Stress cronico, disturbi del sonno notturno e pennichelle involontarie possono rappresentare segnali precoci di rischio per il cervello

Quando si parla di ictus cerebrale, la maggior parte delle volte l’attenzione si concentra sull’evento acuto: inatteso, drammatico, capace di cambiare la vita in pochi istanti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’ictus non nasce all’improvviso ma è piuttosto il risultato finale di un lungo e silenzioso processo, che si sviluppa nel corso degli anni e che mette insieme numerosi fattori di rischio, spesso sottovalutati.

Tra questi, lo stress cronico e le alterazioni del sonno – sia notturno sia diurno – stanno emergendo come elementi sempre più rilevanti per la salute cerebrovascolare. In vista della Settimana Mondiale del Cervello che si celebra dal 15 al 22 marzo 2026, A.L.I.Ce. Italia Odv, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, impegnata da quasi 30 anni nella prevenzione, nella divulgazione scientifica e nel supporto alle persone colpite da ictus e alle loro famiglie, intende richiamare l’attenzione su questi temi.

Lo stress fa parte della vita quotidiana ed è, di per sé, una risposta fisiologica utile: il problema nasce quando questo stato di allerta non si spegne mai davvero. In presenza di stress cronico, infatti, l’organismo mantiene attivi in modo persistente i principali sistemi di risposta allo stress, con una produzione prolungata di ormoni come il cortisolo e una costante attivazione del sistema nervoso simpatico. Nel tempo, questa condizione può determinare un aumento stabile della pressione arteriosa, una maggiore rigidità dei vasi sanguigni e uno stato infiammatorio cronico di basso grado, tutti meccanismi che favoriscono la progressione dell’aterosclerosi e la formazione di trombi.

“Lo stress cronico non va considerato solo come un problema emotivo o psicologico – spiega la Dottoressa Valeria Caso, Responsabile Struttura Complessa U.O. Neurologia Stroke Unit Polo Ospedaliero Saronno. È uno stimolo biologico persistente che, nel tempo, modifica profondamente l’equilibrio cardiovascolare. Quando questi meccanismi restano alterati a lungo, il rischio di eventi cerebrovascolari, come l’ictus, aumenta in modo significativo”.

Le persone esposte a stress cronico presentano dunque una maggiore incidenza di ipertensione e di eventi cardiovascolari, due dei principali fattori di rischio per l’ictus cerebrale.

Il sonno non è un semplice momento di “spegnimento” dell’organismo ma, al contrario, rappresenta una fase attiva di regolazione e recupero. Durante il sonno fisiologico, la pressione arteriosa tende a ridursi di circa il 10–20%, l’attività del sistema nervoso simpatico diminuisce e i processi infiammatori vengono modulati. Quando il sonno è insufficiente oppure risulta frammentato o disturbato, questa finestra di protezione si chiude. Studi osservazionali mostrano, infatti, che dormire meno di 5–6 ore per notte o più di 8–9 ore è associato a un aumento del rischio di ictus, rispetto a una durata di sonno considerata ottimale.

Un ruolo particolarmente rilevante è svolto dall’apnea ostruttiva del sonno, una condizione spesso non diagnosticata che interessa una quota importante della popolazione adulta. Le ripetute pause respiratorie notturne causano ipossia intermittente e, allo stesso tempo, brusche oscillazioni della pressione arteriosa, contribuendo a un danno vascolare progressivo. Le persone con apnea ostruttiva del sonno presentano un rischio di ictus circa doppio rispetto a chi non ne soffre.

Accanto al sonno notturno, la ricerca scientifica si sta concentrando anche sul sonno diurno, in modo particolare sulle pennichelle lunghe e non intenzionali. Se un breve riposino programmato può aiutare il recupero mentale e la memoria, i sonnellini prolungati e involontari sembrano causare un aumento del rischio cerebrovascolare.

