Soccorso rosa, contro la vittimizzazione secondaria delle vittime di violenza

Un progetto contro la vittimizzazione secondaria delle donne oggetto di violenza, da tutelare ulteriormente durante l’iter ordinario del processo in tribunale. Soccorso in Rosa, neonata rete multidisciplinare, si pone l’obiettivo di tutelare al meglio chi ha intrapreso un percorso di uscita dal tunnel della sofferenza dopo aver subito vessazioni e aggressioni. «È una rete di solidarietà tra esperte, psicologhe, avvocate essenzialmente, ma anche giuriste, e serve a spalleggiare le donne nelle loro traversie, nei tribunali ordinari» spiega Elvira Reale consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nel corso di un incontro pubblico sulle attività di Soccorso in Rosa, che si inserisce nelle iniziative di Marzo Donna 2026, in collaborazione con rete Sguardo femminista, Ram – Pensare più, Salute donna Aps, tenuto nella Sala della Loggia del Maschio Angioino. Soccorso in Rosa, aggiunge Reale, è rivolto «alle donne vittime di violenza, le donne madri, le donne con figli piccoli, che una volta denunciato devono affrontare il tema della condivisione, dell’affido con i padri violenti. Le donne vengono pauperizzate da anni e anni di ricorsi, controricorsi, primo grado, appello e cassazione per affermare i loro diritti. In questo non sono sufficienti i loro team di difesa, a parte che non sempre riescono a sostenerlo economicamente». Molte volte i centri antiviolenza, argomenta ancora la consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, «hanno bisogno di supporto di persone che al di fuori dell’iter specifico possono fare delle azioni simboliche, ma anche significative. Uno tra tutti, che riguarda noi psicologi, è quello di deferire i colleghi psicologi che utilizzano teorie controverse che mancano di prove per penalizzare le donne».

Di «progetto importantissimo» parla anche Francesca Schir, segretaria del Consiglio nazionale dell’ordine degli Psicologi. La definizione la motiva così: «Va a colmare la lacuna fra la norma e la prassi, fra il diritto scritto e la realtà che invece viene vissuta negli studi dei consulenti, nelle aule dove si decide sulla vita delle donne come rete multidisciplinare, come rete indipendente, come rete super partes, ovviamente non si sostituisce ai difensori e non interviene direttamente nei procedimenti». Non solo, la Schir sottolinea come Soccorso Rosa si rende protagonista di qualcosa «strategicamente molto importante: fornisce pareri psicologici e giuridici ai team di difesa. Come Consiglio nazionale noi riteniamo centrale sostenere questo progetto proprio perché è importantissimo per noi fornire una rete di consulenza e di competenze psicologiche al servizio della tutela delle donne e dei cittadini. Questo progetto va a prevenire quella vittimizzazione secondaria che spesso le donne devono subire proprio all’interno dei procedimenti giudiziari dove – conclude Schir – dovrebbero invece essere difese».

A partecipare al convegno nella Sala della Loggia, tra gli altri, Claudia Pecoraro, assessora Pari opportunità Regione Campania; Gabriella Ferrari Bravo, presidente Aps Psy-Com; Luisa Menniti, referente rete Sguardo Femminista; Antonella Bozzaotra, Pensare più – Percorsi Ram; Giovanna Cacciapuoti, avvocata, Coa, Commissione violenza di genere; Maria de Luzenberger, sostituta procuratrice presso il Tribunale per i minorenni di Napoli; Ester Ricciardelli, psicologa Asl Napoli 1 Centro mentre l’attore Fiorenzo Madonna ha letto alcuni brani significativi dedicati alla donna.

di Antonio Sabbatino

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“Le ragazze son tornate”, lo spettacolo che smonta il cliché della terza età

Accantonate il concetto polveroso di “terza età”. Cancellate l’immagine della nonna rassegnata davanti alla tv. Oggi il tempo non invecchia più, semmai “trasforma” e l’esperienza che diventa saggezza è una sorta di super potere. Lo racconta lo spettacolo “Le ragazze son tornate”, attesissima commedia scritta e diretta da Diego Ruiz e prodotta da Carpe Diem Produzioni, con Daniela Poggi, Debora Caprioglio, Fiordaliso, tre icone assolute dello spettacolo italiano che salgono sul palco per dimostrare che la libertà non ha data di scadenza e che l’avventura, quella vera, comincia quando decidi di infischiartene del giudizio degli altri. Con loro anche Giorgia Guerra e Nicola Paduano.

