28 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Analizzando i numeri delle donazioni di sangue in Campania relative al 2014 il primo dato che emerge è che la preponderanza dei donatori sono nuovi. Sono pochi quelli periodici. Secondo Nicola Scarpato, direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli, è un problema di fidelizzazione del donatore. «La maggior parte delle persone donano attraverso la associazioni dislocate sul territorio regionale con le unità operative. Sarebbe necessario – sottolinea Scarpato – che le stesse associazioni provvedessero a ricontattare i donatori per cercare di fidelizzarli».
I NUMERI– I dati forniti dall’azienda ospedaliera universitaria permettono di conoscere anche quali sono le province e le fasce d’età maggiormente dedite alla donazione. Le persone di età compresa tra i 36 ed i 45 anni che solo lo scorso anno si sono prodigate nell’aiuto della raccolta di sangue sono state 38836. Di queste più di 26mila sono uomini. Un dato, quello che vede la preponderanza di maschi rispetto alle donne, che si evidenzia per tutte le fasce d’età e in tutte le cinque province campane. Quelli che donano di meno sono i giovani tra i 18 ed i 25 anni che raggiungono nel 2014 le 22525 unità. I donatori più fidelizzati sono quelli della provincia di Salerno. Lo scorso anno, eccezion fatta per la fascia di donatori tra i 18 ed i 25 anni i donatori periodici hanno superato quelli nuovi. Nella fascia compresa tra i 36 ed i 45 anni hanno superato i donatori nuovi di circa 1200 unità.
Nonostante alcune modifiche che andrebbero apportate alla gestione della raccolta del sangue i dati restano ugualmente confortanti in quanto evidenziano che per le necessità la Campania è una regione autosufficiente. Caso non comune a tutte le aree del Paese. Dati che soddisfano anche lo stesso Scarpato che ricorda che «l’Italia si distingue in Europa per la donazione volontaria. La carenza resta comunque culturale. Parte dei donatori che arrivano in ospedale donano a carattere personale. Magari per aiutare un amico o un familiare che deve affrontare un intervento chirurgico».
DOVE DONARE– «Dal punto di vista pratico non dovrebbe cambiare nulla tra la donazione in ospedale e quella nelle unità mobili gestite dalle associazioni, ma inevitabilmente in ospedale facciamo una selezione più accurata», afferma il direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli. Gli operatori che lavorano in strada sono comunque qualificati in quanto seguono un corso presso il centro trasfusionale. Nonostante i dati confermino l’autosufficienza generale delle riserve di sangue le scorte di due gruppi sanguini scarseggiano. Si tratta di sangue zero positivo e zero negativo.
di Ciro Oliviero
27 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA – Oltre 30 mila scout, provenienti da tutto il mondo, per un appuntamento che si rinnova ogni 4 anni, coinvolgendo migliaia di giovani, per lo più tra i 13 e i 14 anni, accompagnati da un contingente di capi. Quest’anno, come riporta Redattore Sociale, è il Giappone ad accogliere tra le sue braccia questi piccoli “ambasciatori”, di diverse culture e diverse fedi, che insieme condivideranno i valori che accomunano, ad ogni latitudine, questi ragazzi: l’aiuto reciproco, la solidarietà, il rispetto per la natura, la pace. E i numeri sono di tutto rispetto: 147 nazioni, 33 mila partecipanti, circa mille gli italiani.
Il contingente italiano è già partito, per lo più tra venerdì e sabato, mentre gli ultimi arriveranno in queste ore: ad augurargli il buon vaggio, nei giorni scorsi, è stato lo stesso presidente Mattarella, che ha accolto una delegazione al Quirinale, evidenziando “l’esigenza di ritrovare le ragioni vere e piene della convivenza insieme, del sentirsi concittadini dello stesso Paese, della stessa comunità”. Prima di riunirsi nella vera e propria “jam”, gli scout verranno ospitati per tre giorni da famiglie giapponesi, per vivere la cosiddetta “Home hospitality”.
Sempre Redattore Sociale spiega che le attività del Jamboree saranno divise in diverse categorie: quelle del “Global development village”, che avranno lo scopo di pace, ambiente, sviluppo e prevenzione dei disastri naturali; quelle culturali, per favorire lo scambio di esperienze e tradizioni e avvicinare, in particolare, gli usi giapponesi; e poi, ancora, quelle scientifiche, le visite turistiche a 19 città della provincia di Yamaguchi, le attività naturalistiche, le attività in spiaggia e in piscina e le attività dedicate alla pace, che si svolgeranno in parte presso il campo, in parte presso il Museo della pace di Hiroshima.
