10 Set, 2025 | Comunicare il sociale
Domenica 21 settembre il Centro Ester di via Giambattista Vela, nel cuore del quartiere di Barra, ospiterà un evento che promette di lasciare il segno: il primo Open Day dello Sport Inclusivo organizzato dalla Delegazione campana della FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali).
Dalle 9:00 alle 14:00, il centro sportivo si trasformerà in un grande villaggio paralimpico, dove sarà possibile assistere e partecipare a dimostrazioni pratiche di discipline come atletica leggera, nuoto, canottaggio, calcio, pallacanestro, equitazione, ginnastica ritmica e artistica. Un’occasione unica per vivere lo sport da protagonisti, superando ogni barriera.
Un invito aperto a tutti
L’evento è rivolto non solo agli atleti con disabilità intellettivo-relazionale, ma anche a famiglie, scuole, operatori del settore, associazioni e semplici cittadini. Un’iniziativa pensata per promuovere la cultura dell’inclusione e per dimostrare concretamente che lo sport è davvero per tutti. “Vogliamo creare un momento di crescita e confronto — spiegano gli organizzatori — dove le differenze diventano ricchezza e lo sport uno strumento di unione.”
Il programma della giornata
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9:00 – Accoglienza e registrazione partecipanti
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9:30 – Cerimonia di apertura ufficiale
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10:15 – 12:45 – Sessioni pratiche delle discipline sportive
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12:45 – Saluti finali e chiusura dell’evento
L’iniziativa, totalmente gratuita, rappresenta un primo passo verso una nuova visione dello sport sul territorio campano, che punta su accessibilità, inclusione e pari opportunità.
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10 Set, 2025 | Comunicare il sociale
Oltre 6.700 persone nel 2024 hanno chiesto supporto a Telefono Amico Italia perché attraversate dal pensiero del suicidio e nei primi sei mesi dell’anno in corso sono state già registrate più di 3.000 richieste di aiuto; un numero che fa presagire, anche per il 2025, un bilancio annuale altrettanto grave. Sono i dati che l’organizzazione di volontariato – che da quasi 60 anni attraverso una helpline anonima e gratuita offre ascolto e supporto a chi vive momenti di difficoltà o malessere emozionale – ha presentato nella Sala Caduti di Nassirya del Senato in occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio, su iniziativa del senatore della Repubblica Guido Quintino Liris.
All’incontro, oltre al senatore Liris e alla presidente di Telefono Amico Italia Cristina Rigon, hanno partecipato Diana Rucli, direttore della International Federation of Telephone Emergency Services (IFOTES) ed Elena Peretto, Responsabile dell’Area Internazionale e Tecnologica della Fundació Ajuda i Esperança.
In Italia, mediamente, ogni giorno si tolgono la vita 10 persone, oltre 300 al mese. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il fenomeno è in costante crescita: il tasso registrato negli ultimi due anni analizzati dall’istituto di ricerca (0,40 suicidi ogni 10mila abitanti) è il massimo osservato dal 2015. In particolare, nell’anno più recente monitorato, il 2022, sono stati registrati 3.934 suicidi; nel 2021 erano stati 3.870 e nel 2020 3.748. In particolare, nel 2022 c’è stato un incremento di casi di suicidio in quasi tutte le fasce di età, tranne quella 65-79 anni. Tra i più giovani, l’ulteriore incremento registrato tra il 2021 e il 2022 ha fatto seguito ad un aumento molto rilevante osservato tra il 2020 e il 2021 (+16%). Nell’ultimo anno analizzato sono stati rilevati complessivamente 552 suicidi di giovani con età compresa tra i 15 e i 34 anni; 1.927 suicidi di adulti con età compresa tra i 35 e i 64 anni e 1455 casi di suicidio tra gli over 65.
Tuttavia, l’Italia attualmente non dispone né di un piano nazionale integrato per la prevenzione del suicidio né di un sistema di monitoraggio in tempo reale. E proprio questa è la richiesta di Telefono Amico Italia: mettere in atto azioni concrete per prevenire il fenomeno dei suicidi, a partire dall’ascolto in tutti i settori.
