07 Nov, 2025 | Comunicare il sociale
Romania, Repubblica Ceca, Polonia, la regione belga delle Fiandre, Austria e Germania. Sono questi i Paesi di provenienza degli artisti stranieri che animeranno la decima edizione di “Quartieri di Vita. Life infected with social theatre!”, il Festival di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio, finanziato dalla Regione Campania e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, in collaborazione con i cluster EUNIC di Roma e Napoli.
Il progetto, che crea una virtuosa sinergia tra gruppi teatrali campani che lavorano da anni nei territori del disagio e alcuni registi internazionali che operano, allo stesso modo, nelle arti performative orientate al terzo settore, prenderà il via il 18 novembre con l’inizio dei workshop di formazione teatrale e si concluderà dal 28 al 30 novembre con le restituzioni sceniche.
Un’esperienza unica nel suo genere, capace di coniugare il teatro e la sua funzione civile con le fragilità di donne vittime di violenza, adolescenti in povertà educativa, giovani a rischio, persone con problemi di dipendenza, minori non accompagnati, madri e bambini stranieri in prima accoglienza.
Uno dei luoghi simbolo di questa edizione è sicuramente quello che ospita la Casa Famiglia della Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo in piazza Ottocalli a Napoli. Nella chiesa del popolare quartiere di San Carlo all’Arena, dove ricevette il sacramento del battesimo Enrico Caruso, Adriana Follieri della storica associazione Manovalanza e lo scrittore e drammaturgo austro-tedesco Mazlum Nergiz, reduce da progetti con giovani artisti al Maxim Gorki Theater di Berlino e allo Schauspiel di Hannover, daranno vita ad un laboratorio comune con giovani madri della comunità locale. La performance pubblica è invece in programma il 29 novembre alle 10.45 nel teatro parrocchiale, dove a partire dalle ore 18 del giorno 30 si terrà anche un meeting finale con tutti i protagonisti della rassegna, a bilancio e condivisione delle esperienze.
Coinvolgerà gli abitanti di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli, e quelli del comune vesuviano di Cercola il progetto affidato alla cura congiunta di Giulia Amodio dell’associazione N:EA – Napoli Europe Africa e del regista e drammaturgo ceco Jan Horák. Restituzione scenica nello Spazio Metamorfosi di via Argine a Ponticelli alle 19.30 del 29 novembre.
A Salerno, invece, Gina Ferri di TraversArte APS / La Tenda lavorerà in collaborazione con Frederico Araujo, attore e regista brasiliano residente nella
regione belga delle Fiandre. Destinatari del laboratorio saranno uomini con disturbi da dipendenza e minori stranieri non accompagnati. Tutti impegnati nell’appuntamento finale del 28 novembre alle ore 17 nello spazio del Piccolo Teatro del Giullare.
Continua, inoltre, tra Grazzanise e Mondragone, in provincia di Caserta, la fruttuosa collaborazione tra Antonio Nardelli di Teens’Park e l’artista polacco Christian Costa. Un sodalizio che coinvolge da anni in performance pubbliche essenziali e di grande significato sociale adolescenti e gruppi multietnici residenti nel basso Volturno e nelle zone limitrofe. Evento conclusivo, a compimento del workshop, il 29 novembre alle 16.30 nella palestra dell’istituto Giuseppe Garibaldi a Castel Volturno (Ce).
È destinato ai giovani, in particolare a ragazzi tra i 15 e i 18 anni, anche il progetto che vede impegnate ad Avellino Rossella Massari e Roberta Prisco di Vernice Fresca con l’artista interdisciplinare rumena Alina Pietrãreanu. La restituzione scenica del lavoro di laboratorio è in programma il 28 novembre alle 20 nel Libero Spazio d’Arte del capoluogo irpino.
Ha una sua completa autonomia, infine, il percorso formativo che Antonino Intorcia del teatro Solot di Benevento realizza con un gruppo di adolescenti provenienti da contesti sociali eterogenei e spesso fragili. Insieme a loro nasce “Brav* Ragazz* 2.0”, in scena il 30 novembre alle 12 al Mulino Pacifico, che parte da una storia di cyberbullismo e approda alle domande giuste per creare consapevolezza e riscatto.
