19 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Un passo storico per la Chiesa aversana e per l’intero territorio campano. Questa mattina, durante la solenne celebrazione eucaristica tenutasi presso la Parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe in occasione del 32° anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana, il Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, ha annunciato ufficialmente l’avvio del cammino che porterà all’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote.
L’obiettivo dell’iter canonico è il riconoscimento del martirio in odium fidei. Come sottolineato durante l’annuncio, la figura di don Peppe Diana non deve essere relegata esclusivamente a quella di “eroe sociale”. Il suo impegno, la sua consapevolezza del pericolo e la sua ferma opposizione alla prevaricazione della camorra sono stati la diretta espressione della sua profonda vocazione sacerdotale. Don Diana è stato protagonista del riscatto del suo territorio proprio in virtù del suo essere ministro di Dio, compiendo un autentico atto di fede che lo ha portato fino al sacrificio supremo: una visione del martirio in piena sintonia con il magistero di Papa Francesco.
A differenza dei passati tentativi, che si erano limitati a raccogliere materiale attraverso una commissione storica, l’attuale inchiesta diocesana rappresenta un vero e proprio atto pubblico e ufficiale della Chiesa. L’avvio di questo cammino, infatti, si articola in alcuni passaggi precisi: lo scorso settembre, la Conferenza Episcopale Campana ha concesso il parere favorevole (Nulla Osta) sull’opportunità di avviare l’inchiesta sul martirio e sulla fama di martirio del sacerdote. In seguito, la Diocesi ha inoltrato formale richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi.
Si resta ora in attesa del via libera definitivo da Roma prima della pubblicazione dell’Editto ufficiale. Verrà poi nominato un tribunale che – accompagnato dal Postulatore della causa, dott. Paolo Vilotta – procederà ad ascoltare le testimonianze viventi e ad acquisire le fonti documentali sulle virtù, la vita e il percorso di fede di don Peppe.
Attori della causa sono congiuntamente la Diocesi di Aversa e l’Associazione dei familiari e amici di don Peppe Diana. Questo percorso risponde a un’esigenza profonda dell’intera comunità, che da anni assiste a una continua crescita della “fama di santità” di don Peppe e che chiede a gran voce che questo iter giunga a compimento. Un legame speciale confermato anche dal Vescovo Spinillo, che proprio sulla tomba di don Diana volle recarsi all’inizio del suo mandato episcopale ad Aversa
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17 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Con 1,9 milioni di alunni che mangiano nelle mense scolastiche (di cui circa 900.000 negli asili), nasce il Manifesto per l’educazione alimentare negli asili e nelle scuole, promosso da Coldiretti, insieme a Filiera Italia e alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) per promuovere abitudini alimentari corrette e tutelare la salute dei bambini, in particolare nei primi mille giorni di vita, cruciali il loro sviluppo futuro.
In Italia il 26,7% dei bambini e dei ragazzi tra i 3 e i 17 anni, più di uno su quattro, è in sovrappeso, una condizione che riguarda più di un adolescente su tre in sette delle dieci regioni del Sud. In Campania la percentuale sale al 36,5% seguita da Calabria (35,8%), Basilicata (35%) e Sicilia (33,8%).
“Quando parliamo di corretta alimentazione dei bambini, la ristorazione scolastica rappresenta uno strumento fondamentale all’interno dei servizi educativi per l’infanzia- spiega Coldiretti Campania- Promuovere una cultura alimentare ispirata alla Dieta Mediterranea e valorizzare i prodotti del nostro territorio significa aiutare i più piccoli a sviluppare fin da subito abitudini sane. Per questo è importante privilegiare alimenti freschi, di qualità e possibilmente locali, limitando il consumo di merendine e snack eccessivamente ricchi di zuccheri”.