27 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
CASERTA – Al via i casting per il prossimo lavoro cinematografico della società indipendente “Klanmovie Production”, che produrrà il film “Gramigna”, girato in gran parte ad Aversa e nel territorio campano. Lo scorso fine settimana il regista Sebastiano Rizzo e la responsabile casting Loredana Scaramella hanno selezionato oltre cento aspiranti attori e attrici a Roma, a Napoli e ad Aversa.
Procede a vele spiegate il progetto della “Klanmovie Production”, nata con l’obiettivo di realizzare prodotti audiovisivi contenenti messaggi sociali fortemente educativi. L’intento è quello di produrre film capaci di trasmettere un messaggio di grande rilevanza sociale: la cultura della legalità.
“Gramigna” va proprio in questa direzione. Il film (diretto da Sebastiano Rizzo, con la sceneggiatura di Camilla Cuparo, la fotografia di Simone Zampagni, la scenografia di Alfonso Rastelli ed i costumi di Laura Costantini) è liberamente ispirato al libro del noto giornalista Michele Cucuzza e di Luigi Di Cicco e narra la vita di un ragazzo in fuga dalla camorra. Il primo ciak è previsto per il prossimo mese di ottobre.
«La vicenda – spiega il regista Rizzo – è una storia vera, attuale e tangibile. Luigi è un ragazzo che da un anno gira le scuole e mette a disposizione la sua vicenda e la sua stessa vita per far capire realmente cosa sia il bene e il male».
“Gramigna” narra la storia di come Luigi, figlio di uno dei più potenti boss della malavita campana – che sta scontando l’ergastolo e che il ragazzo non ha mai visto se non in galera – sia costretto a fare i conti costantemente con una realtà di camorra, che si divide tra bene e male ed è lui stesso conteso tra “tentatori”, ricchi e persuasivi malavitosi, e “angeli custodi”, sua madre Anna e Vittorio, l’amato suo allenatore di calcio che, nel film, sarà interpretato da Enrico Lo Verso.
Ancora in costruzione il cast, ma già sono state rese note alcune straordinarie partecipazioni. Oltre a Lo Verso saranno presenti: Gianni Ferreri, Mario Porfito e Titti Cerrone.
«Il film – continua Rizzo – ha un grande valore socio culturale, nato con l’obiettivo di portarlo in tutte le scuole, a scopo educativo. “Gramigna” ha l’aspirazione di prendere i giovani per mano e di guidarli, senza ipocrisie, nelle tenebre del male, un esercizio indispensabile per farli poi riemergere nella luce di un riscatto possibile per tutti. Un riscatto che genera libertà e regala così possibilità di osare, ribellarsi, cambiare, fare, sognare, in una terra dove spesso i sogni restano intrappolati nell’adolescenza e si tramutano successivamente in rabbia, disillusione e rassegnazione. “Gramigna” è la testimonianza di una realtà tangibile, dove si può osare per cambiare e vincere il male».
Un segno evidente dell’importanza del progetto di “Klanmovie Production” è l’accordo sancito con l’Unicef, che sostiene la società di produzione cinematografica sul tema dell’educazione alla legalità tra le giovani generazioni. Quando uscirà, il film “Gramigna” verrà promosso attraverso un tour nelle scuole e nelle università italiane, diventando un amplificatore di educazione contro le mafie, sfruttando un mezzo di comunicazione per eccellenza come il cinema. La “Klanmovie Production”, inoltre, sta collaborando con alcune associazioni antimafia presenti sul territorio, con l’obiettivo comune di portare forti testimonianze al fine di educare, motivare e incentivare i giovani contro la criminalità organizzata.
24 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
NAPOLI – «Sono scappato dal Mali, ho lasciato mia moglie e i miei tre figli. Vogliamo impegnarci in questo progetto. In questo modo potremmo migliorarci, acquisire autonomia e aiutare le nostre famiglie. Potremmo, inoltre, comprare una casa nei nostri paesi o in Italia e condurre una vita normale, lavorando e guadagnandoci da vivere in maniera autonoma e responsabile», così Moussa spiega le proprie aspirazioni che hanno portato assieme a Djala, Bakary, Abdu, Rizwan, Friday, Ibrahim, Sharmake, Zakaria, Kais ad avviare una propria attività di impresa PARTENHOPE: COOPERATIVA DI PULIZIE al fine di acquisire autonomia, integrarsi sul territorio e realizzare i propri sogni. I 10 giovani migranti sono richiedenti e titolari di protezione internazionale provenienti da Somalia, Libia, Mali, Nigeria, Pakistan beneficiari del progetto IARA di LESS Impresa sociale ONLUS.
