12 Nov, 2015 | Comunicare il sociale
ROMA – L’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti ribadisce che il doping si combatte con una nuova cultura dello sport basata sulla partecipazione e su stili di vita attivi, subito dopo il report della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping. «Non è una cosa impossibile da fare – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – bisogna credere nella possibilità di creare motivazioni diverse, che non siano unicamente legate alla vittoria a tutti i costi. Per questo chiamiamo a raccolta i giovani di tutta Italia grazie al progetto ‘Positivo alla salute’, per una diffusa azione di consapevolezza e di informazione che parta dalle scuole. Per la promozione della salute e della vita, contro gli affaristi dell’inganno e i mercanti di morte». In questi giorni viene presentato il progetto Uisp che coinvolge gli studenti delle scuole superiori di otto città italiane: Trieste, Varese, Pesaro, Prato, Venezia, Orvieto, Barletta, Quarto (Napoli).
Giovedì 12 novembre ad Orvieto, alle ore 12 nella Sala delle Quattro Virtù del Comune, si terrà la conferenza stampa di presentazione di “Positivo alla salute”, progetto nazionale Uisp realizzato ad Orvieto insieme all’Istituto di istruzione superiore scientifico e tecnico di Orvieto.
Lunedì 16 novembre è prevista la presentazione a Quarto (Napoli), alle ore 10 presso il locale Istituto Secondario Superiore, con oltre centro ragazzi coinvolti nel progetto. Il percorso“Positivo alla salute” è finanziato dal ministero della Salute-Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, e coinvolgerà gli studenti nell’ideazione di azioni di informazione e comunicazione per la promozione della salute e contro la “cultura del doping”. Verranno realizzati servizi e spot che utilizzeranno in particolare il canale radiofonico. Dopo il report sul doping, pubblicato dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping,
Info: www.uisp.it
12 Nov, 2015 | Bandi e opportunità, Comunicare il sociale
ROMA- Per migliorare il decoro e la qualità degli edifici scolastici nel Mezzogiorno, dove la situazione è particolarmente critica, Fondazione Mission Bambini e Fondazione CON IL SUD promuovono insieme il Bando #LaNostraScuola – Ripulita e aperta a tutti – che, senza sostituirsi o sovrapporsi alle varie iniziative governative in corso,vuole favorire la partecipazione di famiglie, volontari e cittadini al processo di riappropriazione e cura delle scuole come bene comune e la loro valorizzazione come luoghi di cittadinanza attiva.
Il Bando – che prevede uno stanziamento complessivo massimo di 300.000 euro – è rivolto alle organizzazioni non profit e in particolare alle associazioni di genitori, che devono presentare richiesta insieme all’istituto scolastico pubblico dove si intendono realizzare gli interventi (scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo o secondo grado, istituti comprensivi). Saranno sostenute esclusivamente attività di manutenzione ordinaria, come ad esempio: tinteggiatura di pareti, rifacimento di piccole parti di intonaco, sostituzione o riparazione di componenti idraulici, serramenti interni, verniciatura di grate o cancelli, pulizia di spazi esterni. Sono invece esclusi dall’iniziativa interventi di manutenzione straordinaria, come ad esempio: rifacimento del tetto, rifacimento intonaco e tinteggiatura facciata, realizzazione o rifacimento di impianti di riscaldamento, condizionamento, impianti elettrici e idraulici.
Proprio perché il Bando vuole promuovere la partecipazione, gli interventi dovranno essere svolti a titolo volontario e gratuito dai cittadini del territorio, in particolare dai genitori degli studenti ed eventualmente dagli studenti stessi, se maggiorenni. Le organizzazioni proponenti dovranno avere sede in una delle seguenti regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna o Sicilia. Il Bando specifica che non saranno ammessi interventi che siano o che prevedano di essere finanziati attraverso il piano di edilizia scolastica governativo (iniziative #scuolebelle e #scuolesicure).
Il Bando #LaNostraScuola – Ripulita e aperta a tutti scade il prossimo 21 dicembre.