Una revisione di studi osservazionali pubblicata su Sleep Medicine Reviews, che ha coinvolto oltre 600.000 persone (di cui circa 16.000 andate incontro a ictus), ha evidenziato una relazione tra durata del sonnellino diurno e probabilità di ictus. In particolare:

  • i sonnellini brevi (fino a 30 minuti) mostrano un impatto minimo o nullo sul rischio;
  • i riposini superiori ai 90 minuti sono associati a un aumento del rischio fino a circa l’80% rispetto a chi non dorme di giorno;
  • i sonnellini non programmati e involontari sono associati a un rischio ancora più elevato.

“Ovviamente il riposino non va demonizzato, ma è necessario riconoscere come la sonnolenza diurna frequente e non voluta possa essere un segnale di un sonno notturno non ristoratore o di disturbi come l’apnea ostruttiva del sonno, che sappiamo aumentare il rischio di ictus – dichiara il Dottor Massimo Del SetteDirettore U.O.C. Neurologia Policlinico San Martino di Genova. Il rischio aumentato è stato osservato per tutte le principali tipologie di ictus – ischemico, emorragico e subaracnoideo”.

“L’ictus arriva all’improvviso, ma il rischio si costruisce spesso molto prima – conclude Andrea VianelloPresidente di A.L.I.Ce. Italia Odv. Imparare ad ascoltare segnali apparentemente banali, come la stanchezza persistente o la tendenza ad addormentarsi durante il giorno, significa fare prevenzione. Prendersi cura del sonno e dello stress vuol dire invece prendersi cura del proprio futuro”.

Per A.L.I.Ce. Italia OdV, la prevenzione dell’ictus non si limita al solo controllo dei fattori di rischio più noti, come ipertensione, diabete o fumo, ma deve includere anche la qualità del sonno, la gestione dello stress e l’attenzione alla sonnolenza diurna. L’invito dell’Associazione è quindi a non sottovalutare pennichelle frequenti, prolungate o involontarie, soprattutto se recenti o in aumento, e a parlarne con il medico per una valutazione complessiva del rischio cardiovascolare e dei disturbi del sonno. Perché il cervello, spesso, lancia segnali molto prima che l’ictus si manifesti.

L’articolo Stress cronico, disturbi del sonno notturno e pennichelle involontarie possono rappresentare segnali precoci di rischio per il cervello proviene da Comunicare il sociale.

“Coloriamo la vita” il recupero del murales dedicato alla piccola Noemi nel giorno del suo compleanno

Il 13 marzo 2026 alle ore 12:30, la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania e la Municipalità 4 del Comune di Napoli, insieme a InwardOsservatorio sulla Creatività Urbana, celebreranno insieme il compleanno della piccola Noemi Staiano, sopravvissuta a un agguato di camorra in cui si trovò coinvolta il 3 maggio del 2019.
Coloriamo la Vita – Auguri Noemi”, vuole essere un momento di comunità e rinascita per celebrare la vita, la gioia e il futuro di una bambina colpita innocentemente dalla camorra. Simbolo della rinascita di Noemi e della comunità tutta è il murale di Piazza Nazionale: non un’opera d’arte statica, ma in continua evoluzione e cambiamento. Il restauro sarà affidato al talento dell’artista Giulia NoEyes, capace di reinterpretare nel tempo i sogni e la crescita della piccola Noemi. Prenderanno parte all’iniziativa l’orchestra ensemble e il coro “Garibaldi” del Liceo Classico Statale Vittorio Emanuele II – Garibaldi, e le scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio.
Insieme a don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania e a Maria Caniglia, presidente della Municipalità 4 del Comune di Napoli, saranno presenti, tra gli altri, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, l’assessore alla Scuola, Politiche Sociali della Regione Campania, Andrea Morniroliin rappresentanza del presidente Roberto Fico, la presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, Paola Brunese, l’assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità del Comune di Napoli, Antonio De Iesu, e il comandante della Polizia Locale di Napoli, Ciro Esposito.
La giornata culminerà con un gesto simbolico e profondo: la firma della piccola Noemi a suggello del restauro del murale. La giornata vuole rappresentare un rinnovato abbraccio delle Istituzioni a una bambina, figlia di Napoli, che trae anche dalla sua comunità il coraggio per affrontare le sfide del futuro.

L’articolo “Coloriamo la vita” il recupero del murales dedicato alla piccola Noemi nel giorno del suo compleanno proviene da Comunicare il sociale.

