17 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
“La lotta all’HIV procede troppo lenta e non sta dando i risultati sperati, quelli che dovrebbero garantire la fine dell’epidemia entro il 2030, come stabilito dalle Nazioni Unite. Nonostante i progressi della ricerca scientifica e delle terapie antiretrovirali, la mancanza di informazione, la scarsa diffusione della PrEP, lo stigma persistente e il silenzio che ancora avvolge l’HIV impediscono la diminuzione del numero di nuove infezioni. Gli ultimi dati italiani indicano che nel 2023 sono state registrate ancora oltre 2.300 nuove diagnosi, di cui il 60% avvenute quando il sistema immunitario è già compromesso”. Le strategie per rendere nuovamente centrale il tema dell’infezione da HIV nell’agenda politica e sanitaria italiana e rilanciare l’azione pubblica per contrastarne la diffusione sono state al centro di ‘HIV SUMMIT: Ending the HIV Epidemic in Italy’, l’evento che si è svolto oggi a Roma e che ha coinvolto istituzioni, decisori politici, esperti del mondo medico-scientifico e rappresentanti delle associazioni.
Particolare attenzione è stata posta al tema della prevenzione, strumento “chiave” per cambiare rotta e raggiungere l’obiettivo di diminuire drasticamente il numero di nuove infezioni, hanno fatto sapere gli esperti, e sul concetto di U=U (undetectable=untransmittable, cioè non rilevabile, non trasmissibile). L’innovazione terapeutica, infatti, da una parte consente di pensare a una protezione pre-esposizione efficace e flessibile, dall’altra a terapie in grado di abbassare così tanto la carica virale da impedire la trasmissione del virus da parte della persona con HIV.
“Nonostante questi innegabili successi, restano ancora criticità che è necessario affrontare a livello globale- ha fatto sapere nel corso dell’evento il professor Stefano Vella, Infettivologo e docente di salute globale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma- Va garantito un maggior accesso alle terapie sia per prevenire l’infezione sia per curare chi l’ha contratta. La storia dell’HIV ci insegna che ogni traguardo è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra ricerca scientifica, attivismo e volontà politica. È questo il modello che dobbiamo rilanciare oggi, per superare le disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti, rafforzare l’aderenza terapeutica e rimettere al centro la prevenzione. Solo così potremo davvero parlare di fine dell’epidemia”.
Le opzioni attuali di prevenzione, in particolare la profilassi pre-esposizione (PrEP), non sempre rispondono pienamente alle esigenze di coloro che desiderano o necessitano di protezione contro l’HIV. Per molti, le soluzioni esistenti non sono sufficienti e c’è una crescente richiesta di modalità di prevenzione più accessibili, efficaci e pratiche. “Allo stato attuale, si stima che in Italia ci siano circa 140.000 persone che vivono con l’HIV- ha evidenziato Andrea Antinori, direttore del Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma- Per affrontare davvero l’epidemia, è fondamentale mettere in campo strategie di prevenzione strutturate, che rendano accessibili strumenti come il test per l’HIV, il profilattico e soprattutto la PrEP. Serve un investimento deciso su informazione, cultura della percezione del rischio e servizi territoriali, come i checkpoint, che devono essere rafforzati anche grazie a risorse pubbliche. Solo con una risposta condivisa e intersettoriale potremo far emergere il sommerso, interrompere le nuove infezioni e costruire una rete di prevenzione davvero efficace”.
All’evento hanno preso parte rappresentanti istituzionali, clinici, ricercatori, attivisti e decisori politici, in un’ottica di collaborazione intersettoriale. L’obiettivo comune è la costruzione di una “roadmap concreta per il raggiungimento dei target UNAIDS 95-95-95, fondamentali per porre fine all’epidemia da HIV entro il 2030”. Infine, il Summit ha riconosciuto il “ruolo cruciale” della comunicazione pubblica e delle campagne di sensibilizzazione, strumenti “essenziali” per abbattere lo stigma ancora persistente e promuovere una cultura di inclusione e informazione.
“L’HIV è una questione di salute pubblica che non può essere affrontata solo con approcci locali o settoriali, ma deve essere al centro delle politiche sanitarie nazionali- ha commentato Mauro D’Attis, Componente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e primo firmatario della Proposta di legge sull’HIV- L’impegno istituzionale che stiamo mettendo va oltre la pur decisiva allocazione di risorse: occorre una nuova legge poiché è necessario garantire che i fondi pubblici siano indirizzati in modo efficace verso la sensibilizzazione e la prevenzione a 360 gradi, la cura e la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti. Così, con politiche mirate e la collaborazione con le comunità scientifiche e civili, possiamo raggiungere l’obiettivo di porre fine all’epidemia- ha concluso- e migliorare la vita delle persone che vivono con l’HIV”.
