STOP alle armi italiane in Yemen. Firma l’appello di Amnesty International

Dal 25 marzo 2015 una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi in Yemen.

I civili stanno sopportando il peso di questo sanguinoso conflitto. Intrappolati nei combattimenti a terra tra gli huthi e le forze filogovernative, e sotto il fuoco dei bombardamenti da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, uomini, donne e bambini sono stati sottoposti a orribili violazioni dei diritti umani, nonché a crimini di guerra, da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Dallo scoppio del conflitto si calcola che siano quasi 17.000 i civili morti e feriti, esacerbando una situazione umanitaria già disastrosa. Milioni di persone sono a rischio carestia.

Scuole, ospedali, moschee, funerali: sembra che nulla sia al sicuro dai raid aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Il nostro governo sta alimentando questo orrore.

Di fronte a molteplici rapporti che indicano la condotta spericolata della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen, il governo italiano continua a fornire armi all’Arabia Saudita e ad altri membri della sua coalizione.

Continuando a fornire armi all’Arabia Saudita per l’uso in Yemen, l’Italia sta violando sia il diritto nazionale che quello internazionale. Il trattato sul commercio delle armi è una di queste leggi. Uno dei motivi principali per cui è stato messo in atto è stato quello di prevenire la sofferenza umana a causa di trasferimenti di armi imprudenti.

Per questo motivo Amnesty International intende chiedere al nostro governo di intraprendere un percorso nuovo nella difesa dei diritti umani e del rispetto del diritto internazionale sospendendo l’invio di materiali militari all’Arabia Saudita, come fatto recentemente dalla Svezia.

Firma l’appello anche tu…clicca qui

Anton Dohrn: Un mare di plastica: come uscirne?

Venerdì 24 maggio alle ore 17.00 un dibattito pubblico sul tema dell’inquinamento da plastica sarà ospitato presso la sala conferenze dell’ente di ricerca Partenopeo Anton Dohrn (Villa Comunale di Napoli).  Un chimico, un esperto di economia e un naturalista ci aiuteranno a ragionare sulla fenomenologia della plastica, sugli aspetti che la rendono nociva per la salute dei cittadini e le possibili soluzioni.

Interverranno tra gli altri:

Mario Malinconico (Istituto per i Polimeri Composti e Biomateriali, Consiglio Nazionale delle Ricerche) su Fenomenologia di un materiale: dal Moplen alla plastica “green”;

Paolo Degiovanni (MUSE – Museo delle Scienze di Trento) su Cronache dal Mar Plastico e Alfonso Marino (Dipartimento d’Ingegneria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”) su L’Economia Circolare nell’era della plastica.

A conclusione dell’incontro avrà luogo la performance video-rap Plasticology (E mo’ e mo’?), a cura di Domenico D’Alelio.

Hiv e sierofobia, progetto Street Haart: bando pubblico per la selezione di 10 artisti

L’arte si mobilita contro l’infezione da HIV per creare consapevolezza sulla malattia e vincere lo stigma. 10 artisti napoletani verranno chiamati a realizzare opere di street art sui muri della città partenopea e opere visuali esposte in una mostra itinerante. Il tutto sarà visibile, condivisibile e acquistabile in una galleria d’arte online. All’iniziativa partecipa anche il carcere di Poggioreale.

E’ questo l’obiettivo del progetto “Street Haart” che il Comitato provinciale Arcigay “Antinoo” realizzerà grazie al finanziamento di 25.000 euro ottenuto al Community Award Program, Bando di concorso promosso in Italia dalla società biofarmaceutica Gilead Sciences che seleziona e premia i migliori progetti di supporto al paziente e di prevenzione delle malattie infettive presentati da Associazioni pazienti e Organizzazioni no profit del Paese.

Il bando per la selezione degli artisti con scadenza alle ore 23:00 del 03/06/2019 è scaricabile, insieme alla domanda di partecipazione cliccando sul seguente link: www.streethaart.org.

Valorizzare le bellezze del territorio: al via il concorso “Fotografare il Parco”

E’ giunto alla tredicesima edizione il Concorso Internazionale “Fotografare il Parco” che ha l’obiettivo di valorizzare i Parchi Nazionali e le meraviglie naturali che ospitano.

Il contest – rivolto a fotografi professionisti e agli amatori – si suddivide in quattro categorie Paesaggi del parco, Fauna selvatica del parco, Micromondo del parco e dettagli naturali e Mondo vegetale del parco.

Premi:
1° classificato con un assegno di 1.000 euro;
2° classificato con un assegno di 800 euro;
3° classificato con un assegno di 700 euro.