La decima edizione di “Quartieri di Vita. Life infected with social theatre!” è realizzata in partenariato e in collaborazione con Czech Centre di Roma, Istituto Polacco di Roma, Rappresentanza Generale della Comunità Fiamminga e della Regione delle Fiandre, Accademia di Romania a Roma, Istituto Culturale Romeno, Forum Austriaco di Cultura di Roma, Goethe-Institut Neapel.
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07 Nov, 2025 | Comunicare il sociale
Nei giorni otto e nove novembre la Diocesi e l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana organizzano ad Acerra due giorni di riflessione e preghiera sulla valorizzazione e la giusta distribuzione dei doni della terra, sul rispetto dell’ambiente e il sostegno ai lavoratori delle campagne.
La Giornata del Ringraziamento della CEI – coordinata dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro in collaborazione con le Associazioni di ispirazione cristiana del mondo rurale: ACLI Terra, Coldiretti, Fai CISL, Feder. Agri-MCL, Terra Viva – promuove la seconda domenica novembre di ogni anno in una diversa Chiesa del territorio nazionale questa «occasione opportuna di riflessione ed evangelizzazione».
Il vescovo di Acerra ha «desiderato» nella sua diocesi l’appuntamento convinto che «il lavoro della terra è il primo antidoto al deturpamento del nostro territorio», il cui riscatto «non può prescindere dalla difesa delle campagne e dal rilancio dell’economia agricola» dichiara il presule.
La due giorni si aprirà sabato 8 novembre alle 10 nel Teatro Italia in via Francesco Castaldi con l’introduzione di don Bruno Bignami, direttore Ufficio Nazionale PSL- CEI, sul tema “Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità”, scelto dai vescovi per la Giornata in questo Anno Santo 2025.
La professoressa Filomena Sacco, docente di Teologia Morale a Napoli, parlerà su “Giubileo della Terra nella Bibbia”, e il generale Giuseppe Vadalà, commissario Unico per la Bonifica della Terra dei Fuochi, interverrà su “Speranza e rigenerazione nelle Terre dei Fuochi”.
Le “buone pratiche” introdurranno la Tavola Rotonda – moderata da Antonio Maria Mira – dei referenti delle Associazioni ACLI Terra, Coldiretti, Fai CISL, Feder. Agri-MCL, Terra Viva.
Il pranzo alle 13.30 nel Seminario in Piazza Duomo, e la visita alla Locanda del Gigante in via Calabricito, precederanno la preghiera del Vespro alle 18 nella Chiesa di Maria del Suffragio in Piazza Castello, dove sabato e domenica ci sarà un Villaggio Agricolo con stands espositivi di prodotti locali e degustazioni tipiche. L’animazione di Dj Animation con la partecipazione dei Suoni Barricati e del sassofonista Mario Moro arricchiranno il pomeriggio di festa, in cui si potranno visitare il Museo della Civiltà Contadina e gli altri musei nel Castello dei Conti.
Domenica 9 novembre alle 11 nella Cattedrale in Piazza Duomo la Messa presieduta dal vescovo Antonio Di Donna, in diretta su Rai 1, e la successiva benedizione dei mezzi agricoli in Piazzale Renella chiuderanno la due giorni di preghiera e riflessione, una vera e propria Festa della Terra.
La Giornata nasce nel 1951 per iniziativa della Coldiretti, quando i contadini intuiscono «durante il secondo dopoguerra» che «nell’agricoltura c’è il valore aggiunto della provvidenza di Dio» e «non resta che ringraziare il Signore» ha affermato don Bignami presentando l’appuntamento.
Nel 1973 i vescovi italiani con il documento La Chiesa e il mondo rurale italiano assumono l’iniziativa per stimolare la riflessione nelle Chiese su evangelizzazione e mondo agricolo.
Nel 2005 la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace aggiorna il documento del 1973 con la nota Frutto della terra e lavoro dell’uomo. Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia. Ogni anno il Papa ricorda la Giornata all’Angelus domenicale.