Dal 20 marzo la partenza di una tournée che toccherà numerose città italiane, partenza dal Teatro Dehon di Bologna, con uno spettacolo che si propone come un “manifesto della rinascita e dell’indipendenza”. Il tempo passa, è vero, ma ci si adegua. Se le rughe lasciano il segno di una saggezza tagliente, i sassolini nelle scarpe sono pronti al lancio per una sfida ironica e colma di risate. Un trio di donne pronte a sorprendere sul palco e coinvolgere non solo il pubblico in platea, ma anche quello del web con la prima campagna social che trasforma le spettatrici in brillanti co-protagoniste con un hashtag che è tutto un programma: #carpediemchisenonte con cui le tre attrici invitano le donne a postare commenti e foto delle conquiste raggiunte “fuori tempo massimo”, per dimostrare che non ci sono limiti ai propri sogni.

Le 3 storie più belle riceveranno posti in prima fila in una delle tappe dello spettacolo, che si prepara a dare vita ad una girandola di battute e gag. Tra dissapori storici e competizione mai sopita, le tre “ragazze” dovranno fare i conti con il ticchettio dell’orologio, ma sarà appunto proprio la saggezza l’arma segreta per far funzionare le cose. Riusciranno a mettere da parte i rancori e a vincere la sfida più grande: quella contro i pregiudizi di chi le vorrebbe già “fuori gioco”?

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Don Peppe Diana, la Diocesi di Aversa avvia l’iter canonico per il riconoscimento del martirio

Un passo storico per la Chiesa aversana e per l’intero territorio campano. Questa mattina, durante la solenne celebrazione eucaristica tenutasi presso la Parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe in occasione del 32° anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana, il Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, ha annunciato ufficialmente l’avvio del cammino che porterà all’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del sacerdote.

L’obiettivo dell’iter canonico è il riconoscimento del martirio in odium fidei. Come sottolineato durante l’annuncio, la figura di don Peppe Diana non deve essere relegata esclusivamente a quella di “eroe sociale”. Il suo impegno, la sua consapevolezza del pericolo e la sua ferma opposizione alla prevaricazione della camorra sono stati la diretta espressione della sua profonda vocazione sacerdotale. Don Diana è stato protagonista del riscatto del suo territorio proprio in virtù del suo essere ministro di Dio, compiendo un autentico atto di fede che lo ha portato fino al sacrificio supremo: una visione del martirio in piena sintonia con il magistero di Papa Francesco.

A differenza dei passati tentativi, che si erano limitati a raccogliere materiale attraverso una commissione storica, l’attuale inchiesta diocesana rappresenta un vero e proprio atto pubblico e ufficiale della Chiesa. L’avvio di questo cammino, infatti, si articola in alcuni passaggi precisi: lo scorso settembre, la Conferenza Episcopale Campana ha concesso il parere favorevole (Nulla Osta) sull’opportunità di avviare l’inchiesta sul martirio e sulla fama di martirio del sacerdote. In seguito, la Diocesi ha inoltrato formale richiesta al Dicastero delle Cause dei Santi.

Si resta ora in attesa del via libera definitivo da Roma prima della pubblicazione dell’Editto ufficiale. Verrà poi nominato un tribunale che – accompagnato dal Postulatore della causa, dott. Paolo Vilotta – procederà ad ascoltare le testimonianze viventi e ad acquisire le fonti documentali sulle virtù, la vita e il percorso di fede di don Peppe.