Diana Pezza Borrelli presenta “Nessuno mi sfiori invano” alla libreria The Spark

Un ritratto intenso quello che emerge dalle pagine del libro “Nessuno mi sfiori invano. Racconto di vita e di dialogo tra culture, generazioni e fedi diverse”, l’opera biografica di Diana Pezza Borrelli a cura di Tiuna Notarbartolo. Il libro è pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi. La prossima presentazione si terrà presso la libreria The Spark Creative Hub, Mondadori Bookstore, via degli Acquari, Napoli, venerdì 13 marzo alle ore 17,30. Dopo i saluti di Giulia Giannini della Giannini Editore, dialogheranno con Diana Pezza Borrelli: Teresa Armato assessora alla Cultura del Comune di Napoli e Carlo Fusco docente presso la Pontificia Università Gregoriana. Modererà la giornalista e direttrice del Premio Elsa Morante Tiuna Notarbartolo.

 

“Nessuno mi sfiori invano. Racconto di vita e di dialogo tra culture, generazioni e fedi diverse” è un viaggio intenso, appassionato e profondamente umano nella vita di una donna che ha scelto il dialogo come percorso esistenziale e potente strumento di cambiamento sociale. Con straordinaria sensibilità e determinazione, l’autrice ci accompagna attraverso una narrazione ricca di emozioni e riflessioni, raccontando un’esperienza di vita intrecciata con l’impegno civile, politico e spirituale. Al centro del racconto, l’appartenenza al Movimento dei Focolari e la dedizione al dialogo interreligioso e interculturale si trasformano in una testimonianza vibrante. Attraverso ricordi personali, incontri che hanno segnato il cammino e progetti concreti di solidarietà, il volume intreccia storie di relazioni umane capaci di sfidare e superare barriere ideologiche, sociali e religiose. Dalle aule scolastiche ai tavoli della politica, dalle iniziative locali fino all’impegno per la pace in contesti internazionali, “Nessuno mi sfiori invano” diviene una dichiarazione d’intenti: un invito a vivere con passione e coraggio, testimoniando che ogni esistenza, quando spesa per gli altri, può diventare un seme di speranza capace di fiorire nel mondo.

 

Diana Pezza Borrelli nata nel 1944 a Orta di Atella (CE), durante gli anni della guerra, l’autrice ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’impegno sociale. Diplomata all’Istituto Superiore di Educazione Fisica, ha insegnato attività motorie fino al 1998, quando un incidente sul lavoro l’ha costretta al pensionamento anticipato. Con un profondo spirito di servizio, ha svolto un ruolo attivo nella politica locale, fondando iniziative come “Un albero per la vita” e promuovendo progetti di solidarietà nel quartiere Pizzofalcone di Napoli. Nel 2011 è stata eletta consigliera municipale, continuando a lavorare per la comunità e per il dialogo tra culture e religioni.

Profondamente ispirata dal carisma di Chiara Lubich, l’autrice ha partecipato a numerosi incontri internazionali e collaborato con associazioni di donne per l’empowerment femminile. Ha condiviso la sua storia in diverse trasmissioni televisive, rilasciando interviste e testimonianze su temi di pace, inclusione e dialogo universale.

L’articolo Diana Pezza Borrelli presenta “Nessuno mi sfiori invano” alla libreria The Spark proviene da Comunicare il sociale.

Seminare… il proprio futuro: i detenuti di Aversa diventano operatori agricoli

 Da detenuti a operatori agricoli. E ad addetti al confezionamento. È il percorso formativo che l’Università Popolare di Caserta e la Casa di reclusione di Aversa hanno portato avanti con successo in questi mesi e che si è concluso con gli esami finali e la consegna degli attestati di formazione professionale rilasciati dalla Regione Campania nelle scorse ore.

Non è il primo risultato dell’ente casertano nel sistema penitenziario. Qualche settimana fa un’altra storia di riscatto ha visto insieme l’Università Popolare di Caserta e il Carcere militare giudiziario di Santa Maria Capua Vetere “Caserma Ezio Andolfato”, unico istituto di questo tipo attivo in Italia dal 2005: venti detenuti hanno difatti conseguito la qualifica di manutentore del verde. Quello di Aversa è dunque un nuovo capitolo, scritto con la stessa coerenza e determinazione, che conferma la vocazione dell’ente a portare la formazione professionale là dove può fare la differenza più concreta.