Le abitudini alimentari che si formano tra 0 e 3 anni possono influenzare in modo determinante la prevenzione di molte patologie e il Manifesto è un Impegno concreto in cinque punti per restituire alle nuove generazioni il diritto al cibo buono, naturale, giusto, sicuro e garantito. Il primo è una strategia nazionale contro l’obesità infantile con piano condiviso tra Ministeri, Regioni e scuole, supportato da Coldiretti e Fimp per filiere sane dai primi 1000 giorni di vita. Serve poi un patto educativo tra scuola, famiglie, pediatri e agricoltori per modelli alimentari sostenibili.
Cibo a km zero nelle mense scolastiche e nidi, valorizzando filiere italiane contro la logica del risparmio. Contrasto allo junk food dentro ai distributori nelle scuole ed edifici pubblici, che va sostituito da prodotti freschi locali attraverso una nuova normativa. Programmi di educazione alimentare nei curricula dagli asili, con mense come luoghi di apprendimento anche per le famiglie.
“Produrre cibo sano e sostenibile per tutelare la salute dei cittadini consumatori, a partire dalle fasce più giovani della popolazione, è inciso da sempre nel Dna degli agricoltori della Coldiretti, tanto che più di venticinque anni abbiamo sottoscritto un vero e proprio Patto col consumatore fondato sulla volontà di promuovere uno stile di impresa in armonia con la natura e con le leggi che la governano e difendere l’Italia dalle minacce alla sicurezza ambientale e alimentare – ha sottolineato il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – E’ da qui che muovono tutte le nostre battaglie, dalla trasparenza in etichetta all’affermazione del principio di reciprocità, fermando le importazioni di prodotti che non rispettano le nostre stesse regole. Non dimentichiamoci che continuiamo a importare grano al glifosato, una sostanza cancerogena che finisce nella nostra pasta e persino nel latte materno, e che le multinazionali hanno cercato per anni di far passare falsamente per innocua”.
Un indirizzo che va incontro in primis alle richieste delle famiglie. Secondo l’ultimo Rapporto Censis/Coldiretti, l’86% degli italiani ritiene che nelle mense collettive occorrerebbe utilizzare principalmente prodotti locali freschi e di stagione e una percentuale analoga (l’83%) condivide la scelta di vietare nelle mense scolastiche addirittura per legge i cibi cosiddetti ultra-formulati, sull’esempio di quanto fatto in California. La qualità del cibo nei menu scolastici viene peraltro promossa a pieni voti solo da un genitore su 3 (34%) tra coloro che esprimono un’opinione, mentre per il 46% raggiunge la sufficienza. Ma il restante 20% la boccia.
L’iniziativa è stata presentata nel corso di un incontro a Roma, alla presenza di
Vincenzo Gesmundo, segretario generale Coldiretti,
Ettore Prandini, presidente Coldiretti,
Ruggiero Francavilla, Professore Ordinario Università di Bari,
Luigi Cimmino Caserta, delegato Filiera Italia e Responsabile affari istituzionali NewPrinces-Plasmon,
Luigi Scordamaglia, amministratore delegato Filiera Italia,
Luigi Nigri, vicepresidente Fimp,
Antonio D’Avino, presidente Fimp, più il direttivo nazionale Fimp.
“Vogliamo costruire un futuro più sano per i nostri figli, partendo dall’educazione al cibo – dichiara Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – Un’alimentazione consapevole è la prima forma di prevenzione e rispetto per la salute, l’ambiente e l’economia agricola del Paese. Per questo, con il protocollo di intesa siglato oggi con Filiera Italia e FIMP, puntiamo a una ristorazione scolastica di qualità negli asili nido e nelle scuole, con cibo a km zero, stop al junk food e programmi educativi fin dai primi anni di vita. È un impegno concreto per combattere l’obesità infantile e garantire alle nuove generazioni il diritto a un cibo buono, naturale, giusto, sicuro e garantito”.