Scarica i documenti per partecipare al bando, clicca qui
02 Nov, 2015 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Si scrive “Vita indipenente” e si legge opportunità di decidere e di scegliere da chi farsi affiancare. E’ il progetto che porta la firma dell’Ambito sociale N23 e che è riservato a chi, pur vivendo una condizione di disabilità, è in grado di “intraprendere percorsi di studio, di lavoro, di partecipazione alla vita sociale della comunità locale, con riferimento sia al contesto domestico che al contesto di vita esterna”. Per l’iniziativa, inizialmente della durata di un anno, sono stati stanziati 96 mila euro: 76mila e 800 finanziati dal ministero del Welfare e 19mila e 200 dall’Ambito del quale fanno parte 14 Comuni dell’area nolana. La documentazione necessaria per poter accedere alla risorse è pubblicata sui siti dei Comuni interessati, a cominciare da quello di Nola, capofila dell’Ambito N23. Sul portale le indicazioni sui criteri per la selezione dei beneficiari e le modalità operative. “Puntiamo sulla valorizzazione delle persone che – ha spiegato il presidente del coordinamento istituzionale Michele Cutolo – a prescindere dalla condizioni fisiche siano in grado di poter decidere come condurre la propria esistenza e da chi farsi affiancare nel percorso quotidiano delle attività svolte”. “La persona con disabilità – è scritto, infatti, nel disciplinare del progetto – sceglie e assume direttamente, con regolari rapporti di lavoro il proprio assistente personale e ne concorda, con tutti gli attori coinvolti, mansioni, orari, retribuzione e percorsi decisi in sede di valutazione, e ne rendiconta, la spesa sostenuta a questo titolo”.
02 Nov, 2015 | Comunicare il sociale
CASERTA- “Riforma sì, riformatorio no”. È questo che chiedono a gran voce i volontari intervenuti al convegno “La Riforma del Terzo Settore ed il futuro dei CSV”, realizzato presso l’Aulario della Seconda Università degli Studi di Napoli a Santa Maria Capua Vetere. Non entusiasma – e lascia emergere anche diverse preoccupazioni – il Disegno di Legge: “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”, attualmente depositato in Senato. I 430 emendamenti presentati alla Camera dei deputati e i 700 presentati nello stesso Senato non sembrano migliorare di molto le prospettive di una legge che – stando a quanto osservato da Antonio D’Alessandro di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) «premia chi produce beni, e penalizza chi offre servizi». Quattro gruppi di lavoro, una ricca rappresentanza giovanile, rappresentanti di spicco del mondo politico e dei Centri di Servizio per il Volontariato: questi gli ingredienti di un lungo pomeriggio di confronto e dibattito, che è culminato con il confronto con i Senatori della Repubblica Sergio Puglia e Rosaria Capacchione.
VOLONTARIATO SOTTODIMENSIONATO- Antonio Fici – docente di Diritto Privato presso l’Università degli Studi del Molise- ha denunciato le distorsioni di una legge che ha sicuramente sottodimensionato il fenomeno volontariato: «gli emendamenti in Senato sono un terremoto per i Centri di Servizio per il Volontariato. Un CSV potrebbe costituirsi al di là del proprio territorio, basta che sia presente una compagine minima di associazioni, per erogare servizi ad ogni ente sul territorio nazionale, purché sia ad esso associato: i CSV sarebbero quindi totalmente scollegati dal loro territori e dai reali bisogni, e si creerebbe un meccanismo di concorrenza sleale che non favorirebbe né la qualità né la quantità dei servizi erogati». Questo è preoccupante soprattutto se ti tace sulla non equa distribuzione delle risorse sul territorio nazionale. Solo con una ripartizione uniforme, su tutto il territorio nazionale, delle risorse economiche delle Fondazioni di origine bancaria, potranno essere assicurati ovunque i servizi essenziali per la promozione e la valorizzazione del volontariato. Il testo del DDL, inoltre ha continuato Fici «comporta la perdita per le OdV dell’esclusiva per i servizi offerti dai CSV e a parità di risorse disponibili allarga alla totalità degli enti di Terzo settore identificandoli come beneficiari». Un danno enorme, per realtà associative che per loro essenza fondono il proprio servizio di solidarietà sulla “gratuità” ed è questa la ratio della legge che nel ’91 porta all’istituzione di servizi a favore del volontariato. Dalla lettura della legge, infine, secondo il professore, emerge un altro passaggio, cruciale e preoccupante, che riguarda essenzialmente le fondazioni bancarie che potrebbero mantenere “la gestione” delle risorse economiche versate ai CSV e non solo il controllo che ora è messo in opera attraverso il Comitato di Gestione. Tradotto in soldoni: forme minime di erogazione diretta dei fondi da parte dei CSV, come i bandi di progettazione sociale, non potrebbero più essere realizzate.