Nello specifico, Telefono Amico Italia propone: l’istituzione di un numero di pubblica utilità 24/7 per la prevenzione del suicidio; l’avvio di un Piano Nazionale con azioni coordinate tra scuola, sanità, lavoro e forze dell’ordine; una campagna nazionale anti-stigma e informativa; protocolli clinici nei pronto soccorso e nei centri di salute mentale per identificazione precoce, valutazione, gestione e follow up delle persone affette da comportamenti suicidari e il coinvolgimento delle realtà del Terzo Settore nei tavoli decisionali in modo che possano mettere a disposizione l’ampio bagaglio esperenziale costruito in decenni di relazioni dirette con persone che hanno tentato il suicidio, che sono state attraversate da pensieri suicidari o che hanno subito dei lutti a causa del suicidio.
«Vogliamo rompere lo stigma sociale sul suicidio, che porta a non affrontare questo argomento, che lo trasforma in un tabù di cui non si può parlare – ha spiegato Cristina Rigon, presidente Telefono Amico Italia – La prevenzione è, invece, possibile e doverosa. Per renderla reale dobbiamo, innanzitutto, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di azioni strutturate e coordinate per contrastare il fenomeno. Noi, grazie al supporto di 600 volontari, al momento riusciamo a garantire 14 ore di supporto telefonico al giorno attraverso la nostra helpline, ma le richieste di aiuto continuano ad aumentare e da soli non riusciamo a gestire questa emergenza, abbiamo bisogno di sostegno».
La possibilità di prevenire i suicidi è confermata anche dalle evidenze scientifiche, come sottolinea Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma e Direttore della Unità Operativa Complessa di Psichiatria presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma, intervenuto all’incontro attraverso un video-messaggio. «Il punto centrale dal quale è fondamentale partire – spiega – è la piena consapevolezza che gli individui a rischio di suicidio, in realtà, non vorrebbero affatto morire, vorrebbero soltanto che il loro dolore mentale, diventato insopportabile, venisse alleviato. La prevenzione del suicidio, quindi, è possibile e il primo passo è riconoscere questa sofferenza e impegnarsi per alleviarla». «Nei momenti di crisi – aggiunge – l’intervento di operatori della salute mentale è fondamentale, ma anche le helpline rivestono un ruolo cruciale: sapere di avere la possibilità di chiamare, in qualsiasi momento, un interlocutore sensibile rappresenta, per chi vive un momento di difficoltà, un aiuto fondamentale per ritrovare la connessione con le proprie parti vitali e far riemergere la volontà di andare avanti. Esistono tre tipi di prevenzione del suicidio: la prevenzione primaria che riguarda la consapevolezza sul tema del suicidio a livello delle collettività generale; la prevenzione secondaria che riguarda i gruppi che potrebbero essere esposti maggiormente al fenomeno e la prevenzione terziaria, relativa a quanti sono entrati già in contatto con l’’esperienza suicidaria. A ciascun livello corrispondono diversi interventi e diversi interlocutori, ma sono tutti fondamentali per prevenire un fenomeno così d’impatto nell’ambito della salute pubblica. Formazione e sensibilizzazione sono cruciali, perché più rendiamo gli operatori e la collettività consapevoli della problematica suicidaria, più stiamo lottando per ridurre questo fenomeno. In ogni ambito della società deve essere chiaro il messaggio che, se si è in crisi e si sperimenta il desiderio di morire, la possibilità di essere sostenuti esiste».
Al termine dell’incontro, il senatore Guido Quintino Liris ha presentato un disegno di legge per la prevenzione del suicidio. «Parlare di suicidio è difficile, ma necessario – ha affermato – Da medico riconosco l’importanza di individuare la sofferenza psicologica prima che diventi irreversibile; come senatore, sento il dovere di tradurre questa consapevolezza in azione politica. I dati di Telefono Amico Italia rivelano un’emergenza sociale spesso invisibile e marginalizzata per tabù e paure ingiustificate. È urgente rompere il silenzio e migliorare la capacità del Paese di prevenire il fenomeno. Ho quindi presentato un disegno di legge per potenziare gli strumenti di prevenzione, offrire sostegno a chi è in difficoltà e garantire ascolto a chi vive questa sofferenza e ai loro familiari. Migliorare la consapevolezza sul suicidio e rafforzare le misure di prevenzione significa salvare vite; come rappresentanti delle istituzioni, abbiamo il dovere di agire con determinazione».
