Quando la pizza diventa salute: a Pontecagnano nasce la “Nefropizza 4.0”

Può un simbolo della convivialità e dello sgarro alimentare trasformarsi in un alleato per il benessere dei nostri reni? La risposta è sì, se alla base c’è studio, equilibrio e valorizzazione del territorio. Il prossimo 30 marzo 2026, alle ore 19:00, la pizzeria I Borboni di Pontecagnano Faiano (SA) ospiterà un evento unico nel suo genere: “Nefropizza 4.0 – Il Cilento in 4 tempi”.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sfatare il falso mito secondo cui la pizza sia necessariamente un alimento “nemico” della dieta, dimostrando invece come possa diventare uno strumento di prevenzione primaria attraverso la scelta consapevole degli ingredienti e delle tecniche di lavorazione.
Il cuore scientifico della serata sarà il Dott. Giovanni Mugnani, nefrologo presso la Casa di Cura “Prof. Dott. Luigi Cobellis”. Grazie alla sua esperienza pluriennale nella gestione delle malattie renali croniche, il dottor Mugnani guiderà il pubblico in un viaggio divulgativo alla scoperta della salute renale.
Durante il convegno, moderato da Raffaella D’Andrea, verranno approfonditi temi fondamentali: l’importanza vitale delle funzioni svolte dai reni, come prevenire le patologie renali attraverso una sana alimentazione, il ruolo cruciale dell’equilibrio, della moderazione del sale e della qualità delle proteine.

Dopo la parte teorica, la parola passerà al gusto. I maestri dell’arte bianca Valerio Iessi e Daniele Ferrara presenteranno la Nefropizza 4.0, una creazione che racchiude l’essenza del territorio cilentano in una formula amica dei reni.

La serata prevede una degustazione guidata articolata in un fermentato naturale d’apertura, illustrato direttamente dal suo ideatore e quattro spicchi simbolici, studiati per bilanciare apporto nutrizionale e sapore, dimostrando che la prevenzione può (e deve) essere un piacere per il palato.

di Annatina Franzese

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Città Metropolitana di Napoli: venerdì gli studenti incontrano le Università e le associazioni al SOB per dire no al razzismo

Secondo appuntamento organizzato dalla Città Metropolitana di Napoli nell’ambito della XXII “Settimana di azione contro il razzismo” promossa dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Venerdì 20 marzo, dalle 9.30, nella sede del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli in via Santa Caterina da Siena, n.37, si terrà un importante momento di riflessione e confronto intitolato “La Città Metropolitana e i giovani: Cultura condivisa dell’inclusione. Educazione, diritti e contrasto alla discriminazione razziale”.

L’incontro, rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sui temi della discriminazione razziale, della tutela dei diritti fondamentali e della convivenza in società pluralistiche, vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, di esperti e delle associazioni che si occupano di immigrazione.

 

Il programma

A una prima parte di carattere teorico-istituzionale seguirà una seconda di tipo laboratoriale, finalizzata al coinvolgimento attivo degli studenti.

Per la parte istituzionale, interverranno il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa,

Lucio d’Alessandro, il Responsabile della Scuola Superiore Meridionale, Arturo De Vivo, il Vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, Giuseppe Cirillo, e il Consigliere delegato a Sport, Giovani ed Eventi, Sergio Colella, Chiara Marciani, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, Agnese Nadia Canevari, Dirigente UNAR, la Dirigente dell’ITIS “Galileo Ferraris” di Napoli, Daniela Conte, Matilde Marandola, Presidente Nazionale dell’AIDP, Associazione Italiana Direzione del Personale, Umberto Cristadoro, Presidente del Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) della Città Metropolitana di Napoli, e

Lidia Niroshika Gurusinghe, Presidente della Consulta degli Immigrati del Comune di Napoli.

Dopo l’introduzione dei lavori, affidata alla Referente UNAR della Città Metropolitana Renata Monda, si terrà la Tavola Rotonda sul tema “Storie di migrazione in dialogo tra testimonianze e ricerca”, con approfondimenti e testimonianze di Alessandra Belluccio, People, Culture & Organization Director, Btinkeeng, di Stefania Ferraro, docente del SOB, Paolo Masini, Presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, Anita Romano dell’Associazione Restiamo Umani, Luigi Maria Sicca, docente della Scuola Superiore Meridionale e Università degli studi di Napoli Federico II, e del professor Giorgio Ventre dell’Università degli Studi Federico II di Napoli.

Nell’ambito della tavola rotonda, che sarà moderata da Maria Savarese della Scuola Superiore Meridionale, ci sarà anche la proiezione dei materiali multimediali realizzati dagli studenti su cui sarà stimolato un dibattito.