Attori della causa sono congiuntamente la Diocesi di Aversa e l’Associazione dei familiari e amici di don Peppe Diana. Questo percorso risponde a un’esigenza profonda dell’intera comunità, che da anni assiste a una continua crescita della “fama di santità” di don Peppe e che chiede a gran voce che questo iter giunga a compimento. Un legame speciale confermato anche dal Vescovo Spinillo, che proprio sulla tomba di don Diana volle recarsi all’inizio del suo mandato episcopale ad Aversa

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SALUTE: NASCE MANIFESTO TRA COLDIRETTI, FILIERA ITALIA E PEDIATRI PER GARANTIRE CIBO SANO NELLE MENSE SCOLASTICHE E NEGLI ASILI NIDO

Con 1,9 milioni di alunni che mangiano nelle mense scolastiche (di cui circa 900.000 negli asili), nasce il Manifesto per l’educazione alimentare negli asili e nelle scuole, promosso da Coldiretti, insieme a Filiera Italia e alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) per promuovere abitudini alimentari corrette e tutelare la salute dei bambini, in particolare nei primi mille giorni di vita, cruciali il loro sviluppo futuro.
In Italia il 26,7% dei bambini e dei ragazzi tra i 3 e i 17 anni, più di uno su quattro, è in sovrappeso, una condizione che riguarda più di un adolescente su tre in sette delle dieci regioni del Sud. In Campania la percentuale sale al 36,5% seguita da Calabria (35,8%), Basilicata (35%) e Sicilia (33,8%).
“Quando parliamo di corretta alimentazione dei bambini, la ristorazione scolastica rappresenta uno strumento fondamentale all’interno dei servizi educativi per l’infanzia- spiega Coldiretti Campania- Promuovere una cultura alimentare ispirata alla Dieta Mediterranea e valorizzare i prodotti del nostro territorio significa aiutare i più piccoli a sviluppare fin da subito abitudini sane. Per questo è importante privilegiare alimenti freschi, di qualità e possibilmente locali, limitando il consumo di merendine e snack eccessivamente ricchi di zuccheri”.
Le abitudini alimentari che si formano tra 0 e 3 anni possono influenzare in modo determinante la prevenzione di molte patologie e il Manifesto è un Impegno concreto in cinque punti per restituire alle nuove generazioni il diritto al cibo buono, naturale, giusto, sicuro e garantito. Il primo è una strategia nazionale contro l’obesità infantile con piano condiviso tra Ministeri, Regioni e scuole, supportato da Coldiretti e Fimp per filiere sane dai primi 1000 giorni di vita. Serve poi un patto educativo tra scuola, famiglie, pediatri e agricoltori per modelli alimentari sostenibili.
Cibo a km zero nelle mense scolastiche e nidi, valorizzando filiere italiane contro la logica del risparmio. Contrasto allo junk food dentro ai distributori nelle scuole ed edifici pubblici, che va sostituito da prodotti freschi locali attraverso una nuova normativa. Programmi di educazione alimentare nei curricula dagli asili, con mense come luoghi di apprendimento anche per le famiglie.
“Produrre cibo sano e sostenibile per tutelare la salute dei cittadini consumatori, a partire dalle fasce più giovani della popolazione, è inciso da sempre nel Dna degli agricoltori della Coldiretti, tanto che più di venticinque anni abbiamo sottoscritto un vero e proprio Patto col consumatore fondato sulla volontà di promuovere uno stile di impresa in armonia con la natura e con le leggi che la governano e difendere l’Italia dalle minacce alla sicurezza ambientale e alimentare – ha sottolineato il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo – E’ da qui che muovono tutte le nostre battaglie, dalla trasparenza in etichetta all’affermazione del principio di reciprocità, fermando le importazioni di prodotti che non rispettano le nostre stesse regole. Non dimentichiamoci che continuiamo a importare grano al glifosato, una sostanza cancerogena che finisce nella nostra pasta e persino nel latte materno, e che le multinazionali hanno cercato per anni di far passare falsamente per innocua”.
Un indirizzo che va incontro in primis alle richieste delle famiglie. Secondo l’ultimo Rapporto Censis/Coldiretti, l’86% degli italiani ritiene che nelle mense collettive occorrerebbe utilizzare principalmente prodotti locali freschi e di stagione e una percentuale analoga (l’83%) condivide la scelta di vietare nelle mense scolastiche addirittura per legge i cibi cosiddetti ultra-formulati, sull’esempio di quanto fatto in California. La qualità del cibo nei menu scolastici viene peraltro promossa a pieni voti solo da un genitore su 3 (34%) tra coloro che esprimono un’opinione, mentre per il 46% raggiunge la sufficienza. Ma il restante 20% la boccia.
L’iniziativa è stata presentata nel corso di un incontro a Roma, alla presenza di Vincenzo Gesmundo, segretario generale Coldiretti, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Ruggiero Francavilla, Professore Ordinario Università di Bari, Luigi Cimmino Caserta, delegato Filiera Italia e Responsabile affari istituzionali NewPrinces-Plasmon, Luigi Scordamaglia, amministratore delegato Filiera Italia, Luigi Nigri, vicepresidente Fimp, Antonio D’Avino, presidente Fimp, più il direttivo nazionale Fimp.