I DATI DI TELEFONO AMICO ITALIA. Sono state oltre 6.700 le persone che nel 2024 hanno chiesto aiuto a Telefono Amico Italia perché preoccupate del suicidio, proprio o di un caro, e oltre 3.000 nei primi 6 mesi del 2025. La maggior parte di loro, il 69%, ha contattato l’organizzazione attraverso il servizio telefonico, che risponde tutti i giorni dalle 9 alle 24 al numero 02 2327 2327. Gli altri lo hanno fatto attraverso WhatsappAmico (il 23%) al numero 324 011 7252 e via mail (l’8%), attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it.
Nel complesso hanno contattato Telefono Amico Italia per problemi legati al suicidio più uomini (52,5%) che donne. Gli uomini rappresentano la maggioranza anche nell’utilizzo del telefono (56%), al contrario, le donne preferiscono Whatsapp (55%). Uomini e donne usano invece in egual misura lo strumento email.
Mentre nelle richieste d’aiuto che non riguardano il suicidio nell’utilizzo dei tre diversi mezzi di ascolto si riscontrano differenze legate all’età – con i più adulti che preferiscono il telefono e i giovani che usano maggiormente le forme di contatto scritte – nel caso di quelle legate al suicidio si assottigliano le differenze, con le fasce d’età più giovani che emergono come maggioritarie in tutti gli strumenti. Hanno, infatti, telefonato in maggioranza persone tra i 26 e i 35 anni (26%), tra i 36 e i 45 (16,5%), tra i 19 e i 25 (16%); hanno usato Whatsapp soprattutto persone tra i 26 e i 35 anni (27%), tra i 19 e i 25 (26%) e tra i 15 e i 18 (16,5%); infine hanno scritto per email in particolare persone tra i 19 e i 25 anni (21%) e tra i 26 e i 35 anni (17%).
GLI EVENTI DI SENSIBILIZZAZIONE. In occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio Telefono Amico Italia organizza due importanti appuntamenti per sensibilizzare sull’importanza di aprire un dialogo sul tema.
Nella serata del 10 settembre i monumenti di alcune città italiane si accenderanno di luce blu, il colore simbolo di Telefono Amico Italia. Tra le città che illumineranno i loro monumenti: Bergamo (Porta San Giacomo), Brescia (Palazzo Loggia), Castellanza (Arco dei Platani illuminato fino al 14 settembre), Busto-Arsizio (“Mulini Marzoli”), Mantova (Fontana di Largo Pradella), Modena e altre zone della provincia (fontana del Graziosi a Modena, Ponte di Bomporto illuminato dal 10 al 14 settembre e Castello Campori di Soliera illuminato la notte del 10 settembre), Padova (torre campanaria di Palazzo Moroni), Palermo (Teatro Massimo), Parma (Palazzo dell’Assistenza Pubblica), Prato (Castello dell’Imperatore e strutture della Misericordia), provincia di Treviso (Municipio di Castelfranco), Udine (Via Mercatovecchio), Venezia-Mestre e altri comuni della provincia (Cà Farsetti e Cà Loredan a Venezia, municipio di via Palazzo e torre civica di piazza Ferretto a Mestre, municipio di Chioggia, facciata della biblioteca comunale di Jesolo e la scritta Jesolo in piazza Drago ), Vicenza e altri comuni della provincia (Vicenza, Loggia del Capitaniato; Asiago, Sede municipale; Bassano, loggetta del Comune; Colceresa, fronte municipio; Cartigliano, fronte municipio; Marostica, Castello inferiore in piazza; Mussolente, Polo Culturale Negri; Nove, fronte municipio; Romano d’Ezzelino, fornace; Tezze sul Brenta, monumento ai caduti centro Tezze; Rossano Veneto, sede municipio; Solagna, monumento all’emigrante; Montecchio Maggiore, municipio e fontana davanti al municipio; Valbrenta ponte “Rialto”; Montecchio Maggiore, facciata municipio; Pianezze (Monumento ai caduti).