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17 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
«Mi sono sempre definita “femmenella”, perché questa parola ha un suono dolce. La vita mi ha tolto tanto ma altrettanto mi ha dato. La cura ai pregiudizi è l’amore»
Una vita vissuta sempre al limite, tra alti e bassi, grandi ferite e altrettanto grandi rinascite, sempre sul punto di cadere per poi rialzarsi. Quella della Tarantina, all’anagrafe Carmelo Cosma, classe 1936, “l’ultimo femmeniello rimasto in vita”, come lei stessa si definisce, è una storia incredibile, fatta di ombre ma anche di tante luci, iconica al punto tale da ispirare libri, documentari, articoli e spettacoli teatrali. Il suo volto inconfondibile è anche ritratto in un murale realizzato proprio lì dove la Tarantina ha trovato la sua casa e vive ancora oggi: ai Quartieri Spagnoli.
Per il suo 90esimo compleanno, l’Associazione Transessuale Napoli con ArcigayAntinooo Napoli la celebra con una grande festa, in programma domenica 22 marzo (dalle 19, al Bar Feeeld in Vico San Geronimo 17-20). «Abbiamo ritenuto doveroso omaggiare l’ultimo femminiello di Napoli – spiegano Ileana Capurro e Loredana Rossi, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’ATN – La Tarantina ha speso la sua vita a rivendicare diritti e dignità in un’epoca storica in cui non esisteva neanche il nome per definire le persone transgender. Il continuo intrecciarsi in lei di dimensione pubblica e privata merita il riconoscimento e il ringraziamento delle nuove generazioni, che oggi possono godere di maggiori libertà anche grazie alle sue lotte».



Nata come Carmelo ad Avetrana, piccolo paesino in provincia di Taranto, quella che sarà poi nota come la Tarantina, ancora bambina, subisce abusi sessuali, discriminazioni e maltrattamenti, fino ad essere cacciata via di casa. Da lì, comincia a vivere di espedienti e a girare di città in città. Poco più che ragazzina, subito dopo la guerra, arriva a Napoli, città che ben presto diventerà casa sua, dove viene costretta a prostituirsi. Trascorre alcuni anni, forse i più belli della sua vita, a Roma, dove conosce la Dolce vita, frequentando personaggi come Fellini e Pasolini. Oggi la Tarantina abita in un basso ai Quartieri, dove, racconta, non le manca nulla, perché lei, come ha sempre fatto nella sua vita, vive alla giornata, senza pensare al domani ma con una forza inarrestabile di andare avanti.
Lei ha 90 anni, ne ha vissute e viste tante, che bilancio trae della sua vita fino ad oggi?
Sono grata alla vita, perché, malgrado tutto il male che ho subito, posso dire d aver vissuto appieno, senza neanche rendermene conto. Il tempo passa, alcune volte sono malinconica ma anche consapevole che ho avuto del bene. Oggi arrivo ai 90 e mi sento già fortunata, perché la gente mi vuole bene ma soprattutto perché non ho bisogno di aiuto, sono autosufficiente, vivo di poco ma non ho bisogno di altro, ho ciò che conta. Continuo a vivere alla giornata, senza pensare al futuro e senza amareggiarmi troppo.
Quale è stata la cosa più brutta che ha vissuto e quale la più bella?
Sono cresciuta e ho convissuto con la guerra, questa cosa non è da sottovalutare, mio padre è stato prigioniero, certamente questa è una delle cose più dolorose che si possano vivere. Poi, ho conosciuto la violenza, sia quella fisica che quella psicologica. A 8 anni, sono stata abusata e poi sono stata discriminata dal mio paese, Avetrana, che non dava tanta luce: quel periodo ha significato per me angoscia e pregiudizi, avendo subito lì tanta cattiveria. Ma ho saputo combattere contro tutto e tutti, andare avanti e rinascere. Un periodo in cui sono stata molto bene è stato quello romano, a quel tempo vivevo come in un sogno. Infine, Napoli, che oggi è la mia casa, mi da’ calore e la gente è bella.
Da quando vive a Napoli si definisce “femminiello”, senza darsi etichette precise. Come mai?
