03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
L’amministrazione comunale di Nola, guidata dal sindaco Andrea Ruggiero, ha avviato 19 tirocini di inclusione sociale rivolti a persone in condizione di fragilità sociale e occupazionale. L’esperienza formativa è stata attivata nell’ambito del programma GOL, Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, misura prevista dal PNRR, con l’obiettivo di favorire percorsi di inclusione e partecipazione attiva attraverso una opportunità concreta nei servizi pubblici e nella comunità locale. I tirocinanti saranno impegnati in attività di supporto alla segreteria degli uffici comunali, in funzioni di vigilanza presso scuole primarie e sedi comunali e in attività di assistenza alla persona, contribuendo al rafforzamento dei servizi offerti alla comunità.
“È un’iniziativa che punta a rafforzare l’inclusione, il benessere e le opportunità per le persone e le famiglie più fragili del territorio. Si tratta – ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali Florinda Aliperta – di un percorso che mette al centro la dignità delle persone, valorizzandone competenze e potenzialità, e che guarda a un modello di welfare capace di ascoltare e costruire risposte personalizzate. Un investimento sul futuro della comunità, fondato sull’inclusione e sulla collaborazione”.
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03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Città della Scienza aderisce alla Settimana Nazionale delle STEM, in programma dal 4 all’11 febbraio 2026, con un ricco calendario di iniziative pensate per avvicinare bambine, bambini, ragazze e ragazzi alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche in modo informale, coinvolgente e alla portata di tutti.
Per un’intera settimana il Science Centre e il Planetario si trasformano in un grande laboratorio di curiosità, dove la scoperta diventa esperienza diretta, il gioco si intreccia con la conoscenza e la scienza entra nella vita quotidiana attraverso storie, esperimenti, numeri e immagini del cielo.
Il programma propone attività didattiche rivolte a scuole di ogni ordine e grado, in linea con il catalogo Scuola 2025–2026 di Città della Scienza, con giornate tematiche dedicate alla fisica, al coding e ai cinque sensi, alle scienze naturali, alla salute e al benessere, per offrire a studenti e docenti percorsi dinamici e interdisciplinari che accendono l’interesse per le materie STEM e ne mostrano l’impatto concreto sul presente e sul futuro. In parallelo sono previste visite guidate alle aree espositive del museo, dal Museo interattivo del Corpo Umano Corporea alla mostra temporanea “Egyptian Blue. Between History and Innovation”, fino alla Mostra “Insetti & Co.” per esplorare il corpo umano, la chimica dei materiali, l’archeologia, la biodiversità e l’evoluzione con un approccio interattivo e multisensoriale.
Un ruolo centrale è affidato al Planetario, con un palinsesto di spettacoli e documentari astronomici live e preregistrati – tra cui “Robot Explorers”, “Esploriamo il Sistema Solare”, “Il cielo del mese” e “Dalla Terra all’Universo” – che accompagnano il pubblico, dalle scuole alle famiglie, in un viaggio tra pianeti, stelle, nebulose e missioni spaziali, rendendo accessibili concetti complessi dell’astrofisica e della tecnologia aerospaziale. Uno spazio immersivo dove imparare a leggere il cielo, riconoscere le costellazioni, comprendere i cicli degli astri e scoprire il lavoro di scienziati, ingegneri e agenzie spaziali internazionali.
Accanto alle proposte per le scuole, nei weekend la Settimana STEM si apre alle famiglie con laboratori interattivi, assaggi di scienza e science show dedicati in particolare al Darwin Day, che ogni anno celebra, intorno al 12 febbraio, la figura di Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione. Tra letture animate, attività creative e percorsi sperimentali – dall’“Albero della vita” al “Meraviglioso mondo delle cellule”, fino a “Un giorno da Neanderthal” e agli spettacoli sugli adattamenti animali – bambini e ragazzi possono mettersi in gioco in prima persona, osservare, formulare ipotesi, esplorare differenze e somiglianze tra specie, comprendendo come la scienza nasca da domande, prove, errori e scoperte.
La settimana è arricchita, inoltre, da un’attività specificamente dedicata alla “STEM e data literacy”, realizzata in collaborazione con l’Istat, pensata per guidare studenti e studentesse delle scuole secondarie a scoprire il ruolo dei dati e della statistica nell’interpretare la realtà, prendere decisioni consapevoli e orientarsi tra le professioni del futuro, contrastando stereotipi e pregiudizi sulle discipline scientifiche. Attraverso esempi di vita quotidiana, giochi, curiosità e momenti di dialogo con esperti, i numeri diventano storie da interrogare, strumenti per capire il mondo e chiavi per progettare il proprio percorso di studi e di lavoro.