Domenica 14 settembre i volontari di Telefono Amico Italia scenderanno nelle piazze, con la nuova edizione dell’evento Non parlarne è 1 suicidio, per incontrare le persone e aiutarle a “buttare quello che pesa e coltivare quello che fa fiorire”. Ai passanti sarà chiesto di scrivere su un foglio ciò che nella loro vita è più difficile da affrontare (uno stato d’animo, ciò che li rende meno sereni) e di buttarlo in un cestino. Al contempo, su un foglio colorato potranno scrivere ciò che li aiuta a recuperare il proprio benessere, qualcosa che, quindi, deve essere seminato e curato come una piantina. Le persone avranno, così, modo di prendere consapevolezza di ciò che fa stare male e, allo stesso tempo, di pensare alle strategie che attuano per affrontare questi pensieri negativi. In cambio, verrà regalato loro un sacchettino di semi, come simbolo di rinascita e cura di se stessi.
Per sostenere i progetti di Telefono Amico Italia sulla prevenzione del suicidio e aiutare l’organizzazione a rispondere alle numerose richieste d’aiuto: https://www.telefonoamico.it/preveniamo-il-suicidio/
Per diventare volontario si può, invece, scrivere all’indirizzo volontari@telefonoamico.it: si verrà indirizzati al centro locale più vicino dove poter svolgere un corso pratico-teorico di circa 6 mesi, al termine del quale si potrà iniziare l’attività di ascolto.
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10 Set, 2025 | Comunicare il sociale
“Un regalo di fine legislatura per cavatori e costruttori a discapito del territorio, della tutela ambientale e della salute dei cittadini.” Legambiente Campania in una nota esprime la totale contrarietà al Disegno di Legge della Giunta Regionale della Campania “Disposizioni in materia di estrazioni dai corsi d’acqua, riqualificazione delle cave e contributi e polizze per attività estrattiva. Modifiche alla legge regionale n. 54/1985“, provvedimento che dopo una lunga gestazione con varie battute di arresto è riuscito ad approdare in Commissione Urbanistica a fine legislatura con un cronoprogramma stringente per poter arrivare al voto prima delle elezioni.
“I cavatori e i costruttori- prosegue nella nota Legambiente Campania- sentitamente ringraziano per un testo che spudoratamente propende per i propri interessi a discapito dei sacrosanti principi di bilanciamento che piuttosto dovrebbero contemperare le esigenze di tutela ambientale e della salute dei cittadini perseguendo una equilibrata regolazione delle attività di estrazione di inerti. Il Disegno di Legge costituisce un vero e proprio attentato alla già precaria salute dei fiumi prevedendo la possibilità di prelevare le preziose sabbie fluviali per paventati motivi di sicurezza idraulica e piuttosto che utilizzarle nello stesso fiume per contrastare i processi di erosione costiera destinarle alla commercializzazione anche in forma di compensazione dei costi sostenuti dagli appaltatori. Un meccanismo che premia questi ultimi in quanto la compensazione viene calcolata in base a un valore della sabbia molto inferiore a quelle reale di mercato. In una Regione dove è sotto gli occhi di tutti l’erosione diffusa delle spiagge e che tra le principali cause vi è il mancato trasporto solido, delle sabbie, da parte dei fiumi che serve a bilanciare l’azione aggressiva del mare che le asporta. Con il paradosso che si è poi costretti a spendere cifre enormi in progetti di protezione della costa, artificializzandola e deturpandone le mirabili qualità. Inoltre- denuncia Legambiente Campania- il DdL apre spregiudicatamente ad ulteriore estrazione di calcare senza una oggettiva valutazione della effettiva capacità produttiva delle autorizzazioni e concessioni estrattive già in essere e senza considerare il già più che consistente fabbisogno stabilito dal Piano Regionale delle Attività Estrattive – PRAE vigente di ben oltre 14.000.000 di tonnellate di calcare annue.
“Abbiamo presentato le nostre osservazioni – conclude Legambiente- proponendo modifiche tese a contemperare alle eventuali esigenze di maggiore richiesta di calcare e alle inderogabili esigenze di tutela dell’ambiente e dei cittadini, richiedendo al Consiglio Regionale e alla Giunta Regionale, una responsabile revisione dello stesso in accordo con i principi fondamentali di imparzialità, buon andamento, trasparenza, pubblicità, efficacia, economicità, nonché ai principi comunitari cui deve essere informata l’azione delle pubbliche amministrazioni, ma anche per sollecitare tutte le parti istituzionali e sociali, dai Comuni alle associazioni, ai comitati a far propria e sostenere l’esigenza di una decisa azione correttiva delle deleterie previsioni del DdL.