Quando sono arrivata a Napoli, ancora segnata dai bombardamenti della guerra, una persona per strada mi vide e mi chiamò “femmenell”. Mi sembrò una parola senza pregiudizi, con un suono dolce, non come quelle offese che a volte mi rivolgevano al paese mio. Da allora mi definisco così perché non ci sento il disprezzo. Credo di essere oggi l’ultimo della “specie”.
Dieci libri su di lei, alcuni tradotti in tutto il mondo, articoli e anche un murale con la sua immagine. Che effetto le fa avere tutta questa popolarità?
Non mi serve visibilità, io mi sono creata da sola la mia vita, il coraggio per andare avanti l’ho trovato in me, non me l’hanno dato gli altri. Certamente sono felice di tutto questo, del fatto che mi conoscano tutti, soprattutto perché questo mi permette di dare un messaggio di forza e speranza alle nuove generazioni.
Cosa vuole dire a chi non ha il coraggio di uscire allo scoperto e manifestarsi per quello che è?
Io mi chiedo: a cosa servono i pregiudizi? Con il passare del tempo ti rendi conto che la vita è un flash, arriva e se ne va, la gente continua a fare del male, odiare, discriminare, invece l’unica cura è amare, prendersi cura anzitutto di se stessi e poi degli altri. Ma come è possibile che ancora non sia chiaro questo? Rispettare le persone è la prima cosa, anche fare una semplice carezza a volte può fare la differenza.
Cosa si aspetta ancora dalla vita?
Benvenute le sorprese, ma io sto bene come sto, sono tranquilla. Avrei bisogno di tante cose ma alla fine anche se non vivo di splendore, prendo la vita così come è, con umiltà e profonda gratitudine per essere ancora qua. In fondo, sono sempre stata convinta che non sono gli anni che passano ad invecchiare, ma quello che hai dentro, e io ho fatto sempre tanto per la gente. Alla fine mi sento giovane perché la mia anima lo è e lo sarà fino alla morte.
di Maria Nocerino
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17 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Partono da libri per riflettere sulle sfide di un mondo in rapido cambiamento, guardare alla condizione dei minori attraverso la lente del lavoro sociale e raccontare storie di donne che stanno contribuendo a decostruire stereotipi e pregiudizi della cultura patriarcale, gli eventi previsti da Una bella piazza per i diritti delle donne nelle giornate di giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 marzo.
Appuntamento nei pressi della Portineria di Piazza Garibaldi a Napoli (al civico 152) per la manifestazione promossa dalla Fondazione Una Nessuna Centomila insieme alla cooperativa sociale EVA, inserita nella programmazione di Marzo Donna 2026 del Comune di Napoli e realizzata in collaborazione con CCO Crisi Come Opportunità, COMICON e Coreapoli, il consorzio Unicocampania, Prime Minister – Scuola di politica per giovani donne, A Voce Alta, e con la cooperativa sociale Dedalus, capofila del progetto di rigenerazione urbana Bella Piazza, percorso di co-gestione pubblico-privato degli spazi pubblici di piazza Garibaldi sostenuto da Fondazione Con il Sud insieme a una rete di enti e fondazioni.
– Giovedì 19 marzo | ore 17 | Antropocene digitale. Conversazione con il prof. Adam Arvidsson, sociologo, Università degli Studi di Napoli Federico II, intervistato dalla giornalista Cristiana Scoppa, a partire dal libro dallo stesso titolo pubblicato insieme a Vincenzo Luise per i tipi della UTET. Di fronte ai cambiamenti climatici, al rischio che l’intelligenza artificiale distrugga migliaia di posti di lavoro, all’impatto di guerre sempre più tecnologiche, cosa fare per provare a impedire una catastrofe provocata dall’uomo? Dove trovare modelli di resistenza e come costruire proposte alternative? Al termine Figlie d’ ’a tempesta, performance di danza della scuola Giselle Movement FLC su coreografie di Luciana Trulio ispirata al celebre brano de La Niña.
