09 Mar, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI- L’associazione GMAnapoli con la collaborazione della compagnia teatrale “Girone degli Attori” propone una novità nell’ambito delle rassegne di beneficenza: la “Cena con delitto”, uno spettacolo teatrale che si svolge durante una gustosa cena. Tra una portata e l’altra i partecipanti ricoprono il ruolo di investigatori: non semplici spettatori ma giocatori. Tutti i commensali sono divisi in squadre- una per tavolo- che gareggiano per risolvere il caso. Ogni commensale/investigatore può sottoporre i personaggi ad un vero e proprio interrogatorio. A fine gioco ogni squadra consegna un foglio con il nome del presunto colpevole, l’arma e il movente. Vince la squadra che si sarà avvicinata di più al movente. Il ricavato andrà a sostegno dei progetti del GMAnapoli che saranno presentati durante la serata, tra cui si annoverano: la garanzia di acqua e istruzione per i bambini della Casa Famiglia per godere così di una reale alternativa all’abbandono; il “Progetto donna” volto all’emancipazione delle donne dal giogo maschile attraverso l’apprendimento di un lavoro e l’accesso al microcredito; invio di materiali sanitari e medicinali; il fondamentale Sostegno a distanza per cui solo con 0,80 cent. al giorno si contribuisce alla istruzione e crescita di bambini o interi nuclei familiari. L’evento si terrà Sabato 12 marzo alle ore 20.15 presso “Anima e Fantasia”Via Madonna del Pantano 50, Giugliano in Campania.
di Elena Palazzi
09 Mar, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Ci sono tanti modi per declinare l’8 Marzo, giorno in cui si festeggia la donna e la conquista dei suoi diritti negli ultimi settant’anni, nonché i suoi valori aggiunti di madre, moglie e focolare della famiglia. Quello scelto da “Eva pro Eva”, associazione con sede a Somma Vesuviana, è stato proposto ieri mattina alle ore 10, nella sala degli Specchi della Reggia di Caserta, in collaborazione con l’ente provinciale del turismo (EPT) e l’associazione “SommaLav”. L’evento, intitolato “Il Rumore del Silenzio”, è stato caratterizzato da due formule: la prima dedicata alla riflessione, all’approfondimento di temi relativi al femminicidio, alla tutela delle donne e alla battaglia sociale contro ogni forma di molestia; la seconda artisticamente strutturata, con la messa in scena di rappresentazioni teatrali, coreografie musicali e di danza curate dalla regia di Angelo Parisi.
“Il rumore del silenzio, nasce nelle piazze, a Somma Vesuviana in primis, paese d’origine di Melania Rea, giovane mamma massacrata con 35 coltellate a soli 29 anni, ed è divenuto un evento itinerante, che con il suo cammino vuole dare voce a chi una voce non ce l’ha. L’ha spiegato bene Cinzia Castaldo, presidente dell’associazione “Eva pro Eva”: «Il nostro obiettivo è evidenziare le problematiche sociali e, per mezzo di manifestazioni tematiche, sensibilizzare la collettività su ogni forma di emarginazione. Il progetto “Il Rumore del Silenzio” contro la violenza sulle donne, è liberamente ispirato al famoso viaggio “Zapatos Rojos”di Elina Chauvet, partito dal Messico ed approdato, con le sue tappe, in tutto il mondo. Allo stesso modo, vogliamo girare per informare i giovani affinché aprano gli occhi, e siano capaci di riconoscere i segni di un amore che troppo spesso diventa malato». Un amore criminale che genera tragedie i cui numeri sono da capogiro, a tal punto che, così come ha sostenuto la sociologa della Federico II Maddalena Molaro, «di genere si muore». «Le donne vittime di omicidio – continua la Molaro – sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più complesso ed ampio che prevede anche vittime secondarie, come i figli, quei bambini che restano orfani di madre e per i quali la legge non prevede nessuna forma di tutela. Occupiamoci di chi scompare, ma anche di chi resta».
