17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
ROMA – Cala il numero di utenti ai Centri di ascolto Caritas dal 2015 al 2016 (anche se aumentano rispetto al 2014), diminuisce l’incidenza degli italiani mentre è in crescita il peso degli uomini e delle persone sole. In forte aumento i giovani adulti nell’età compresa tra i 18 e i 34 anni, contro un calo registrato per anziani e pensionati. Infine diminuisce il peso della grave marginalità e dei senza fissa dimora. Queste le tendenze registrate nell’ultimo triennio tra quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas. I dati, raccolti nel Rapporto 2016 su povertà ed esclusione sociale in Italia “Vasi comunicanti” pubblicato oggi da Caritas italiana, provengono dai 1.649 centri di ascolto dislocati su 173 diocesi (pari al 79,3 per cento del totale) con una distribuzione piuttosto equa tra Nord, Sud e Centro. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini di nazionalità marocchina (17,4 per cento) e romena (15,4 per cento), questi ultimi in diminuzione rispetto ad un anno fa, a fronte di una stabilità mantenuta a livello nazionale in termini generali di presenze. Tra le prime dieci nazionalità risultano anche: Albania, Ucraina, Nigeria, Tunisia, Senegal, Perù, Pakistan e Ecuador. Tra gli stranieri, inoltre, si conferma alta la percentuale di chi è in una situazione di regolarità giuridica, o perché in possesso di un permesso di soggiorno (76 per cento) o perché cittadino dell’Unione Europea. È invece contenuta la percentuale di chi è privo di un permesso di soggiorno (sono uno su dieci) o di chi non ha adempiuto alla formalità dell’iscrizione anagrafica (1,4 per cento). Nel corso del 2015 i profughi e i richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di Ascolto Caritas sono stati 7.770. Si tratta in più di nove casi su dieci di uomini e di età compresa tra i 18 e i 34 anni (79 per cento), provenienti soprattutto da stati africani e dell’Asia centro-meridionale. In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica, coincidenti soprattutto con la povertà estrema o con la mancanza totale di un reddito. Alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati.Sebbene gli ultimi trend riguardino il primo semestre del 2016, i dati più dettagliati sono quelli del 2015. Un anno in cui 190.465 persone si sono rivolte ai centri, di cui più di quattro su dieci nelle regioni del Nord, più di 3 su dieci nel Centro Italia e circa due su dieci nelle strutture del Mezzogiorno, con uno sbilanciamento dovuto più ad una maggiore ricettività e dimensioni dei centri presenti al Nord e una più alta percentuale di presenze straniere che nel Settentrione hanno fatto riferimento alle Caritas diocesane (dove rappresentano il 64,5 per cento delle persone ascoltate, contro il 57 per cento di media nazionale). Tuttavia, spiega il rapporto, emergono quindi due diversi profili di povertà. “Un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri – si legge nel testo – e un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani”.
Un’ulteriore cambio di tendenza riguarda il genere. I dati del 2015, infatti, mostrano una “parità di presenze tra uomini e donne a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. Tale situazione, tuttavia, non è omogenea da Nord a Sud; nelle aree del Mezzogiorno infatti la presenza delle donne risulta ancora maggioritaria”. Un trend, quest’ultimo, che secondo quanto riferiscono alcune Caritas diocesane è dovuto al problema lavoro. “Gli uomini dal 2007 ad oggi risultano i più penalizzati in tema di occupazione – spiega il rapporto -: per loro cala vistosamente il tasso di occupazione, dal 70,5 al 65,5 per cento (a fronte di un aumento di quello femminile, dal 46,6 al 47,1 per cento); sale vistosamente il tasso di disoccupazione, che passa dal 4,8 del 2007 all’11,3 per cento del 2015. E i rischi di esclusione sociale per gli uomini che non possono contare su un impiego sono davvero molto alti”. E la fragilità occupazionale delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto, spiega la Caritas, “è un dato consolidato, stabile e in un certo qual modo prevedibile. I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8 per cento del totale”.