I VOLONTARI– Diverse le proposte promosse dai volontari: “l’individuazione di forme di finanziamento alternative che integrino – ma non sostituiscano – i fondi ex legge 266/91 per i Centri di Servizio per il Volontariato; l’impegno a confermare la governance del volontariato all’interno dei CSV; la possibilità di creare percorsi agevolati – ma non gratuiti – per enti del Terzo settore che vogliano avvalersi dei servizi dei CSV; l’individuazione di un numero minimo di associazioni per la gestione dei centri di servizio, che dovranno conservare la propria pertinenza territoriale”.
IL DDL– Normative di riferimento e criticità: il DDL andrebbe a snaturare lo spirito dell’articolo 15 della Legge 266/91, fonte primaria in materia, che ha istituito i CSV, “promossi e gestiti dalle OdV, con la funzione di sostenere e qualificare le attività delle organizzazioni di volontariato”. Come è noto, le scarne, ma essenziali disposizioni della Legge Quadro sul Volontariato, hanno trovato poi attuazione nel decreto ministeriale 8 ottobre 1997. L’attuale sistema legislativo prevede quindi, che la governance dei csv sia affidata alle organizzazioni di volontariato, tale natura ha dimostrato, con l’esperienza accumulata negli ultimi 20 anni, di garantire la propria migliore flessibilità e funzionalità, ed è pertanto un aspetto che CSVnet si aspetta di vedere confermato dalla nuova legge, nell’interesse dell’intero sistema. Il nuovo DDL invece prevede (al punto e) dell’art. 5) che i CSV siano “promossi da organizzazioni di volontariato”. Limitandosi ad attribuire alle organizzazioni di volontariato una generica funzione di promozione dei CSV, la Camera ha taciuto il principio basilare dell’esperienza dei CSV che hanno assicurato una governance partecipata, democratica e radicata territorialmente. Il timore pertanto, non ingiustificatamente (perché dietro le differenze semantiche sappiamo ormai che si nascondono le cattive intenzioni, non di certo delle casuali disattenzioni), che su questa falsa riga, la legislazione successiva (i decreti delegati) potrebbe prescinderne. Pertanto i csv chiedono che sia con chiarezza confermata l’attribuzione della funzione di gestione fin dalla prima stesura della legge e che sarà confermata dai decreti successi
L’ITER– Sergio Puglia – senatore della Repubblica del Movimento Cinque Stelle – ha illustrato l’iter legislativo e i passaggi del DDL: «i tempi delle leggi sono spesso dettati da logiche politiche interne, per lo più relative alle convenienze dei partiti. Inoltre è difficile incidere numericamente quando si è all’opposizione, intervenire a giochi quasi conclusi non é semplice. Il tempo per presentare nuovi emendamenti in commissione è finito, tuttavia si può e si deve agire per far sentire la voce dei cittadini. Telefonate, e-mail diffuse con testo condiviso, petizioni on line, interlocuzione diretta con il senatore Lepri, relatore della Legge».
LA CONFERENZA CSVNET– Di riforma del Terzo Settore e del futuro dei CSV si parlerà ancora il prossimo weekend: il 6/7 e 8 novembre, è, infatti prevista a Napoli la Conferenza CSVnet 2015. «Un’occasione imperdibile per parlare di rilancio dell’economia e di politiche per anziani, famiglie, pensionati e diversamente abili per promuovere un cambiamento reale del nostro territorio», ha sottolineato il presidente del Csv Napoli, Nicola Caprio.
di Redazione Comunicare
02 Nov, 2015 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Partono i corsi del sindacato di polizia nel bene confiscato alla camorra in via Manthonè 4. Ad annunciarlo è Armando Coppola, presidente della quarta Municipalità, che ha siglato un protocollo d’intesa con il Circolo Operatori Polizia di Stato per dare la possibilità di fare attività sportive gratuite a 150 bambini del quartiere. “Abbiamo scelto di offrire un’occasione ai bambini tra i 5 e i 13 anni che frequentano la scuola dell’obbligo nella nostra Municipalità – spiega Coppola – per poter usufruire di attività sportive a livello non agonistico per un periodo di sei mesi, in collaborazione con il Circolo della polizia di Stato. Ci sembra un’opportunità importante per i tanti minori della zona, che non hanno la possibilità di fare sport perché provenienti da contesti familiari disagiati. Inoltre questo accordo ha un doppio significato, perché le attività si svolgeranno in un bene confiscato alla camorra e intitolato lo scorso giugno a una vittima innocente, Giuseppe Riccio, il pizzaiolo di 26 anni ucciso a Capodichino nel dicembre del 2005. Questo ci sembra un modo giusto per riconsegnare alla collettività un immobile che apparteneva ai clan della zona e che ora rivivrà con la presenza dei bambini che fanno sport ogni pomeriggio”.