Con la Settimana Nazionale delle STEM, Città della Scienza conferma la propria missione di luogo aperto, inclusivo e partecipato, in cui la cultura scientifica si intreccia con l’educazione, l’orientamento, la cittadinanza attiva e l’abbattimento delle barriere di genere nell’accesso alle carriere scientifiche. Scuole, famiglie, appassionati e curiosi sono invitati a vivere il museo, le mostre, il Planetario e i laboratori come un ecosistema di opportunità in cui scoprire talenti, fare esperienza di scienza e sentirsi parte di una comunità che guarda con fiducia al futuro.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
L’UNICEF e il Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA) presentano oggi “Chi accoglie?”, un’analisi qualitativa preliminare sui profili delle famiglie affidatarie di minorenni non accompagnati. Secondo i dati, in Italia, nel 2025, oltre 12.100 minorenni non accompagnati sono arrivati via mare ; nello stesso anno, oltre 17.500 minorenni migranti e rifugiati non accompagnati vivevano in accoglienza. Solo il 4% ha potuto contare su una famiglia affidataria, fatta eccezione per i minorenni di origine ucraina, nonostante la legge indichi l’affido come misura prioritaria.
In questo contesto nasce l’analisi di UNICEF e CNCA con l’obiettivo di fare emergere caratteristiche, motivazioni, valori e sfide di chi sceglie di aprire la propria famiglia all’accoglienza e, al tempo stesso, fornire indicazioni utili per rafforzare programmi e politiche incentrate sul superiore interesse del minorenne.
Lo studio è stato condotto attraverso un sondaggio anonimo rivolto a 61 famiglie già attive nell’ambito del progetto Terreferme. Il questionario ha raccolto informazioni sui fattori socio-demografici, sui valori e interessi, sulla soddisfazione per la qualità della vita e sulle esperienze legate all’affido. L’analisi si basa su auto-valutazioni dei partecipanti; pur riferendosi a un campione limitato, i dati permettono di cogliere regolarità utili a comprendere chi sceglie di accogliere e quali condizioni ne favoriscono la disponibilità.
I risultati in relazione alle caratteristiche socio-demografiche mostrano che il 70% degli affidatari sono adulti tra i 40 e i 60 anni, spesso sposati o conviventi e con figli, con una significativa presenza di over 60 (26%). Oltre l’80% è sposato o convivente e il 60% ha già figli. Molti svolgono attività lavorative dipendenti o da libero professionista e possiedono titoli di studio medio-alti – condizioni che suggeriscono una certa stabilità economica e relazionale.
Dal punto di vista socio-relazionale, il gruppo presenta elevati livelli di fiducia interpersonale e apertura verso culture diverse. Il 95% degli intervistati concorda sul fatto che le persone migranti contribuiscano ad aumentare la ricchezza culturale, e la grande maggioranza respinge stereotipi che associano migrazione a criminalità o conflitto. Le principali motivazioni che spingono all’affido sono la volontà di accompagnare ragazze e ragazzi verso l’autonomia (95%) e l’apertura a esperienze interculturali (88%).
Anche il profilo della soddisfazione e del benessere soggettivo è un elemento rilevante: il 95% si dichiara soddisfatto della propria vita in generale, con livelli alti di soddisfazione per la vita familiare e relazionale. Accanto a questo quadro positivo, le famiglie incontrano sfide significative: 7 famiglie su 10 dichiarano di aver avuto dubbi iniziali, timori legati al supporto durante il percorso (3 famiglie su 10), difficoltà procedurali e disparità territoriali che possono scoraggiare la disponibilità ad accogliere.
L’analisi evidenzia come il successo dell’affido dipenda non solo dalle caratteristiche della famiglia, ma da un sistema capace di fornire accompagnamento qualificato, supervisione, sostegno psicologico e formazione continua.
“L’affido familiare non è semplicemente un atto di solidarietà, ma una strategia di protezione in grado di offrire stabilità, affetto e opportunità di sviluppo a bambini, bambine e adolescenti, contribuendo a costruire un sistema più inclusivo e sostenibile per tutti. È un investimento concreto nel futuro dei ragazzi e della comunità. Per assicurare a più minorenni migranti e rifugiati le stesse opportunità dei loro coetanei, è essenziale costruire un sistema che sostenga chi accoglie, rimuova gli ostacoli e renda questo percorso sostenibile nel tempo” ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia.