In ambito internazionale di femminicidio si parlava già nel 1992, ma è solo nel 2008 che il fenomeno acquisisce valenza anche in Italia. Negli ultimi dieci anni sono state oltre duemila le donne morte per ferite da arma da fuoco, tagli, per strangolamento. Barbarie contro le quali la prevenzione, e soprattutto il ricordo, sono l’unico antidoto al silenzio. È in virtù di questa memoria dell’orrore che la psicologa e psicoterapeuta familiare Azzurra Viscione ha cominciato il suo intervento con la proiezione di un video: in esso, l’artista Francesca Biasetton disegna numeri di colore rosso contando da uno a cento, lo fa stridendo su una lastra che provoca un rumore assordante, il rumore della morte che stona. È un sottofondo raggelante, perché «tenere il conto – ci dice la Viscione – anche solo simbolicamente, è un esercizio contro il mutismo, lo stesso mutismo che aiuta il carnefice, e mai il torturato».
L’ultimo intervento è stato quello della psicologa-criminologa Lisa D’Aniello: un excursus sugli stereotipi che non fanno altro che creare disinformazione. È errato pensare, ad esempio, che la violenza sulle donne sia un fenomeno diffuso solo in determinati luoghi o razze, o in famiglie che si contraddistinguono per le ristrettezze economiche. È errato pensare, inoltre, che i partner violenti siano necessariamente affetti da problemi psichici; la verità è che i dati non dimostrano nessuna correlazione fra violenza e disturbi mentali, e che non esiste uno specifico profilo dell’uomo orco. Un ulteriore falsità è quella della «momentanea perdita di controllo». Lisa D’Aniello ci spiega quanto: «la violenza sia ciclica» e mette in guardia dal mito della «falsa riappacificazione». Dopo una prima fase di accumulo della tensione all’interno del rapporto di coppia, dovuto al distacco del partner e ad un conseguente senso di inadeguatezza avvertito dalla partner che la rende fragile, esplode la violenza domestica. Si tratta di un impatto inaspettato, che la donna è incapace di contenere in virtù della rapidità con cui si scaglia contro di lei e il nido familiare. L’inabilità a sopravvivere la porta a fidarsi delle false promesse tipiche della terza fase: quella della riappacificazione illusoria, vana, che come in un circolo vizioso finirà per sfociare nuovamente nella fase uno o anche nella «negazione». Con essa, l’uomo minimizza i propri atteggiamenti sbagliati, fino a negarli e a scaricare la colpa sulla compagna, alimentandone lo stato di depressione, di ansia, insonnia, che la trasforma in un essere arrendevole, incapace di sfuggire dall’aguzzino di turno. «La violenza nelle relazioni di intimità non è un fatto privato, ma un reato – conclude la D’Aniello – e in quanto tale dobbiamo interessarcene tutti».
di Francesca Coppola
09 Mar, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Una nuova iniziativa per favorire il dialogo e la collaborazione tra associazioni e volontari. Si chiama Baratto solidale lo spazio virtuale in cui associazioni, volontari, aziende, e singoli cittadini, offrono a titolo gratuito beni che possono risultare utili a supportate le attività delle Organizzazioni di Volontariato interessate a ricevere la donazione. Il progetto rientra nella gamma di servizi logistici che CSV Napoli eroga alle organizzazioni di volontariato di Napoli e provincia per rispondere alle molteplici esigenze espresse dal volontariato napoletano. L’iniziativa è tesa a stimolare lo scambio e il riuso finalizzato a supportare le Odv che operano a favore delle fasce deboli e per la tutela e valorizzazione del proprio territorio. Baratto solidale è anche uno strumento a favore delle aziende per rafforzare la dimensione sociale dell’impresa e la connessione con il mondo del volontariato.