Inoltre, saranno assegnati anche i seguenti premi per le quattro categorie e altri premi speciali:
Al 1° classificato di ogni categoria 500 euro;
Al 2° classificato di ogni categoria 300 euro;
Al 3° classificato di ogni categoria 200 euro.

Al miglior paesaggio categoria A 500 euro; All’opera per ciascun Parco Nazionale, un weekend per due persone in uno dei quattro Parchi, da usufruire entro settembre 2020, con partecipazione gratuita alle visite guidate e alle escursioni in programma; Il premio speciale Zaino BP Photo Sport 200 AW II Black per la foto che rappresenta al meglio il lavoro dell’uomo sul paesaggio nei quattro Parchi.

Per partecipare c’è tempo fino al 30 settembre 2019. Consulta il regolamento…clicca qui

Il mare non te lo chiede, ma ha bisogno di te

Molti pensano che i rifiuti vengano dal mare, invece la stragrande maggioranza arriva dalla terraferma. L’equivalente di più di un camion di rifuti al minuto naviga lungo fumi, corsi d’acqua, scarichi delle case e tombini, arrivando in mare. Per questo, non importa a che distanza vivi dalla costa, il tuo modo di acquistare, consumare e smaltire i rifiuti è legato al mare molto più di quanto immagini.

Per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge incrociamo più di cinque rifiuti, dieci ogni metro. Per lo più sono plastica, un frammento ad ogni passo, ma ad invadere i nostri litorali c’è ormai di tutto: oggetti di ogni forma, materiale, dimensione, colore. Una mole incredibile che rappresenta soltanto la punta di un iceberg: i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda. Rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente arrivati da chissà dove attraverso i fiumi o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati, dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e, soprattutto, dalla loro cattiva gestione.

A fotografare il fenomeno è l’indagine Beach Litter 2019 di Legambiente che presenta anche quest’anno una situazione critica per molti arenili italiani: su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia (sono 90.049 i rifiuti censiti in totale). L’81% è rappresentato dalla plastica (784 rifiuti ogni 100 metri) e per una spiaggia su tre la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati.

Ai primi posti della top ten dei rifiuti più trovati ci sono pezzi di plastica e polistirolo, ma anche tappi e coperchi di bevande (se ne trovano 1 per ogni metro di spiaggia), mozziconi di sigarette (è stato trovato l’equivalente di 359 pacchetti di sigarette in 9 km), cotton fioc (il 7,4% di tutti i rifiuti monitorati) e materiale da costruzione (con oltre 4mila rifiuti legati a sversamenti illegali in piena spiaggia). E non manca l’usa e getta di plastica, che se disperso nell’ambiente rappresenta uno dei principali nemici del nostro mare: ogni 100 metri di spiaggia si trovano 34 stoviglie (piatti, bicchieri, posate e cannucce) e 45 bottiglie di plastica. Sono oltre 10mila in totale le bottiglie e contenitori di plastica per bevande, inclusi i tappi (e anelli) censiti sulle spiagge, sostanzialmente la tipologia di rifiuti più trovata in assoluto. Non è un caso che la recente direttiva Europea sul monouso di plastica prenda in esame proprio le 11 tipologie di rifiuti più diffusi sulle spiagge europee per imporre agli Stati membri entro il 2021 misure di prevenzione, dai bandi, ai target di riduzione, all’introduzione dei regimi di responsabilità del produttore, misure di sensibilizzazione fin’anche alla revisione dell’etichettatura.

L’indagine Beach litter è stata presentata questa mattina nel corso dell’anteprima di Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med, la campagna di Legambiente – realizzata in collaborazione con i partner principali E.ON e Novamont, i partner Mareblu, Sammontana e Virosac e realizzata anche grazie alla donazione di FinecoBank, Tupperware e dei loro clienti – che vedrà nel prossimo week-end migliaia di volontari in azione in oltre 250 località, in Italia e nel Mediterraneo, per ripulire i nostri litorali dai rifiuti.

L’elenco completo delle iniziative in programma il 25 e 26 maggio, in continuo aggiornamento, è disponibile su sito di Legambiente (https://www.legambiente.it/spiagge-e-fondali-puliti/). Chiunque potrà partecipare all’evento – in molte località saranno anche realizzate attività di educazione ambientale e animazione rivolte ai bambini – e condividere il suo impegno a favore del mare sui propri canali social (Facebook, Twitter, Instagram) utilizzando gli hashtag #spiaggefondalipuliti e #ceraunavoltailmare.