“Vogliamo costruire un futuro più sano per i nostri figli, partendo dall’educazione al cibo – dichiara Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – Un’alimentazione consapevole è la prima forma di prevenzione e rispetto per la salute, l’ambiente e l’economia agricola del Paese. Per questo, con il protocollo di intesa siglato oggi con Filiera Italia e FIMP, puntiamo a una ristorazione scolastica di qualità negli asili nido e nelle scuole, con cibo a km zero, stop al junk food e programmi educativi fin dai primi anni di vita. È un impegno concreto per combattere l’obesità infantile e garantire alle nuove generazioni il diritto a un cibo buono, naturale, giusto, sicuro e garantito”.

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La Tarantina compie 90 anni: Napoli la omaggia con una grande festa L’INTERVISTA

 

«Mi sono sempre definita “femmenella”, perché questa parola ha un suono dolce. La vita mi ha tolto tanto ma altrettanto mi ha dato. La cura ai pregiudizi è l’amore»

 

Una vita vissuta sempre al limite, tra alti e bassi, grandi ferite e altrettanto grandi rinascite, sempre sul punto di cadere per poi rialzarsi. Quella della Tarantina, all’anagrafe Carmelo Cosma, classe 1936, “l’ultimo femmeniello rimasto in vita”, come lei stessa si definisce, è una storia incredibile, fatta di ombre ma anche di tante luci, iconica al punto tale da ispirare libri, documentari, articoli e spettacoli teatrali. Il suo volto inconfondibile è anche ritratto in un murale realizzato proprio lì dove la Tarantina ha trovato la sua casa e vive ancora oggi: ai Quartieri Spagnoli.

 

Per il suo 90esimo compleanno, l’Associazione Transessuale Napoli con ArcigayAntinooo Napoli la  celebra con una grande festa, in programma domenica 22 marzo (dalle 19, al Bar Feeeld in Vico San Geronimo 17-20). «Abbiamo ritenuto doveroso omaggiare l’ultimo femminiello di Napoli – spiegano Ileana Capurro e Loredana Rossi, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’ATN – La Tarantina ha speso la sua vita a rivendicare diritti e dignità in un’epoca storica in cui non esisteva neanche il nome per definire le persone transgender. Il continuo intrecciarsi in lei di dimensione pubblica e privata merita il riconoscimento e il ringraziamento delle nuove generazioni, che oggi possono godere di maggiori libertà anche grazie alle sue lotte».



 

Nata come Carmelo ad Avetrana, piccolo paesino in provincia di Taranto, quella che sarà poi nota come la Tarantina, ancora bambina, subisce abusi sessuali, discriminazioni e maltrattamenti, fino ad essere cacciata via di casa. Da lì, comincia a vivere di espedienti e a girare di città in città. Poco più che ragazzina, subito dopo la guerra, arriva a Napoli, città che ben presto diventerà casa sua, dove viene costretta a prostituirsi. Trascorre alcuni anni, forse i più belli della sua vita, a Roma, dove conosce la Dolce vita, frequentando personaggi come Fellini e Pasolini. Oggi la Tarantina abita in un basso ai Quartieri, dove, racconta, non le manca nulla, perché lei, come ha sempre fatto nella sua vita, vive alla giornata, senza pensare al domani ma con una forza inarrestabile di andare avanti.