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09 Set, 2025 | Comunicare il sociale
Un “giornalisticidio”, neologismo che fotografa alla perfezione quanto sta accadendo a Gaza: oltre 270 giornalisti uccisi dall’operazione militare di Israele nella Striscia dopo gli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023. A coniare il termine è stata l’associazione Articolo21 che, insieme all’Ordine nazionale dei giornalisti, alla Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e ad altre realtà, ha ricordato con due manifestazioni parallele a Roma e a Napoli il sacrificio degli operatori dell’informazione morti nel tentativo di raccontare i massacri della popolazione palestinese.
Questa mattina, al Teatro Trianon Viviani di Forcella, sono stati letti i nomi dei giornalisti caduti negli ultimi due anni. «Siamo stati i primi a parlare di giornalisticidio – ha spiegato Desirée, portavoce di Articolo21 Campania –. A Gaza sono stati ammazzati oltre 270 giornalisti, diventati obiettivi di guerra insieme ai loro familiari. Mai così tanti reporter sono stati uccisi in così poco tempo. Senza diritto a essere informati, non c’è democrazia. Non è solo genocidio: è anche giornalisticidio».
Il dramma di Gaza diventa anche uno specchio per le criticità della libertà di stampa in Italia. «Solo in Campania – ha ricordato Klein – ci sono sei giornalisti sotto scorta e venti sotto osservazione in provincia di Napoli perché minacciati dalla camorra. L’Italia è scesa al 49º posto nel ranking 2025 di Reporter Senza Frontiere. A frenare il giornalismo sono anche le querele bavaglio, e manca ancora una legge che tuteli i cronisti. Il Freedom Act è entrato in vigore ad agosto, ma l’Italia rischia sanzioni perché non rispetta i parametri di una vera democrazia».
Indignata, come da tempo, anche Marisa Laurito, direttrice artistica del Trianon: «Non so come siamo arrivati a questo livello di mancanza di democrazia. Pensavo di vivere in un Paese democratico, ma temo che stiamo perdendo i fili della democrazia man mano che andiamo avanti. I giornali hanno padroni, le televisioni hanno padroni, e seguono i loro interessi. A Gaza, però, i giornalisti non sono caduti per caso: sono stati uccisi sistematicamente per non farci sapere la verità. Ed è drammatico».
Laurito ha poi sottolineato l’impegno crescente del mondo dello spettacolo in favore della popolazione di Gaza e la risposta della città di Napoli: «All’inizio erano pochi gli artisti mobilitati, ora c’è un movimento mondiale che coinvolge scrittori, attori, giornalisti e società civile. Ieri notte hanno colpito la barca su cui si trovava Greta Thunberg, sono avvilita. Napoli però risponde sempre, perché – come diceva Luciano De Crescenzo – è l’ultimo baluardo dell’umanità. Napoli è città della pace Unesco e ha ancora un cuore pulsante».
Duro anche l’intervento di Jamal Qaddorah, rappresentante della comunità palestinese in Campania, che ha denunciato un attacco con drone, presumibilmente israeliano, avvenuto a Tunisi: «L’assalto alla flottiglia era preannunciato. Sono talmente vigliacchi che l’hanno fatto in Tunisia per non farsi vedere dall’Occidente. Non ci sono più parole: violano il diritto internazionale senza conseguenze. L’Onu non serve più, così come gli accordi internazionali. Trump non muove un dito. L’Occidente, che parla di diritti umani, è bugiardo e complice. Gli attivisti portano cibo a Gaza e vengono bombardati».
Qaddorah ha poi tracciato un parallelismo storico: «Negli anni ’40, durante il genocidio degli ebrei, non si sapeva. Oggi, invece, con internet e i social, tutto è in diretta. Questo Olocausto del 2025 lo vediamo in tempo reale. I ragazzi di Gaza sono diventati reporter per raccontare cosa succede. Vogliono uccidere gli occhi che guardano la Palestina. Intanto, gli israeliani portano propagandisti per dire che va tutto bene. È un senso di impotenza totale».
di Antonio Sabbatino
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09 Set, 2025 | Comunicare il sociale
Quattro giornate piene di sorrisi, entusiasmo e scoperta: si è svolta nelle scorse settimane a Gardaland, luogo simbolo di incontro e divertimento per famiglie e ragazzi di ogni età, l’iniziativa promossa da OTB Foundation e supportata da Merlin’s Magic Wand, che ha permesso a oltre 100 bambini e ragazzi provenienti da case-famiglia venete e lombarde di vivere un’esperienza di gioco, libertà e condivisione all’interno del Parco.