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07 Nov, 2025 | Comunicare il sociale
Non solo trekking e camminate, ma una vera e propria scelta di condivisione. Badizo Trekking è molto più di un’organizzazione di volontariato che si occupa di escursionismo: è un progetto di vita condivisa, nato nel cuore della Campania tra Napoli e Pozzuoli, dove il camminare diventa strumento di incontro, inclusione e rispetto per l’ambiente. Fondata nel gennaio 2021, questa realtà no profit propone un “ritorno all’essenziale” attraverso l’escursionismo, promuovendo uno stile di vita autentico e solidale, che guarda al mondo con gli occhi di un pellegrino: aperto, curioso, accogliente. «Oggi noi parliamo ancora di escursioni accessibili. – spiega – Antonio Di Martino presidente dell’associazione Badizo Trekking – Il nostro obiettivo è quello di togliere il termine ‘accessibile’ vicino alla parola escursione. Cioè vogliamo normalizzare quello che oggi sembra straordinario». L’escursionismo è il cuore pulsante delle attività di Badizo Trekking, che ogni settimana accompagna i partecipanti alla scoperta di angoli preziosi del patrimonio naturalistico, storico e paesaggistico, sia in Campania che oltre i confini regionali e nazionali. Dal 2021 a oggi, l’associazione ha messo in cammino centinaia di appassionati con oltre 110 eventi tra escursioni giornaliere, weekend immersivi, giornate di formazione e attività di manutenzione sentieristica. Uno dei progetti che sta portando avanti Badizo è quello di rendere la montagna accessibile a chiunque, senza barriere.



Quindi un progetto di escursionismo accessibile promosso in collaborazione con l’associazione Ulyxes trekking di Sorrento. Nato nel 2022, il progetto prevede il censimento a livello nazionale di sentieri percorribili da persone con disabilità motoria, la mappatura di dispositivi come la Joelette o la K-Bike. «Questo progetto lo portiamo avanti con la presenza di accompagnatori che sono formati per questa tipologia di attività.
Questo, tra l’altro è un progetto non finanziato. – spiega ancora Antonio Di Martino – Anzi le uniche cose che siamo riusciti a fare tramite una raccolta fondi è stato proprio l’acquisto di alcuni dispositivi grazie a qualche comune e qualche benefattore. Sono strumenti che costano tra i 3000 e i 5500 euro, ma siamo riusciti a comprarne abbastanza qui in Campania. Però per il resto è un progetto che non ha fine in realtà perché poi possono sempre essere registrati dei nuovi percorsi, possono essere sempre registrati nuovi dispositivi così come nuovi accompagnatori. Il profilo di utilità è che una persona che ad esempio viene dal Veneto, viene in Campania a fare un soggiorno, vorrebbe fare un’escursione, ma non può perché chiaramente ha delle problematiche legate alla sua condizione di salute allora trova sul portale Fiemaps un percorso, un dispositivo e l’associazione cui rivolgersi per farlo. Questa l’utilità pratica che si vuole dare al progetto». Badizo Trekking, sin dalla sua nascita, è affiliata alla storica compagine della Federazione Italiana Escursionismo (FIG), nata nel 1927 e riconosciuta nel 1946 su tutto il territorio nazionale come ente morale.
di Adriano Affinito
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06 Nov, 2025 | Comunicare il sociale
Regolamentare il coinvolgimento dei minori nell’attività social dei genitori family influencer. Terre des Hommes lancia un appello per tutelare bambine e bambini che si trovano, molto spesso, inconsapevoli protagonisti dell’attività commerciale social dei propri genitori.
La presenza di minorenni all’interno dei contenuti social di influencer e creator, anche a fini pubblicitari, è oggi sempre più pervasiva. Diventa necessario interrogarsi sulle conseguenze che questa esposizione può avere sui più piccoli e sul grado di consapevolezza e consenso che bambini e bambine possono esercitare.
La riflessione nasce dalla ricerca “Protagonisti consapevoli? La tutela dei minorenni nell’era dei family influencer”, svolta da Terre des Hommes Italia insieme a Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) e ALMED (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il supporto dell’avvocata Marisa Marraffino, esperta di diritto dei media digitali e la partnership tecnica di Not Just Analytics.
