Bullismo: ecco la scuola che forma studenti anti violenza

NAPOLI – “Il bullo per essere tale ha bisogno del consenso. Se ai ragazzi insegniamo che non bisogna assecondare tale fenomeno, il bullismo viene di fatto arginato”. A dirlo è Giuseppe Pezza, preside dell’istituto tecnico “Galvani” di Giugliano (che si trova a pochi chilometri da Mugnano dove venerdì sera un 13enne è stato picchiato per strada da tre suoi coetanei) che da oltre un anno ha avviato un singolare progetto nella sua scuola e che sta andando avanti con discreto successo. Due-tre alunni per classe sono stati appositamente formati ad aiutare non solo le potenziali vittime di atti di bullismo ma anche gli stessi bulli. I ragazzi hanno seguito un vero e proprio seminario di formazione che ha visto in cattedra esperti e psicologi. Anche perché, fanno capire dalla scuola, bisogna valutare caso per caso, comprendere con attenzione se si tratta realmente di un fatto di bullismo o di altro. “Il bullo agisce – dice il preside Pezza – quando ha il consenso del gruppo. E se ai ragazzi spieghiamo che bisogna sempre dire no alla violenza e alla sopraffazione il bullo finisce per non non avere consenso non ha più il motivo per comportarsi in questo modo”. E sono proprio i ragazzi scelti e formati nelle varie classi, che tengono un colloquio costante con i loro docenti, a illustrare di continuo ai loro compagni questa strategia. “In questo modo – prosegue il dirigente scolastico – attuiamo un’opera di prevenzione costante che sta dando dei risultati soddisfacenti”.

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Lux in Fabula: 36 anni di progetti e iniziative

NAPOLI – Lux in Fabula compie 36 anni: un traguardo importante per l’associazione culturale flegrea che ha messo al centro delle sue attività lo studio dell’immagine. Lo fa con un happening, che si è aperto con una installazione partecipata ed è proseguito con filmati e momenti di riflessione su quanto prodotto dall’associazione.

L’evento – Sabato 18 marzo, le porte del Museo del Mare di Bagnoli si sono aperte al suono di una voce che annunciava lo sgombero del rione Terra, cuore pulsante di Pozzuoli, il cui abbandono, per il pericolo di bradisismo, ha lasciato una ferita nel cuore dei puteolani. La ripetizione della litania era accompagnata dal volo di palloncini bianchi – simbolo di chi, senza comprenderne il motivo, veniva forzato ad abbandonare la propria casa – con al cordoncino frasi, foto e cartoline dell’epoca, a rappresentare quel 2 marzo 1970 che non si cancella. L’installazione, Memoria appesa a un filo, ha fatto da sottofondo visivo e concettuale all’intera manifestazione. Nella sala gremita, a introdurre c’era Eleonora Puntillo: «Il ricordo dello sgombero del rione Terra fa parte della memoria dei luoghi: e la memoria non è una questione del passato – ammonisce la giornalista – ma deve essere bussola del presente e del futuro per non incorrere in errori e ripetizioni nocive».

Gli archivi online – Puntillo ha esposto due dei principali progetti che hanno caratterizzato il lavoro di Lux in Fabula, del presidente Claudio Correale e dei volontari che si alternano nella sede di Rampe dei Cappuccini a Pozzuoli: si tratta di bradisismo flegreo (www.bradisismoflegreo.it), archivio digitale che raccoglie la memoria dei cittadini, delle pubblicazioni e della carta stampata sulle due crisi di bradisismo che hanno scosso la città, nel ’70 e negli anni ’80. Il secondo e importante progetto di digitalizzazione e libero accesso alle risorse della conoscenza è il portale Città Vulcano (www.cittavulcano.wordpress.com).