Merlin’s Magic Wand è la fondazione benefica creata da Merlin Entertainments per offrire a bambini svantaggiati, gravemente malati o in difficoltà momenti di gioia e spensieratezza attraverso esperienze indimenticabili. Nello specifico, l’iniziativa realizzata insieme a OTB Foundation rientra nel programma “Magical Days Out”, che regala a bambini e ragazzi una giornata unica di divertimento e avventura a Gardaland. Solo nel 2025, oltre 2.000 persone – tra bambini e accompagnatori – hanno potuto vivere questa straordinaria opportunità.
Un progetto che va oltre il semplice divertimento: in un’estate segnata ancora da profonde disuguaglianze sociali e educative, offrire a bambini e ragazzi l’opportunità di una giornata in un luogo di svago assume un valore sociale e culturale concreto, significa affermare il diritto universale al gioco, sancito anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.
Secondo i dati l’ISTAT, pubblicati lo scorso luglio, nel 2024 oltre due milioni di minori under 16 (26,7%) vivevano in famiglie a rischio di esclusione sociale, con una quota significativa – l’11,7% – in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. A queste fragilità si aggiungono i minori che crescono fuori dal contesto familiare: al 31 dicembre 2023 erano 42.002 i minorenni accolti in affidamento o comunità, inclusi i minori stranieri non accompagnati; 33.310 al netto di questi ultimi.
“Ogni sorriso di un bambino è un ricordo che illumina il cuore. A Gardaland, abbiamo creato momenti di felicità che rimarranno per sempre, perché ogni bambino merita momenti di gioco e spensieratezza. La nostra Fondazione da sempre si impegna per creare opportunità e garantire che i diritti fondamentali di tutte le persone, specie dei più piccoli, vengano rispettati. È anche attraverso queste giornate che si costruisce una società più attenta, accogliente e responsabile”, commenta Arianna Alessi Vicepresidente di OTB Foundation.
Accogliere iniziative come questa rappresenta per Gardaland una naturale espressione della propria vocazione inclusiva. Il Parco è infatti da sempre un luogo pensato per le famiglie, per l’incontro tra generazioni e per creare ricordi positivi che restano nel tempo.
“Siamo felici di poter contribuire anche quest’anno a questa iniziativa che mette al centro le persone, e in particolare i più piccoli. Gardaland collabora da tempo con OTB Foundation e sarà sempre disponibile a sostenere chi lavora per garantire esperienze di valore a chi ne ha più bisogno. Crediamo profondamente nel potere educativo e sociale del gioco”, ha dichiarato Alessandra Zanoni, Direttore Operativo Gardaland Resort.
Le giornate, rese possibili anche grazie al supporto degli educatori delle strutture coinvolte, si inseriscono in un percorso più ampio di welfare generativo, dove il mondo dell’impresa e quello del terzo settore collaborano per dare forma a un impatto condiviso, duraturo e tangibile.
“Giornate come queste sono semplicemente straordinarie per i bambini perché permettono loro di staccare la spina, e vivere momenti di pura spensieratezza. Esperienze così lasciano un’impronta profonda nel loro percorso di crescita: aiutano a scoprire parti di sé ancora sconosciute, ad affrontare paure e provare emozioni che, per molte ragioni, nel contesto dal quale provengono, non avevano mai potuto sperimentare. Alcuni arrivano con timidezze, difficoltà verso attrazioni che li intimoriscono, e vederli superare questi ostacoli è un’emozione indescrivibile. Proporre loro diverse attività, soprattutto durante l’estate, diventa un’occasione per crescere, sperimentare, divertirsi e condividere momenti preziosi con i loro coetanei ed è per questo che cerchiamo di proporne spesso”, racconta Jennifer Perocco Educatrice del Villaggio SOS di Vicenza.
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