DIALOGUE – Anche altri quattro giovani migranti richiedenti e titolari di protezione internazionale provenienti da Armenia, Mali, Turchia ed Egitto hanno deciso di costituire la Cooperativa Tobilì per offrire un servizio di catering multietnico innovativo e creativo che fa tesoro delle tradizioni culinarie d’altri Paesi proponendole ad una clientela che desideri sperimentare cibi particolari, esotici, genuini e gustosi. Oltre al servizio di catering la cooperativa TOBILI’ organizzerà corsi di cucina etnica per chiunque voglia cimentarsi nella preparazione di piatti tipici armeni, curdi/turchi, maliani ed egiziani. Le due cooperative sono il punto di arrivo del percorso previsto dalle attività di orientamento e accompagnamento all’inserimento socio-professionale previste dal progetto I.A.R.A. – Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo – del Comune di Napoli. LESS Onlus ha pensato di coinvolgere alcuni dei richiedenti e titolari di protezione in un percorso formativo per la costituzione d’impresa gestito dal Consorzio CORE e da Project Ahead all’interno del progetto D.I.A.L.O.G.U.E. Dopo questa esperienza è emersa la voglia da parte dei ragazzi coinvolti di impegnarsi nella costituzione delle cooperative PartenHope e Tobilì.
24 Lug, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA- Impegno sociale e solidarietà. Sono parole d’ordine per Rossopomodoro, marchio di ristoranti e pizzerie napoletane che continua con successo il suo progetto a favore delle donne vittime di violenza residenti a Casa Lorena, una struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa EVA che si sostenta attraverso un servizio di catering per eventi e la produzione di dolci e confetture, “Le Ghiottonerie di Casa Lorena”. Prelibatezze sane e apprezzate dal mercato che hanno permesso alle donne che le realizzano di recuperare autostima attraverso un’attività di cui andare orgogliose e che garantisce loro indipendenza economica. Sono ormai tre anni, dal 2013, che in tutti i menù di Rossopomodoro, rinnovati di stagione in stagione e proposti in ogni ristorante d’Italia, c’è un piatto pensato per esaltare la bontà e la genuinità delle marmellate artigianali prodotte dalle ospiti, spesso accompagnate dai figli, di Casa Lorena: è la “Scampagnata” (tagliere di salumi, formaggi e verdurine, olive nere di Ferrandina lucane infornate, uovo sodo, peperoncini ripieni al tonno e composta di frutta di stagione) e si trova tra gli antipasti, per chi volesse dare un sostegno concreto.
La campagna di Rossopomodoro a sostegno di Casa Lorena si chiama – con un chiaro gioco di parole – “Guai a chi la tocca” ed è stata illustrata da Clelia Martino, responsabile delle attività commerciali, marketing e di comunicazione della Sebeto, durante il convegno internazionale per prevenire il femminicidio e la violenza contro le donne “Policy and practice to reduce and prevent feminicide: innovation and sustainability of actions and research”. Si è trattato di cinque giorni di approfondimento alla Scuola Superiore della Polizia di Stato di Roma, con esperti provenienti da ogni parte del mondo invitati da Cost Action (European Science Foundation) e dal Dipartimento di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, con il patrocinio della Società Italiana di Psicologia e della Società Italiana di Criminologia.
Un altro progetto a sfondo sociale che Rossopomodoro porta avanti con impegno dal 2011 è “Tutti in campo”, occasioni concrete di recupero per ragazzi napoletani a rischio realizzate di concerto con altre aziende, con il Comune di Napoli e con istituzioni, associazioni e artisti. Prima ancora, ci sono state le campagne per Amref, “Progetti in Africa per l’Africa”, che dal 2005 al 2010 hanno raccolto 300.000 euro per la realizzazione di iniziative benemerite come la costruzione di un acquedotto in Kenia, la realizzazione di aule, la vaccinazione di oltre 12.000 bambini tra gli 0 e i 5 anni nel Nord Uganda, la formazione sanitaria di 7 assistenti-medici e ostetriche comunitarie per il Sud-Sudan.