– Venerdì 20 marzo | ore 17 | Sostenere i genitori per prevenire il maltrattamento all’infanzia, una conversazione tra Marianna Giordano, assistente sociale, presidente del CISMAI, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, esperta in percorsi integrati di prevenzione e contrasto del maltrattamento all’infanzia, e Carmen Festa, psicologa e psicoterapeuta, responsabile della supervisione dei percorsi e del sostegno ai/lle minori della cooperativa EVA. Lo spunto dell’incontro è la pubblicazione dei risultati della III Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, curata da Marianna Giordano insieme a Olga Del Guercio (Franco Angeli), da cui emerge come nell’87 per cento dei casi l’autore dei maltrattamenti e delle violenze è un membro della famiglia.
– Sabato 21 marzo | ore 11-13 | Living Library – Biblioteca Vivente “Donne che fanno storia, oggi”: uno spazio di incontro e confronto in cui le storie prendono voce attraverso una Biblioteca Vivente animata dalle ragazze di Prime Minister – Scuola di politica per giovani donne. La performance partecipativa è a cura di Angela Laurenza, presidente e direttrice esecutiva della scuola.
In diversi punti di Piazza Garibaldi saranno allestite delle postazioni appositamente contrassegnate dove i/le passanti saranno invitati/e a sostare per ascoltare una storia raccontata dalla viva voce di una donna, “libro” di questa biblioteca estemporanea, e condividere a loro volta esperienze e storie.
Oltre alla stessa Angela Laurenza, a farsi libro vivente saranno Clementina Sasso, ricercatrice astrofisica dell’INAF-Osservatorio di Capodimonte, Anna Monginbello, professoressa associata di Inglese dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Emiliana Mellone, attivista ambientale, tra le fondatrici dell’associazione Cleanap, Lella Palladino, sociologa, fondatrice della cooperativa sociale EVA e vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, Maria Pia Napolitano, EU project manager, Valeria Alinei, CEO e fondatrice di Lumos comunicazione e responsabile della comunicazione di Napoli Women. Un modo originale per sensibilizzare sui diritti delle donne a tutto tondo.
La partecipazione a tutti gli eventi, e dunque anche alla Living Library, è gratuita. Per motivi organizzativi è preferibile prenotare su Eventbrite al link :
https://www.eventbrite.it/e/living-library-donne-che-fanno-la-storia-oggi-tickets-1985357948067?aff=oddtdtcreator
I prossimi appuntamenti di Una bella piazza per i diritti delle donne:
Dal 23 al 27 marzo | ore 10-19 | Se io non voglio tu non puoi, allestimento in Piazza Garibaldi, a cura del Consorzio Unicocampania, della mostra realizzata dagli studenti e studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Napoli in collaborazione con la Fondazione Una Nessuna Centomila e COMICON per riflettere sul tema del consenso e della libertà di scelta nelle relazioni di intimità, oltre abusi e violenze.
Martedì 24 marzo | ore 17 | Presentazione del libro Predatori. Sesso e violenza nelle mafie (Fandango) con l’autrice Celeste Costantino, Antonio Nicaso, esperto di ‘ndrangheta. Letture dell’attrice Cristina Donadio. Modera la conversazione Giulia Minoli, presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila.
Sabato 28 marzo | ore 17 | WE ARE K – Danza, Donne, K-pop, flashmob di danza su brani di artiste K-Pop in collaborazione con COMICON realizzato da giovani ballerine della community locale coordinate da Coreapoli. A seguire Random Dance, pratica diffusa della cultura K-Pop per coinvolgere il pubblico e vivere la danza come momento di espressione personale e collettiva.
Lunedì 30 marzo | ore 17 | Presentazione della graphic novel Troppo libera (Tunué) di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, che racconta la vita e le sfide della scultrice Camille Claudel. Insieme agli autori Giulia Milanese di A Voce Alta.
Tutti gli eventi sono gratuiti.