Lo studio delle immagini – Claudio Correale ha poi condotto una lezione sugli strumenti che hanno anticipato la ricreazione dell’immagine, prima ancora del cinematografo: la meraviglia suscitata dal fotogramma in movimento, che trasportava le persone in mondi altri, sopravvive ancora oggi, «sebbene il tempo attuale sia caratterizzato da un’influenza massiva che i media esercitano sulle menti degli individui: studiamo l’immagine per difenderci dagli abusi di cui è e siamo vittime», spiega il presidente di Lux in Fabula. Prima del brindisi conclusivo, è stato proiettato Ardente, filmato dei Campi Flegrei ripresi da un drone in tutta la bellezza dei luoghi, la ricchezza di una storia millenaria, da conoscere e tutelare.

di Laura Longo

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L’INCHIESTA – TERZA PARTE

NAPOLI- Emblematica della malasanità del Monaldi è la storia di Irene, che si svolge nel 2015 e si pone come spartiacque dello “smantellamento della cardioochirurgia pediatrica” denunciato dal Comitato dei Genitori dei bambini trapiantati e in attesa di trapianto.  “Irene ha poco più di un anno quando arriva al Monaldi con una miocardite di origine virale – racconta Dafne Palmieri, portavoce del Comitato dei Genitori dei trapiantati di cuore e trapiantati adulti- e rimane ricoverata in cardiologia per mesi fino a quando si decide per il trapianto. Ma al Monaldi dichiarano di non poterla operare perché ha meno di due anni e l’ospedale non è attrezzato per curare bambini così piccoli, nonostante abbiano operato Simon di poco più di un anno. Così il Monaldi invia la bambina a Bologna e i genitori diciottenni, Arianna e Moreno, che non hanno la possibilità di vivere in un’altra città, lanciano un appello attraverso alcuni giornali per raccogliere i soldi necessari a mantenersi a Bologna. Noi genitori dei bimbi già trapiantati a Napoli leggiamo la notizia e ci riuniamo nel Comitato e raccogliamo soldi per sostenere la coppia. D’altra parte ci chiediamo: come mai i nostri figli sono stati operati a Napoli e stanno bene e Irene deve andare a Bologna?  Da là ci è venuto il dubbio che l’ospedale non potesse più garantire l’attività svolta fino a quel momento”.
Il resto è cronaca: Irene viene portata in elicottero a Bologna. Tornata a Napoli, in seguito ad una crisi arriva al Monaldi dove va in arresto cardiaco e viene rianimata dal cardiochirurgo infantile Andrea Petraio che, esperto di assistenza meccanica, collega il cuore della bambina alla berlin-heart (la macchina speciale che consente di mantenere in vita il cuore), lo stesso medico esegue il trapianto di cuore il 20 maggio 2015. Dopo 3 mesi, come spesso succede a bambini trapiantati, Irene ha la febbre alta, la tosse e i genitori il 24 ottobre 2015 la portano al Monaldi dove i medici di turno sono il neo-primario della cardiochirurgia infantile Oppido e il cardiologo Colonna. I medici visitano la bambina e nonostante dall’ECG risulti un’elevata frequenza cardiaca di 180 battiti al minuto la rimandano a casa. Dopo meno di una settimana, il 30 ottobre la bambina ha una crisi cardiorespiratoria e muore all’Ospedale di Giugliano.
I genitori denunciano l’accaduto. Proprio in questi giorni lo specialista in cardiologia del Monaldi, Antonio Colonna, ha chiesto il giudizio abbreviato, mentre per il primario della cardiochirurgia pediatrica, Guido Oppido, la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio è stata rinviata al prossimo 4 maggio.
Nella relazione medico-legale autoptica sulle cause della morte di Irene firmata dal prof. Antonio Perna, dal dott. Pietro Tarsitano e dal cardiochirurgo Carlo Vosa si legge: “Gli elementi tecnici raccolti con lo studio della documentazione in atti, con lo studio dei dati anatomo – istopatologici rilevati nel corso delle operazioni autoptiche a Noi affidate ci permettono di affermare la sussistenza di profili di responsabilità professionale a carico dei sanitari del P.O. Monaldi dell’Azienda Ospedaliera dei Colli che, negligentemente e imprudentemente si limitarono ad un esame clinico senza nemmeno riportare i dati rilevati in cartella clinica, effettuarono solo un esame elettrocardiografico che evidenziò, peraltro, una frequenza cardiaca patologica (180 battiti al minuto) ed un esame ecografico FAST insufficiente per la diagnostica di rigetto cardiaco in atto. La piccola Del Medico con la storia di una grave patologia cardiaca e pregresso trapianto, lungo periodo con cuore artificiale, in presenza di uno stato febbrile e di una frequenza cardiaca elevata, andava subito ricoverata, monitorizzata, sottoposta ad un approfondito esame ecocardiografico ed una rx del torace e ad ulteriori esami diagnostici che avrebbero evidenziato segni del rigetto del cuore trapiantato con necessità di terapia e trattamento specifico. Ciò non accadde e la piccola fu dimessa con invio al pediatra curante, che sicuramente non poteva essere all’altezza di fronteggiare una simile e delicata situazione patologica. Va inoltre sottolineato che in Regione Campania l’unica struttura di riferimento per i Trapianti di Cuore e per l’assistenza post-trapianto è l’Ospedale Monaldi, per cui il continuo, necessario monitoraggio poteva e doveva essere effettuato solo in quella struttura ospedaliera

