16 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI- “Il rappresentante della ditta Brunner di Zurigo cerca muratori da assumere, i candidati devono presentarsi alle ore 17.30 presso la sala d’attesa della seconda classe della stazione cittadina. Dopo una selezione, i prescelti partiranno per la Svizzera a spese della ditta”. Queste sono le parole di un annuncio pubblicato sui quotidiani di Palermo il 7 gennaio del 1970. Parte da qui il racconto che Mario Gelardi ha portato in scena al Nuovo Teatro Sanità dal 13 al 15 ottobre scorso. Un racconto che miscela fatti reali alla scrittura del direttore artistico di ‘Nts.
Gelardi racconta i sogni, le speranze, le illusioni di quei meridionali che guardavano la Svizzera come la terra promessa. In quegli anni il paese centro europeo accoglieva – assieme a Francia e Belgio – frotte di italiani che cercavano lavoro e una vita migliore. I “Ritals”, questo il termine di lingua francese con il quale gli svizzeri appellavo inguiriosamente i meridianali italiani che giungevano sui loro territori. Migranti disprezzati. E il parallelo con quello che succede oggi in Italia verso i migranti che giungono dal sud del mondo è lineare. Come racconta lo stesso Gelardi “la cosa più forte credo sia proprio questa. Chi sente le storie dell’Italia del 1970 le vede oggi. Soprattutto vede in che condizioni erano costretti a vivere gli italiani in Svizzera, segregati in container fuori dalle città. Non avevano alcun diritto se si infortunavano. Potevano essere licenziati da un momento all’altro”. Come succede ai migranti che vengono sfruttati oggi nei campi di pomodoro o negli agrumeti in Italia. “Vivevano – racconta il drammaturgo – in trenta o quaranta in una baracca con una sola fontana fuori e un solo bagno. Venivano addirittura sottoposti a visita medica e disinfestazione all’arrivo in Svizzera. Non è difficile secondo me fare un parallelo con quello che accade oggi”. Il parellelo non è difficile. Anzi. Viene naturale. Soprattutto ascoltando alcuni passaggi dello spettacolo in cui un italiano che vive in Svizzera da tanti anni racconta le reali condizioni del posto in cui vivono i migranti. “siete venuti a rubarci il lavoro” e “i negri d’Europa” sono sintomatica in tal senso.
In questa produzione targata ‘Nts convergono anche altri aspetti della vita e della vita di quegli anni. Dai rapporti umani – come l’amicizia tra due ragazzi della provincia napoletana – alla condizione femminile nei racconti di Viola che vuole emigrare per emanciparsi. Uno spettacolo che racconta l’Italia del anni ’70, dei sogni di chi sceglie di emigrare. Ma che cambiando i nomi e le date potrebbe essere lo spettacolo che racconta di chi viene in Italia oggi per lo setesso motivo: cercare un posto migliore.
di Ciro Oliviero
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09 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Rita è una ragazza di 14 anni di Volla. Come tutti gli adolescenti vorrebbe uscire con gli amici, andare in giro. Vivere la vita di ogni adolescente. Ma la vita di Rita è diversa da quella degli altri ragazzi della sua età. Rita è affetta da atrofia muscolare spinale di tipo uno dalla nascita, conosciuta con l’acronimo di Sma. Quella che ha colpito Rita è una malattia che la obbliga a spostarsi su una carrozzella elettrica. Un mezzo che lei stessa riesce a governare. Ma è proprio qui che iniziano le difficili relazioni col mondo esterno. La carrozzella elettrica sulla quale la giovane ragazza si sposta è troppo ingombrante per l’ascensore del palazzo in cui vive. Quando deve uscire, come ad esempio per andare a scuola, la madre, Mariarca, deve spostarla su una vecchia carrozzella che riesce ad entrare in ascensore. Una volta al pian terreno deve superare anche le ultime barriere architettoniche rappresentate da alcuni gradini. Le difficoltà non terminano qui. Una volta uscite dal palazzo Rita e Mariarca si trovano su dei marciapiedi fatiscenti, pieni di buche e dossi creati dalle radici degli alberi. Per strada lo stesso ritornello: buche e dossi. Difficoltà su difficoltà. Da quest’anno Rita frequenta il liceo e Mariarca è costretta ad attraversare la città a piedi spingendo la carrozzella di sua figlia perché il comune di Volla non ha previsto il trasporto per i disabili e la sola linea degli autobus dell’Anm di cui potrebbe usufruire è fantasma.