L’età media delle persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas è 44 anni anche se gli italiani sono mediamente meno giovani degli stranieri. Tra le storie intercettate, inoltre, prevalgono le persone coniugate (quasi la metà), seguite dai celibi o nubili (27 per cento circa). Infine separati e divorziati che insieme rappresentano il 15,7 per cento del totale. “Tra i maschi l’incidenza delle persone sole (celibi) risulta molto più alta della media – spiega il rapporto -. Al contrario sono più elevati tra le donne i casi di vulnerabilità familiare (vedove, separate legalmente e divorziate)”. Dai dati raccolti dalla Caritas, inoltre, il 65 per cento circa dichiara di avere figli. Centri di ascolto, quindi, che non sono frequentati solo da senza dimora, come qualcuno potrebbe pensare. E i dati confermano. “Il peso di questi ultimi risulta decisamente contenuto poiché rappresentano solo il 16,6 per cento delle persone ascoltate – spiega la Caritas -. In termini assoluti si tratta di circa 24mila individui (incontrati nel 2015), per lo più stranieri. Chiara anche in questo caso la difformità tra Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno la percentuale di chi è privo di un domicilio scende all’8,7 per cento, arriva invece al 23,9 nelle regioni del Nord”.
Dai dati raccolti nel 2015 spiccano i casi di povertà economica (76,9 per cento) e di disagio occupazionale (57,2 per cento), seguiti dai problemi abitativi. Tra chi manifesta un disagio economico prevalgono le persone con reddito insufficiente o prive di qualsiasi forma di sostentamento, meno frequenti invece le situazioni di povertà estrema (6,2 per cento) o di sovra-indebitamento (4,2 per cento). Ai problemi di ordine materiale seguono, comunque, altre forme di vulnerabilità, in particolare i problemi familiari, quelli legati alla salute o ai processi di migratori. “Anche nel 2015 le domande più frequenti, indistintamente da italiani e stranieri, sono quelle relative a beni e servizi materiali (56,3 per cento) – spiega il rapporto -. All’interno di tale categoria prevalgono le richieste legate per lo più ai bisogni primari: viveri, vestiario, accesso alla mensa, servizi di igiene personale. Al secondo posto figurano le domande di sussidi economici, da impiegare soprattutto per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto o spese sanitarie e richiesti in maniera più marcata da cittadini italiani. Seguono poi le richieste riguardanti il lavoro, formulate soprattutto da stranieri, le domande di alloggio e quelle inerenti prestazioni o l’assistenza sanitaria”.
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
SALERNO – Martedì 18 ottobre 2016 convegno conclusivo per il corso di cittadinanza “La Piana del Sele e le sue potenzialità turistiche”. Una mattinata dedicata ai risultati e alle proposte progettuali elaborate durante il percorso didattico. Le attività avranno inizio alle ore 10.30, presso la sala conferenze del DISPAC – Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale – Università degli Studi di Salerno. Un percorso formativo incentrato su “La Piana del Sele e le sue potenzialità turistiche” che ha visto la partecipazione di 36 studenti di Archeologia e Beni Culturali e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. L’iniziativa è stata realizzata dal circolo di Legambiente Vento in Faccia di Bellizzi – Battipaglia, il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno. A sostenere il percorso Sodalis CSV Salerno nell’ambito dell’azione “Volontariato e giovani”.
Durante la mattinata sarà proiettato il video che ripercorre le tappe fondamentali del corso. Lezioni didattiche, visite in loco e strumenti di lavoro per valorizzare i contesti culturali. Gli stessi studenti hanno poi partecipato alla redazione della proposta progettuale “Ecomuseo del paesaggio agrario della Piana del Sele” che sarà presentata in mattinata. Un progetto, quello dell’Ecomuseo, che intende illustrare l’importanza degli elementi geologici del territorio. Un documento che intende promuovere il riconoscimento e la valorizzazione dei geositi (siti di interesse geologico) presenti tra Pontecagnano e Capaccio- Paestum. Beni poco conosciuti, come la paleofalesia di porta Marina, piattaforma di travertino su cui è stata l’antica città di Paestum, le sorgenti di Capo di Fiume e di San Benedetto e le paleodune che compongono il paesaggio costiero.
All’incontro saranno presenti Agostino Braca, presidente di Sodalis CSV Salerno, Alfredo Napoli, presidente di Legambiente Battipaglia- Bellizzi, Mariagiovanna Riitano, direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno. Seguiranno gli interventi di Fausto Longo, professore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, Amedeo Rossi, MIUR, Vincenzo Amato, geologo, Valentina Del Pizzo, Legambiente Campania.
In chiusura gli interventi di Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania, Vanessa Pallucchi, presidente nazionale Legambiente Scuola e Formazione. Modera Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania.
