o un simbolo distante, ma un’esperienza viva e partecipativa, in tanti modi diversi. Tra arbusti, percorsi e installazioni sonore, chiunque può fermarsi, toccare, produrre suoni. Xilofoni, tamburi e strumenti all’aperto diventano accessibili a tutti, a chi è nato tra le note e a chi è invece senza competenze. È in questo gesto semplice che il ricordo si fa concreto, condiviso.
Cuore del parco è “Partiture di memoria”, area interattiva realizzata con il contributo della Fondazione Pol.i.s., dove i suoni prodotti dai visitatori si intrecciano in una narrazione collettiva. Qui la commemorazione abbandona la rigidità dei rituali per trasformarsi in esperienza partecipativa: ogni nota costruisce un ponte tra passato e presente, restituendo dignità alle storie spezzate e rendendole patrimonio comune.
L’inaugurazione ha visto la partecipazione di istituzioni e realtà del territorio: dal vicepresidente della commissione anticamorra della Regione Campania Giorgio Zinno al sindaco di Cercola Biagio Rossi, passando per Rosaria Manzo della Fondazione Pol.i.s. e Arturo Giustardi di Aicip. Presenti anche i rappresentanti della Regione Campania, tra cui la dirigente Rosa Caterina Marmo e Salvatore Apuzzo, a testimonianza di un impegno che tiene insieme livelli diversi ma convergenti.
«Questo progetto esiste perché, nell’ambito di un piano più ampio di riqualificazione e rilancio sociale, abbiamo scelto di investire risorse professionali, morali ed economiche. Ma è la rete che si è creata intorno ad aver costruito, e che continuerà a costruire il resto», spiega Luciana Mazzone, presidente di Scintilla srl e ideatrice del progetto. «Fondazione Polis ha donato le strumentazioni per l’area di Partiture, la Regione Campania ha messo a disposizione 500 alberi per la piantumazione, e tutto questo è stato possibile grazie a un’alleanza concreta. Quando gli intenti sono seri, l’impegno diventa visibile e davvero utile alla collettività».
Il parco nasce infatti da un lavoro condiviso che intreccia istituzioni, terzo settore e cittadini, configurandosi come un laboratorio sociale aperto. Anche l’arte contribuisce a questo processo: la street artist Alessandra Mai ha scelto di intervenire gratuitamente su alcune aree, trasformando muri e spazi in superfici narrative capaci di raccontare emozioni e memoria, e molti altri saranno gli artisti e gli imprenditori che continueranno a investire risorse e competenze a supporto del progetto.
Durante la giornata, la musica ha accompagnato ogni momento: dal coro delle donne “Incanto” all’esibizione dei bambini del coro Voci Bianche Il Manicoro, fino ai brani cantati insieme, in un clima che ha unito partecipazione e leggerezza. Anche la piantumazione degli arbusti, provenienti dai vivai forestali regionali, è diventata un gesto simbolico e collettivo.
Gestito dalla società Scintilla srl, il MaMeMiMò Park si propone come punto di riferimento per famiglie, scuole e associazioni.
di Nadia Labriola
L’articolo Un parco sonoro per costruire il futuro nel ricordo dei bambini vittime innocenti della criminalità, ecco MaMeMiMò Park proviene da Comunicare il sociale.
Un complesso di 25 appartamenti completamente ristrutturati che apre le porte a chi vive un particolare momento di fragilità: anziani rimasti soli, madri con figli, uomini e donne travolti dalla morosità incolpevole o da crisi economiche improvvise. Inaugurata a Milano Casa Seneca, l’ultimo tassello del mosaico di accoglienza firmato dalla Fondazione Progetto Arca, realizzato in stretta collaborazione con l’Associazione Seneca.
L’immobile, acquistato da Progetto Arca nel 2024, rappresenta una risposta concreta a un’urgenza che a Milano non accenna a diminuire. La sua rinascita è il frutto di un’alleanza virtuosa tra terzo settore e mondo privato. Accanto all’Associazione Seneca, partner storico nella cura delle fragilità, si è schierata una nutrita rete di sostenitori: da realtà come Fondazione Cariplo, Fondazione Mediolanum e JTI Italia, fino a partner strategici quali Altana, Permira Foundation, UniCredit, Gruppo Osama e Fondazione Monte di Lombardia. Il progetto ha visto inoltre il contributo di nuovi alleati come Dils, Banca d’Italia, Maisons du Monde e Groupe Seb Italia, a dimostrazione di come la responsabilità sociale sia un motore indispensabile per il welfare cittadino.
Casa Seneca non nasce nel vuoto, ma sorge strategicamente accanto a Cascina Vita Nova, la struttura aperta nel 2021 che ha introdotto il modello dell’housing pet (accoglienza per persone senza dimora insieme ai loro cani). Insieme, queste realtà compongono quella “cittadella della solidarietà” sognata anni fa.
«In questi cinque anni abbiamo dato vita nel quartiere a una mensa da 70 pasti al giorno, un market e un guardaroba solidali, e oggi aggiungiamo i 25 appartamenti di Casa Seneca – spiega Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca- La casa è il caposaldo su cui si fonda la nostra attività. Con questa apertura offriamo speranza a chi ha bisogno di un accompagnamento per risollevarsi».
L’accoglienza, che può durare fino a due anni rinnovabili, non è solo un tetto. Gli ospiti di Casa Seneca – che dispone di 9 monolocali, 14 bilocali e 2 trilocali – sono persone con media o alta autonomia. Contribuiscono alle spese secondo le proprie possibilità, liberati dall’incubo di affitti onerosi per potersi concentrare sulla propria ripresa. Fondamentale è il supporto di un’equipe multidisciplinare che include l’educatore finanziario, figura chiave per aiutare gli inquilini a maturare una gestione consapevole del reddito in vista di una futura indipendenza abitativa.
Ad accogliere chi varca la soglia di via Scanini non c’è solo funzionalità, ma anche estetica. Gli arredi sono curati nei minimi dettagli, seguendo il principio che la bellezza sia un potente stimolo psicologico verso il riscatto. Questo concetto è ribadito dal grande murale che domina la facciata dell’edificio, opera dello street artist Federico Pongo 3D, che narra visivamente il senso di dialogo e comunità. «Obiettivo è prevenire la degenerazione delle condizioni precarie, psicologiche e relazionali- sottolinea Roberta Garbagnati, presidente dell’Associazione Seneca – Forniamo un ambiente accogliente supportato dai volontari, con momenti di socializzazione necessari in attesa di un alloggio definitivo».
Il successo del modello è confermato dai numeri forniti da Costantina Regazzo, direttrice delle relazioni esterne di Progetto Arca: nell’ultimo anno, 9 persone accolte su 10 sono riuscite a tornare a vivere in una casa propria. Con Casa Seneca, le abitazioni messe a disposizione dalla Fondazione a livello nazionale salgono a 181, confermando che la via della riabilitazione sociale passa necessariamente attraverso la dignità di quattro mura.
di Walter Medolla
L’articolo Casa Seneca, nasce la “Cittadella della Solidarietà” proviene da Comunicare il sociale.