L’articolo In Italia in 140mila con HIV: «Lotta a virus troppo lenta, rendere più accessibili strumenti prevenzione» proviene da Comunicare il sociale.
17 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
Btinkeeng è tra le prime aziende italiane ad assumere persone rifugiate grazie al progetto ReadyForIT – Labor Pathways for Refugees. I lavoratori che inizieranno un nuovo percorso professionale provengono dall’Uganda e sono state formate per essere inserite nel settore dell’Information Technology.
L’iniziativa, promossa da UNHCR – Agenzia ONU per i Rifugiati – insieme a Fondazione Italiana Accenture ETS e ad altri partner internazionali, rappresenta un modello innovativo e replicabile di integrazione lavorativa. I rifugiati selezionati, tra i 19 e i 46 anni, hanno completato un percorso formativo altamente specializzato in ambito IT, acquisendo competenze avanzate in linguaggi di programmazione come Java e SQL, oltre a una preparazione civico-linguistica per favorire l’inserimento nel tessuto sociale e professionale italiano.
“Per Btinkeeng, aderire al progetto #ReadyForIT significa trasformare i valori di inclusività, innovazione e co-creazione in azione concreta – dichiara Giovanni Vaia, Presidente di Btinkeeng – L’iniziativa rappresenta il risultato di un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, aziende e organizzazioni e rispecchia la nostra costante attenzione per favorire l’inclusione sociale e professionale. Crediamo fortemente che il talento non abbia confini e che ogni sfida possa diventare un motore di crescita, per le persone e per le imprese. Accogliere questi professionisti nel nostro team è una scelta di responsabilità, ma anche di lungimiranza: sono portatori di competenze, esperienze e visioni che arricchiranno il nostro modo di pensare e fare innovazione”.
Btinkeeng è un’azienda agile, eterogenea ed elastica, che affronta ogni sfida strategica e tecnologica a fianco dei propri clienti. Il team, composto da professionisti con competenze trasversali in ambiti quali Data Science, IOT, Project Management, Business Analysis, Cybersecurity, costruisce soluzioni efficaci grazie a un approccio integrato che unisce Strategy, Delivery e Change Management.
L’adesione al progetto ReadyForIT si inserisce perfettamente nella visione di Btinkeeng: disegnare strategie a lungo termine, implementare tecnologie avanzate – dall’intelligenza artificiale all’IoT – e valorizzare il capitale umano, contribuendo allo sviluppo di una cultura organizzativa basata su innovazione, competenze e inclusione.
Il progetto “ReadyForIT Labor Pathways for Refugees” rientra nell’ambito dei Corridoi Lavorativi per Rifugiati, un’iniziativa che prevede la selezione e la formazione di rifugiati in Paesi terzi già qualificati in specifici settori professionali per il loro ingresso regolare nel mercato del lavoro italiano. Questi percorsi di mobilità lavorativa, che rientrano nelle linee programmatiche del Global Compact on Refugees (Patto Globale sui Rifugiati), offrono ai rifugiati un’opportunità concreta di ricostruire una vita dignitosa, allineata alle loro competenze, e alle aziende italiane di rispondere al fabbisogno di lavoratori qualificati.
L’articolo Lavoro e tecnologia: persone rifugiate assunte grazie al progetto “ReadyForIT” proviene da Comunicare il sociale.
16 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
In occasione delle festività pasquali e dei ponti primaverili del 25 aprile e del 1° maggio, è stato potenziato il numero dei collegamenti per venire incontro alle esigenze dei viaggiatori, considerato anche il notevole afflusso di turisti previsto in Campania. L’iniziativa di Ferrovie dello Stato implementa, così, la mobilità sostenibile favrendo l’uso del trasporto pubblico
Nei giorni festivi sono stati aggiunti 22 collegamenti, per un totale di oltre 14mila posti offerti in più al giorno, sulle linee Napoli – Caserta, Napoli Campi Flegrei – Torre Annunziata, Napoli Campi Flegrei – Villa Literno e sulla Linea 2 metropolitana, in accordo con la Regione Campania.
L’incremento di posti offerti è mirato anche ad agevolare viaggi di andata e ritorno per il Comicon, la XXV edizione del Festival Internazionale della cultura pop in programma alla Mostra d’Oltremare di Napoli da giovedì 1° maggio a domenica 4 maggio. Nei giorni festivi e nei giorni della fiera saranno, inoltre, previsti presidi di Assistenza alla Clientela e di FS Security nelle stazioni di Napoli Piazza Garibaldi, Napoli Montesanto e Napoli Piazza Cavour per agevolare il flusso dei passeggeri.
L’articolo Spostamenti più facili , per il ponte lungo (e il Comicon) più treni per collegare la regione proviene da Comunicare il sociale.