L’appuntamento terminerà con il workshop su “Intelligenza artificiale, bias e discriminazione: laboratorio di alfabetizzazione digitale”, coordinato da Isabella Ducros, Formatrice e Consulente AI. Il laboratorio offrirà agli studenti strumenti critici per comprendere come gli algoritmi possano alimentare o contrastare le discriminazioni nel mondo contemporaneo.

 

La XXII Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale

La manifestazione si inserisce nelle celebrazioni della XXII Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, in particolare nelle azioni della Rete delle Città metropolitane per l’inclusione e si accompagna a quelle che saranno celebrate nelle altre 13 Città metropolitane d’Italia. Gli eventi in tutte le 14 Città metropolitane sono finanziati a valere sulle risorse del PN Inclusione e Lotta alla Povertà 2021 – 2027, nell’ambito del finanziamento FSE+.

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Soccorso rosa, contro la vittimizzazione secondaria delle vittime di violenza

Un progetto contro la vittimizzazione secondaria delle donne oggetto di violenza, da tutelare ulteriormente durante l’iter ordinario del processo in tribunale. Soccorso in Rosa, neonata rete multidisciplinare, si pone l’obiettivo di tutelare al meglio chi ha intrapreso un percorso di uscita dal tunnel della sofferenza dopo aver subito vessazioni e aggressioni. «È una rete di solidarietà tra esperte, psicologhe, avvocate essenzialmente, ma anche giuriste, e serve a spalleggiare le donne nelle loro traversie, nei tribunali ordinari» spiega Elvira Reale consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nel corso di un incontro pubblico sulle attività di Soccorso in Rosa, che si inserisce nelle iniziative di Marzo Donna 2026, in collaborazione con rete Sguardo femminista, Ram – Pensare più, Salute donna Aps, tenuto nella Sala della Loggia del Maschio Angioino. Soccorso in Rosa, aggiunge Reale, è rivolto «alle donne vittime di violenza, le donne madri, le donne con figli piccoli, che una volta denunciato devono affrontare il tema della condivisione, dell’affido con i padri violenti. Le donne vengono pauperizzate da anni e anni di ricorsi, controricorsi, primo grado, appello e cassazione per affermare i loro diritti. In questo non sono sufficienti i loro team di difesa, a parte che non sempre riescono a sostenerlo economicamente». Molte volte i centri antiviolenza, argomenta ancora la consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, «hanno bisogno di supporto di persone che al di fuori dell’iter specifico possono fare delle azioni simboliche, ma anche significative. Uno tra tutti, che riguarda noi psicologi, è quello di deferire i colleghi psicologi che utilizzano teorie controverse che mancano di prove per penalizzare le donne».

Di «progetto importantissimo» parla anche Francesca Schir, segretaria del Consiglio nazionale dell’ordine degli Psicologi. La definizione la motiva così: «Va a colmare la lacuna fra la norma e la prassi, fra il diritto scritto e la realtà che invece viene vissuta negli studi dei consulenti, nelle aule dove si decide sulla vita delle donne come rete multidisciplinare, come rete indipendente, come rete super partes, ovviamente non si sostituisce ai difensori e non interviene direttamente nei procedimenti». Non solo, la Schir sottolinea come Soccorso Rosa si rende protagonista di qualcosa «strategicamente molto importante: fornisce pareri psicologici e giuridici ai team di difesa. Come Consiglio nazionale noi riteniamo centrale sostenere questo progetto proprio perché è importantissimo per noi fornire una rete di consulenza e di competenze psicologiche al servizio della tutela delle donne e dei cittadini. Questo progetto va a prevenire quella vittimizzazione secondaria che spesso le donne devono subire proprio all’interno dei procedimenti giudiziari dove – conclude Schir – dovrebbero invece essere difese».

A partecipare al convegno nella Sala della Loggia, tra gli altri, Claudia Pecoraro, assessora Pari opportunità Regione Campania; Gabriella Ferrari Bravo, presidente Aps Psy-Com; Luisa Menniti, referente rete Sguardo Femminista; Antonella Bozzaotra, Pensare più – Percorsi Ram; Giovanna Cacciapuoti, avvocata, Coa, Commissione violenza di genere; Maria de Luzenberger, sostituta procuratrice presso il Tribunale per i minorenni di Napoli; Ester Ricciardelli, psicologa Asl Napoli 1 Centro mentre l’attore Fiorenzo Madonna ha letto alcuni brani significativi dedicati alla donna.

di Antonio Sabbatino

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“Le ragazze son tornate”, lo spettacolo che smonta il cliché della terza età