Dalla ricerca quali-quantitativa, che analizza 20 profili di family influencer e 1334 contenuti social per capire come sono mostrati figlie e figlie, emerge che i/le minori appaiono in 1 contenuto organico su 2 e in 1 sponsorizzato su 4. In un terzo circa dei contenuti pubblicitari, i bambini e le bambine risultano essere parte attiva dell’advertising: ad esempio scartano il prodotto, lo presentano, lanciano la promozione.
Nella maggior parte dei contenuti in cui appaiono minori, inoltre, non sono adottate forme di tutela della privacy per i più piccoli, ad esempio riprese di spalle, immagini pixellate o l’aggiunta di emoticon sul viso. Nei contenuti organici tali forme di tutela appaiono nel 7% dei contenuti; la percentuale si abbassa al 2% se si considerano i contenuti pubblicitari. Nel 29% dei contenuti si riscontrano situazioni potenzialmente problematiche rispetto alla privacy: nel 21% dei casi sono mostrati momenti intimi come il bagnetto, il cambio del pannolino, la nanna; nel 6% dei contenuti il minore è coinvolto in trend o challenge; nel’1% dei casi il minore è colto in un momento critico (rabbia, tristezza, difficoltà).
Solo nello 0,65% dei contenuti il minore si oppone esplicitamente alla ripresa, ma nel 63% bambini e bambine si vedono sullo sfondo delle scene dei genitori, senza quindi probabilmente la piena consapevolezza di essere ripresi a loro volta. Il tema del consenso si pone, però, anche nel restante 36% di contenuti, in cui i bambini, sia per una questione di età, sia per l’esplicitazione del contesto, si rendono conto di essere registrati. Per i bambini è infatti impossibile sapere quali conseguenze porterà questa loro esposizione. Figli e figlie possono, inoltre, sentirsi in dovere di partecipare all’attività del genitore influencer, per non ‘fare un torto, perdere la sua fiducia’.
Va, infine, sottolineato che i bambini più esposti risultano essere quelli con un’età compresa tra gli 0 e i 5 anni (sono quasi l’80%): un’età in cui non sono ancora in grado di esprimere il loro consenso e di comprendere l’uso che viene fatto della loro immagine.
REGOLARE IL LAVORO MINORILE NEI SOCIAL MEDIA: LE PROPOSTE DI TERRE DES HOMMES. In linea con il Disegno di Legge attualmente all’esame del Senato
[1], Terre des Hommes sottolinea l’importanza di
equiparare il coinvolgimento dei minori nelle attività pubblicitarie e commerciali social dei genitori, alle altre forme di lavoro minorile ammesse dalla legislazione italiana. In questo modo anche bambini protagonisti di advertising online risulterebbero tutelati in relazione al tipo di impegno cui sono chiamati e alle conseguenze psicofisiche ed emotive cui possono essere esposti.
Per garantire la tutela del minorenne e prevenire i rischi per la sua salute psico fisica, il contenuto dell’advertising dovrebbe essere previamente valutato e approvato dalla Direzione Provinciale del Lavoro, considerando il monte ore di lavoro, il ruolo rivestito dal minore e la tipologia di prodotto pubblicizzato. Terre des Hommes chiede, inoltre, che venga istituito un registro in cui ogni influencer indichi gli advertising in cui ha coinvolto il minore e che la Direzione Provinciale del Lavoro possa avvalersi anche della collaborazione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria per il rilascio dei pareri tecnici.
Tali tutele andrebbero estese anche laddove bambini e bambine non siano protagonisti, ma semplicemente presenti nei contenuti sponsorizzati, e indipendentemente dal valore del contratto dell’influencer.
I RISCHI DELL’ESPOSIZIONE DI MINORENNI ONLINE. «Quando un genitore trasforma il proprio figlio in parte di un’attività commerciale, assume di fatto un doppio ruolo: quello di datore di lavoro e di genitore, con il rischio di compromettere la relazione di fiducia e sicurezza su cui si fonda l’infanzia. Per un bambino, soprattutto nei primi anni di vita, la perdita di spazi protetti e la messa in scena di momenti intimi possono minare il senso di protezione e la capacità di distinguere la realtà dalla finzione. Senza contare che la presenza online li espone a potenziali rischi di adescamento e pedopornografia, rendendo facilmente reperibili elementi utili a identificare la loro dimora e le loro abitudini. È per questo che chiediamo una regolamentazione capace di tutelare il diritto dei più piccoli a crescere in un ambiente sicuro, autentico e libero da pressioni esterne.» – afferma Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e programmi Italia Terre des Hommes.