16 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
Inizierà il 16 maggio 2025, dal Santuario della Beata Vergine di Pompei, per concludersi, il 24 maggio 2025 nell’Arcidiocesi di Napoli, il Pellegrinaggio giubilare di speranza sulle orme della Laudato si’, promosso dalla Conferenza Episcopale Campana per celebrare i dieci anni dell’enciclica sulla cura della Casa comune.
Undici le diocesi direttamente impegnate nell’organizzazione, il cui territorio sarà percorso da un gruppo di pellegrini costituito da delegati di ogni Chiesa locale. I camminatori attraverseranno l’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia per poi raggiungere la Diocesi di Nola (17 maggio), di Acerra (18 maggio), di Aversa (19 maggio), di Caserta (20 maggio), le Diocesi di Teano Calvi e Sessa Aurunca (21 maggio), l’Arcidiocesi di Capua (22 maggio), la Diocesi di Pozzuoli (23 maggio). I pellegrini giungeranno nella Arcidiocesi di Napoli il 24 maggio, data in cui, nel 2015, fu pubblicata l’enciclica Laudato si’. Un grande Meeting a Piazza del Gesù concluderà il cammino.
In questo tempo giubilare, l’iniziativa vuole essere un segno di speranza per una terra dalle non poche ferite all’ambiente, con pesanti ricadute sulla salute degli abitanti. Preghiera, penitenza, de-nuncia e annuncio le caratteristiche di questo cammino delle Chiese campane che toccherà alcuni luoghi simbolo dello scempio territoriale, con l’intento di tenere alta l’attenzione sulla cura dell’ambiente e offrire occasioni di confronto coinvolgendo istituzioni, associazioni, scuole, società civile.
«Le chiese della Campania hanno raccolto in questi anni il grido di dolore di un popolo colpito da quello che i vescovi hanno chiamato “dramma umanitario”. Lo stesso Pontefice ha confessato che sorvolare in elicottero le terre tra Napoli e Caserta è stato uno tra i motivi dominanti per scrivere le profetiche pagine della Laudato si’, che già il 26 settembre 2015 determinò per le nostre Chiese una svolta: tutti i vescovi convennero ad Acerra in occasione della Giornata regionale del Creato. Fu già quello un “pellegrinaggio interiore” quale tappa di sintesi di un percorso nelle diocesi sulla salvaguardia del creato. Perciò a maggio prossimo, per sette giorni, attraverseremo il territorio di diocesi con siti inquinati di “interesse nazionale” toccando luoghi simbolo, evidenziando criticità ma anche opere segno. Tutte le chiese della Campania sono unite spiritualmente: quelle non direttamente coinvolte promuoveranno locali iniziative» spiega monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza Episcopale Campana. E aggiunge: «Con il Giubileo ribadiamo che la cura della Casa comune parte dall’accoglienza della sofferenza di un popolo dal quale siamo stati convertiti alla causa ambientale, in relazione con il lavoro e i poveri».
Il fiume Sarno, lo Stir di Tufino e le cave nel nolano, l’inceneritore ad Acerra, il biodigestore di Gricignano d’Aversa, la discarica di località Lo Uttaro nel casertano e quella dell’area ex-Pozzi Ginori a Calvi Risorta, la zona di Bagnoli e quella di Napoli Est, sono alcuni dei luoghi che i pellegrini raggiungeranno. Non mancherà la voce di chi si impegna per le bellezze locali e per la cura di quanti vivono condizioni di fragilità. Il gruppo di delegati visiterà luoghi di interesse naturalistico, come la foce del Volturno, e storico-artistico; incontrerà esperienze di speranza e solidarietà come quelle di Campo Laudato sì di Caserta, di Impronta Solidale della Caritas di Nola, della Locanda del Gigante, comunità per tossicodipendenti ad Acerra, del Centro di prima accoglienza Fernandes nell’Arcidiocesi di Capua, del Centro polifunzionale Arcobaleno della Diocesi di Pozzuoli.
Il 12 maggio 2025, alle 11:00, presso il palazzo vescovile di Acerra (Biblioteca diocesana – Piazza Duomo) si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa con la presenza dei vescovi campani, dell’equipe regionale che ha seguito l’organizzazione, dei testimoni di impegno e speranza che saranno protagonisti delle undici tappe.
L’articolo Le Chiese della Campania sulle orme della “Laudato Sì” proviene da Comunicare il sociale.
16 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
La popolazione della Striscia di Gaza vive una crisi umanitaria senza precedenti: secondo i dati ONU* oltre l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari e chi sopravvive ai bombardamenti soffre la fame. In situazioni di emergenza come questa, le persone con disabilità sono ancora più vulnerabili poiché spesso non sono incluse nei piani di salvataggio, i loro ausili (come bastoni o sedie a rotelle) possono danneggiarsi, strade e infrastrutture non sono percorribili, non riescono ad accedere agli aiuti.