Per saperne di più basta visitare la pagina web sul portale del Csv Napoli, al seguente indirizzo:
https://www.csvnapoli.it/baratto-solidale/
09 Mar, 2016 | Seminari Informativi
A cura dell’Associazione NPS Italia Onsul si terrà il seminario “Prevenzione dell’AIDS Profilassi post esposizione malattie sessualmente trasmissibili.”, nell’ambito della campagna del Csv di Napoli “Prevenzione della Salute”. L’incontro avrà inizio alle ore 16.00 presso la Sede dell’Associazione Cristallini in via Vicoletto Cristallini, quartiere Sanità, Napoli
Scarica la locandina – Prevenzione AIDS
07 Mar, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA – Dopo mesi di attesa, è bastato un pomeriggio – quello di venerdì scorso – ai senatori della Commissione Affari Costituzionali del Senato per votare gli emendamenti a quattro degli undici articoli che compongono il disegno di legge delega di riforma del terzo settore. E le previsioni per i prossimi giorni sono ottimistiche, con la previsione di chiudere l’intero testo entro una decina di giorni. A riprova di questo, nel calendario dell’Aula di Palazzo Madama è spuntato proprio il voto finale sul provvedimento in questione, previsto nel blocco di sedute fissate fra martedì 15 e giovedì 17 marzo.
Nessuna particolare sorpresa dalla Commissione, dopo sono stati respinti tutti gli emendamenti che avevano ricevuto parere contrario dal relatore Stefano Lepri e dal sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba. Ad essere di fatto esauriti sono stati gli articoli 1 (finalità e oggetto), 2 (Princìpi e criteri direttivi generali), 3 (Revisione del titolo II del libro primo del codice civile) e 5 (Attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso). Restano da affrontare le parti relative alla revisione della disciplina del terzo settore (art.4), all’impresa sociale (art.6), alla vigilanza e controllo (art. 7), al servizio civile (art.8) e alle misure fiscale (art.9), nonché gli ultimi due articoli dedicati alle disposizioni transitorie e finali e alla relazione alla Camere.
Quali novità dal testo dei nuovi articoli? All’articolo 1 è stato riscritto il primo comma, quello che fa da quadro generale rispetto all’intero provvedimento. E’ stata ancora perfezionata la definizione di terzo settore, “il il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi”. E, oltre al fatto che non fanno parte del terzo settore “le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche”, viene aggiunta la specificazione che alle fondazioni bancarie non si applicano le disposizioni contenute nella legge e nei relativi decreti attuativi.
E’ stato approvato l’emendamento richiesto dalla Commissione Bilancio e relativo al fatto che non vi saranno nuovi o maggiori oneri per lo Stato, e che qualora i decreti attuativi li prevedano è necessario che siano in vigore i provvedimenti che stanziano le risorse finanziarie necessarie (ad esempio la legge di stabilità), ed è stato modificato anche l’art.3, dove ora si prevede che relativamente agli enti di terzo settore il governo debba “rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica, definire le informazioni obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi, nonché prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente”.
All’articolo 5 è stato raggiunto un punto fermo sulla questione del riconoscimento del volontariato. La specificità da considerare, con gli emendamenti approvati, non viene più segnalata solo in riferimento alle tutele dello “status di volontario” ma pure a quella delle “organizzazioni di soli volontari, anche quelle operanti nella protezione civile”. Lo sguardo non va solo sul singolo volontario, dunque, ma sulle organizzazioni di volontariato in quanto tali. Ancora, viene previsto il “superamento del sistema degli Osservatori nazionali per il volontariato e per l’associazionismo di promozione sociale, attraverso la istituzione del Consiglio nazionale del Terzo settore, quale organismo unitario di consultazione degli enti di Terzo settore a livello nazionale, la cui composizione valorizzi il ruolo delle reti associative di secondo livello”.
Infine, c’è una novità rilevante sui Centri di servizio per il volontariato, che potranno esseri costituiti da tutti gli enti del terzo settore (con la sola eccezione di quelli costituiti secondo le forme del libro V del codice civile, quindi di società, imprese, aziende attive nel campo del lavoro). Nonostante questo è previsto che comunque la maggioranza assoluta dei voti nell’assemblea faccia capo alle organizzazioni di volontariato, che dunque nei fatti rimangono quelle che gestiscono la governance dei Csv. I servizi dei Csv possono essere erogati a tutti gli enti di terzo settore in cui vi sia la presenza di volontari, e il loro finanziamento stabile deve arrivare dalle risorse previste nella legge 266/1991, fatto salvo che eventuali altre entrate dovranno avere una contabilità separata. Previsto anche che i Csv non potranno procedere a erogazioni dirette in denaro o a cessioni a titolo gratuito di beni mobili o immobili a enti del terzo settore.
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