 di Alessandra  del Giudice

 

LEGGI L’INCHIESTA

Prima parte: L’ASSISTENZA AI TRAPIANTI PEDIATRICI SI È FERMATA A NAPOLI

Seconda parte: OTTO ANGELI IN DUE ANNI

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DONAZIONE PLASMA, AVIS AL PRESIDENTE DE LUCA: “CON NOSTRO PROGETTO REGIONE RISPARMIA 40 MLN”

NAPOLI – La sanità campana va razionalizzata nei costi e nelle procedure. Con questa consapevolezza Avis Campania fa suo lo slogan del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca “Campania mai più ultima” e presenta un progetto finalizzato a incrementare le donazioni di plasma, componente del sangue utile a contrastare molte patologie. “La Regione spende 40 milioni di euro per l’acquisto di emoderivati che si potrebbero invece avere gratuitamente con la raccolta del plasma donato: basta con le inefficienze del passato”, sottolinea in una nota Raffaele Pecora, presidente Avis Campania.
Per questo l’associazione di volontari mette a disposizione della Regione “uomini, apparecchiature modernissime e mezzi mobili accreditati per realizzare un progetto che non comporta costi aggiuntivi e che farà scalare la Campania dall’ultimo posto di questa classifica sulle donazioni”. Avis Campania prevede già che, col progetto sottoposto alla valutazione degli uffici competenti di Palazzo S.Lucia, entro il 2020 si possa avere un incremento della raccolta di plasma del 40 per cento. Il progetto verrà presentato nell’ambito del 7° Congresso internazionale ‘Blood donation and trasfusion medicine’ in programma a Castel dell’Ovo il 18 marzo 2017 dalle ore 9. Parteciperanno illustri esperti nazionali e stranieri del settore, tra cui Martin Olsson President International Societey Blood Trasfusion, Michel Lozano President of European Society for Hemapheresis, Dragoslav Domanovic European Centre For Disease Prevention and control e Peter van de Burg. Sul lungomare Caracciolo sarà presentata l’autoemoteca per plasmaferesi produttiva.

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“Musica ed Integrazione Sociale”, il progetto di Ada presentato a Somma Vesuviana

NAPOLI – È stato presentato a Somma Vesuviana il progetto “Musica ed integrazione sociale”, che il Csv Napoli ha finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico “Programmazioni sociali 2016”, portato avanti da Ada Somma Vesuviana, con la partnership di Pensiero Libero e dell’associane culturale musicale “Antonio Seraponte”

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