“L’Università Popolare di Caserta è stata tra le prime in Italia a credere nell’importanza di portare la formazione professionale all’interno delle strutture penitenziarie”, racconta Nicola Troisi, alla guida dell’ente casertano. “Crediamo che il reinserimento in società passi obbligatoriamente per un’alternativa concreta. Fornire competenze spendibili è uno dei modi che abbiamo per perseguire questo obiettivo: trasformare la detenzione in una reale occasione di riscatto e ridurre il rischio di recidiva”.

I due corsi – Operatore Agricolo e Addetto al Confezionamento dei prodotti alimentari – sono stati condotti all’interno della struttura penitenziaria dai docenti Nicola Duffreducci e Angelo Miranda, che con spirito di abnegazione hanno coinvolto gli allievi-detenuti in un percorso che unisce competenza tecnica e progetto di vita. Il risultato pratico è la coltivazione di fragole e altri prodotti agricoli nei terreni interni all’istituto, con il successivo confezionamento per la vendita a Km 0 nel territorio di Aversa: una filiera breve, certificata, capace di generare lavoro reale.

Anche la scelta della tipologia di corso non è casuale. Continua Troisi: “Investire in figure come l’operatore agricolo e l’addetto al confezionamento significa guardare a un sistema agroalimentare locale che ha bisogno di professionalità formate e certificate. La filiera corta, il Km 0, la sostenibilità: sono temi che il mercato del lavoro chiede con sempre maggiore urgenza. E noi vogliamo che i nostri allievi siano pronti a rispondere a questa domanda”.

Il percorso è stato reso possibile dalla collaborazione delle istituzioni della Casa di Reclusione di Aversa. A credere fortemente in questa opportunità la direttrice Stella Scialpi, la comandante della Polizia Penitenziaria Francesca Acerra, il dirigente dell’area trattamentale Angelo Russo, la responsabile Anna Bonacci e la direttrice del CPI di Aversa Marisa Schiano, che hanno condiviso la visione e sostenuto il progetto con convinzione.

“Abbiamo trovato ad Aversa, come a Santa Maria Capua Vetere, un’istituzione che ha creduto in questo progetto e un gruppo di persone che lo ha abbracciato con serietà. Il carcere, inteso come luogo di rieducazione e riscatto, può davvero trasformare la pena in un percorso di reinserimento sociale e di riumanizzazione. Siamo certi che continueremo a costruire percorsi simili, di utilità concreta e grande impatto”, conclude Troisi.

L’articolo Seminare… il proprio futuro: i detenuti di Aversa diventano operatori agricoli proviene da Comunicare il sociale.

Carceri e diritti negati, manifestazione davanti al Tribunale di Napoli

Una manifestazione pubblica per accendere i riflettori sulle condizioni delle carceri italiane e sulle conseguenze che queste producono non solo sui detenuti ma sull’intera società. È il senso dell’iniziativa in programma martedì 10 marzo alle ore 15 in piazza Cenni, davanti all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Napoli, promossa da associazioni, realtà del terzo settore e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti.

Lo slogan scelto è diretto: «Le carceri italiane producono disperazione e recidive». Un messaggio che denuncia un sistema penitenziario che, secondo i promotori, troppo spesso finisce per negare dignità, salute e diritti fondamentali, invece di favorire percorsi di reinserimento sociale.

All’iniziativa hanno aderito numerose associazioni e realtà del volontariato e dell’impegno civile, tra cui Libera contro le mafie, Antigone, Acli, Sale della Terra, Dedalus, CNCA, Progetto QuartopianO, Liberi di Volare, Terra di Confine, Yairaiha ETS, Carcere Vi.Vo, il Volontariato carcerario dell’ex OPG “Je so’ pazzo”, il Movimento Forense e l’associazione Veropalumbo.

 

L’articolo Carceri e diritti negati, manifestazione davanti al Tribunale di Napoli proviene da Comunicare il sociale.