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17 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
Eric si sente solo. Eric è solo. A fargli compagnia c’è soltanto una sigaretta che non sa fumare, il bruciore che gli raschia la gola, e la casa disabitata in cui vive da moltissimo tempo. Affetto da ansia sociale, Eric comincia a rifiutare qualsiasi contatto con il mondo esterno all’età di diciassette anni, rinchiudendosi nella sua cameretta dove, poco a poco, non permette più a nessun membro della famiglia di mettere piede.
Scritto da Ismaela Evangelista e pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, “La stanza di Eric” – questo il titolo del romanzo – affronta il tema del disagio e della vergogna che attanaglia molti giovani adolescenti e che, almeno una volta, nella vita, ha messo in difficoltà ognuno di noi. Da ragazzo bellissimo e promettente il protagonista, Eric, appunto, si trasforma in uomo violento e scostante, che dalla finestra della sua stanza guarda il mondo fuori, la vita che scorre, senza che per se stesso, per la sua esistenza, possa avvenire qualcosa di simile, un episodio degno di nota.
Voce narrante, pagina dopo pagina Eric ripercorre la sua storia in una lunga analessi che si spezza solo per dare spazio, di volta in volta, agli eventi del tempo presente: la sua condizione di trentacinquenne deformato nell’anima e nel corpo, incurante dell’aiuto offertogli dall’ormai adulta sorella, Emma; lo stesso aiuto che anni addietro ha rifiutato dai propri genitori. Ed è sul parquet della camera da letto di questi ultimi che inginocchiato, seppur dolorante, prende a scrivere le proprie memorie dopo averne distrutto interamente, con un’ascia, il mobilio. Quella di Eric sembra quasi una volontà di cancellazione, un voler fare spazio nel vuoto dell’incomprensione, dare un senso al dolore sordo che sembra debba esplodere da un momento all’altro: «Ero in tensione, come quando si è in attesa del singhiozzo che poi non arriva». Neanche sua madre, Lucia, riesce a fargli cambiare idea, a strapparlo alla stanza maledetta in cui ha scelto di trascorrere il resto dei suoi giorni. Non ci riesce nemmeno quando, la notte della vigilia di Natale, pur di stargli accanto prova ad accoccolarsi in una coperta sistemata alla meno peggio sul pavimento, ai piedi del letto del figlio che ha cresciuto con amore misto a preoccupante onnipresenza: «Mia madre non aveva ancora capito niente. Ma proprio niente di niente. Io avevo deciso il mio suicidio sociale».
Il reparto di psichiatria, l’istinto suicida, l’entrata in scena della psicologa Bianca, il ricordo degli anni sereni dell’infanzia segnano le tappe di un’esistenza fragile, tormentata, privata dei pochi, veri bisogni: quello di essere sinceramente abbracciato da un padre troppo dedito al lavoro e per niente alla famiglia; quello di essere rassicurato da professori che si rivelano troppo freddi, e che nulla hanno in comune con la dolcezza della maestra delle elementari, la maestra Pina. Quello, infine, di essere accettato nonostante le debolezze, le paure, i blocchi psichici: «La verità è che mi manca qualcuno a cui manco. Do le spalle al mondo, alle creature, al creatore, alla mia stessa casa».
“La stanza di Eric” è la storia di molti giovani che preferiscono la reclusione alla lotta per la vita pur di non sentirsi schiacciati da una società che non perdona chi è diverso, chi fa fatica a integrarsi perché particolarmente emotivo ma – è importante ricordare – a suo modo, speciale. Ismaela Evangelista, Psicologa Psicoterapeuta, affronta il tema dall’alto della sua professione, lanciando un messaggio significativo: un amorevole figura di riferimento che affianchi il paziente può migliorarne la condizione, alleggerirne il male di vivere, consegnargli una speranza quando l’unica prospettiva futura sembra essere un vicolo cieco.
di Francesca Coppola
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15 Ott, 2016 | Comunicare il sociale
NAPOLI – L’assemblea della Fiods, Federazione internazionale donatori, si svolgerà a Napoli nel 2018. Il presidente Gianfranco Massaro ha accolto l’invito del numero uno di Avis Campania Raffaele Pecora. L’annuncio è avvenuto a Castel dell’Ovo durante la VI edizione del Congresso internazionale su Donazioni ed Emocomponenti, a cui hanno partecipato illustri esperti del settore provenienti da tutto il mondo come Peter Van den Burg, Karin Magnussen, Francoise Rossi, Yetmgeta Eyayou Abdella, Ravi Vengetassen, Martin Olsson e Dragoslav Domanovic. Tra i temi trattati: la qualità degli emocomponenti e del plasma; gruppo sanguigno molecolare e sierologia, nuovi decreti e rapporto Stato-Regioni, implementazioni dei patti di collaborazioni tra Who-Emro Fiods per il reclutamento dei donatori di sangue. “Ora la Regione ascolti le associazioni di volontariato per conservare l’obiettivo dell’autosufficienza, per noi motivo di orgoglio perché tanti anni fa ci proponemmo di diventare avanguardia culturale per permettere alla Medicina Trasfusionale campana di confrontarsi con gli standard scientifici ed organizzativi europei”, ha spiegato Pecora.