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17 Mar, 2026 | Comunicare il sociale
Diritti dei consumatori, accesso ai servizi, inclusione sociale. Sono temi che spesso si intrecciano nella vita quotidiana di chi vive e lavora nelle grandi città, soprattutto quando si parla di cittadini stranieri che devono orientarsi tra contratti, utenze e servizi. Per rafforzare strumenti di tutela e informazione nasce la collaborazione tra Federconsumatori Campania APS e l’Associazione dei Senegalesi di Napoli, formalizzata con la firma di una convenzione sottoscritta in questi giorni.
L’accordo nasce da una consapevolezza condivisa: la piena integrazione passa anche dalla possibilità di esercitare in modo effettivo i propri diritti economici e contrattuali. Energia, telefonia, servizi bancari e assicurativi, ma anche pratiche commerciali scorrette e truffe sono ambiti nei quali spesso i cittadini stranieri risultano più esposti, soprattutto quando barriere linguistiche o scarsa conoscenza del sistema rendono difficile orientarsi. Proprio per questo le due associazioni hanno deciso di strutturare una collaborazione stabile, con l’obiettivo di rafforzare l’accesso ai servizi di tutela e promuovere una maggiore consapevolezza dei diritti dei consumatori tra i cittadini migranti presenti sul territorio napoletano.
Nel concreto la convenzione prevede l’attivazione di servizi di informazione e consulenza dedicati, l’organizzazione di incontri pubblici e momenti di formazione sui diritti dei consumatori, oltre alla realizzazione di materiale informativo in più lingue e attività di mediazione culturale. Particolare attenzione sarà dedicata alla prevenzione delle truffe e delle pratiche commerciali scorrette, fenomeni che colpiscono spesso le fasce più fragili della popolazione. Tra gli strumenti previsti dall’accordo anche l’attivazione di sportelli di orientamento e assistenza, attraverso i quali gli iscritti all’Associazione dei Senegalesi di Napoli potranno ricevere supporto qualificato nella gestione di contratti di fornitura, reclami e procedure di conciliazione con aziende e gestori di servizi.
La convenzione introduce inoltre una forma di accesso agevolato ai servizi di tutela: per gli iscritti all’associazione dei migranti sarà infatti prevista la tessera annuale di Federconsumatori Campania in regime di convenzione, con una quota ridotta rispetto al tesseramento ordinario, così da rendere più semplice l’accesso ai servizi di consulenza e assistenza.
“Difendere i diritti dei consumatori significa anche fare in modo che quei diritti siano realmente accessibili a tutti”, dichiara Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania APS. “Chi arriva in Italia spesso deve confrontarsi con contratti complessi, servizi difficili da comprendere e purtroppo anche con situazioni di abuso o di informazione scorretta. La collaborazione con l’Associazione dei Senegalesi di Napoli nasce proprio per colmare questo divario e portare strumenti concreti di tutela a una parte della cittadinanza che troppo spesso resta ai margini dei servizi di informazione e assistenza”.
Secondo Sow Hamath, presidente dell’Associazione dei Senegalesi di Napoli, l’accordo rappresenta un passo importante anche sul piano dell’integrazione sociale. “Molti dei nostri associati lavorano, vivono stabilmente a Napoli e contribuiscono alla vita economica della città, ma spesso incontrano difficoltà nel comprendere i propri diritti come consumatori o nel difendersi da situazioni scorrette. La collaborazione con Federconsumatori ci permette di offrire un supporto concreto alla nostra comunità e allo stesso tempo di rafforzare il dialogo con le istituzioni e con le realtà del territorio”.
La convenzione avrà una durata iniziale di due anni e potrà essere rinnovata attraverso un nuovo accordo tra le parti. Nel frattempo, le due associazioni lavoreranno alla costruzione di iniziative informative e progetti condivisi, con l’obiettivo di rafforzare una rete di tutela capace di coniugare diritti dei consumatori e inclusione sociale.
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