 

Lei ha 90 anni, ne ha vissute e viste tante, che bilancio trae della sua vita fino ad oggi?

Sono grata alla vita, perché, malgrado tutto il male che ho subito, posso dire d aver vissuto appieno, senza neanche rendermene conto. Il tempo passa, alcune volte sono malinconica ma anche consapevole che ho avuto del bene. Oggi arrivo ai 90 e mi sento già fortunata, perché la gente mi vuole bene ma soprattutto perché non ho bisogno di aiuto, sono autosufficiente, vivo di poco ma non ho bisogno di altro, ho ciò che conta. Continuo a vivere alla giornata, senza pensare al futuro e senza amareggiarmi troppo.

 

Quale è stata la cosa più brutta che ha vissuto e quale la più bella?

Sono cresciuta e ho convissuto con la guerra, questa cosa non è da sottovalutare, mio padre è stato prigioniero, certamente questa è una delle cose più dolorose che si possano vivere. Poi, ho conosciuto la violenza, sia quella fisica che quella psicologica. A 8 anni, sono stata abusata e poi sono stata discriminata dal mio paese, Avetrana, che non dava tanta luce: quel periodo ha significato per me angoscia e pregiudizi, avendo subito lì tanta cattiveria. Ma ho saputo combattere contro tutto e tutti, andare avanti e rinascere. Un periodo in cui sono stata molto bene è stato quello romano, a quel tempo vivevo come in un sogno. Infine, Napoli, che oggi è la mia casa, mi da’ calore e la gente è bella.

 

Da quando vive a Napoli  si definisce “femminiello”, senza darsi etichette precise. Come mai?

Quando sono arrivata a Napoli, ancora segnata dai bombardamenti della guerra, una persona per strada mi vide e mi chiamò “femmenell”. Mi sembrò una parola senza pregiudizi, con un suono dolce, non come quelle offese che a volte mi rivolgevano al paese mio. Da allora mi definisco così perché non ci sento il disprezzo. Credo di essere oggi l’ultimo della “specie”.

 

Dieci libri su di lei, alcuni tradotti in tutto il mondo, articoli e anche un murale con la sua immagine. Che effetto le fa avere tutta questa popolarità?

Non mi serve visibilità, io mi sono creata da sola la mia vita, il coraggio per andare avanti l’ho trovato in me, non me l’hanno dato gli altri. Certamente sono felice di tutto questo, del fatto che mi conoscano tutti, soprattutto perché questo mi permette di dare un messaggio di forza e speranza alle nuove generazioni.

 

Cosa vuole dire a chi non ha il coraggio di uscire allo scoperto e manifestarsi per quello che è?

Io mi chiedo: a cosa servono i pregiudizi? Con il passare del tempo ti rendi conto che la vita è un flash, arriva e se ne va, la gente continua a fare del male, odiare, discriminare, invece l’unica cura è amare, prendersi cura anzitutto di se stessi e poi degli altri. Ma come è possibile che ancora non sia chiaro questo? Rispettare le persone è la prima cosa, anche fare una semplice carezza a volte può fare la differenza.

 

Cosa si aspetta ancora dalla vita?

Benvenute le sorprese, ma io sto bene come sto, sono tranquilla. Avrei bisogno di tante cose ma alla fine anche se non vivo di splendore, prendo la vita così come è, con umiltà e profonda gratitudine per essere ancora qua. In fondo, sono sempre stata convinta che non sono gli anni che passano ad invecchiare, ma quello che hai dentro, e io ho fatto sempre tanto per la gente. Alla fine mi sento giovane perché la mia anima lo è e lo sarà fino alla morte.

 

di Maria Nocerino

 

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