Anche Liviana Marelli, referente nazionale per le politiche minorili e per le famiglie del CNCA, sottolinea l’importanza del supporto durante l’affido: “L’affido familiare è un progetto che valorizza la responsabilità delle singole famiglie e richiama contestualmente la responsabilità collettiva di tutti i soggetti coinvolti affinché la famiglia affidataria non sia mai sola ma si senta parte di un progetto condiviso e sia costantemente supportata e accompagnata nella gestione del singolo progetto di accoglienza e di inserimento sociale”.
L’UNICEF e il CNCA rivolgono alle istituzioni un appello a rafforzare l’affido familiare come misura centrale e prioritaria, quando appropriata e nel superiore interesse del minorenne, rispetto al ricorso alle strutture residenziali. Tra le priorità indicate:
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piena e uniforme attuazione alla Legge 47/2017 e alle Linee di indirizzo nazionali sull’affido familiare, garantendo criteri chiari, procedure semplificate e forme di affido flessibili, capaci di rispondere alle diverse storie e bisogni;
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potenziamento della governance e del coordinamento multisettoriale, investimenti nel capacity-building del sistema, e un sostegno stabile, qualificato e continuativo alle famiglie affidatarie in tutte le fasi del percorso;
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miglioramento della raccolta e l’utilizzo dei dati per orientare politiche basate su evidenze e promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione pubblica che valorizzino l’affido come strumento di protezione, inclusione e crescita.
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In ogni fase, deve essere garantita la centralità e la partecipazione attiva dei minorenni, affinché le politiche e i servizi siano realmente costruiti a partire dalla loro voce e dalla loro esperienza.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Dalle storiche strade di Genova al cuore di Scampia a Napoli, l’Italia sta vivendo una stagione di profonda trasformazione urbana. Al centro di questa evoluzione c’è Piloda Building, che si è affermata come uno dei principali attori nell’attuazione dei Piani Urbani Integrati finanziati dal PNRR. Con un portafoglio di commesse che supera i 162 milioni di euro, l’azienda sta portando avanti una visione ambiziosa: rigenerare le aree fragili delle metropoli non solo attraverso il cemento e l’acciaio, ma tramite l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale.
Una visione umana per le infrastrutture del futuro
Per Emanuele Di Palo, CEO di Piloda Building, il concetto di costruzione è indissolubilmente legato a quello di identità. Di Palo sostiene con convinzione che costruire città significhi prima di tutto restituire dignità alle persone. La sfida dell’azienda non si esaurisce nell’avanzamento dei cantieri, ma punta a una trasformazione urbana che generi bellezza e senso di appartenenza. Secondo la visione del CEO, la rigenerazione urbana è un processo che deve saper ascoltare il territorio, trasformando spazi marginali in luoghi vivi dove la comunità possa finalmente riconoscersi. Questa filosofia ha permesso a Piloda Building di distinguersi nei bandi pubblici, ottenendo una fiducia crescente grazie alla capacità di integrare restauro monumentale e nuove tecnologie sostenibili.
Il modello “Restart Scampia”: l’ecoquartiere della legalità
Il progetto più imponente è quello di Napoli, dove l’intervento nell’area dell’ex Lotto M di Scampia rappresenta una delle sfide più simboliche d’Italia. Con un investimento di oltre 70 milioni di euro, Piloda Building sta coordinando la nascita di un nuovo ecoquartiere. Non si tratta di una semplice ricostruzione, ma di un ecosistema che prevede quasi 300 appartamenti, scuole, centri civici e parchi pubblici. Il cantiere è diventato un esempio di cooperazione tra istituzioni e imprese, dove la memoria storica — impressa nei messaggi sulle pareti della Vela Celeste — viene preservata come passaggio di testimone verso un futuro di legalità e innovazione sociale.
Da Bologna a Messina: spazi pubblici e inclusione
La strategia di intervento tocca diverse realtà geografiche con soluzioni su misura. A Bologna, l’ex Scalo Ravone si sta trasformando in un distretto “car free” di 100.000 metri quadrati, destinato a diventare la Città della Conoscenza grazie a un investimento di 30,5 milioni di euro. Qui, tra migliaia di nuovi alberi e percorsi ciclabili, sorgerà il Polo della Memoria Democratica.
Spostandosi a Messina, l’attenzione si sposta sul sociale con la trasformazione dell’ex “Città del Ragazzo” in un moderno polo per l’inclusione. Il progetto da 27,8 milioni di euro mira a creare spazi ad accessibilità universale per persone con disabilità, integrando coperture fotovoltaiche e sistemi avanzati per il risparmio idrico, mantenendo viva la vocazione all’accoglienza del sito originale.