«Rita non è autonoma su nulla. L’unica autonomia che ha è una sedia elettronica che però può usare solo in casa. Ha bisogno dei suoi spazi», racconta Mariarca. Spazi di cui Rita nella casa dove vive assieme ai nonni ed ai genitori non può beneficiare. «Non può invitare una compagna di classe a studiare a casa perché non sapremmo dove farle stare, senza uscire noi di casa», aggiunge Mariarca. Lei e suo marito non hanno la possibilità di prendere una casa in fitto con i prezzi di mercato, perché «prendere una casa idonea per mia figlia significherebbe pagare un affitto tra i 500 e 600 euro al mese che non ci possiamo permettere», racconta la madre della ragazza. Negli anni la famiglia ha provato a partecipare due volte ai bandi del comune di Volla per l’affidamento di case popolari senza successo. Lo stesso insuccesso lo hanno registrato a Portici, città di origine del padre di Rita, dove si sono rivolti agli amministratori di alcune case di proprietà della chiesa di San Ciro. Anche lì la risposta è stata negativa. Mariarca è stanca di questa situazione. Stanca di non riuscire ad avere un’interlocuzione chiara e risolutiva. Varie volte i suoi appelli sono rimasti inascoltati. Per questo ha chiosato dicendo che «spero di cambiare comune, perché a me non hanno dato nulla e non ha nulla da offrire nè a mia figlia nè agli altri bambini disabili».
di Ciro Oliviero
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06 Ott, 2017 | Profilo Odv
06 Ott, 2017 | Profilo Odv
Abbattere quel muro di indifferenza che ci circonda, sfatare il falso mito di una gioventù troppo spesso accusata di mostrare scarso interesse per la vita pubblica, ma soprattutto contribuire nel nostro piccolo a rendere quella che ci circonda una realtà più vivibile: sono queste le finalità che ci hanno spinto nel Marzo 2012 a fondare l’associazione socio-culturale “ The Dreamers”. Iscritta dal Gennaio 2016 all’Albo regionale delle Associazioni di Promozione Sociale della Regione Campania, il nostro movimento è completamente apartitico e senza scopo di lucro. Trasparenza, legalità, solidarietà sono i valori cui si ispira l’attività dell’associazione, la quale, come si legge nel nostro Statuto, persegue esclusivamente finalità di carattere sociale, civile, culturale: per aderirvi, basta rispecchiarsi nel nostro progetto, condividere il nostro sogno. In piena coerenza con tali presupposti, ci siamo sempre mossi con la convinzione che sia fondamentale, per la buona riuscita delle iniziative che desideriamo promuovere, la collaborazione fattiva delle istituzioni come, anche, quella di tutte le realtà associative presenti sul territorio: qualsiasi proposta o suggerimento non potrà che arricchire noi e la nostra anima di “sognatori” così da rendere più proficua la nostra azione sul territorio
06 Ott, 2017 | Profilo Odv
| Acronimo: |
FIDAS ATAN |
| Sede Legale Via/P.zza: |
Via Bernardo tanucci 33 |
| Comune di: |
Napoli |
| Municipalità: |
IV |
| Cap: |
80137 |
| Regione: |
Campana |
| Ambito territoriale: |
Nazionale |
| Area d’intervento prevalente: |
Sanitario |
| Settori di Attività: |
Assistenza sanitaria |
| Destinatari (prevalente): |
Popolazione in generale |
| Email Organizzazione: |
fidas.atan@libero.it |
| Persona di contatto: |
Ciro Caserta |
| Ruolo nell’associazione: |
Presidente |
| Tel/e-mail: |
338/4412082 |