«I social media hanno creato opportunità lavorative prima inedite che consentono di trovare nuovi equilibri fra lavoro e vita privata, come è avvenuto nel caso dei family influencer e – più in generale – di influencer e creator. Questo però rischia di comportare, come emerso nei dati di ricerca, una sovraesposizione dell’infanzia e dell’adolescenza, di non definire in modo ottimale i confini fra vita personale e professionale o di non tutelare adeguatamente i diritti. È per questo necessario regolamentare e fare formazione così come continuare ad analizzare questi fenomeni. La creazione di sinergie fra soggetti diversi, come è accaduto in questa occasione, consente di analizzare il contesto da più punti di vista e di tradurre i dati di ricerca in proposte concrete» – dichiara Elisabetta Locatelli, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
«Il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale IAP abbraccia tutte le varie aree comunicazione commerciale, dedicando particolare attenzione alla tutela dei minori e ai diritti della persona. L’art.11 del Codice prevede che una cura particolare debba essere posta nei confronti dei messaggi che si rivolgono ai minori o che possano essere da loro ricevuti, assicurandosi che essi non contengano nulla che possa danneggiarli psichicamente, moralmente o fisicamente. Su questo fronte, lo IAP ha anche siglato un Protocollo di Intesa con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza per una maggiore tutela dei minori.
La tutela dei diritti della persona è invece presidiata dall’ art. 10 secondo cui la comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose, deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere.» – Vincenzo Guggino. Segretario Generale IAP.
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06 Nov, 2025 | Comunicare il sociale
Le condizioni climatiche estreme, in particolare siccità e inondazioni, nell’ultimo anno hanno spinto oltre 96 milioni di persone in 18 Paesi verso l’insicurezza alimentare acuta. Un dato più che triplicato rispetto ai 28,7 milioni del 2018 (+234%) e in forte aumento anche rispetto ai 71,9 milioni del 2023 (+ 33%), che segna un aggravamento senza precedenti della crisi climatica e alimentare globale.
La denuncia arriva da CESVI, che, in vista della COP30 di Belém, richiama gli allarmanti dati emersi dall’Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index – GHI). «I dati del GHI 2025 mostrano con chiarezza come gli eventi climatici estremi stiano amplificando in modo drammatico l’insicurezza alimentare, colpendo milioni di persone già vulnerabili», spiega il direttore generale di CESVI Stefano Piziali. «È indispensabile – aggiunge – implementare immediatamente politiche di resilienza climatica efficaci, sostenere investimenti nei sistemi alimentari sostenibili e garantire finanziamenti adeguati per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici».
Gli eventi climatici estremi rappresentano la seconda principale causa scatenante della malnutrizione dopo le guerre, come sta accadendo nella Striscia di Gaza, dove due anni di conflitto hanno causato danni ambientali senza precedenti. In questo scenario, il Corno d’Africa e il Pakistan rappresentano due dei casi più emblematici: territori duramente colpiti da eventi climatici estremi, dove siccità prolungate e alluvioni devastanti stanno alimentando una spirale di malnutrizione e vulnerabilità sociale che minaccia milioni di vite.
Il Corno d’Africa continua a essere teatro di una delle crisi alimentari più gravi degli ultimi decenni. La regione ha registrato cinque stagioni consecutive di mancate piogge, la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, con effetti devastanti in Etiopia, Kenya e Somalia. Nel 2024, quasi 50 milioni di persone nell’area hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta.
Il Pakistan, che, secondo l’Indice Globale della Fame 2025 ha un livello di fame grave, è uno dei Paesi più colpiti al mondo dagli effetti della crisi climatica. Quest’anno il Pakistan ha vissuto una violentissima stagione monsonica, con oltre 6,9 milioni di persone colpite. Oggi il 40% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica e oltre 11,8 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta.
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