Il restauro del patrimonio a Genova e Roma
La competenza di Piloda Building si estende anche al restauro di beni vincolati, un ambito che richiede requisiti tecnici estremamente rigorosi. A Genova, nel quartiere di Sampierdarena, quattro interventi mirano a restituire alla cittadinanza edifici storici come Palazzo Carpaneto e la Villa Grimaldi, trasformandoli in presidi culturali e spazi per l’economia locale.
A Roma, l’investimento si concentra sulla salute e sulla cultura. Il complesso monumentale di Santa Maria della Pietà sta per diventare un Parco della Salute e del Benessere, un hub da 14,6 milioni di euro che integrerà servizi sanitari, musei e giardini terapeutici entro la metà del 2026. Parallelamente, l’azienda è impegnata nel recupero di importanti poli bibliotecari della Capitale, come la biblioteca Elsa Morante a Ostia e la Casa del Parco, oltre al restauro del suggestivo “Castello” di Cesano. In ognuna di queste città, l’obiettivo finale rimane lo stesso: dimostrare che la costruzione moderna è l’ultimo tassello di una visione più ampia, capace di generare benessere e nuove opportunità per le generazioni presenti e future.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Si è svolto sabato 31 gennaio 2026, presso il Pio Monte della Misericordia in via dei Tribunali 253 a Napoli, l’evento “Altri Tempi – Il tempo della cura”, dedicato ai caregiver familiari, spesso invisibili ma pilastri fondamentali del sistema di welfare. L’iniziativa ha offerto un momento di riflessione, confronto e valorizzazione di chi si prende cura gratuitamente e di persone care fragili o affette da gravi patologie.
L’iniziativa è stata promossa nell’ambito del progetto “Altri Tempi”, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud e gestito dalla Fondazione Eos Onlus in partenariato con altri soggetti pubblici e del privato sociale, con l’obiettivo di ridurre il carico di cura dei caregiver e migliorare il benessere dell’intera famiglia attraverso servizi mirati e azioni concrete.
Dopo la registrazione e il welcome coffee, i lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del direttore della Fondazione EOS Giuseppe Cascone, della coordinatrice della Fondazione Pio Monte Raffaella Auriemma e del direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano.
Lucia Basso, coordinatrice del progetto “Altri Tempi”, ha dichiarato: “I caregiver, schiacciati dal peso della responsabilità che portano avanti, hanno veramente pochissimo tempo. Per questo il progetto si chiama ‘Altri Tempi’. L’iniziativa ‘Il tempo della rappresenta un’occasione di confronto tra diverse realtà del territorio per accendere un riflettore su figure fondamentali del welfare, troppo spesso non riconosciute nei loro bisogni e nel carico fisico e psicologico che accompagna la loro esistenza”.
Tra gli interventi principali, quelli di Gennaro Pezzurro. Il presidente di Fish Campania, ha parlato di “Welfare di prossimità e azioni urgenti: liberare il tempo e il diritto alla vita dei caregiver”, mentre Marina Melone, esperta in neurologia e neuropatologia clinica, ha approfondito le difficoltà dei caregiver che assistono persone affette da malattie genetiche ereditarie.
Angela Lepore, presidente della sezione Campania dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile, ha presentato i risultati della survey condotta nell’ambito del progetto “Altri Tempi” sui caregiver: “Le associazioni del partenariato – ha detto – hanno condiviso bisogni comuni, ma per dare risposte reali è fondamentale ascoltare direttamente le famiglie. Il questionario, compilato da 60 caregiver, ha raccolto informazioni sui loro bisogni, desideri ed emozioni e sulla relazione con la persona assistita, permettendo di calibrare le azioni concrete del progetto”.
Non sono mancate testimonianze dirette: Valentina Fasano, caregiver e presidente dell’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia, ha raccontato: “Vivere la condizione di caregiver in prima persona mi dà l’opportunità di identificare bene i loro bisogni. Chi cura crea un’isola lontana dal contesto, dalla realtà esterna”.
Vincenzo Gargiulo, Garante delle persone con disabilità della Municipalità 3 di Napoli, ha illustrato i progetti di vita per le persone con disabilità.
Tra le azioni del progetto “Altri Tempi” ci sono anche visite ed esperienze culturali gratuite organizzate dai partner Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Fondazione Pio Monte, ed è per questo che l’evento si è concluso con una visita esclusiva al Pio Monte della Misericordia, riservata ai caregiver e ai loro familiari, durante la quale sono state ammirate opere d’arte di grande valore, tra cui il celebre capolavoro di Caravaggio, Le Sette Opere di Misericordia.
L’iniziativa ha messo in luce l’importanza di riconoscere e sostenere i caregiver, promuovendo servizi concreti, ascolto delle loro esperienze e valorizzazione del tempo dedicato alla cura.
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