Un altro fattore di rischio riguarda il tasso di occupazione, infatti, secondo gli ultimi rapporti della Banca Mondiale (organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e la riduzione della povertà), il 90% delle persone con disabilità è senza lavoro a causa del conflitto in corso.
È in questo contesto che nasce il progetto Inclusive Community Kitchen - cucina comunitaria – sostenuto da CBM Italia, organizzazione internazionale impegnata nella salute, l’educazione, il lavoro e i diritti delle persone con disabilità nel mondo e in Italia, insieme ad Atfaluna Society for Deaf Children, partner sul territorio, che promuove l’inclusione sociale, educativa ed economica delle persone sorde nella Striscia di Gaza.
La cucina comunitaria ogni giorno fornisce pasti caldi e nutrienti a 250 famiglie sfollate (circa 1.750 persone) nella città di Deir Al Balah, al centro della Striscia di Gaza. A organizzare le operazioni quotidiane, preparare e consegnare i pasti – da giugno 2024 e fino alla fine di aprile di quest’anno – ci sono 20 giovani (10 uomini e 10 donne) con disabilità uditive, diplomati in corsi di cucina, regolarmente assunti.
L’Inclusive Community Kitchen è una vera e propria cucina dotata di tutte le attrezzature necessarie per preparare e conservare i pasti, un luogo di supporto per le famiglie, ma anche uno spazio di realizzazione personale in cui i giovani uomini e donne sordi sono al centro della risposta emergenziale. Il progetto permette loro di acquisire competenze preziose e raggiungere l’indipendenza economica necessaria a prendersi cura delle proprie famiglie, poiché spesso sono gli unici a poterlo fare; come nel caso di Wafa, una giovane donna sorda, mamma di 4 figli sordi, che non riusciva a trovare un impiego a causa della sua disabilità, fino a quando Atfaluna le ha offerto un posto nella cucina comunitaria e ha ricominciato a sperare nonostante le difficoltà: “Lavorare nella cucina comunitaria è stato un punto di svolta per me, ho ritrovato la fiducia e mi ha garantito un pasto quotidiano e un reddito stabile per prendermi cura dei miei 4 figli, che come me sono sordi, e poi sono molto felice di essere utile a tutta la comunità”.
La cucina comunitaria dimostra che la disabilità non è un ostacolo: se vengono offerte opportunità, le persone con disabilità possono guidare, ispirare e generare cambiamenti sociali significativi anche nelle circostanze più difficili. CBM Italia, che nelle emergenze interviene al fianco delle persone con disabilità, è presente nella Striscia di Gaza insieme al partner Atfaluna, che da diversi anni porta avanti preziose iniziative inclusive e garantisce i servizi essenziali alla comunità sorda di Gaza.
L’articolo Ecco la cucina comunitaria, gestita da persone con disabilità, che fornisce pasti caldi alle famiglie sfollate in Palestina proviene da Comunicare il sociale.
16 Apr, 2025 | Comunicare il sociale
Lunedì 28 aprile, dalle 9.30 a Roma presso l’Aula Volpi dell’Università di Roma Tre (via del Castro Pretorio 20), si terrà la presentazione della ricerca “NOI+. Valorizza te stesso, valorizzi il volontariato” sulle competenze dei volontari italiani, realizzata da Forum Terzo Settore e Caritas Italiana, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre. Obiettivo primario della ricerca è offrire uno strumento concreto utile al riconoscimento, in ambito lavorativo e scolastico, delle competenze acquisite dai volontari.
Lo studio, che ha coinvolto circa 10.000 volontari in tutta Italia, si concentra sull’impatto formativo del volontariato, mettendo in luce come l’impegno solidale favorisca lo sviluppo delle cosiddette “soft skills”, come le competenze personali, sociali e civiche: oltre il 50% degli intervistati le mette in campo sempre o spesso durante la propria attività volontaria. “NOI+” indaga, inoltre, le motivazioni che spingono a praticare il volontariato, prima tra tutte la volontà di contribuire alla comunità. I due terzi dei rispondenti dichiara che il volontariato ha trasformato profondamente il proprio modo di pensare.
I risultati della ricerca saranno presentati e discussi da ricercatori e studiosi del tema. Interverranno, inoltre, il Viceministro al Lavoro e alle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, la portavoce del Forum Terzo Settore, Vanessa Pallucchi, e il direttore di Caritas Italiana, Don Marco Pagniello.
L’articolo Le competenze dei volontari: a Roma la presentazione della ricerca Forum Terzo Settore-Caritas proviene da Comunicare il sociale.