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14 Ott, 2016 | News dalle odv
Temi e finalità
Il terzo forum del dono è dedicato quest’anno a una riflessione sulle forme lavorative nuove del cosiddetto “terzo settore” o più propriamente allo sviluppo di un volontariato che, espressione di una cittadinanza attiva va oggi a intervenire in quelle zone del sociale scoperte dal ritiro del Welfare State e che riguardano diritti costituzionalmente tutelati e beni che potrebbero rientrare nel concetto di “beni comuni”. La cosa interessante è che questo tipo di volontariato dà luogo a dei rapporti lavorativi o comunque a delle posizioni salariali che si distinguono dal rapporto salariale usuale poiché sono portatrici di un elemento d’innovazione sociale e di un”surplus” motivazionale legato alle finalità dell’azione di volontariato.
Il gruppo interdisciplinare di ricerca “A Piene Mani. Dono e beni comuni” e l’Associazione ” A Piene Mani” hanno ritenuto che questo tipo di lavoro volontario potesse essere utilmente letto attraverso il concetto di Dono.
Vi è qui una premessa terminologica da fare:
per il gruppo il Dono non ha le caratteristiche peculiari della gratuità (come nella tradizione cristiana, la carità, o nel pensiero comune, il regalo) né è legato a un oggetto o a un dato ma è, secondo il pensiero antropologico dell’antropologo Mauss, un rapporto interrogativo sociale e come tale si presenta come un legame sociale differito e al di fuori dello stretto valore di scambio dell’economia capitalistica.
L’incontro pubblico “Cultura dei luoghi e luoghi della cultura” è stato preparato da un gruppo di lavoro e di discussione composto assieme ai colleghi di diritto del lavoro, al collega aziendalista Stefano Consiglio, al dott. Nardini in qualità di membro di un gruppo Rotary che opera una mappatura delle associazioni volontarie a Napoli Est e all’apporto di alcuni colleghi di sociologia e di economia.
I gruppi di volontariato presi in considerazione operano tutti nel settore dei beni culturali e dell’educazione degli adulti per una scelta legata alle specificità disciplinari dei componenti del gruppo di lavoro che in buona parte operano in dipartimenti di scienze umane.
Il titolo indica la volontà di esaminare il radicamento di tali gruppi sul territorio cittadino e il problema derivante dall’utilizzo di strutture dismesse sia comunali che di enti regionali e i problemi giuridici derivanti da questa situazione.
Programma
Ore 10. 00
Apertura dei lavori
Saluti
Rettore dell’Università di Napoli
Direttore del Dipartimento di Giurispudenza
10.30
Introduzione
U.M. Olivieri
Associazione “A Piene Mani”
Relazioni:
Alessandro Castagnaro
DIARC
Massimo Clemente
IRISS Consiglio Nazionale delle ricerche
Giuseppe Nardini
Osservatorio Rotariano su Napoli Est
Luogo, comunità, cultura, rigenerazione sociale: Il caso del Rotary a Napoli Est
Caterina Arcidiacono
Dipartimento di Studi Umanistici
Montesanto e Sanità: La percezione del volontariato sociale nelle interviste con abitanti
Anna Maria Zaccaria, Luigi Delle Cave
Dipartimento di Scienze Sociali
Reti di Volontariato nel centro antico di Napoli
Paola Coppola
Dipartimento di Economia,
Management, Istituzioni
Patrimonio artistico, leva fiscale ecittadinanza attiva
13.30 pausa
15.30 Tavola rotonda:
Per un lessico concettuale:
dono, volontariato, lavoro nero, bene comune,
cittadinanza attiva
Partecipano:
Adalgiso Amendola, Guido Clemente di San Luca, Marco Musella, Lorenzo Zoppoli
Coordina: Stefano Consiglio
Interventi programmati
Dibattito