Accantonate il concetto polveroso di “terza età”. Cancellate l’immagine della nonna rassegnata davanti alla tv. Oggi il tempo non invecchia più, semmai “trasforma” e l’esperienza che diventa saggezza è una sorta di super potere. Lo racconta lo spettacolo “Le ragazze son tornate”, attesissima commedia scritta e diretta da Diego Ruiz e prodotta da Carpe Diem Produzioni, con Daniela Poggi, Debora Caprioglio, Fiordaliso, tre icone assolute dello spettacolo italiano che salgono sul palco per dimostrare che la libertà non ha data di scadenza e che l’avventura, quella vera, comincia quando decidi di infischiartene del giudizio degli altri. Con loro anche Giorgia Guerra e Nicola Paduano.

Dal 20 marzo la partenza di una tournée che toccherà numerose città italiane, partenza dal Teatro Dehon di Bologna, con uno spettacolo che si propone come un “manifesto della rinascita e dell’indipendenza”. Il tempo passa, è vero, ma ci si adegua. Se le rughe lasciano il segno di una saggezza tagliente, i sassolini nelle scarpe sono pronti al lancio per una sfida ironica e colma di risate. Un trio di donne pronte a sorprendere sul palco e coinvolgere non solo il pubblico in platea, ma anche quello del web con la prima campagna social che trasforma le spettatrici in brillanti co-protagoniste con un hashtag che è tutto un programma: #carpediemchisenonte con cui le tre attrici invitano le donne a postare commenti e foto delle conquiste raggiunte “fuori tempo massimo”, per dimostrare che non ci sono limiti ai propri sogni.

Le 3 storie più belle riceveranno posti in prima fila in una delle tappe dello spettacolo, che si prepara a dare vita ad una girandola di battute e gag. Tra dissapori storici e competizione mai sopita, le tre “ragazze” dovranno fare i conti con il ticchettio dell’orologio, ma sarà appunto proprio la saggezza l’arma segreta per far funzionare le cose. Riusciranno a mettere da parte i rancori e a vincere la sfida più grande: quella contro i pregiudizi di chi le vorrebbe già “fuori gioco”?

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Don Peppe Diana, la Diocesi di Aversa avvia l’iter canonico per il riconoscimento del martirio

Un passo storico per la Chiesa aversana e per l’intero territorio campano. Questa mattina, durante la solenne celebrazione eucaristica tenutasi presso la Parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe in occasione del 32° anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana, il Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, ha annunciato ufficialmente l’avvio del cammino che porterà all’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote.

L’obiettivo dell’iter canonico è il riconoscimento del martirio in odium fidei. Come sottolineato durante l’annuncio, la figura di don Peppe Diana non deve essere relegata esclusivamente a quella di “eroe sociale”. Il suo impegno, la sua consapevolezza del pericolo e la sua ferma opposizione alla prevaricazione della camorra sono stati la diretta espressione della sua profonda vocazione sacerdotale. Don Diana è stato protagonista del riscatto del suo territorio proprio in virtù del suo essere ministro di Dio, compiendo un autentico atto di fede che lo ha portato fino al sacrificio supremo: una visione del martirio in piena sintonia con il magistero di Papa Francesco.

A differenza dei passati tentativi, che si erano limitati a raccogliere materiale attraverso una commissione storica, l’attuale inchiesta diocesana rappresenta un vero e proprio atto pubblico e ufficiale della Chiesa. L’avvio di questo cammino, infatti, si articola in alcuni passaggi precisi: lo scorso settembre, la Conferenza Episcopale Campana ha concesso il parere favorevole (Nulla Osta) sull’opportunità di avviare l’inchiesta sul martirio e sulla fama di martirio del sacerdote. In seguito, la Diocesi ha inoltrato formale richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi.

Si resta ora in attesa del via libera definitivo da Roma prima della pubblicazione dell’Editto ufficiale. Verrà poi nominato un tribunale che – accompagnato dal Postulatore della causa, dott. Paolo Vilotta – procederà ad ascoltare le testimonianze viventi e ad acquisire le fonti documentali sulle virtù, la vita e il percorso di fede di don Peppe.

Attori della causa sono congiuntamente la Diocesi di Aversa e l’Associazione dei familiari e amici di don Peppe Diana. Questo percorso risponde a un’esigenza profonda dell’intera comunità, che da anni assiste a una continua crescita della “fama di santità” di don Peppe e che chiede a gran voce che questo iter giunga a compimento. Un legame speciale confermato anche dal Vescovo Spinillo, che proprio sulla tomba di don Diana volle recarsi all’inizio del suo mandato episcopale ad Aversa

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